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Ci scrive, tra l'altro, l'avvocato Antonio Orlando:

"L'avv. Raffaele Terranova, cattolico, antifascista, che è stato sindaco di Cittanova e deputato al Parlamento in due Legislature - I e IV - con due diversi schieramenti politici (prima con la D.C. e poi con il P.C.I.) in apparenza sembrerebbe appartenere a quei "catto-comunisti" che tanti danni hanno provocato, un transfuga desideroso solo di conservare poltrone e prebende. Invece se si approfondisce la sua biografia, si analizza con attenzione, sine ira ac studio, il suo percorso politico, ci si avvede di avere di fronte un intellettuale rigoroso ed intransigente,  un amministratore onesto ed accorto, un politico corretto che aveva, per tempo, intravisto i pericoli insiti nella partitocrazia e gli effetti deleteri del dominio e dell'occupazione del potere esercitati dalla Democrazia Cristiana."

Buona lettura.

Zenone di Elea – 3 Settembre 2016

Il democristiano ribelle

Primi appunti per una biografia dell’on. Raffaele Terranova (1898 - 1974)

di Antonio Orlando

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3 Settembre 2016

Raffaele Terranova nacque l’8 dicembre 1898 a Cittanova (provincia di Reggio Calabria) da Carlo e da Mariannina Morano. In quello stesso anno, il padre, a coronamento di una lunga carriera politico-amministrativa, venne eletto sindaco del vicino comune di Radicena e svolse il suo incarico con grande impegno, per questo era rispettato ed amato, tanto da meritare per la sua opera illuminata, l’appellativo di “padre del popolo. Questo amministratore accorto e lungimirante, purtroppo, morì prematuramente nel 1902, lasciando la famiglia in gravi difficoltà per cui la moglie, che era di origini cittanovesi, pensò bene di ritornare nel suo paese natale. Dato che la differenza di età tra Raffaele ed il fratello più piccolo - Giuseppe - era di appena due anni, i due fratelli seguirono, fino all’Università, lo stesso percorso di studi, ma fuori dalla Calabria, prima a Badia di Cava dei Tirreni, dove completarono gli studi liceali e all’Università di Roma: Raffaele s’iscrisse in Giurisprudenza e Giuseppe in Ingegneria. Entrambi ricevettero un’educazione religiosa, ma non bigotta e, sulla scia della tradizione paterna, furono educati al più scrupoloso rispetto del bene pubblico e dell’amore verso il prossimo. Raffaele doveva compiere ancora vent’anni quando venne chiamato alle armi e nominato, dopo un corso accelerato, ufficiale, sottotenente di Fanteria per la precisione. Riportò una grave ferita in combattimento e venne ricoverato in un ospedale a ridosso della linea del fronte. La gravità della ferita convinse i medici a trasportarlo a Napoli per ricoverarlo nel Reparto Militare dell’ospedale Santa Maria del Popolo degli Incurabili, diretto dal dr. Giuseppe Moscati. La ferita gli causò una certa inabilità, eppure rinunciò con una nobile lettera, inviata al Ministero del Tesoro, sia all’indennità che alla pensione di guerra, anzi suggeriva di concedere gli emolumenti a lui spettanti al più bisognoso dei soldati del suo plotone. Riprese gli studi interrotti e recuperato il tempo perduto, si laureò con una tesi sulla sostituzione fedecommissaria intitolata “La validità della clausola “si sine liberis decesserit” nella disposizione testamentaria” che fu giudicata dal suo relatore, il prof. Sen. Vittorio Polacco, meritevole di pubblicazione della quale s’incaricò il prof. Alfredo Ascoli che dirigeva la prestigiosa “Rivista di diritto civile”, fondata nel 1909. Sembrava avviato verso una brillante carriera forense o, se solo l’avesse voluto, come lo sollecitava lo stesso prof. Polacco, verso una altrettanto brillante carriera accademica; invece la politica lo catturò facendogli abbandonare qualsiasi attività. Aderisce al Partito Popolare fin dalla sua fondazione (gennaio 1919), nel 1923 risulta tra i collaboratori della redazione romana de “Il popolo”, il nuovo organo del P.P.I. e nel 1925 figura come membro del Consiglio nazionale del partito e risulta, secondo i rapporti di polizia, essere in ottimi rapporti di amicizia e di corrispondenza con don Sturzo. All’avvento del fascismo diventa uno dei più accaniti oppositori, si rifiuta di scappare all’estero e continua a svolgere azioni di proselitismo e di contrasto. Fino agli inizi degli anni ’30 riesce a passare inosservato, ha imparato a muoversi sotto traccia e dentro una città - Roma - che conosce a menadito per cui non desta l’attenzione della polizia politica - l’O.V.R.A.

Nel maggio del 1931 la Polizia Politica apre un fascicolo a lui intestato ed inizia a sorvegliarlo assiduamente. I rapporti di polizia lo definiscono “sovversivo” - pericoloso” - “irriducibile” - “antifascista” - “insuscettibile di ravvedimento”. Subisce numerose perquisizioni nel corso delle quali gli sequestrano libri, volantini, giornali, lettere a don Sturzo, a De Gasperi, a Gronchi, a Miglioli, a Donati, perfino tre numeri del giornale anarchico “Umanità nova” diretto da Malatesta, alcune carte degli atti del processo Matteotti e documenti relativi all’inchiesta sulla morte di Giovanni Amendola.

Nel corso di un’altra perquisizione, assolutamente pretestuosa in quanto giustificata dalla necessità di sequestrare documenti, secondo il mandato giudiziario, da lui illegittimamente custoditi, riguardanti un processo civile per una questione di eredità di suoi familiari, gli sequestrano le tessere del Partito Popolare, alcune firmate da don Sturzo, molte in bianco.

Nonostante cambi casa in continuazione, lo arrestano a più riprese, le detenzioni non sono molto lunghe, ma ogni volta il suo giovane fratello è costretto a partire da Cittanova, andare a Roma, trovare un avvocato disposto ad assisterlo e poi cercare di farlo rilasciare magari ricorrendo ai buoni uffici di qualche sacerdote. Ed ogni volta si ricomincia. Tre volte lo perdono di vista e allora sguinzagliano gli agenti di Napoli, Perugia, Firenze, Viterbo, finché non riescono a rintracciarlo e perciò dispongono un pedinamento 24 ore su 24, senza perderlo di vista. Spesso si rifugia in Vaticano, là non osano seguirlo, ma siamo già nel 1932 dopo il Concordato, anche se non mancano di annotare che “non risiede” nel nuovo Stato.

Ha adottato una perfetta tattica cospirativa, tipica della clandestinità: quando soggiorna a Roma mantiene una condotta impeccabile (“una buona condotta politica”, afferma una Nota della Questura del 25 giugno 1931), poi, all’improvviso, scompare per settimane, qualche volta per mesi e ricompare a Cittanova. Che cosa fa? Dove va? Con chi s’incontra? La polizia fascista impiegherà parecchio tempo a scoprirlo e lo saprà solo grazie ad una lettera anonima, partita da Catanzaro, che

10indica come “l’amico dei fuoriusciti”. L’avv. Terranova aiuta gli antifascisti ad espatriare, tiene le fila di una lunga catena di oppositori di diverso colore politico (anarchici, repubblicani, socialisti, Giellisti) che hanno bisogno di sostegno materiale, economico, logistico per sfuggire alle grinfie dell’OVRA. Viene “disposta attenta vigilanza” (fonogramma della Divisione Affari Riservati del 3 maggio 1933”), viene avanzata la proposta di assegnazione al confino, ma la Commissione provinciale preposta - quella di Roma - non ha elementi sufficienti e si limita ad impartirgli l’ammonizione con divieto di allontanamento dal territorio comunale.

Nel gennaio del 1934 a seguito dell’ennesima perquisizione, nel corso della quale sequestrano soprattutto documenti giudiziari, la polizia scopre il suo legame con Alberto Cavaliere, altro antifascista, collegato al Partito Socialista, suo conterraneo e coetaneo, il quale, in quel periodo, lavora al Ministero dell'Aeronautica ed è in possesso di un regolare passaporto per se e per la moglie Fanny Kauffman, ma non si riesce ad andare oltre la constatazione di un solido rapporto di amicizia poiché non vi sono prove di una comune attività tra i due cittanovesi. A dire il vero, il Rapporto insinua che i mobili che la bella moglie di Cavaliere ha venduto per 3.000 lire, siano stati fittiziamente comprati da Terranova e che tutto questo, nasconda, in realtà, un prestito fatto alla coppia. Non è insolito che gli agenti dell’O.V.R.A. avanzino simili insinuazioni, non si dimentichi a quali fonti di informazioni ricorrono e quale capacità di corrompimento degli animi siano riusciti a sviluppare facendo leva sui più elementari bisogni e sulle umane debolezze.

11tutto è diretto a screditare il più possibile la reputazione del soggetto facendolo apparire a livello di un comune delinquente. Nella primavera del 1937 chiede il permesso di recarsi a Perugia, dopo una lunga ed estenuante attesa lo ottiene, ma ad agosto la Questura di Roma, che aveva, in ogni caso, disposto la continuazione del pedinamento, segnala che “partito per Perugia non è stato colà rintracciato” ed ordina a tutte le questure del Regno ed alla Polizia di frontiera di rintracciarlo ed arrestarlo. Riescono a trovarlo nel febbraio dell’anno dopo; non ci sono prove a suo carico per cui nuova ammonizione, obbligo di soggiorno a Roma e vigilanza assoluta.

Si può senz’altro affermare che i vent’anni della dittatura furono per lui una fonte continua di guai e di dolori poiché svolse un’azione continua, ed a volte temeraria, e quasi solitaria, di opposizione irriducibile al regime arrivando, persino, a litigare con i suoi familiari che gli consigliavano se non l’abiura, quanto meno un’attenuazione del suo netto atteggiamento antifascista.

Nel settembre del 1939 viene richiamato alle armi con il grado di tenente di complemento in fanteria ed inviato a Civitavecchia, da qui s’imbarca per la Sardegna con destinazione i magazzini costieri del Distretto di Sassari.

L’immediato dopoguerra (1943 - 1945)

Gli Alleati arrivano a Cittanova il 7 settembre 1943, appena quattro giorni dopo lo sbarco.

La Calabria, come riferisce il corrispondente del Times di Londra, è una “terra di nessuno”, è allo sfascio, ogni forma di autorità si è completamente sfaldata, la popolazione si ritrova in condizioni di assoluta indigenza, necessita di tutto.

Il 10 gennaio del 1944 il Comando Alleato nomina Terranova sindaco di Cittanova e contemporaneamente Commissario Straordinario del Consorzio Agrario Provinciale con delega agli approvvigionamenti. La situazione della Provincia è disastrosa sotto tutti i punti di vista materiale, sociale, sanitario, igienico, amministrativo e politico, per non parlare, ovviamente, della logistica, delle comunicazioni e dei trasporti.

L’opera di Terranova, in una regione non ancora riconsegnata all’amministrazione italiana - la restituzione avverrà a fine febbraio con la formazione del secondo Governo Badoglio - si avvia proprio sul piano dell’assistenza, del primo soccorso a favore dei più bisognosi, dei rifornimenti dei generi di prima necessità e nella distribuzione delle prime nuove tessere annonarie. Contemporaneamente si avvia la ripresa della vita democratica: ad ottobre del ’43 si ricostituisce la sezione del Partito Comunista e un mese dopo la sezione del Partito Socialista non senza attriti e conflitti sia con i vecchi caporioni fascisti sia con i Carabinieri (la strage del 21 novembre 1943 che rende indispensabile la sostituzione del vecchio Podestà e la nomina transitoria dell’avv. Filippo Raso, già esponente del Partito Popolare).

La nomina di Terranova a sindaco contribuisce anche a pacificare gli animi ed apre inoltre la strada alla costituzione di un Comitato Comunale di Liberazione Nazionale al quale aderiscono tutti i partiti antifascisti.

La diffidenza degli Anglo-Americani nei confronti dei partiti di Sinistra è ben nota ed ampiamente documentata, ma bisogna anche ammettere che i Comandi Alleati, che non conoscevano per niente la realtà della Calabria, erano alla ricerca di quegli antifascisti liberali e cattolici che davano loro maggiori garanzie rispetto agli oppositori di Sinistra. La scelta di Terranova, patrocinata dai vertici nazionali del Partito, fa di Cittanova un’oasi anomala e, per certi versi, privilegiata. In questa fase di transizione, quando ancora gli Alleati non sono riusciti neppure a raggiungere Roma, l’azione di Terranova assicura al paese un flusso costante di rifornimenti grazie ad un’attenta ed oculata gestione delle derrate alimentari che il Comando Alleato mette a disposizione, anche se con una certa parsimonia.

Il 15 marzo 1944 si costituisce la sezione della Democrazia Cristiana. Sono presenti in 29 nello Studio dell’avv. Terranova e come si può leggere nel verbale

...tutti hanno concordemente dichiarato essere loro intendimento costituire una sezione del Partito della Democrazia Cristiana in Cittanova. Pertanto dichiarano costituita in Cittanova la sezione della Democrazia Cristiana con sede in Via Marvasi. I medesimi incaricano il dott. Raffaele Palermo a funzionare da segretario fino alla regolare elezione delle cariche, dandogli mandato di ricevere le adesioni e di trasmettere copia del presente verbale al Comitato Provinciale di Reggio Calabria.

Due settimane dopo (il 2 aprile) si tiene l’assemblea generale che conferma all’unanimità il dr. Raffaele Palermo quale segretario ed elegge una direzione, formata da 15 componenti, tra cui spicca la figura dell’ing. Alfredo Giovinazzo, che si avvia a diventare uno dei collaboratori più stretti e più fidati di Terranova. Né lui né suo fratello Giuseppe entrano a far parte degli organismi dirigenti, sia per non alimentare le voci che già lo accusano di voler accentrare tutto nelle sue mani, sia per coinvolgere il maggior numero di persone nell’impegno politico, sia per potersi dedicare esclusivamente all’attività amministrativa.

La popolarità che Terranova riscuote sia a Cittanova che nel circondario e nel resto della Provincia suscita, naturalmente, invidie e gelosie, attacchi alla sua persona, non tanto da parte di quelli che dovrebbero essere i suoi avversari scontati, visto che, comunisti e socialisti, conoscendo il suo antifascismo autentico e genuino, si astengono, almeno in questi primi mesi, dallo scontro frontale, quanto piuttosto da alcuni settori del suo stesso partito. Gli attacchi più violenti arrivano dall’aristocrazia e dalla borghesia professionale, da quelli che sono stati fascisti ed ora cercano di riciclarsi nei partiti di Destra - come i Monarchici ed i Liberali - o, addirittura nella D.C., sapendo, in questo caso, di trovare in Terranova un deciso oppositore al loro ingresso.

Naturalmente la sezione della D.C. conferma la piena fiducia nel suo operato con una serie di manifesti e con un volantino che viene diffuso a nome dell’intero Comitato Comunale di Liberazione Nazionale. Attestati, ringraziamenti e riconoscimenti arrivano inoltre da centinaia di comuni cittadini, dalle amministrazioni comunali dei paesi del circondario e da alcune sezioni democristiane di altri comuni, come quella di Gioiosa Jonica.

Un altro grande riconoscimento gli giunge, nel settembre del 1945, con la nomina a componente della Consulta Nazionale (D. L.tnle 22 settembre 1945), designato dalla direzione nazionale della Democrazia Cristiana .

La Consulta Nazionale del Regno d'Italia, fu un'assemblea legislativa provvisoria, non elettiva, istituita, poco prima della Liberazione, in data 5 aprile 1945, con lo scopo di sostituire il regolare parlamento fino a quando non fosse stato possibile indire regolari elezioni politiche. La Consulta, suddivisa in 10 commissioni, ratificò, tra le altre leggi, il decreto legislativo che assegnava ad un referendum popolare la scelta tra monarchia e repubblica. Inoltre ratificò una legge che introduceva per la prima volta in Italia il suffragio universale, maschile e femminile, dei membri dell'Assemblea Costituente "col sistema proporzionale a liste concorrenti, con collegi elettorali plurinominali e con un collegio unico nazionale per l'utilizzazione dei voti residui". Fra il 25 settembre 1945 e il 9 marzo 1946 la Consulta Nazionale si riunì in totale 40 volte, ma alcune commissioni lavorarono fino al 10 maggio.

Entra a far parte della Commissione Lavoro e Previdenza sociale e poi dal 27 ottobre della Commissione Ricostruzione, Lavori pubblici e comunicazioni. Terranova, che fu uno dei più assidui consultori, in questi 8 mesi, avanza la proposta, nel novembre 1945, subito accolta, dell’emanazione urgente di un decreto per la “Concessione di un sussidio temporanea a favore dei reduci disoccupati e bisognosi”.

Il primo plebiscito e la prima delusione (1946)

In occasione delle elezioni amministrative del marzo 1946, egli avanza la sua candidatura a sindaco di Cittanova. Al termine di una competizione molto accesa che lo vede contrapposto non solo ai partiti di Sinistra, ma anche ad una lista locale - “la Campana” - formata da dissidenti della D.C., notabili, aristocratici e proprietari terrieri, il risultato elettorale è clamoroso: 4.387 voti alla D.C., l’81,21%, appena 341 voti a “la Campana” e 674 voti alla lista social-comunista; 24 consiglieri su 30 alla D.C., cinque ai comunisti ed uno solo ai socialisti.

Si tratta di un successo prima di tutto personale e poi politico non certo improvvisato, estemporaneo o emozionale, che non nasce dal nulla né spunta all’improvviso, ma costruito grazie al sapiente impiego di due formidabili strumenti: il richiamo alla fede, ai principi del cattolicesimo, agli ideali di giustizia e di pace da un lato e, dall’altro, le sue doti umane e la sua capacità di affrontare e risolvere, nei due anni precedenti, i bisogni fondamentali dei cittadini.

L’inclusione nella lista della Democrazia Cristiana per l’Assemblea Costituente è per la direzione del Partito, quasi una sorta di atto dovuto, ma Terranova sa benissimo che la concorrenza è agguerritissima, senza considerare che potrebbero spuntare, sia a Catanzaro che a Cosenza, degli outsider dell’ultim’ora. Inoltre l’elezione è abbinata con il referendum istituzionale e la scelta tra monarchia e repubblica, che appena tre anni addietro, sembrava scontata, adesso è diventata una questione di schieramento politico, se non addirittura ideologico.

Terranova che è sicuramente di solidi sentimenti repubblicani, conoscendo bene i suoi amici e sostenitori, conoscendo bene il suo elettorato ed i sentimenti semplici ed emotivi del popolo, non si schiera apertamente e mantiene, per tutta la durata della campagna elettorale, una certa equidistanza non pronunciandosi mai a favore né dell’una né dell’altra scelta.

Nei suoi comizi, pur non celando la sua posizione personale, sostiene che si tratta di “una questione di coscienza”, di una decisione da adottare nel proprio intimo seguendo i propri sentimenti ed il proprio ideale, quel che conta, come ribadiscono a più riprese, i documenti e la propaganda elettorale dell’epoca, è che tutti insieme si lavori per far trionfare l’Ideale Cristiano.

Irisultati del referendum danno, a Cittanova, alla Monarchia 4.093 voti ed alla Repubblica 2.364 voti, in pratica, rispettivamente il 63,38% contro il 36,62% non molto lontano dal dato provinciale che assegna alla Monarchia il 65,57% ed alla Repubblica il 34,43%.

Ben altro è il responso delle urne per quel che riguarda la Costituente: la D.C. conferma la percentuale ottenuta a marzo: l’81,50% cioè ben 5.163 voti, quasi tutti vanno a Terranova che, però, non viene eletto. Nella circoscrizione risulterà 13° con 10.657 voti di preferenza, quinto dei non eletti. Non c’è neppure il tempo di assorbire la cocente delusione che già si affilano le armi per un nuovo appuntamento: il congresso provinciale del Partito all’interno del quale egli intende buttare tutto il peso delle oltre 4.000 tessere che la sezione di Cittanova può vantare.

Nel frattempo mette a punto la Giunta comunale ed avvia un nuovo programma di gestione degli aiuti americani (U.N.R.R.A; l’E.R.P., meglio conosciuto come Piano Marshall, di cui s’incomincia a parlare è ancora di là da venire) nonché la ristrutturazione dell’intero apparato comunale.

In questo contesto, quando cominciano a manifestarsi i primi contrasti e le prime incomprensioni con la burocrazia romana, che sembra impermeabile a qualsiasi sollecitazione, matura la clamorosa iniziativa di inviare quale sindaco del comune che più ha contribuito al successo della D.C., partito di governo, un telegramma di protesta.

- Qualora voglia veramente la S.V. recarsi in un paese dove si muore di fame invitoLa visitare centri provincia di Reggio Calabria dove applicasi sapiente dosata inedia. Lieto ospitarLa comune Cittanova: 800 disoccupati - 300 tubercolotici -300 famiglie senza tetto - 3.000 bambini senza locali scuole elementari - Quindicimila abitanti dal 1° ottobre privi razione pane - da fine luglio privi razione pasta - da fine agosto privi razione zucchero. Altri generi mai intravisti. Ripetuti solleciti reclami et proteste caduti nel vuoto. Ossequi. Sindaco Terranova

IItelex del 20 ottobre 1946 è indirizzato al Ministro del Lavoro D’Aragona, ma viene inviato in copia al Ministro dell’Interno e personalmente al Presidente De Gasperi. L’iniziativa fa il giro del mondo, tutti i giornali italiani riportano il testo ed anche i giornali inglesi ed americani danno la notizia. Terranova riceve decine di lettere dai sindaci di tutta Italia ed il plauso incondizionato di migliaia di calabresi.

La protesta non rimane inascoltata, il Ministro dispone un intervento straordinario ed immediato per i comuni della Piana, si muove anche la C.G.L. nazionale e vengono interessati sia l’Alto Commissariato all’Alimentazione che il Ministero dei Lavori Pubblici. Sono in molti a non aver gradito, anche all’interno del suo stesso Partito, questa eclatante protesta, che, in un certo senso, ha fatto scuola ed ha indicato una strada alternativa al solito clientelismo ed al notabilato dei partiti.

Il secondo plebiscito (18 aprile 1948)

Dopo le due tornate elettorali, il problema che si presenta per Terranova è quello di riuscire a dimostrare al suo Partito di poter contare su un consenso diffuso su tutto il territorio provinciale e non concentrato nella sola Cittanova e nei comuni viciniori. In pratica di poter disporre di un numero di voti tale da consentirgli un salto di livello e di qualità verso il ritorno in una dimensione nazionale, dopo l’esperienza della Consulta. La rottura della solidarietà nazionale nel 1947, con l’uscita dei partiti di sinistra dall’ambito governativo, lo costringe ora a scelte di campo nette ed ideologiche che, certo, non lo spaventano e che, sotto certi aspetti, coincidono con i suoi ideali cristiani, ma comportano anche l’accettazione di compromessi quali quello di ritrovarsi a fianco vecchie figure di ex fascisti o di notabili compromessi con il regime che intendono riconfermare il predominio di classe attraverso il mantenimento di vecchi privilegi riciclandosi nel grande “blocco” cattolico.

Il primo terreno di confronto, abbastanza accesso, diventa il congresso provinciale del partito che si tiene in due giorni, il 30 settembre ed il 1° ottobre del 1947 a Reggio Calabria.

Terranova getta tutto il peso della sua sezione che vanta 4.000 iscritti, per la precisione sono 4.185, secondo i documenti forniti dal Direttivo della Sezione di Cittanova. I delegati di Cittanova sono 82, indubbiamente la delegazione più numerosa e più coesa attorno al suo leader indiscusso.

Lo scontro è frontale fin dall’avvio dei lavori e cioè fin dalla verifica degli elenchi dei tesserati che la Commissione, guidata dall’on. Siles, mette in discussione con una verifica puntigliosa dei nominativi arrivando a respingere oltre la metà degli iscritti. E prosegue poi con un rimbalzare di accuse e contro-accuse che finiscono, come era facile aspettarsi, per coinvolgere l’amministrazione comunale guidata da Terranova. La risposta della sezione di Cittanova è affidata ad un lungo documento che viene inviato, in via del tutto riservata, alla Direzione Nazionale e nel quale, nel confermare la totale fiducia nell’avv. Terranova, si afferma che qualsiasi attacco alla sua persona non può che essere un attacco all’operato della sezione, che pure ha conseguito due grossi risultati elettorali ed una critica, ingiusta ed ingiustificata, all’amministrazione comunale da lui guidata.

Le elezioni per il 1° Parlamento repubblicano sono indette per il 18 aprile del 1948 e la campagna elettorale che le precede, com’è noto, è la più violenta, la più aspra e la più combattuta della nostra storia. Una contrapposizione netta tra due schieramenti non solo politici, ma anche culturali, ideali e religiosi. Terranova è candidato nella D.C., collocato al penultimo posto in una lista in stretto ordine alfabetico, tranne i primi due: il capolista Gennaro Cassiani e Vito Giuseppe Galati, che risulteranno, rispettivamente, il primo ed il quarto degli eletti. Naturalmente lo scontro con il Fronte Popolare, anche a Cittanova e dintorni fu senza esclusione di colpi, ma non va tralasciato il fatto che contro Terranova si muove anche la lista del Blocco Nazionale, che annovera nelle sue fila i notabili dell’aristocrazia terriera dell’intera regione.

A dispetto anche dei pronostici riesce ad ottenere una smagliante vittoria personale, che lo ripaga dell’insuccesso di due anni prima. Ottiene infatti 36.707 preferenze, si colloca al 6° posto tra i tredici deputati eletti della D.C. e risulta il primo della provincia di Reggio Calabria staccando il suo principale rivale, l’avv. Murdaca di Locri, di quasi seimila voti. Solo nella provincia ha ottenuto 32.005 voti pari all’87,19% del totale ed a Cittanova un secondo plebiscito: 5.178 voti di preferenza su 5.611 voti di lista. Una percentuale mai più raggiunta da alcun candidato: il 92,28% .

Si tuffa nell’attività parlamentare che lo assorbe totalmente e ad essa si dedica con passione interpretando alla lettera il dettato costituzionale (art. 67 Cost. “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”). Si pone a servizio della intera regione e perciò s’interessa di ogni questione legata all’esigenze del territorio calabrese e meridionale, ma non manca di interessarsi delle aree più povere del Nord e del Centro (il Polesine, tanto per fare un esempio). Viene designato a far parte della Commissione Lavori Pubblici insieme con i suoi amici di partito Carratelli, Filosa, Foderaro, Cassiani e con i calabresi Giacomo Mancini e Silvio Messinetti, fino a luglio del 1951 e poi entra a far parte della Commissione Trasporti fino al termine del mandato. Svolge un’intensa attività parlamentare, sia in Aula, presentando innumerevoli interrogazioni ed interpellanze, sia in Commissione come relatore di numerosi progetti di legge e pronuncia ben 19 interventi in seduta plenaria.

Il suo modo disinvolto ed aperto, che stride contro le insormontabili barriere ideologiche che sono state innalzate, non viene approvato dalla Direzione del Gruppo parlamentare della D.C. e crea forte fastidio la dimestichezza con la quale s’intrattiene con i deputati dell’opposizione. A questo si aggiunge il fatto che l’allontanamento da Cittanova sta provocando sia nell’amministrazione che nella sezione, molti malumori poiché i suoi collaboratori più stretti non riescono ad assumere, in sua assenza, alcuna decisione non riuscendo ad imporsi sugli avversari interni che stanno diventando sempre più numerosi. D’altro canto gli iscritti e l’elettorato popolare si sentono trascurati ed abbandonati. Per sua formazione non ha una mentalità clientelare e vorrebbe superare quel vecchio modo di mantenere i contatti con il collegio fatto della cura di piccoli affari, della soddisfazione di interessi minuti e particolari, delle solite raccomandazioni e segnalazioni, di ossequio formale alle gerarchie ecclesiastiche, di rapporti con l’aristocrazia ed il notabilato locale. Rivendica questa sua indipendenza in una delle primissime dichiarazioni di voto alla Camera, mentre molti dei suoi colleghi di partito mantengono una equidistanza ambigua o strizzano volentieri l’occhio alle Destre, rende subito chiari quali siano i suoi valori fondanti

...come deputato della circoscrizione di Catanzaro, come antifascista nel pensiero e nell’azione, perché mai ho avuto la tessera né ho indossato la camicia nera, con piena coscienza, come antifascista calabrese non posso che essere contro la dittatura e la violenza...

Questa sua coerenza, questa sua intransigenza, il voler rimarcare un antifascismo di matrice popolare e cristiana, le sue nette prese di posizione contro la corruzione, il malaffare, i traffici illeciti, le speculazioni di ogni genere, se è vero che gli valgono il plauso, l’ammirazione e la stima di molti deputati a prescindere dallo schieramento partitico, è altresì vero che pongono le basi per un allontanamento dal Gruppo della D.C. In altri termini, allorquando, a febbraio del 1953, Terranova s’iscrive al Gruppo Misto per poi contribuire alla fondazione con Nitti ed Epicarmo Corbino, dell’Alleanza Democratica Nazionale, il rapporto con la Democrazia Cristiana risulterà già sfilacciato da polemiche e discussioni non solo su questioni ideologiche e di principio, non solo su una diversa concezione della gestione del potere e sul modo di amministrare la cosa pubblica, non solo sulle scelte istituzionali e sulla famosa Legge elettorale con premio di maggioranza (passata alla Storia come la “Legge-Truffa”) bensì su precisi addebiti, su scandali e magagne sulle quali solleva il velo dell’ipocrisia e del patriottismo di partito e punta il dito contro alcuni notabili della D.C.

Lo scandalo della streptomicina e quello del ridicolo annuncio pubblicato su un quotidiano della capitale nel quale si chiedeva come referenza da inserire nel curriculum, la raccomandazione di un politico, rappresentano i due punti di non ritorno e costituiscono, alla fine, il casus belli per dichiarare la rottura definitiva con il suo partito.

Il distacco dalla D.C., la Legge-truffa e l’A.D.N. (1951 - 1953)

Il passaggio al Gruppo Misto determina una rottura insanabile con la D.C. a tutti i livelli, compreso l’ambito comunale tanto che l’Amministrazione di Cittanova viene, con un irrituale e contestatissimo Decreto Prefettizio (probabilmente illegittimo), sospesa fino alle nuove elezioni del maggio 1952. Terranova presenta una lista civica indipendente che viene denominata “Stella” e consegue un discreto risultato elettorale che gli permette di avviare una collaborazione con i partiti di Sinistra e formare una Giunta di coalizione che diventa un esempio di modello alternativo sia rispetto al “frontismo” social-comunista che al blocco centrista e clericale.

La presentazione del disegno di legge sulla riforma elettorale da parte del Governo lo trova nettamente contrario e lo avvicina a tutti quegli esponenti politici liberali, repubblicani, cattolici che intendono bloccare questo progetto maggioritario. In quella Lettera da Montecitorio che Epicarmo Corbino, Giuseppe Nitti e Raffaele Terranova indirizzano nel maggio 1953 agli elettori, sotto l’intestazione della Alleanza Democratica Nazionale, e che costituisce una specie di programma di lista, si dichiara esplicitamente di volersi rivolgere a coloro che «non si vogliono sottomettere ad alcun partito» e che si vogliono interpretare i «dubbi e le ansie dell’uomo della strada».

-[La legge elettorale] - scrivono - vuol dare poteri illimitati, senza alcun controllo dell’opinione pubblica attraverso il libero gioco parlamentare e politico, a un governo di partito che nulla ha fatto per amministrare saggiamente e senza sperpero gli interessi dei cittadini italiani, e che quindi non si merita la fiducia dell’elettorato.

Conclusa la battaglia parlamentare, Corbino, assieme a Giuseppe Nitti e all’on. Raffaele Terranova, promuove la costituzione del movimento di Alleanza Democratica Nazionale che viene annunciata ufficialmente dal settimanale organo della sinistra indipendente «Il Rinnovamento d’Italia» diretto da Carlo Scarfoglio, il 16 marzo 1953. Qualche giorno dopo l’«Avanti!» da notizia delle adesioni che erano giunte al movimento nelle persone di Alberto Bergamini, Pietro della Torretta e dell’on. Finocchiaro Aprile. A Roma, al teatro l’Eliseo, il 18 marzo, avviene la presentazione ufficiale del movimento. Lo spirito e le motivazioni di A.D.N. sono sintetizzate nell’intervista che Corbino rilascia al «Rinnovamento d’Italia» il 16 marzo 1953 e nella quale sottolinea il carattere antipartitocratico del movimento e la volontà di rappresentare in Parlamento voci e posizioni che altrimenti verrebbero inevitabilmente oscurate dalla legge elettorale. Dall’intervista emerge chiaro l’obiettivo di costituire liste di convergenza di tutte le dissidenze, comprese quelle di provenienza le socialdemocratiche e repubblicane, mantenendo, tuttavia, saldo un profilo anticomunista:

- La nostra ‘Alleanza’ è aperta a uomini che andranno dai liberali ai socialdemocratici dissidenti e quindi avrà in sostanza lo stesso contenuto politico generale che avrà la coalizione governativa. [...]. È quindi una speculazione puerile quella di considerarla una formazione paracomunista, a meno che per paracomunista non si debba intendere chiunque osi contrapporsi a coloro i quali prendendo solo il 50% dei voti vogliono il 64% dei voti.

Terranova, dunque, non rinnega le proprie radici e la propria tradizione cattolica, anche se nell’ambito della strategia di aggregazione di Alleanza Democratica, cerca, ad un certo punto, di portare dentro il nuovo raggruppamento, il Movimento dei Lavoratori Italiani, costituito dai deputati Aldo Cucchi e Valdo Magnani, che erano usciti dal PCI. Su questo versante l’operazione non riesce, forse anche perché, mentre sotto traccia Corbino tenta di aggregare elementi provenienti dalla sinistra indipendente, anche grazie alla desistenza del PCI, Cucchi e Magnani intendono sostenere, oltre alla scontata opposizione alla linea governativa, posizioni decisamente anticomuniste.

Giuseppe Nitti, d’altra parte, tramite l’on. Tommaso Smith, avrebbe tentato nel frattempo, con la netta contrarietà di Terranova, di avvicinare ambienti massonici di Palazzo Giustiniani, ma anche questa manovra, ammesso che sia stata veramente tentata, non sortisce alcun risultato.

Nel complesso la nuova formazione politica da di se un’immagine di movimento “camaleonte” che acquista diversi colori nelle diverse aree del paese, dalla destra alla sinistra, ed ha, però, un organo di stampa che riflette le posizioni degli indipendenti di sinistra.

A Piacenza, nel corso di un convegno provinciale degli aderenti al movimento, il 22 marzo, nel discorso di apertura l’on. Terranova attacca le scelte di politica estera della DC fatte con l’adesione al Patto Atlantico e ribadisce la sua adesione al Movimento dei popoli per la pace. Si tratta di un discorso dai toni molto duri con il quale intende rompere completamente con il suo partito e al contempo cominciare a tracciare un percorso nuovo lungo un terreno ancora, per gran parte, inesplorato.

Terranova viene candidato nelle liste dell’A.D.N. in Calabria, in Umbria ed in Toscana Com’è noto il risultato elettorale della nuova formazione politica fu modesto e molto al di sotto delle aspettative, ma consentì ai suoi leaders di poter rivendicare il merito di aver bloccato il meccanismo perverso della Legge-truffa ed aver impedito che scattasse il tanto temuto premio di maggioranza.

Terranova ottiene ancora una volta un successo personale nella sua Cittanova : la Lista di A.D.N. raggiunge il 35,02% ad un soffio dalla D.C. che raggiunge il 37,51%.

Gli anni della svolta: la seconda elezione

L’Alleanza Democratica Nazionale si proponeva dunque come movimento “contro” e come tale intendeva aggregare tutto il dissenso possibile. Il PCI, in modo diverso da provincia a provincia, fornì supporto logistico e orientò l’area della sinistra indipendente per dare spazio ad una posizione politica che si proponeva l’intento dichiarato di togliere alle liste apparentate la possibilità di raggiungere il quorum necessario allo scatto del premio di maggioranza.

I risultati dimostrarono che l’obiettivo venne raggiunto: mancarono 57.000 voti, pari allo 0,2%, perché scattasse il premio di maggioranza. Al contrario, Corbino non raggiunse l’intento di fare del suo movimento una voce di dissenso permanente contro la partitocrazia crescente. La mancata definizione di un chiaro programma del movimento che passasse dalla posizione del “no” ad una proposta politica in positivo concorse alla sconfitta. Sul piano nazionale A.D.N. ottenne lo 0,45% con 120.590 voti assoluti.

Le relazioni di prefettura documentano che fra giugno e luglio tutti i circoli e le sezioni di A.D.N. si sciolsero. Si era avverata la duplice profezia espressa da Corbino nel discorso tenuto alla Camera il 9 dicembre 1952: che le liste apparentate non avrebbero raggiunto il 50% e che la sua carriera politica, quella dei suoi più stretti collaboratori e dei suoi amici e “compagni di strada”, sarebbero state inevitabilmente compromesse.

Terranova non condivideva tale pessimistico giudizio poiché egli considerava la collaborazione con i partiti di Sinistra, avviata in occasione della comune battaglia contro la Legge-truffa, non occasionale e contingente, bensì come un dialogo tra soggetti politici per la ricerca degli elementi comuni e condivisi. Il discorso che egli pronuncia al Congresso dei popoli per la pace, che si tiene a Vienna nel dicembre del 1953, accolto, specialmente dalla delegazione cinese, con grande entusiasmo e condivisione, è il primo esempio di un possibile terreno di confronto su interessi ed obiettivi comuni. Il secondo aspetto è costituito dalla stabilizzazione e dal radicamento sul territorio della sua lista civica (“Stella”) che aggrega, oltre al suo tradizionale elettorato, anche forze giovani non apertamente schierate. A livello locale la collaborazione con i partiti della Sinistra permise di costituire delle giunte di coalizione in funzione anti D.C. ed al Partito Comunista, scelto come interlocutore privilegiato anche perché, nel frattempo il P.S.I. aveva avviato il processo di “sganciamento” e si prospettavano nuove alleanze, di eleggere un consigliere provinciale in un collegio in cui la presenza cattolica era considerata granitica ed intangibile. Già agli inizi degli anni ’60 la lista “Stella” veniva considerata come fiancheggiatrice del P.C.I. fino ad arrivare, negli anni successivi, ad individuare una vera e propria forma di “osmosi elettorale” con un travaso di voti da una parte all’altra a seconda del tipo di elezioni.

Sia nelle elezioni provinciali (1956 e 1961) che in quelle politiche (1958) a Cittanova il P.C.I. ottenne risultati eccellenti che gli permettono di superare il 35% dei voti, staccando nettamente il P.S.I. Nel 1963, a dieci anni dall’ultima candidatura, Terranova si presenta come indipendente nelle liste del P.C.I. alla Camera dei Deputati. Ancora una volta è un risultato superiore ad ogni aspettativa: viene eletto con 29.545 voti di preferenza, terzo degli eletti dopo i due storici leader comunisti: Fausto Gullo di Cosenza e Gennaro Miceli a Catanzaro, come dire che Terranova è il più votato nella provincia di Reggio Calabria. A Cittanova si realizza uno storico sorpasso: 2.439 voti al P.C.I. e 2.424 alla D.C.

Coerente fino in fondo, decide di iscriversi al gruppo parlamentare comunista ed entra a far parte prima della Commissione Finanze e Tesoro e poi, dal gennaio del 1966 della Commissione Difesa. Svolge un’intensa attività parlamentare, in Aula con la presentazione di decine e decine di interrogazioni ed interpellanze ed in commissione con la presentazione di ben 11 progetti di legge in Commissione Finanze e 7 in Commissione Difesa, tutti di grande rilievo come quello sulla costruzione dell’autostrada Salerno - Reggio Calabria, o quello per l’istituzione dell’Università della Calabria o ancora per l’istituzione di una commissione d’inchiesta sul presunto colpo di Stato del gen. De Lorenzo.

Al termine del mandato (giugno 1968) decide di ritirarsi dalla scena politica, rare sono le sue puntate a Cittanova, preferisce risiedere a Roma, appartato e riservato, si dedica alle riflessioni ed alla meditazione religiosa. Muore a Cittanova il 24 marzo 1974.

Raffaele Terranova (1898 - 1974) - http://legislature.camera.it/

Raffaele Terranova (1898 - 1974)



















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