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L'assedio di Gaeta in lingua napoletana

Nota dell'Editore Vincenzo D'Amico

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"Dopo un secolo e mezzo cadranno nel vuoto i tentativi di resuscitare lo spirito nazionale, sia nel campo letterario con lo scarno realismo di Ferdinando Russo, sia con il radicalismo nazionalista, dei collaboratori de 'O Spassatiempo o con l'Accademia dei Filopatridi."

Leggendo Tejada, da cui è tratta la citazione sopra riportata, ho sentito il bisogno di approfondire gli autori e soprattutto i giornali che furono redatti in lingua napoletana subito dopo il crollo del Regno delle Due Sicilie. Il primo giornale a essere pubblicato fu "Lo Cuorpo de Napole e lo Sebbeto", uscito nel luglio del 1860, in napoletano per essere capito anche dai popolani della grande capitale. Il foglio fu pubblicato sino al 1868. Garibaldino, inizialmente favorevole anche a casa Savoia, ma ben presto denunciò con vigore le "cose storte" del nuovo governo in un'apposita rubrica.

Il principale giornale filoborbonico, fu "Lo/u Trovatore" attivo dal 1866 al 1877, anche se a partire dal 1871, solo la "chiacchierata" rimase in lingua napoletana. Subì numerosi sequestri, tanto che il suo direttore e animatore "Don Saverio" usava appunto uno pseudonimo e nemmeno Pietro Martorana, Notizie biografiche e bibliografiche degli scrittori del dialetto Napoletano, ne svela l'identità. Lo Trovatore pubblicò diversi romanzi in napoletano in appendice, ma offrì ai suoi numerosi lettori anche la traduzione ad opera di don Saverio del Giornale dell'assedio di Gaeta di Charles Garnier.

Nonostante il giudizio di Tejada non lasci alcuna speranza, ho ritenuto giusto raccogliere e pubblicare in un libro non solo la traduzione di Garnier realizzata da don Saverio, ma anche la cronaca dell'assedio, spesso e volentieri distorta, de Lo Cuorpo de Napole e lo Sebbeto, il tutto completato ed arricchito da documenti provenienti dalla Biblioteca Nazionale di Napoli, dall'Archivio di G. Catenacci, dall'introduzione di Giuseppe Catenacci e Francesco M. Di Giovine e da un glossario essenziale a cura di Alberto Sammartino. La grafica è stata curata da Pierpaolo Irpino.

Credo che sia un ottimo modo per recuperare non solo la nostra storia, ma anche e soprattutto la nostra lingua. In Catalogna esiste da tempo il bilinguismo. La lingua napoletana non è meno importante della catalana, mi auguro che questo libro possa contribuire a ridestare l'interesse per la lingua di Basile e Cortese. Ma se dovesse andare male, poiché come scrisse Tejada "i napoletani si sono lasciati andare nella pazzia di un suicidio collettivo", faremo nostre le parole del filosofo castigliano: "per il resto, le imprese non si misurano col successo. Dio non abbandonerà i suoi. E nel peggiore dei casi, se ci nega di vedere il trionfo col metro del successo, pur sempre ci dona quella pace della coscienza del dovere compiuto, che si sintetizza nel motto per cui caddero i nostri predecessori: Senza cedere."


L'assedio di Gaeta in lingua napoletana

'Ncoppa a le ffosse de tante bbrave che ànno sofferto co rassignazione senz'esempio, e che sò muorte co ggrossa sempricità 'ncoppa a le rruine de na cità che s'è difesa ciente juorne co risorze accussì debbole, co mmezze accussì sproporzionate, io, straniero, semprece testimmonio, ma non testemmonio 'nzenzibbele, affermo che l'assedio de Gaeta sarrà una de le cchiù belle pagene de la storia de lo tiempo attuvale. La grolia sarrà non pe li vinciture, ma pe li vinte, e non nce stà ommo de core che ricusa d'acalà la capo co rrispetto^da nante a la guarnigione comme da nante a le Mmaistà Lloro.

Charles Garnier - traduzione di Don Saverio (Lu Trovatore 1867)

Sito dell'Editore - http://www.damicoeditore.it/


L'Assedio di Gaeta 1860-61 in lingua napoletana
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