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Girolamo Nisio era un profondo conoscitore del sistema scolastico delle Provincie Napolitane e la sua opera è molto interessante, soprattutto in alcuni passaggi per i quali bisogna riconoscere la sua onestà intellettuale, come ad esempio quando addebita alla rivolta del 1820-21 l'interruzione di un positivo processo di diffusione della istruzione in tutto il Regno delle Due Sicilie.

Per quanto riguarda, invece, l'età ferdinandea, il pregiudizio antiborbonico ha la meglio e la ricostruzione è abbastanza inconsistente e contraddittoria. Per delineare le caratteristiche del personaggio riportiamo uno stralcio tratto dalla biografia scritta da Giacomo Tauro per Rivista Pedagogica, Anno I, fasc. III,

“Nel gennaio del 1847 il Nisio, per trovare un campo più largo di attività, lasciò le Puglie e si diresse a piccole tappe alla volta di Roma — chiamato dall’abate Petrini che gli aveva procurato un posto nel Collegio che i canonici regolari lateranensi avevano nella canonica di San Pietro in Vincoli — fermandosi per circa tre mesi in Napoli presso suo fratello Felice, sia per visitare la città, sia per conoscere direttamente la scuola dei De Sanctis che frequentò in quel tempo come semplice uditore. In Roma rimase poco più di un anno, dalla metà di aprile 1847 sino ai primi di maggio dell’anno seguente, nel quale, essendosi chiuso, per la partenza degli alunni intimoriti dai rivolgimenti politici, il Collegio di S. Pietro in Vincoli, il Nisio fu costretto a far ritorno al suo paese, ripassando per Napoli, dove si trovò il 15 maggio, giorno della famosa strage compiuta dagli Svizzeri.

Tornato in provincia di Bari il Nisio fu nominato prima prefetto di camerata e maestro nelle scuole inferiori nel seminario di Bitonto (luglio-novembre 1848), poi insegnante nel seminario di Acquaviva delle Fonti (novembre 1848 — maggio 1849), quindi passò a Matera quale insegnante supplente di lettere italiane nel seminario; nel 1851 andò con lo stesso ufficio nel collegio di Altamura, e nel 1856 venne chiamato a Molfetta come maestro di lettere italiane nel seminario diocesano e quivi rimase sino a tutto il mese di ottobre 1860.

[...]

Nel rapido passaggio che la Terra di Bari fece dal dominio borbonico allo Stato italiano il Nisio con molti altri partecipò alla vita del governo provvisorio e contribuì al rinnovamento degli uffici pubblici e della pubblica opinione, la quale, in verità, nella grandissima maggioranza, prestamente e senza reticenze accettò il nuovo stato di cose.

Fu così che Giuseppe Garibaldi, nella sua qualità di prodittatore, con decreto 27 ottobre 1860, incaricò il Nisio di riaprire e di riordinare il Collegio Reale di Bari. Era questo l’istituto più importante della provincia, nel quale venivano educati i figli dei nobili e dei benestanti. Era stato fondato nel 1807 da Giuseppe Bonaparte e dopo il 1848 affidato ai Gesuiti, i quali erano rimasti sino ai primi mesi del 1860 ed avevano dovuto poi abbandonare unitamente agli alunni l’istituto all’avvicinarsi dei garibaldini, che, giungendo a Bari, ne occuparono l'edilizio e vi s’installarono.”

Buona lettura e tornate a trovarci.

Zenone di Elea – 27 Ottobre 2014

DELLA ISTRUZIONE PUBBLICA E PRIVATA IN NAPOLI

DAL 1806 SINO AL 1871

MONOGRAFIA per il professore GIROLAMO NISIO

R. PROVVEDITORE AGLI STUDII

NAPOLI

Tipografia dei fratelli testa

Cortile S. Sebastiano 51.

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Al MEMBRI DEL VII CONGRESSO PEDAGOGICO

Voi studiosi delle cose pedagogiche, convenuti la prima volta in Napoli, certo avrete vaghezza di conoscere le vere condizioni della istruzione pubblica e privata in questa città importantissima. La moltitudine e la varietà delle istituzioni scolastiche e antiche e moderne, onde è ricca questa città vastissima, il breve tempo che a Voi è dato di dimorarci, la modestia di quei generosi, che dedicatisi in questi ultimi anni alla educazione del popolo sono stati paghi dell’operare il bene pur di lasciarlo altrui ignorare, e l'usanza del paese inchinevole a biasimare più che a lodare le cose proprie renderebbero difficili le vostre utili ricerche, le quali alla scienza pedagogica importano non meno che le vostre dotte discussioni. Onde a rendere più agevoli i vostri studi sulle cose di Napoli io mi vi offro a guida, in questo libro presentando, come in un quadro, lo stato attuale in Napoli della istruzione pubblica e privata, sia elementare sia mezzana sia speciale. Io mi sono studiato di ritrarre la realtà nuda e genuina delle cose, lontano come sono da ogni parte politica, ed uso a stimare il bene da chiunque e per qualunque intendimento si faccia. Se non che ho creduto debito del mio ufficio aggiungervi quelle osservazioni che la esperienza ed il desiderio del meglio mi hanno suggerite a maggiore incremento della pubblica istruzione. Questa mia fatica terrò non perduta del tutto, se mi verrà fatto di rendere in parte manifesti gli sforzi generosi, i quali e il Municipio e la Provincia e il Ministro ed i Privati hanno dovuto mettere in opera in questo decennio a superare tutte le gravi difficoltà che attraversavano in questa città il buono ordinamento ed il rapido progresso della educazione popolare.

Del quale costante e comune concorso se i frutti ottenuti per avventura sembreranno scarsi al paragone delle altre città principali d’Italia, pure, fatta ragione della brevità del tempo, dacché Napoli è entrata nella nuova via, e delle condizioni speciali del luogo, forse non saranno per essere giudicati inferiori a quanto se ne poteva aspettare.

Con questa dolce speranza e senza altre scuse io vi offro il mio lavoro, lieto di potere stringere la mano in Napoli a tanti egregi uomini, che al miglioramento della pubblica istruzione hanno consagrata la loro vita.

Napoli al 1 settembre 1871.

Tutto vostro

NISIO GIROLAMO

PARTE PRIMA

Della istruzione pubblica e privata dal 1806 sino al 1860.

CAPITOLO I


Antichi ordinamenti scolastici del Reame di Napoli. Si crede generalmente che nelle province meridionali d’Italia non prima del 1860 la istruzione elementare abbia avuto principio, e che nell’antico Reame di Napoli sia mancato un corpo di leggi che alla pubblica istruzione avesse dato ordinamento stabile e regolare.

E questa comune credenza ingenerata dal cattivo stato in cui furono trovate le scuole popolari dopo la caduta de’ Borboni, venne sempre più raffermandosi per le statistiche scolastiche pubblicate negli anni appresso; le quali per mettere in maggior lume il rapido diffondersi che la istruzione popolare in queste province veniva facendo non tenevano conto abbastanza della condizione precedente di essa. Ma chi voglia darsi ragione del non lento progredire che la istruzione primaria e secondaria è venuta facendo in queste province, e intendere l’indirizzo che essa ha preso, bisogna non dimenticare i passati ordinamenti scolastici, che sopravvissuti ne’ costumi e nella tradizione del popolo hanno avuto forza di modificare in qualche parte la legge generale sulla pubblica istruzione, la quale nel 1860 fu estesa a queste province, come esse furono entrate a far parte dell'allargato Regno d’Italia.

Onde volendo io dare notizia dello stato presente della istruzione e primaria e secondaria di questa vastissima Città, del successivo suo progresso e del particolare ordinamento, credo necessario il premettere un brevissimo cenno delle vicende della istruzione pubblica sotto i governi passati e delle varie leggi che l'hanno governata.

La istruzione pubblica nelle province napoletane non cominciò a far parte delle cure del Governo, che dal 1806, quando Giuseppe Bonaparte, come Luogotenente dell’Imperatore, decretando la istituzione del Ministero dell’Interno, tra le altre incombenze di esso assegnò la cura della istruzione pubblica.

Ed al Governo Francese, detto comunemente occupazione militare, si deve il principio ed il fondamento di quegli ordini scolastici, che a mano a mano perfezionati ed allargati sino al 1814, gittarono cosi profonde radici nelle nostre Istituzioni, che coi cadere del Governo de' Bonaparte non però vennero meno i loro salutari effetti.

Che la Restaurazione Borbonica, quantunque avesse voluto far dimenticare a qualunque costo la dominazione francese, pure non potè arrestare l’impulso per essa dato alla pubblica istruzione, e suo malgrado dovette continuare l’opera già bene avviata.

Onde non a torto nella memoria di queste province si tiene il tempo del Governo de’ Bonaparte in Napoli come il più favorevole agli eletti ingegni e il più prospero al rifiorire degli studi.

In fatti Giuseppe al primo giungere tra noi ogni cura rivolse alla istruzione popolare, e con decreto del 15 agosto 1806 rendeva obbligatoria per tutte le città,, terre, ville ed ogni luogo abitato dal regno la istruzione popolare per amendue i sessi, della quale ordinava il programma ed il metodo, e la spesa ascriveva trai pesi detti communitativi di ogni università.

E nello ottobre dello stesso anno decretava che si aprissero le scuole pubbliche in dieci conventi di Napoli, alle quali provvedere di Maestri disponeva che i superiori di questi luoghi avessero a presentare al Ministro dell’Interno un elenco di soggetti per essere esaminati, e quindi destinati, tre per ciascun convento, alle scuole da stabilitisi. Questi Maestri avrebbero goduto la esenzione dal coro ed il trattamento de’ religiosi graduati. Sino a quel tempo il laicato non avea presa veruna parte all’insegnamento pubblico, il quale era stato speciale incombenza del clero regolare e secolare; onde non rimaneva altra via, ad aprire prontamente quante scuole sarebbero state necessarie al bisogno, che giovarsi de’ conventi e de frati. Però s’impose loro l’obbligo dell’esame dinanzi alla potestà laica per guarentigia della buona istruzione.

Questo espediente, trovatosi utile nella Città Capitale, fu esteso l’anno appresso in tutto il Regno, destinandosi con le stesse norme i Religiosi idonei all’esercizio di maestro elementare ne’ luoghi di loro residenza. E di poi in Napoli altre sei scuole gratuite si aprirono allo stesso modo in altri sei conventi.

Dall'altro lato curava che il decreto del 15 agosto 1806 intorno alla istruzione popolare avesse esecuzione altresì per rispetto alle scuole delle fanciulle. Onde ordinava nel 1808 che in Napoli, oltre alle già esistenti, si fondassero undici scuole pubbliche gratuite per le fanciulle nei monasteri o conservatori: e le spese, sia degli stipendi delle maestre sia dell'apertura e del mantenimento delle suddette scuole poneva a carico della Città di Napoli, come si era fatto negli altri Comuni del Regno.

A sussidiare i Municipi in questi nuovi carichi, e a mantenere e propagare le scuole popolari, aperte per il decreto del 15 agosto 1806, decretava di poi che tutti i beni assegnati già alla pubblica istruzione, non incorporati ai reali demani né esposti in vendita, rimanessero destinati allo stesso scopo, ed una parte di essi fosse stabilita come fondo delle scuole primarie.

Nel medesimo tempo che Giuseppe si dava pensiero della istruzione elementare, non trascurava la istruzione secondaria, sia tecnica sia classica.

Nel 1806 decretò la fondazione di una scuola di arti e mestieri in Nola, nella quale si dovessero formare de’ buoni artefici e de’ maestri d’opera. Gli allievi sarebbero stati parte mantenuti a spesa del governo e parte ammessi, a titolo di pensionar!, a spese private. L’insegnamento teorico sarebbe accompagnato dalla pratica, e lo studio si dovrebbe avvicendare con l'apprendimento di un'arte secondo la naturale inclinazione degli allievi. L’ordinamento di questa scuola meriterebbe di essere studiato in questi tempi in cui la istruzione tecnica presso di noi non ha preso ancora un indirizzo rispondente alla sua natura.

A dare uniformità agli studi secondari ordinò che nelle scuole pubbliche e nei Seminari non si potesse far uso di alcun libro che non fosse approvato dal Ministero.

A togliere di mano al clero la educazione e la istruzione della gente civile fondò i Collegi Reali, de’ quali due si dovessero aprire nella provincia di Napoli ed uno per ciascuna provincia del Regno. I beni per il mantenimento di questi Collegi parte si traevano da quelli destinati alla pubblica istruzione e parte da quei che rimanevano de’ soppressi ordini religiosi. In questi collegi sarebbe un Convitto ed un insegnamento classico, che abbracciava insieme la materia del presente ginnasio e liceo. Gli alunni Convittori sarebbero mantenuti parte gratuitamente, e parte, come pensionari, a spese delle proprie famiglie; oltre a questi potevano usare alle scuole gratuitamente anche giovanetti non convittori.

Le piazze franche si sarebbero conferite non pure ai figliuoli de’ militari e degl’impiegati civili in gratificazione dei servigi prestati; ma eziandio a quei fanciulli che si sarebbero segnalati nelle scuole primarie e secondarie del Regno.

Per indurre i Professori ad avere tutta la cura possibile degli allievi esterni ordinò che l’amministrazione dovesse pagare per ciascuno di essi cinque carlini (L.2,12) al mese; la somma totale sarebbe partita ai professori come supplemento di onorario. Gli allievi che con grandissima lode fornissero il corso degli studi, sarebbero stati dalla munificenza Sovrana mantenuti in altri Stabilimenti superiori per avere l’ultimo grado di perfezione, a prendere quello stato cui sarebbero chiamati dalle inclinazioni del loro ingegno.

La educazione, la disciplina, l'abito sarebbe affatto laico, ed alla istruzione classica aggiungeva la lezione di belle arti e degli esercizi cavallereschi.

Nel medesimo anno decretava lo stabilimento di una casa di educazione per le donzelle in ciascuna provincia, assegnando la rendita necessaria al mantenimento di esse. Le alunne sarebbero state e gratuite e a pagamento. Il programma degli studi abbracciava le classi elementari ed altri studi di perfezionamento, come storia, geografia, disegno, musica, francese. L'insegnamento era affidato cosi a Maestre residenti in Convitto come a Maestri. L’amministrazione ordinata nella stessa guisa che ne’ Collegi maschili.

Non è del mio proposito toccare degli altri provvedimenti fatti e per riordinare alcune istituzioni speciali, come sono il Conservatorio di musica e la scuola dei Sordi-Muti, e per dare nuova vita agli studii superiori, accrescendo di nuove cattedre la Università di Napoli, assegnando un luogo acconcio all’osservatorio astronemico, fondando una nuova accademia di storia e di antichità, la quale poi accresciuta della sezione di scienze ed arti fu trasformata in Società Reale di Napoli.

Ma egli è certo che in questi due anni, cosi fecondi di altri miglioramenti civili, furono gittate le fondamenta della istruzione primaria e secondaria.

Se non che le tante opere con si grande ardore incominciate aveano bisogno di tempo a potersi condurre a termine e di costante studio ed amore per consolidarsi e perfezionarsi, in fatti i decreti del Re avevano dichiarata obbligatoria la istruzione primaria e postala a carico dei Comuni. Ha questo non era sufficiente perché i decreti reali fossero immantinenti messi in opera in tutti i Comuni. Allora la vita municipale non erasi ancora destata; il bisogno della istruzione popolare non era universalmente avvertito: onde questo nuovo carico addossato ai Municipi dovea tornare tanto gravoso per quanto era nuovo e lontano dalle usanze passate.

E mancando chi potesse da vicino fare intendere la necessità di questa istruzione e curare la pronta esecuzione de’ decreti sovrani, i Municipi, e massime i più lontani dai centri principali, doveano essere o lenti o restii a secondare la volontà del Monarca. Ed in quei tempi, per le difficili comunicazioni e per la mancanza del commercio, era paralizzata l'efficacia dell’impulso che moveva dal centro del Governo, da non potere arrivare sino alle estreme parti del Regno. Si aggiunga che il Ministro avea riservata a sé la elezione de’ Maestri; onde non era a sperare che si fosse potuto a tempo provvedere d’insegnanti tutte le scuole del Regno.

E se giovandosi de' Religiosi si era potuto trovare degl'insegnanti per le scuole maschili, la cosa dovea riuscire presso che impossibile quanto alle scuole femminili In quei tempi in cui le donne presso queste province erano tenute lontane da ogni istruzione, giudicata come fomite di male e mezzo di fare all’amore.

Bisognava dunque stabilire nelle province una potestà scolastica amministrativa, alla quale affidando la sorveglianza e la tutela della legge sopra le scuole fosse ceduta eziandio parte delle attribuzioni riservate al Ministero dell'Interno. Oltreacciò si dovea volgere tutta la cura ad educare novelli maestri e novelle maestre, i quali veramente fossero idonei all'insegnamento primario.

Il Ministero avea ordinato che le scuole de’ Comuni di 1.a e 2.a classe dovessero essere condotte secondo il metodo normale, ma non avea pensato di fondare altresì scuole di metodo in diversi punti del Regno, affinché fosse riuscito facile ai maestri rapprenderlo.

A Giuseppe non bastò il tempo a compire il suo disegno, e Re Gioacchino fu degno continuatore dell’opera incominciata.

Al principio Egli si tenne pago a provvedimenti parziali o per dare esecuzione a’ decreti lasciati dal predecessore, come furono quelli sul Collegio Medico-Cerusico, la scuola di arti e mestieri in Napoli, una casa di educazione per le donzelle ed una scuola secondaria per i maschi in Reggio, una casa di educazione per gli exspositi dell’uno e dell’altro sesso in Catanzaro, o per migliorare istituzioni già esistenti, come sono i decreti per l’ampliamento delle scuole nautiche di Sorrento, l’accrescimento di nuove cattedre nella Università di Napoli, il sussidio alla Biblioteca di S. Angelo a Nilo, la dotazione ed il riordinamento del Collegio Italo Greco di Benedetto Ullano.

Ma di poi osservando da presso le condizioni delle province del Regno ed accortosi che i decreti intorno alla istruzione elementare e secondaria non erano stati ancora eseguiti in tutti 1 Comuni, mentre da un lato deputava una Commissione di uomini dotti ed autorevoli a formare un piano generale di riordinamento degli studi pubblici, con altro decreto insisteva sulla fondazione delle scuole primarie tutta la estensione del Regno (il. La istruzione elementare era di nuovo dichiarata obbligatoria e messa a carico de’ Comuni. Si stabilivano i salari degusti tu tori; agl’istitutori de’ Comuni di terza classe ducati sei (L.25,50) al mese, agl’istitutori degli altri Comuni importanti nelle cui scuole doveasi seguire il metodo normale ducati dieci (L.42,50) al mese.

Si affidava le scuole de’ Comuni di terza classe ai parrochi, i quali avrebbero dovuto insegnare leggere, scrivere, le prime operazioni della aritmetica ed il catechismo di religione e di morale. Negli altri Comuni sarebbero dal Ministro eletti istitutori i quali avrebbero insegnato le stesse materie ma col metodo normale.

(1) Furono scelti Coco, Delfico, Capecelatro e Manzi uomini troppo noli e cari alle province napoletane.

Intorno alle scuole femminili non si facevano provvedimenti particolari ed atti a superare le difficoltà locali, che impedivano la loro fondazione.

Però si disponeva che la istruzione non fosse del tutto gratuita come prima. E merita di essere notata questa disposizione:

Nei comuni di 3. classe la retribuzione imposta agli allievi sarebbe stata di un carlino (42 cent. ) al mese, ne’ comuni più grossi di un quinto di più. La esenzione da essa sarebbesi accordata dai Decurionati ai figliuoli del povero, ma entro certi limiti. Il prodotto di questa retribuzione era ceduta parte al comune e parte a beneficio dell'istitutore, aggiungendovisi come soprassoldo; in tal modo ripartita, che fino a trenta allievi la somma era tutta devoluta al Comune, da trenta in poi era conceduta all'istitutore.

Non ho potuto trovare documento per giudicare quale effetto abbia avuto siffatta disposizione e sulla condizione de’ maestri e sul profitto degli allievi: ma sarebbe utile il tentarne la prova e per ispronare lo zelo degli uni e per accrescere il numero degli altri nelle scuole elementari pubbliche.

Finalmente perché i decreti non fossero parole, e non mancasse chi rispondesse della loro esecuzione nelle province e ne lontani Comuni commetteva ai Sotto Intendenti (Sotto Prefetti) il curare la fondazione di siffatte scuole, con l’obbligo di renderne conto ogni mese all’Intendente. Ma con questo decreto non si toglievano tutti gl’impedimenti che nelle province ritardavano o attraversavano la pronta diffusione della istruzione elementare ne’ Comuni, e massime ne’ rurali.

La Commissione incaricata del riordinamento della istruzione pubblica ben lo comprese, e ne propose i rimedi opportuni. La relazione presentata al 1811 dalla Commessione straordinaria merita di essere studiala per comprendere quali erano le idee che allora correvano intorno alle quistioni più importanti, e non ancora presso di noi risolute, sulla pubblica istruzione. Ne addurrò de’ brani, dai quali si potrà argomentare la sapienza di coloro che furono chiamati a Consiglieri del Governo in una opera di tanto momento (1).

«L’istruzione artificiale deve ordinarsi in modo che sia consentanea allo sviluppo naturale del nostro spirito. La natura in questo sviluppo segue un ordine, che è pericoloso turbare. I sensi e la immaginazione sono le prime a svilupparsi tra le nostre facoltà: siegue la memoria, l’ultimo è l’ingegno. Se voi turberete quest'ordine, stancherete l’ingegno con uno sforzo precoce, e soffocherete le altre facoltà, impedendone lo sviluppo. Crederete aver formato un letterato, ed avrete distrutto l’uomo.

» Evitare questo inconveniente è stato il primo scopo della Commessione: il primo dovere, che si è proposto, è stato quello di secondare la legge generale della natura: il secondo è stato quello di secondare le circostanze particolari della nostra nazione.

»Le scienze sono le stesse da per tutto, perché la verità è comune a tutti i popoli; ma il modo di stabilir l’istruzione deve esser diverso, secondo che son diverse le nazioni, perché diverso è il modo di far comprendere la stessa verità ad uomini diversi.

Si son messe a calcolo l’indole, le abitudini degli abitanti, le circostanze pecuniarie ec. Si è cercato avere il massimo effetto coi mezzi, che fossero al tempo i più efficaci ed i meno dispendiosi.

(1) Si vegga la collezione delle leggi sulla pubblica istruzione pubblicata per cura del Dicastero distruzione in Napoli 1861 a pagine 86, vol..

» L’istruzione deve esser comune agli uomini ed alle donne: lasciar queste ineducate è lo stesso che non volere aducare gli uomini. Le donne sono e saranno sempre le prime e le più potenti nostre educatrici. Ha educar le donne al modo degli uomini, sarebbe lo stesso che turbar l'ordine della natura; aducar le donne tutte allo stesso modo sarebbe lo stesso che invertire l’ordine della società. £ necessario che anche per le donne sianvi gradi diversi d’istruzione.

» L’istruzione è un bisogno di tutti i cittadini, di tutto lo stato: dunque deve essere accessibile a tutti. Deve perciò esser gratuita per tutti? No. Deve essere gratuita a tutti l’istruzione elementare, perché è necessaria ed utile a tutti. £ utile a tutti la secondaria e l’alta istruzione? Esse sono utili a colui il quale ha mezzi, onde sussistere e potersi dare interamente alle scienze; o a quello che dotato dalla natura d’ingegno trascendente, promette alle scienze, alle quali un impeto naturale lo chiama, nuova gloria e nuovi fonti di utilità allo stato. Se un altro al contrario, senza mezzi di sufficiente fortuna e senza ingegno, si destina alle scienze, le profanerà, cagionerà danno a se stesso ed allo stato, che per avere in lui un cattivo letterato perderà un utile cittadino. Che il governo dia l’istruzione gratuita all’uomo di molto ingegno e bisognoso, è giusto ed è utile: non la darà all’uomo ricco, perché sarebbe superfluo ed ingiusto: la darà forse a quell'altro di cui abbiamo parlato, ed a cui la prudenza pubblica e privata dovrebbe consigliare di tenersene lontano? L’istruzione dunque secondaria sarà pagata: sarà però pagata discretamente; perché la istruzione, anche non gratuita, deve essere sempre accessibile. Saranno esenti dal pagamento solamente coloro i quali, o per proprio ingegno diano grandi speranze alla patria o pei servigi resi dai loro genitori rappresentino sulla medesima grandi crediti.

» L’istruzione deve esser completa. La Commissione non si è occupata della sola educazione letteraria, ma anche della morale e politica. Solo non si è occupata della educazione religiosa, perché appartiene ai di lei ministri.

» L'educazione letteraria è inutile, quando non tende a formar buoni cittadini; e buoni cittadini non si hanno senza virtù politica. Per le infelici vicende alle quali questo Regno 6 stato soggetto, e per gli errori ed i pregiudizi, che di tali vicende sono sempre gli affetti più durevoli e più funesti, era estinto ogni amore delle arti, che si consideravano come vilissimo mezzo di sostener la vita della plebe; poche delle umane cognizioni promettevano ricchezze ed onori, onde esse sole erano coltivate: e coltivate senza modo, erano divenute cagioni di nuovi e più gravi mali.

» Le stesse vicende politiche avevano indebolito l’amor della patria; la trascuranza delle arti utili e delle arti belle avea estinto l’orgoglio nazionale, poiché non si è mai orgoglioso in faccia a coloro che sono nostri provveditori e maestri nostri. La nazione aveva ritenuto la sua naturale energia; ma erasi estinto ogni vero valore militare, il quale non è mai ove non vi è amor di patria, orgoglio di se stesso, abitudine a sostener le fatiche, che gli uomini per l’ordinario temono più dei pericoli, e ad affrontare i pericoli, che per l'ordinario si temono più da lontano che da vicino.

» Se istruir la nazione è lo stesso che educarla, facciamo che risorga lo studio e l’amor delle arti utili e belle; ne trarremo facilità maggiore di sussistenza e messe grandissima di gloria: la prima diminuirà i delitti che vengono dall’ozio e dalla miseria; la seconda c’incomincerà a restituire quella fiducia che dobbiamo avere in noi stessi. Educhiamo gli uomini alla morale, insegnandola dalla prima età, insegnandola in tutte le età, mostrandola in tutti i modi.

Avvezziamo i fanciulli alla emulazione, coi concorsi pubblici; avvezziamoli alla subordinazione, prima virtù di ogni cittadino, ed alla milizia con gli esercizi e le pompe militari, unite agli studi letterari. Perché separarli? Non è Minerva al tempo stesso la Dea della scienza e delle armi? Insomma non tendiamo a fare uno o due letterati; educhiamo la nazione intera, e rendiamola egualmente potente di senno, di cuore e di mano.

«Le scuole primarie pei fanciulli debbono insegnare a leggere, scrivere, le prime operazioni dell’aritmetica e la morale.

L’istruzione primaria deve essere gratuita.

L'istruzione primaria deve trovarsi in ogni angolo del regno. Invano si darà gratuitamente, se il cittadino per ritrovarla debba spendere del suo più di quello che gli costerebbe il pagarla.

L’istruzione primaria deve essere in ogni comune, ed a spese del Comune medesimo; il che vuol dire lo stesso che essere a spese dello Stato.

Ciascun Comune avrà un numero di maestri e di maestre, proporzionato al numero della popolazione.

Deve esservi l'istruzione primaria in tutti gli orfanotrofi. Diremo ancora di più: tutti gli fanotron, se non sono case di educazione, sono istituzioni pessime, le quali non conservano la vita ad un individuo, se non per condannarlo alla miseria ad all’obbrobrio: non conservano alla società un cittadino, se non per darle un misero o uno scellerato... Negli orfanotrofi dunque è necessità, che non solo vi sia l’istruzione primaria di tutto il popolo, ma che siavi anche qualche cosa di più; che vi sia una o più manifatture, le quali, mentre accrescano la rendita del luogo, servano alla istruzione degl’individui.

Tutto concorre alla istruzione del popolo. Una fabbrica, una manifattura, è per lui una scuola. Deve esser cura di chi avrà la Direzione di far si, che tutti i pubblici stabilimenti di tal natura, diventino utili alla istruzione. Ed a far ciò basta il volerlo.

«La mercede de’ maestri non sia fissa; ma che in parte sia premio della diligenza maggiore del maestro.

La ragione che a ciò ne ha mossi è la seguente. I metodi da tenersi per istruire i popoli debbono essere diversi, come sono diversi i popoli medesimi. La scienza è un bisogno, ma un bisogno che sente soltanto l’uomo già colto. Coloro i quali han detto che la curiosità era figlia dell’ignoranza, han pronunziato un assurdo. In una nazione già colta, se voi aprirete una scuola, tutti vi correranno; in una nazione incolta essa rimarrà deserta.

Difatti il Re Giuseppe decretò, che vi fossero de’ maestri in tutti i comuni. Qual n’è stato l’effetto? Niuno. E quale se ne poteva sperare? I fanciulli non vanno mai volontariamente alla scuola; le madri ed i padri non curano mandarveli, perché non ne conoscono l’utilità: i maestri non hanno premura di attirarli, perché a mercede uguale si calcola per guadagno la minorazione della fatica.

Allettiamo dunque i maestri, perché ricerchino gli allievi; allettiamo i fanciulli, perché corrano alle scuole, allettiamo i genitori, perché gl’inviino, ve gli spingano; e le scuole saranno piene. Ciò non costa fatica, se non per una sola generazione: i padri che san leggere vorranno che i figli lo sappiano egualmente.

Allettiamo i maestri, pagando loro una parte della mercede, in ragion del numero degli allievi che avranno istruiti in un anno; allettiamoli con la promessa di onori e di premi, in ragione di questo stesso numero;

ciò gl’impegnerà ad avere il maggior numero di discepoli possibile; molti ne otterrà per forza di amicizia, moltissimi per la forza dell’esempio.

Allettiamo finalmente i genitori. I premi per costoro debbono essere più solidi o quasi direi più interessanti.

1° Non è picciol premio la speranza, che se avranno un figlio di molto ingegno, questo sarà premiato dal governo.

2° Non abbiamo noi molti monti di maritaggi, i quali si dispensano indistintamente per sorte e tal volta per favore? A questi maritaggi, e ad altri premi simili, non si potrà concorrere se non dalle fanciulle, le quali sieno istruite. La prima premiata sarà la prima nel concorso. Questo è un favore, che pare dato alla sola donna. Ma io credo che, quando le donne saranno educate, sarà compiuta per metà la educazione degli uomini.

» Prima di terminare ciò che riguarda l’istruzione primaria, crediamo superfluo avvertire la necessità di un metodo normale, onde si possano istruire molti fanciulli al tempo stesso. Quello che era stato adottato tra noi era sicuro ne’ suoi effetti, ma forse troppo complicato ne’ suoi mezzi. Il definir la lettera dell’alfabeto coi caratteri di una figura geometrica è lo stesso che voler parlar troppo alla ragione e poco ai sensi; mentre i fanciulli han mollo senso e poca ragione. Del resto non sarebbe difficile o rendere più semplice quello stesso o inventarne un altro

Quando la Direzione della istruzione pubblica avrà scelta e stabilita una norma obbligherà ad apprenderla tutti i maestri della Capitale e delle città principali delle province: essi l'apprenderanno in tre mesi. In tre altri l’apprenderanno da costoro o maestri delle picciole terre, senza essere costretti a venire nella Capitale. Operiamo sempre coi mezzi del pari semplici e poco dispendiosi: è il metodo della natura».

Queste idee che sessant'anni fa governarono la Commissione nel formare la legge sulla istruzione primaria, hanno ancora oggi tutto il loro valore; anzi alcune non per ancora sono state messe in atto, quantunque comunemente si tengano per vere ed utilmente pratiche: tanta era la sapienza e la dottrina di coloro che furono eletti a membri di quella Commissione.


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Nè minore maraviglia fa a leggere quello che si trova scritto in quella relazione intorno all’insegnamento secondario. Pare di essere nel 1871 piuttosto che nel 1811; tali quistioni vitali sono toccate e con tanto senno risolute. E pure allora non si erano sperimentati tutti i metodi, né le dottrine pedagogiche erano comuni presso di noi.

Raccolgo i principi da loro accettati, perché se volessi citarne de’ tratti dovrei tutta trascrivere la relazione.

La istruzione mezzana abbraccia e coloro che intendono di salire sino alla più alta cima del sapere umano o coloro che, contenti d’istruirsi più del volgo, intendono ritornarsene alle loro case ed attendere ai loro affari. Onde bisognerebbe dare al primi nuovi mezzi e più efficaci a sapere; ai secondi cognizioni utili ad agire. Di qui il programma proposto a questo secondo grado d’istruzione; non più sole lingue antiche, ma insieme la lingua nazionale e le moderne, non studio solo delle parole ma eziandio delle cose, non più sola istruzione classica, ma eziandio reale. Nelle istituzioni antiche si consumava tutto il tempo nello studio delle scienze di mezzi, e trascuravano tutte quelle di fine.

La lingua italiana fondamento dell’insegnamento letterario. Il linguaggio non è solamente la veste delle nostre idee, ma n’è anche l'istrumento. Perciò le lingue non si possono apprender bene per via di grammatica e di vocabolari; ma per la lettura e la retta imitazione de' classici. Tutte le lingue hanno un organismo comune, il quale dipende dalla natura comune delle menti umane. Onde il sapere bene la propria lingua e vivente rende più facile lo studio delle lingue morte. L’istruzione della propria lingua essendo divisa in teoria e pratica, bisogna che l’insegnamento della parte teorica sia quanto più si possa comune alle altre lingue.

Dopo lo studio della lingua, le cosi dette Belle Lettere; le quali, a volerle definire, sono destinate allo studio dell’eleganza di una lingua. E questo studio deve farsi non nei trattati di poetica e di rettorica, ma nella lettura de' classici italiani, latini e greci; la qual lettura sarà continuata, con i più utili esercizi, per tutto il tempo che dura il corso secondario.

La Geografia e la storia non possono mancare nella istruzione secondaria. Sono studi propri de’ giovani, perché contribuiscono a formare il loro spirito ed il loro cuore. Ma la storia deve essere collezione di fatti e non di riflessioni. Se fate che le riflessioni precedano i fatti, voi non date più storia, ma ragionamenti sulla storia; e siccome la storia tiene nelle cose morali il luogo della esperienza, voi rassomigliate ad un maestro di fisica, il quale invece di esperienza dia sistemi.

La geografia, la storia e la cronologia debbono formare uno studio solo; separate diventano inutili.

La Matematiche, sino ad un certo grado, debbono far parte dell’istruzione secondaria. Nell’insegnamento di questa scienza si congiunga la sintesi all'analisi.

Se l’analisi è più utile alle scoperte matematiche, a formare la mente de' giovani è più utile la sintesi.

La Fisica, la Chimica e la Storia Naturale, sebbene non si possano studiare perfettamente che nella Università, pure non si debbono eliminare dalla istruzione secondaria, affinché i giovani ne prendano presto il gusto e l’amore. Ma si raccomanda la parte dimostrativa e sperimentale accanto alla teorica ed astratta.

Alla Filosofia razionale e morale si assegnava più larga parte, che ora non si crede necessaria in questo grado d'istruzione. Ha si danno utili massime intorno al metodo di studiare la logica fondandola sulla osservazione delle operazioni del nostro spirito, e la morale, dimostrando come il problema dell’etica non può scompagnarsi dalle altre conoscenze che riguardano le leggi dello spirito e del corpo e le eccezioni che queste leggi generali soffrono in ciascun individuo, età, temperamento, abitudini e che so io.

Queste materie formavano il programma obbligatorio per la istruzione secondaria.

Ma si aggiungevano altre cognizioni di utilità comune e che servir doveano più a beneficio delle arti che alla educazione de’ giovani — Cosi era l’insegnamento della Igiene, mirante alle varie condizioni delle province, un corso di geometria pratica, di meccanica e chimica applicata alle arti, e di ornato per uso degli artisti; e finalmente delle lezioni di agricoltura pratica ne’ giorni festivi date nell’orto agrario, annesso ai Licei, ad istruzione de’ contadini.

In tal guisa non solo si congiungeva la istruzione scientifica con la letteraria contra l’usanza comune alloro seguita nella istruzione secondaria, ma alla istruzione classica si aggiungeva qualche insegnamento tecnico e reale. Il che allora ero un grandissimo progresso.

Il programma era troppo ampio; ma si doveva compiere per gradi, i quali erano il Ginnasio ed il Liceo. Nel primo si dovea insegnare lingua italiana, ialina e greca, la geografia e la storia, l'aritmetica, la geometria ed i primi elementi della storia naturale; nel secondo Letteratura antica e moderna, il resto della parte scientifica sopra indicata e la lezione delle arti.

Il Liceo dovea aver sede nel capo luogo della provincia, i ginnasi in qualunque parte, ma a spese o de’ comuni o dei privati.

Però la istruzione secondaria sarebbe distinta dai Collegi per renderla accessibile al maggior numero. Si conservavano i Collegi, come eccezione non come regola, ma entro certi limiti e sempre subordinati alla istruzione. Il Collegio non sarebbe che un convitto; il quale potrebbe essere in tutti i ginnasi. Ha il Collegio non avrebbe scuole separate: i convittori dovrebbero ricevere l’istruzione da quello stesso ginnasio o liceo da cui la ricevevano tutti gli altri cittadini.

Affinché poi per un programma cosi vasto e vario non si perdesse di mira lo scopo finale al quale dovea mirare la istruzione secondaria, la Commissione osservava quanto segue:

«L’educazione ben diretta non ba tanto di mira d’insegnare una o due idee positive di più o di meno, quanto d’ispirare l’amore di una scienza, e dare alla mente un'attitudine maggiore a comprenderla: quasi diremmo, che non si tratta di formare un libro, ma un uomo; giacché ad un libro rassomiglia un uomo meramente passivo; mentre al contrario ii carattere della mente è quello di essere attiva, creatrice, capace di formare le sue idee, ordinarle, saperle insomma dominare in tutti i modi e signoreggiare.

Nè meno vasto e degno di essere consideratamente studiate era il disegno per il riordinamento degli studi universitari, ma non entra nell’intendimento di questo lavoro il parlarne. Nè parlerò delle scuole speciali, dell'istituto d’incoraggiamento, della scuola di arti meccaniche, delle scuole di belle arti, le quali tutte furono coordinate in questo vasto piano d’istruzione, il quale abbracciava tutte le parti dell’umano sapere e dell’agire seguendo l’esempio de’ Pittagorici, che niuna parte della vita umana escludevano dalla pubblica istruzione.

Toccherò invece della parte amministrativa della pubblica istruzione. La Commissione nel suo disegno metteva per condizione che l’ordinamento della istruzione in tutto il regno dovea avere la possibile maggiore uniformità, ma non tale che impedisse la libertà ragionevole ed il progresso delle scienze. Ad ottenere questo supremo risultato si stabiliva una Direzione generale di pubblica istruzione, la quale mentre dirigesse tutte le opinioni, non ne professasse niuna. Il Direttore farebbe parte del Ministero dell’interno, affinché per mezzo degl’intendenti e Sotto Intendenti avesse potuto distendere la sua azione fino ai Comuni più lontani. La Direzione centrale perché potesse adempiere il grave e vario incarico di dirigere tutti gli studi, vegliare sull’adempimento della legge e de’ regolamenti, promuovere e Professori e Maestri, preparare i libri, amministrarci beni appartenenti alla istruzione avea bisogno di un consiglio che l’aiutasse in cosi importanti funzioni. Il Consiglio era composto di Consiglieri ordinari e straordinari, de’ quali parte professori della Università e delle persone idonee elette acconciamente. La nomina de’ Maestri e delle Maestre elementari apparteneva ai Municipi ed agli amministratori di Orfanotrofi, però il permesso d’insegnare ai proposti veniva conceduto dal Rettore del Liceo nel cui distretto era sita la scuola, il quale ne dava poi contezza all’Intendente ed alla Direzione generale.

Si sarebbero fondate una o più scuole normali centrali, ove avrebbero potuto venire ad istruirsi gratuitamente coloro che aspirassero a divenire maestri delle scuole elementari. I Professori de’ Ginnasi, i quali erano comunitativi o privati, potevano essere presentati dai fondatori stessi, ma doveano avere le qualità richieste dalla legge ed essere autorizzati dal Direttore Generale. I Professori de’ Licei poteano essere scelti trai più meritevoli appartenenti ai ginnasi, ovvero tra le persone più degne, presentate dalia Direzione generale; ed uno tra essi, dietro una proposta tripla, fatta dagli stessi professori del liceo, sarebbe stato eletto a Rettore dalla Direzione Generale. Negli uni e gli altri istituti in ogni anno sarebbero stati esami pubblici e premi.

I professori privati non avrebbero potuto insegnare senza la debita approvazione. Nè si sarebbero permessi altri libri elementari che non gli approvati dalla pubblica autorità; i quali sarebbero ogni anno riveduti ed emendati secondo il progresso degli studi.

Si stabilivano finalmente i gradi accademici detti l’approvazione, la licenza e la laurea, designandone il modo di conferirli e ponendone l’obbligo ai diversi professori.

Queste in generale erano le idee manifestate dalla Commessione deputata di presentare il disegno generale del riordinamento della Pubblica Istruzione. Ma non tutte furono sancite nel Decreto organico fatto per Gioacchino il di 29 Novembre 1811.

Per esso si pose la istruzione pubblica sotto la vigilanza e protezione dei Governo. Si stabili un Direttore generale della pubblica istruzione, dipendente dal Ministro dell’Interno, e se gli affidò il governo della pubblica istruzione, con l’obbligo di riferire ogni anno sullo stato della istruzione e sui miglioramenti da introdurre.

Per la vigilanza della istruzione primaria e secondaria delle province, per dare gli esami ne’ licei e ne’ collegi con tutta quella solennità e severità che bisognava e per proporre i premi con tutta la giustizia e la imparzialità dovuta si creò una istituzione nuova detta Giurì, diviso in tre sezioni, lingue, scienze e lettere. I membri sarebbero più o meno secondo i bisogni delle province, con un Presidente e un vicepresidente, oltre dei propresidenti che rappresenterebbero il presidente, ove fosse necessario.

In Napoli si stabilirono due giuri, l’uno per giudicare le composizioni degli alunni, relative alle lettere e alle scienze, mandate dai diversi Rettori degl’istituti governativi ai tempi fissati, e l’altro per esaminare tostato di contabilità degli stabilimenti pubblici d’istruzione.

I tre presidenti dei giuri residenti in Napoli costituivano il Consiglio del Direttore Generale.

Non si accettarono le proposte sulla istruzione primaria, e vennero confermate le disposizioni contenute nel decreto dei 15 settembre 1810. Per la istruzione secondaria si ammisero i due gradi proposti, de’ quali l’inferiore era costituito dai Collegi ed il superiore dai Licei. Ma nel programma degli studi si seguitò l’antica partizione di grammatica, umanità, rettorica e poesia.

Se non che in ciascuna divisione regionale, onde era partito il Regno, doveano essere quattro Licei, e di essi quale dovea avere, oltre il grado inferiore, un certo allargamento negli studi di lettere, quale nelle scienze matematiche, quale una istruzione di medicina e quale di giurisprudenza.

I Seminari furono lasciati alla totale dipendenza dell’autorità de' vescovi, salvo l’obbligo di seguire i regolamenti ed i libri assegnati per la istruzione secondaria.

Si accettarono i gradi di ciascuna facoltà, e si promise un regolamento per determinare il modo di conferirli o le professioni per il cui esercizio si richiederebbero.

Se tutte le riforme proposte non vennero attuate, pure qualche miglioramento si ottenne. L’amministrazione fu meglio ordinata, in modo che l’azione del Direttore potesse giungere sino all’estreme parti del Regno. La istituzione del Giuri se non era di molta efficacia a promuovere la istruzione primaria, poiché il Presidente, occupato per la istruzione secondaria, non poteva visitare tutti i comuni e vegliare sull'andamento delle scuole elementari, era però un primo passo al dicentramento dell’amministrazione. Se non si provvide alla fondazione delle scuole normali per l’educazione sia de’ maestri elementari sia de’ professori della istruzione secondaria, si stabilirono i cosi detti gradi delle facoltà, per mezzo de’ quali si veniva ad ordinare una certa abilitazione legale per l’insegnamento.

In fatti nel Regolamento intorno alla collazione de’ gradi fu stabilito, che per essere istitutore nelle scuole primarie era richiesto il primo grado, che dicevasi approvazione; e per divenire professore de’ collegi e delle scuole private mezzane, il secondo grado detto licenza; per divenire professore de’ licei e delle scuole speciali, il terzo grado detto laurea.

Questi gradi si conferivano dalla Università degli studi di Napoli. Però gli esami di approvazione in lettere si potevano fare in provincia in presenza di commessioni straordinariamente nominate dal Presidente del giuri, le quali doveano essere approvate dal Direttore Generale. Gli aspiranti a questo grado doveano presentare il certificato de’ professori presso i quali aveano fatto i loro studi. I verbali di esame e le risposte in iscritto doveano essere rimessi alle facoltà corrispondenti della Università, e le cedole erano spedite dal Direttore Generale in seguito al rapporto favorevole della facoltà intorno agli esami sostenuti.

La Licenza e la Laurea si conferivano in seguito di un esame e per iscritto e verbale dato in presenza di quella facoltà della Università cui competeva; ma gli aspiranti non potevano esservi ammessi senza un certificato legale di aver fatto gli studi corrispondenti o nella Università o in qualche Liceo. I Diplomi erano dati dal Direttore Generale. Per essere ammessi all’approvazione nelle scienze matematiche e fisiche, bisognava aver prima ottenuta l’approvazione per le lettere e filosofia; per essere ammesso alla licenza bisognava avere conseguita l’approvazione nella propria facoltà ed avere assistito per un altro anno agli studi della Università; per essere ammesso all’esame di Laurea bisognava avere ottenuto almeno da un anno il diploma della Licenza. Infine si stabiliva il modo, il tempo e l’ordine di siffatti esami.

Di che si scorge che la idoneità de’ maestri elementari e de’ professori era in parte garantita da questo regolamento, sebbene si fosse provveduto alla cultura di essi e non alla parte pratica dell’insegnamento. Per insegnare con arte e con profitto non bastava un certo grado di coltura, bisognava anche istruzione ed educazione ordinata all’esercizio del magistero. Senza un corso di metodica, od una lunga pratica in qualche scuola, l’arte dell’insegnare non si poteva apprendere.

Oltre a questo si provvedeva all’abilitazione de’ maestri elementari; ma nulla si disponeva per certificare la cultura delle maestre delle scuole femminili. Nel regolamento non si fa cenno degli esami che dovessero sostenere le maestre per ottenere l’approvazione. Nè è da supporre che queste dovessero sostenere gli esami di latino, come era ordinato ai maestri.

Con tutti questi inconvenienti messo in opera questo ordinamento scolastico produsse utili e salutari effetti, mercé la sapienza e l'operosità della persona che fu eletta a Direttore generale della istruzione e la solerte ed intelligente cooperazione dei Giuri che in ciascuna provincia intendeva alla buona disciplina ed alla buona istruzione dei Licei e de' Collegi, e de’ Delegati che in ciascun circondario (mandamento) visitavano le scuole primarie e invigilavano sulla condotta dei maestri e sull’operato de’ Sindaci.

Basta solo gittare uno sguardo sui decreti fatti dal 1812 sino al 1814 per certificarsi, come in questo tempo si adoperò ogni mezzo e per dare indirizzo e compimento alle istituzioni già esistenti, e per aprire nelle province i licei ed i collegi decretati e diffondere In ogni comune la istruzione elementare e ne’ centri più importanti l’istruzione secondaria, e per fondare novelle biblioteche a beneficio degli studiosi, e per favorire lo studio delle belle arti sia con concorsi per opere teatrali sia con la istituzione del pensionato de' pittori in Roma, e per invigilare sull’istruzione secondaria e primaria, assegnando spese di giro ai presidenti e propresidenti incaricati della visita de' collegi reali, de’ licei e delle scuole primarie, e finalmente per educare e preparare nella scuola normale superiore fondata in Napoli degni professori di Collegi e di Licei.

Delia quale istituzione è utile fare particolare menzione.

In quei tempi gli studi classici non attiravano molto l’amore de’ giovani, che si davano a preferenza alle scienze fisiche e matematiche, come fonte di maggiori lucri e via a più alti onori. Di qui il difetto di buoni professori di lettere greche e latine ne’ licei, quantunque in Napoli vivevano uomini che per dottrina e purità ed eleganza di scrivere in latino si mostravano degni seguitatori della scuoia del Mazzocchi, de’ Martorelli e degl’Ignarn. A riparare a questo difetto si stabili un pensionato nel Collegio del Salvatore, nel quale sarebbero stati mantenuti a spese del governo tutti i giovani che negli esami finali dati ne’ Collegi reali e nei Licei dinanzi ai Giuri avessero dato pruova di maggiore profitto negli studi classici e mostrassero attitudine all’insegnamento. Questo pensionato si apri con trenta giovani in tal modo scelti dalle diverse province del Regno; i quali sotto la direzione di un dotto sacerdote francese, per nome Bonefont, che avea cura della loro educazione morale e della disciplina interna, ebbero luogo separato e vestito diverso dagli altri convittori del Liceo del Salvatore. I professori erano Vincenzo Rinaldi, dottissimo in cose latine e scrittore elegante, il quale esercitava i giovani nella lettura de' classici latini e greci e nella composizione, ed il Professore di Poetica e Mitologia nella Università di Napoli, il Sacerdote Nicola Rossi, il quale non meno facile e purgato scrittore ma superiore in critica letteraria e di cultura, intendeva a formare il gusto degli allievi con l’esame critico delle opere classiche e con opportuni raffronti de’ principali scrittori delle tre letterature, latina, greca ed italiana. Due volle l’anno i giovani doveano dare saggio de’ loro studi dinanzi al Giuri di Napoli, dei quali era parte il Canonico Ciampitti, troppo rinomato presso di noi per le sue scritture latine; ed il saggio consisteva in un comento sopra un tratto di qualche classico, ed in una scrittura latina sopra un argomento dato dalla Commessione. Non per tanto questi alunni doveano prendere i gradi accademici secondo il regolamento, e non poteano essere adoperati nelle Cattedre de’ Licei e de’ Collegi se non fossero muniti del grado accademico ordinato dalla legge.

Nell’entrare in questa scuola normale i giovani sottoscrivevano una speciale obbligazione presso il Ministro per servire dieci anni consecutivi nell’insegnamento pubblico governativo; e non era loro data facoltà di poter concorrere ad altri impieghi pubblici, se non quando fossero stati dal Ministro dispensati dall’obbligo contratto.

Questo in breve era l’ordinamento della scuola, la quale avrebbe dato certo ottimi e valenti professori di letterature classiche se avesse avuta più lunga vita. Ma caduto il Governo Napoleonico caddero pure questa ed altre benefiche istituzioni che erano sostenute a spese governative; e se non fu distrutto quanto erasi fatto a beneficio della istruzione pubblica, mancò quell’impulso potente che muoveva dal Governo e dava moto alle province ed ai comuni, e quello spirito operoso di riforme che dava vita alle vecchie istituzioni e creava delle nuove in tutto il vasto campo nel quale poteva applicarsi l’ingegno napoletano, cominciando dalle scienze pure e discendendo alle arti di applicazione.

Prima di chiudere questo periodo di tempo mi piace addurre quei dati statistici che trovo nel rapporto generale che verso il 1814 faceva al Ministro il Direttore Generale della istruzione pubblica, dai quali si può argomentare il progresso che la istruzione elementare fece in cosi breve tempo (1).

Istruzione Elementare. — Le Scuole maschili esistenti nel 1814 erano 3000; le quali ne’ piccoli comuni e ne’ rioni dipendenti da’ comuni maggiori erano affidate ai parrochi, ne’ comuni di 3. classe erano fornite di un solo insegnante e ne’ comuni di 2. e 1. classe di due insegnanti. Gli alunni maschi che in quell’anno fecero gli esami in tutte le scuole primarie del Regno furono più di 100,000. Il numero degli allievi era venuto da due anni notevolmente aumentando in forza delle savie leggi e della prosperità pubblica cresciuta sotto un governo tanto provvido e studioso del pubblico bene.

— Le scuole femminili aperte sino al 1814 erano 1061, servite da altrettante maestre e frequentate da 25,000 fanciulle. Maggiori difficoltà s'incontrò e nel trovare maestre idonee e nel vincere la opposizione e la inerzia de’ genitori a mandare a scuola le loro fanciulle. E nella relazione il Direttore sperava che le scuole femminili quindi a poco non sarebbero state minori delle maschili, perché le maggiori difficoltà erano già superate, ed ogni anno si venivano educando fanciulle atte a divenire maestre.

In Napoli poi erano state aperte in quell’anno 24 scuole primarie, servite da 48 maestri, e sparse in tutta la città, affinché i fanciulli avessero potuto più agevolmente usarvi. Più di 2000 allievi aveano sostenuti gli esami in queste scuole, ed il Giuri avea sperimentato il rapido e notevole profitto fatto dagli allievi in quell’anno scolastico. Onde il Direttore confidando nella efficacia del governo e nella buona corrispondenza del popolo, abbandonava l’animo a liete speranze con queste parole.

» Fra breve non sarà più rimproverata al vivace e buon popolo napoletano quella ignoranza, che pur non derivava dal suo genio natio ma dal difetto delle instituzioni. Sparirà di breve quella troppo marcata distanza che osservasi fra l’infima e la classe media degli abitanti della Capitale; e questo popolo naturalmente energico, arguto, sagace profitterà delle generose cure del Governo, e potrà gareggiare e vincere nella dolcezza de' costumi e nella urbanità delle maniere quelli delle più colte città e d’Italia e d’Europa».

(1) Relazione del Cavalier Galdi, Direttore Generale della Pubblica Napoli 1814.

Ma queste liete speranze rimasero senza effetto, perché la Restaurazione Borbonica, sebbene meno feroce della prima, se non potè direttamente distruggere tante utili istituzioni, cercò indirettamente combatterle, viziandone lo spirito e guastandone la natura. — Il Governo Francese avea lasciato un sistema ordinato di amministrazione scolastica, nel quale vi era unità d'indirizzo, che partendo dal Direttore, per mezzo dei Presidenti e propresidenti, si comunicava in tutte le province, e per mezzo de' Delegati di Circondario (Mandamento) si distendeva sino agli ultimi municipi e villaggi. Erano stati determinati i vari gradi d’istruzione, regolate le loro funzioni, proposti i libri necessari, provveduto all’amministrazione. Entro questo vasto corpo si era infusa una vita operosa, destata dall’amore del sapere, fomentata dalla emulazione saviamente eccitata e diretta ad utile scopo: poiché il Governo inteso a favorire tutti gl’ingegni e ad onorare tutte le virtù poneva ogni cura nell’invigilare sugli esami di promozione, e nel premiare i giovani che tra gli altri primeggiassero. Il premio non erano fregi ordinati a sola vanità, ma beni reali e di non piccolo valore; i giovanetti delle scuole primarie in premio conseguivano i posti gratuiti ne’ licei, ne’ collegi reali; gli alunni dei collegi e de’ licei a spese del governo erano educati in quella professione alla quale avessero naturale inclinazione. E questa era la leva più potente per rialzare l’ingegno e per vincere l’inerzia naturale ai popoli meridionali.

Ora Ferdinando al primo ritornare che fece in Napoli, quasi non esistesse verun ordinamento scolastico, e a suo grado cancellar potesse dalla storia t dieci anni del Governo Francese, nominò una Commessione di Pubblica Istruzione, alla quale diede l’incarico di presentare un disegno generale d’istruzione, quale risulti che la gioventù alimenti e conservi i puri sentimenti per la nostra Cattolica Religione, conosca ed esegua % doveri che legano i cittadini allo Stato, e che corra e profitti nella lodevole carriera delle lettere e della scienza. Queste parole dichiarano appieno l’intendimento nascosto della Restaurazione.

In fatti le scuole primarie erano affidate tutte ai preti, ai quali si assegnava la indennità di ducati 60 (lire 255) all’anno da prelevarsi dai fondi comunali della pubblica istruzione. Questi preti, senza esame, venivano destinati all’insegnamento elementare, nelle scuole della Capitale, dalla Commessione d’istruzione dietro la proposta dell’Ordinario, e nelle province dai Vescovi o dai parrochi. La scuola era regolata dalla parrocchia, ed era collocata o ne’ Monasteri soppressi o nelle sagrestie delle Chiese parrocchiali o nelle Cappelle.

I Parrochi erano gl’ispettori nati delle scuole. I Decurionati avrebbero potuto invigilare sulle scuole, ma ne doveano riferire agli ordinari. Tutte le scuole si ponevano sotto la dipendenza del Vescovo. Non per tanto il Presidente della Commessione avrebbe avuto un numero d’ispettori che visiterebbero le scuole, riferendo sullo stato di esse.

L’unica disposizione lodevole che sì fece fu l’avere imposto l’obbligo di presentare certificato di assistenza alle scuole elementari ai giovanetti per potersi addire ad un’arte, ed alle donzelle per godere delle beneficenze sovrane e concorrere ai maritaggi.

Aboliti i Giuri di esame, di revisione e di contabilità, furono eletti degl’ispettori Generali, i quali nelle loro missioni straordinarie avrebbero curato l’osservanza della legge e de’ regolamenti ne’ Licei, ne’ Collegi e negl’istituti privati.

In tal modo ad una Commessione permanente degli uomini più riputati di ciascuna provincia che esercitavano una vigilanza assidua sull’andamento della istruzione secondaria e primaria, si sostituiva la visita rapida straordinaria di un solo, il quale tra perché nuovo della provincia e perché breve tempo poteva fermarvisi non poteva nò tutto osservare né delle cose esattamente giudicare. Onde avveniva che siffatta ispezione prendeva di mira più la contabilità e l’amministrazione economica che l’ordinamento degli studi e la condotta de’ Professori.

Alla Istruzione secondaria fu dato altro ordinamento. Il Convitto divenne principale e la istruzione accessoria. Limitate le piazze franche e non più date a premio di maggiore diligenza negli studi e di migliore profitto, ma a favore ed a guiderdone de’ servigi politici. Gli esterni non furono ammessi alle scuole per diritto, ma a beneplacito del Rettore, e non in tutte le classi. Il Rettore non più eletto trai professori, ed anziché uomo di studi ed il più valente tra gl’insegnanti, dedito all’amministrazione economica e ligio al potere, li sistema degli esami mutato del tutto, e la prova divenuta più una semplice ripetizione delle cose imparate che un reale esperimento della intelligenza accresciuta e del sapere acquistato. Il convitto ordinato come un noviziato di frati, e la educazione più ecclesiastica che civile.

Fu anche viziato il regolamento della collazione de’ gradi dottorali. Lasciando stare che il modo di fare gli esami non offriva tutte le guarentigie necessarie e che le difficoltà dell'esperimento erano state scemate, si stabili che i professori dei licei, de’ collegi e delle scuole secondarie, che non erano muniti di licenze odi lauree corrispondenti, potevano essere abilitati a provvedersi delle dette carie autorizzanti definitive, anche senza esame e pagando la sola metà del dritto. Sebbene si fosse confermato l’obbligo che gl’istitutori elementari dovessero munirsi della cedola in belle lettere, i professori de’ collegi e delle scuole primarie della licenza ed i professori di Liceo della laurea; pure con la precedente disposizione si pensò più ad incassare i diritti di esame, che a sperimentare la idoneità ed il sapere degli aspiranti ai gradi accademici.

L’insegnamento privato fu eziandio ristretto nella sua libertà, e sottoposto a parecchie condizioni e certe limitazioni. Gl’insegnanti doveva essere forniti di carta di abilitazione secondo il grado d’insegnamento. Anche le donne, quando dovessero insegnare grammatica e letteratura italiana o scienze, dovevano prendere il grado dottorale nella Università. Il programma degli studi doveva essere approvato dal Presidente della Commessione, ed i libri di testo dovevano essere possibilmente gli approvati per le scuole governative. V insegnamento di religione era obbligatorio. Gl’istituti privati erano soggetti alla ispezione governativa. Il permesso era sottoposto ad una tassa, e ogni anno si aveva a rinnovare.

Queste furono le principali disposizioni emanate, ne’ primi tre anni della Restaurazione, intorno alla istruzione primaria e secondaria, le quali vennero a soffocare quella vita che era stata infusa dal Governo precedente. Ha il desiderio della istruzione non fu spento ne’ popoli, e la Commessione fu tratta a continuare l’opera del caduto governo, fondando scuole secondarie in diversi comuni delle province, aprendo i Collegi già stati decretati ed istituendo scuole speciali.

E nel 1819 formò un Regolamento nuovo per le scuole primarie, col quale si ritornava in vita parte di quelle disposizioni liberali che erano contenute nel Regolamento di Gioacchino. Le principali sono le seguenti.

I maestri sarebbero stati proposti dai Decurionati, secondo la legge Comunale; ed il Presidente della Pubblica Istruzione non poteva scegliere che uno della terna giudicato più meritevole. Nell'Istruire si preferiva la forma del mutuo insegnamento; ma dove non si poteva introdurre ancora questa foggia d’insegnare si stabiliva il metodo normale. Per le scuole feminili si lasciava il metodo normale. Ma dove si seguitasse questo metodo e si trattasse di una città di 1 e 2 classe le scuole sia maschili sia feminili doveano essere affidate a due insegnanti.


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Si cercava di rialzare la dignità del maestro elementare con promettere preferenza sia nella scelta de' professori per gli stabilimenti Reali di pubblica istruzione sia nell’ufficio di Ispettori.

Si creavano gl’Ispettori Distrettuali per ciascuna provincia e gl’ispettori Circondariali per ciascun Mandamento. Questi esercitavano il loro ufficio gratuitamente, quelli con lo stipendio di ducati settantadue all’anno (lire 297,50). Gl’Ispettori aveano l’obbligo di visitare tutte le scuole primarie poste nella propria circoscrizione, stabilire l’orario, vegliare sulla condotta degl’insegnanti, dirigere la istruzione ed assistere agli esami. Perciò gl’ispettori dovevano essere istruiti del metodo di mutuo insegnamento.

Gl’Ispettori di Circondario due volte l’anno avrebbero mandati gli stati delle scuole agl’ispettori Distrettuali, e questi altresì due volte l’anno al Presidente della Pubblica Istruzione. I Sindaci e i Decurionati avrebbero esercitata la loro vigilanza sulle scuole dell’uno e dell’altro sesso, e non avrebbero pagato stipendio ai maestri ed alle maestre, se prima gl’ispettori non avessero certificato io zelo e l’esattezza degl’insegnanti. Nelle scuole feminili non era esclusa la superiore vigilanza de’ Vescovi, quantunque avessero la stessa ispezione che le scuole maschili. Le classi, la estensione dell’insegnamento e la natura de’ libri di testo non erano per nulla mutate. Finalmente si rendeva obbligatoria la istruzione, ingiungendo che quale volesse imprendere ad esercitare un'arte avrebbe obbligo di presentare la matricola d’iscrizione nelle scuole primarie, e di sapere leggere e scrivere, le prime nozioni di aritmetica e il catechismo di religione e dei doveri sociali. Per le scuole feminili oltre alla parte comune con le scuole maschili, si stabiliva chele scuole tenute da religiose ne' luoghi di ritiro sarebbero riguardate come secondarie ed obbligate a dare maggior larghezza all’insegnamento. Nelle scuole primarie oltre alle arti donnesche si sarebbe insegnato leggere, scrivere e far di conto, il catechismo religioso, il catechismo de’ doveri speciali delle donne secondo il loro diverso stato, ed il catechismo di economia domestica.

Le maestre sarebbero state istruite nel metodo normale, e la Commessione di Pubblica Istruzione avrebbe curata la esecuzione di questo articoloYi sarebbe stato un esame pubblico anche per le fanciulle, si sarebbero dati premi ed alle allieve ed alle maestre. Niuna donzella poteva godere nessun legato pio né concorrere al sorteggio dei maritaggi, senza presentare la matricola di assistenza alle scuole.

Dopo tre anni di reazione è questo il primo segno di libertà. £d era un gran passo al miglioramento della istruzione popolare l’aver dato ai decurionati il diritto di nomina degl’insegnanti, l’aver tolto ai preti il privilegio esclusivo di essere i maestri, l’aver divisa la scuola dalla parrocchia e sostituita la vigilanza degl’ispettori a quella de’ parrochi e de’ vescovi.

Egli è vero che non si era pensato ancora al modo di educare gl’insegnanti, che la Ispezione non poteva riuscire efficace quando le spese di visita erano negate agl’ispettori del Circondario ed erano parte dello stipendio assegnato agl’ispettori Distrettuali, e che l’approvazione de’ maestri e delle maestre riservata ancora alla Commessione Centrale dovea ingenerare ritardi e lentezza. Ma a queste cose si sarebbe forse rimediato, quando si fosse entrato con retto intendimento nella nuova via. Ed il Presidente della Commessione della Pubblica Istruzione, dopo un anno di esperimento faceva altre proposte di miglioramento. Ma la rivoluzione del 1820 impedì che l’opera fosse compiuta. Così per la seconda volta il progresso della istruzione popolare fu arrestato ed impedito, quando già le istituzioni migliorate stavano per dare quei frutti che solo dal tempo e dall’esperienza si possono sperare.

Prima di passare al periodo posteriore della storia della istruzione sarà utile riferire i dati statistici che il Presidente della Commessione adduce nella sua breve relazione sul progresso della istruzione dal 1815 al 1820 (1).

Le scuole primarie maschili, secondo questo documento, in tutto il Regno nel 1820, erano 2612 e gli scolari 54226.

Le scuole primarie femminili erano 833 e le allieve 21386.

Sicché paragonando queste cifre con quelle recate dal rapporto del Direttore Generale fatto nel 1814, si trova una grandissima diminuzione di scuole e di scolari.

Nella istruzione secondaria per contrario si era di molto progredito. Oltre alla fondazione di tutti i Collegi Reali nelle province ove non si erano ancora aperti ed alla istituzione de’ quattro Licei principali con alcune cattedre universitarie, le scuole secondarie che nel 1815 erano appena 15 nel 1820 salirono a 55, cioè 17 di Agricoltura e le altre, parte di Belle Lettere e parte di Scienze.

E nelle stesse scuole primarie si cominciò ad avere maggior cura del metodo d'insegnamento. La Commessione accettò la forma del mutuo insegnamento; ed eletto a Direttore di detto metodo l’abate Mastroti, stabilì nel locale di S. Brigida in Napoli una scuola modello, la quale diede felici risultati. A mano a mano se ne aprirono altre due in Napoli ed altre in alcuni capi luoghi delle province, avendo la Commessione fermato di venire a mano a mano sostituendo il metodo lancasteriano al normale usato precedentemente, come i maestri si fossero fatti esperti di questa forma d’insegnamento e le Deputazioni Provinciali avessero somministrati i fondi per le spese di prima fondazione.

Nè la parte eletta del popolo rimaneva estranea a questo movimento. Gli uomini più dotti di questo tempo non isdegnarono di fare subbietto della loro meditazione l’ordinamento della istruzione popolare, di esaminare con i principi della scienza i vari metodi adoperati nelle scuole primarie, dì rendere di ragion pubblica tutte le nuove idee pedagogiche seguite presso altre nazioni più colte di Europa, ed in tutti ì libri di questo genere spira tanto affetto per la fanciullezza e tanto amore verso i figliuoli del popolo, si trova tanto senno e tanta esattezza d’idee, tanto studio di meglio non disgiunto dal possibile, che si può argomentare che la istruzione elementare era già entrata nella opinione illuminata de’ dotti ed il Governo nelle sue riforme, si può dire, fu trascinato e costretto dalla corrente della opinione pubblica.

E si noti che tutto questo avveniva presso di noi prima del 1820; laddove nel Regno Lombardo Veneto la riforma delle scuole elementari si cominciava nel 1822, e nel Piemonte e nella Liguria le celebri R. Patenti, donde ebbe origine la istituzione delle scuole popolari, uscivano nel 1822, e non breve tempo dovette mettersi in mezzo finché le sue disposizioni venissero poste in atto.

Se non che presso di noi le continue vicende politiche e le fallite rivoluzioni furono cagione, che il descritto ordinamento scolastico non avesse prodotto tutto il suo effetto salutare nella educazione popolare.

In fatti caduta la rivoluzione del 1820, il Governo Borbonico divenuto feroce e sospettoso, la prima cosa mosse guerra contra gli studi e la istruzione.

(1) Si legga a pagina 531 vol.1° della Collezione delle Leggi sulla Istruzione – Napoli 1861.

Non parlo della espulsione degli studenti da Napoli e della chiusura degl’istituti privati contaminati, per avere o i maestri o i discepoli parteggiato per la libertà, né della censura de’ libri e delle proibizioni fatte agli spacciatori di libri, non della Giunta di scrutinio sostituita alla Commessione di Pubblica Istruzione, né delle liste di proscrizioni fatte da questa Giunta e delle numerose destituzioni di quei Professori che con fatti, scritti e parole aveano preso parte alla rivoluzione, né dell’annullamento de’ diplomi ottenuti regolarmente nel breve tempo che durò il governo costituzionale: ma basta la modificazione fatta al Decreto del 19 dicembre 1819, intorno alla istruzione elementare, per conoscere l'intendimento del nuovo governo.

Non più la tema de’ maestri primari, proposta dal Decurionato, si dovea mandare per la scelta al Presidente della Pubblica Istruzione, come prima, ma bensì al Vescovo della diocesi, al quale si dava la facoltà assoluta di scegliere il Maestro.

La vigilanza immediata delle scuole primarie era affidata ai Parrochi, e non più agl'ispettori ed ai Sindaci. In tal modo diveniva assoluto sulla istruzione il potere del Clero, e si spegneva la vita della scuola popolare. È usanza de’ governi dispotici l’abbandonare in mano ai preti l’istruzione quando la vogliano rendere o corrompitrice o vana.

Ma poiché la opinione pubblica ed il pudore di coloro che facevano parte della Giunta della Pubblica Istruzione mal sosteneva questa dipendenza dai Vescovi e dai Parrochi, con altro rescritto si attenuò questa ingerenza del clericato, dichiarando che la scelta de’ Maestri sarebbesi fatta dalla Giunta Centrale, ma dopo le informazioni de’ Vescovi sulla condotta morale de’ candidati, e che la vigilanza accordata ai Parrochi sulle scuole non escludeva quella degl’ispettori, i quali o sarebbero ecclesiastici o persone distinte per meriti letterari, ma sempre scelti dopo i rapporti de’ Vescovi.

Oltre a questo toglieva l’amministrazione centrale della Pubblica Istruzione dalla dipendenza del Ministero dell'Interno, e la congiungeva con la Università. Il Presidente della Pubblica Istruzione diveniva anche della R. Università, il cui Rettore eserciterebbe le sue funzioni sotto la vigilanza di lui. Sei Professori della R. Università formavano la Giunta, che aiuterebbe il Presidente nell’amministrazione scolastica. In ciascuna provincia sarebbe stata una Commessione di tre persone tra le più autorevoli della provincia, la quale residente nel capo luogo della provincia avrebbe invigilato sui Collegi Reali e sulle scuole private.

In tal modo si scemava forza ed autorità all’amministrazione centrale, la quale divisa dal Ministero dell’Interno o non sarebbe da questo secondata od anche sarebbe avversata, e si spezzava quella unità d’indirizzo e quella continuità d’impulso che era necessaria per fare eseguire la legge anche ne’ più remoti comuni del Regno. E non facendo la Presidenza della Università parte del Ministero, sulla elezione de’ Maestri e de’ Professori non avea niuna facoltà diretta altro che di riferire intorno ai soggetti idonei: e la nomina sovrana poteva essere consigliala da ben altre considerazioni che non la sola idoneità all’insegnamento.

Queste disposizioni contrarie al progresso della istruzione pubblica furono mantenute dal successore Francesco I., il quale non solo non si dette verun pensiero della istruzione popolare, ma seguitando l’opera della reazione cominciata dal padre, concesse ai PP. Gesuiti una rendila annuale ed il Monastero di S. Sebastiano per aprirvi un Collegio Massimo e dipoi anche il Collegio de' nobili.

Onde dal 1825 al 1830 che durò il regno di questo Re dappoco, la istruzione pubblica sia primaria sia secondaria venne decadendo per l’abbandono e la non curanza del governo.

Nè il giovane Re Ferdinando II, salito al trono nel 1831 con qualche speranza di migliore governo, fu più curante della pubblica istruzione. E seguendo l’esempio del padre, assegnò ai PP. Gesuiti la direzione de’ Convitti annessi ai Licei di Aquila e di Salerno, e lasciò le cose della istruzione primaria nel maggiore abbandono. E quando nel 1843, stimolato dai ripetuti voti de’ Consigli Provinciali, unica rappresentanza rimasta al popolo, si riscosse dalla sua vituperevole noncuranza, cominciò dal confessare che la istruzione popolare era caduta in grande languore, e non seppe altro rimedio trovare per ravvivarla, che consegnandola totalmente in mano ai Vescovi ed ai Parrochi: che è quanto dire toglierle quell'ultimo flato di vita che le avanzava.

Essendo stata la istruzione elementare affidata interamente ai Vescovi e messa sotto la loro esclusiva direzione, erano i Vescovi autorizzati a destinare i maestri e le maestre delle scuole primarie, a sospenderli ed a rimuoverli, a prescrivere l’orario e la durata dell’insegnamento.

La ispezione delle scuole primarie si poneva tra gli obblighi del Sotto Intendente e dell’Intendente.

In tal modo il Governo, togliendosi di dosso ogni responsabilità dell’andamento della istruzione popolare, chiudeva la bocca ai Consigli Provinciali, i quali erano stati così molesti ed importuni a ricordare al Sovrano uno de’ suoi doveri più importanti. Così dal 1843 ai 1848 la pubblica istruzione e la primaria principalmente venne sempre più decadendo; quella veramente che dipendeva dal Governo e che dalla cura e dalla vigilanza della Presidenza della Università dovea aspettarsi il suo miglioramento.

Ma proclamatasi la Costituzione, il primo pensiero del Governo liberale fu rivolto alla pubblica istruzione. Tosto fu eletta una Commessione di uomini dotti e liberali incaricata di formare un progetto di riforma per l’ordinamento dell’insegnamento pubblico e di esercitare un sindacato sui metodi usati nelle scuole e sull’abilità de’ professori (1). Abolita la Presidenza della R. Università e la Giunta di pubblica istruzione si costituiva un Ministero separato per la Pubblica Istruzione. Annullato il decreto del 1843, col quale la istruzione primaria si abbandonava ai Vescovi, l’amministrazione di essa rientrava nelle attribuzioni del Ministero, e finché la Commessione non presentasse il nuovo disegno di riordinamento, si creavano nelle province delle Commessioni provvisorie, le quali avrebbero proposti i Maestri da eleggere e tutti i miglioramenti da fare nelle scuole primarie.

Intanto mentre il Ministro, servendosi delle sue attribuzioni, cercava di migliorare le altre istituzioni esistenti, la Commessione preparava i suol disegni di legge sull'amministrazione scolastica, sulla istruzione e primaria e secondaria e normale.

Sventuratamente questi disegni non furono mai discussi nel Parlamento, che non ebbe tempo di volgerete sue cure all'amministrazione, costretto a combattere solo per salvare la costituzione minacciata dalla reazione interna; e rimasero puri disegni.

(1) Furono membri. — Cagnazzi, Ferrigni, Saliceti, Saverio Baldacchini, Roberto Savarese, Salvatore Torninosi, Macedonio Melloni, DeFrancesco, Del Re Giuseppe ed altri, i cui nomi sono troppo noli Italia per le loro opere letterarie e per la vita spesa al trionfo della Rivoluzione Nazionale.

Onde la istruzione primaria da questo anno di libertà tempestosa non ritrasse vantaggio veruno (1).

Che re Ferdinando secondo, spacciatosi del molesto impedimento della costituzione, accortosi che la rivoluzione avea avuta la sua radice nel progresso delle idee» cresciute all'ombra della sua passata non curanza, comprese che ad allontanare la cagione di ulteriore rivoluzione bisognava arrestare ogni movimento degli studi superiori, corrompere la educazione della gioventù civile raccolta ne’ Licei e lasciar rovinare del tutto la istruzione popolare. La religione fatta mezzo efficacissimo a raggiungere questo malvagio fine ed i suoi Ministri strumento di pubblica corruzione, sciolte le Commessioni provvisorie di pubblica istruzione, istituisce un Consiglio Generale, composto di sette individui scelti tra i professori della Università: e nel medesimo decreto costituisce i vescovi ispettori nati di tutta la istruzione pubblica e privata della propria diocesi. Dipoi annulla tutti i permessi dati innanzi per insegnare, ed ordina che niuno avrebbe potuto insegnare in qualunque scuola anche privata, se prima non avesse dato l'esame di catechismo religioso, oltre l’altro da farsi presso l’Università per conseguire la' carta autorizzante secondo l'insegnamento; eccettuati soltanto coloro che insegnavano nelle scuole de’ seminari e degli ordini religiosi.

La elezione de’ maestri e delle maestre di nuovo affidatasi vescovili quali i Decurionati doveano presentare le terne. E questa disposizione si estende anche alla città di Napoli, che pure nel 1821 si ebbe il pudore di rispettare da questa ingiuria; pon l’aggiunzione che i maestri dovrebbero essere esclusivamente ecclesiasticinapolitani quantunque i Decurionati avessero il diritto di fare una terna liberamente scelta.

Tutti i Collegi e Licei Reali con i Convitti ceduti a mano a mano agli Ordini Religiosi insegnanti; ai Gesuiti il maggior numero, ed il rimanente agli Scolopi ed ' ai Bernabiti. i quali, sebbene prima meno avversi alle idee liberali, dovettero pure seguire l’esempio de’ Gesuiti per potere meritare la fiducia sovrana. In tal modo gli studi secondari, che nelle province si erano conservati con qualche libertà e con indirizzo alquanto più civile, furono sottoposti alla sinistra influenza gesuitica, ed i giovani appartenenti alle famiglie più agiate delle province consegnati alla evirazione della setta castratrice.

Intanto tutti i Professori, che da tanti anni si erano adoperati intorno all’insegnamento della gioventù, furono posti da parte, ed in loro vece furono messi dei novizi che gli ordini religiosi andavano togliendo anche dalla marra, per potere sopperire all’urgente bisogno delle molte scuole commesse improvvisamente a loro non preparati a tanto.

L’insegnamento privato fu sottoposto a maggiore angustie e restrizioni. Assolutamente vietato ogni pensionato e convitto. Per ottenere il permesso di aprire scuola privata bisognava aver fatto l’esame di Catechismo di Religione dinanzi all'ordinario diocesano, ed avere ottenuta la Cedola in Belle Lettere per coloro che volessero insegnare leggere e scrivere, e la rispettiva Licenza per l’insegnamento delle scienze.

(1) Questi progetti sono pubblicati in appendice nella Raccolta citata innanzi — vol.2° appendice pag.1. Ho dovuto far molta resistenza a me stesso per non trascrivere come saggio la relazione premessa al progetto di legge sulla istruzione primaria. Il Professore De Sanctis con quella evidenza e vivacità tutta sua pone le quistioni più vitali riguardanti la istruzione primaria e le tratta con tanto senno e verità, che quella scrittura sembra fatta, non che nel 1848, ma nel 1870.

Per le donne poi che volevano insegnare leggere e scrivere, l’esame sarebbesi fatto dinanzi all’Ispettore Scolastico del Distretto. In ogni istituto privato vi dovea essere per la istruzione religiosa un ecclesiastico approvato dal Presidente di Pubblica Istruzione dietro le informazioni dell’ordinario Diocesano. Tutti i professori insegnanti nell'istituto doveano essere regolarmente autorizzati.

Sembrerebbe che quest’obbligo di prendere i gradi accademici corrispondenti all’insegnamento, imposto ai professori sia pubblici sia privati, fosse veramente diretto a garantire il sapere e la coltura di chi si desse a questo nobile ufficio. Ha basta leggere il regolamento rifatto per la collazione de' gradi accademici per intendere, che questi diplomi erano imposti più per guadagnare sulle tasse che per certificare la dottrina, potendosi ottenere i suddetti gradi eziandio senza esame, ma pagando per intero la tassa stabilita.

Con questa rete distesa sopra tutti gl'istituti d’istruzione, rimanevano ancora libere quelle innumerevoli torme di studenti che in Napoli accorrevano da tutte le parti del Regno. In una città cosi vasta, è agevole sfuggire a qualunque misura coercitiva ed a qualunque regolamento. Gli studenti in Napoli erano stati sempre gli strumenti più attivi di ogni rivoluzione, e questa massa irrequieta e disordinata bisognava ridurre all’impotenza di muoversi. A questo effetto l’anno 1855 Ferdinando ordinava che un Ispettore Ecclesiastico in unione del Segretario generale della Prefettura di Polizia invigilasse sulla condotta sotto tutti gli aspetti considerata degli studenti della Capitale. Ed il regolamento da loro compilato, degno di un tribunale d’inquisizione, poneva a fondamento di questo spionaggio la Congregazione di Spirito che tutti gli studenti erano costretti di frequentare ogni domenica e gli altri atti di Religione: mostruoso connubio della Parrocchia con il Commissariato di Polizia, ed orribile corruzione della Religione fatta strumento di oppressione!

Ha diffidando di potere avere sotto buona guardia in Napoli l’infinito numero degli studenti, ordinò che tutti i provinciali dovessero fare gli studi universitari nei Licei della propria provincia, non essendo permesso di venire in Napoli né di fare l’esame di Laurea nella R. Università, se prima non si era conseguita la licenza in uno di questi licei. In tal modo partiti gli studenti per i diversi capi luoghi di provincia, era più facile tenerli sotto l’occhio vigile della polizia, e più difficile che essi avessero potuto accordarsi tra loro per tentare qualunque movimento.

Mentre il sospettoso Ferdinando faceva cosi scellerato governo degli studi secondari, nei popoli cresceva il desiderio della istruzione. I Consigli provinciali di nuovo a far rimostranza sull'infelice stato della istruzione popolare, ed il Governo ad apprestarvi rimedi che ne accrescevano il male. Tra l'altra disposizioni merita di essere notata per la sua singolarità la seguente. Lo stipendio de’ Maestri e delle Maestre elementari, che era cosi poca cosa, si doveva dividere in due parti, delle quali una metà da pagarsi a rate mensuali e l'altra metà dopo l’esame finale. Cosi per indurre i Maestri elementari a porre tutto il loro zelo nell'insegnare con profitto si toglieva loro ogni mezzo di sussistenza. I maestri gridarono che per questa disposizione erano costretti di vivere a debiti. Ed allora si ordinò che si sarebbero fatti gli esami ogni due mesi, e dietro il certificato degl’ispettori Distrettuali, si sarebbe pagata a bimestre l’altra parte dello stipendio.

È facile l'intendere che gl’ispettori Distrettuali, che aveano uno stipendio che non bastava loro alle spese di viaggio per visitare una volta l’anno le scuole del Distretto, non avrebbero speso del loro per assistere a questi esami bimestrali.

Onde fu necessario che gl’ispettori Distrettuali delegassero gl’ispettori circondariali ed in loro vece i Parrochi a fare questi esami bimestrali: il che rese illusoria questa vigilanza più diretta ed attiva, dalla quale si aspettava il rimedio ai mali della istruzione popolare. Non si sperimentando verun salutare effetto da questi provvedimenti, le Amministrazioni Comunali da un lato cercavano di procurare con maggiore dispendio la istruzione feminile affidandola alle Figlie della Carità, le quali sebbene acconciamente. si prestavano alle mire di un governo dispotico e bigotto, pure in apparenza somministravano una istruzione migliore che non si trovava nelle scuole laiche municipali. Dall’altro canto non si stancavano di assordare ogni anno per le voci de’ Consigli Provinciali gli orecchi del Sovrano conio loro querele sullo stato infelice delle scuole elementari. E l’ipocrita Sovrano, facendo le viste di voler dar retta alle giuste rimostranze e prendere a cuore la istruzione popolare, incaricò della Presidenza degli studi il Consultore di Stato Capomazza, integerrimo Magistrato ed uomo di fermi propositi e di retto intendimento.

Costui portò nell’ufficio una rara operosità; ebbe la franchezza di manifestare i gravi mali che trovava nelle scuole elementari; ma i rimedi apportati erano inefficaci. La rovina della istruzione popolare era stata cagionata dai viziosi regolamenti fatti il 1816, ed egli non che chiamare in vigore quelli del 1819, fece ritorno ai primi.

Egli con il suo impulso operoso tentò di mettere in moto gl’ispettori; i quali male rispondendo ai suoi desiderii, erano da lui severamente giudicati, come uomini i quali sforniti di amore per il simile son diventati per lo più inoperosi e sì conducono come semplici automi.

Sperava nel concorso de’ vescovi, ai quali ricordava che per il loro ministerio erano in obbligo di vigilare alla morale e religiosa istruzione della gioventù; ma dimenticava che questa intrusione del clero nella istruzione popolare e questa soggezione oltraggiosa de Consigli Comunali all’autorità del vescovo era stata la prima cagiono della decadenza della istruzione. Conservando ancora ai vescovi la facoltà di scegliere i Maestri tra la tema presentata dai Decurionati, toglieva a questi corpi il desiderio di supplire alle mancanze, ed ai Sindaci ogni interesse per la scuola popolare; onde molti Decurionati non si curavano neppure di fare le terne.

Osservava che le Maestre mancavano d'istruzione letteraria, che i Maestri erano o negligenti od ignoranti, e non che pensare a migliorare la educazione degl’insegnanti, serbava Io stesso modo di esame che avea dati siffatti risultati, e disponeva che nelle maestre si potesse non richiedere la istruzione letteraria purché questa si fosse data da altra persona idonea.

Si querelava il basso stato in cui si trovava la istruzione popolare, e non pertanto si ristampavano gli stessi libri che usati per lo passato avevano dato così scarso frutto: senza procurare di migliorare i metodi d’insegnamento o destare negl'insegnanti il desiderio del meglio.

Di degna di lode la instancabile diligenza onde furono ricercati ed esaminati tutt’i processi verbali di esame, la insistenza pertinace onde si richiesero i dati statistici, la cura assidua onde si provvide a tempo ai bisogni più urgenti; ma tutta questa straordinaria operosità dorata per quattro anni non produsse frutto veruno; tanto vizioso era l’ordinamento e tanto cancrenose erano le piaghe che travagliavano la istruzione popolare. Non ostante tanti sforzi fatti dal Presidente di Pubblica Istruzione per migliorare la condizione delle scuole popolari, i lamenti de' Consigli Provinciali crescevano ogni anno, come il Governo dimostrava di voler prendere a cuore la istruzione popolare: sintomo chiarissimo della dolorosa scontentezza che la nazione provava degli ordinamenti politici che la reggevano, ed argomento della interna irrequietezza che minava quel governo, il quale si basava sulla violenza o sulla oppressione e non sulla soddisfazione de’ morali bisogni del popolo.

A farsi un’imagine dello stato lagrimevole in cui erano state condotte le scuole del Regno, io citerò le parole dello stesso presidente, che in una circolare agl’intendenti descrive le vere condizioni delle scuole esistenti.

» Molte delle scuole primarie hanno stanze male adatte o eccentriche.

«Moltissime si esercitano nell’abitazione de’ Maestri con danno della morale e del costume, dovendo i fanciulli e le fanciulle esser sempre in mezzo ai famigliari, ai servi, ai lavoratori di campagna e ad altre meno educate persone.

» Da per ogni dove, e forse esclusa la sola capitale, mancano di oggetti scolastici; non un libro, non un foglio di carta, non un lapis, non un quadretto si dà agli alunni, che quasi tutti sono sforniti di mezzi per provvedersene.

» Non poche scuole poi mancano fino degli scanni e delle tabelle per l’insegnamento del leggere e dello scrivere secondo il metodo normale adottato per tutte.

» Che si direbbe poi se si sapesse che moltissimi maestri sono rimunerati peggio di una fantesca, ricevendo soldi meschinissimi, che in taluni luoghi non oltrepassano i ducati dieci o dodici all'anno? Mentre la provvida legge del 1816, secondo la classe de' Comuni, fissò ducati 120,80, e 60 pei maestri, e ducati 80,50,30 per le maestre.

» E se a tutto ciò si aggiungesse che il soldo del maestro e della maestra è per il primo ad invertirsi ad altro uso, ad ogni più lieve bisogno del comune, anteponendosi il bene materiale al morale, chi non vedrebbe essere ben altra, che la poca vigilanza o il niuno incoraggiamento, la cagion vera dello scarso frutto delle scuole primarie?

» E tutto questo senza tener conto delle intrusioni da parte de’ maestri, e talvolta dei sindaci, di sostituti abusivi, per lo meno ignoranti e mai sempre non curanti dello insegnamento.

» Spesso ancora ha rilevato che alcuni si procurino la nomina a maestri e non per insegnare essi direttamente ai fanciulli, ma per costituirsi un beneficio personale, ed incaricare altri per l’insegnamento, o con dividerne il soldo o con darne una piccola frazione al maestro sostituto. In tal modo la scuola si tiene spesso da persone le più abiette e le meno capaci.

» In altri Comuni poi non esclusa la Capitale, i maestri municipali disimpegnano il loro ufficio con raro abbandono, ed i genitori amano meglio a mandare i loro figli ai maestri privati, pagandone una mensile mercede, piuttosto che mandarli alle scuole pubbliche che sono gratuite; e da tal ragione ne deriva la quantità immensa delle scuole private».

Queste parole mentre fanno onore alla franchezza di chi le scriveva ufficialmente, sono un argomento irrefragabile della trista condizione in cui erano cadute le scuole popolari nel 1859.


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Finalmente a giudicare quale estensione avesse siffatta istruzione, basta riportare i dati statistici riguardanti le scuole esistenti e nelle province ed in Napoli nel 1859.

Le cifre delle scuole che nel 1860 rimanevano aperte nelle province, furono ricavate dalle carte e dai registri della Presidenza di pubblica istruzione e pubblicate nella circolare che nel 10 giugno 1861 il Settembrini, allora Ispettore Generale degli studi, mandava ai Sindaci delle province napoletane, confortandoli con la sua parola affettuosamente autorevole ad aprirle nuove scuole — Eccolo:

Luoghi nei quali, secondo l’antica legge si doveva dare l’insegnamento, che sono Comuni e borgate presi insieme

3094

Luoghi mancanti di ogni insegnamento 1084
» » dell'insegnamento feminile 920
» » dell’insegnamento maschile 91
2095
Luoghi provveduti d’intero insegnamento 999
3094

I nostri Comuni sono 1845; dunque abbiamo 846 Comuni che sono privi affatto d’insegnamento, o hanno soltanto il maschile o soltanto il feminile

Nei luoghi provveduti d’insegnamento qualunque, i quali sono 999
920
91
2010
abbiamo scuole 2916
In queste scuole sono tra maestri e maestre 3171
Gli stipendi ai maestri sommano.................................................... D. 68,432,87
» alle maestre................................................................. D. 47,750,09
Si spende adunque per l’istruzione primaria.................................. D. 116,182,96
Lo stipendio massimo d’un maestro o maestra è............................ D. 120,00
» il minimo è ................................................................ D. 2,48
» il medio ed ordinario................................................. D. 18,00

Sicché ci ha maestri che hanno lo stipendio di dieci, sci, cinque, tre e persino due carlini il mese.

Gli alunni che vanno a queste scuole sono maschi 39,881
» » femmine 27,547
» » » 67,431

E facendo proporzione tra questo numero e quello degli abitatori che siamo sei milioni e mezzo, abbiamo che tra ogni mille persone un fanciilo solo va alla scuola primaria.

Delle scuole che nello stesso anno doveano essere state mantenute in Napoli si raccoglie il numero da una lettera d’invito agli esami finali del 1859 spedita a stampa dal Presidente provvisorio del Consiglio Generale di pubblica istruzione; nella quale non pure è indicato il numero delle scuole maschili e feminili della città e de’ villaggi, ma eziandio il luogo, ove le scuole erano site, ed il giorno e l’ora posta all’esame di ciascuna di esse.

Ora contando le scuole in quella lettera designata, si trova che si avea:

Scuole maschili 13 nella città e 6 ne' villaggi.

Scuole femine e 18 » » e 8 »

Nelle quali scuole non usavano che 3000 allievi, secondo riferisce il prof. Lelio Visci, a quel tempo Ispettore Municipale delle scuole.

Queste cifre sono una riprova della trista verità con tanta lealtà manifestata dal Presidente della pubblica istruzione nelle parole citate, e l’inventario più esatto della eredità funesta che dopo di sé lasciava la mala signoria de' Borboni.

CAPITOLO II

Efficacia delle predette scuole sulla educazione del popolo. Vari metodi d’insegnamento seguiti presso le antiche scuole napoletane. Scrittori che trattarono di metodica e loro dottrine.

Fin qui abbiamo discorsi i vari ordinamenti amministrativi, onde è stata governata la istruzione pubblica nelle province napoletane. Ma non abbiamo ricercati quali frutti da queste varie leggi sieno provenuti nella educazione popolare. Un sistema di amministrazione, per bene ordinato che sia e conveniente ai bisogni di un popolo, è sempre qualche cosa di esteriore e di formale. Perché veramente produca salutari effetti nello spirito del popolo, è mestieri che sia animato da una vita operosa e intelligente che vivifichi la istituzione e la renda verace fonte di beni morali. Onde a compiere la narrazione fatta innanzi delle vicende delle leggi della istruzione pubblica presso di noi, io mi studierò ora d’indicare i miglioramenti progressivi operatisi presso il nostro popolo attraverso a tante mutazioni legislative, toccando e dell’insegnamento pubblico e privato e dell’opera de’ dotti che sia discutendo sia insegnando hanno conferito all’incremento della istruzione pubblica.

Mancandomi tutti i dati necessari a giudicare della condizione vera e reale delle nostre scuole ne’ tempi trascorsi e dovendomi contenere ne’ limiti impostimi dalla natura del presente lavoro, io parlerò principalmente della istruzione elementare, di volo accennando qualche cosa della istruzione secondaria.

Il Decennio fu il tempo di maggiore studio governativo si nel riordinare la parte amministrativa della istruzione come nel rilevare gli studi languenti e nel destare la vita morale delle scuole.

Il Principe poneva il suo orgoglio nel circondarsi degli uomini più dotti ed autorevoli, ed i sapienti ed i letterati si recavano a gloria l’offrire ai servigi del Sovrano il loro ingegno e la loro opera, conoscendo che ciò tornava a beneficio della patria.

Cosi veggonsi a membri della Commessione della Istruzione Coco, Capecelatro, Delfico, che erano a quel tempo gli nomini più dotti, e a primo Direttore Generale della Istruzione Galdi, che fino dal 1809 avea pubblicati i suoi pensieri sulla istruzione pubblica; libro pregevole non meno per la dottrina e per la conoscenza delle varie leggi che governavano la istruzione nelle nazioni più colte, che per lo senno e la esperienza che si nota nelle proposte fatte.

Ora questo accordo tra le disposizioni della legge e la convinzione de dotti, questo sostegno che il sistema scolastico trovava nella opinione illuminata del paese non poteva non rendere fecondo di grandi beni quell’ordinamento scolastico, che già abbiamo veduto essere stato con molta sapienza concepito e regolato.

Ha quali erano le idee che generalmente erano accettate intorno alla istruzione primaria e secondaria? e quale la vita intima delle scuole pubbliche?

A quei tempi presso di noi, e per il credito che aveano le dottrine degli Enciclopedisti e per le luttuose vicende politiche, le quali aveano seminata la ruina e il disordine nel Regno, a scopo di tutte le scienze si teneva il problema sociale; onde la istruzione popolare e secondaria fu studiata come fonte de’ miglioramenti sociali e base della restaurazione degli ordini civili e politici. Quindi accanto all’insegnamento letterario, in tutti 1 gradi diversi d’istruzione, si pone 1 insegnamento morale; di pari passo con l’educazione della mente si accompagna la educazione del corpo per la ginnastica, la danza, il nuoto, gli esercizi militari; di conserva con gli studi astratti e liberali quelli di arti e mestieri (1).

Questo indirizzo eminentemente pratico e questo concetto vasto della istruzione sarebbe stato certamente cagione di grande progresso nelle discipline educative, se il governo della cosa pubblica fosse restato più lungamente in mano di coloro che n’ebbero concepito il disegno. Nel breve tempo che furono all’opera ebbero a travagliare contra le difficoltà di ogni maniera, che lo stato infelice in cui aveano trovato il Regno opponeva all’attuazione delle loro idee; e perii manco di esperienza non poterono far penetrare il nuovo spirito in tutte le istituzioni scolastiche.

L'insegnamento primario, per esempio, non fu punto ordinato a scopo pratico nò abbastanza esteso quanto richiedeva 1 importanza di esso; quantunque si avesse generalmente un giusto concetto del suo ordinamento amministrativo, e nelle disposizioni legislative si fossero toccati ì problemi più importanti che la riguardavano. Onde si può dedurre che il tesoro delle cognizioni che per opera delle scuole elementari dovea entrare nelle menti ed i beni morali ed i buoni abiti che doveano prodursi nel popolo, non fu in ragione del cresciuto numero delle scuote.

A quei tempi si credeva che la istruzione primaria dalla secondaria ed universitaria o trascendente, come allora si addomandava, non differisse che nella sola quantità del sapere, credendo doversi conservare tra runa e l’altra la legge di continuità. L’una era la base e le altre il compimento dellediflzfo; in modo che 1’ Università non era, per loro, che l’ampliazione e la perfezione degli studi elementari, e quella non dovea allontanarsi da questi se non come ii trattato di una scienza dai suoi elementi (2).

(1) Galdi — Pensieri sulla istruzione pubblica — Napoli 1809

(2) Galdi — Pensieri sulla istruzione Cap. II pag.174 — Napoli — 1809.

In tal modo concepita la istruzione in generale, quantunque la primaria fosse stata circoscritta nei limiti d’insegnare a leggere, scrivere, le prime operazioni dell’aritmetica e la morale; pare questo primo grado non ebbe ano scopo ed una natura propria né la estensione necessaria a conseguire quell’effetto educativo che pure se ne aspettava.

Posto che l’insegnar leggere e scrivere, considerato come cognizione reale, fosse lo scopo della Istruzione primaria, ne seguitava che tutta l'opera delle scuole primarie consisteva principalmente nel fare apprendere l’arte di leggere correttamente e facilmente un qualunque libro e di scrivere esattamente quello che si dettasse. Ora se la parola non si consideri come strumento delle nostre idee né come veste dei nostri concetti, e quando la lettura non si ordini in modo che sia mezzo di arricchire e la mente di utili cognizioni ed il cuore di morali sentimenti, e quando la scrittura non sia esercitata in modo che sia insegnamento dell’arte di esprimere le idee acquistate e di meglio ripensarle per la necessità di trovare la espressione a loro corrispondente, la scuola elementare o primaria non solo non conferirà nulla ad accrescere il patrimonio delle cognizioni nella moltitudine del popolo, ma potrà ben poco operare sulla educazione delle plebi incolte.

Nè i catechismi potevano supplire al difetto della istruzione letteraria e degli esercizi di letture graduate. Nella prima età, quando la riflessione non è abbastanza rinvigorita, i primi principi delle scienze e delle arti, le nozioni più generali delle cose sono più difficili ad intendere, quantunque più facili a ritenere a memoria le sentenze brevi in cui sieno espresse.

E quando un fanciullo avrà imparato il catechismo di morale, quale miglioramento educativo avrà ritratto, se nel cuore nulla abbiano potuto operare quelle massime astratte, le quali non abbiano fomentato verun sentimento virtuoso? Che gioverà l’avere imparate le nozioni di agricoltura o delle arti, se non avrà veduta veruna imagine delle cose né veruna pratica applicazione delle teoriche non intese? L’istruzione elementare non potrà raggiungere mai il suo scopo eminentemente educativo, se per l'organo de’ sensi non cerchi di svegliare ed esercitare l'attività dello spirito, e per le ordinate letture non venga porgendo alla intelligenza lo strumento atto ad esercitare la riflessione. E questa parte vitale mancò nelle scuole del Decennio; onde se s’insegnò il leggere a cento mila fanciulli, è da supporre, che non sia stato gran fatto accresciuto il patrimonio delle cognizioni utili al popolo.

Dal falso concetto dell’insegnamento elementare derivò pure la poca estensione dato al corso della istruzione primaria. Nel maggior numero de’ Comuni si compiva il corso elementare in una scuola, nella quale si entrava dai sei anni e se ne usciva quando si era dato saggio di avere appreso il leggere, lo scrivere ed il conteggiare. In questa materia non vi era gradazione, e la classe poteva essere partita in diversi periodi; ma non si avea una diversità di gradi nelle cognizioni che dovean formare oggetto di partizioni di classi. Quindi il maggiore o minor numero di anni che si sedesse a scuola, non era cagione di maggiore o minor tesoro di cognizioni o di maggiore o minor grado di educazione.

Nei Comuni di 1 e di 2 classe si ordinò che si dovesse seguitare il metodo normale. Ma non è a credere che veramente le scuole fossero state tosto ordinate secondo il metodo normale, solo che la legge lo avesse ordinato. Sebbene dal 1789 il Padre Vuolo avesse stampato il sistema Normale ad uso delle scuole de’ domini di sua Maestà Siciliana e tutti i libri necessari alla istruzione da darsi nelle d classi, ed in Napoli avesse aperte delle scuole secondo il metodo normale, pure secondo la testimonianza del Galdi e del loco questo metodo non potè diffondersi (1). Nè il comando della legge poteva far diseppellire quel libro utilissimo, e nel quale s’insegnava la teorica e la pratica del metodo normale, quando non si pensasse a fondare le scuole normali nelle quali si fosse potuto apparare questo metodo ed iniziare i giovani maestri alla pratica di esso. E quantunque fosse un provvedimento raccomandato dalla Commessione che fece il progetto del riordinamento degli studi e proposto dallo stesso Direttore Galdi ne’ suoi scritti sulla istruzione, pure non fu messo in opera, e 1’ uso del metodo normale non potè tanto facilmente impararsi dai maestri, i quali non seppero perciò utilmente metterlo in opera.

S’impose ai nuovi maestri l’obbligo di dare esame sulla conoscenza di questo metodo, ma il bisogno di moltiplicare le scuole e di provvederle di maestri dovette consigliare di temperare tutto il rigore possibile in siffatti esami.

Senza che il corso elementare non fu ordinato secondo il sistema normale. Secondo il più volte citato rapporto del Galdi l'insegnamento primario ne’ comuni principali abbracciava due scuole, nella prima delle quali s’insegnava leggere, scrivere, far di conti, il catechismo della religione e i doveri sociali;nelle seconde la grammatica italiana, la descrizione storico — geografica del Regno, ed il catechismo di arti e di agricoltura a coloro che si davano alle arti, come a coloro che intendevano salire alla istruzione secondaria la grammatica latina. Ora questo ordinamento, che sembra più semplice di quello del metodo normale, distrusse la parte utile che questo conteneva. Le quattro classi nelle quali si partiva il sistema normale, secondo il Vuolo (2), abbracciavano nelle prime 3 classi la istruzione generale, della quale tutti i cittadini non doveano mancare, e nella 4 classe la istruzione particolare, che si dovesse dare a ciascuna classe di cittadini secondo il luogo, l’inclinazione e la professione diversa. Quindi le 3 classi, nelle quali con graduata progressione s’insegnava leggere, scrivere, conteggiare, religione, doveri, aveano la stessa istruzione in tutti i luoghi; laddove la 4 classe avea materie diverse secondo le arti di cui si volevano insegnare i primi elementi; dove insegnala la geometria e la meccanica applicata e il disegno lineare, dove l’agricoltura, le nozioni di fisica e di storia naturale, dove la geografia, la corrispondenza epistolare e la nautica, dove finalmente il latino, quando si voleva preparare i giovani agli studi classici. In tal modo la istruzione elementare forniva a tutti un certo grado di educazione necessario ad ogni uomo; cercava eziandio di dare a ciascuna classe le cognizioni necessarie a poter utilmente applicare la istruzione nella pratica della sua vita; e la scuola per tal guisa era entratura ad un mestiere.

Non così avveniva nel nuovo ordinamento; nel quale la istruzione generale non potevasi compiere in un anno, e la istruzione speciale era inefficace, perché per il semplice catechismo senza le altre cognizioni utili del disegno, della matematica applicata e delle nozioni di scienze naturali non si dava nessuna istruzione tecnica.

(1) Convien dire, per amore del vero, che ad imitazione di quanto vedevasi praticato in Germania, si vollero stabilire dal passato Governo le scuole Normali in questa Capitale e nelle province. Ma questo beneficio tanto reclamato dalle popolazioni in parte si ottenne nella capitale; restò fra i mille voti inesauditi nelle province; e dopo le più lusinghiere speranze, appena si pensò a conservare di che erosi abbozzato, e si abbandonò qualunque idea della esecuzione del progetto de’ due benemeriti PP. Celestini Vuolo e Gentile Galdi—Relazione Idem.

(2) Sistema Normale pag.206 Napoli 1789.

Col restringersi il numero delle classi del sistema normale e le materie da insegnarsi nella 4 classe, si guastò l’ordinamento di esso e gli si tolse ogni efficacia sulla educazione popolare. Imperciocché mentre si metteva da banda la istruzione reale ed utile che si è delta innanzi, si seguitava lo stesso metodo nel l’insegnar leggere, il quale era contrario ad ogni principio di buona metodica ed alle stesse massime accettate dagli scrittori di quel metodo.

In fatti nel metodo normale d’insegnar leggere si comincia prima dall’imparare i quattordici elementi onde si può comporre ciascuna lettera; poi si vengono imparando le figure delle lettere ed i loro suoni separatamente; quindi componendo di queste lettere le diverse sillabe onde si formano le parole e finalmente sillabando.

Questo metodo è stato riprovato dalla esperienza e messo da banda nel presente insegnamento. Ma sino da quel tempo i nostri savi Io aveano condannato. Il rapporto della Commissione del 1811 a questo proposito osserva:—«il definire la lettera dell’alfabeto coi caratteri di una figura geometrica è lo stesso che voler parlare troppo alla ragione e poco ai sensi; mentre i fanciulli hanno molto senso e poca ragione»—Ed il Cagnazzi, nel quale l’acutezza della mente era pari alla generosità del cuore, nel medesimo tempo osservava che la esperienza da lui fatta del metodo normale confermò le sue ragioni per tenerlo poco adatto nella istruzione de’ fanciulli.

Egli dice nel prezioso saggio sui principali metodi d'istruire fanciulli: «Cominciasi dal ravvisare gli elementi che compongono le figure delle lettere, quali sono i punti, le linee rette, le curve ec. Sono queste, come ognun sa, idee semplici e generali, perché rappresentano qualità isolate che convengono a molti oggetti; le quali idee non si formano in noi che per effetto di astrazione.... E l’astrazione non può aver luogo in noi senza la riflessione. Ora i fanciulli nel loro primo sviluppo non avendo molta riflessione, non sono pervenuti ancora ad avere le idee di punto, linee rette e curve ec., che sono poi le più semplici e generali

Cominciandosi col metodo normale ad istituire i fanciulli bisogna far loro riflettere e concepire le semplici idee sopraddette di punti e linee e passar quindi alla formazione delle lettere. Ora questa prima operazione non è tanto spedita quanto possa credersi, fi molto più facile ai fanciulli per la loro capacità riconoscere le lettere, che formano in essi delle idee individuali, distinte con differenze più notate, che apprendere le idee degli elementi di esse lettere, che sono più semplici e con minor differenza. Nella mia patria Altamura mi occupai allo stabilimento di scuole ordinate col metodo normale. Con l’esperienza vidi, che i fanciulli apprendevano in minor tempo a riconoscere sulla tavola nera le lettere formate, che gli elementi di queste: onde credei espediente tralasciare per i fanciulli ogni precedente lungheria» (1). Ho voluto addurre le testimonianze di due uomini così universalmente stimati, per fare intendere come presso di noi a quel tempo si giudicava questo metodo, e per argomentare quale profitto si fosse potuto trarre allora nelle due scuole primarie in tal modo ordinate, e quanto tempo si dovea impiegare ad imparar leggere con siffatto metodo troppo sintetico e lungo. Egli è vero che il metodo normale per rendere più efficace e più pronto

(1)Cagnazzi saggio de' metodiper istruire i

il suo effetto area saputo ricorrere a tutte le industrie dell’arte pedagogica; uso della tavola nera, insegnamento intuitivo, forma dialogica, modo simultaneo, quadri sinottici, frequenti applicazioni. Ha io dubito forte che allora si fosse compreso il vero spirito del metodo detto normale, e si fosse saputo applicare con arte e con sapienza, senza cadere in pedanteria ed in meccanismo, come al presente avviene a coloro che non avendo attitudine naturale all’insegnamento, adoprano materialmente e senza senno gli esercizi e gli artifici didattici studiati nelle scuole normali.

Ora aggiunto ai difetti di un metodo rigorosamente sintetico, come era il cosi detto normale, il troppo uso di meccanici esercizi e di pratiche materiali, si può dedurre che il profitto nelle scuole primarie di quel tempo doveva essere assai scarso; e la istruzione popolare maschile veramente se ne dovè poco vantaggiare.

Nè maggiori vantaggi dovette ritrarne la istruzione popolare feminile. Le scnole per il sesso gentile non furono altrimenti ordinate. Onde oltre al difetto del metodo e dell'ordinamento didattico, comune alle scuole per i maschi, si aggiunse la difficoltà di trovare in tutte le province maestre capaci. Nè le condizioni della città di Napoli erano allora più favorevoli.

Quantunque sino dal 1789 fosse fondata nel Reale Istituto del Carminello una scuola col metodo normale diretta dallo stesso Vuolo, pure questa non durò abbastanza per educare sufficienti maestre. Onde al Governo francese non fu tanto agevole trovare maestre istruite come avea fatto per gli uomini. Se per provvedere di maestri le scuole maschili si potè ricorrere ai Religiosi; per le scuole feminili non si potè ricorrere a questo mezzo.

A questo proposito è di molto peso la testimonianza del Direttore Generale cav. Galdi, il quale nella sua relazione così dice.

» Col Real decreto dei 15 agosto 1806 fu determinato che ogni comune avesse una maestra, che insegnasse leggere, scrivere, catechismo di morale, di religione ed arti donnesche.

» Sul bel principio molti ostacoli si opposero a questa salutare istituzione; il primo di tutti si era la difficoltà di rinvenire, soprattutto nei piccoli comuni, le maestre fornite dell abilità e delle cognizioni volute dalla legge; altronde, come di già abbiamo indicato, era vano sperare di rinvenire donne di tal fatta nell’ultima e più numerosa classe del popolo: se ne incontravano più facilmente fra le gentildonne; ma queste ricusavano di prestarsi a si utile e pio ministero, perché lo giudicavano quasi umiliante e al disotto della loro condizione. Tanto possono i vecchi pregiudizi consacrati dal tempo e dalle abitudini! Ma tutto vince la perseveranza. A poco a poco nelle Religiose, uscite dei Chiostri, nelle gentildonne più bisognose, ed in alcune di quelle più amiche del pubblico bene che di ogni particolare riguardo, si rinvennero queste maestre, ed incominciarono le loro utili funzioni. Bisognò quindi vincere la inerzia de’ genitori delle fanciulle, ed anche i loro pregiudizi: essi ignoravano di quale utilità esser poteva per le loro figlie il saper leggere, scrivere, calcolare: appena facevano qualche caso de’ lavori donneschi, ne’ quali venivano ammaestrate: ma l’esempio di qualche fanciulla, i progressi di lei, il vederla distinta, onorata, premiata e mostrata come un essere singolare nella società, l'emulazione finalmente, fecero si che andarono mano mano popolandosi anche queste scuole».

E per quanto fossero lusinghiere le speranze del Direttore Generale, pure non è a credere che in sì breve tempo si fossero superate le gravi difficoltà accennate.


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L'esperienza quotidiana, non ostante le mutate condizioni della società presente, dimostra quanto sia stata mal fondata la fiducia di lui, e quanto sia lento il progresso della istruzione feminile presso il nostro popolo minuto.

Specialmente quando si pensi che nulla si fece per introdurre la istruzione negli innumerevoli Conservatori e Ritiri di fanciulle onde è ricca la città di Napoli. Se in questi luoghi di educazione ne’ quali si raccoglie tanto numero di fanciulle si fossero al principio fondate le scuole, sarebbesi veramente gettata la base della istruzione popolare. Ha questo non si fece, quantunque sarebbe bastato un atto di volere, come osservava la Commessione: onde quel pocoche si potè farea beneficio della istruzione feminile venne a perdersi col mutarsi del Governo, e la forza de’ pregiudizi e delle vecchie abitudini la vinse sopra gli sforzi fatti nel decennio per indurre nelle famiglie del popolo l’amore alla istruzione (1)

(1) Nel 1784 Ferdinando IV desiderando promuovere la istituzione delle scuole nautiche in lutto il Regno ed udendo le maraviglie che si dicevano del metodo normale, già inventato nella Prussia ed abbraccialo nelle scuote dell’Impero Austriaco, spedì i due PP. celestini Vuoto e Gentile in Germania a studiare questo metodo per applicarlo nelle scuole nautiche, le quali avea in animo di fondare nel suo Reame. Questi benemeriti Religiosi adempierono fedelmente la loro missione, e tornati in Napoli con tutte le istruzioni e la esperienza acquistata furono prima adoperati a fare un saggio di questo metodo, istruendo diciotto militi della R. Marina analfabeti. Dopo otto mesi d’istruzione, dettero uno esperimento pubblico nel Collegio del Salvatore, al quale intervennero gli uomini più dotti di quel tempo. L'esperimento supero l’aspettativa; ed t Napoletani con l’ardore proprio alla loro indole e con la passione naturale ad ogni novità si diedero a seguitare il metodo Normale. Il Vuoto allora pubblicò per le stampe il suo dotto ed utilissimo libro intitolato Sistema Normale ad uso delle scuole de’ Domini di sua Maestà Siciliana; nel quale espose con la maggiore fedeltà e chiarezza la parte teorica e pratica del metodo normale, aggiungendo tutte quelle modificazioni che la condizione particolare del Regno richiedeva, e pubblicando tutti i libri elementari necessari ad applicare questo metodo. Dietro l'esperimento lodevole fatto, si fondarono in Napoli quattro scuole col suddetto metodo normale; una alla Darsena, una scuola feminile nel Collegio feminile al Carminello, una in S. Leucio ed una quarta nel Conventino di S. Maria a Cappella. Il libro del Vuoto divenne il manuale di tutti i Maestri, e con l’esagerazione propria dell’ingegno napoletano il metodo normale si applicò pure nell’insegnamento delle lingue classiche e delle scienze. Non è qui il luogo di fare un esame completo di questo libro, ma non può negarsi eh’ esso ebbe molto potere presso di noi a diffondere rarte dell'insegnamento simultaneo, e fu l'occasione perché i migliori ingegni si dessero a studiare le cose pedagogiche. E questo avveniva presso le nostre province appena dieci anni dopo che erosi ritrovato in Prussia ed abbracciato in Austria il metodo normale.

Questo nobile esempio dovrebbero avere dinanzi alla mente i presenti Maestri napoletani perché apprendano quanto la patria si attende dal loro ingegno per conservare la fama che i loro maggiori le acquistarono con le loro fatiche e con i loro lavori. Non disprezzo de' ritrovati altrui, non pedantesca imitazione delle pratiche usate nelle altre province; ma forti studi pedagogici, avvalorati da sincero amore per la propria professione e da paziente osservazione dell'indole particolare del popolo potranno guidarli a quella gloria che seppero meritarsi i nostri antichi.

Dal 1815 sino al 1820, calcasti i primi rigori della reazione, le cose della istruzione ripresero l’interrotto movimento. Il Presidente della Commissione di Pubblica Istruzione rivolse tutte le cure al miglioramento della istruzione elementare giovandosi de’ consigli e de’ lumi di tutti gl'intendenti di queste cose. Sperimentatosi poco utile il metodo normale, già introdotto nelle scuole della Capitale, e udendo levare a cielo il sistema lancasteriano, tosto si volle adottato nelle scuole popolari di Napoli.

L'ingegno napoletano è troppo corrivo a novità; e questa sua facilità a mutare modo ed ordine nelle cose ba impedito sempre che conducesse a perfezione le sue opere. Nel metodo lancasteriano si credette trovare rimedio a tutti i mali che si sperimentavano nella istruzione elementare, e si attendeva dalla pratica di esso profitto più rapido nel rapprendere e più salutari effetti nella educazione morale dei giovanetti.

E al certo l’insegnamento della lettura tornava più breve e più efficace fatto per l’alfabetica ruota e condotto di pari passo con la scrittura. E l'avvicendare i movimenti corporali con gli esercizi mentali, il destare l’emulazione per il sentimento dell’onore e per l’amore di essere preposti ai compagni, il vegliare e correggere tutte le esercitazioni degli allievi dovevano giovare a tener sempre viva e fresca l’attenzione degli scolari ed invogliarli a studiare con amore. Ma queste cose non formano la parte essenziale del sistema lancasteriano; il quale e per la sua troppa complicazione, e per l’indole vivace de’ nostri bambini, e per l’eccesso di esercizi materiali, e per l’impossibilità dell’insegnamento reciproco in molte materie, e per la troppa spesa che costava una scuola ordinata a quel modo, non arrecò nel fatto tutto quel vantaggio che si sperava: e nelle scuole della Capitale si seguitò nel medesimo tempo il metodo normale ed il metodo lancasteriano. In tal modo non si pensò a migliorare il metodo normale, come quello che era destinato a cedere il luogo al nuovo.

E pure se ben si consideri il sistema normale, quando si fosse liberato dal predominio della sintesi nella parte didattica, era di gran lunga superiore al sistema lancasteriano.

Nel sistema normale il modo d’insegnare era simultaneo, e fatto tutto dalla voce del Maestro. E se per il modo simultaneo si corre pericolo di cadere nel pappagallesco e nei meccanico, quando il Maestro non sappia talvolta ricorrere al modo individuale per accertarsi che l’attenzione della mente accompagni l’atto esteriore della voce, questo pericolo non è lungi dal sistema lancasteriano, nel quale pure il modo è simultaneo; anzi tanto è più facile ad inciamparvisi quanto meno è atto a schivarlo un discepolo che un maestro.

Nel sistema normale la forma dell'insegnamento era dialogica non senza qualche uso della espositiva parcamente adoperata. Le cosi dette quattro operazioni, sebbene indicate con voci troppo scolastiche, pure contenevano le norme della più efficace ed utile forma da tenere per sapere congiungere acconciamente la esposizione al dialogo socratico. A potere usare con profitto siffatta forma si avea bisogno di maestri abili e intelligenti. Ma chi potrà mai pensare che nel sistema lancasteriano gli allievi avrebbero saputo far meglio de’ maestri?

Il metodo normale di lettura era troppo lungo e discompagnato. dall’esercizio della scrittura. Ma neppure il lancasteriano si era allontanato del tutto dalla sintesi né era giunto al metodo sillabico.

Ora chi impediva che sulla tavola nera usata nella scuola secondo il metodo normale non si facessero gli esercizi segnati nella ruota alfabetica del sistema lancasteriano? Non era mestieri di tanti ordigni né di tanti apparati per insegnare più facilmente il leggere; dipendendo più dal metodo didattico che dagli argomenti esterni. La tavola nera sarebbe stata sufficiente a ciò, se i Maestri avessero conosciuto il metodo sillabico, adoperato nelle nostre scuole. Oltre a questo il metodo normale abbracciava più largo programma didattico che non faceva il sistema lancasteriano, e dava largo campo all'esercizio della lettura graduata ed ordinata.

Per la qual cosa io credo che l'aver preferito il sistema lancasteriano fu piuttosto di danno al progresso della istruzione popolare. Non pertanto il Mastroti nella sua traduzione del Mannaie del sistema inglese stampata in Napoli nel 1819 si mostra assai soddisfatto de’ risultati ottenuti nella scuola modello di S. Brigida; ed il Presidente della Commissione della pubblica istruzione, nel render conto del bene fatto alla istruzione del Regno nel tempo della sua amministrazione, si reca a gloria l’avere fatto adottare il mutuo insegnamento nelle scuole gratuite primarie maschili del Regno, sostituendolo all’antico normale. In fatti egli riferisce che dopo i felici risultati della scuola di S. Brigida, un’altra scuola si era stabilita nel locale di S. Caterina a Chiaia, un’altra nel villaggio di Capodimonte, ed a mano a mano lo stesso sarebbesi fatto nelle altre scuole.

Però non è da negare che l’avere introdotto in Napoli il sistema lancasteriano dovè eccitare una certa gara tra i seguaci dell’antico metodo normale e i predicatori del nuovo: di qui la discussione scientifica dei metodi didattici, l’accurata analisi dei vecchi e de’ nuovi sistemi, il maggiore ardore degli studi educativi e quindi progresso reale nelle cognizioni pedagogiche.

In fatti troviamo che gli uomini più autorevoli per dottrina e per nobiltà di cuore non dubitarono di trattare de’ metodi d’istruire i fanciulli, esaminandoli in sé stessi secondo le dottrine filosofiche dominanti in quel tempo e secondo le massime de’ maestri della classica antichità.

R degno di essere menzionato, e per riguardo al tempo in cui fu scritto e per l’affetto gentile che lo ispira e per la sapienza delle proposte e delle osservazioni, il libro del dotto Luca Cagnazzi, intitolato Saggio sopra i principali metodi per istruire i fanciulli (1).

Egli con quel senno, che gli veniva dalla esperienza dell’insegnamento e dalla meditazione filosofica, esamina i metodi allora conosciuti; il Normale, il Lancasteriano e quello di Pestalozzi; e ne dimostra la parte utile e buona da seguire e la parte falsa e nociva da evitare. Desideroso di rendere ai bambini dilettevole e facile l’imparare a leggere, egli si fa a ricordare il metodo ritrovato dagli antichi e dai moderni educatori, cominciando da Quintiliano, da S. Girolamo e a mano a mano venendo a Locke, a Rollin, al sig. Mas e Garot, i quali tutti si sono studiati di cercare il modo di attirare l’attenzione de’ fanciulli alla forma delle lettere e per via di giuoco fame loro imprimere nella fantasia l’imagine, associarvi il suono corrispondente e prender dimestichezza con) le sillabe e con le parole, accompagnando la scrittura con la lettura (2).

Considerando che l’affetto paterno, la mansuetudine e la pazienza del maestro possono rendere ai fanciulli meno grave la disciplina della scuola, egli si fa a biasimare i modi violenti, le dispotiche usanze e le barbare pene che comunemente si usavano

(1) Napoli 1819.

(2) Cagnazzi — Saggio Cap. IV, pag.30 Napoli 1819.

nelle scuole primarie di quel tempo (1). E congiungendo gli ammaestramenti degli antichi con i ritrovati de' moderni, le osservazioni filosofiche con le pruove della propria esperienza, egli cercò di dar norme pratiche agl’insegnanti, affinché si fossero tenuti lontani dalle esagerazioni de’ sistemi ed avessero tratto da ciascun sistema la parte vera e buona.

Nè meno degno di essere ricordato è il libro stampato dal Gatti Salentino nel 1820, quando col governo libero si sperava che si sarebbero compiute utili riforme in fatto d’istruzione.

Egli col suo libro della Riforma della Istruzione pubblica non solo si fa a notare i mali che si erano sperimentati nell’ordinamento amministrativo e nella parte didattica e disciplinare della istruzione, ma ne propone le più utili e più pratiche riforme. Mi allontanerei dal mio proposito se trattassi della parte amministrativa e degrinsegnamenti superiori. Marni piace accennare il concetto che questo prò fondo pensatore e generoso cittadino si era formato della istruzione elementare. Secondo lui «le scuole primarie non debbono solo mirare ad insegnare il leggere, lo scrivere ed il computare, coi principii ancora generali delle arti e dei mestieri. Questo bene, che certamente è grandissimo, non è il solo né il più importante. Ve ne ha un altro più interessante certamente, quello che riguarda la morale pubblica e privata, lo sviluppare ne’ cuori ancor teneri ì sentimenti nobili di virtù, di beneficenza, di onore, e il risvegliare la emulazione bene intesa, l’avvezzar la mente alla concentrazione ed al ritiro, l’abituare la macchina alla com postezza ed all'ordine, ed il portare in tutta la persona quell’attaccamento al metodo ed al sistema, che tanto favorisce i lavori dello spirito e del corpo, l’amore al silenzio ed alla decenza. Queste abitudini lodevolissime, che radicate una volta, non sapranno mai più abbandonare del tutto l’individuo, sono le più efficaci acciocché una nazione, per carattere intollerante e dissipata, facile alla inerzia ed alla voluttà, sia rigenerata, ed acquisti una dose maggiore di energia e di attività» (2).

L’insegnamento poi voleva che si fondasse sull’attività dello spirito, e non fosse già un grave carico imposto alla memoria. «Il miglior metodo d’istruire è quello di accompagnare i giovani nelle loro ricerche, di facilitar loro la strada col togliere gli ostacoli che la imbarazzano, e di farsi il precettore compagno fedele ed illuminato del giovane, ed essere a lui di scorta, non di vettura nei cammino, che porta al santuario della sapienza. Io vorrei, dice Montaigne, che l'Istitutore tante volte lasciasse camminare solo il suo giovane, acciocché sia nel caso di conoscer meglio le forze di lui, e le sappia dirigere. Suo principale impegno esser dee quello di insegnargli a profittare de’ pensieri altrui, ed a riempirgli la mente d’idee, e mi contento pure che quegli ignori donde quelle sien tratte.

«L’importante è che le abbia, e che all’occasione le sappia far sue. Imperocché è l’intendimento, come diceva Epicarmo, quello che vede, ed ascolta, quello che di tutto sa trarre profitto, che su tutto agisce, tutto dispone, e signoreggia su tutte le cose; il resto è cieco, sordo e senza anima. Noi rendiamo l’intelletto servile e codardo, quando non gli lasciamo la libertà di fare veruna cosa da sé medesimo»(3).

(1) Si legga il cap.3 principalmente nel quale condannando le prave usanze suggerisce i modi migliori.

(2) Gatti — Riforma pag.469.

(3) Gatti — Riforma pag.273.

Ed altrove biasimando il cattivo esercizio che da alcuni si la della memoria, osserva «non avvertendo anche per questa parte gl'Istitutori, che il segreto di fortificar la memoria e di accrescerla con profitto è quello d’interessare l'anima con sensazioni precise e vigorose, e di fare che essa adoperi tutta l’attenzione possibile, e riagisca con la massima intensità sulle impressioni che riceve.

E di poi ponendo che la istruzione nel suo metodo deve seguire il procedimento della natura, determina il vero e naturale processo dell’insegnamento elementare.

«Dobbiamo quindi dapprima acquistar sensazioni molte e scelte e proporzionate alle facoltà proprie; decomporre poi le idee per rapporto agli oggetti, ed esaminare partitamente le qualità di questi; e finalmente quando doviziosi abbastanza di pensieri e di giudizi, abbiam maturo il talento, e già fecondata la imaginazione, dai rapporti universali e particolari delle cose desumer dobbiamo i disegni di nuove produzioni, e partorire nuovi esseri. E questa progressione naturale delle nostre forze dimostra qual esser debba l’andamento della istruzione; e come questa incominciando dalle idee singolari, ed estendendosi di poi alle più. complicate, deve esporci gradatamente come i piccoli mondi dell’umano sapere, sino che questi avvicinando insieme e contemperando tra loro, ci offra nel mondo generale ed esteso Io sviluppo de’ rapporti e della concatenazione di tutti quelli» (1).

Ed appresso per determinare l’ordine e la estensione della istruzione elementare, egli osserva, che tutte le nostre conoscenze sono o dirette o riflesse; ossia, o ci vengono direttamente dai sensi o le riceviamo dal ripiegarci sopra noi stessi, e dal riflettere alle idee già ricevute. Quindi noi non abbiamo propriamente altri punti di conoscenze, che quelli presentatici dalla considerazione dell’uomo e della natura, che è quanto dire, il conoscere noi medesimi, e le cose che non sono noi (2).

Da tutto questo egli deduce la necessità di una certa istruzione reale, oltre la {strumentale che prima usavasi nelle scuole primarie. E siccome tutte le nostre cognizioni primitive partono da queste sorgenti, cosi la enciclopedia elementare propria per i fanciulli deve incominciare da queste, diffondersi per gli oggetti che ne hanno rapporto, distendersi sugli usi principali che di quelli ne ha fatto l’uomo, come ha saputo modificarli e combinarli diversamente, e così venire al pratico delle arti e de’ mestieri diversi. Quindi, incominciando dagli occhi, loro si para innanzi tutto lo spettacolo grandioso della natura, che percorrendo gradatamente dà loro una cognizione esatta della cosmografia, e di poi particolarizzandolo farà conoscere nella geografia, e quindi nella storia naturale i regni diversi della natura, e gli esseri che vi appartengono. Perché siffatte cognizioni rimangano impresse maggiormente nell’animo de’ ragazzi, sarà ottimo consiglio far loro osservare sopra le carte particolari, e quindi in una mappa generale, ed avvezzarli a ritrarre da essi medesimi le figure degli animali più importanti degli alberi più rari, e di altre cose particolari di ciascuna regione (3).

Questi principi, che sono il fondamento della pedagogia moderna, furono manifestati con tanta precisione e con tanta evidenza che ad essere applicali utilmente al fatto non bisognava di altro, che della paziente industria di qualche ingegno secondario,

(1) Gatti — Riforma 299.

(2) Gatti — Riforma 313.

(3) Gatti — Riforma 320.

il quale spinto dall’amore della istruzione popolare e consigliato dalla pratica delle scuole avesse saputo fare de’ libri e de’ cartelloni secondo quelle norme. B questo non sarebbe mancato, perché il desiderio di migliorare i metodi della istruzione elementare era generale, come la cura delle scuole primarie era divisa dai Dotti e dal Governo. In verun altro tempo si era verificato nelle province napoletane tanto accordo tra i filosofi e gl'insegnanti, tra i pensatori e gli amministratori nei promuovere il bene della istruzione primaria.

Sicché se fosse durato più a lungo questo concorde movimento del pensiero e dell’azione, della opinione pubblica e delle provvidenze governative, senza dubbio il sistema dell’insegnamento elementare si sarebbe rifatto secondo le idee dei filosofi; ed i libri, la disciplina e la pratica sarebbero divenuti conformi alle massime generali accettate presso gl’intendenti e gli studiosi delle cose pedagogiche. Ha questo tempo non si ebbe. La sopravvenuta rivoluzione del 1820 turbò questo movimento regolare e progressivo, che procedeva di accordo col Governo e con la opinione pubblica, né durò abbastanza perché la libertà avesse rese più feconde queste dottrine.

Di poi rifattosi assoluto il Governo e divenuto dispotico, si sequestrò e si divise dalla opinione pubblica, combattendo ogni movimento civile e principalmente la istruzione. Ha i germi vitali delle dottrine pedagogiche non poterono soffocarsi. Abbandonato l’insegnamento pubblico in mano ai preti ed ai religiosi, i laici, quando posarono le feroci persecuzioni, si gittarono nell’insegnamento privato, e vi portarono in questo tutta la operosità intellettiva già destata e tutte le nuove idee metodiche già divulgate.

Da questo punto comincia il periodo più splendido dell’insegnamento privato, nel quale entrò io spirito nuovo che erasi ritirato dall'insegnamento pubblico.

CAPITOLO III

Dell insegnamento privato.

L'insegnamento privato in Napoli ha una gloriosa tradizione. Sorto e per supplire al difetto dell’insegnamento pubblico e per soddisfare ai bisogni delle famiglie agiate, si mantenne in fiore sostenendo una nobile gara coi pubblici istituti. La sua vita è stata sempre la libertà dell’insegnare e la ricerca de’ metodi nuovi e più atti ad attirare la fiducia de’ padri di famiglia. Onde la operosità napoletana in fatto d’insegnamento privato si è manifestata sotto tutte le forme, abbracciando tutti i gradi d’insegnamento ed ogni specie d’istituto. Non voglio però dire che gl’insegnanti privati sieno stati mossi sempre dal solo desiderio del sapere ed abbiano attese tutte le promesse fatte nomogrammi; né che talvolta non vi sieno stati di quelli che privi di tutte le qualità morali atte a garentire la buona educazione, avessero cercato con pomposi programmi e con lusinghevoli promesse ingannare la credulità de' padri di famiglia. In una città cosi vasta come Napoli, che offre larghissimo campo a tutte le imprese; con la natura del popolo facile a correre dietro le novità, non è a credere che sieno mancati di coloro che avessero abusato della libertà dell’insegnare, e che si sieno serviti del nobile ufficio di educatore come mezzo di lucro illecito e di specolazione.

Di qui la necessità di tutelare la buona fede pubblica contra gl’impostori con disposizioni legislative atte a ridurre entro certi confini la libertà e mettere sotto una certa vigilanza superiore l'insegnamento privato.

E sino dal Decennio si richiese che gl’Insegnanti privati dovessero avere una carta autorizzante da ottenersi dopo un esame per dimostrare la idoneità all’insegnamento e dopo non dubbi certificati di moralità. Queste restrizioni non impedirono punto il progresso dell’insegnamento privato, e sino dal 1814 troviamo nella succitata relazione del Direttore Galdi fatta menzione di parecchie scuole, di pensionati per maschi e per fanciulle, di altre specie d'istituti per istruzione primaria e secondaria, i quali meritavano la stima pubblica e la lode della potestà scolastica.

Però dal 1821 in poi l’insegnamento privato in Napoli ebbe maggiore allargamento, a mano a mano che il pubblico veniva decadendo ed affidandosi ai frati ed ai preti. Quantunque la polizia, mentre inferociva la reazione, avesse posto ogni impedimento alle scuole private, avesse chiusi non pochi pensionati perché i direttori si erano contaminati parteggiando per la costituzione; pure in' Napoli era facile eludere la vigilanza duella polizia, e tanto più doveva accrescersi l’insegnamento privato quanto maggior numero di professori, e forse dei migliori, destituiti e cacciati dall’insegnamento pubblico per opinioni liberali, era tornato a vita privata e costretto a guadagnar la vita insegnando privatamente.

Si aggiunga che ai giovani appartenenti all’insegnamento privato non s’imponeva né una istruzione conforme a quella che si dava ne’ licei pubblici e nei collegi, né un esame severo e con norme generalmente stabilite per ammetterli nella Università.

Sicché ciascuno poteva seguire quel metodo d’istruzione che gli piacesse, e servirsi di quel professore che credeva più confacente ed atto ai suoi bisogni.

Per queste ragioni l’insegnamento privato accettando le nuove dottrine pedagogiche che si erano venute esponendo e professando dai filosofi, gareggiando nel seguire i nuovi metodi che in Europa si venivano ritrovando, soddisfacendo meglio alle esigenze delle classi agiate e delle famiglie che non aveano fede nell’Insegnamento governativo, conservando nobilmente le lodevoli tradizioni degli antichi, favorito dalla libertà che gli concedeva la legge ed usando con discrezione della larghezza accordatagli dall’ammansito dispotismo borbonico, si trovò nel 1830 essere in grandissima floridezza, ed avere in mano la maggior parte de’ figliuoli delle famiglie civili della città di Napoli.

Dovendomi limitare ai progressi della istruzione primaria principalmente, né potendo discendere a parlare particolarmente di tutti gl’istituti privati che dal 1830 in poi salirono in maggior fama in Napoli, toccherò de’ caratteri speciali che prese la istruzione privata presso di noi.

La prima nota caratteristica che dava una impronta particolare alla nostra istruzione privata, è nna prodigiosa varietà e ne’ metodi e nelle discipline educative e nelle forme, onde si manifestava. Non vi era metodo conosciuto che non si cercasse di mettere in pratica: vi aveva scuole secondo il metodo di Pestalozzi, secondo il normale e secondo il lancasteriano; scuole nel cui insegnamento si seguitava un programma enciclopedico; e scuole con insegnamento unicamente letterario; vi avea pensionati in famiglia e convitti ordinati secondo i governativi; scuole di fanciulli affidate a Maestre e scuole di fanciulle il cui insegnamento era condotto da uomini; vi erano delle classi che per ciascuno insegnamento andavano a casa di un professore particolare, e de’ professori che andavano a casa degli allievi a dar la lezione; insomma tutta la varietà che può nascere dalla massima libertà.

A quei tempi non vi era verun programma pubblico preponderante, che desse norme a tutto l’insegnamento. Si cercava solo la istruzione conveniente alla propria condizione, e ciascun istituto cercava di studiare 1 bisogni delle famiglie di Napoli e di appagarli per attirare maggiore concorrenza di allievi. Di qui una gara operosa nel procacciare il meglio, nell’avere i professori più stimati, nel procurare di superare gli altri e nel profitto degli studi! e nella condizione materiale dell’istituto.

La seconda qualità è che la istruzione elementare nelle scuole private non formava un corso separato di studi, né un grado d’insegnamento compiuto per sé, come sì vede nella presente legge. Abbracciando giovanetti di famiglie agiate e civili,1 quali o doveano seguitare la carriera degli studi liberali o doveano ricevere una istruzione sufficiente per entrare ne’ negozi e ne’ commerci, la istruzione primaria non serviva che di mezzo, e non avea un programma determinato e stabile che richiedesse un certo periodo di tempo ed un dato sviluppo d’intelligenza ad insegnare alcune materie in un modo affatto particolare ed altre mettere da parte come si avanzasse ne’ corsi secondari. In tal modo si era risoluto il problema di dare la istruzione primaria secondo la propria destinazione famigliare; il quale problema rimane insoluto nel presente ordinamento della istruzione elementare, nel quale lo stesso insegnamento è dato così al figliuolo dell operaio, che non deve salire a studi superiori, come al figliuolo del negoziante che deve entrare nella vita del commercio e al giovane che deve percorrere di poi i corsi di studi classici. Onde avveniva che l’insegnamento elementare era più semplice nel programma, perché tralasciava ad altro tempo alcune materie che più utilmente si sarebbe potuto studiare appresso; ed era più spedito e meno lungo, perché, servendo di fondamento al grado secondario, cercava una naturale continuità tra l’uno e l’altro insegnamento, senza che fosse mestieri la stessa materia prima insegnarsi in un modo e poi in un altro tutto differente.

Finalmente negl’istituti privati la educazione morale e fisica era singolarmente curata; la disciplina era fondata sui mezzi morali; e l’amore del sapere era la molle che moveva tutti, e professori e discepoli. Gl’Istituti spesso eran fondati per associazioni di padri di famiglia, che mettevano insieme i capitali necessari, e prendevano parte all amministrazione. Un Consiglio di uomini dotti regolava gli studi e le discipline scolastiche, assisteva alle lezioni, invigilava su i professori, giudicava delle pruove degli esami. Di guisa che vi era piena corrispondenza tra la scuola e la famiglia, e l’autorità del Direttore era reale partecipazione della potestà paterna.

Ad esempio di questa maniera d'istituti privati, che dal 1830 in poi levarono fama di sé, tra tanti, io indicherò quello del cav. De Pamphilis, nome caro al popolo napoletano, il quale venera in lui la fede incrollabile nella efficacia della educazione, la operosità infaticabile della mente, la generosità costante del cuore, la onestà singolare della vita interamente spesa alla ricerca del meglio ed al sagrifìzio di sé per il bene altrui.

Era un Istituto completo di lettere, scienze e belle arti, che abbracciava Istruzione ed educazione, un corso graduato di studi, ed un Pensionato ove i giovani ricevevano la educazione morale, civile e religiosa.

Non dirò come il fondamento della educazione interna fosse la morale religiosa, l’affetto di famiglia, la dignità personale, cometa disciplina del pensionato era ordinata ad accendere la gara negli studi, l’amore della gloria, il sentimento del dovere;

e come alla buona sanità de’ giovani era provveduto con la più severa cura della nettezza e con l’osservanza delle norme generali d’igiene sia nel vitto, sia negli esercizi corporali. Piuttosto esaminerò brevemente l’ordinamento degli studi ed il metodo seguito ne’ vari insegnamenti. Il De Pamphilis, che nello stadio della pedagogia avea portata tutta la originalità della sua mente filosofica e l’uso del metodo sperimentale seguito nella pratica della medicina, sua prima professione, presentò un nuovo programma di studi che abbracciasse 1’ intera istruzione della gioventù, dal momento che essa intraprendesse la carriera degli studi sino a che mettesse piede nella Università.

Egli poneva che lo scopo principale della bene intesa istituzione fosse lo svolgimento sempre costante e progressivo dell'umana intelligenza; e che il vero metodo d’istruire consistesse nel sapere proporzionare i suoi dati alla diversa età ed attitudine dei discente e accordare il suo processo al segreto procedimento della natura. Avendo egli concepito l’uomo come attività sostanzialmente intellettiva, l’insegnamento fondava sulla cooperazione attiva del discepolo, il quale imparando dovesse insieme creare le sue cognizioni, e facendo profitto in una disciplina acquistasse attitudine a più profittare. Onde egli diceva, «il fanciullo a mio avviso, non basta che apprenda da altri ciò che non sa, se nell’atto stesso di apprenderlo non venga istituito in modo da far che ci ponga anche l’opera sua al proprio insegnamento; opera che mentre lo addestra ed invoglia al poco ed al più facile, lo faccia senza bisogno di altra guida capace un giorno a fare il molto ed il più difficile con certezza di pieno successo analogamente ne’ rami progressivi».


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Ed altra volta riassumeva in una formola precisa il suo modo d’istruire in queste parole: uno il procedimento del suo metodo, la graduazione delle intellezioni successivamente insegnate; uno lo scopo, il destare l’attitudine a far da sé — Con queste norme egli divisava gl’insegnamenti del suo Istituto secondo le tre età diverse che prendeva ad istruire, la fanciullezza, l’adolescenza e la gioventù. Alla fanciullezza dava la conoscenza essenziale di tutta la materia generale della istituzione, comprendendo quanto bastasse per un corso sommario di scienze, di lettere e di belle lettere; e questo egli chiamava insegnamento fondamentale: all’adolescenza dava la conoscenza particolare di ciascuna materia che si conteneva nella istituzione, comprendendo cosi il corso intero di Letteratura, di Matematica e di Filosofia; e questo secondo egli chiamava insegnamento progressivo: alla gioventù dava la conoscenza totale, comprendendo la ricongiunzione di tutti gli studi precedenti, per ricostituire il tutto e conoscere intuitivamente l’opera progressiva della intera instituzione: e questo terzo egli chiamava insegnamento di conchiusione.

E discendendo alla pratica applicazione del suo piano d’instituzione, toccherò brevemente dell’ordinamento del suo insegnamento fondamentale. Questo distendevasi perii corso di quattro anni, con sette ore di lezione al giorno, non escluso il giovedì consegrato alle cose di ornamento. Nel primo anno s’insegnava leggere e scrivere simultaneamente e con nuovo metodo, Catechismo di Religione e Storia Santa, esercizi di analisi italiana sul libro di lettura, riguardanti la lessigrafia, la nomenclatura, la concordanza, il reggimento, avvertendo che questa esercitazione era al lutto pratica e fatta sugli esempi altrui, esercizio di ripetere all’improvviso brevi apologhi convenevoli alla tenera età, compendio di Galateo, numerazione parlata e scritta ed operazioni sui numeri interi, e lettura e scrittura della lingua francese praticamente insegnata, e principii di disegno lineare.

Il secondo anno spingeva innanzi gl insegnamenti cominciati: lettura italiana e scrittura con la debita correzione, seguito del Catechismo, del Galateo e della Storia Sacra, analisi italiana di proposizione, di parti essenziali di periodo, sempre praticamente, esercizio di scrivere ciò che si sente ripetere sia per riguardo agli apologhi sia per riguardo alla Storia Sacra, numerazione in rapporto a due numeri, geografia fisica, quadro preliminare della storia profana, esercizio di francese per lo vocabolario domestico, e continuazione dei disegno lineare.

Nel terzo anno si dava compimento al Catechismo, al Galateo ed alla Dottrina Cristiana, si esercitava l’analisi italiana e sulla costruzione di un periodo e sulla parte ideologica delle cose lette, adusando gli alunni a restringere ed amplificare i concetti, e si faceva narrare e scrivere i fatti di cui si era testimone o si avea il solo tema, s’insegnava la geografia pratica, la grammatica italiana con applicazione alla grammatica generale, principii di Storia Naturale applicati a quei di Fisica e Chimica, insegnati in maniera popolare, seguito dell’aritmetica, principi di longimetria e planimetria, storia de’ grandi imperi, lingua francese per lo compimento del vocabolario domestico, seguito del disegno lineare.

Nel quarto anno mentre si allargava il programma, le nuove materie si coordinavano con le precedenti. S’insegnava la logica in appoggio alla grammatica generale, i principi di metafisica, di etica e di diritto di natura in Appoggio alla Storia Santa e i principi di antropologia individuale in appoggio agli elementi di Fisica, di Chimica e di Storia naturale, si dava compimento alla grammatica italiana e l’esercizio di narrare e descrivere dipinti ed azioni mimiche; s’insegnava la Geografia teoretica, avvezzando gli alunni ad imitare le carte geografiche ed a risolvere problemi geografici e cosmografici; si compiva lo studio dell’aritmetica e si davano gli elementi della Stereometria; si aggiungeva un sunto della storia del medio evo e del regno di Napoli, si seguitava finalmente lo studio della lingua francese, facendo esercizio pratico di parlarla e scriverla, e del disegno lineare.

Da questa breve esposizione del programma assegnato alla prima istituzione, mentre si osserva negl’insegnamenti una progressione graduata ed una non interrotta continuità, si nota bene come la mente è in modo tutto pratico e naturale esercitata perché possa svilupparsi simultaneamente in tutte le sue potenze, e come tutte le materie sono distribuite ne' quattro anni con questo intendimento finale.

Egli è vero che questo programma è più diretto a dare una istruzione generale, da servire per fondamento quando si debba procedere innanzi negli studi, ed insieme di compimento quando si voglia tosto entrare nella vita pratica; e si estende più là che non dovrebbe un corso veramente elementare, come ora s’intende: ma non si può negare come in questo programma si è data molta parte alla istruzione reale insieme con la istrumentale, e che tutto l’insegnamento ha uno scopo pratico e educativo, che invano si cerca nelle presenti scuole elementari. Non era mio proposito l’esaminare particolarmente questo piano di studi, né dare giudizio sul metodo adottato dal De Pamphilis, ma di presentare il fatto di questo Istituto, perché si potesse argomentare da esso quali erano le massime pedagogiche e quali le idee educative, che signoreggiavano allora nel nostro insegnamento privato, del quale il dottor De Pamphilis è stata una delle più nobili personificazioni.

Un altro nome caro ai Napoletani, e in tutte le antiche province napoletane universalmente venerato, è il marchese Puoti, la cui scuoia privata operò non solo la riforma degli studi letterari in Napoli, ma la educazione politica e civile della presente generazione. L'insegnamento del Puoti anziché essere un corso elementare e secondario, vuoisi tenere piuttosto uno studio di perfezionamento, come quello che era dato a giovani già maturi, i quali rifacevano sotto la guida del Marchese gli studi letterari o imperfetti o mal fatti. E sebbene gli effetti salutari del metodo usato del marchese Puoti nell’insegnamento della lingua italiana riguardarono principalmente l’insegnamento secondario classico, pure non poco se ne giovò la istruzione elementare privata.

Il Puoti non parti da verun concetto metafisico dell’uomo sul quale foggiare il suo metodo d’insegnare, né si curò punto delle dottrine pedagogiche o dei principi generali di metodica; ma fondandosi unicamente sull’elemento storico della lingua ristorò con il culto della lingua nazionale il vero metodo didattico.

Egli soleva dire che il maestro è come l levatrice che aiuta a partorire, e nella sua scuola tutti i giovani partecipavano al lavoro comune, di cui primo collaboratore era il Marchese; e ciascuno per i suoi studi particolari, fatti sotto la guida di lui, veniva da se operando la sua educazione letteraria. E ne’ modi del Marchese era bandita ogni aria di superiorità, di rigida gravità, di pompa dottrinale; in vece spirava ia maggiore benevolenza dell’affetto e la più schietta famigliarità: onde l’insegnamento avea piuttosto ia forma di un’ amichevole conversazione, di un dialogo vivo e naturale tra il maestro ed i discepoli e di una lettura dilettevole fatta in una compagnia geniale, tramezzata di opportune osservazioni, di utili paragoni, di brevi annotazioni (1). Se quello che il Marchese insegnava non era tutto oro di coppella, il modo d’insegnamento, il come era istrumento efficacissimo di educazione e di progresso. Il giovane si sentiva alzato ai suoi occhi, piaceva a sé stesso, veggendosi chiamato a leggere, commentare, discutere, giudicare, lavorare in comune; non discepolo, ma compagno e collaboratore. E tra i giovani compagni era una reciproca stima congiunta alla più nobile emulazione; avendo ciascuno l’occasione di far conoscere il proprio ingegno e per i propri lavori salire in quella riputazione che egli si meritasse, e mettendo ogni opera per fuggire le giuste osservazioni del maestro e de’ compagni e per accettarne la lode e l’approvazione, la quale sopra ogni altra cosa si ambiva e cercava. Di che a buon diritto il De Sanctis afferma, che era una scuola di gentilezza e di dignità, un esercizio giornaliero delle facoltà intellettuali e morali (2).

In tal modo il marchese Puoti giunse a mettere in atto il concetto della vera scuola, quantunque egli voleva che studio non scuola si chiamasse il suo insegnamento, a rialzare la dignità di maestro, che era troppo basso caduta sino a cansarne il nome, e a preparare una grande schiera di professori, che nel ministerio dell’insegnare portarono il metodo di lui e la disciplina appresa in quella scuola.

Per questo riguardo la scuola del Marchese fu una vera e feconda scuola normale nella quale si apprendeva il metodo dell’insegnare più per pratica che per teorica, seguendo l’esempio del Maestro anziché studiando trattati di pedagogia, conoscendo il come si dovesse altrui istruire per il riflettere sul modo onde ciascuno veniva imparando.

(1) De Sanctis — nuova Antologia voi.9, novembre 1868 — Fascicolo II.

(2) Nuova Antologia — Ibidem.

Ed il Marchese ad aiutare anche di lontano i nuovi professori nell’arduo ministerio, egli pose ogni, cara a ristampare i classici italiani da potere introdurre nelle scuole, arricchendoli di acconce annotazioni grammaticali e di opportune osservazioni sulla lingua e sullo stile, e a pubblicare grammatiche, guide pratiche per l’insegnamento dello stile e del la composizione, antologie e raccolte di buoni esempi da imitare, non perdendo mai di mira il principio cardinale del suo metodo, che la lingua nazionale dovesse formare la base di ogni cultura letteraria, civile e politica, e che l’insegnamento dovesse procedere per pratiche esercitazioni fatte dietro l’esempio de’ classici. E l’effetto rispose all’opera del Marchese.

Lui vivente si operò una compiuta trasformazione nella cultura nazionale. Si cominciò a studiare un po’ meglio il latino ed il greco; venne in voga lo studio delle cose italiane anche ne’ seminari; si diffusero nelle più remote province gli scrittori classici, sorsero qua e là scuole simili a quella del Puoti, e in poco spazio non ci fu scienziato di qualche valore che non cercasse di scrivere politamente italiano. Questi fatti ottenne il Marchese in picciol numero di anni; sicché potè avere il conforto di vedere insegnato ai giovanetti, come materie elementari, quello che egli insegnava un giorno a giovani già molto innanzi negli anni e negli studi (i).

Se non che il metodo del Puoti non penetrò nella istruzione ora addimandata elementare; quantunque la forma dialogica del suo insegnare, il suo procedimento analitico e pratico, lo scopo educativo proposto alla istruzione, l'amore verso i propri discepoli sieno condizioni essenziali della buona istruzione elementare. La lingua nazionale considerata come classica non può essere che il fondamento degli studi secondari; ed a preparare i giovanetti agli studi classici, meglio che non si era fatto per lo innanzi, egli ordinò un istituto privato condotto dai suoi prediletti discepoli, nel quale si facevano due anni di studi preparatori, prima di attendere all'insegnamento del latino. Ora questo corso preparatorio, supponeva che i giovanetti avessero imparato il leggere, lo scrivere ed il conteggiare, per potere imprendere il corso elementare di lingua italiana, di aritmetica, di storia e geografia; talché questa prima parte della istruzione elementare non fu trattata nella scuola del Puoti, e la istruzione elementare fu solo tenuta come apparecchio alla istruzione classica, non come un corso distinto che mirasse a dare un certo grado di cultura e di educazione necessaria alla maggior parte de’ cittadini di una nazione (2).

Ma se la scuola del Puoti non ebbe veruna azione diretta sulla istruzione pubblica elementare, operò direttamente a modificare l'indirizzo governativo, portando alla presidenza degli studi, in luogo dell’ignorante ed incivile Colangelo, monsignor Mazzetti, uomo colto, amante de’ buoni studi e desideroso di trasfondere ne’ pubblici istituti la vita operosa che animava la istruzione privata. Egli non pure cercò di usare la maggiore deferenza verso il Marchese Puoti, accettando negl’Istituti Pubblici quanti giovani uscissero della scuola di lui con fama d’ingegno e di buoni studi,

(1) De Sanctis — Nuova Antologia — Ibidem.

(2) La Guacci, ispirata dal suo affetto materno e spinta dal bisogno di dovere istruire nel leggere e nello scrivere i suoi figliuoli, diede opera a comporre un sillabario ed un libro di prime letture.

Ma sebbene in questo lavoro abbia tolto a guida il Pestalozzi, pure nel metodo d'insegnare il leggere non seppe trarre profitto delle nuove dottrine metodiche, e ritenne il metodo alfabetico.

ma tentò di proporre al Governo un disegno di riordinamento generale della istruzione pubblica; il quale levò tanto romore di sé e In Napoli e fuori, che merita di essere brevemente esposto, per quello che concerne i principii che lo informavano.

In prima il Mazzetti ebbe il coraggio di manifestare per le stampe i mali che travagliavano allora la pubblica istruzione, e (cosa maravigliosa nell’anno 1838, regnante Ferdinando II ed essendo lo scrittore il capo della Istruzione Pubblica) propose unico rimedio la massima libertà dell’insegnamento, riserbando al Governo la facoltà di soccorrere la istruzione con quelle sole grandi spese, alle quali non valgono le forze de’ particolari e di vigilarla e dirigerla per mezzo di un gran corpo di Esaminatori per la collazione de' gradi dottorali e per la creazione de’ Professori (1). Ma poi vedendo che un riordinamento di studi cosi radicale non sarebbe stato tanto facilmente accettato, cercò di conservare del regolamento antico quello che gli sembrava meno vizioso, e fece una seconda proposta, che quantunque meno ardita, meglio potesse conferire alla prosperità delle arti, delle scienze e del commercio; promovendo e ravvivando la istruzione fino allora trascurata del basso ceto, e facendo molto luogo alla istruzione reale ne' tre gradi d’insegnamento.

Non importa 1’ esaminare sia per la parte dell’ordinamento amministrativa sia per la parte didattica un siffatto disegno di studi, che fu rigettato dal Governo. Ma non posso non dar merito al Mazzetti per aver voluto dare alla istruzione pubblica un indirizzo pratico, e favorevole all’incremento dell'agricoltura, delle arti e delle industrie, aggiungendo in ogni grado d’insegnamento quella somma di cognizioni utili e di scienze applicate, le quali potessero giovare in qualunque condizione si possa trovare il giovane che percorre ravviamento degli studi.

(1) Ecco un tratto di quella proposta.

Da questo semplicissimo ed economico ordine di cose molti vantaggi germoglierebbero. Primieramente il Governo risparmierebbe non poco, e piti ubertosi frutti raccorrebbe pel pubblico costume e pei progressi delle scienze da quei danari che alla istruzione consacra.

I letterati poi sarebbero meglio provvisti; perché oltre degli abbondanti proventi dell’insegnamento privato, avrebbero nella loro vecchiaia un pane onorato e non iscarso entrando nel corpo degli Esaminatori. Si aggiunge per terzo che le Lettere e le Scienze sarebbero meglio coltivate; perciocché rebbe limitato dalla misura de’ mezzi pecuniari; ed oltre a ciò nascerebbe trai professori una quanto utile altrettanto forte emulazione, tosloché i proventi di ciascuno di loro non essendo soldi fissi ed assicurati, non potessero sussistere ed accrescersi che all'ombra di un merito riconosciuto dal pubblico, e di una superiorità di nome che ciascuno si sforzerebbe di acquistare sopra degli altri; cosicché avrebbero luogo per le produzioni dello spirito tutti quei beni, che l’emulazione della concorrenza procaccia a tutte le altre merci e produzioni. Infine per tutte queste considerazioni egli è evidentissimo, che il pubblico sarebbe ben altrimenti servito, e chel’insegnamento darebbe risultati assai migliori, che dar non possono le scuole pagate dal Governo, languide, inceppate dai mezzi non sufficienti sebbene pingui, rese nulle da mortai torpore in mano di Professori, che ascesi una volta sulla cattedra vi possono ben trovare con la sicurezza di un pane a vita la dimenticanza dei propri doveri e l'idea di non aver più nulla a sperare o a temere.

Mazzetti — Prefazione di Riforme per il regolamento della Pubblica Istruzione Napoli 1838.

Nè minor lode si deve al Presidente Mazzetti, che vedendo avversato dal ministro Santangelo il suo disegno di riforma dell'Istruzione Pubblica cercò con ogni mezzo di favorire la istruzione privata e indirizzarla in modo che i suoi pensieri fossero in qualche modo applicati nella educazione delle persone civili. Tra gli altri merita di essere ricordata l’accademia istituita per incoraggiare i giovani degl'Istituti privali, che invitati a sostenere pubbliche prove dinanzi agli uomini autorevoli, che componevano le varie sezioni nelle quali era divisa l’accademia, ne riportavano lode e conforti: onde grandissima emulazione si accendeva tra gli studenti, e migliore indirizzo veniva dato agli studi de’ diversi istituti. Ricordano tutti quale ardore di studi avvampava allora tra i giovani, quanto zelo animava tutti i Professori privati, e qual movimento scientifico e letterario agitava gli spiriti in quel tempo in Napoli; il quale beneficio si deve tutto all’opera della istruzione privata. Onde giustamente si attribuisce tutto a merito di questa, se in Napoli siesi conservata una cultura letteraria e scientifica non inferiore a quella delle altre città principali d’Italia, non ostante che il Governo nemico di ogni miglioramento civile avesse mantenuta la plebe nella barbarie e nell’ignoranza, e fatto ogni opera per tenere la istruzione pubblica nella maggiore decadenza al paragone della istruzione privata.

Ma dopo il 1818 anche questa decadde. Imprigionati o cacciati in esiglio i professori più benemeriti, condannati alla galera gli uomini più dotti, chiusi i pensionati più riputati, sottoposti gl’Istituti privati a mille vessazioni inventate dalla polizia collegata con la Curia, espulsi da Napoli gli studenti delle province, impedita con la più severa vigilanza e con le maggiori pene la introduzione di nuovi libri provenienti dal resto d’Italia e dall’estero, infrenata la stampa con la più rigorosa censura, fu quasi spenta la vita letteraria che rigogliosa erasi destata prima del 1848; ed i pochi istituti privati rimasero in piedi come sparuta imagine del passato.

Da questo rapido sguardo dato agli anni passati si può raccogliere che se 1 incremento della istruzione in Napoli non rispose alla bontà delle antiche istituzioni scolastiche, se la educazione popolare fu trovata nel 1860 in quelle condizioni che innanzi ho descritto, questo devesi attribuire non già a colpa del popolo e delle antiche leggi, ma delle dolorose vicende politiche a breve intervallo seguile presso di noi, le quali impedirono che le buone istituzioni si raffermassero e dessero i loro frutti, che il progresso incomincialo senza interruzione continuasse, e che l’opera generosa de’ privati non resistesse alla ferocia della reazione rinascente.

PARTE SECONDA

Della Istruzione pubblica e privata in Napoli. dal 1860 al 1874.

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CAPITOLO IV

Nuovi ordinamenti scolastici successivi progressi della Istruzione.

Napoli compiva la rivoluzione del 1860 col desiderio ardentissimo di promuovere, tra gli altri beni civili, la pubblica istruzione, e singolarmente la popolare che per lo innanzi era stata o negletta od avversata, e con l’ammirazione sincera degli uomini e delle leggi del Piemonte, che era stato durante la reazione borbonica l’unico faro di speranza alle genti oppresse e tiranneggiate. Nondimeno mentre volentieri tutti i suol interessi postergava al bene inestimabile della unità nazionale, non potè cancellare dalla sua memoria i principi! liberali, ond’erano state informate le antiche leggi sulla pubblica istruzione, né la tradizione di un insegnamento privato libero e pieno di vita operosa.

In fatti la prima cura del nuovo governo fu la istruzione popolare. Il Prodittatore appena entrato in Napoli decretò che dodici Asili infantili gratuiti fossero aperti in Napoli a spese dell'erario per un anno, e che si fondasse un Collegio gratuito de’ figli del popolo a spese dello Stato; ed il Re dichiarando nella sue lettera al Luogotenente generale che la istruzione e l'educazione del popolo erano state l'assiduo pensiero del suo regno, donava dugento mila lire, perché fossero spese a beneficio della istruzione del popolo di Napoli. Ma il Dicastero della Pubblica Istruzione che dovea curare di recare al ratto, per opportuni provvedimenti, quello che era principal pensiero del Governo e desiderio comune in questo non ebbe un indirizzo fermo e pratico, né adoperò sempre i mezzi più opportuni allo scopo.

In prima perché nella imminente apertura dell’anno scolastico non mancasse né la istruzione classica, né l'elementare, ordinò che le antiche leggi rimanessero in vigore, disponendo che per ciò che concerneva l'insegnamento classico 1 novelli Rettori de’ Ltcei rispristinassero l’antico ordinamento di studi e con gli stessi professori esistenti innanzi che i Licei fossero dati in mano agli Ordini religiosi, per la istruzione popolare raccomandando ai Governatori (Prefetti di provincia) di attenersi agli antichi regolamenti ristampati negli anni precedenti. Solo per Napoli deliberò, che, abolito come angusto il Liceo del Salvatore, della rendita di esso accresciuta di altri assegni dei Tesoro e della Provincia si fondasse nella casa e nel collegio de' Gesuiti un nuovo liceo con un Convitto corrispondente alla condizione de’ tempi;

e che delle dugentomila lire largite dalla munificenza sovrana, quarantamila s’impiegassero a quattro scuole serali ed ottantamila agli asili infantili, eleggendo commissioni deputate a porre in opera l'una e l’altra istituzione.

Poscia decretò la fondazione di tante scuole normali quante erano le province meridionali, quasi che tra noi fossero melodi d’insegnamento primario generalmente accettati o vi avessero professori che intendessero ordinamento di scuole normali; e creò uno stuolo d’ispettori, prima che si fossero aperte le scuole da visitare. Finalmente a dare ordine stabile alla pubblica istruzione secondo la nuova condizione politica pubblicò tre leggi, l’una sulla istruzione elementare, l’altra sulla istruzione secondaria, e la terza sull'amministrazione centrale e provinciale; le quali, senza voler dirne altro, non potevano recarsi all’atto, finché presso di noi non si fosse destata la vita municipale e provinciale, l’amministrazione civile non si fosse legalmente costituita, e gl’insegnanti non fossero stati istruiti nelle nuove discipline.

Ora questo oscillare tra il vecchio ed il nuovo, questo creare uffici che non aveano ove esercitare le loro incumbenze, questo decretar leggi nuove che restavano senza effetto e senza esecuzione, per difetto di altre opportune condizioni esterne, furono cagione che si perdessero inutilmente i primi mesi dell'anno, quando ferveva ancora l'ardore di rinnovare il tutto, e si era apparecchiati a fare ogni opera per educare le plebi e dissipare la ignoranza che era stata il principale sostegno del governo caduto.

Se non che dopo questi sforzi infruttuosi, si comprese che la istruzione primaria non avrebbe potuto né attecchire, né prosperare senza diffondersi generalmente le utili conoscenze di metodo ed iniziare i maestri alle nuove pratiche didattiche; onde il felice disegno dei corsi di conferenze magistrali da aprirsi prima in Napoli e poi successivamente negli altri capiluogi delle province napoletane, secondo che fu stabilito dal decreto del 5 marzo 1861. Questo fu il principio del vero movimento, che comunicatosi rapidamente in tutte le province meridionali diede il primo impulso alla istruzione popolare, il quale è venuto l’un anno meglio che l’altro crescendo di forza e di estensione.

La conferenza magistrale per gli uomini fu aperta al 4 aprile 1861, direttore Scavia e compagni due professori del Piemonte da lui scelti, con concorso inaspettato, essendovi convenuti 43 ispettori e circa 300 privati professori, i quali quantunque uomini riputati per dottrina e per arte d’insegnare, pure non vergognarono di rifarsi discepoli e venire ad imparare i metodi dell’insegnar leggere e scrivere: tanto era profondo il rispetto agli uomini del Piemonte e generale il desiderio di cooperare alla istruzione popolare.

Però sia per non essere siffatte conferenze unicamente dirette a maestri in atto insegnanti nelle scuole elementari, sia per non aver saputo i Professori dirigenti guardarsi dal dimostrare di farla da saccenti in materie nelle quali Napoli non avea nulla ad imparare da altrui, sia per parere la severa disciplina metodica usata nelle province superiori d’Italia troppo contraria alle abitudini poco ordinate di un insegnamento affatto libero che avea signoreggiato in queste provincie, sia perché sotto il lodevole pensiero di diffondere i buoni metodi sospettossi il basso desiderio di lucrare sullo spaccio dei libri importati, sia per tutte queste cagioni insieme, questo primo corso di conferenze non produsse altro bene che di richiamare lo studio de’ Napoletani alle dottrine pedagogiche e di alimentare una lunga discussione sui nuovi metodi che si proponevano alle nostre scuole.

Prima si cominciò ad assalire il sapere di coloro che erano venuti a reggere le conferenze, non considerando che in siffatte lezioni si doveva guardare più all’arte metodica che alla materia alla quale si era applicato il metodo. Dipoi si prese a sfatare il metodo, chi dicendolo cosa vecchia e chi dimostrandone la falsità de' principii. Finalmente a nome della libertà si combatté un metodo, che per la troppa uniformità, l’eccesso delle pratiche regolari e l’uso smodato degli aiuti materiali sembrava contrario, non pure all'anarchia dominante nell’antico insegnamento privato, ma ad ogni libero sistema d’insegnamento. Non voglio ricordare qui né le arti di coloro che di mala fede e per crucci e ambizioni personali fomentavano questo incendio, né i poco cortesi epiteti e gli schernevoli nomi onde per {strazio fu addimandata siffatta scuola di metodo da coloro che nella opposizione portarono le loro passioni volgari. Ma non posso celare che dalla parte della opposizione si schierarono uomini autorevoli per dottrina, per nobiltà di carattere e per generosità di sentimenti. Onde l’avversione alla pedagogia e ad ogni istruzione metodica si appigliò agli animi più schivi di autonomia municipale e più devoti all’unità nazionale; ed entrata nelle menti più colle impedì che le scuole municipali di Napoli ne ritraessero quel flor di bene che da queste conferenze si poteva sperare.

Infatti il Municipio non pure non costrinse i suqi insegnanti ad usare in queste conferenze trimestrali, ma non si dette verun pensiero, durante l’anno 1861, né di aprire nuove scuole con metodi migliori, che non erano gli antichi, né di migliorare o per la parte materiale o per la parte didattica le scuole già esistenti.

Tanto più farebbe meraviglia questa negligenza del Municipio di Napoli, paragonata con la fervida operosità privata, la quale fu generale il primo anno nel caldeggiare ogni sorta di pubblica e privata istruzione, se non si trovasse la cagione di questa colpevole inerzia nel discredito in cui gli uomini preposti al governo del Municipio avevano il nuovo metodo d’insegnamento e nello studio che essi posero nel trovarne altro che meglio si affacesse all’indole degl’ingegni napolitani. Però il Governo non si sgomentò della troppo violenta opposizione. Apri il corso di conferenze per le donne e il corso di conferenze per l’insegnamento di grado superiore agli uomini; e gli uni e gli altri frequentati da persone che si volevano veramente dedicare all’insegnamento elementare riuscirono più efficaci. Per dare l’esempio di una scuola elementare ordinata secondo i nuovi metodi ne fondò una in Napoli, la quale fu come di modello a chi volesse seguire lo stesso metodo. Sollecitò con ogni mezzo la istituzione delle scuole serali per il popolo minuto e per gli adulti, e con pubbliche dimostrazioni di gioia, con suoni musicali e splendidi discorsi ne festeggiò l’apertura. Aiutò efficacemente l’opera degli asili, la quale affidata alla generosa carità della nobiltà ed alla intelligente cura di uomini che aveano sempre vagheggiata questa santa istituzione, cominciò a distendere i suoi beniflcii e a dimostrare sensibilmente al popolo il grandissimo bene della libertà.

Il Consiglio Provinciale Amministrativo deliberò una grossa somma per fondare asili nella provincia, incaricandone il venerando Lelio Fanelli della esecuzione; la Guardia Nazionale cominciò ad aprire scuole serali per i figliuoli degli operai; alcuni Istituti di beneficenza cominciarono a provvedere all'insegnamento dei giovanetti e delle donzelle accolte per carità; gl'insegnanti privati non mancarono di prestare gratuitamente l'opera loro alla istruzione popolare fondando scuole serali per gli operai.


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Onde il Consiglio Comunale, fu anch’esso sospinto a stanziare nei bilancio del 1862 una somma, tre tanti più grossa di quella dell'anno innanzi, a beneficio della istruzione popolare. Se non che le buone disposizioni del Consiglio non furono secondate dalla Giunta Municipale, che non solo non seppe giovarsi di quella non lieve somma per fondare novelle scuole, ma non volle neppure adoperarne una parte a migliorare le già esistenti; le quali lasciate in abbandono, non più curate, anzi minacciate di chiusura da un giorno all'altro, vennero più peggiorando, riducendosi di numero e decadendo nella stima dell'universale. Cosi mentre con tanto calore si discutevano le ragioni del nuovo metodo proposto alle scuole elementari e si contavano le maraviglie degli antichi metodi didattici, mentre la vanità municipale si risentiva del favore onde erano stati accolti i libri e gli uomini che venivano dalle provincie settentrionali, il Municipio nulla operava per dimostrare in effetti quello che si sapesse fare per meglio indirizzare la istruzione popolare.

In questo tempo il Matteucci, entrato nel governo della istruzione pubblica, rivolse le sue cure speciali alla istruzione popolare singolarmente delle province meridionali. La Circolare del 21 aprile 1862 ai Prefetti fu un duro rimprovero ed un forte stimolo alla inerzia del Municipio di Napoli, il quale dipoi pressato dalla presenza del Re e del Ministro della Pubblica Istruzione, non seppe altra scusa trovare della poca cura datasi per lo innanzi della istruzione popolare, che la difficoltà di avere cose atte a scuola; poiché le già esistenti, e per la loro angustia e per la sconvenienza de’ luoghi ove erano messe, male si prestavano alle nuove esigenze della educazione pubblica. quasi che ne' due anni passati, avesse almeno cercato di sostituire insegnanti meglio istruiti ai non pochi vecchi sperimentati inetti, di arredare le antiche scuole, nelle quali mancavano sino le panche per sedere, e di meglio riordinare l’insegnamento, il quale od era nullo, come avveniva nella maggior parte delle scuole feminili, ovvero veniva dato con i metodi e con i libri lasciati dal governo borbonico.

Se non che il Consiglio Comunale, dolente dell'indugio che si frapponeva nel fondare le novelle scuole, nella sessione straordinaria tenutasi nel maggio 1863 deliberò che sollecitamente si pubblicasse un concorso per titoli per eleggere tre Ispettori delle scuole municipali, ed un concorso per esperimento affin di eleggere gl’insegnanti per le scuole novelle da dovere aprire al più presto possibile.

E menandosi anche per le lunghe questo concorso, e non facendosi altra opera a trovar le case da scuola, che scriveva qualche circolare ai Vice Sindaci perché avessero curato di averne, sopraggiunse in Napoli una Commessione d’Ispettori Straordinari spediti a posta dal Ministro della Pubblica Istruzione nelle province meridionali per ispronare i Municipi a meglio curare la istruzione popolare.

La quale Commessione, visitata buona parte delle scuole elementari di Napoli e riferito il loro pessimo stato al Municipio, se ne parti con buone promesse e con la certezza che si sarebbe dato immantinenti esecuzione alle deliberazioni del Consiglio Comunale. Ma non paga delle belle parole e delle vaghe promesse pubblicò per le stampe la relazione fatta al Ministro sulle scuole di Napoli; della quale il Municipio ebbe poco a lodarsi e molto a vergognare. E tra per questo e per non potere resistere a quella corrente impetuosa che erasi formata a favore della istruzione popolare, l’Assessore sopra la istruzione municipale prese ad occuparsi seriamente del suo ufficio.

Diedesi all’Ispettore Scolastico Regio la cura di fornire le scuole del dovuto arredamento e di dirigere la costruzione delle panche di nuovo ordinate; si deputò una Commessione speciale per ogni quartiere della città a ricercare case acconce da servire a scuole, ed un’altra, composta di uomini intendenti, per iscegliere tra tutti i libri, usati nelle scuole d’Italia, quelli che meglio si potessero adattare alle scuole di Napoli; s’intimò il concorso per i tre ispettori e per quarantacinque maestri e per ventiquattro maestre secondo la deliberazione del Consiglio Comunale; e accettatesi le quattro scuole serali già fondate dalla Commessione eletta sopra ciò, si diede fuori un programma di concorso per 1 maestri delle nuove scuole serali che si sarebbero fondate nel prossimo anno; e finalmente aggiornatisi i concorsi per i maestri, si elessero ad Ispettori Comunali Lelio Fanelli, Giacinto de Pamphilis, uomini onorati per i loro studi e amore alla istruzione popolare, e D. Giuseppe Lamanna, antico ispettore delle scuole municipali. In tal modo l’anno scolastico 186162 si chiuse con tutti questi provvedimenti da mettersi in opera nell’anno appresso, ma nel fatto con maggiore decadimento di quella ombra d’istruzione elementare, che si era conservata nelle mal curate scuole municipali.

Nell’anno 186263 veramente comincia il riordinamento della istruzione elementare municipale. li Consiglio Comunale avea deliberato i fondi per aprirsi 58 scuole di grado inferiore,24 di grado superiore e 12 scuole serali: ma di questa somma non si era fatto uso veruno. Si erano fondate sole quattro scuole serali; e per queste non era esaurita ancora la somma largita dal Re. Niuno ostacolo era dunque nel difetto di mezzi necessari a provvedere alla istruzione elementare.

Il primo impedimento era nella scarsezza di maestri e di maestre che fossero idonei. Si credeva che vi avesse grandissima copia di bravi insegnanti, e che il concorso fosse la via più facile per averne de’ più valenti. S'intimò adunque questo concorso senza imporre neppure l’obbligo di presentare la patente legale. Si ammisero al concorso anche insegnanti che non avessero verun grado accademico. Gli esami riguardarono più la cultura generale che l’attitudine speciale allo insegnamento elementare. Non si dette nessun quesito di pedagogia; non si fece fare neppure una lezione dinanzi alla Commissione esaminatrice. E pur non di meno non più che nove maestre ed altrettanti maestri riportarono i punti richiesti.

Non si avea fiducia nell’insegnamento magistrale, che avea dato occasione a tante discussioni ed opposizioni; non si volle dare la preferenza a coloro che aveano ottenute le patenti legali; ed intanto mancavano i maestri sufficienti al numero delle scuole che s’intendevano aprire.

Nè si offrirono stipendi atti ad attirare gl’insegnanti delle province settentrionali. Onde la Giunta Municipale fu costretta a ritenere la maggior parte dei maestri antichi, ai quali non avea neppure imposto l’obbligo di apprendere i nuovi metodi, ed accettare per le nuove scuole non pure gl’insegnanti trovati idonei, secondo i criteri della Commessione, ma eziandio gli altri che furono sperimentati in qualche parte insufficienti.

Ora questi vari insegnanti, con metodi non uniformi, con educazione diversa, quali appartenenti alle antiche scuole, quali appena iniziati agli studi normali, quali già laureati in altre professioni che non quella del maestro elementare, aveano bisogno di nna direzione intelligente, severa, operosa, diligente, pratica degli ordinamenti scolastici e dell’istruzione popolare.

Ma sventuratamente i tre Ispettori Municipali, quantunque fossero persone degne di ogni stima, principalmente il Fanelli ed il De Pamphilis, pure nulla operarono per ridurre ad uniformità di principii, di esercizi, di discipline gl'insegnanti municipali. La Giunta curò di fare un regolamento sul modo onde si dovea condurre la visita scolastica, e indicare le parti sulle quali desiderava che la ispezione principalmente si fermasse: e pur non di meno lo stato delle scuole non fu di gran lunga migliore sia per quello che si attiene all'insegnamento sia per quello che si attiene alla educazione.

Oltre alla difficoltà de’ buoni insegnanti, si trovò altro impedimento nella scelta de' buoni libri di testo. La Commessione deputata dal Consiglio Comunale, dopo accurato ed imparziale giudizio dato sopra i libri presentati all'esame, propose che si accettassero il sillabario e il primo libro di lettura del Troya, i cento racconti e le prime nozioni di grammatica italiana dello Scavia, le prose sacre del P. Cesari, i primi elementi di geografia del professor Giuseppe De Luca, e deliberò che per i libri di lettura si aprisse un concorso a premio, affinché si fosse potuto avere un libro adatto alle scuole napoletane. Fu giusto il pensiero che mosse la Commessione a volere un libro di lettura che meglio convenisse alle condizioni morali e fisiche delle province meridionali. Ma non fu savio partito al principio del nuovo ordinamento scolastico lasciar le scuole senza verun libro di lettura, che è il fondamento dell'insegnamento elementare, e per non averne l’ottimo non assegnarne alcuno temporaneamente; dando cosi libertà ai maestri o di farne senza o di usare quel libro che loro piacesse.

Il concorso s'intimò, e si propose a premio la somma di 300 lire, oltre la privativa letteraria, a chi presentasse il miglior libro di lettura. Si rise della saviezza di chi prometteva 300 lire allo scrittore che avesse composto il miglior libro educativo de’ figli del popolo, mentre concedeva 4000 lire a premi per le corse de’ cavalli. E quando anche premio maggiore avesse allettati gli scrittori, l'opera di un concorso non poteva essere cosi spedita da fornire in breve tempo il libro del quale si avea bisogno dal primo giorno dell’insegnamento. Ed i maestri sin dal bel principio mancanti di severa direzione uniforme, non aiutati dall’unico libro di lettura imposto a tutte le classi, non seppero dare importanza alla istruzione reale e veramente educativa, che si dovea principalmente ricercare nelle scuole popolari.

L’ultimo e forse più grave ostacolo che impedì il buono ordinamento primo delle scuole elementari è da cercarsi nella difficoltà di trovar case corrispondenti ai bisogni delle nuove scuole. Il Consiglio Comunale discusse lungamente qual fosse migliore modo di distribuire le scuole, o sparse per tutta la città o raggruppata in tanti centri. La Giunta propose che in ciascuna sezione si fosse fondato un Collegio completo in cui fossero tutte le classi elementari. Questa proposta utilissima, che avrebbe a mano a mano introdotto quella unità d’indirizzo ed uniformità di metodi, che non poteva aspettarsi da insegnanti cosi diversi di cultura e di professioni, non fu accettata del tutto per la grandissima difficoltà che si sarebbe trovata nel metterla in atto per la mancanza degli edifici adatti. Onde prevalse il partito di fondare scuole isolate ne’ punti migliori delle contrade, decretando la fondazione di due scuole complete, dette Collegi, l’uno per l'insegnamento maschile e l’altro per il femminile, a modo di esperimento.

Per le quali ragioni mancò alla prima fondazione delle scuole elementari in Napoli quell'ordinamento savio che sarebbe stata la prima base del buono avviamento della istruzione popolare. L’anarchia tradizionale dell'insegnamento privato, l’avversione ad ogni regolamento scolastico, la poca esperienza d’insegnamento popolare, l’ambizione di voler fàr tutto meglio e nel più breve tempo possibile, la vanità municipale per la quale non si fece giusta stima delle istituzioni delle altre provincie, la mancanza di uomini pratici, non pure ritardarono la fondazione delle nuove scuole diurne, ma impedirono il loro savio ordinamento e buono avviamento. Cosi quello che. si sarebbe potuto fare di leggieri al bel principio, e per mancanza d’idee pratiche non si seppe, si venne facendo appresso con gravi difficoltà ed imperfettamente. Rifattasi la Commessione scolastica di nuovi uomini più operosi, questi cominciarono a visitare le scuole ed a conoscerne i mali: onde proposero che parecchi insegnanti antichi fossero messi al riposo, ed altri nuovi sperimentati in quelli esonerati dell’ufficio. Ordinatasi le Commessioni di vigilanza ne’ diversi quartieri della città, queste si occuparono dello ordinamento delle scuole con uno zelo e con una diligenza degna di ogni lode, e fecero delle proposte utili e savie. Ad argomento della buona prova che fecero, siffatte Commessioni a me piace riferire qualche tratto della relazione fatta in questo anno dalla Commessione di vigilanza della Sezione di S. Giuseppe. Questa dopo avere querelato il poco numero delle scuole e la scarsa frequenza degli allievi, e fatte delle proposte opportune, viene toccando dello stato materiale e morale delle scuole esistenti.

» Generalmente tutto quel danaro che sarà speso alla perfetta pulitezza ed alla decenza della scuola, sarà sempre speso santamente. La prima civiltà s’insinua per gli occhi, quella che si genera dalla benigna impressione di ogni cosa che ne circonda, ed è la più efficace e la più agevole per le classi del popolo.

» In altre città, dove la scuola popolare non è istituzione recente, non vedesi acconciata in istanzuccia raffazzonata a stento o in corridoi tirati a forza al nuovo uso, ma si viene su nel suo piccolo ediflzio innalzato a posta dalle fondamenta, con il suo piccolo giardino, con le sue sale ordinatamente disposte, tutto in somma fatto pensatamente al suo fine. E cosi la scuola è per li popolo un concetto possibilmente compiuto Uno nella fabbrica che la raccoglie.

» Delle suppellettili e delle cose da studio, senza venire qui per minuto additando ogni occorrenza, che Ella potrà in vece rilevare dal particolare notamente che va congiunto al presente rapporto, ci staremo contenti a dir cosi in genere, che quasi in ogni scuola molte cose mancano. La scuola feminile poi di Rua Catalana si può affermare che manca di tutto, fino dei mezzi da sedere; non sono sedili con banchi, come il regolamento dispone, ma sedie vecchie e scomposte; ed anche molte di queste le fanciulle sono state obbligate a portarle di casa; del resto né armadi, né calamai, né bacili, né secchi, né niente delle altre commodità che servono ai bisogni della scuola.

» Non ci ba una serva che spazzi, che attinga acqua e che so io, e certo non può farlo né la direttrice, né la maestra, né l’aiutante che invigila.

» Le tabelle che dovrebbero annunziare le scuole al pubblico o mancano, ovvero son misere e vecchie o oscurate dal tempo, così da averne cancellati i caratteri. Bisognerebbe tutte rifarle e di egual forma nell’intera città, perocché la difformità senza ragione sa male anche in cose di poco conte quando tengono ad un centro comune di avviamento.

» Nella scuola di $. Domenico, al sedili si dovrebbe provvedere di sgabelletti mobili dove i fanciulli riescano a posar la persona, perché disagiati ora su gli alti scanni, che servono agli allievi adulti delle scuole serali, si stancano presto e non reggono che svogliatamente alle ore di lezioni.

» In tutte quasi le scuole non si hanno i libri d’insegnamento per gli allievi. Il maestro appena ha potuto fornirsene qualche copia per un alunno, già logora e sdrucita. Il che fa sciupar molto tempo con poco profitto, perché mentre l’uno recita la sua lezione ed è corretto, gli altri non potrebbero già senza libro pienamente giovarsene, ma con la vivacità de’ fanciulli si svagano anzi o trovano da intrattenersi in atti sguaiati.

» Ella è dunque cosa importantissima che dei libri di lettura massimamente e per gli esercizi di memoria si dia una copia per ciascheduno, allievi o allieve... Converrebbe però che si dia gratuitamente anche ogni altro libro cheto scolaro deve studiare. Il che non sarà poi la grande spesa; non son cose che van fatte ogni giorno.

» Oltre a ciò non tutti i maestri hanno avuto i moduli per far registro de’ nomi e della condotta degli alunni. li che conferisce al male che in nessuna scuola i registri si trovano ben condotti.

» Un altro bisogno comune a tutte le scuole è la tela dove son ritratti quanto 11 vero i nuovi pesi e le misure. Però alle menti infantili assai meglio che il designo vorremmo che parlasse la realtà. Si che giudichiamo di molto più utile che in luogo de’ quadri si fornisse ogni scuola de’ modelli al vero di ogni peso o misura

» Quanto all’indirizzo delle scuole, non possiamo negare di non averlo veduto dovunque uniforme.1 maestri, cagione forse la poca abitudine, non per anco si son tutti strettamente aggiustati al regolamento. Con un po’ d’insistenza abbiamo fede che in breve sarà fatto. Ha l’uno de' mezzi più potenti per raggiungere l’uniformità dell’indirizzo si troverà naturalmente nell’obbligo di seguire in ogni scuola rigorosamente gli stessi libri prescelti, il che finora non è. In alcuna di esse gli ha trovati la prudenza del maestro. Si faccia dunque opera prontamente, ci piace ripeterlo, a provvedere ogni scuola de’ libri bisognevoli. E, una volta scelti, non si voglia esser corrivi a modificarne l’attuazione in questa o quella parte, senza che prima la modifica sia discussa e approvata dalla centrale Commessione del Municipio, e sia fatta partecipe a tutti i maestri che egualmente la eseguano.

» In ordine alle ore del giorno stabilite da ultimo per le lezioni, la Commessione non può non manifestarle con piena franchezza che l’intrattenere attentamente i fanciulli alla scuola per quattro ore continue, quantunque con un po di interrompimento, è cosa né utile né agevole. Le loro deboli menti se ne distolgono subito, avidi di nuove impressioni; nella seconda metà delle lezioni non sarebbe possibile di averli diligenti. Inoltre quei fanciulli, la più parte e forse tutti, non vanno all’arte; che farebbero alla stagione estiva delle lunghe ore del pomeriggio? Una sola durata di lezioni, s’intende, torna più commoda agl’insegnanti, ma, se divisa in due è più profittevole alla istruzione, le commodità delle persone convien che tacciano. Dicono che gli alunni, una volta andati via da scuola il mattino, con difficoltà si raccolgono di nuovo il dopo pranzo. Ha a ciò si apporrà rimedio con vigilanza severa e continua.

» Ancora nell’articolo 17. dello stesso regolamento si fa motto dei premi con i quali si potrà rimunerare quei giovanetti che se ne mostrino degni, cioè attestati di merito e libri. Però le condizioni tuttavia poco elevate del nostro popolo, e poco atte ad intendere appieno il valore di un premio in parte morale, richieggono al presente qualche cosa di più.

Il Municipio ciò ha veduto, e molto saviamente ha disposto che la somma assegnata ai premii nell’ultima festa nazionale fosse convertita a giudizio della Commessione di vigilanza. E noi crediamo di farne fazzoletti di seta per le femmine, vestiti per maschi; cose apparenti, che piacciono al popolo, e forse soddisfano a qualche urgente bisogno. Più in là potrebbero essere biglietti sulla Cassa di risparmio. I premii si dovrebbe compartirli stabilmente due volte l’anno, ed oltre a ciò Indicare di quando in quando qualche allievo a cui si debba una straordinaria ricompensa o un soccorso.

Da queste poche riflessioni si può argomentare con quanta cura allora le Commessioni di vigilanza e con quanta intelligenza adempivano le parti del loro ufficio. La pratica delle scuole, lo studio delle abitudini del popolo, la osservazione della condizione dell’insegnamento dato nelle classi li condusse a toccare tutti i problemi principali che riguardano il buono ordinamento della istruzione popolare. B queste Commessioni di vigilanza che gareggiarono tutte di zelo e di solerzia, furono non solo di aiuto ma di stimolo all'amministrazione centrale ad accrescere il numero delle scuole ed a meglio provvederle di tutto l’occorrente..

Ma se le scuole diurne mancarono di savio indirizzo e di buono avviamento, le scuole serali per contrario furono meglio ordinate sino dal principio.

La Commessione scelta dal Municipio comprese che queste scuole dovevano avere per iscopo, non già di sostituire le scuole diurne, ma di sopperire al difetto d'istruzione elementare negli adulti: onde stabili che per essere ammesso alla scuola serale si dovesse aver l’età non minore di 15 anni, e che il corso degli studi non si estendesse più di due anni, diviso in due classi, delle quali nell’una si insegnasse i principi! e nell’altra il perfezionamento del leggere, dello scrivere, dell’aritmetica, del disegno lineare e de’ doveri religiosi e cittadini. Comprese che agli adulti bisogna dimostrare pronti risultati della istruzione, e dare maggiore importanza a quelle lezioni delle quali avessero potuto ritrarre maggiori utilità nell'esercizio delle arti. A questo effetto si limitò a 40 il numero degli allievi di ciascuna classe, e l’insegnamento principale fu affidato a due maestri, all’uno il leggere e lo scrivere ed all’altro l’aritmetica ed il disegno lineare, ordinando che ogni sera vi fossero tutte le lezioni in ciascuna classe e si tenesse il modo simultaneo d’insegnamento. E poiché poi fosse uniformità di metodi, ordine e severità di disciplina, fu posto a capo di ciascuna scuola un Rettore con l’obbligo d’insegnare doveri religiosi e civili e di sopraintendere al buono andamento della scuola.

Nè solo si mirò alla istruzione degli adulti, ma principalmente alla educazione. Bisognava non pure estirpare gli antichi pregiudizi e le usanze pessime ereditate, ma infondere amore alle istituzioni civili e inculcare i doveri relativi al nuovo reggimento politico. Perciò si pose tra le prime condizioni; dell’ammissione la nettezza della persona e delle vesti e si fece principale obbligo ’del Rettore non pure l’insegnamento astratto dell’etica, ma la cura della educazione morale da cercarsi in tutte le occasioni e nell’usanza giornaliera con gli allievi.

I Maestri furono scelti a concorso di esperimento ed i Rettori a merito. Si forni agli allievi libri, carta e tutto l’occorrente per la scuola, ed alla fine dell’anno si proposero a premii vestiti, strumenti della propria arte, cose convenienti alla propria condizione.

La Commessione governava da sé queste scuole, e per due membri di essa, destinati per ciascuna scuola, vi usava assidua vigilanza.

Tra per questo e perché il popolo sentiva il bisogno della istruzione, le scuole serali prosperarono, non ostante che i preti le avessero con tutte le loro arti avversale. In questo anno salirono sino a quattordici scuole, tutte con due classi e frequentate da sufficiente numero di allievi la maggior parte sopra ai 15 anni di età; e gli esami finali furono lodati da tutti per il profitto notato ne’ vari insegnamenti, e la diligenza e concorrenza del popolo.

L’impulso dato alla istruzione si venne in questo anno rapidamente propagando in tutte le condizioni della cittadinanza e in tutte le istituzioni.

Gli Asili crebbero di numero e di prosperità, sempre affidati alla Direzione del Baldacchini, che nelle generali adunanze de’ soci con quella compiacenza, onde un agricoltore suole guardare i frutti delle sue fatiche, e con quella carità, onde amò sempre i figli del popolo, non mancò di narrare i progressi ulteriori che venivano facendo, sempre soccorsi e careggiati dalle più nobili famiglie ed amministrati dagli uomini più egregi e riputati per dottrina, onestà e filantropia.

Nell’Albergo de’ Poveri la istruzione veniva sempre più ordinandosi sìa tra i giovanetti sia tra le giovanette, e per la ferma volontà dell'avvocato De Blasio si compievano quelle interne riforme amministrative, che meritarono le lodi di Marc Monnier nelle vivaci lettere scritte da Napoli al giornale del Débats. Gli altri Istituti di beneficenza, sebbene lentamente, pure si movevano a seguirne l’esempio, spinti dal Prefetto il Marchese d’Afflitto, il quale pose le principali sue cure a riordinare le istituzioni di beneficenza e rivolgerle principalmente alla educazione popolare.

La Provincia largheggiò in sussidi per gli asili infantili, per le scuole elementari e per fondare l’Istituto Tecnico.

Ne’ tre Regi Educatori feminili si operava radicale riforma e nella educazione e nella istruzione, mutandosi ordinamenti e metodi d’insegnamento, senza scapito della riputazione di questi istituti, unica sede di educazione feminile ove si era serbata qualche tradizione di studi, in mezzo alla generale ignoranza alla quale il Borbone avea condannata la donna. Onde l’Imbriani, che con i suoi eloquenti discorsi dal 1860 venne seguendo i progressi successivi che faceva in Napoli la istruzione, potè dopo gli applauditi saggi finali salutare col dolce compiacimento di chi mena a termine un’opera grandemente contrastata, il felice ristauramento della dignità della donna per mezzo della istruzione mirante alla vera educazione di essa.

Nè meno gareggiava di cure e di zelo il Ministero nel migliorare gl’istituti da esso direttamente amministrati. Il R. Liceo ginnasiale, per la ristabilita disciplina, acquistava maggior credito presso il generale, e diveniva angusto alla concorrenza. Onde fu decretato un secondo Liceo Ginnasiale, necessario alla città vastissima ed alla immensa popolazione; e l’apertura di una scuola tecnica annessa al R. Liceo Vittorio Emanuele, per preparare i giovani all’Istituto Tecnico, mancante di allievi atti a ricevere siffatta istruzione nuova in queste province. Le Scuole Normali rifatte e quanto a disciplina e quanto ad insegnamento dal nuovo Direttore, meglio conosciute ed apprezzate, cominciarono a vincere quella violenta opposizione incontrata dapprima; e frequentate da non pochi allievi, tratti dal desiderio di addirsi all’insegnamento, seppero meritarsi larghi sussidi della provincia e maggiori soccorsi del municipio.

Tanto che si deliberò di fondare un Convitto annesso alla scuola femminile, non isgomentandosi della spesa che sarebbe costato, a considerazione del grande vantaggio che ne sarebbe risultato alla buona educazione delle future maestre. E gl’insegnanti delle scuole normali tennero in quell'anno un corso di conferenze magistrali, con l’assidua frequenza di non meno di cento persone, tra maschi e femine, le quali si volevano dedicare all’insegnamento, senza che la stampa avesse preso ad assalire e combattere questa specie d’insegnamento, come avea fatto la prima volta: tanto generale si era fatta la convinzione che alla professione d’insegnare erano necessari gli studi preparatorii, e che la istituzione delle scuole normali non era freno né impedimento alla libertà di insegnamento.

Nè minore fu la gara de’ privati nel promuovere la istruzione popolare. Il Direttore della Darsena minaccia di cancellare dal ruolo quegli operai che dopo sei mesi non dimostrassero di avere imparato il leggere e lo scrivere e le prime operazioni dell’aritmetica. Gli Evangelici fondano una scuola per i figliuoli delle famiglie seguaci della loro comunione religiosa; ed un Parroco nella stessa strada apre una scuola per i figliuoli de’ cattolici. I frati non rimangono inerti in mezzo a questo generale movimento rinnovatore, aprendo scuole gratuite ne’ loro monasteri; e Padre Ludovico da Casoria, imitatore della operosa carità di S. Francesco, in questo secolo indifferente e dedito agl’interessi materiali, applica tutto l’ardore e la generosità della sua fede religiosa a promuovere la istruzione popolare e la redenzione delle classi indigenti per mezzo del lavoro.

E finalmente il Commercio napolitano a festeggiare convenientemente l’anniversario del plebiscito deliberò di dare alle scuole popolari, dopo un apposito esame, cento premi di 100, di 60 e di 40 lire in libretti sulla cassa di risparmio, dimostrando in tal modo quanto gli stesse a cuore la istruzione del popolo, e come con la istruzione bisognasse inculcare l’amore del risparmio e della savia previdenza.

Propagatosi cosi generalmente il desiderio della popolare istruzione, divenuto bramai un bisogno vivo e potente, è da aspettare che il Municipio venga nell’anno appresso sospinto dalia pubblica opinione, e pensi non già ad invertire ad altro uso la somma destinata alla istruzione elementare e non saputa spendere utilmente, ma ad accrescerla per soddisfare alle insistenti esigenze delle Commessioni di vigilanza, create in ciascuna sezione della città.

Nel 186361 il progresso della istruzione popolare fu maggiore, com’era naturale. Spianata la via a vincere le difficoltà per l’aiuto e l’opera delle Commessioni di Vigilanza de’ vari quartieri, la Commessione Centralo deputata alla istruzione fu anch’essa trascinata alla corrente impetuosa formatasi a favore della istruzione. Preposto al governo della istruzione municipale il Prof. Vincenzo Tenore, egli portò nell’amministrazione tutto l’ardore della gioventù e la fermezza della sua mente; e seppe soddisfare i desiderii ragionevoli e le esigenze pubbliche in fatto d’istruzione.

Il Consiglio Comunale non dimenticò mai che la istruzione popolare doveva occupare una parte principale delle spese amministrative; e quantunque la somma stanziata nel bilancio dell’anno precedente fosse rimasta in parte non spesa, pure in questo anno raddoppiò la cifra destinata per la istruzione del popolo. Nell’anno 1863 la somma destinata per le spese della istruzione municipale fu di L.278,317 e nel 1864 fu di lire 324,427; alla quale aggiunta l’altra posta nella categoria di spese diverse, com’erano i sussidi assegnati agli Asili, agli Educatori feminili, all’opera istituita dal Padre Ludovico da Casoria, alle Figlie della Carità ecc., si ha la somma di lire 419,026,34.

Osservando poi parzialmente 1 vari articoli di queste spese, si trova aumentata la cifra per le scuole de’ villaggi e per le scuole serali e messa di pianta la spesa per il corso di grado superiore, per il Convitto della Scuola normale feminile e per una Scuola tecnica municipale; oltre che rimasero invariati tutti gli altri articoli riguardanti stipendi e parte materiale, i quali nell’anno precedente non furono che in parte toccati.

La Commessione Centrale di pubblica istruzione avea cosi un largo campo ove esercitare la sua operosità. Essa dovea proporsi un doppio scopo, accrescere il numero delle scuole secondo il bisogno della popolazione e dare alle scuole ordine e indirizzo e all’amministrazione regolare assolto. Fino a questo anno nel Municipio non era stabilito ed ordinato un ufficio d'istruzione. Se si cerchi la statistica delle scuole degli anni anteriori a questo non si troverà verun documento. E l’archivio scolastico Municipale cominciò a fondarsi da questo anno. Fu questa la prima cura dell’Assessore sopra la istruzione; e cosi ebbe assicurata la più regolare fornitura degli oggetti occorrenti alle scuole e maggiore speditezza ed ordine nel disbrigo degli affari amministrativi riguardanti il governo delle scuole.

La difficoltà di trovar case da scuole non era minore. I Proprietari di case esitavano di cederle ad uso di scuole e per i guasti che ne temevano e per la molestia che suole apportare ai vicini la scolaresca tumultuante. Onde bisognò o pagare a caro prezzo i fitti o patire indugi nell’aprire le novelle scuole. A cessare questa difficoltà si deliberò di richiedere al Governo alcuni Monasteri, appartenenti alle soppresse corporazioni religiose; e il Prefetto raccomandò caldamente la istanza del Municipio; sicché alla fine di questo anno furono conceduti parecchi de’ Monasteri richiesti.


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Questo impedimento degli edifici accomodati fu cagione che le scuole non poterono essere ordinate secondo l’intendimento della Commessione. Per soddisfare alle istanti richieste del popolo, come si avea una casa in qualche modo atta, subito vi si piantava una scuola. Cosi le scuole rimasero sparse, non coordinate, né aggruppate; non ostante che era proposito della Commessione, che in ciascuna Sezione della città vi avesse una scuola con un corso completo per ambo i sessi, la scuola serale destinata per gli adulti, oltre all’asilo infantile.

Nè al bisogno delle scuole nuove da fondare si trovava numero sufficiente d'insegnanti. La istituzione delle scuole normali non poteva dare di botto i suoi frutti. Nè le due scuole, da un anno stabilmente ordinate, potevano aver educati tanti maestri quanti richiedeva il bisogno. Le Conferenze magistrali erano state con profitto frequentate; ma il paese non avea fiducia nell’opera e nella efficacia di questi corsi di breve durata. Non restava altra via per assoldare gl’insegnanti che il concorso, al quale si dovette ammettere anche persone sfornite del legale certificato d’idoneità. E il concorso non che essere veramente ordinato a sperimentare l'attitudine didattica e la maggiore perizia degl’insegnanti da scegliere, fu un esame di cultura generale ed un saggio del sapere che si richiedeva nell'insegnante.

Di che avvenne che si dette grande importanza alle cognizioni di storia italiana e di geografia e non si richiese verun saggio né scritto né orale di pedagogia: si fecero fare parecchi temi in iscritto e non si pensò a sperimentare l’arte di comunicare altrui le proprie cognizioni, costringendoli a qualche lezione pratica. Non era del tutto caduta la prima avversione agli studi pedagogici, né si era dimenticata l'antica usanza napolitana, che i maestri si formavano con l’altitudine naturale avvalorata dal proprio esercizio, e senza studi educativi preparatori.

Nel concorso fatto al principio di questo anno cinque soli erano forniti di patente; ed agli altri si fece obbligo che nell'arino si sarebbero muniti della legale abilitazione. Di guisa che negl’insegnanti adoperali nelle scuole elementari si trovarono uomini d’istruzione assai superiore ai grado dell’ufficio, entrativi o per bisogno o per novità, e pronti ad uscirne alla prima occasione di miglior fortuna. Ha nelle scuole mancò la uniformità de’ metodi, degli esercizi, delle discipline; e la parte educativa non potè essere abbastanza curata da coloro i quali non portavano nella professione d’insegnante tutto il loro animo, né le virtù modeste e pazienti che formano la prima base della buona scuola popolare. Messi insieme gli antichi insegnanti ed i nuovi, parte usciti delle scuole normali, parte della università, e parte venuti dall’insegnamento privato, non era facile che si accordassero insieme nelle massime didattiche e disciplinari, con grave danno del profitto degli allievi di quella età tenera che più ha bisogno di ordine e di gradazione nel procedimento degli studi.

Rimanevano ancora in ufficio i tre Ispettori Municipali, ma dell’opera di costoro non si trova veruna traccia nell’ordinamento della istruzione municipale. Non visite scolastiche fatte con intendimento di migliorare i metodi; non conferenze didattiche per accordare tutti gl'insegnanti negli stessi intendimenti, condurli alle stesse applicazioni e indirizzarli allo stesso fine; non severa ed accurata vigilanza sopra gl'insegnanti, affinché avessero adempiuto il proprio dovere. Tanto che il Regio Ispettore Provinciale, a porre riparo a questa anarchia didattica delle scuole municipali, propose al Municipio di creare un Direttore Didattico che potesse dare unità d’indirizzo tanto più necessaria quanto più era venuto aumentando il numero delle scuole. Ma la proposta quantunque accettata dalla Commessione non fu messa in atto in quell’anno.

Nè si adoperò tutta la diligenza nella scelta de’ libri di testo e nel coordinare lo insegnamento della lettura nelle diverse classi. Il concorso pel libro di lettura acconcio alle scuole dei Napoletano, non dette verun risultato. Di sette opere presentate, niuna fu trovata degna di essere prescelta. Si adoperò il Taverna ed il Parravicini; ma lasciando tutto all’arbitrio de’ maestri, senza stabilire il compilo di ciascuna classe. Anzi non si badò alcuna volta neppure a coordinare i cartelloni col sillabario e col primo libro di lettura. Nè quanto al programma didattico da seguitare nelle scuole elementari si aveano opinioni giuste e stabilite di comune accordo. Non mancò in questo anno chi presentasse al Consiglio Comunale un programma nuovo da servire di base alla istruzione elementare, nel quale entravano nientemeno che trentatré materie d’insegnamento!

Sarebbe stato necessario formare un regolamento che avesse potuto dar norme più precise non solo quanto all'insegnamento ma eziandio quanto alla parte amministrativa Ma in parte si seguitò il regolamento governativo, quantunque incompiuto, ed il resto o si lasciò all’arbitrio degli insegnanti, o si dispose secondoché credette meglio la Commessione di Pubblica Istruzione.

Le cose furono governale con maggiore regolarità che non per lo innanzi, mercé la fermezza, la giustizia e la prudenza dell’Assessore sopra la istruzione. Ma non devesi celare che sarebbesi desiderato un regolamento più stabile e sapientemente compilato, che avesse potuto por freno all’arbitrio e indicare a tutti gli obblighi da osservare. A porvi qualche riparo rivolse l'opera sua l’Ispettore Regio, il quale per le sue continue ed accurate visite alle scuole seppe dar norme didattiche agl’insegnanti e per la sua prudenza seppe suggerire utili consigli alla Civica Commessione d’istruzione; e pubblicando per le stampe le sue relazioni Anali esercitò un savio sindacato sull’operato del Municipio e rese più efficace la sua azione legale. Nè meno proficua fu l’opera delle Commessioni di vigilanza delle varie Sezioni della città, le quali non iscemarono il loro zelo e la loro diligenza, sebbene non vedessero pienamente seguite le loro proposte. A questo proposito riferisco qualche tratto della relazione stampata in questo anno dalla Commessione di vigilanza della Sezione di S. Lorenzo.

» Molte giovanette veggiamo abbandonare le scuole, ed avendo tentato di scoprirne la ragione ne abbiamo avuto, che le madri, come veggono le figliuole buone a qualche cosa, anziché lasciarle vivere senza fatica di mani, le addicono a qualche arte, come una via che in seguito faccia capo a guadagno. E cosi le incaute madri lasciano prestamente disperdere in quei teneri e semplici animi il seme della educazione, impedendo che fossero prima saviamente nutriti di tante altre cognizioni più acconce a quel l’età e più utili a tutta la vita. Onde noi crediamo che, introducendosi nel Collegio (scuola di corso completo) delle maestre di queste arti alle quali soglionsi più facilmente applicare le giovanette della nostra città, si farebbe opera da impedire che questa santa istituzione affogasse o disviasse.

» Noi non ci travaglieremo a dimostrare quanto prudente ed opportuna opera sia quella di fissare diversi centri di scuole, per rendere più agevole il concorso degli alunni. In questa città i popolani, insino a che il progredire della civiltà non avrà sbarbicato dalle radici la vecchia barbarie, vogliono essere, non diciamo già sollecitati, ma costretti per mandare a scuola i figliuoli. Per la qual cosa non ci par mai lodato troppo il provvedimento di accrescere ii numero delle scuole, si per togliere ogni pretesto ai neghittosi, sì perché dallo esempio di coloro che frequentano la scuola si senta altri incitato a profittare di una delle migliori instituzioni, eh' è questa dell’insegnamento gratuito».

Incaricata la Commessione di trovare una casa per allogarvi un corso completo di scuole maschili, e riuscendo malagevole il trovare stanza acconcia, si fece a proporre che si fondasse di pianta l’edificio, indicandovi il luogo, il disegno e la spesa. Se il Municipio avesse seguito questo consiglio non avrebbe gittato tanto danaro, quanto ha fatto sinora alle pigioni, senza che abbia creato nessuno edificio corrispondente all'uopo.

» Le osservazioni finora esposte mirano a rendere più diffusivo lo insegnamento popolare, il quale però non ha molto a sperare di successo senza la unità del sistema. È divenuto universale il convincimento che la diversità de’ sistemi, quanto vantaggiosa ed influente torni all’elucubrazione de’ dotti, tanto sia cagione di confusione e d’incertezza negl’insegnamenti elementari. Poiché avendo essi un confine nella esposizione dei principii, questi quai germi primitivi abborrono la varietà e la fluttuanza nelle idee. La scuola quindi vuol essere una nel suo metodo d'insegnamento, né debbe discoprirvisi altro di varietà che nei luoghi e nei maestri: anco perché agli alunni deesi lasciare pieno arbitrio di frequentare quella scuola che meglio vada loro a grado, e pur di cangiarla. Del quale arbitrio mal potrebbero eglino usare senza l’armonia e la consonanza del sistema in tutte le scuole. Onde la unità, che sopra dicemmo, non vuol essere risguardata rispetto a ciascuna sezione soltanto, ma fa mestieri estenderla a tutte le scuole popolari del Municipio, quale che fosse la sezione dove si trovino istituite.

Le quali cose vogliamo che sieno dette non perché ii Regolamento si taccia sulla convenienza che l’insegnamento sia uno; ché al contrario questo bisogno nazionale costituisce eziandio una provvidenza legislativa; ma perché sia aperto il bisogno di procedersi tosto alla designazione propria ed esplicita de’ libri che debbonsi insegnare, onde possa in siffatta guisa praticamente ed effettivamente conseguirsi quella unità di metodo, che è ne’ bisogni della istruzione popolare e nei desiderii nostri».

Queste osservazioni non meno savie che pratiche dimostrano come la esperienza delle scuole veniva a poco a poco modificando le opinioni che prima si professavano intorno alla libertà della istruzione, e come a mano a mano sarebbero penetrate nelle menti di coloro che sopraintendevano alla istruzione. I quali stimolati dal bisogno di diffondere largamente la istruzione popolare, più che a migliorare le scuole già fondate, adoperarono tutti i loro sforzi ad aprirne di novelle. E in fatti trovo in questo anno le sole scuole diurne esser salite a sessantasei per ambo i sessi con quasi centocinquanta classi; e le scuole serali sino a diciannove con circa cinquantasette classi.

In questo tempo la Commessione deputata della direzione delle scuole serali fu indotta, a richiesta degli allievi, che trovavano insufficiente al loro ardore di sapere il programma stabilito, ad allargare le materie dell’insegnamento; aggiungendovi la grammatica italiana, la storia d’Italia e la geografia. Io non ho trovato la ragione perché, trattandosi della istruzione di operai, non siasi pensato piuttosto ad aggiungere altre lezioni popolari sopra cognizioni tecniche utili all'esercizio dei diversi mestieri, anziché la grammatica e la storia patria e la geografia. Che si fosse fatto conoscere il proprio paese e le sue istituzioni e qualche fatto principale della propria nazione, era naturale: massime in quei primi tempi in cui bisognava educare negli animi del popolo il sentimento nazionale. E questo si faceva, sebbene in modo popolare, nel programma precedente. Ha il voler dare un corso di grammatica, di storia e di geografia, trascurando altre nozioni che sarebbero state di più pratica utilità e più accomodate alla natura della scuola serale, a me pare un perdere di mira lo scopo di questa istituzione e un disviarla dal suo fine naturale. Ed in vero io comincio a scorgervi sino da ora una certa alterazione del primo concetto delle scuole serali; che fino dal loro nascere non abbracciarono che la istruzione degli adulti. Un articolo del primo regolamento prescriveva la età superiore a 15 anni per esservi ammessi. In questo tempo cominciasi ad ammettere anche i non adulti e giovanetti di 9 anni. In tal modo si venivano mescolando insieme e adulti e giovanetti, e la scuola veniva perdendo la sua qualità speciale. Trattandosi di soli adulti i metodi d’insegnare leggere e scrivere dovevano essere più rapidi, più sintetici, più pratici; ed il programma d’insegnamento, come quello che prendea a supplire al manco di un corso regolare elementare, dovea tenersi in certi confini più stretti; e le nozioni utili e la educazione morale e nazionale si doveano impartire più per l’uso delle conferenze popolari che per la via de’ libri e dello studio individuale che non si poteva sperare da operai adulti. Per contrario ammettendo fanciulli in sui nove anni, bisognava usare metodi analitici, richiedere un corse regolare di studi elementari ed impiegare più tempo a sviluppare la intelligenza. Ora io credo che la prima cagione del male che si venne dipoi a riconoscere nelle scuole serali sia derivato e da questo aver mescolato insieme e giovanetti, che doveano fare il corso elementare obbligatorio, e adulti ai quali si dovea dare una certa istruzione, e dall’aver dato un indirizzo meno tecnico e più letterario a questo primo insegnamento popolare.

Ciò non per tanto le scuole serali furono anche in questo tempo segno di speciale cura e predilezione della gente colta e liberale, ed oggetto di ammirazione di tutti gli uomini più autorevoli che capitassero in Napoli.

Il popolo vi trasse a grande frequenza, non ostante le suggestioni e le minacce de’ retrivi e de’ clericali. Ed il Ministro Peruzzi a dimostrare al popolo come con la libertà è aperta la via all’ingegno, in qualunque condizione nasca, tolse ad educare gratuitamente un giovanetto che, istruito nelle scuole serali, diede pruova di vivacissimo ingegno negli esami fatti per i premi del Commercio. Ed alcuni de’ Rettori delle scuole serali, spinti da questo favore che avea presso il pubblico la istruzione degli operai tentarono in questo anno di aprire conferenze festive a beneficio degli operai, ai quali la necessità del lavoro impediva di giovarsi della lezione serale. E si trova che quattro scuole festive gratuite per maschi furono per te in questo anno, e, sia per amore di novità sia per vera necessità, abbastanza frequentate.

Ma la istruzione popolare non poteva veramente progredire se non si fosse curato e di educare bene i maestri nuovi e di rendere migliori i vecchi. La necessità crescente di nuove scuole fece abbreviare il corso degli studi magistrali, trascurare la educazione graduata e pratica che si dovea compiere dopo la istruzione generale ed anche assumere all’ufficio d’insegnante chi non avea né l’attitudine né la cultura necessaria. Questo difetto appresso si sarebbe dovuto correggere col tempo, con la esperienza e col progresso della istituzione delle scuole normali. Ma allora la fretta di aprire tante scuole quante il bisogno presente richiedeva, sospingeva lutti ad improvvisar maestri; e purché si aprisse la scuola non si guardava ad altro. A soddisfare questo bisogno si tennero in questo anno novelle conferenze magistrali, che furono non meno frequentate dell’anno precedente, e non saprei quanto veramente utili: si tennero parecchie sessioni di esame di patente, e credo che si dovette procedere assai largamente nel giudicare de’ candidati e finalmente si aprirono corsi magistrali di due anni in tre Istituti pii di Napoli, due per donne ed uno per maschi (parte a spese governative e parte a spese provinciali e municipali. Le due scuole Regie Normali non potevano fornire tanti insegnanti quanti ne voleva il bisogno. Con questi spedienti si venne a supplire in parte al bisogno, ma non senza danno della buona educazione popolare.

Le Scuole normali intanto venivano prosperando e per là buona disciplina e per lo zelo e la esperienza del nuovo Direttore. Però la scuola feminile prendeva migliore avviamento a preferenza della maschile, la quale non giunse ad avere neppure il terzo corso, perché gli allievi, come ottenevano la patente di grado inferiore, tratti dal pronto guadagno, si rimanevano dal seguitare il corso di grado superiore. La istruzione normale non può prosperare finché la istruzione elementare non siasi ordinata ed allargata sufficientemente. E in Napoli le allieve per la scuola feminile non potevano venire ben preparate dalle scuole elementari, nelle quali generalmente mancava il grado superiore. Le giovanotte istruite nelle scuole di Napoli si trovavano alquanto meglio disposte, sebbene non abbastanza;ma quelle che provenivano dalla provincia mancavano delle cognizioni analoghe. Fu necessario aprire accanto alla scuola normale una classe preparatoria, la quale avesse potuto servire all'uopo. E questo provvedimento fu di molta utilità alla scuola, la quale in tal guisa potè alzare il livello dell’ammissione.

Senza che l’insegnamento normale nelle classi procedette assai meglio, e le allieve uscite della scuola, nella pruova de’ concorsi e degli esami di patente, si fecero notare e per maggiore cultura e per la chiarezza e l’ordine nella esposizione delle idee. Onde la pubblica opinione divenne sempre più favorevole a questa Istituzione. I giornali lodarono le allieve della scuola, che primeggiarono nell’esame del concorso ai premi del Commercio.

Il Municipio decretò la spesa necessaria ad aprire il Convitto da annettersi alla scuola normale feminile.

La Provincia stabili 24 sussidi agli allievi ed allieve di queste due scuole.

Gli Educatori Reali accettarono di preferenza a maestre istitutrici le donzelle educate nella scuola normale, e richiesero la lezione di pedagogia, di quella pedagogia della quale al sessantuno si era fatto tanto strazio e scherno, anche alle gentili damigelle che per la loro condizione non erano destinate all'insegnamento.

Tanto è vero che la perseveranza finisce per trionfare sopra tutte le opposizioni.

Nè dall'altro canto si trascurarono i maestri, posti ad insegnare. Era mestieri incoraggiare i buoni, accendere lo zelo de’ tepidi, spronare i lenti, migliorare i mediocri. Ed un Inglese, (gl’inglesi furono i primi a favorire qualunque opera diretta ad educare il popolo di Napoli; somministrò al Consiglio Scolastico una somma per dare cinque premi di lire cento l’uno a quei maestri che meglio avessero meritato della istruzione popolare. L’esempio lodevole non fu senza frutto. Il Municipio di Napoli, che in fatto d’istruzione non volle mai rimanere addietro ad altrui, ne stabili altri 15. La Provincia stanziò una vistosa somma per sussidiare i Comuni ed i Maestri. Ed altri privati non mancarono di conferire premii ai migliori insegnanti della provincia. Tanto era grande e generale il desiderio di vedere fiorire la istruzione popolare!

La Commessione degli Asili non si lasciò vincere di operosità. In un mese ne fondò altri tre nuovi; ed i già aperti prosperarono sempre più per numero di allievi, per buona educazione e per materna cura.

Novelle istituzioni dirette a migliorare la istruzione attestarono in questo anno il comune fervore in fatto d'istruzione.

Il Ministro fondò una scuola tecnica annessa al Liceo Vittorio Emanuele. Ed il Municipio ne aprì un’ altra accanto all’Istituto tecnico. Cosi si provvedeva alla istruzione superiore de’ figliuoli degli operai, che usciti delle scuole elementari intendevano proseguire il corso degli studi.

La istruzione ginnastica si era introdotta solo negl’istituti governativi, ove era imposta per legge, e alle scuole elementari non potevasi estendere per difetto di maestri. Pochi erano stati spediti al corso di ginnastica in Torino a spese di Consigli Provinciali: nò altri si moveva ad andarvi a proprie spese per la poca speranza di futuro collocamento. Il Ministero a diffondere in queste province, siffatta istruzione che è tanta parte della buona educazione, fondò una scuola normale di ginnastica in Napoli, invitando i Comuni a mandare i maestri elementari a farvi un corso di tre mesi.

Nello stesso anno venne in mente ad un ufficiale della Guardia nazionale, che in Napoli è stata sempre la prima in tutte le cose riguardanti la pubblica educazione, di fondare una scuola ginnastico-militare per gli allievi delle pubbliche scuole e private. Riferisco le parole del P. Turiello nel suo opuscolo— Scuole Municipali

» Nell’anno medesimo Francesco Giura, benemerito cittadino della quinta legione della nostra Guardia nazionale, raccolse molti fanciulli di ogni condizione, e nelle ore vespertine li fece istruire nella ginnastica e negli esercizi militari. A poco a poco, tra il Giura e quei suoi officiali, si trovarono acconce divise ed armi; e presto, si ordinarono più che cento fanciulli espertissimi in ogni esercizio ginnastico e militare, ai quali quelle esercitazioni si rappresentavano come un premio e diletto insieme, abilmente procacciandosi che l’assegnatezza che ne derivava ne’ fanciulli si radicasse

nelle loro abitudini scolastiche, e per converso il modo come essi si comportassero a scuola li onorasse in quelle esercitazioni ginnastiche fatte in compagnia. Il Settembrini, con uno di quei suo inviti popolari a cui Napoli risponde sempre per quell’affetto che traspare dalla parola dell’autorevole cittadino, invitò i padri di famiglia a cooperare a quest'opera iniziata, primo tentativo qui, fuori gli asili infantili, d’insegnamento ginnastico popolare; e vi riuscì (1).

In questo anno il benemerito Fanelli nella discussione del bilancio della Provincia con calde parole propose una somma per la fondazione delle Biblioteche popolari, ed il Consiglio Provinciale per la deferenza che sentiva verso un uomo tanto autorevole in fatto d’istruzione pubblica volentieri ne secondava il desiderio. Ma le duemila lire, stanziate nel bilancio di quell’anno, rimasero intatte; forse perché era prematura siffatta istituzione. Era generale il desiderio della istruzione popolare; ma non si era abbastanza aumentato il numero de' leggitori in ciascun municipio, né era nato ancora il bisogno di compiere per le private letture la monca Istruzione ricevuta nelle scuole. Tutti gli sforzi de’ Municipi erano allora intesi ad aprire nuove scuole; ed il pensiero delle Biblioteche popolari non ebbe esecuzione.

Se da un lato Municipio, Provincia, Governo, privali ed associazioni, tutti si adoperarono in questo anno ad apprestare mezzi perché la istruzione si allargasse, non si lasciò poi senza incoraggiamenti il popolo, affinché alle scuole mandasse I suoi figliuoli. il Municipio non pure largheggiò di libri a tutti coloro che ne avessero bisogno, ma di premi! per confortare i solerti e per allettare i pigri. Le Commessioni di Vigilanza non contente di spendere le loro cure intorno ai figli del povero, aggiunsero del loro altra somma a quella accordata dal Municipio per dare premi! piò vistosi ed atti veramente ad eccitare, per l’utilità materiale, i padri di famiglia a mandare i figli a scuola. La Cassa ecclesiastica diede pure abiti agli allievi delle scuole popolari. I signori Oddone e Mar fuscelli largirono 24 premii di lire 100 ciascuno a beneficio delle scuole. Ed il Commercio napoletano accrebbe in questo anno la somma stabilita per la premiazione degli allievi delle scuole pubbliche, ed ordinò il modo di aggiudicare i premii in guisa che non pure servisse di sprone agli allievi, ma di eccitamento ai maestri per dare importanza a certi insegnamenti.

Essendosi posto a condizione, che i premii, si dovessero conseguire per concorso sopra dati esperimenti, fatti dinanzi ad una Commessione esaminatrice composta di uomini riputati per dottrina ed estranei all’insegnamento elementare, tutte le scuole venivano ad essere sottoposte ad un sindacato, che dovea accendere buona emulazione tra tutti gl’insegnanti. Ciascun maestro per amor proprio dovea desiderare, che alcuno degli allievi della sua scuola riportasse qualche premio. E cadendo gli esperimenti singolarmente sulla composizione italiana, sul sistema metrico e sul disegno lineare, queste materie sarebbero state con maggior profitto studiate e con maggior calore insegnate. Or questo esame fatto con tutta diligenza, severità ed imparziale giudizio giovò molto a migliorare l'insegnamento delle scuole municipali e ad allettare i figliuoli degli operai ad essere più diligenti ed assidui alle scuole.

Per tutte queste cagioni la istruzione popolare si venne così vantaggiando in questo anno, che divenne la principale delle cure del Municipio.

(1) Scuole Municipali—Turiello—pag. Napoli 1867.

E il nuovo Sindaco nell’annunziare la sua assunzione a sì grave ufficio credè di farsi fedele interpetre della opinione pubblica assegnando alla istruzione popolare la parte più importante del programma della nuova amministrazione.

E nell’anno 186465 il Consiglio Comunale discusse ampiamente il bilancio riguardante la istruzione municipale. Dimostrandosi la insufficienza delle scuole esistenti, la non lieta condizione di esse e per difetto de' locali e per poca esperienza degl’insegnanti e per mancanza di buono indirizzo, si proponeva di accrescere la spesa ordinaria della istruzione, affinché si fosse moltiplicato il numero delle scuole e meglio curato l’insegnamento. Le condizioni delle finanze comunali erano cosi floride, e la opinione pubblica era tanto favorevole ai progressi della istruzione, che si sarebbe votata, non che la somma di 500 mila lire proposta dalla maggior parte del Consiglio, ma un’altra più grande. Ha i due Assessori sopra la pubblica istruzione, non credettero doversi valere di questa larghezza del Consiglio, avendo sperimentato, che della somma stanziata nel bilancio dell’anno precedente una quarta parte era rimasta non impiegata, e non desiderando per ciò che rimanesse inutile un’altra somma, quando altri miglioramenti materiali richiedeva la città.

Non è a credere che i due Assessori non conoscessero quanto mal rispondesse alla importanza e vastità del paese il numero delle scuole e la loro condizione materiale e morale, né che non intendessero con tutti gli sforzi a promuovere ed a migliorare la istruzione. Ha consideravano quanto grande era la difficoltà di avere ediflzi da scuola, e insegnanti valenti, e quanto scarso fosse il numero degli allievi che usavano nelle scuole di recente aperte: onde pensavano che con tutto il buon volere del mondo non avrebbero potuto spendere utilmente la somma delle cinquecento mila lire, che loro si offriva.

Questo rifiuto degli Assessori sopra la pubblica istruzione, mentre è pruova della onestà loro, fa pure argomentare che in loro mancasse un disegno determinato e conveniente di quello che sarebbe per divenire la istruzione elementare in una città cosi sterminata e cosi gremita di plebe. E basta conoscere brevemente le ragioni addotte a scusare il lento progresso che avea fatto la istruzione popolare, per farsi certo di quanto io dico. In fatto uno de’ membri della Commissione municipale di pubblica istruzione cosi rispose alle censure fatte all’amministrazione:

» Le scuole serali procedono meglio, che non le diurne; ma la causa vuoisi ascrivere a ciò che il nostro popolo è uso, e forse per bisogno, a porre i propri figli al lavoro in quella età in cui potrebbero frequentare le scuole primarie: le serali invece sono più frequentate, perché l'operaio senza perder tempo del lavoro, attinge nelle ore di sera quelle cognizioni di cui l’età fa sentire il bisogno: ma non è questa la causa sola del poco sviluppo delle scuole: s’incontrò difficoltà per i locali, difficoltà per maestri e maestre: il Hunicipio cerca vincere la penuria de’ locali con forti pigioni, ma la difficoltà esiste, ciò malgrado, per difetto di spaziose saie in accogliere almeno quaranta allievi: la difficoltà per i maestri è più ardua: il Hunicipio ha rinvenuto parecchi che conoscevano Dante, ma ignoravano l’aritmetica e la geografia: si sono banditi de’ concorsi, e su centinaia di candidati se ne sono trovati meritevoli di approvazione qualche ventina: l’unificazione del metodo d’insegnamento è desiderabile, ma conseguirlo ad un tratto è impossibile: si pensi a rimediarne con le scuole magistrali, e senza valutarne 1’ effetto, se conforme all’aspirazione, occorre del tempo per conseguirlo.

» Si è detto che il sistema delle scuole serali conduceva meglio che non quello delle diurne: si sappia che per le prime il Municipio ha maggiore indipendenza, che per le seconde; per le quali esiste un regolamento imposto dal governo e dei funzionari per vigilarne l’osservanza.

Quanto alla esclusione degli adulti dalle scuole serali, è un errore: le scuole serali sono appunto per essi, e gl’impuberi si dovrebbero escludere per evitare la promiscuità di età: e pure il Municipio si è prestato ad una certa discreta tolleranza, appunto per facilitare al popolo l'accesso nelle scuole».

Queste ragioni non hanno bisogno che altri ora spenda parola a confutarle. Fa solo dolore a pensare che siasi tralasciata così bella occasione a fondare edifici da scuola in un tempo che di danari non era difetto, ed il Consiglio era tanto disposto a largheggiare in fatto distruzione popolare. Forse la speranza della prossima concessione de' Monasteri de’ soppressi ordini religiosi ritenne la Giunta Municipale dal rivolgere la cura a fabbricare di pianta edifici da scuola e dal procurare alla istruzione elementare quello che allora era la maggiore difficoltà al suo incremento e poi sarebbe stato cagione del suo prosperare. E se questa considerazione può valere di scusa al rifiuto delle maggiori somme, non può non dar materia di querela a chi consideri quanta parte abbia al buon effetto della scuola racconcio edificio, e quanto sia difficile il provvedere ora a quello che allora malamente fu trascurato, e facilmente si sarebbe conseguito.

Ma se la Giunta per troppo onestà e soverchia misura nello spendere non volle usare della generosa profferta del Consiglio, nel fatto poi l’Assessore sopra l’istruzione elementare fece in questo anno ogni sforzo per accrescere e migliorare le scuole. Aiutato dalle Commessioni locali e dagli Eletti di ciascuna Sezione potè procacciarsi sufficienti case per le novelle scuole; e a trovare i maestri opportuni aprì concorso per 24 posti di maestri, e 12 posti di maestre di grado inferiore, e di 16 posti di maestri per le scuole serali, parte per l’insegnamento letterario e parte per l’insegnamento di aritmetica e di disegno. Quantunque il concorso fosse stato tenuto con le stesse forme, e si tosse data poca o niuna importanza a ciò che concerne metodica ed attitudine propria di un maestro elementare, pure gli allievi usciti delle scuole normali furono preferiti. In tai modo si potettero fondare parecchie nuove scuole, reclamate dal crescente bisogno della istruzione.

Inflno ad ora si era pensato alla istruzione di grado inferiore: ma dopo tre anni gli scolari erano in istato di cominciare il corso di grado superiore. Onde in questo anno le scuole diurne di nuovo aperte furono principalmente di grado superiore. Le scuole serali e domenicali crebbero forse più che il bisogno non portasse, e non saprei se il profitto degli adulti fosse altresì maggiore.


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La infelice condizione degl insegnanti cominciò a preoccupare gli animi di coloro che erano sopra all’istruzione. Gl’insegnanti delle scuole serali erano troppo mal retribuiti; e si cercò di compensarli con rimunerazioni date come premio allo zelo ed alla diligenza. Essendosi costituita un’associazione di mutuo soccorso tra gl’insegnanti, il Sindaco incaricò il Presidente di essa di presentare un disegno per fondare una Cassa di pensioni per i maestri. Il Ministro e la Provincia largheggiarono ne’ sussidii agl’insegnanti, ed i premi! dell’Inglese Porther non potuti conferire nell’anno precedente furono aggiunti agli altri che toccavano in questo anno.

Si cercò meglio l’uniformità de’ metodi nelle scuole, imponendo i libri di testo per ciascuna classe. Ed il Calendario scolastico per la prima volta stabilì l’elenco de’ libri che si avessero a tenere nelle scuole pubbliche. Si ordinarono meglio i registri scolastici, e si cominciò a compilare una regolare statistica delle scuole, la quale finora era mancata del tutto o fatta così male, che non si è serbata notizia certa degli allievi che usarono alle scuole municipali prima di questo anno S'invigilò meglio sulla condotta degl’insegnanti, i quali furono costretti a segnare ogni giorno il loro nome in un registro apposito, sull’assiduità degli allievi, mandando mensualmento all'Eletto il notamento degli assenti, affinché avesse cercato di ammonire i genitori, e sulla condotta de’ bidelli, che spesso erano adoperati a particolari faccende degl’insegnanti nel tempo che la loro presenza era meglio richiesta nella scuola. Finalmente la Commessione di vigilanza per le scuole maschili e le Ispettrici per le scuole feminili non furono meno sollecite nel rappresentare i bisogni delle scuole, né meno zelanti nell’adempiere le parti del loro ufficio.

Nè questa sollecitudine per la istruzione popolare fu senza effetto nelle varie amministrazioni di opere pie. Parecchi istituti di beneficenze aprirono scuole gratuite per le fanciulle povere: tali furono i Conservatori di S. Maria del Presidio, delle Monache Pie Romane, del Buoncammino, dello Splendore e Soccorso e di Suor Orsola. Cosi il dovere d'istruire il popolo divenne a mano a mano anche parte della beneficenza pubblica.

Dall'altro lato il Municipio curò meglio le scuole normali. In questo anno fu aperto il Convitto annesso alla scuola normale feminile, per il cui mantenimento dovette stabilire una somma annuale, oltre quella già fatta per l'assestamento ed il ristauro del convento, nel quale fu stabilito. E per dare opportunità alle allieve della scuola normale feminile di fare le esercitazioni scolastiche, fondò accanto una scuola elementare, dipendente dallo stesso Direttore della Scuola normale.

Nè meno prosperò in questo anno la istituzione degli Asili. La Deputazione Provinciale straziò nel bilancio una somma vistosa a questo scopo; e parecchi asili furono fondati nella provincia.

. In Napoli poi furono l’obbietto delle cure più amorose degli uomini più eletti, ne’ quali la carità rendeva più pregiata la dottrina e più onoranda la nobiltà. Sebbene le sovvenzioni private non fossero assai larghe, pure in questo anno la Commessione direttiva potè trovar modo di fondarne altri due e di dare incremento agli altri giàaperti. Quella generosa associazione ogni anno veniva studiando nuovi modi come migliorare la educazione de' figliuoli del popolo. Ed in questo anno rivolse il suo pensiero ai fanciulli che erano per uscire degli asili. Sembrava a quei gentili che l’opera loro sarebbe perduta, se i fanciulli si lasciassero tornare alle loro antiche usanze, abbandonandoli del tutto come fossero stati licenziati dagli asili. Di qui la origine di un’altra opera benefica e pietosamente educativa, l'opera Vassistenza de’ fanciulli usciti dagli Asili. A dar contezza della quale mi piace riferire parte di una lettera scritta dal Presidente della Commessione direttiva:

» Questa opera d’assistenza, invocata dal Consiglio di Direzione degli Asili infantili ai 24 di ottobre del 1864, costituita ai 10 di novembre, subito al 4 di dicembre aperse una prima casa nel vico Traetto ai Vergini; e una seconda, ai 12 di marzo del 1865, nel convento di Piedigrotta. Raccolse in quella i quarantacinque fanciulli che allora uscivano degli asili di Stella e di Vicaria, ed in questa i venticinque dell’asilo di Chiaia.

Prese accordi con le famiglie, e, approvando di non farli entrare ne’ mestieri se non a 10 anni, aiutò intanto alla scelta delle scuole; e quivi accompagnò i fanciulli e ne li segue La domenica li riunisce nelle due case, dove ciascuno baia sua parola di lode, meritata negli altri sei giorni: dove si cerca, innanzi tutto, di rifermare in loro il sentimento morale, e, mediante la musica e la ginnastica, assuefarli ad un senso di musica e di vigoria, che poi naturalmente li possederà ne’ corpi, negli animi e nella vita.

Ma oggi talune delle famiglie, per nuove ragioni, anticipa di voler mettere il suo fanciullo a bottega: e l’opera, alla vigilia di dover colorire l’ultima parte del suo disegno (i Comitati di Capi d’arti) sente il bisogno di stringersi più da vicino ai suoi fanciulli, e di estendere il numero de’ Socii visitatori, uno per ogni cinque fanciulli. Ne’ Soci visitatori sta la forza dell’Opera. La quale non ama di far punto e da capo. Non invidia i fanciulli alle proprie famiglie, e non, per regola generale, alle scuole ed alle botteghe che ci sono: ma li va seguendo con amore nelle scuole, nelle botteghe, nelle famiglie, e può così giovare davvero, non a trenta o cinquanta, ma a tutti i fanciulli che escono dagli asili; e, chi sa? giovare, non pure ai fanciulli, ma alle stesse famiglie, e alle botteghe, e alle scuole».

Mentre in tal modo si veniva provvedendo alla istruzione ed alla educazione popolare, non si dimenticava la istruzione secondaria. Il solo Convitto nazionale V. E., non poteva bastare ai bisogni della educazione de’ figli della gente civile.. Chiuso il Seminario diocesano, soppressi gli ordini religiosi, sentivasi il bisogno di altri Convitti e di altri Istituti d’istruzione classica. A questo effetto il Municipio ebbe stanziate 50 mila lire per aprire nel Seminario Diocesano un Ginnasio con Convitto. In questo anno stesso il Ministro Natoli prendeva la deliberazione di riordinare i seminari chiusi; e non ostante gl’indugi posti da parte di chi doveva aiutare questa opera utilissima, il Delegato straordinario venuto in Napoli potè secondare i comuni desideri!. Intanto era venuto lentamente progredendo il secondo Liceo regio: ma in questo anno trasferito in luogo più acconcio ed affidato a Preside più zelante ed operoso acquistava maggior credito presso l’universale. E se il cholera non avesse impedito, al riaprirsi del nuovo anno scolastico, l'attuazione de' disegni fatti, anche la istruzione secondaria avrebbe avuto maggiore incremento.

Nell’anno 1865-66, il Municipio di Napoli, mentre non si rimase dall’accrescere il numero delle scuole attese principalmente al riordinamento della istruzione popolare.

Le relazioni particolari, che le Commessioni di vigilanza delle varie sezioni negli anni antecedenti e principalmente nel prossimo passato aveano fatte di pubblica ragione, manifestavano i gravi mali che travagliavano le scuole municipali sia per il lato didattico e sia per il lato materiale. Onde si era venuta formando una opinione abbastanza forte, la quale teneva come inefficace e poco utile la istruzione che si dava nelle scuole municipali, e richiedeva una riforma generale della istituzione. E ii Consiglio votando a beneficio della istruzione una spesa maggiore degli anni passati, elevandone la cifra alla somma di lire 600 mila, deliberò che una Commessione di uomini competenti esaminasse la vera condizione delle scuole municipali, e proponesse un disegno di ordinamento scolastico, dal quale si potesse aspettare nella educazione popolare un progresso rispondente al maggiore dispendio che era per sostenere il Comune. La Commessione, composta de’ Consiglieri comunali M. Baldacchini, Prof. Rodinò e Abignenti, visitate accuratamente le scuole diurne e serali e studiata ogni parte di esse, formò un regolamento

pel quale si dava nuovo ordinamento alla istituzione, e premettendovi una relazione nella quale si sarebbero discorse le ragioni del nuovo disegno, lo presentò alla discussione del Consiglio Comunale. Questa relazione e per l’autorità delle persone che l’ebbero scritta e per la utilità e importanza delle cose dette intorno alla natura della istruzione popolare merita avere una speciale menzione.

In essa si espongono le imperfezioni delle scuole come allora erano; e cercatene le cagioni, si propongono i rimedi per condurle al loro possibile perfezionamento.

Il primo difetto notato nelle scuole municipali era, che quantunque il numero loro sembrasse sufficiente ai bisogni della città, pure il numero degli allievi, non più di otto a novemila in tutto tra gli allievi delle scuole diurne e serali e festive, non rispondeva alla necessità di una popolazione di 500 mila anime ed alla maggiore universalità che a questi tempi dovrebbe avere la istruzione popolare.

La Commissione adduce a cagione principale di questo scarso numero di allievi nelle scuole elementari il costume generale presso le classi operaie di allogare ben per tempo a bottega i giovanetti: onde i fanciulli abbandonano la scuola prima che abbiano nulla imparato e per nulla migliorata la loro educazione. E per porvi riparo propone che agli artigianelli si dia istruzione serale distinguendo la scuola per i fanciulli dalle scuole per gli adulti, e non già accomunando gli uni e gli altri come malamente si usava. E perché gli artigianelli fossero costretti ad usare a scuola, si proponeva la cooperazione della Società operaia, delle Commissioni di vigilanza e de’ Vice Sindaci, affinché dall’una parte si facesse cessar il lavoro alquanto prima per dar agio ai garzoni di andare a scuola, e dall’altro si spronassero 1 padri di famiglia sia negando ogni sorta di aiuti a coloro che non curassero le istruzione de' loro figliuoli, sia pubblicandone i nomi.

In secondo luogo osservava la Commessione come la istruzione elementare nelle scuole municipali, essendo comune e a coloro che doveano poi salire agli studi secondari, e a coloro che finito quel primo corso tornavano al lavoro ed ai mestieri, riusciva di poco profitto alla vera educazione popolare. Onde proponeva che agli artigianelli nelle scuole serali si desse una istruzione, che fosse piuttosto tecnica che letteraria ed insieme condotta in modo pratico e ristretta entro confini proporzionati alla loro condizione: indicava le materie ed il modo d’insegnamento proprio a siffatte scuole, il quale partiva in due gradi; l’uno inferiore, comune a tutti gli artigianelli, e l’altro superiore, che abbracciava materie principalmente tecniche e scienze applicate alle arti; al quale doveano ammettersi coloro che dimostravano maggiore attitudine ad apprendere. Stabilita la istruzione serale propria per gli artigianelli, bisognava ritornare le scuole degli adulti alla prima loro istituzione, cioè di soli allievi adulti con programma proprio, in cui le materie tecniche avessero parte principale ed il modo d'insegnare fosse più rapido e più pratico. In tal modo si cessava il miscuglio delle età diverse, che può essere dannevole al costume come è al vero profitto degli allievi, e si eliminava quel soverchio di grammatica e di parte letteraria che si era venuta introducendo nell’insegnamento degli adulti a discapito della parte applicata e tecnica.

Riordinata la istruzione degli adulti, la Commessione giudicava inutili le scuole festive, specialmente come le trovò ordinate. Ne manteneva due, ma che fossero dirette a fare utili letture per compiere la istruzione incominciata, piuttosto che a dare veramente il primo insegnamento del leggere e dello scrivere.

Sgomberate le scuole diurne di tutt’i figliuoli degli operai,

rimaneva meglio determinata la loro natura; ed essendo esse unicamente istituite a preparare i giovanetti agli studi secondari, potevasi meglio accomodare il loro insegnamento allo scopo al quale miravano e meglio ordinare i gradi da percorrere ed i metodi da seguitare.

In terzo luogo le scuole feminili, quantunque fossero state giudicate migliori delle maschili, pure non si trovarono dalla Commessione accomodate al bisogno

del nostro popolo. Si richiedeva maggiore importanza alla parte de lavori donneschi ed una certa educazione professionale. Con questo intendimento si riordinava la istruzione femminile, partendola in due gradi e facendo larghissimo luogo all’insegnamento de’ lavori donneschi, estesi sino a quelli che potessero fornire qualche onesto guadagno alle fanciulle, ed avviarle ad un’ arte e ad un utile collocamento.

In quarto luogo la Commessione osservò nelle scuole in generale mancare la educazione, che essa credeva più necessaria che la stessa istruzione. Intendo parlare di quella educazione vera, data, più che per le parole, per l’esempio del maestro, la quale induce ne’ fanciulli l’abito della nettezza, della compostezza, della fatica, del rispetto a sé stessi e ad altrui. Ora siffatta educazione non si poteva sperare nelle scuole, finché il Municipio non tenesse altra norma per eleggere i suoi Maestri, nella cui vita è lo specchio al quale debbono conformare i costumi loro t fanciulli. Il concorso stabilito dal Municipio come mezzo per iscegliere i maestri, non era la via più sicura per avere gli uomini più riputati. «Il Municipio richiede che essi presentino il certificato di buona condotta politica e morale e la patente di maestro elementare per ammetterli al concorso. La Commessione non vuol dire, che una mala allogata compassione, o false relazioni abbiano spesso fatto vedere certificati, che erano una manifesta contraddizione dell’opinione pubblica, né che ad acquistar la patente di maestro si ricbiegga non molto nella nostra provincia, pochissimo in qualche altra. Ma quando anche§ patente e certificato sieno stati religiosamente dati, il concorso esclude prima certi uomini, che hanno acquistato una certa riputazione, che non vogliono con un concorso mettere in pericolo, e, fatto il concorso, questo non ha dimostrato altro se non che Tizio e Caio hanno avuto la fortuna di meglio ricordarsi (giacché tutto si riduce a memoria) di quelle cose, che la sorte aveva dato loro ad esporre. Ed avremo con questo il maestro quale desidera il Consiglio che sia? Il Maestro dee sopra ogni altra cosa sapere educare, e questa educazione dee essere del cuore e dell’intelletto. Il cuore de’ fanciulli dee formarsi per opera del maestro, capace di nobili sentimenti, inchinato alla virtù, abborrente il vizio: l’intelletto in quella prima età dee rendersi atto a comprendere e capace di svolgersi: l'ultima cosa 6 la memoria, della quale solo, par che i concorsi tengano conto

» Si vollero escluse le battiture dalle pene, che si danno agli scolari. Questo non basta ad altro, che a non confondere l’uomo con la bestia. Ma il buon maestro dee sapere farsi amare, e con l’amore e con l’esempio ottener tutto, perfino quelle cose che dimostrino di fuori quale sia dentro la disposizione dell’animo, la urbanità cioè delle maniere, la civiltà del parlare, la nettezza della persona; le quali cose tutte non si mostrano col concorso, e non possiamo noi volere negli scolari, quando manchino ne’ maestri».

Qui la Commessione osservava che gli stipendi assegnati ai maestri non erano tali da potere allettare i migliori insegnanti ad entrare ai servigi del Municipio. Non potendosi per ora elevare tutti gli stipendi, sarebbe peso da non potersi sostenere, né sarebbe forse nelle presenti condizioni una meritata retribuzione;

essa propose de’ premi da 100 ad 800 lire, da essere conferiti a quei maestri, che per fama universale, per favorevoli rapporti, per numero e profitto di scolari superassero tutti gli altri. Oltre a questo la Commessione propose che a quei maestri e maestre, che per lo spazio di sei anni avessero in una classe esercitato lodevolmente il loro ufficio, e meritato sempre alcuno de’ premii, fosse di un quinto aumentato lo stipendio, di un quarto dopo dodici anni, di un terzo dopo diciotto.» La speranza d’un migliore stato, quando l'età fa maggiori i bisogni, animerà molti a far meglio, e il loro zelo sarà a questo modo debitamente rimeritato».

Dopo di aver discorse queste cose la Commessione viene a toccare delle materie dell’insegnamento e del metodo da seguitare. Quanto alle materie, proprie dell’istruzione elementare, riconosce che il Municipio non può in questo uscire della legge. Però osserva che di tutte le parti di questo vario insegnamento sarà più largamente data quella che più corrisponde al bisogno degli scolari, più attesamente data quella che più serve all’intelletto. Quanto poi al metodo la Commessione non seppe vincere quell’avversione che si era manifestata in Napoli contro la metodica. Essa disse: si è lungamente disputato dagl’intendenti, se fosse più utile imporlo o lasciarlo nella libertà de’ maestri. La cosa non si può diffinire in sui generali. Imperciocché se è utile, che ciascuno insegni secondo quel metodo che crede migliore, quando ei sia maestro da ciò; è necessario pure, che sia posto un metodo, quando il maestro non ne ha nessuno; e, se da una parte è male, che i Municipi e lo stato impongano un metodo, che non è sempre il migliore, non è minor male lasciare insegnare con un metodo cattivo».

Io non credo necessario far considerare, come ai nostri tempi dopo il progresso fatto dalla pedagogia, non è più dubbio che la metodica abbia raffermate certe verità le quali sono inconcusse, come gli assiomi della matematica. I maestri potrebbero sapere con maggiore o minor arte applicare certe norme generali, ma non mai ignorarle in principio. Ha non so comprendere, come il Municipio dovendo dirigere le sue scuole e rispondere del buono indirizzo didattico di esse e della retta educazione del suo popolo, non possa imporre il metodo creduto migliore, secondo le condizioni della scienza metodica, o che imponendolo faccia male. Perciò il Municipio ha il diritto di scegliere i maestri; e nella scelta bisogna che sappia trovar modo di avere sempre quei maestri, i quali, oltre ad avere le qualità morali richieste ne’ buoni insegnanti elementari, sieno esperti e provetti nell’uso di quel metodo che il Municipio ba adottato nell’insegnamento delle sue scuole. Senza che poi un Municipio, come quello di Napoli, che ha tante scuole e dello stesso grado, ba obbligo di esigere che vi sia in tutte le classi la maggiore uniformità ne’ libri, ne’ metodi e nelle stesse esercitazioni, affinché la tenera età passando da una classe all’altra o dalle scuole di una sezione a quelle di un'altra non sia costretta a disimparare il già imparato o a comperare novelli libri. L’assoluta libertà ne’ maestri per quanto possa essere utile nell’insegnamento privato, altrettanto può essere cagione di danno e di confusione nel pubblico. Nè sembra abbastanza opportuna ed utile l’altra proposta fatta dalla Commessione, di destinare i maestri secondo le materie, non già secondo le classi. Scopo principale della istruzione elementare è la educazione dell’intelletto e del cuore; e questa educazione la Commessione riconosce che si debba conseguire più per lo esempio del Maestro che con gli ammaestramenti. E poi non ha pensato che preponendo diversi maestri alla stessa classe veniva a rendere non solo più difficile ma anche impossibile quella educazione che si forma per l’esempio.

Io credo che per quanto possa essere utile nella istruzione secondaria la divisione de’ maestri per materie e non per classe, altrettanto sarebbe dannevole nella istruzione primaria: quando non si limiti che a quegl’insegnamenti speciali, i quali richieggono attitudine e studi speciali, come sono la calligrafia, il disegno, la musica ec. Ma però quando si abbiano a maestri giovani educati nelle scuole normali, si troverà che il bravo

insegnante di grammatica saprà insegnar bene altresì la calligrafia, l’aritmetica ed il disegno, per quanto è necessario nelle scuole popolari. La Commessione argomentando dal valore degl’insegnanti che avea trovati nelle scuole municipali, dimostrava poca fiducia ne' buoni frutti della istruzione normale, quando fosse data convenientemente nelle scuole normali stabili, non nelle scuole magistrali temporanee e improvvisate. Senza lunga, savia e matura preparazione non si potevano sperare buoni maestri; ed il volere aspettare che i maestri buoni nascessero a caso e per sola vocazione era un volere perpetuare il male notato nelle scuole del Municipio.

Finalmente la Commessione si fa a trattare del modo di governare, e indirizzare e invigilare queste diverse scuole. Riconosce in prima la necessità della vigilanza diretta ed assidua di ciascuna scuola, e pone un Direttore ed una Direttrice ove sieno due o più maestri e maestre. Se non che l’ufficio di questo direttore o direttrice è più di vigilanza a ciò che la legge ed i regolamenti sieno da tutti, e scolari e insegnanti e bidelli, osservali, che di direzione didattica. Perciò nelle scuole feminee si affida questo incarico alla maestra de’ lavori donneschi. In secondo luogo, affinché la scuola venga considerata come pubblico benefizio, stabilisce delle commessioni di vigilanza, de’ capi d’arte per le scuole serali, di signore per le scuole feminee e di uomini savi ed amanti del pubblico bene per le scuole diurne. In terzo luogo per ottenere unità nel governo delle scuole, speditezza e facilità nell’eseguire i provvedimenti presi, si propone un Direttore generale, che sia come il centro al quale vadano a mettere capo i direttori locali, le commessioni di vigilanza, i maestri e tutti gli altri ufficiali della istruzione; ma con uno stipendio tale che si potesse avere in quell’ufficio un uomo che alla dottrina ed alla esperienza delle scuole accoppiasse fermezza d’indole, operosità e prudenza. Tutto questo riguarda le scuole obbligatorie per 11 Municipio. Quanto alle scuole private la Commessione intendeva che non fossero lasciate senza vigilanza e senza indirizzo, ma che in certa guisa fossero rannodate alle pubbliche, eccitandovi una certa emulazione tra le une e le altre. A questo effetto proponeva che il Municipio dovesse cercare di pareggiare quante scuole private il volessero, dando de’ premi! a quelle che si assoggettassero di fare gli esami dinanzi ad una Commessione scelta dal Municipio.

La Commessione accordatasi intorno a queste idee generali, le raccolse in tanti articoli che in forma di regolamento presentò alla deliberazione del Consiglio comunale, il quale in una sessione straordinaria tenutasi nel mese di luglio 1866, ampiamente l’ebbe discusso, esaminato, e finalmente con poche e lievi modificazioni approvato. Ora questo Regolamento segna un gran progresso nella istruzione elementare di Napoli, non ostante il difetto notato nella parte didattica; trovandovisi sancite delle disposizioni che potevano tornare a grande utilità delle scuole. In fatti si provvedeva all’unità della direzione, alla vigilanza ed alla ispezione delle scuole; si riordinava l’insegnamento serale, sceverando gli adulti dai fanciulli, e istituendo scuole di perfezionamento più tecniche che letterarie; si dava maggiore importanza all’istruzione de’ lavori donneschi nelle scuole feminee, stabilendovi una maestra unicamente sopra ciò;

si rilevava la condizione degl’insegnanti, promettendo premii ed aumento di stipendi a coloro che si dimostrassero degni educatori del popolo; si stabilivano norme più savie per la elezione de’ futuri maestri e si ordinavano conferenze didattiche per dare migliore indirizzo ai maestri esistenti; si determinava meglio lo scopo e l’ordinamento delle scuola festive; si cercavano tutti i mezzi di operare direttamente e indirettamente sui popolo, affinché avesse mandati i figliuoli alle scuole, e lasciatili andare assiduamente sino alla fine del corso assegnato; si rannodava l'insegnamento pubblico col privato, promettendo sussidi a certe condizioni utili e comportabili alla libertà di ciascuno insegnante privato. E se il Consiglio a porre in atto questo Regolamento avesse deputato la stessa Commessione che l’ebbe formulato, io son certo che la parte buona si sarebbe immantinente messa in opera, e la parte manchevole per la esperienza si sarebbe corretta. Quel Regolamento portava una generale riforma e nell’ordinamento delle scuole e nell’insegnamento: era mestieri che tosto fosse creato il Direttore che ponesse tutto l’animo suo a bene applicarlo. Ha per quell’anno il Consiglio, pago di avere lungo discusso il nuovo ordinamento delle scuole, non provvide al modo più spedito di far eseguire il regolamento. Non fu neppure eletto il Direttore, agl’ispettori antichi già messi al ritiro, non furono sostituiti i nuovi; e le cose rimasero come prima: salvocbè fu maggiore speditezza negli affari, ispezione più accurata in tutte le scuole, e qualche aumento nelle scuole diurne maschili.

Oltre a questo il Municipio diede mano a raffermare le due nuove istituzioni veramente educative che furono iniziate nell’anno precedente; cioè la scuola di Ginnastica militare per gli allievi delle scuole pubbliche e private, e l’opera dell'assistenza de’ fanciulli usciti dagli asili. La Giunta Municipale sin dal principio dell’anno scolastico avea fatto deliberazione che le scuole speciali di Ginnastica militare fossero istituite presso le 13 legioni della Guardia nazionale, approvandone il Regolamento. Ed il Consiglio nel bilancio vi stanziò il sussidio di 20 mila lire. E la istituzione, sia per la sua utilità sia pel favore acquistato generalmente, in questo anno venne in grande flore; e parecchie centinaia di allievi fecero bella mostra di sé nelle pubbliche feste, ed invogliarono altre centinaia a seguire il loro esempio. Il Regolamento, stampato per cura dei Municipio, merita di essere studiato pel nobile scopo morale al quale fu ordinata questa scuola e pel modo onde l’esercizio del corpo fu disposato con la educazione morale ed il buon costume de’ giovani nella scuola e nella famiglia. Il chiarissimo prof. Settembrini compendia in queste parole la savia disciplina di questa scuola.

» L’utilità di questa scuola è generale: perché i giovani si sottraggono all'ozio, afforzano e sveltiscono le membra, rompono l’abituale mollezza del costume, si avvezzano alla operosità, ed infine acquistano un bene grandissimo, la disciplina e la compostezza. E tutti questi beni, se ci pensate un po’, non si possono acquistare in altra scuola, ma soltanto in questa. Le madri ed i padri di famiglia dicono che i loro figliuoli da che vanno a questa scuola sono mutati, e paiono già uomini; e i maestri dicono che i loro migliori allievi sono gli allievi della Scuola ginnastica militare».

L'opera d’assistenza degli allievi usciti degli Asili venne in questo anno più allargandosi. E la Commessione comunale incaricata del riordinamento delle scuole dopo avere testimoniato il progresso della istituzione e la santità dello scopo, propose non pure la concessione di alcuni monasteri chiesti dal Municipio per uso suo, ma un sussidio di cinque mila lire.

Nè il Municipio trascurò le altre opere incominciate nell’anno precedente. Compì il Convitto feminile annesso alla Scuola normale, fornendolo di decenti masserizie ed ampliando i dormentorii. Venne allargando il Ginnasio municipale, aprendo altre classi secondo il bisogno e stanziò una grossa somma per estendere la istruzione tecnica.

La Deputazione provinciale gareggiò col Municipio nel promuovere la istruzione. Diede larghi sussidi agli Asili della provincia, e di questi parecchi ne furono aperti in questo anno. Stabili sei sussidi alla classe preparatoria della Scuola normale feminile per le donzelle della provincia, le quali per difetto d’istruzione non avrebbero potato essere ammesse regolarmente nella scuola normale. Largheggiò nel fornire l’Istituto Tecnico di Gabinetti, di Musei e di ogni aiuto per l'insegnamento pratico e dimostrativo delle scienze applicate.

E i privati e le associazioni non si rimasero indietro in mezzo a questo generale movimento a favore della istruzione popolare. L’Associazione operaia napoletana, vedendo che le scuole serali non avevano nessuno indirizzo pratico ed utile agli operai, stabilì una scuola di disegno applicato alle arti ed ai mestieri, alla quale non si poteva essere ammesso se non si sapesse leggere o non si certificasse che si andava alla scuola di lettere. Questa prima scuola fu in breve tanto frequentata, che si fu costretti in questo anno medesimo ad aprirne un’altra. I Professori della Università impresero a fare conferenze dì fisica e di chimica agli operai, trattando delle utili applicazioni alle arti ed ai mestieri. I Reali granatieri fondarono a loro spese una scuola nel Castel nuovo per le figliuole de’ militari che ivi abitavano. Gli amministratori del Collegio di S. Maria di Costantinopoli fondarono un asilo a proprie spese. Un altro Asilo fu aperto a spese private nella sezione Porto. Il Ritiro di Suor Orsola aprì una scuola alle bambine povere, alle quali fornì pure abiti, oltre l’occorrente ad imparare leggere e scrivere. Ed il Commercio a secondare questa nobilissima gara e a testimoniare con pubbliche solennità il progresso che il popolo faceva nella educazione letteraria e morale, volle allargare la premiazione, che negli anni antecedenti avea fatta alle scuole popolari, e celebrare con pubblica festa il giorno in cui si sarebbero dati i premii ai più meritevoli E ancora si ricorda con tenerezza quella premiazione fatta nel teatro del Fondo per mano del Principe Umberto; il quale volle anche Egli dimostrare con un beneficio la utilità che la istruzione reca ai figliuoli del popolo, facendo del vispo ragazzo, raccoglitore di ciche per le strade, premiato nelle scuole serali, un bravo allievo dei mozzi di Genova.

Cosi il fervore, onde si era presa a caldeggiare la educazione popolare, in tutte le guise si venne manifestando e l’un anno meglio che l'altro infiammando.

Nell’anno 1866-67 mentre il Municipio studiavasi di mettere in opera il nuovo Regolamento, non ristette dall’accrescere il numero delle scuole municipali e tentare novelle istituzioni.

Il Regolamento approvato abbracciava l’ordinamento amministrativo ed il riordinamento didattico della istruzione popolare.

La prima parte fu potuta eseguirsi senza veruna difficoltà ed utilmente. Fu eletto il Direttore didattico, il quale con l'aiuto dei due assessori potè rendere più spedito e regolare l’amministrazione scolastica.

Si riformarono le Commessioni di vigilanza, e con particolare regolamento meglio definiti i termini delle loro attribuzioni, furono ricondotte alla sola vigilanza della disciplina e della moralità, ed alla cooperazione per istimolare le famiglie popolane a mandare i figliuoli a scuola. Si regolò la provvigione giornaliera degli oggetti occorrenti al mantenimento delle scuole e de’ libri e quaderni, che gratuitamente si concedevano agli allievi poveri. Si provvide largamente a lutti gli altri istituti dipendenti dal Municipio, come al Convitto della Scuola normale ed al Convitto municipale annesso al Ginnasio aperto ai Girolamini, la cui decenza, proprietà, salubrità fu ammirata anche da visitatori di nazioni straniere, molto più di noi intendenti in fatto d'educazione.


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Quanto poi al riordinamento didattico delle scuole, l'applicazione del Regolamento non sarebbe stata senza difficoltà e senza danno. Nelle scuole serali, non avendo il Municipio nessun programma stabilito dalla legge, ed essendo il nuovo ordinamento alquanto conforme al già esistente, la riforma potè farsi facilmente. La lezione di disegno e di matematica ebbe un indirizzo più tecnico, e la istruzione letteraria fu meno astratta e meglio ordinata all’utilità pratica della vita.

Le scuole festive furono ordinate, secondo il Regolamento, a dare piacevoli letture popolari d’igiene, di chimica applicata, di storia nazionale, di diritti e doveri e di altre cognizioni utili; e fatte a questo modo gratuitamente da parecchi insegnanti municipali e da valenti professori furono con profitto maggiore frequentate dai popolani.

Quanto poi all’insegnamento elementare diurno il Municipio era costretto ne’ limiti stabiliti dalla legge; ed il nuovo Regolamento con la divisione delle scuole elementi e di progresso, non solo si dipartiva assai dall’attuale condizione dell'insegnamento elementare, ma non avea ben definita la natura ed i limiti dell’uno e dell’altro corso. La Commessione che concepì il Regolamento non determinò molto chiaramente la estensione da dare all’insegnamento elementare, né dimostrò d'avere esperienza sufficiente di siffatta istruzione, quando assegnò allo spazio di un anno l’imparar leggere, scrivere, fare le quattro operazioni dell’aritmetica ec. Sia per questo e sia per la opposizione al programma legale, il Municipio non potè mettere in atto questo nuovo riordinamento del corso elementare. Però nelle scuole feminee introdusse le maestre de’ lavori donneschi, ed allargò di molto questo utile esercizio. Nominò parecchi nuovi Direttori di scuole maschili diurne, ed il concorso per la elezione de’ maestri fu fatto in modo più corrispondente allo scopo dell’insegnamento. Le materie del programma di concorso furono le stesse che quelle dell’insegnamento; alle pruove in iscritto si aggiunsero parecchie pruove verbali, e ne’ temi per le prove in iscritto si mirò alla pratica dell’insegnare. È vero che non si dette nessun quesito sulla melodica, che non si fece fare veruna lezione pratica, che non si richiese per obbligo la patente legale d’idoneità Ma non per tanto dall’insieme degli esperimenti si poteva argomentare la maggiore o minore attitudine ad insegnare.

In questo anno venne crescendo il numero delle scuole e degli allievi per rispetto a quelli dell’anno precedente. I Vice Sindaci e le Commessioni di vigilanza gareggiarono di zelo nel promuovere con ogni mezzo la frequenza alle scuole. Ed in alcune Sezioni della città oltre all’allettamento de’ premi mensuali ed annuali, si usò anche una certa pressione morale, negando certificati di moralità ed altri attestati a quei padri che trascuravano il santo dovere di educare i propri figliuoli. Nè il Municipio si rimase dal cercare altre vie per condurre più facilmente alla scuola i figliuoli del povero. Il nostro popolo suole affidare a custodia i suoi bambini, quando da loro non può ritrarre verun lucro, ed intanto ha impedimento al proprio lavoro. Il Municipio pensò che raccogliere alle scuole i fanciulli nell'età più tenera e prima del tempo prescritto dalla legge sarebbe tornato a vantaggio della istruzione popolare. I fanciulli avrebbero potuto acquistare ben per tempo l’abitudine della disciplina, e sarebbero stati apparecchiati a fare più speditamente il primo corso elementare. Con tale intendimento fondò le scuole dette promiscue, nelle quali si governavano i fanciulli come negli asili, salvo che non si dava loro la minestra, istruendo insieme maschi e femine dell’età inferiore a sette anni. E mentre in Firenze si costituiva il Comitato promotore degli Asili rurali, il Municipio di Napoli fondava quattro di siffatte scuole, le quali erano accolte dal popolo con grandissimo favore. Tanto studio si poneva dal Municipio nel ricercare quanto potesse tornare utile alla educazione popolare, che non risparmiò qualsiesi spesa dalla quale potesse derivare aiuto ed incremento alla istruzione. Nò fu meno largo nel dare il maggiore incremento alla istituzione della Scuola di Ginnastica militare. In questo anno furono dieci siffatte scuole, e tulle le dieci compagnie, composte in tutto di più che duemila giovanetti, furono provveduti di fucili, elio costarono al Municipio la somma di diciotto mila lire. E gli sforzi de’ privati non rallentarono in questo anno a favore della istruzione popolare. Alcune maestre municipali aprirono scuole serali per le donzelle operaie, le quali accorsero sollecite alla lezione dopo il lavoro.11 Generale Boldoni, posto a capo de’ Veterani, rivolse il suo pensiero alla istruzione dei flgliuoli di loro, e fondò parecchie scuole nelle quali accolse non meno di 1800 allievi tra maschi e femine, dando loro non pure un certo grado d’istruzione elementare, ma un primo avviamento a studi professionali.

Una scuola fu aperta presso il corpo de’ Pompieri.

L’amministrazione del R. Stabilimento di S. Maria Vertecoeli dispensò abili a premii ai migliori allievi delle scuole popolari. Il Liebler, educatore privato, fondò un giardino d’infanzia, secondo il modo di Fròebel, accanto al suo istituto, dando contezza di siffatta istituzione, che in Napoli non crasi ancora tentata.

L’Associazione degli Asili ne fondò un altro in questo anno, e intese principalmente a migliorare le case ed i metodi didattici dei quindici già esistenti. In somma la istruzione popolare fu la prima cura di tutti coloro, i quali aveano fede nella libertà, e ponevano nella buona educazione del popolo la base vera del risorgimento nazionale.

Ma il progresso vero della istruzione popolare corrispose degnamente agli sforzi di tutti ed al dispendio del Municipio? Per soddisfare a questa dimanda è una breve relazione fatta dalla Commessione deputata dal Commercio a fare gli esami di concorso ai premii. Sebbene questa fosse falla a mezzo di questo anno scolastico e giudichi più dello stato della istruzione nell’anno precedente, pure le osservazioni fatte cadono eziandio sulla condizione delle cose dello stesso anno. Io ne trascriverò alcuni tratti, perché meglio si possa argomentare il progresso della istruzione.

» Si ebbe cosi sul passato anno un aumento non lieve di alunni e di alunne, il quale è più che cinque volte maggiore rispetto all’anno 1803, quando il Commercio iniziò una prima e solenne distribuzione di premii.

Questa progressiva proporzione, pruova indubitata del diffondersi dell’insegnamento elementare in mezzo al popolo, sarà conforto e vanto del Commercio napoletano, perché mostra che l’opera sua non rimase senza effetto. Da una parte ai pochi succedono i molli, dall'altra alle sole nozioni di sistema metrico decimale, richieste nel primo esperimento, si sostituisce in questo anno un più ampio programma di tutte le materie insegnate. E pure fanciulli e fanciulle gareggiano per rispondere anche più che non si domandi.... Benché severa ne’ suoi giudizi, la Commessione può dire, che se fu scarso il numero degli approvati col massimo de’ punti, pochissimi furono quelli che non raggiunsero o non superarono il minimo. Indizio anche questo che l’istruzione si spande sempre più, che i semi gittati non furono perduti; ma che solamente v’è d’uopo di più diligente cura per vivificarli.

Un ordinamento più semplice degli studi, una più assidua vigilanza sulle scuole una più efficace attività per sospingervi le classi operaie e gli adulti, basteranno senza dubbio a renderli proficui.

» Se nelle scuole diurne prevale ancora quasi esclusivamente la borghesia; se nelle serali più frequentate dai figli del popolo, appena v’ha chi sorpassi i 18 anni, colpa le funeste abitudini d’ignoranza e d’inerzia, maggiori dovranno essere gli sforzi per combatterle. Una generazione numerosa ed analfabeta, ancor piena di vigoria perché possa rimanere inattiva e trascurata, e troppo innanzi nell’età perché possa accomunarsi ai fanciulli in un paziente tirocinio, non può lasciarsi in abbandono senza perpetuare l’onta e il danno del passato. Assai è se alcuni si rassegnano ad inviare i figliuoli, i fratelli, le figlie a scuola; ma a vincerne la pigrizia, a scuotere i pregiudizi che tanti rendono avversi ad ogni lume di civiltà, è indispensabile fra gli adulti stessi far nascere l’amore d’istruirsi. E niente può tornare più utile, quanto il supplire al difetto ed alla necessità d’insegnamenti speciali.

» Il Commercio napolitano assegnando in questo anno per la prima volta cinque premii agli allievi che frequentano le scuole di disegno della società operaia, volle incoraggiare una istituzione nuova ed utilissima. E la Commessione confida che l’esempio gioverà, che nel modo stesso, per privato impulso, per provvedimento del Municipio, surte altre scuole speciali per gli adulti, di leggere, scrivere ed aritmetica, di ornato e chimica applicata alle arti, troveranno eccitamento o sussidio».

Ora questo giudizio di persone autorevoli e fuori dell’insegnamento ufficiale, mentre viene a certificare il progresso già fatto, sanziona quel riordinamento che in questo anno si era cominciato a mettere in opera, e che non poteva ancora dare i suoi frutti.

Nell’anno 186768 la cura principale del Municipio fu rivolta alla istruzione mezzana. Avendo tolto a suo carico il convitto Ginnasio Giannone, che era sorto in luogo del Seminario urbano, dovette accrescere i professori secondo l’avanzamento degli allievi e provvedere al mantenimento degli alunni del convitto, le cui rette non potevano bastare a tutte le spese. occorrenti. Il Ministero avea privato Napoli del Collegio di marina, ed il Municipio credette suo debito riparare a questo torto, fondando il collegio Caracciolo ordinato a formare giovani e per la marineria mercantile e per le professioni tecniche. Soppresse le corporazioni religiose e chiusi i collegi mantenuti dagli Scolopi e dai Barnabiti, il Municipio assunse l'incarico d’aprire un collegio con insegnamento classico e tecnico, il quale e per magnificenza e per ordinamenti e per educazione non lasciasse punto desiderare gli antichi. E il collegio Cirillo fu con tale intendimento aperto, e con grandissima spesa ordinato. Si accrebbe eziandio il numero delle scuole tecniche, e non pochi altri miglioramenti furono fatti nel Convitto normale feminile. Tutte queste opere imprese con disegni vastissimi, come è uso di farsi in Napoli, che in tutte le sue cose stampa la impronta della sua grandezza, divertirono dalia istruzione elementare buona parte della somma destinata a beneficio della istruzione in generale.

Non si pensò che la istruzione mezzana, sia classica sia tecnica, non poteva prosperare né allargarsi, finché non fosse abbastanza diffusa la istruzione elementare di grado superiore. Ed in questo anno le quarte classi erano ben poche. Tanto che dovendo alimentarsi dagli allievi uscenti di queste poche quarte classi quattro ginnasi, tra i governativi e i comunitativi, e quattro scuole tecniche, si fu costretti di allargare la mano nell’esame di ammissione, e di accettare anche allievi che avessero appena superata la seconda classe elementare. Donde un doppio male; il difetto di allievi nelle classi municipali di grado superiore le quali perciò non si potevano aumentare, e l’abbassamento del livello della istruzione nelle prime classi ginnasiali e tecniche. Oltre a questo spendendosi circa trecento mila lire intorno ai novelli convitti, non si potè più pensare agli edifici delle scuole elementari, quantunque fossero tanto necessari. E pure in questo anno il Municipio ebbe ceduti non pochi monasteri, ne’ quali con qualche spesa avrebbe potuto fondare le scuole complete, tante volte disegnate e non ancora poste in atto. La mancanza degli edifici avea impedito che le scuole elementari si fossero potute ordinar bene, ed era stata cagione che si fosse proceduto a caso nella scelta de’ luoghi opportuni a scuola e nel proporzionarne il numero al bisogno della popolazione. Onde era avvenuto che spesso si erano dovute raddoppiare alcune classi, nelle quali la frequenza era di gran lunga superiore alla capacità della stanza, senza che con numero non piccolo di classi si avesse il corso completo, e che le scuole spesso non si erano collocate ove il bisogno e la comodità delle famiglie le richiedesse. Finalmente cresciuta la spesa degli stipendi pei Direttori, pei Professori e per altri addetti alla istruzione mezzana, furono trascurati gl’insegnanti elementari, de' quali circa un quarto aveva lo stipendio inferiore al minimo di legge con il pretesto che fossero maestri provvisori od aggiunti.

Non si creda però che io intenda biasimare il Municipio per aver tolto a promuovere la istruzione mezzana. Ma credo che in questo si operò con molta fretta, e con poca misura nella spesa e ne’ disegni, e a danno del maggiore incremento della istruzione elementare, che avea bisogno ancora d’essere curata nella parte materiale per essere poi meglio ordinata e regolata. Pur non di meno non lieve miglioramento ebbe la istruzione elementare. La istituzione delle scuole infantili promiscue, affidate alle maestre, fece buona pruova, e siffatte scuole furono portate in questo anno sino a sei. Si aggiunsero parecchie classi alle scuole diurne e serali, ed altre scuole elementari furono aperte di nuovo. S’introdusse il canto corale nelle scuole elementari, nelle quali si trovavano ad insegnanti allievi usciti delle scuole normali. Si diede maggiore importanza alla lezione de’ lavori donneschi, affidandola in ciascuna scuola ad una maestra unicamente incaricata di questo insegnamento, somministrando anche il Municipio alle figliuole del povero gli oggetti necessari a fare di questi lavori. E, perché le allieve delle scuole elementari avessero tutti gli aiuti a riuscir bene ne’ lavori donneschi, si aprì una scuola di disegno applicato alle arti, nella quale il giovedì e la domenica si dava siffatta lezione con metodo più pratico ed efficace. Pronto il Municipio ad appagare tutti i bisogni che dimostrasse il popolo minuto in fatto d’istruzione, come era sollecito ad indagarli, apri eziandio una scuola d insegnamento pratico di francese per compiere la istruzione de’ giovani, che o si allogassero come camerieri ne’ grandi alberghi, o si dessero a fare gl’indicatori delle cose del paese ai molti forestieri che hanno bisogno di guida per visitare i monumenti.

Per questi provvedimenti, per la vigilanza accresciuta, per i premii largamente distribuiti e pel naturale procedimento delle cose umane le scuole vennero in questo anno frequentale da numero maggiore di allievi. Tanto che il clero che finora si era limitato solo a dissuadere il popolo dall’andare a scuola, fu costretto di tenere altra via e di aprire direttamente o indirettamente scuole proprie per non lasciarsi sfuggire di mano il governo del popolo. E la Commessione deputata dal Commercio all’esame di concorso ai premii ebbe a manifestare con gioia che la cifra de’ concorrenti in questo anno si era elevata di una metà sopra quella dell’anno antecedente. «il quale aumento, essa aggiungeva, è davvero confortante, perché significa che nel nostro popolo gli animi sono oramai meglio disposti ad apprezzare e ricevere il benefizio della istruzione, e che questa va di giorno in giorno trionfando di tutti gii ostacoli che i nemici delle libere istituzioni le vanno sempre opponendo».

Se non che l’arte didattica ed educativa non dovette di pari passo migliorare nelle scuole, perché i nuovi Ispettori furono eletti in sullo scorcio dell’anno scolastico e il Direttore fu inteso più alla parte burocratica che all’indirizzo didattico delle scuole. Di guisa che nel Consiglio comunale non mancò chi muovesse lamenti, che ninna relazione generale sull’andamento delle scuole non si era presentata a tempo della discussione del bilancio per il nuovo anno. E la predetta Commessione del Commercio ebbe a fare gravi osservazioni sullo stato dell’insegnamento elementare municipiale, le quali per quanto si vogliano attenuare sia perché riguardavano l’istruzione dell’anno precedente, come che si erano esaminati alunni promossi negli ultimi esami finali, sia perché non erano fondate sopra una ispezione accurata di ciascuna scuola, ma sul semplice saggio di alcuni allievi, pure non possono tenersi per infondate affatto, come quelle che furono fatte manifeste in una pubblica adunanza da uomini autorevoli e riputati in cose d’istruzione.

Ecco le loro osservazioni:

» Per la parte letteraria, a mo' di esempio, si è osservato che, in quasi tutte le scuole maschili, i maestri, accontentandosi di una lettura meccanica, non molto insistono a spiegare ciò che si legge, e poco uso fanno della nomenclatura, precipuamente in quella parte che si riferisce alle arti ed ai mestieri.

» Quanto allo studio della geografia, sarebbe desiderabilissimo che s’insegnasse nelle scuole popolari, serali e diurne, praticamente, perché essa non serve tanto alla storia, come negli studi classici, quanto agli usi della vita.

» Per la parte aritmetica poi si è osservato, che i giovanetti non sono esercitati alla risoluzione de’ problemi elementari di uso domestico ed acconci alle loro condizioni; poiché, dati da noi de’ problemi cosi fatti, i più degli alunni non ban saputo agevolmente stabilire le operazioni proprie a risolverli.

» Il disegno lineare pare alla Commissione che, nel modo ond’è insegnato, non conduca direttamente a pratica utilità. Sarebbe quindi necessario dare una modificazione a questo insegnamento, sostituendo sollecitamente alla risoluzione di molti problemi astratti la pratica del ritrarre i lavori e gli oggetti d’arte più comuni e più in relazione con l’arte esercitata dall’alunno.

» Generalmente si è notato che un gran numero di giovanetti assistono insieme alle scuole diurne e alle serali, falsando cosi lo scopo di queste ultime, le quali hanno bisogno di un insegnamento speciale per gli artigiani, e turbando insieme il criterio degli esaminatori.

» Grave inconveniente si è ancora la poca sollecitudine messa generalmente dagl’insegnanti nella classificazione della loro scolaresca; la quale classificazione, se malamente fatta, importa il poco profitto o la perdita di un intero anno scolastico.

» Le scuole feminee han fatto anche questa volta buona prova, e per numero e per profitto delle alunne, nel componimento, nell’aritmetica e nella geografia. La Commessione non pertanto, lodando il loro buono indirizzo, non può lasciar di notare che queste scuole non sembrano popolate da fanciulle della povera classe.

L’essere più innanzi delle maschili non dipende forse tanto dal migliore Insegnamento, quanto da una certa preparazione che hanno già ricevuto le fanciulle o nelle famiglie o nelle scuole private.

» Dopo di che rimane solo a notare, che in qualche Sezione H numero degli alunni, che frequentano le scuole, non è adequato alla popolazione, paragonandolo con quello di qualche altra sezione; e che, in generale, il numero degli alunni presentati in questi esami non corrisponde proporzionalmente agl’inscritti in ciascuna scuola; il che dà a supporre che le cure de’ maestri non sieno egualmente ripartite».

Nel 180869 il Municipio di Napoli, giovandosi delle osservazioni fatte all'occasione degli esami per i premii del Commercio provvide al più regolare andamento ed al più stabile assetto della istruzione elementare.

Il nuovo regolamento per le scuole municipali, compilalo dalla Giunta, giusta le facoltà concedutele dal Consiglio comunale, approvato dal Consiglio scolastico ed applicato in questo anno, è chiaro argomento del bisogno di maggiore ordine e di più accurata vigilanza che si sentiva nel governo della istruzione. E l’aver appagato questo bisogno è un progresso notevole. Le scuole municipali erano tanto cresciute di numero e di qualità; ma il così detto Regolamento del 1866 era piuttosto un disegno di ordinamento generale della istruzione municipale, che un insieme di disposizioni atte a determinare bene i doveri degli allievi e degli insegnanti, le relazioni tra gl'ispettori Municipali ed il Direttore generale, e a dar norme certe ed uniformi all’insegnamento nelle diverse scuole. E tanto più era mestieri che un Regolamento così fatto si stabilisse, quanto più complicata era divenuta la macchina dell’amministrazione scolastica municipale. Oltre a due assessori municipali sopra per l’istruzione, era un Direttore generale che da un anno avea governate tutte le scuole; si erano aggiunti tre Ispettori,1 quali aveano assunto il loro ufficio con proposito di adempierlo con zelo e con alacrità; esistevano già le Commessioni di vigilanza, le quali per lo innanzi aveano estesa la loro incombenza pure alla parte didattica che a loro non si aspettava; senza tener conto de’ Direttori locali, il cui ufficio era piuttosto ordinato ai mantenimento della disciplina, e dell’Ispettore scolastico governativo, che doveva pure esercitare il suo ufficio secondo la legge. Ora se non si fossero bene circoscritti i confini delle attribuzioni di tutti questi uffici, potevano nascere delle collisioni di poteri e delle opposizioni, le quali sempre tornano a danno del regolare andamento dell’amministrazione scolastica. Infine i Maestri nel loro insegnamento non aveano avuto un programma definito. Il Regolamento del 1866 credette di aver detto abbastanza dividendo la istruzione in due gradi, l’uno detto classe di principii e l’altro di progresso; e indicando generalmente le materie che doveano insegnarsi in queste due classi. Ed i Maestri lasciati in balìa dì se stessi senza indirizzo fermo ed efficace, doveano dare quella estensione che ciascuno credeva all’insegnamento e seguivano quel metodo che meglio loro aggradiva. Questo stato di cose non poteva sfuggire all’attenzione di un Direttore generale, che avea accuratamente visitate le scuole per un anno, né poteva essere giudicato utile né regolare. Di qui la necessità dì aggiungere al Regolamento eziandio i programmi particolari a ciascuna classe di scuola. E questo, chi ben guarda, è un passo grandissimo che faceva il Municipio verso l’ordinato e regolato ordinamento delle scuole primarie. Il vedere che quel Municipio, il quale a nome della libertà dell’insegnamento avea lungamente avversato tutto quello che nelle scuole sembrasse troppo regolamentano e che avea rigettato quanto avesse l’aspetto di troppo normale ed' uniforme; che avea sempre schivato ogni ingerenza in cose metodiche e didattiche, ora determinare particolari programmi alle varie classi

e pubblicarli per le stampe, addimostra chiaramente che le idee in fatto d'insegnamento elementare e di ordinamento di studii aveano patito una grande modificazione, e che la esperienza e la pratica delle scuole avea fatto toccar con mano che certi mezzi generali è più facile predicare a parola che applicare al fatto. Or questo maggiore bisogno di ordinamento stabile e di uniformità nelle scuole io giudico un vero progresso per la istruzione elementare di Napoli. E quando il Municipio non avesse l'atto altro, in questo anno, che curare la esecuzione di questo regolamento e la fedele osservanza di questi programmi, oltre al compimento delle grandi opere imprese per la istruzione secondaria, io stimo che per questo sia degno di lode particolare.

Se non che paragonando il Regolamento del 1866 con quello del 1868, se questo è da commendare come più pratico e più atto a regolare il buono ordinamento delle scuole, pure quello è molto più largo ne’ principii generali e fecondo di utili applicazioni. E fa dolore che il Regolamento posteriore non abbia sviluppati tutti i buoni germi contenuti nel primo. In fatti in Napoli la grande estensione e la importanza dell'insegnamento privato non può esser messa in non cale. Qual giovamento possa ritrarre il Municipio dalle scuole private a disgravio del suo obbligo legale? In qual modo si possa coordinare l’insegnamento privato col pubblico? Qual provvedimento si possa mettere in opera perché il concorso dei privati torni ad utilità della pubblica istruzione? Queste quistioni importanti, che l'antico regolamento tentò di risolvere, il nuovo non toccò affatto. L’insegnamento serale, come quello che mira alla istruzione de’ figliuoli degli operai, ebbe nell’antico regolamento un indirizzo più speciale e più tecnico; laddove nel nuovo fu assimilato e ne' programmi e ne' metodi all’insegnamento diurno. Dell’istruzione ginnastica, che era stata dichiarata come parte della istruzione elementare nell’antico regolamento, nel nuovo non si fece motto.11 modo seguito per lo innanzi di scegliere gl’insegnanti per mezzo di un concorso non fu giudicato il più opportuno, né la forma dei precedenti concorsi fu trovata la più savia dalla Commessione che ebbe fatto il primo regolamento: e non per tanto nel secondo regolamento non si stabili altro modo, e nel fatto si mantenne la stessa forma antica.

Oltre a questo il nuovo Regolamento in alcune parti è alquanto monco. L’indirizzo didattico rimase ancora senza unità, quantunque fossero stabiliti programmi particolari. Il Direttore generale, non avea obbligo di visitare le scuole e di osservare da vicino l’insegnamento che vi si dava. I Direttori delle scuole non doveano guardare ai metodi didattici seguili dai maestri. Gl’Ispettori, ai quali era dato d’invigilare sulla istruzione, erano parecchi; e ciascuno, massime in Napoli, ha un modo speciale di vedere e le proprie predilezioni in fatto di studi. E dovendo il Direttore generale dalle costoro informazioni conoscere lo stato vero dell’insegnamento, non avrebbe potuto formarsi un concetto adequato di esso, per quindi dare quelle norme particolari che avrebbero servito di regola a tutti gl’insegnanti. E in vero, quantunque l’articolo 4 del Regolamento del 1868 avesse stabilito che gl’ispettori potevano essere incaricati dal Direttore di un corso di conferenze speciali per gl'insegnanti, pure non consta che in due anni sieno stati mai adunali a conferenze didattiche gl'insegnanti. La classificazione degli allievi, che è il primo fondamento della buona disciplina e dell’ordinamento delle scuole, fu tolta agl'insegnanti, che soli debbono rispondere del profitto degli allievi e del regolare procedimento della istruzione, e data ai Direttori i quali non aveano nessuna parte nell’insegnamento, e secondo la natura dell’ufficio non era richiesto che avessero patente di maestro.

Al pronto supplire degl’insegnanti legittimamente impediti non si provvide abbastanza, ordinando che il maestro, secondo l’articolo 62, dovesse dare subito avviso della sua assenza al rettore della scuola, e questi al Direttore. In una città così vasta come Napoli questo modo dovea cagionare almeno il ritardo di due giorni a voler supporre che si avessero in pronto i maestri supplenti. E s’imagini quanto danno dovea portare questo ritardo, considerando che in un numero così grande di scuole si doveano avere nella pessima stagione non meno di otto assenze al giorno.

Esaminando poi i programmi proposti alle scuole elementari, è da notare innanzi tutto che nello stesso anno in cui il Ministero rendeva più semplici gli antichi programmi per le scuole elementari e per le istruzioni loro premesse cercava di richiamare al suo vero scopo l’insegnamento primario, alquanto fuorviato per la non retta intelligenza de’ suddetti programmi; il Municipio di Napoli assegnava alle sue scuole elementari programmi che avrebbero condotti gl’insegnanti a rompere contra quegli scogli che il Ministero avea cercato di schivare. Io non intendo di biasimare il Municipio di Napoli che confidando nella maggiore svegliatezza dell’ingegno meridionale e nella maggiore sua attitudine agli studi di matematica, abbia voluto che nelle classi elementari non solo si fosse dato maggior copia di cognizioni storiche o geografiche, ma eziandio che le cognizioni di aritmetica si fossero più estese che nel programma ministeriale non era indicato. Tutti i Municipi hanno il diritto di accomodare l’insegnamento elementare alle condizioni speciali del proprio popolo, purché si mantengano saldi i principii fondamentali che governano siffatto grado d'istruzione. Il Ministero per le sue indicazioni dichiarava qual fosse il minimo delle cognizioni che richiedeva in ciascuna classe. Ed il Municipio di Napoli poteva bene assegnarne di più, salvo però il dovere di conservare alla istruzione elementare il carattere eminentemente pratico ed educativo. Nè io posso attribuire a colpa de’ programmi se nelle scuole municipali la composizione italiana siasi tal volta trascurata; se la lettura non siasi sapientemente adoperata né per indurre gli allievi a pensare le cose lette e ad esprimerle con modi propri, né peV fornire alla mente il mezzo di arricchirsi gradatamente di nuove idee e delle parole corrispondenti, né per alimentare la vaghezza del conoscere che in quella età è sì potente stimolo al sapere; se la storia e la geografia sia stata insegnata più come esercizio di passiva memoria che come intelligente educazione del sentimento morale e della fedele osservazione del reale e della natura; se lo studio dell’aritmetica sia stato più astrattamente teorico che utilmente pratico. La maggiore estensione data a certe materie poteva esser cagione che qualche parte della stessa materia si omettesse o si toccasse leggermente, ma non già che si ponessero da parte le norme più essenziali della buona metodica, che si perdesse di mira lo scopo educativo dell’insegnamento elementare, e si pensasse a sopraccaricare la memoria di varii suoni a discapito dell'attività mentale, che ha bisogno di essere bellamente esercitata per acquistar forza ed estensione maggiore.

I programmi sono cifre che bisogna sapere interpretare. E l’arte d’interpetrarle bene i maestri debbono averla già imparata e per i buoni studi di metodica onde debbono essersi già preparati al loro ministero, e per la loro esperienza dell’insegnare. Onde avviene che 1 bravi maestri sanno far senza de’ programmi ed anche correggerne i difetti, quando sieno costretti ed averne uno già definito ed obbligatorio.

Nè posso indurmi a credere che il Municipio di Napoli avesse imposto, proponendo i suoi programmi, che la lingua italiana fosse posposta alla aritmetica e alla storia, che si fosse fatto imparare a memoria cosa che prima non fosse stata capila o per imagine percepita, che la grammatica fosse stata insegnata astrattamente e non mai applicata con utili esercitazioni, che per accorte interrogazioni i giovanetti non fossero condotti ad osservare le cose, onde sono circondati, e a significare o a voce o per iscritto le loro osservazioni. Anzi io trovo queste cose indicate nei programmi municipali; e la troppa materia non può essere scusa agl’insegnanti se abbiano altrimenti condotto la istruzione elementare.

Premesse queste cose, io sono di credere che l’ordinamento e la distribuzione delle varie materie ne' programmi municipali abbia bisogno di modificazione. In prima le scuole serali e le diurne, quantunque amendue per fanciulli, pure non possono avere programmi della stessa natura. Non puossi mai supporre che in due ore e con la poca assiduità che si verifica nelle scuole serali possa compiersi nello stesso numero di anni lo stesso programma delle scuole diurne. Perciò bisognerebbe sfrondare i programmi per le scuole serali di tutto quel di sovrabbondante che non serve alla istruzione più elementare ed alle prime necessità della vita. Molto meno si dovrebbe adoperare nelle scuole degli adulti lo stesso metodo e gli stessi insegnamenti che si fa nelle scuole diurne de’ fanciulli. La natura diversa di queste tre maniere di scuole richieggono la materia d’insegnamento altrimenti ordinata e meglio proporzionata e al diverso grado d’intelligenza ed all’età degli allievi ed al tempo che si spende alle lezioni. Quanto ai programmi assegnati alle scuole diurne sarebbe più utile che dal bel principio la scrittura accompagnasse la lettura, dovendo pensare a far bene imprimere nella mente i segni de’ quali proferiscono i suoni, e non potendosi meglio ritenere le forme di questi segni e distinguerli senza la imitazione che se ne faccia per la scrittura. E nel programma municipale si ordina la imitazione nei quaderni di calligrafia, prima che siasi abituata la mano ad imitare in qualunque modo la forma delle lettere, e si stabilisce l'esercizio del dettato nella seconda classe, quando gli allievi debbono avere imparato a leggere alquanto speditamente. La lettura e la spiegazione delle cose lette cessa dopo la seconda classe, quando la cresciuta comprensione della mente nella terza e nella quarta classe offre il destro di fare più utilmente questo importante esercizio della lettura. La maggior parte delle cognizioni riguardanti il mondo, la storia, i mestieri, la igiene, la morale, dovrebbero apprendersi per uso di lettura, e non già per lezioni speciali date sopra piccoli trattati di siffatte materie.


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La spiegazione del catechismo o della storia sacra o si dovrebbe continuare in tutte le classi, quando si è messa nella 1. classe, o si dovrebbe anche trasandare in questa, quando non si seguita nelle classi superiori. Certe cognizioni o si debbono rendere utili allo sviluppo intellettuale e morale, estendendole quanto basti perché lascino traccia nella mente, o è meglio lasciarle affatto da parte.

Il programma di aritmetica vorrebbe meglio ordinarsi allo scopo delle scuole elementari e con maggiore economia distribuirsi nelle varie classi. Nelle scuole elementari l’insegnamento dell’aritmetica deve aver di mira più l’uso di essa nella vita, che la cognizione scientifica del calcolo. Quindi la lezione di aritmetica deve guardare più alla pratica applicazione che alle definizioni ed alle teoriche astratte.

Con ciò non s’intende che gli allievi non debbano conoscere le ragioni delle operazioni che per loro si eseguono, ma che per molte applicazioni si faccia comprendere l’uso clic se ne possa fare di quelle operazioni già conosciute. Ora sebbene il programma municipale raccomandi gli esercizi pratici relativi alla parte teorica assegnata a ciascuna classe; pure quando la estensione data alla materia sia troppo vasta in ciascuna classe, gl'insegnanti sarebbero costretti a dare il maggior tempo alla parte teorica. Oltre a questo non mi pare elio in seconda classe, per quanto straordinaria sia l’attitudine dell'ingegno napolitano alle cose di aritmetica, possa intendersi tutta la teoria delle frazioni ordinarie e bene applicarsi, come richiede la natura della scuola, quando io ho trovato che nelle scuole tecniche spesso non si giunge ad intender bene questa parte dell'aritmetica E se il Ministero nel proporre i nuovi programmi esitò di mantenere nella 1J classe la teorica delle frazioni, non è a credere che la intelligenza de’ fanciulli di Napoli sia tanto svegliata che possa intendere in seconda classe quello che altrove non si giungeva ad intendere generalmente dagli allievi di quarta classe. E ad ammettere anche che i fanciulli di seconda classe, in Napoli sieno a tale che possano studiare ed applicare la teoria delle frazioni ordinarie, non credo die in un anno possano compiere e con i debiti esercizi applicare la teorica altresì delle frazioni decimali e le nozioni del sistema metrico. Si aggiunga poi che, mentre nella seconda classe è agglomerata tanta parte di aritmetica, nella terza classe si passa alla teoria dei numeri complessi, senza stabilire veruna gradazione tra le cose studiale nella classe precedente, e si danno nozioni sui solidi geometrici, senza servirsi di queste a meglio far comprendere il sistema metrico decimale; e nella quarta classe si assegnano problemi più. comuni di geometria piana, quando nella terza classe si son date delle nozioni elementarissime di nomenclatura di geometria piana, e nella classe superiore non si sono più ripetute queste nozioni.

Non parlo poi del troppo che vi è posto di storia e di geografia, poiché può essere che il tempo basti a percorrere questa maggiore estensione di materia, senzachè si faccia a discapito delle altre materie più importanti e degli esercizi pia utili. Ma è troppo generale il lamento degl'insegnanti municipali, i quali attribuiscono a colpa del molto di storia e di geografia loro imposto, se gli allievi non attendono abbastanza alle cose di lingua cd alla lettura, da dover conchiudere che la facilità dell'apprendere e la vivezza dell’intelligenza de' giovauetti napolitani non è ragione succiente per accrescere di troppo lo studio di una materia accessoria a pregiudizio delle altre materie più importanti.

Ma lasciando perora di fare altre osservazioni sui programmi municipali, accennerò brevemente le altre opere fatte questo anno in favore della istruzione popolare. Il numero delle scuole elementari complete non fu aumentato, bensì le varie classi e le sezioni. Fatto maggiore il concorso degli allievi alle scuole municipali, fu bisogno di raddoppiare le classi, perché l’angustia delle stanze non permetteva di accogliere tutti gli ammessi. Dall'altro lato procedendo gli allievi nel corso degli studi, convenne aprire le classi di grado superiore in parecchie sezioni. E non bastando i diciassette asili ad accogliere lutti i bambini della città, il Municipio, a sopperire in qualche modo a questo bisogno, accrebbe il numero delle scuole infantili, ordinandole in modo che nell’insegnamento non si allontanassero dal modo degli asili. Nò fu trascurala la parte materiale delle scuole elementari. Dei monasteri ceduti ad uso delle scuole alcuni furono trasformati e decentemente forniti di suppellettili per dar sede ad una scuola completa, che fosse come, centro e modello delle altre scuole della contrada.

In tal guisa fu ridotto il convento a Caravaggio, nel quale si raccolsero tutte le classi elementari, con una palestra per gli esercizi ginnastici, e si diede luogo ad una quarta scuola di disegno mantenuta dalla società operaia.

Maggiore fu il progresso nella parte morale delle scuole. Gl’Ispettori dimostrarono solerzia, intelligenza e severità che non si era mai usata per lo innanzi, e con la loro opera conferirono al maggiore profitto ed ordinamento delle scuole. La classificazione degl'allievi fu fatta con più rigore, e stabilito un termine alle ammissioni. Fu inibito alle scuole serali di ammettere gli allievi delle scuole diurno, come per lo innanzi si usava, e si stabili che non prima de' nove anni i giovanetti potessero inscriversi nelle scuole serali. Si cominciò a curar meglio la statistica delle scuole, ed ogni mese si vennero pubblicando gli specchietti degli allievi inscritti e presenti nelle scuole municipali; facendo cosi manifesto il progressivo accrescimento degli scolari. Ed il popolo rispose bene alle cure del Municipio. Gli abitanti della via Arena della Sanità fecero pubbliche istanze al Municipio per avere una scuola feminea ed una scuola infantile, onde mancava la contrada, e quelli del Rione della Cappella de’ Cangiani altresì per una scuola infantile. Tanto generale facevasi il bisogno della istruzione, che il popolo non più si doveva sospingere alla scuola, ma liberamente vi concorreva e si lamentava quando gli venisse meno il mezzo d'istruire i propri figliuoli. Nò il Municipio si rimase di soccorrere V Opera d’assistenza per i fanciulli usciti dagli asili, la quale in questo anno fn legalmente costituita, e per il convento ceduto dal Municipio e le sovvenzioni private e del Municipio e del Ministero potò meglio allargare e compiere il suo disegno eminentemente educativo. Accrebbe altresi i sussidi all’opera degli asili, che in questo anno potò fondarne un nuovo a San Lorenzo ed ingrandire e meglio ordinare gli altri.

Finalmente con ogni sforzo venne compiendo le opere muratorie intraprese negl’istituti di istruzione secondaria, al cui maggiore incremento ed alla cui floridezza intese con ogni sforzo l’assessore incaricato di questa parte di amministrazione. Onde il Municipio meritamente fu premiato nel Congresso pedagogico di Torino, come l’anno precedente in Genova. La istruzione tecnica si accreditò principalmente presso l’universale, essendo in questo anno aumentato due tanti più il numero degli allievi. Ed i professori a far meglio conoscere l’indirizzo ed il progresso della istruzione tecnica, fecero nell'edificio dell’Istituto tecnico una pubblica esposizione de’ compiti scolastici e in lettere e in matematica ed in disegno. Il Ministro della Pubblica Istruzione, vedendo il savio avviamento della istruzione tecnica municipale, cedette al Municipio la scuola tecnica che finora avea mantenuta a proprie spese, assegnandovi un sussidio annuale.

Ora sostenere le spese ordinarie della istruzione elementare e le straordinarie per il compimento degl’istituti secondari, il Municipio ebbe a stanziare nel suo bilancio di questo anno la rilevante somma di circa un milione di lire. E questo è il chiaro argomento della generosità con la quale il Municipio di Napoli promosse la istruzione pubblica e primaria e secondaria. Si sarebbe desiderato che la condizione de’ maestri elementari fosse stata alquanto rilevata; ché quasi un terzo di essi non aveva lo stipendio legale, ed il rimanente il puro minimo stabilito dalla legge. In mezzo a tanto lusso di spese straordinarie faceva pena la miseria in cui erano tenuti gl’insegnanti, ai quali non pure mancava ogni stimolo a ben meritare ma il mezzo di sostentarsi, ove si fossero rimasti paghi al solo stipendio assegnato dal Municipio.

È vero che si stabili una piccola somma pei premi! ai maestri più diligenti, e si promise qualche incarico di scuola serale a chi avesse dimostrato più zelo e intelligenza nell'insegnamento. Ma questi erano provvedimenti troppo parziali per non potere punto giovare al sollievo della infelice sorte degl’insegnanti. I quali a meglio provvedere ai comuni bisogni si adunarono in questo anno in società di mutuo soccorso, richiamando in vita quell’associazione, che tentata negli anni precedenti non riesci buon fine. A poter meglio raggiungere lo scopo della reciproca assistenza, la società di Napoli si fuse negl’interessi con la società di Torino, ed il Ministro della Istruzione, prendendo a cuore la sorte degl’insegnanti di Napoli, pagò del suo la tassa d’ammissione ai primi dugento inscritti. In lai modo associatisi gl’insegnanti cominciarono a meglio curare la propria educazione, ed insieme a discutere le principali quistioni riguardanti la istruzione popolare, e formandosi una certa persuasione comune di alcune verità, venivano preparando il terreno al definitivo e più savio riordinamento della istruzione nelle scuole municipali. scopo precipuo al quale avea mirato in questo anno il Municipio, e non l'avea pienamente raggiunto.

Nell’anno 1869-70 era a sperare che il Municipio avesse dovuto tener fermo che il Regolamento, non ancora del tutto messo in opera, si fosse fedelmente osservato. In un anno non si era potuto avere il tempo di applicarlo pienamente, e, molto meno, di fare esperienza per giudicarne il buono od il cattivo effetto. Non per tanto la Giunta credette di dovervi apportare delle gravi modificazioni. Mutato in parte l’ordinamento delle scuole serali; togliendo i Direttori nelle scuole di poche classi eccetto nelle quattro maggiori, abolendo gl’insegnamenti speciali di aritmetica, che furono affidati ai maestri di lettere, salvo il solo insegnamento della cosi detta aritmetica complementare; diminuito assai notevolmente il numero delle scuole, di 36 soppressene non meno di 16, chiudendo principalmente quelle de’ villaggi; nelle scuole feminili tolto in parte l'insegnamento speciale de’ lavori donneschi, singolarmente raccomandato negli anni precedenti e considerato come parte importante ad allettare alle scuole le figliuole del popolo, licenziando nelle classi inferiori le maestre speciali di lavori, conservate solo nelle scuole maggiori, ed affidando, come per legge, alla maestra di lettere l’insegnamento de’ lavori donneschi.

E questi mutamenti non lievi, non si pensarono solamente, ma si misero in esecuzione al principio dell'anno, senza che il Consiglio comunale li discutesse non che approvasse. Onde quando, nella discussione del bilancio presuntivo, fattasi nel febbraio 1870, si venne a richiederne l’approvazione consigliare, trovossi grave opposizione. Questa discussione durata per alquanti giorni fu una delle più splendide fatte nel Consiglio comunale di Napoli, nel quale a quando a quando in questo decennio la istruzione ha dato argomento a discorsi eloquenti e per la copia delle idee e per la generosità dell’affetto alla la istruzione popolare.

Non mi è dato il riferire qui alcuni di questi discorsi importanti, perché sulla ragionevolezza ed utilità delle proposte vinse il numero de’ volanti. Ma è da notare che a questa volta da parte della opposizione si manifestò maggiore osservanza al regolamento, e maggior senno pratico intorno all’ordinamento scolastico. Furono combattuti con argomenti irrefragabili i provvedimenti presi intorno alle scuole serali.

Se il numero delle scuole serali si diminuiva per ragioni di risparmio, bisognava prima scemare le spese di lusso e quelle della istruzione secondaria, anziché quelle che sono dirette alla educazione del popolo minuto, che è il primo anzi l’unico scopo della istruzione municipale. Se alcune scuole serali si erano chiuse perché poste in luoghi poco acconci, perché non si erano riaperte in altri più adatti? Se alcune erano rimaste deserte di allievi, si dovea cercare la ragione di questo fatto, adoperare tutti i mezzi per ricondurre gii allievi a scuola, e non già chiuderle affatto. Se mutavasi l'antico ordinamento delle scuole serali, bisognava presentarne un nuovo che potesse conseguire migliore effetto. Si toglievano i direttori, e non si pensava che questi e per l’autorità della persona e perla efficacia della parola erano stati tanto utili ad attirare gli operai ed i figliuoli del popolo alle scuole serali. Abolendo l’ufficio del Rettore si veniva a scemare la parte educativa della istruzione serale. ché sebbene il maestro insegnando non debba perdere di mira la educazione morale degli scolari, pure nelle scuole serali e per la brevità del tempo impiegato alla lezione e per la poca assiduità degli allievi e per la poca estensione che può darsi all’insegnamento, la istruzione reale, che è la sola educativa, non può allargarsi, e devesi curare solo la istruzione strumentale che poco può conferire alla educazione morale. La lezione di aritmetica è stata sempre l’allettamento maggiore a richiamare alla scuola gli operai, i quali nella istruzione cercano quello che possa loro tornare utile alla vita; e togliere i maestri speciali di aritmetica era un dare ovvero un mostrare di voler dare poca importanza a quella parte d’istruzione della quale il popolo principalmente andava in cerca.

Non meno gravi furono le censure fatte intorno alle scuole diurne. Si condannarono i frequenti ed inconsulti tramutamenti di maestri, che fatti ad anno scolastico incominciato non possono che recare nocumento alla buona disciplina ed al profitto delle scuole. Si fece querela del poco o niuno vantaggio ritratto a miglioramento delle scuole dai non pochi monasteri a questo effetto ceduti dal Governo; laddove si erano spese parecchie centinaia di migliaia di lire per i Convitti, i quali servono per le persone agiate. Si censurò come inutile o al manco come deviato dal suo scopo l'ufficio del Direttore didattico, il quale non avea ancora presentata al consiglio una relazione particolare e compiuta sullo stato della istruzione elementare, e l’ufficio dell’Ispettorato municipale, quando l'Assessore non trovava punto migliorata la istruzione maschile. Si biasimò il modo seguito nel fare il concorso per la scelta de' maestri, come quello che non avea dato buoni risultati per essersi messi da banda i suggerimenti del Regolamento del 1866, intorno alla larghissima parte da dare nella scelta de’ maestri all’esperimento dell’arte d’insegnare più che alla cultura generale. Si fece notare la sconvenienza d'invertire ad altro uso la somma stabilita per premii ai maestri, essendosi cosi trascurato questo potentissimo eccitamento ad accrescere lo zelo degl'insegnanti e questo mezzo di meglio ricompensare le fatiche de' più meritevoli. Finalmente si dimostrava come non si erano adoperali tutti quegli espedienti che la legge mette in mano ai Sindaci per indurre il popolo a mandare i figliuoli alla scuola.

Queste furono ne’ sommi capi le osservazioni fatte dalla opposizione contra l’operato della Giunta, le quali mentre sono una prova chiarissima del l’amore che l’una e l’altra parte sentivano per il maggiore incremento della istruzione elementare, dimostrano il progresso che nella opinione pubblica venivano facendo le idee pratiche intorno all'ordinamento delle scuole municipali. Se non che questa lunga e splendida discussione non fu in effetti cagione di veruna utilità pratica. La Giunta promise di far tesoro delle idee manifestate dagli eloquenti oratori della parte avversa; per mostrare di volerne fare qualche cosa, nominò una Commessione straordinaria per istudiare le condizioni della istruzione; rimedio illusorio al quale nel governo parlamentare si ricorre quando si vuole cessare una tempesta. La opposizione, perché in minoranza, se non fu paga delle promesse, non insistette ostinala nelle proposte, ed i mutamenti fatti al Regolamento rimasero fermi, quantunque l’assessore Sannia, relatore e difensore, se non autore di essi, avesse nella tornata del 10 febbraio 1870 dette queste sagge parole: «È una sventura che presso a noi abbiasi a voler mutar ogni giorno ciò che ia vigilia si è fatto, e senza neppure dar tempo alla esperienza di mostrarci gl'inconvenienti o i pregi di quanto ieri si è deliberato». La sola conseguenza immediata 'e molto funesta) fu che il Regolamento rimase mortalmente vulnerato; la istruzione serale non fu altrimenti riordinata; sull’andamento delle scuole diurne maschili si gittò discredito; e si raffermò negli animi il sospetto che l’ordinamento presente della istruzione municipale mal rispondesse alle esigenze del popolo ed al bisogno del paese.

Passando ora a toccare del bene operato in questo anno dall’amministrazione municipale, in prima è da darle lode per l’allargamento maggiore dato all’insegnamento infantile. La istruzione dell’asilo, diceva il Baldacchini nel Consiglio Comunale,6 il sostrato della istruzione elementare. E i 17 asili mantenuti dalla benemerita associazione non potevano contenere tutti i bambini dell’immenso popolo napolitano. Era mestieri accrescere il numero delle scuole promiscue infantili, le quali, senza la spesa richiesta ad un asilo, potevano in parte ottenere l’effetto di esso. Onde siffatte scuole furono portate sino a 23 con la promessa di accrescerle ne’ villaggi. E poiché nell’educare i piccoli bambini secondo le norme degli asili fa d’uopo d’istruzione speciale, l’Assessore pensava di fondare nel collegio del Carminello una scuola preparatoria per le maestre di scuole infantili, stabilendovi a bella posta un asilo nel quale si potessero fare gli esercizi pratici; ed in pubblico Consiglio affermava che le pratiche iniziate con l’amministrazione de pio luogo erano a buon termine.

In secondo luogo si cercò di sussidiare, promuovere ed estendere l’istruzione professionale dell’uno e dell’altro sesso. Si mantenne il sussidio alla società operaia per le scuole di disegno; si accrebbe il sussidio alla Casa Filantropica di lavori donneschi; si conferì sussidio all’Opera dei fanciulli usciti dagli Asili, concedendo locale per le officine e quattro maestri per l’insegnamento elementare oltre alle nove mila lire in danaro; si conservò il sussidio alla lezione serale di chimica applicata alle arti instituita nella scuola degl’ingegneri. Principalmente poi si fece ogni opera per dare un indirizzo professionale alla lezione de’ lavori donneschi nelle scuole elementari, introducendovi le macchine da cucire, l’uso di maneggiare i ferri da stirare, e fondando una scuola di disegno applicalo alle arti con l’esercizio del ricamo, del taglio degli abiti e de’ flori artificiali, affidandone l’insegnamento al prof. Toma, il cui metodo si era sperimentato di tanto profitto nella scuola maschile.

Finalmente si pensò a migliorare la condizione de’ maestri. Ai Rettori si aumentò lo stipendio, e si cumulò la direzione delle scuole diurne e serali nella stessa persona, affinché meno si notasse la differenza tra la retribuzione data ad un maestro di prima classe e quella data ad un rettore; si aggiunse una gratificazione ai maestri dirigenti e si adoperarono all’insegnamento serale i maestri diurni più zelanti e più valenti. Per confortare poi i maestri e le maestre migliori a perseverare nel bene, si stabili l’aumento del decimo dello stipendio per ogni cinque anni di lodevole e non interrotto servizio.

Questi sani provvedimenti non potevano non essere principio di bene alla istruzione elementare, la quale, se ebbe quasi lo stesso numero di scuole che nell’anno precedente, fu estesa a maggior numero dì allievi e più assidui alle lezioni.

Non poco conferì al miglioramento didattico e disciplinare delle scuole l'avere aggruppate insieme parecchie classi, e l’avere accresciute le scuole complete. Non solo fu più facile il supplire alle assenze degli insegnanti, ma ancora si giunse a manienere la disciplina degli allievi e destare tra loro maggiore emulazione.

Nè te ispezioni assidue ed accurate furono senza effetto. Quantunque nei due Ispettori municipali mancasse unite d’indirizzo ed uniformità di criteri nel giudicare de’ varii insegnamenti elementari, pure essi furono severi nel richiedere la osservanza de’ doveri, la diligenza degl’insegnanti ed il crescente profitto degli scolari.

Per le quali cose si può dire che questo anno non passò senza segnare un passo innanzi nel progresso della istruzione elementare di Napoli.

E il Ministero a dimostrare il suo compiacimento del continuo progredire della istruzione in Napoli e a richiamare l’attenzione del Municipio al lato manchevole delle nostre scuole elementari, concedette in questo anno la somma di 50 mila lire, con l’obbligo di edificare una scuola esemplare in uno de' quartieri della città più popolosi e meno atti ad offrire buone case da scuola. E a dar modo che i giovani potessero entrare più facilmente nell’esercizio della istruzione mezzana e munirsi del titolo di abilitazione, richiesto anche nell’insegnamento privato, decretò la istituzione in Napoli di una scuola normale superiore, la quale èra un desiderio di questo province, donde non si andava tanto agevolmente o a Pisa o a Milano per fare gli studi necessari a prepararsi alla professione d’insegnante secondario.

Nè gl’istituti pii e le scuole private rimasero addietro in questo movimento a favore della istruzione. La nuova amministrazione del R. Albergo de’ Poveri dette una maggiore spinta alla istruzione feminea non solo nella casa centrale, ma eziandio nella casa di S. Francesco di Sales, ove impose l’obbligo della istruzione a tutte te ricoverate; e promosse la prima esposizione de' lavori fatti nelle diverse classi, i quali formarono la maraviglia di tutti i riguardanti.

Nello stabilimento di S. Gennaro extra moenia il nuovo governo pose ogni opera a riordinare ed estendere la istruzione e la educazione delle fanciulle albergate. Due classi infantili, quattro classi elementari, una classe per le adulte; ed inoltre scuola di musica, ed arte di cucire e di stirare.

L’amministrazione dello Spirito Santo pose mano ad edificare ampie sale e nuove per rendere le sue scuole più capaci a ricevere molte esterne.

La colonia de’ Tedeschi in Napoli aprì una scuola per i figliuoli de’ connazional i qui dimoranti.

Si costituì una società di ginnastica, la quale si propose di estendere questo utile esercizio anche agli allievi delle scuole private. E molti giovanetti di agiate famiglie, condotti dalle madri, assistevano alle lezioni nella grande palestra diS. Domenico Maggiore.

Si stabilirono con offerte private delle biblioteche nelle carceri, nelle quali si cominciò a dare qualche principio d’istruzione.

Il Commercio non si rimase di fare l’annuale premiazione agli allievi delle scuole elementari, spendendo non meno di nove mila lire e per i premii dati e per la solennità della Festa la quale fu più splendida per la presenza della principessa Margherita, la cui benevolenza verso te bambine premiate destò la comune ammirazione.

L’Associazione per gli asili attese con la stessa diligenza e con lo stesso amore a migliorare e gli edifici e la istruzione. Il presidente, U. Baldacchini, la cui memoria è a caratteri incancellabili impressa nella filantropica istituzione degli Asili di Napoli, con quella sua parola, tutto cuore e semplicità come la fanciullezza, espose alla generale adunanza degli associati i progressi fatti in questo anno e nella istruzione e nelle abitazioni.

A complemento della educazione incominciata nell'asilo, si aprirono in questo anno le sale di lavoro ed il convitto per i fanciulli usciti dagli Asili. La solennità fu commoventissima e per il concorso della cittadinanza più eletta e per le parole eloquentissime onde l’opera fu iniziata (1). Il marchese di Casanova, che ha dedicato cuore e mente alla educazione de’ bambini, con brevi parole espose il disegno dell’opera.

La quale perché meglio fosse conosciuta io ne riporterò per intero il programma; nel quale con tanta vivacità quanta è la lucentezza della mente di lui, con tanta eleganza quanta è la nobiltà della sua natura, e con tanto calore quanta è la fiamma di carità che arde nel suo cuore ne sono manifestati gl’intendimenti. Eccolo:

» Io m’ingegnerò di dire, se posso, in brevi parole gl’intendimenti speciali dell’opera in questa casa di S. Domenico. Avrete visto, o vedrete or ora una lunga schiera di fanciulli, che non indossano ancora il camiciotto d’operaio. Sono fanciulli usciti a novembre dai varii asili qui intorno, e corsi come tanti rivoli a metter foce in questa casa che si chiama da loro. Qui non faranno stagno, ma passeranno come fiumi d’acqua corrente, e il tempo del loro passare durerà otto anni; quanti n'han vissuti fin oggi; si che usciranno nei sedici. Degli otto anni lasceranno i primi due nelle prime scuole; una specie di continuazione dell'asilo; dove li raccogliamo tutti i mesi, anche l’autunno, tutti i giorni, anche i festivi, e sino a otto ore il giorno; dove cerchiamo s’insegni loro, non pure il leggere, ma l’imaginare e l’amare ed il vivere; e però al leggere allo scrivere al far di conti non ci si dà maggior peso che al canto al disegno alla ginnastica, e a quelli che Dio benedica il Parini d’aver chiamati

Utili trastulli

De' vezzosi fanciulli.

Ai dieci anni la giornata sarà divisa tra cinque ore nelle officine, e due o tre nelle seconde scuole, e s’imparerà disegnare e modellare in creta, quanto serve ad aver la mente e la mano docili ai bisogni dell’arte. A dodici anni i giovanetti lavoreranno l’intera giornata qui, nelle nostre officine; e faranno un po’ di scuola la sera, quattro volte la settimana. Ai quattordici, li andremo collocando per le botteghe della città, ma due volte la settimana richiamandoli ancora alla nostra scuola serale. Poi, nel 1877, questi buoni fanciulli, che oggi sono le prime acque entrate nel nostro fiume, saranno le prime ad uscire;e passeranno del tutto. E allora, dal 1877 in poi, l’opera, Dio volendo, conterrà una tribù sempre viva di quattrocentottanta fanciulli, divisi in quattro famiglie, di cento e venti ciascuna; e la tribù si rinnoverà di sessanta per anno. Speravamo, di cento; ma il luogo manca.

(1) Il discorso inaugurale fu letto dal senatore Imbriani, oratore più, splendido di Napoli, che con novità di pensieri pari all’ardimento delle imagini discorse la nuova ria aperta alla beneficenza divenuta laicale.

Ecco dello, in brevi parole, gl'intendimenti dell’opera. I quali come sarebbero venuti all allo, se i Capi del Comune non ci avessero data la parte che vedete del monastero di S. Domenico? Ma, data qual era; ed era in tale stato che non so quanto giovava l’averla, se il Capo della Provincia non ci avesse ottenute, spontaneamente, dal Ministro della Pubblica Istruzione 14 mila lire per riparazione del luogo.

Non basta. Il principio naturale dall'opera è stato le prime scuole: e queste forse non sarebbero nate senza, di nuovo, i Capi del Comune: chè, in vece di aspettare, come negli anni scorsi, i nostri fanciulli alle loro scuole, assentirono di mandare i loro maestri alle nostre. Qui, poi, L opera era, per ora, giunta davvero, e bisogna fermarsi e aspettare due anni. No: una eletta di cittadini, in. iyipzi ai quali troviamo di nuovo il Capo della Provincia, viene a portarci altre 10 mila lire, e. di poter prevenire i tempi e aprire da oggi le prime officine, con trenta o quaranta giovanetti che dall’altre case dell’opera noi innestiamo a questa, e ci sono qui rappresentazione viva, se non compiuta, di ciò che la casa sarebbe, se, invece di cominciare nel 1870, fosse cominciata nel 1868, anzi nel 1866.

Ed ecco detto in brevi parole gl’intendimenti dell’opera, e come, dal vagheggiarli nella mente, si sieno potuto muovere e diventare fatto. Ora dirò un’ ultima cosa. Quest’opera, che nacque col proposito di accompagnare a scuola e a bottega, e di visitar quivi e in famiglia i fanciulli ebe uscivano dagli Asili; che ha ancora due case di riunione domenicale secondo l’antico proposito, qui l’ha mutalo; qui ardisce di farsi essa insieme e scuola e bottega e anco, in parte, famiglia. È stato, non elezione, ma necessità. Dio faccia sorgere presto una cosi nuova condizione delle famiglie popolari di Napoli e delle scuole e delle botteghe, e cosi nuovi legami fra loro, che il nostro ardimento debba parere almeno inutile, se non dannoso!

Nel 187071 rinnovatasi l’amministrazione comunale, ed entrata la opposizione nel governo del Municipio, con essa le idee esposte nelle discussioni dell'anno antecedente intorno alla istruzione pareva dovessero diventare fatto. Se non che le mal condotte finanze comunali e la necessità di riparare all’enorme disavanzo imponevano alla novella amministrazione larghi e forti risparmi in tutte le spese; e costrinsero la Commessione sopra la istruzione a ridurne la spesa del 52 per 0|0. Posto in tali angustie il novello Assessore sopra la istruzione elementare, prof. Marciano, che nell'anno precedente combattendo le riduzioni fatte dalla Giunta nelle scuole serali avea dimostrato tanto amore per la istruzione popolare e tanto desiderio di vedere meglio retribuita l’opera de’ maestri, dovette serbare ad altro tempo l'attuazione delle sue idee e rinunziare anche alla nobile ambizione (che ò l’unico conforto ai dolori della vita pubblica) di fare qualche cosa di nuovo, a cui raccomandare la. memoria sua. La situazione del nuovo assessore era assai difficile; e bisogna confessarlo, chi consideri la cosa senza passione di parte, seppe uscirne con prudenza e con lode. Egli pensò che si potesse osservare la legge sulla pubblica istruzione ed insieme conseguire il grosso risparmio imposto dalle strettezze economiche del Municipio. Il numero delle scuole elementari si lasciò intatto al principio, con l’intendimento di accrescere le scuole serali come il bisogno il consigliasse, specialmente ne’ villaggi. Però si dovette ristare dal seguire l’indirizzo professionale che la passata amministrazione avea cominciato a dare alle scuole femminili e ad alcune maschili. Abolito l’ufficio di Maestre di lavori, che da due anni erasi creato e nell'anno precedente erasi tolto in parecchie scuole; la istruzione de' lavori ridotta ne’ limiti della legge, affidala alla stessa maestra di lettere secondo il regolamento ministeriale, smesso per ora lo insegnamento del cucire a macchina, del maneggio de' ferri da stirare e di altri lavori speciali; posto da banda per ora il pensiero di fondare la scuola di ceramica, d’intaglio e di altre arti più utili, come divisava il precedente Assessore, nelle scuole serali la lezione di aritmetica commessa allo stesso maestro di lettere, eccetto quella di aritmetica speciale e di disegno; l’officio di direttore cumulato con una indennità nella stessa persona del Direttore della scuola diurna, e ridotto a nove mesi l’insegnamento serale, del quale erano incaricati i maestri diurni con assegnamento temporaneo; ordinata meglio e con appalti le forniture degli arredamenti e d’altri oggetti scolastici, donde un notevole risparmio nella spesa; al Direttore e ai due Ispettori scolastici, che aveano spontaneamente rinunziato l'ufficio, non sostituite nuove persone, confidando nella maggiore operosità della ispezione governativa e nella vigilanza delle Commessioni locali ripristinate. Cosi senza punto diminuire il numero delle scuole da quello che erano nell’anno precedente, anzi aumentandone qualcuna serale, all’Assessore venne fatto di portare nella spesa ordinaria della istruzione elementare il risparmio di più che ottanta mila lire.


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Nella istruzione secondaria la maggiore riduzione fu fatta nelle spese straordinarie, che in alcuni anni aveano portato un quarto della spesa intera dell’istruzione; però fu alquanto elevato il pagamento mensuale degli alunni, e non senza giustizia, non dovendo il Municipio provvedere alla educazione de’ figliuoli delle famiglie agiate; scemata la spesa del vitto e del mantenimento de’ convittori; sospesi i grandi lavori di nuove fabbriche, e ridotti ai più necessari, senza che le istituzioni ne avessero a patir danno.

Con questi intendimenti fu ordinato il bilancio della istruzione per l’anno 1871; i quali se potettero sembrare meschini a chi ricordava i grandi dispendi fatti negli anni precedenti, è da confessare che furono i più provvidi considerato il disesto dell’erario municipale. Alcuni paragonando la cifra totale stabilita in questo anno per la istruzione municipale con la cifra dell’anno scorso si sono doluti che in questo anno siasi fatta diminuzione, quando si dovea aspettarne accrescimento; ma non hanno considerato che i risparmi maggiori sono caduti sulla parte straordinaria, che riguardava fabbriche per i convitti appartenenti alla istruzione secondaria non obbligatoria al Municipio (1). Certo il largheggiare nello spendio è cosa desiderata nelle pubbliche amministrazioni; ed al nuovo Assessore è dovuto costare maggior fatica e pena a doversi tenere ne’ ristretti limiti assegnatigli dalla condizione finanziaria del Comune.

Nè altri gli può recare a colpa se non abbia seguita la via de’ suoi predecessori, quando obbedendo ad una suprema necessità non ha violata la legge. Senza dubbio sarebbe stato desiderabile che il Regolamento municipale fosse rimasto intatto; ma le prime ferite non furono fatte dall'amministrazione passata, la quale ridusse e riformò le scuole serali e licenziò alcune maestre di lavori nelle scuole minori? Non bisogna dunque levar tanto la voce contra il presente Assessore, che, costretto da urgenza maggiore, ba seguito l'esempio altrui. Se poi si prende a considerare il modo da lui tenuto nel governare la istruzione elementare municipale, non si troveranno più fondate le querele contra di lui.

(1) La somma stanziata nel bilancio è questa:

parte ordinaria L. 741,539,60
parte straordinaria 77,493,00
Totale L. 819,032,60

Si è biasimato il continuo mutare d’insegnanti che si è veduto nelle scuole ad anno cominciato. Certamente non è senza grave inconveniente il mutare gl’insegnanti non pure a fine di anno, ma più a mezzo del corso. Il maestro bisogna che metta tutto il suo amore nella propria scuola, alla quale deve attirare i discepoli e per lo zelo che adopera nell'insegnamento e per la buona opinione che deve spandere di sé presso le famiglie del proprio quartiere. Le famiglie non hanno fiducia nella scuola in generale, ma nella persona messavi ad insegnare. E gl’insegnanti non possono collocare tutto il loro amor proprio e la loro gloria nella prosperità della scuola affidata loro, se sieno costretti ogni anno ed ogni mese a mutare scuola. Queste ragioni sono troppo evidenti, e non potevano sfuggire al presente Assessore, il quale, come antico e riputato professore, ba molta esperienza delle cose scolastiche. E se egli in questo anno è stato costretto a far troppi mutamenti di maestri a corso incominciato, vi ci è stato condotto da molteplici e gravi ragioni. In prima egli entrava in ufficio alla vigilia dell’apertura delle scuole; e vedevasi abbandonato dal Direttore edal due Ispettori civici, i quali spontaneamente rinunziavano di prestar la loro opera ad un’ amministrazione che avea colore politico contrario alla loro parte. Non avendo ancora cognizione particolare né delle persone adoperate all’insegnamento, né de’ fatti avvenuti nell’anno precedente, non gli fu possibile ordinare, prima dell’apertura delle scuole, quelle mutazioni che la esperienza dell’anno precedente poteva consigliare. Mantenne ciascuno insegnante al proprio posto, riservandosi di trasferirli altrove, come ii bisogno ed il fatto il venisse consigliando. Non si può negare che alcune scuole hanno mutato in questo anno sino a tre insegnanti; che alcuni trasferimenti sono sembrati fatti più per condiscenza ad alcuni Insegnanti che per motivi di ordine generale. Ma non bisogna dimenticare che nell’amministrazione avveniva una mutazione radicale, la quale non poteva rimanere senza effetto anche per riguardo agl’insegnanti. Nè gli amministratori passati furono immuni da questa taccia: tanto che la opposizione ebbe a farne richiamo nella discussione del bilancio per porre un freno a siffatte mutazioni inconsulte e Intempestive troppo frequenti. Ora io ho ragion di credere che cessate le condizioni speciali di questo anno, nel prossimo anno sarà per esservi stabilità maggiore negl’insegnanti, ed i trasferimenti, ove sieno richiesti da necessità, saranno per farsi prima che si dia principio al corso scolastico.

La presente Amministrazione ba preso a curare principalmente la istruzione elementare, come la precedente avea fatto la istruzione mezzana e speciale.

In prima l’Assessore sopra la istruzione elementare, a dare maggiore unità allo insegnamento delle varie classi e maggiore uniformità ne’ metodi al principio dell’anno scolastico, ragunati gl’insegnanti delle stesse classi a comune conferenza con esso loro stabili le norme che avrebbero dovuto seguire in ciascuna materia, e segnò a ciascuna classe i limiti entro i quali dovea aggirarsi, affinché fosse svolgimento e gradazione in tutto il corso elementare.

In secondo luogo si provvide perché si avesse una relazione esalta e veridica dello stato della istruzione elementare. Il (Direttore municipale avea trascurato questo dovere, quantunque il Consiglio comunale più volte ne avesse dimostrato il desiderio e la necessità. Nelle pubbliche discussioni consigliari si erano fatte gravi accuse sull’andamento delle scuole e specialmente sul poco profitto delle medesime. Era dunque necessario che si facesse manifestala vera condizione delle scuole sia per la parte materiale, sia per la parie didattica, sia per la parte morale A questo effetto fu invitato l'Ispettore scolastico cavalier Romano, il quale per essere ispettore di altro Circondario, avrebbe potuto con maggiore imparzialità e senza verun riguardo giudicare delle persone e delle cose. La relazione di costui pose in chiaro non pochi gravi sconci che si veriQcano nelle scuole elementari per quello che concerne l’arte didattica, la disciplina educativa, e la condizione materiale di esse. E per quanto l’amor di parte e l’interesse di alcuni siasi ingegnato di combattere le conclusioni di quella relazione, pure nella coscienza degli Amministratori municipali entrò la convinzione, che bisognava por mano ai migliore riordinamento della istruzione elementare. E l’assessore Marciano, giovandosi della esperienza acquistata per le frequenti visite fatte in questo anno nelle scuole municipali, rivolse tutto il suo studio a questa opera importantissima. Egli cominciò dal rilevare la condizione degl’insegnanti.

L’Amministrazione passata col pretesto di avere a maestri aggiunti o sottomaestri quegl’insegnanti che nei concorso non aveano toccati i punti stabiliti a conseguire l’approvazione definitiva, dava lo stipendio di gran lunga inferiore al minimo di legge a circa un terzo degl'insegnanti municipali. Non importava punto che costoro fossero muniti di patente legale, e che avessero a condurre da sé una classe numerosa: solo perché non aveano ottenuta la elezione definitiva, doveano contentarsi di sole lire 600 annue; quasi che l’essere scelto a maestro per un anno o a tempo indefinito portasse diverso stipendio legale. Bisognava dunque togliere questa prima cagione de’ mali delle scuole municipali. E promosse a titolari un buon numero di quegl’insegnanti, che forniti di patente legale e dopo un lodevole esercizio di parecchi anni si trovavano ancora retribuiti con 600 lire; stabilì per massima generale che si avea diritto ad essere titolare chi, dopo conseguito il certificato legale d’idoneità e superato il concorso avesse dato lodevoli prove nell’insegnamento (1).

Inoltre osservò come la distribuzione ed il numero delle varie classi mal rispondeva al bisogno del paese ed al progresso della istruzione popolare.

il grado superiore sia maschile sia feminile non avea avuto tutto l'allargamento necessario ad una città così vasta e così ricca d’istituti d’istruzione mezzana. Cinque quarte classi maschili e quattro feminee, otto terze classi maschili ed otto terze feminee sono ben piccola cosa per una città di cinquecento e più mila abitanti. Le classi inferiori non proporzionate per numero alla frequenza degli allievi ed ai bisogni delle classi superiori. Si era dovuto più obbedire al difetto delle case che ad un savio ordinamento di classi. Moltiplicate le stesse classi nello stesso luogo, perché la stanza non capiva tutti gl’inscritti, quantunque il numero non fosse assai grande, e mancanti in altri quartieri. La prima classe divisa in due sezioni, che si percorrevano in due anni; e quasi che fosse poco questo tempo, aggiuntavi un’altra sezione, detta media, nella quale s’impiegava un altro anno. Laonde per entrare in seconda classe si dovea aspettare tre anni, pogniamo che ogni anno si ottenesse la promozione; il che ordinariamente non avviene a tutti i figliuoli di operai che per la loro condizione non sono molto assidui alla scuola.

Da questa lentezza nello avanzare dalle classi inferiori alle superiori, avveniva che le seconde classi si trovavano deserte di allievi.

(1) La Giunta Municipale, a proposta dell'assessore Marciano, ha deliberato nel Luglio p. p. la totale abolizione dei maestri aggiunti, avendo nominato maestri definitivi quelli che fomiti di legale diploma hanno lodevolmente esercitato l'ufficio di maestro per tre, per due o per un anno.

In questo anno le 28 seconde classi maschili non aveano inscritti che 682 allievi, e 22 seconde classi feminee non aveano che 494 allieve; ossia 24 scolari in media nelle seconde maschili e 22 in media nelle seconde feminee, quando in ciascuna 1. ' inferiore maschile si avea la media di 52 allievi ed in ciascuna l. inferiore feminea di 51 allieva.

Laonde la Giunta deliberò che in ciascuna Sezione o quartiere fosse una terza e maschile e feminea, e per questo anno in sei Sezioni la quarta e maschile e feminea; abolite le classi medie, fossero stabilite in ciascuna sezione 24 seconde maschili e 24 seconde feminee,42 prime superiori e 18 inferiori cosi maschili come feminee; quando in questo anno non si aveano di l. superiore che 34 classi maschili e 30 feminee, e di l. inferiore 36 maschili e 29 feminee; fosse aumentato il numero delle scuole serali, che di 25 si promette di elevare sino a 36.

Questo numero di classi non sarebbe sufficiente ai bisogni di una città cosi vasta, cosi accidentata e cosi popolata, se la istruzione privata non concorresse cosi largamente alla educazione popolare. Solo sarebbe a sperare che il presente Assessore sappia superare tutte le difficoltà che i suoi predecessori hanno incontrato nel trovare le case atte alle scuole. Non basta lo stabilire sulla carta il numero delle classi inferiori necessarie ad alimentare le classi superiori; bisognerebbe prima cercare sale capaci a contenere il numero degli allievi che possano accorrervi, per non essere costretti o a licenziare i sopravvenuti o a raddoppiarne le classi per difetto di spazio. E la presente Amministrazione non sarà meno generosa della passata a raddoppiare le classi, quando l’angustia della casa non permetterà di ammettere più allievi, avendo promesso di aprire altre scuole inferiori come il bisogno il richiedesse.

Finalmente la parte didattica richiamò l'attenzione dell'Assessore. La maggior parte de’ maestri non aveano fatto un corso regolare d’istruzione normale. Uomini colti e forniti di buoni studi superiori, pervia de’ concorsi erano entrati nell’insegnamento, e dipoi aveano cercato di avere o per titoli o per esperimento il certificato d’idoneità: onde ciascuno ha dovuto fare da sé uno studio di pedagogia. Ora a migliorare la loro istruzione magistrale e dar modo che le cose di metodica fossero meglio studiate, si è fatto un progetto per fondare, nelle scuole municipali composte di più classi, delle biblioteche scolastiche, nelle quali la maggiore importanza fosse data ai libri di pedagogia e di metodica; ordinate in modo che i maestri possano a loro bell’agio studiare le opere necessarie.

E poiché la esperienza di due anni avea messi in chiaro i difetti de’ programmi municipali, l’Assessore, che era anche Vicepresidente della società degl'insegnanti (dal quale incarico si dimise, pur restando tra’ socii più assidui ed operosi, appena’ eletto Assessore municipale}, fatte discutere nelle adunanze della suddetta società le modificazioni da introdurre negli antichi programmi didattici, ed aggiuntevi quelle altre che egli ha credute più opportune, ne ha foggiati de’ nuovi, i quali sieno meglio accomodati alla natura della istruzione popolare. Non essendo ancora pubblicati per le stampe, non mi é dato di poterli giudicare con la stessa imparzialità che ho fatto per gli altri programmi E perché meglio si possa comprendere la necessità di una riforma urgente della parte didattica delle nostre scuole elementari, io mi farò a notare in un capitolo a parte i difetti che in generale mi è avvenuto di osservare nell’insegnamento popolare.

E conchiudo che se questo anno scolastico non 6 stato segnalato n& per novelle Istituzioni né per aumento di scuole; pure non è piccolo bene l’aver conosciuti i mali che travagliano la istruzione popolare, e l’aver messo ogni studio a volerli rimediare.

11 successivo e rapido incremento che la istruzione municipale ha avuto in questi ultimi anni chiaro apparisce dal seguente prospetto statistico degli stanziamenti fatti dal Municipio di Napoli a favore della istruzione sia elementare sia mezzana (1).

ANNI SOMME

stanziate

OSSERVAZIONI
1861 63,044 (a) Questa somma in gran parte non fu spesa in questo anno.

(b) Si risparmiò qualche parte.

(c) Se ne spesero solo 278,317.

(d) Buona parte è di spesa straordinaria, impiegata alla fabbrica degl’istituti secondari.

(e) Bisogna aggiungere 54 mila lire per il compimento dell’Istituto tecnico.

(f) Bisogna aggiungere altre 70 mila lire per le fabbriche del convitto Caracciolo, ed altri assegni a scuole private.

1862 (a) 248,615,52
1863 (b) 279,847
1864 (C) 324.427
1865 324.427
1866 429,414
1867 380,000
1865 (d) 952,943
1869 923,512
1866 (e) 986,154
1867 (f) 836,952

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CAPITOLO V

Stato presente della istruzione elementare municipale, e proposte per migliorarla.

Tralasciando di parlare qui e delle presenti case da scuola, di cui tutti confessano la non lodevole condizione, e della poco conveniente distribuzione attuale delle scuole in ragione della estensione della città e della sottigliezza degli stipendi assegnati agl’insegnanti, le quali cose il presente Assessore ha promesso di voler migliorare; chi consideri la statistica delle scuole elementari mantenute dal Municipio di Napoli la prima dimanda che fa asé stesso è la seguente: fino a qual punto il Municipio soddisfa all’obbligo della istruzione popolare impostogli dalla legge? Il numero delle scuole mantenute in questo anno è stato di classi diurne $59), delle quali 120 maschili,108 feminee e 31 infantili, e di scuole serali 30 partite in 90 classi: in tutto 349 classi. Ora fatta ragione del numero delle classi che bisognerebbero ad accogliere tutti i fanciulli che per legge dovrebbero usare alle scuole elementari,

(1) Queste cifre, che differiscono alquanto dalle addotte dal cav. Turiello, mi sonostate date dall'egregio Capo dell’ufficio dell'Istruzione municipale, sig. Giordanosulla cui fede non è a dubitare.

due classi almeno per ogni migliaio di abitanti, e ponendo che Napoli conti 593 mila abitanti, come risulta dai dati certi raccolti dall’ufficio di statistica municipale, ognun vede che il Municipio non adempie neppure per un terzo l'obbligo stretto di legge quanto alla istruzione popolare. Con ciò non intendo dire che In Napoli almeno un quarto solo delle scuole che sarebbero richieste al bisogno del popolo. Alla fine indicherò il numero delle scuole private e delle scuole dei luoghi pii e delle congregazioni religiose, che concorrono insieme col Municipio a diffondere la istruzione presso ii popolo di Napoli; ma da che i privati ed i luoghi pii aiutano il Municipio nell’opera di educare ed istruire i figliuoli del povero non per questo l’obbligo del Municipio è punto disgravato. Esso deve per legge fornire la istruzione elementare gratuita a tutti i giovanetti, che per legge hanno l’obbligo di andare a scuola, e quindi mantenere aperte tante classi quanto il bisogno approssimativamente presunto richiede, lasciata libertà alle famiglie o di godere il vantaggio delle scuole pubbliche ovvero di portare la spesa delle scuole private, purché adempiano il dovere della istruzione verso i loro figliuoli (1).

Questa considerazione vorrei che non dimentichi la presente Amministrazione municipale, che pare voglia rimanersi dall'aumentare il numero delle scuole elementari, (filasi che le presenti sieno più che bastanti al bisogno del popolo. È giusto che ora si pensi più a rendere buone ed efficaci le scuole esistenti che ad aprirne delle nuove o cattive o inutili; ma non si creda che il Municipio abbia fatto abbastanza per adempiere l’obbligo di legge per rispetto alla istruzione popolare, e che non debba ogni anno accrescerne la spesa.

Delle 983,342 lire stabilite per la istruzione municipale appena lire 468,453 sono adoperate a beneficio della istruzione popolare: e questa somma appare troppo insufficiente ad una popolazione qual è quella di Napoli, da non esser bisogno che altri la paragoni con la spesa che a questo stesso effetto sostiene Torino e Milano. La parte che ora ha in mano il governo delle cose municipali negli anni passati ha sempre patrocinata la causa della istruzione popolare. Giustamente ha rimproverato l'Amministrazione passata, perché buona parte della somma stanziata per la istruzione spendeva alla istruzione mezzana, che non era di obbligo stretto del Municipio. Non bisogna fare che altri abbia ragione di dire, che le opere non rispondono alle parole, e che la presente Amministrazione per troppo studio di risparmiare voglia arrestare il movimento progressivo della istruzione popolare. Si provvegga al riordinamento ed al migliore indirizzo educativo, delle scuole; ma non bisogna sopprassedere dall’aprirne ogni anno delle nuove, se i presenti reggitori del Municipio vogliano rimanere fedeli al programma per tanti anni propugnato quando formavano la minoranza del Consiglio comunale.

Tornando alla statistica delle scuole elementari, osservo che il presente numero delle scuole municipali non risponde neppure al bisogno degl’istituti d'istruzione mezzana che nella città nostra non son pochi. In questo anno il Municipio di Napoli ha mantenute cinque quarte classi maschili, nelle quali, giusta la visita fatta dall’Ispettore cav. Romano, non erano stati inscritti più di 123 allievi e non erano presenti che 101.

(1) Di 303 mila abitanti, che formano la popolazione di dritto e di fatto della città di Napoli, almeno 74 mila bambini di ambo i sessi sono tra i sette ed i dodici anni, ponendo, come si crede ordinariamente, che i fanciulli di quella età sieno l'ottava parte della popolazione. Ora si vorrebbero almeno 4100 scuole per contenere questo numero di fanciulli.

Ora poniamo che i 123 allievi inscritti fossero stati tutti assidui sino alla fine dell’anno, e che avessero la promozione legale, dimando quanti ne spetterebbero a ciascuno istituto superiore, che deve accogliere le prime classi degli allievi promossi dalla quarta classe? Napoli ha quattro ginnasi, quattro scuole tecniche ed nna scuola normale maschile; dunque a ciascuna prima classe non toccherebbero che soli 13 allievi; supponendo che tutti gl’iscritti fossero rimasti sino all’ultimo, ciò che non è vero, e che tutti fossero promossi, il che non può avvenire. La qual cosa chiaro dimostra come le scuole elementari maschili non pure non rispondono al numero degli abitanti, ma, quello eh’ è più, non possono soddisfare al bisogno urgente della istruzione secondaria. La quale per non avere le prime classi deserte di scolari è costretta di ammettere giovanetti che appena abbiano superato il grado inferiore dell’istruzione elementare con certo detrimento de' buoni studi e con aperta violazione della legge. Il presente Assessore ha promesso che nel prossimo anno le quarte classi maschili saranno elevate a sei, però senza altrimenti aumentare il numero totale delle classi e de’ maestri. Il Consiglio scolastico ha deliberato che nel prossimo anno scolastico niun giovanetto, che non abbia ottenuto la promozione dalle quarte classi non sarà per essere ammesso agl’lstituli d istruzione mezzana, e la deliberazione sarà severamente eseguita. Ora supponendo che i 312 allievi inscritti nelle dieci terze classi maschili superino l’esame di promozioni, e che niuno altro provveniente dalle scuole private venga ad iscriversi nelle quarte classi pubbliche, il che non avviene, si vedrà bene che le sei quarte classi saranno insufficienti a capire gli allievi che richiederanno l’ammissione in quarta classe. Il Municipio non solo non deve far mancare la quarta classe in ciascun mandamento, avendo tutti i cittadini gli stessi diritti come gli stessi doveri verso l’Amministrazione, ma eziandio non può rifiutare per qualunque ragione l’ammessione alle scuole pubbliche a chi, avendone la istruzione richiesta, ne faccia dimanda a tempo. Di che seguita che le quarte classi si avranno ad aprire in ciascuno mandamento, e duplicare eziandio a mano a mano che la frequenza alle scuole municipali verrà crescendo.

Nè altrimenti le terze classi maschili sarebbero sufficienti a dar luogo agli allievi, che naturalmente dovrebbero venire promossi dalle seconde classi. Il presente Assessore di dicci le porterà a dodici nel prossimo anno. E ciascuna di esse non avrà a comprendere meno di 56 allievi, fatta ragione de' 682 scolari che in questo anno sono stati nelle 28 seconde classi maschili, e degli altri che saranno pervenire dalle scuole private. Ora pur concedendo che 50 allievi possano con profitto venire istruiti in una terza classe da un solo maestro, non ha il Municipio sale da comprendere siffatto numero di allievi di terza classe, poiché in questo anno è stato costretto di partire in due stanze le terze classi che aveano più che quaranta allievi. Il che prova sempre più che il presente numero di scuole non basta neppure alle attuali esigenze della istruzione popolare, le quali sono ancora tanto lungi da quello che dovrebbero essere secondo il numero degli abitanti. Non ostante che il numero delle scuole sia tanto inferiore al bisogno, altri potrebbe dimandare quanta sia la frequenza, quale l’assiduità degli allievi in ciascuna classe? Stando sempre alla relazione dell’Ispettore Romano, i cui dati sono stati accuratamente raccolti dalla visita fatta alle scuole nel mese di febbraio, nelle cinque quarte classi maschili furono inscritti al principio dell'anno non più che 123 allievi e ne furono trovati presenti non più che 101; dunque in media in ciascuna quarta classe maschile. non ne furono ammessi più di 13, G né erano stati presenti più di 11,2.

Nelle terze maschili, se dieci classi ebbero inscritti 312 allievi e ne furono trovati presenti 239, in media in ciascuna terza classe furono inscritti allievi 31,2 e ne furono trovati presenti 23,9. Nelle seconde classi maschili, se in ventotto classi furono inscritti 682 allievi e ne furono trovali presenti 551, in ciascuna classe in media furono inscritti allievi 24,3, e furono trovati presenti 19,6. Nelle prime superiori maschili, se in trentatré classi furono inscritti 866 allievi e ne furono trovati presenti 698, in ciascuna classe in media furono inscritti allievi 26,2, e ne furono trovati presenti 21,1. Nelle prime inferiori maschili, se 35 classi maschili ebbero inscritti 1718 allievi, e ne furono trovati presenti 1335, in ciascuna classe in media furono inscritti allievi 52,8 e ne furono trovati presenti 38,1.

Queste cifre sono assai sconfortanti, dimostrando all’evidenza quanto scarso numero di allievi concorra alle scuole diurne maschili, e quanto sieno pochi coloro che frequentino assiduamente le lezioni e perseverino sino alla fine dell'anno scolastico.

Nè meno sconfortanti risultati ci danno le scuole feminee, quantunque minori assai di numero. Quattro quarte classi feminee con 103 allieve inscritte e 96 trovate presenti danno per ciascuna classe in media allieve inscritte 25,7, e presenti 24. Sei terze classi feminee con 163 allieve inscritte e 131 presenti, danno in media per ciascuna allieve inscritte 27,1 e presenti 22,3. Ventidue seconde classi feminee con 194 allieve inscritte e 101 presenti danno 22,5 inscritte e 18,3 presenti. Trentadue prime classi superiori con 982 inscritte e 683 presenti danno in media per ciascuna classe 30,6 allieve inscritte e presenti 21,3. Trentuna classe di l'inferiore con allieve inscritte 1595 e presenti 1076 danno per ciascuna classe in media allieve inscritte 51,4 e presenti 34,7. E paragonando i risultati delle scuole feminee con quelli delle maschili, se si trova che le sole quarte classi feminee hanno maggior numero di allieve inscritte ed amendue le classi feminee di grado superiore maggior numero di presenti, che non le classi maschili dello stesso grado, pure nelle scuole di grado inferiore vanno quasi a paro le uno e le altre sia per la frequenza sia per l’assiduità degli scolari (1).

(1) Sulla verità de’ dati raccolti dall'Ispettore Romano non puossi muovere alcun dubbio. Ned è a credere che il numero degl’inscritti siasi potuto di gran lunga accrescere nel secondo semestre; poiché a me consta, per visite da me fatte, che se alcuna scuola nel maggio ha avuto accrescimento di allievi, altre per contrario ne hanno avuto scemamento. Solo si potrebbe opporre che per un caso fortuito nel giorno della visita i presenti sieno stati meno che negli altri giorni. E veramente per fare un giudizio esatto dell assiduità degli allievi bisognerebbe aggiungersi al dato della loro presenza mensuale anche quello della presenza all’esame semestrale e finale. Ma se a me sono mancali questi ultimi dati, ho però paragonata la presenza degli allievi negli altri trimestri, e la proporzione tra gl’inscritti e i presenti non è stata diversa da quella trovata a tempo della visita dell’Ispettore Romano. In una delle migliori scuole maschili di 33 inscritti in una terza classe non ne furono trovati presenti nel maggio più che 24; ed in un’ altra terza classe maschile di 32 inscritti non furono trovati presenti più che 44. In una seconda classe maschile, di aprile, furono trovali non più che 30 allievi presenti di 42 che erano stati inscritti; in una 4 superiore di 35 inscritti nel mese di aprile non furono trovati presenti nello stesso mese che 30; e in una 4 inferiore di 50 inscritti non furono trovati presenti che 39, quantunque l’ammessione fosse aperta sempre. Non si sono avuti risultati migliori nella visita delle scuole feminee; nelle quali è avvenuto che qualche classe media si è fusa con una delle classi di 4 superiore, perché il numero delle allieve erasi di molto stremato. Talché si può tenere che la proporzione stabilita sui dati raccolti dall’Ispettore Romano non è punto variala nel totale, perché l'accrescimento di una scuola ha compensato lo scemamento di un’altra.

Da quello che avviene nelle scuole diurne puossi argomentare quello che sarà nelle scuole serali, che per loro natura debbono avere maggiore mobilità e minore perseveranza nella scolaresca. In fatti 68 classi onde si compongono le scuole serali elementari non hanno inscritti che 2513 allievi, e le 22 classi speciali 526; quantunque ogni sera si ammettano quanti novelli allievi, o giovanetti o adulti, si presentino: talché in media gl’inscritti nelle prime classi sarebbero 36 e nelle seconde 24. Ha si noti che degl’inscritti neppure una metà si trova a frequentare la scuola, che degl’inscritti a novembre appena pochissimi perseverano sino a maggio, e che in ogni mese si muta e rinnova la maggior parte degli allievi di ciascuna classe; sicché l’insegnante non può mai contare che le fatiche di un mese possano recare i loro frutti nell’altro. Ora mancando del tutto nelle scuole serali l’assiduità e la frequenza degli allievi, qual valore si può dare alla cifra della iscrizione?

Posto che il numero presente degli allievi che usano alle scuole elementari del Municipio è appena la metà di quello che potrebbero e dovrebbero essere nelle attuali classi, e che l’assiduità degli allievi è cosi scarsa che non si può raccogliere dalle scuole tutto quel frutto che se ne dovrebbe attendere, é necessario che si cerchi ogni modo, perché il danaro che ora spende il Municipio torni di maggiore utilità alla educazione popolare.

Le cagioni che producono i suddetti mali delle nostre scuole sono varie; e di esse quali generali e quali particolari.

La principale e la più generale e più difficile a vincere è la misera condizione morale e materiale del nostro popolo minuto. Il desiderio della istruzione non è penetrato ne’ più bassi strati della nostra cittadinanza. Spesso si vede ne' rioni, ove formicola l’ultima plebe, poco lungi dalla scuola uno sciame di fanciulli mezzo nudi avvoltolarsi nel fango della piazza e marcire tutta la giornata nell’ozio, senza che si trovi una mano benigna che tolga dalle sozzure queste misere creature e le conduca alla scuola vicina. Finché tra noi non sorgano a questo filantropico scopo associazioni tanto vaste e potenti quanto è grande la massa della plebe della nostra città popolosa; finché i nobili ed i ricchi non porranno la loro ambizione nell’aiutare la educazione del popolo, tutti gli altri mezzi saranno poco efficaci. Non pertanto di qualche utilità potrebbero tornare l’opera dei Vice-Sindaci, la cooperazione delle Commessioni di vigilanza e lo zelo degl’insegnanti a rimuovere questa prima cagione che impedisce il prospero stato delle nostre scuole. Se ogni anno si facessero gli elenchi de’ genitori che trascurano il dovere di mandare a scuola i loro figliuoli, ed il Vicesindaco e le Commessioni di autorevoli cittadini sia con ammonizioni scuotessero la negligenza di alcuni, sia con minacce, negando o certificati di buona morale o altri favori municipali; o pure spronassero la inerzia di altri, sia col fornire l’occorrente alla scuola e col dare qualche premio in vestiti ed in iscarpe aiutassero ed allettassero la miseria dei più; se l’insegnante, fatto ogni settimana l’elenco degli scolari assenti, per mezzo della Commessione e del Vice-Sindaco facesse rimproverare i genitori delle assenze colpevoli de’ loro figliuoli dalla scuola, e per la diligenza, assiduità, e virtù sua sapesse accattivarsi l’animo de’ fanciulli e delle famiglie, non pure più numerosi gli allievi accorrerebbero alle scuole, ma più assidui vi persevererebbero insino alla fine. Queste cose, comprendo, sono più facili a consigliare che a mettere in opera. Ma io trovo che in questo decennio, quando l’entusiasmo per il risorgimento nazionale non era ancora sbollito, queste cose si son fatte con notevole vantaggio della istruzione popolare. Nò ora le difficoltà sono cosi grandi come ne’ primi anni che si cominciarono a fondare le nuove scuole. Nei presenti Vice Sindaci, nelle Commessioni di Vigilanza e negl’insegnanti non è minore l’affetto verso il nostro popolo e il desiderio di condurlo, con la istruzione e con la educazione, a quel grado di civiltà dal quale è ancora assai lontano. Solo che la Giunta centrale inculchi queste cose, ed io son certo che tutti saranno lieti di mettere in opera quei provvedimenti che, secondo la condizione de’ vari quartieri della città, saranno stimati più opportuni a costringere i padri a mandare i figliuoli a scuola e a farveli rimanere finché la legge lo richieda.

Oltre alla ignoranza, la miseria e la non curanza de’ genitori, che è la cagione generale per la quale i figliuoli del popolo minuto non concorrono, come dovrebbero alle scuole inferiori almeno, è pure la lentezza, onde procede la istruzione elementare nelle scuole municipali, una cagione non lieve, perché le classi superiori non sieno abbastanza frequentate al paragone delle inferiori. Il contingente maggiore delle nostre scuole inferiori si ha dalle famiglie degli operai, ne' quali è più vivo e meglio sentito il bisogno di una certa istruzione. Ha è naturale che gli operai non cerchino la istruzione che per la utilità che possa derivarne alla vita. Di che avviene che non sono restii a mandare i figliuoli a scuola, (sebbene non dubitino spesso di posporre la lezione a qualche servizio che il fanciullo possa rendere alla casa) quando dell’opera manuale di loro, per la troppo tenera età. non possono trarre verun guadagno. Ma quando il desiderio che i loro figliuoli imparino a fare una noticina, un piccolo conto delle spese giornaliere, leggere o scrivere una lettera di affari è contrastato dall’altro desiderio non meno vivo, che i figliuoli abbiano presto in mano un’arte, onde del lucro della loro fatica disgravino alquanto la gravezza della famiglia; allora essi, tratti più dal guadagno certo e presente che da un vantaggio lontano e possibile che potrebbesi ricavare da un grado maggiore d’istruzione, preferiscono la bottega alla scuola. Onde nasce che assai piccolo numero degli allievi inscritti nel grado inferiore prosegue la istruzione sino al grado superiore. In fatti paragonando il numero degli allievi trovato dall’Ispettore Romano inscritti in tutte le classi inferiori maschili diurne (3589) con quelli della scuola di grado superiore maschile (435), si ha che appena l’ottava parte seguita il corso sino al grado superiore. Peggio avviene nelle classi feminee; nelle quali non più che una tredicesima parte è il numero delle allieve inscritte nel grado superiore verso quelle del grado inferiore (3690/263). Alla quarta classe de’ maschi sale appena una ventinovesima parte (3589/123); delle femine poi neppure una trentacinquesima parte (3690/103). E per iscorgere come gli allievi nelle scuole maschili vadano decrescendo col passare da una classe inferiore alla altra superiore, ed in quale classe principalmente avvenga lo sceraamento maggiore, io metto l’una appresso all’altra le cifre degli allievi iscritti nelle varie classi: Di 1781 allievo delle varie classi maschili di 1. inferiore e di una media, nella l. superiore, si trovano 866, ossia poco più della metà; di 806 allievi della 1. superiore nella 2. classe se ne trovano 682, ossia presso a tre quarti de’ primi; de’ 682 della 2. classe, appena 312 si trovano interza ossia neppure la metà; finalmente di 312 degli allievi di terza classe, non più che 123 si trovano in quarta, ossia poco più che una terza parte. Gli allievi dunque cominciano a disertare la scuola nel passare dalla 1. inferiore alla 1. superiore. Il che non si può recare che alla seguente ragione. Il povero manda il piccolino alla scuola più per togliersi l'impaccio di lui che per farlo istruire. Intanto, secondo il lento progresso che generalmente si fa nell'apprendere il leggere e copiare

e contare sino a mille la maggior parte de’ fanciulli è costretta a rimanere almeno due anni in 1. inferiore; e fattisi di nove a dieci anni, sono mandati dalla scuola all’officina (1).

La seconda perdita grave di allievi che si fa dalle nostre scuole maschili è nella promozione dalla 2. alla 3. classe: e questo si può attribuire a varie cagioni. In prima alla opinione comunemente invalsa, e presso gli uomini colti e presso gli operai, che la istruzione popolare non debba andare oltre la seconda classe, e che al grado superiore debba passare chi voglia seguitare il corso della istruzione mezzana: in secondo luogo all’età grandetta degli allievi inscritti in 2. classe, essendo tra l’undecimo ed il quattordicesimo anno generalmente, salvo poche eccezioni; e finalmente perché una piccola parte degli allievi di 2. classe giunge a superare l’esame finale dell’aritmetica, dovendo dare esperimento, secondo il programma municipale, sul trattato delle frazioni ordinarie.

Si finisce poi per desertare le scuole nel passare dalla terza alla quarta classe, sia perché finora è stato conceduto l’entrare alle prime ginnasiali e tecniche eziandio agli allievi di terza classe, e sia perché l'età troppo avanzata de’ giovanetti non consente loro di fare un altro anno di corso elementare (2).

A rimediare a questi mali bisogna provvedere che nella 1. inferiore s’insegni più rapidamente il leggere, lo scrivere ed il contare sino al punto stabilito, ebe si coordini meglio l'insegnamento degli asili e delle scuole infantili con l’elementare, che il programma di aritmetica nella seconda classe sia mutato da rendere più facile il passaggio alla terza classe, e che sia del tutto preclusa la via agli allievi di terza classe di entrare nel ginnasio e nella scuola tecnica. In tal modo facendo più spedito il passaggio da una classe all’altra, e cavando il maggior profitto che si possa del tempo che i genitori più facilmente ci abbandonano i loro figliuoli, non solo avremo più numerose le seconde classi, ma potremo ne’ giovanetti destare più vivo il desiderio d’imparare e meglio costringerli a compiere il corso elementare.

Ora perché i nostri insegnanti della l. inferiore possano in un anno condurre i più de’ giovanetti alla 1a superiore, è mestieri che si ponga mente e riparo a questi inconvenienti che io ho notati nelle nostre scuole inferiori.

L’insegnamento del leggere è generalmente poco efficace ed assai lento ne’ suoi effetti. E questo proviene da più cagioni. In prima da mancanza di uniformità di metodi. I bambini, che negli asili e nelle scuole infantili non son giunti a tale da poter essere collocati al periodo superiore, entrando nelle scuole elementari sono costretti a ricominciare l’insegnamento della lettura con altri metodi, e quindi a disimparare il già imparato con notevole perdita di tempo e spesso con discapito della buona volontà di apprendere.

(1) Da documenti raccolti nella visita da me fatta in una delle ottime scuole maschili municipali, rilevasi che il maggior numero degli allievi che nella 1. inferiore erano innanzi nella lettura, aveano passato quali, tre e quali due anni nelle scuole, ed alcuni anche erano stati prima negli e che di so inscritti non meno di 33 erano tra l'ottavo e l'undecimo anno.

Nella 1. superiore di 35 inscritti 20 erano tra l'undecimo ed il tredicesimo anno,, due di sette anni, ed il rimanente di dieci.

(2) In uno delle ottime scuole diurne, ove usano in maggior numero giovanetti di famiglie agiate ho trovato di 33 iscritti diciotto allievi tra il tredicesimo ed il quindicesimo anno, otto in sul dodicesimo e sette tra il decimo e l'undecimo anno.

I fanciulli che provengono o dalle altre scuole municipali e dalle private, non trovando nell’una e nell’altra scuola lo stesso metodo, perché ove sono i cartelloni del De Pamphilis, ed ove i cartelloni del Troya, debbono naturalmente portar ritardo nel progresso della loro istruzione. E dunque urgente che il Municipio adotti un solo metodo di lettura per le scuole diurne e serali, sia quello di De Pamphilis, sia quello del Troya, sia quello del Lambruschini-Casanova, ed imponga che tutti i Maestri si attengano strettamente al metodo prescelto. Oltre a ciò converrebbe ordinare che i bambini uscenti dagli asili e delle scuole infantili, quando non sappiano ancora scrivere come leggono né contare quanto gli altri, sieno allogati per la lettura con quelli che hanno già messo mano alle prime letture, quantunque in tutte le altre materie non possano stare a pari. Essi certo recano tanto migliore disposizione ad imparare, per la buona piega presa nelle scuole infantili, che saranno presti a raggiungere i primi nelle altre cose come nella lettura.

In secondo luogo scelto il metodo, gl'insegnanti pongano tutto il loro studio ad esplicarlo con profitto e con i dovuti esercizi. Io ho veduto insegnare il metodo di De Pamphilis senza punto mettere in opera quelle ingegnose industrie, quegli esercizi di sostituzioni di lettere, di composizioni di sillabe e di paragoni di suoni simili e dissimili che rendono tanto efficace quel metodo a fare tosto imprimere nella fantasia la forma delle lettere, ad associare i suoni ai segni, a passare dai segni ai suoni e viceversa e ad esercitare la riflessione e la curiosità de’ bambini. Ora tolta questa parte essenziale del metodo di De Pamphilis, del quale s'insegna solo il primo grado, vien meno altresì il profitto che da esso si poteva ritrarre. Si aggiunga che talvolta il sillabario non è in corrispondenza coi cartelloni, e si vedrà come l’insegnamento della lettura debba procedere lento, disordinato e con poco profitto. Ho veduto in altra scuola seguitarsi il metodo del Troya cosi meccanicamente, che gli allievi mi sembravano tanti pappagallucci, i quali aveano associati quei suoni a quei dati segni indicati sempre con il medesimo ordine, senza che essi avessero punto esercitata la riflessione a discernere quei dati segni fuori del cartellone. Lo insegnante non sapeva avvicendare gli esercizi da fare sulla lavagna con quelli fatti sul cartellone. Finché i bambini hanno sempre dinanzi agli occhi i cartelloni con i segni posti con quell’ordine, sia che al segno dato si facciano pronunziare i suoni in coro, sia ad uno ad uno, sempre terranno dietro all’abito già fatto e la mente non sarà punto desta né esercitata. L’insegnamento della lettura non sarà mai spedito né efficace, finché non si sappia bene ed acconciamente esercitare la riflessione de’ bambini sugli elementi de’ suoni che già dalla madre hanno imparato ad emettere, e sulla forma delle lettere adoperate a significare quegli elementi di suoni vocali, affinché la potessero stampare nella mente e discernerla sotto qualunque forma ed in qualunque combinazione si presenti loro, e nel medesimo tempo con ordinate, successive ed ingegnose esercitazioni formare in loro l’abito di associare quei suoni a quei dati segni e di esprimere con quei dati segni i suoni emessi per la voce. Non è qui il luogo d'indicare l’ordine ed il modo onde debbano procedere siffatti esercizi; ma basta l'avvertire che finché alla vista del cartellone non seguiti l’esercizio sulla lavagna, finché la scrittura non accompagni intelligentemente la lettura, finché le sillabe non si presentino solo separatamente, ma ora si compongano insieme a formare le parole ed ora si scompongano le parole per tornare alle sillabe ed agli elementi delle sillabe,

l’insegnamento della lettura non darà né prontamente né utilmente i suoi frutti. In terzo luogo le prime inferiori sono troppo divise e suddivise in diversi periodi, per non potersi spendere abbastanza del tempo assegnato alla lezione giornaliera di ciascuna sezione, se pure agli allievi dell’ultima sezione si faccia dal Maestro e non dal monitore l’insegnamento della lettura. Chi ba un poco di esperienza di siffatte cose può comprendere quanto indugio sia al pronto imparare questo dovere insegnare contemporaneamente a parecchie sezioni onde sia suddivisa la stessa classe; massime quando l'insegnante non sappia bene l’arte di tenere simultaneamente occupati tutti gli allievi, né autorità sufficiente per tenerli tutti a segno ed all'ordine, e quando l’angustia della stanza da scuola, la troppa calca degli allievi, il disagio delle panche disadatte o insufficienti dia occasione a reciproci disturbi, a movimenti incomposti, ad irrequietezza, ad alti insolenti, ad abituale disattenzione. Ora le prime classi inferiori saranno costrette a questo pessimo ordinamento, insino a che si permetterà la inscrizione di novelli allievi per tutto l’anno. L’insegnante, per quanto zelo adoperi e metodo efficacemente spedito, non potrà mai accomunare gli allievi ammessi al novembre con gli altri del febbraio, né condurre gli ultimi a raggiungere i primi. E finché si tolleri l’ammessione continua si troveranno le prime classi inferiori classificate, come io ne ho vedute parecchie; una sezione superiore, composta de’ migliori allievi rimasti dell’anno precedente e de’ più buoni provenuti dagli asili e dalle scuole infantili, una media de’ migliori ammessi al principio del corso e de’ peggiori rimasti dall’anno precedente ed una infima, suddivisa in tanti periodi quanti sono i mesi che passano dall’apertura dell’anno scolastico. Ora finché per massima generale non si chiuda l'ammessione al dicembre, salvo sempre le debite eccezioni le quali non recano danno, le scuole inferiori saranno sempre così frastagliate in sezioni e suddivise in vari periodi da non promettere che scarso frutto. Io comprendo che il nostro popolo non è ancora abituato ai regolamenti scolastici, e che l’amore della istruzione non è per anco tanto vivo nel generale da doversi usare il massimo rigore nelle ammessioni. Ma conosco pure che la scuola deve a mano a mano abituare eziandio le famiglie al rispetto delle leggi e condurle a provveder meglio alla educazione de figliuoli. Se l’ammettere in tutti i mesi novelli allievi nelle classi di l inferiore non porta tanto giovamento ai bambini novellamente ammessi quanto nocumento certo reca all’istruzione de’ rimanenti allievi già inscritti; so il tenere tutto l'anno aperta l’ammessione alle classi inferiori è forse cagione del continuo mutare di allievi che sventuratamente si verifica nelle nostre scuole di grado inferiore, nelle quali dopo sei mesi non rimane degli entrati ai principio dell’anno che una metà appena; io credo che sia minor male il chiuder la porta delle scuole a coloro che tardi si facciano a chiederne l’ammessione, quando non si possano mettere a pari con gli altri, anzi che tollerare il presente disordine, che è la prima cagione del lento progresso che fanno i bambini nel primo grado della istruzione elementare. Finalmente coi presenti programmi municipali non è facile ai meno diligenti conseguire nel primo anno di corso il passaggio dalla prima inferiore alla superiore, né a mezzo dell’anno appresso dopo gli esami semestrali. Il pretendere che gli allievi, i quali entrino nella 1 inferiore affatto digiuni delle lettere dell'alfabeto e usino a scuola con tutte quelle assenze che si veggono generalmente ne’ registri scolastici, possano alla fine dell’anno leggere speditamente le prime letture del Taverna, scrivere correttamente tulle le sillabe, fare tutti gli esercizi di calcolo mentale sul migliaio e scrivere i numeri sino a questo punto,

è troppo, considerando la poca o niuna assistenza che i figliuoli del povero possono avere in casa. Nè a mezzo dell'anno si può salire alla l superiore, nella quale si richiede il sapere eseguire le prime operazioni di aritmetica, che non s’insegnano nella 1 inferiore. Di che l’Amministrazione precedente avea creduto spediente fondare tra lai inferiore e la 1a superiore una terza classe, della media, nella quale si raccoglievano gli alunni rifiutati dalla 1a superiore ed i rimasti nella 1a inferiore, con un insegnamento che preparasse gli scolaretti a salire anche a mezzo corso nella 1a superiore. Cosi ai meno diligenti dell’anno precedente si dava facoltà di passare a mezzo dell’anno nella prima superiore ed entrare dopo due anni di corso nella seconda classe, quando avessero meglio e più assiduamente atteso alla scuola; ed insieme si sgomberava la 1 inferiore degli allievi più avanzati, i quali spesso attirano le maggiori cure de' maestri a discapito della istruzione de novellamente inscritti, i quali si sogliono per lo più affidare ai cosi detti monitori. Ora soppressa, e mollo provvidamente, la classe media, come quella che deviata dal primiero scopo era divenuta un'altra classe distinta che bisognava passare per salire alla 1 superiore, converrebbe ordinar meglio i programmi della 1 inferiore e della 1 superiore, di guisa che agli scolari mediocri sia meno difficile il passare a mezzo dell’anno dalla inferiore alla superiore. Io ho trovato che il maggiore intoppo che impedisce ai bambini, che escono dagli asili e dalle scuole infantili e che provengono dalle scuole private, la promozione alla 1 superiore alla fine dell’anno scolastico il dover dare saggio di calcolo mentale e scritto sino al migliaio ed a mezzo dell’anno seguente il non saper fare le prime operazioni di aritmetica. Dunque si riduca il saggio di aritmetica, ponendo il calcolo mentale e scritto sino al centinaio come condizione al passaggio nella fine dell’anno scolastico e la sola prima operazione dell’aritmetica per il passaggio dopo l’esame semestrale, consigliando gl’insegnanti di 1 inferiore di spingere sino a questo punto nello studio dell’aritmetica gli scolari che alquanto più innanzi nella lettura non hanno potuto nell’esame finale dell’anno precedente conseguire per l’aritmetica la promozione alla classe superiore. Io credo che nessun danno potrebbe venirne al progresso della istruzione, quando il programma dell’aritmetica fosse in tal modo ordinato. Il centinaio potrebbe offrir materia bastante per esercitare i bambini alla riflessione, alla scomposizione e composizione de’ numeri, all’uso pratico delle quattro operazioni d’aritmetica, che è Io scopo del calcolo mentale, quando si sappia fare con arte e intelligenza, e quando si faccia tradurre in cifre i calcoli che si eseguono a mente. Il calcolo mentale fatto sul migliaio è un soprappiù che porta assai tempo senza punto accrescere la riflessione, se pure non istanchi con grave danno la tenera mente dei bambini. E quando i fanciulli sono bene addestrati nel calcolo mentale ed hanno pronta a menadito qualunque composizione e scomposizione de’ numeri; quando sono abituati a mettere in uso, con problemi facili e che toccano da vicino la loro curiosità, le prime quattro operazioni applicate al calcolo de’ primi cento numeri; quando il calcolo mentale non è meccanico esercizio di memoria e venga sempre accompagnato dall’esercizio per iscritto, non sarà perduto il primo semestre della 1 superiore, speso a fare più complicati e difficili esercizi di calcolo mentale, e si troverà meglio preparatala mente de’ fanciulli ad apprendere con più facilità e speditezza lé quattro operazioni dell'aritmetica. Che vale che i fanciulli facciano tosto le quattro operazioni sopra lunga serie di numeri, quando non solo, per difetto di calcolo mentale, trovano mille intoppi nell’eseguirle, ma eziandio non comprendono l’utilità pratica ed il valore delle operazioni?

Che vale che recitino a memoria le definizioni astratte del numero, della unità e delle quattro operazioni, quando presentato loro un problema non sappiano discernere quale operazione bisognerebbe usare a risolverlo? Abbassato in tal modo il livello della istruzione voluta per entrare in 1 superiore, non più vedremo fanciulli a tredici e dodici anni stare ancora in 1 superiore, quando avrebbero dovuto già uscire della 4 elementare, né giovanetti usciti dell’asilo rimanere ad oziare in l'inferiore. quando per lettura e per isvilnppo intellettuale avrebbero potuto allogarsi bene nella 1 superiore, né altri impiegare almeno tre anni tra la scuola infantile e la 1a inferiore per entrare appena in 1“ superiore. Per me io credo che, tra l’altre, questa lentezza nel superare il primo scalino della istruzione sia la principale cagione del grande scemamento di allievi che si osserva nel passare che essi fanno dalla 1a inferiore alla 1a superiore, e che il rendere più facile e più spedito questo passaggio sia mezzo acconcio a meglio popolare le classi superiori ed accreditare la scuola presso la opinione del popolo minuto.

Oltre a queste cagioni generali v'ha delle altre speciali ai vari Mandamenti, accidentali, temporanee, le quali, con maggiore o minore efficacia, operano a tener lungi dalla scuola i figliuoli del popolo: e ciò sono il numero delle scuole assai scarso in ragione della vastità di alcuni Mandamenti; la troppa angustia di altre; il sito poco opportuno e lontano dal luogo ove il popolo 6 più ammassato; la difficoltà dell’accesso, che in una città cosi disuguale, cosi romorosa, cosi piena di pericoli per i bambini è assai grave; la negligenza o il poco zelo di alcuni insegnanti; le molte assenze non supplite; il trasferimento di una scuola da un luogo ad un altro, e di un insegnante bene amato dai bambini e dalle famiglie; le lunghe vacanze autunnali; l’orario delle lezioni non bene accomodato agli usi ed alle abitudini di tutti i Mandamenti; la istruzione non adatta alle diverse esigenze delle famiglie ed usanze del popolo, ed altre simiglianti, che sarebbe lungo enumerare. Le quali però non si debbono trascurare, né lasciare senza riparo da chi voglia davvero che la istruzione popolare si estenda largamente e penetri in tutti i più remoti ed oscuri rioni della nostra città sterminata. L’Amministrazione centrale non può vedere né conoscere tutte le speciali condizioni delle diverse Sezioni, posto che abbia modo e tempo di provvedere a lutto. In questo bisognerebbe lasciarsi aiutare da’ Vice-Sindaci, dalle Commissioni locali di vigilanza, che sieno veramente vigilanti, da’ Delegati scolastici mandamentali; e giovarsi dell’opera, de’ consigli, delle informazioni loro per meglio soddisfarei bisogni locali senza punto alterare l’indirizzo generale della istruzione elementare.

Rimosse tutte queste cagioni e generali e particolari, o attenuati con savi provvedimenti i loro funesti effetti, in modo che la frequenza e l’assiduità degli scolari sia fatta maggioro in tutte le classi, si vorrebbe ora conoscere quanta utilità abbia la istruzione che nelle nostre scuole s’impartisce, e quale e quanta sia la efficacia educativa di essa? A rispondere adeguatamente a questo quesito mi bisognerebbe avere visitate accuratamente tutte le scuole municipali, come ho fatto per alcune delle migliori, ed avere conosciuti appieno tutti gl’insegnanti che spendono l’opera loro nelle nostre scuole municipali. Non avendo avuto ancora tempo da ciò, mi starò contento ad esaminare i metodi didattici comunemente usati cd alcuni difetti, che notati in certe scuole, a detto altrui, si verificano nella maggior parte delle scuole pubbliche;così senza dare valore assoluto e generale alle mie osservazioni, potrò offrir materia che altri argomenti dello stato morale e intellettuale delle nostre scuole.

Prima di tutto è mio debito dichiarare, che le mie osservazioni non cadono sopra le persone degl’insegnanti, ai quali io professo in generale alla stima e per le egregie doti morali e perla cultura non comune onde sono ornati e per la diligenza che adoperano nell’adempiere le parti del loro ufficio. Lungi da ogni allusione personale toccherò della parte didattica e disciplinare delle nostre scuole, pel desiderio che la loro condizione presente divenga sempre migliore.

A non ripetere qui quello che dinanzi ò detto intorno al metodo d’insegnar leggere, trovo che nelle nostre scuole, tanto maschili diurne e serali, quanto feminee, la istruzione reale, come si suole addimandare, è o scarsa o nulla o male ordinata. Nelle classi infantili e nelle prime elementari si fa esercizio di nomenclatura, ma o si fanno imparare nomi senza rivolgere l’attenzione alle qualità degli oggetti dai nomi significati o si danno definizioni astratte, menate a memoria, senza veruno uso di osservazione e di riflessione. Nella classe superiore si continua la nomenclatura, ma con lo stesso falso metodo, e spesso ripetendo la stessa nomenclatura delle scuole inferiori senza punto portare l’attenzione sopra altre qualità e differenze degli obbietti non potute osservare quando l’età era più tenera e la riflessione meno educata. Nella seconda classe si danno nozioni geografiche, ma delle cose non si fa prendere cognizione diretta sia con dimostrazioni opportune sia con la osservazione della natura; spesso l'istmo si confonde con lo stretto, la foce di un fiume con la sorgente, l’equatore col meridiano. E spesso si fanno menare a memoria cognizioni che non si possono intendere, e si tralasciano altre che sono più facili ad avere dinanzi agli occhi. In una seconda classe ho udito a ripetere a memoria le ragioni che provano la rotondità della terra, quando non si era fatta conoscere ancora la vera forma di essa e le grandi divisioni de’ continenti e degli oceani. Nelle classi di grado superiore si fanno apprendere i confini e la divisione politica di tutte le regioni del continente antico e nuovo, e intanto nulla si tocca della parte fisica, delle produzioni naturali, non che delle altre parti del mondo conosciuto, né dell’Italia che pure è ordinata doversi studiare particolarmente. Tutti gli esercizi raccomandati per far meglio rilevare le forme delle regioni, per comporre le varie parti di uno stato, per seguire 1 corsi de’ fiumi, la direzione delle montagne, per indicare o trovare le situazioni de’ luoghi particolari non sono messi in pratica nelle scuole da me vedute. Per tal modo lo studio della geografia, che occupa tanta parte del programma municipale, mentre nulla giova ad accrescere la istruzione reale, come dovrebbe, serve solo a stancare la memoria e a togliere il tempo allo studio della lingua, che dovrebbe prendere il luogo principale nella istruzione elementare.

Nè l’esercizio del copiare, del dettare, del leggere è ordinato ad esercitare la intelligenza ed accrescere la cognizione del mondo esteriore. Spesso mi è avvenuto di trovare copiato un tratto dei libro di lettura, del quale non si era data veruna spiegazione, dettato in l(superiore un luogo del libro dei diritti e doveri che toccava de' doveri verso la suprema potestà, il quale non poteva certo comprendersi à quella età; talché il copiare ed il dettare si riduceva ad esercizio puramente materiale e meccanico senza altrimenti adoperarsi alla istruzione ed alla educazione dei bambini. Allo stesso modo la lettura è un mero esercizio di suoni e non d’intelligenza, nelle classi di grado inferiore, dove si ha un libro per la lettura, ed è messa da parte nelle classi di grado superiore, nelle quali non si ha verun libro di testo per la lettura. Di guisa che non solo non si viene eccitando, indirizzando, avvalorando l’esercizio della mente per il ministerio de’ sensi, che la natura ci ha dati come mezzo di sviluppo intellettuale, ma non si fornisce quel tesoro di cognizioni utili riguardanti la natura materiale, che forma il sostrato delle nostre cognizioni intellettuali. E mancato questo contenuto reale alla istruzione elementare, questa si riduce ad un vuoto pappagallismo, senza virtù educativa si del cuore come della mente. Lo studio della lingua, mi pare, non sia condotto con metodo efficace ed atto a dare buoni frutti.

Mentre s'insegna il leggere, né si cura, per quello che ho veduto, dalle sillabe imparate comporre delle parole, sulle quali poi si fermi l'attenzione del bambino sia dichiarandone gli oggetti rispondenti sia dandole a copiare per esercizio di scrittura; né passando al sillabario, con acconce dimande ed opportune e piane dichiarazioni, si pensa a fare intendere quello che si legge, e ribadirlo nella mente con utili ripetizioni e frequenti interrogazioni. Se ogni giorno il bambino imparasse un nome, e poi con accomodate esercitazioni gli si facesse ritenere a mente i nomi imparati, alla fine dell’anno si troverebbe di avere alle mani un buon capitale di lingua. Nella prima superiore si seguita lo stesso libro che si è letto nella inferiore. Lasciando stare che spesso non si bada a cominciare dal punto nel quale si è finito nella classe precedente, perché la cognizione della lingua potesse ogni anno allargarsi, ho trovato che della lettura non si ritrae tutto il profitto che si dovrebbe e per la conoscenza della lingua e per l’arte di significare per iscritto ed a voce i propri concetti. Si fa leggere un lungo tratto a ciascun giovanetto, badando alla retta pronuncia, al distacco delle sillabe, alla modulazione della voce secondo i segni d’interpunzione; e quando l’insegnante avrà dichiarato qualche vocabolo nuovo, occorso nel libro, crede di aver fatto il suo dovere. Ma se voi, letta una sentenza, cercate che il fanciullo, dopo averne compreso il concetto, lo esprima a modo suo; se con acconce interrogazioni giungete a fargli notare altre relazioni dello stesso concetto; se, ottenute brevi risposte, richiedete che il fanciullo venga alla lavagna a scrivere ad una ad una le risposte date a voce: il maestro vi risponderà che questo esercizio non è prescritto dal programma municipale, il quale in 1 superiore non impone altro che l’esercizio di copiare e neppure di scrivere a dettato. Dunque i giovanetti a dodici e tredici anni non debbono fare verun uso della loro intelligenza? dunque non debbono servirsi della lettura per abituarsi a ripensare le cose lette, ad esporre altrui i concetti acquistati per la lettura, a mettere in iscritto brevi sentenze già manifestate a voce? In tal modo, secondo la pratica interpetrazione fatta del programma municipale, i giovanetti in ia superiore non possono fare che poco o niun profitto nella conoscenza della lingua.

Nella seconda classe, quantunque sia comandato l’esercizio di lettura, pure la troppa estensione data e al programma di aritmetica, abbracciando frazioni ordinarle, decimali e sistema metrico, e ai programma di geografia e di grammatica, costringe l’insegnante a trascurarlo, certo che gli allievi nell'esame finale non saranno per essere interrogati sul libro di lettura. Si fa leggere a quando a quando qualche tratto scelto a capo, senza preparazione né del maestro né de’ discepoli; si dà qualche spiegazione di vocaboli isolati; e questo è tutto. Questo esercizio, come ognun vede, non approda nulla allo studio della lingua. Si comincia in questa classe la lezione della grammatica, ma spesso è sforzo di memoria; definizioni non comprese, regole non applicate, recitazione del libro di testo, analisi scritta, astrattezze aride e inutili, fi vero che si fanno scrivere delle brevi narrazioni per imitazione; ma quando il giovanetto non è stato addestrato a significare per iscritto brevi concetti separati, quando non è stato esercitato a pensare sulle cose lette e a cercarne le loro relazioni, questi componimenti saranno una materiale ripetizione del raccontino tolto ad imitare, senza che né la sua conoscenza della lingua, né l’arte di ordinare e significare i concetti se ne possa altrimenti vantaggiare.

Nelle classi di grado superiore eliminato del tutto il libro di lettura, per essersi data la maggiore importanza alla storia, alla geografia ed all’aritmetica, e insegnandosi ordinariamente la grammatica in modo astratto, piuttosto che pratico, e affidando le regole alla memoria anzi che deducendole dall’osservazione degli esempi e dall’uso dello scrivere, dandosi pochi esercizi di composizione, i quali poi non sono tutti corretti dal maestro ovvero In modo individuale e senza che nò l’alunno comprenda la ragione dell'errore, né la classe intera sia esercitata a fuggire gli stessi errori, si vedrà bene che non solo gli allievi mancheranno del materiale della lingua, che non si può apprendere altrimenti che dai libri chi non ha l’uso della buona lingua parlata, ma non sapranno servirsi della grammatica, per manifestare con chiarezza i propri pensieri. Qual maraviglia che i nostri giovanetti escano dalle scuole elementari, non solo con la intelligenza intorpidita, ma senza verun tesoro di lingua e con poca abilità di esprimere alquanto propriamente e correttamente i pensieri più comuni?

Per non andare troppo per le lunghe non parlo degli altri difetti notati nell’insegnamento della storia e della geografia, né della ninna uniformità di metodi e della poca coordinazione delle diverse classi, facendo ciascuno insegnante il compito suo come meglio crede senza riguardare né a quello che si è fatto nella classe inferiore, né che sarà per farsi nella superiore. Nelle scuole di Napoli è mancata sempre una direzione intelligente, ferma, solerte, la quale, usando i debiti riguardi agl’insegnanti, avesse con loro discussi i loro metodi d'insegnamenti, coordinati i loro programmi, indirizzati i loro studi al fine ultimo della educazione popolare, e poi con regolari esami, con ordinata disciplina e con severa ispezione, condotta a più prospero stato la istruzione elementare. Io non intendo con ciò accusare o biasimare chicchessia; espongo fatti e nulla più. Della docilità e della buona volontà degl’insegnanti non ho che a lodarmi. Essi son pronti a fare tutto quello che loro si dimostri utile e ragionevole. E non pertanto io ho trovato negli uffici de’ direttori di scuola mancare 1 compiti fatti per lo esame di ammissione di questo anno, dai quali avessi potuto argomentare le cause del cattivo ordinamento degli allievi; ho trovato negletta la cura de’ quaderni di scuola, che è uno de’ mezzi per indurre ne’ giovanetti l’abito dell’ordine, della conservazione e della nettezza delle proprie cose; ho trovato omessi gli esami mensuali, l’assegnamento de’ posti distinti in iscuola secondo il merito, la pubblicazione de’ voti conseguiti in ciascun mese, le quali usanze sono tanto utili ad accendere ne’ giovanetti, naturalmente inchinevoli a primeggiare, l’amore allo studio e la emulazione; ho trovato non essersi introdotta nelle scuole la carta di ammissione, la quale certifichi la posizione legale di ciascun allievo, e possa servire di freno al continuo passare di scuola in scuola che fanno i nostri scolari ed alle irregolari promozioni che si osservano comunemente; ho trovato gl’insegnanti della stessa scuola, composta di parecchie classi, non essersi ragunati al principio dell’anno col loro direttore per accordarsi Intorno ai limiti da porre al loro insegnamento, intorno ai metodi da usare, intorno alle norme disciplinari da seguire uniformemente. Ora tutti questi Inconvenienti, oltre agli altri accennati innanzi, non si possono attribuire che a difetto d’indirizzo fermo, sapiente, costante della istruzione municipale. Lo stato presente è l’effetto del passato. Quello che sono venuto osservando nel capitolo precedente si manifesta chiaramente nella condizione attuale delle scuole municipali. E conosciuti i mali e le cause di essi sarà facile l’arrecarvi rimedio. Il presente Assessore ha la franchezza di confessare i difetti delle scuole elementari, come ha la fermezza e la Intelligenza necessaria per correggerli; e son certo che da parte sua nulla sarà per omettere affinché la istruzione elementare sia meglio ordinata, più largamente diffusa e principalmente diretta alla educazione del popolo. Ma affinché egli possa raggiungere lo scopo desiderato non solo dovrebbe rimediare ai mali principali da me largamente discorsi innanzi, ma eziandio seriamente discutere le seguenti quistioni:

In qual modo conviene ordinare l’insegnamento serale, perché nel breve tempo dato alla lezione i fanciulli abbiano quel grado d’istruzione che la legge impone ad ogni cittadino italiano? B con quali provvedimenti ottenere che la frequenza degli allievi serali sia maggiore e l’assiduità più costante? Quale sia migliore partito o mantenere le presenti lezioni di aritmetica complementare e di disegno dato isolatamente la sera, od invece fondare due o tre corsi di scuole tecniche serali con indirizzo al tutto pratico, aggiungendovi qualche insegnamento speciale, come di intaglio, di torno, di chimica applicata alle arti ec.?

È utile il lasciare tante scuole municipali senza una direzione didattica o senza una ispezione assidua, diretta, responsabile della disciplina, del buono indirizzo didattico, della uniformità de’ metodi, della osservanza de’ regolamenti?

Affidata l’istruzione de’ lavori donneschi anche alle maestre di lettere, come per legge è stabilito, non è conveniente dare maggior tempo a siffatto insegnamento, estenderlo a certi lavori secondo la condizione diversa de’ vari mandamenti, e introdurre in alcuni luoghi, due volte la settimana, e per le sole adulte, l’insegnamento speciale di cucire i guanti, di maneggiare i ferri da stirare, di tagliare gii abiti, di cucire a macchina?

Stabilito il concorso, oltre il certificato legale d’ido neità, come mezzo per iscegliere gl’insegnanti, bisogna tra gli altri sperimenti aggiungere quello di una lezione secondo il grado d’insegnamento al quale si aspira? Io ho fiducia nel senno, nella esperienza e nella buona volontà del prof. Marciano, nelle cui mani è il governo della istruzione municipale. Io spero che avendo egli rivolte le sue cure principali alla educazione popolare, non trascurerà di riflettere sopra queste cose, dalle quali dipende il buon frutto che si debba ritrarre da una somma non lieve che il Municipio spende per la istruzione popolare. In questi dieci anni molto largamente si è speso, molte prove si son fatte di migliore ordinamento, molto si è operato per vincere le difficoltà maggiori che attravemvano la rigenerazione morale del nostro popolo. Qualche frutto si è conseguito; i buoni abiti presi nella scuola già si cominciano a manifestare ne’ costumi della prima giovinezza. Ma la efficacia educativa degli asili e delle scuole, chi consideri la condizione de' fanciulli, non si ò estesa ancora largamente. Passando lo di questa stagione sul tramonto da presso Piedigrotta, trovai presso la chiesa una schiera di bambine, nette gli abiti e il viso, a cerchio, tenendosi per mani e intrecciando le carole col canto appreso negli asili Infantili lietamente trastullarsi. In questo dall’altro canto sbucare torme di ragazzacci mezzo nudi, sozzi il volto e gli abiti, e con urli, con sassi dare addosso ad un cagnolino che guaiolando cercava scampo da quella furia. Fuggito il cane, ecco quali a lanciar pietre contra gli alberi, quali ad urtarsi a strapparsi insieme, quali a tentar di rubare le frutta dall’orto vicino, e quali a far atti sconci e villani. E di questa qualità ragazzi, che agli atti, alle parole, al volto dimostravano tutta la salvatichezza del loro costume, avea in sulla piazza quasi un centinaio quinci e quindi sparpagliati; laddove appena la decima parte erano quelle bambine nei cui trastulli si scorgeva l’opera educatrice della scuola. Dunque in dieci anni con tanti sforzi e con dieci milioni spesi la scuola non è giunta ad ingentilire che presso alla decima parte della crescente generazione! Per rendere il costume di tutta la fanciullezza cosi civile ed onesto come quello delle dieci bambine ordinatamente carolanti, ci vorrà forse cinquantanni ed altrettanti milioni; ma a condizione che la istruzione elementare divenga il doppio più efficace ed educativa che non è al presente. I passati amministratori hanno dovuto profondere danari per superare le graVi difficoltà che al principio impedivano il progresso della istruzione, tentare tutte le vie per fare penetrare il desiderio della scuola nell'animo del popolo. Bimane ai presenti compiere quanto è stato lasciato a mezzo; ma bisogna che messa da parte ogni improvvida economia, ed ogni ira di parte, con perseveranza si prosegua il cammino impreso, e con sapiente e stabile ordinamento scolastico si raffermi il già fatto, e con assidua cura e con solerte fatica si facciano fruttare quei buoni semi che ora veggiamo appena germogliare.

A dimostrazione di quanto è stato detto intorno alla spesa stanziata nel bilancio del Municipio di Napoli a favore della istruzione, io allego qui la parte che riguarda la istruzione municipale.















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