Eleaml - Nuovi Eleatici

Per il rilancio dei porti meridionali

di Angelo D’Ambra

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12 Febbraio 2014


Il porto di Trieste, direttamente collegato alla raffineria tedesca di Karlsruhe, si consolida come primo porto petrolifero del Mediterraneo mentre i porti del Sud Italia sono travolti dalla crisi - in primis quello di Taranto che nel 2013 ha fatto registrare una flessione del traffico delle merci del 18,5% scendendo a 28,5 milioni di tonnellate rispetto a 34,9 milioni di tonnellate nell'anno precedente. 

Nostro vicino, il porto greco del Pireo vive una parabola diametralmente opposta e sbaraglia ogni statistica: superato il porto turco di Ambarli, il Pireo � diventato il terzo pi� grande del Mediterraneo in termini di traffico container e sorpasser� nel 2014 anche quelli spagnoli di Algeciras e Valencia; � il porto in pi� rapida crescita al mondo, premiato per la vicinanza a Suez, punto di ingresso dei prodotti asiatici diretti in Europa; batte anche i grandi scali di Rotterdam, Amburgo e Anversa. 

Il Pireo � l’unica area della Grecia che resiste alla crisi e tutto questo grazie al volume dei traffici del gigante cinese Cosco, societ� sotto il controllo diretto del governo di Pechino, che ha acquistato una parte considerevole della darsena. In Italia non ci aspettavamo lungimiranza da una classe politica sciatta e a trazione settentrionale e continentale, ma con le giuste mosse al posto del Pireo potevano esserci Taranto o Gioia Tauro. 

I nostri porti dovevano riuscire ad attrarre l’investimento cinese, e tutt’oggi potrebbero divenire delle zona economiche speciali (Zes) sul modello della Shanghai Free Trade Zone dove � possibile operare al di fuori delle regole doganali in vigore nel paese con una legislazione pi� conveniente per gli investimenti stranieri. 

I tempi cambiano, la nuova sfida per il controllo delle rotte di interscambio del commercio mondiale si sposta sulla capacit� dei porti di polarizzare e attrarre sviluppo. Da questa sfida per� l’Italia resta fuori. 

Poco conta che il Mediterraneo torna ad essere baricentro degli scambi economici; l’interesse del capitale tosco-padano, con cui lo Stato si identifica, � la stretta integrazione nel centro mitteleuropeo, non la diretta interlocuzione con le potenze emergenti. 

Questa sfida � per� forse l’unica che il Sud ha tutte le carte in regola per vincere, l’unica mossa che potrebbe pesare sull’economia reale del Meridione ridonando un senso politico alla sua posizione geografica e una nuova vita alle inaridite citt� costiere, alla Fiera del Levante di Bari, a quella di Galatina. Il futuro passa per il Mediterraneo, prendiamone consapevolezza.


























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