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IL SOLE e IL PARLAMENTO due giornali nella Napoli luogotenenziale di Zenone di Elea (20 Luglio 2019)

IL PARLAMENTO 

GIORNALE POLITICO DELLA SERA

dal N. 1 al N. 24

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IL PARLAMENTO
GIORNALE POLITICO DELLA SERA
dal N. 1 al N. 24
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GIORNALE POLITICO DELLA SERA
dal N. 25 al N. 48
IL PARLAMENTO
GIORNALE POLITICO DELLA SERA
dal N. 49 al N. 73

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ANNO I. N. 1

IL PARLAMENTO GIORNALE POLITICO DELLA SERA
Si pubblica tutti i giorni (esclusi i festivi) alle 5 p. m.
COSTA UN GRANO

Non volendo più oltre ritardare la pubblicazione di questo giornale attesa l’apertura del Parlamento, non siamo ancora in grado di inserire le corrispondenze particolari di Torino e Parigi, affidale a due valenti nostri concittadini.

Per questi primi numeri il giornale ritarderà di qualche ora la sua pubblicazione, ma non appena sarà montata la macchina, uscirà esaltamene te all’ora indicata

NAPOLI 23 FEBBRAIO 1861

Parlamento è un giornale quotidiano senza pretenziose e senza pompa, che non ha altro colore politico che quello dell’Italia Una e Costituzionale. Coevo, com'è, della rappresentanza d’un popolo che dopo quindici secoli torna a prender parte fra’ dominanti della terra, attinge il suo nome da quella e ne riprodurrà il concetto con le sue modeste riflessioni in ciò che xxaa di vitale ed interessante.

Oh questo giorno dovrebbe esser veramente glorioso per noi ! L’Europa ci guarda, ed i popoli scossi da simpatia e da entusiasmo, stendono a gara le loro braccia verso di noi. Gli ostacoli. si rovesciano in polvere l'un dopo l’altro al levarsi che fa l’Italia: il passo di carica della sua ultima battaglia non è lontano, e niuno che ha cuore dubita a chi resti la vittoria finale. La nazione che fu signora del mondo è tornata in piedi, e trova già la sua capitale di un giorno. Quando la nostra antica bandiera sventolerà domani dal Campidoglio, quando dalla città eterna, dalle torri de’ Cesari e degli Scipioni verrà proclamata in faccia al mondo nuovamente la nazione romana, il più infelice fra noi ha di che andar superbo di esser chiamato Italiano.

Intantocchè tutte le forze del paese convergono a quest'unico e santo scopo, di cementare i brani divisi, di raccozzare le membra già palpitanti sotto al coltello anatomico, ogni conato che tenda a sturbare veramente questa sublime sintesi politica, è essenzialmente antinazionale. Sperperare le forze nascenti della nazione, divergerle ad upa palestra gladiatoria nello stato ne momenti supremi che volgono, senza altro scopo reale che quello di abbattere e dividere, senza altro ribaltamento che la vendetta politica o la supremazia inesorabile di un sistema, è l’assumere una severa responsabilità. Tal è, il più delle volte l'opposizione sistema, il Duello politico: ma tale non è poi a lotta riparatrice, la resistenza ferma e misurata dell’opinione ad ogni indirizzo che tenda per sua natura o per le conseguenze ad uscire dalle vie dell'Unità e dell’Integrità della Nazione.

Sventuratamente i nostri Governanti stessi hanno aperto l’adito alla divisione, ed avrebbero creata una situazione compromettente al paese, se la virtù e l'abnegazione della eletta del popolo non avessero resistito alla pruova. Gli è forza dirlo, senza spirito di parte e con la calma serenità della coscienza il mezzogiorno d’Italia è stato manomesso nel suo glorioso movimento, la sua insurrezione compiuta, sotto gli auspici di un uomo venuto al mondo per la salute degli oppressi, è stata colpita dal suggello della riprovazione dal Governo stesso che essa ha creato e ohe avrebbe dovuto proteggerla e manodurla. Le ragioni che l’hanno a ciò indotto, non sono tutte per avventura, di natura egualmente elevata ed hanno balenato a tutte le menti: è bello il tacerne, Nel fatto il governo ha mostrato paura della rivoluzione, l'ha guardata sotto il punto di vista dinamico e progressivo, ci ha veduto o creduto vedere una marcia diritta sul corpo di tutti gli ostacoli, sulla forza maggiore e sulle influenze, sulle armi e su’ protocolli: ha paventato del toesin nazionale ed ha battuto la chiamata in feccia all’opera del riscatto, perché partiva dalla rivoluzione. In nome della lealtà, ed era necessario per questo il distruggerla? Era d'uopo, perché rigurgitante di vitalità, farne un cadavere? Esserne brutalmente il Sangrado politico? – Mio Dio: era cosi facile cosi naturale al Governo, mettersi alla testa del movimento e disciplinarlo: era cosi essenziale in queste emergenze solenni, in questa crisi gigantesca conservare in bell’ordine, e parato alla battaglia l’elemento vitale del popolo bello della sua genesi e della sua vittoria, lieto della sua gioia innocente, che al di sopra d'ogni fragore faceva echeggiare dal Vesuvio al Mongibello la esplosione tonante: Italia e Vittorio Emmanuele!

Quella voce di salute è tuttora la nostra parola d’ordine e morirà con noi: ma quella vita grandiosa non è più quella sublime epopea si dileguò da'  nostri occhi come una visione come si è dileguato l’Eroe dalla bionda chioma, il Nazareno armato la cui rimembranza ci gonfia gli occhi di lagrime.

Questo hanno fatto i Governanti nell'Italia del mezzogiorno. La luogotenenza ha fatto subire l’ascia e la pialla alla Nazione: il Generale Fanti è passato come il Simoun su quanto vi era di glorioso nel suo cammino.

Qual è, quale sarà la risposta delle nostre contrade?

Una: Fermezza ed Unità.

Se essi ci offesero, e noi dimentichiamo per carità di patria l'offesa, se essi ci disarmarono, e noi dimanderemo unanimemente di armarci: se essi sospettarono di noi, mostreremo quanto ingiusto ed ingeneroso fu il sospetto: se ci credessero inferiori alla prova, e noi dimostreremo come abbiam dimostrato, che queste regioni stigmatizzate, dal martirio, le prima sempre ad insorgere per la patria, insorsero anche una volta e sepper tutto vincere: anche la ingratitudine.

A’ rappresentanti di questo popolo, auguriamo lo rappresentino qual è.

Un popolo immaginoso, ma schietto e leale, che non è inconscio di quel che vuole: che vuole con passione l’Italia e il Plebiscito vuol rispettato in quello la propria dignità: che sa misurar la sua forza e quella della nazione e non si avventura da demente sopra un colpo di dadi, ma né con demenza maggiore vuol trovarsi disarmato come al tempo de’ patriarchi con l’Austria a fronte irta di baionette fra l’esplosione terribile che può scoppiare da un momento ad un altro e che anche nella vittoria imporrà agli amici deboli la legge degli amici più forti: che sente la riconoscenza politica per chi brandì la spada alleata su campi di Solferino e di Magenta e spera alla sua volta far balenare la sua ne' ranghi istessi nelle battaglie della civiltà,ma che non retrocede poi servilmente innanzi ad una influenza, ad un nome, ad una ignota.

Poiché al di sopra di tutti i partiti, della diritta e della sinistra, al di sopra di Napoleone e di Cavour, v'ha per noi tutti, una stella fissa, un punto luminoso: l'Italia.

F. Mazza Dolcini.

IL DISCORSO DELLA CORONA

» Signori Senatori, Signori Deputati

» libera ed unita quasi tutta per mirabile aiuto della Divina Provvidenza, per la concorde volontà dei popoli, e per lo splendido Valore degli eserciti, l'Italia confida nella virtù e nella sapienza vostra. A voi appartiene il darle istituti comuni e stabile assetto.

» Nell’attribuire le maggiori libertà amministrative a popoli che ebbero consuetudini ed ordini diversi, veglierete perché l’unità politica, sospiro di tanti secoli, non possa mai esser menomata. L’opinione delle genti civile propizia; ci sono propizii gli equi e liberali principi che stanno prevalendo nei consigli d’Europa. L’Italia diventerà per essa una guarentigia di ordine e di pace, e ritornerà efficace strumento della civiltà universale.

L’Imperatore dei Francesi mantenendo ferma la massima del non intervento, e sommamente benefica, stimò tuttavia di richiamare il suo Inviato. Se questo tetto ci fu occasione di rammarico, esso non alterò i sentimenti della nostra gratitudine, né la fiducia del suo affetto alla causa Italiana. La Francia, e l’Italia, che ebbero' comune la stirpe, le tradizioni ed i costumi, strinsero sui campi di Magenta e di Solferino, un nodo che sarà indissolubile.

» Il governo ed il popolo d’Inghilterra, patria antica della libertà, affermarono altamente il nostro dritto ad essere arbitri delle proprie sorti, e ci furono larghi di confortevoli ufficii, dei quali durerà imperitura la riconoscente memoria.

» Salito sul trono di Prussia un leale ed illustre Principe gli mandai un Ambasciatore a segno di onoranza verso di Lui e di simpatia verso la nobile nazione Germanica, la quale io spero verrà sempre più nella persuasione, che l’Italia costituita nella sua unità naturale non può offendere i dritti, né gl’interessi delle altre nazioni.

» Signori Senatori, signori Deputati, io sono certo che vi farete solleciti a fornire al mio Governo i modi di compiere gli armamenti di terra e di mare. Cosi il Regno d’Italia, posto in condizione di non temere offesa troverà più facilmente nella coscienza delle proprie forze la ragione dell’opportuna prudenza. Altra volta la mia parola suonò ardimentosa, essendo savio consiglio osare a tempo, come lo attendere a tempo. Devoto all’Italia, non ho mai esitato a porre a cimento la vita e la corona; ma nessuno ha il diritto di cimentare la vita e le sorti d'una nazione. Dopo molte segnalate vinarie, l’esercito italiano crescente ogni giorno in fama, conseguiva nuovo titolo di gloria, espugnando una fortezza delle più formidabili. Mi consolo nel pensiero che là si chiuderà per sempre la serie dolorosa dei nostri conflitti civili. L’armata navale ha dimostrato nelle acque di Ancona e di Gaeta che rivivano in Italia i marinari di Pisa, di Genova e di Venezia. Una valente gioventù condotta da un Capitano che riempi del suo nome le più lontane contrade, fece manifesto, che né la servitù, né le lunghe sventure valsero a snervare la fibra dei popoli italiani. Questi fatti hanno ispirato alla nazione una grande confidenza nei propri destini. Mi compiaccio di manifestare al primo parlamento italiano la gioia, che ne sente il il mio animo di Re e di Soldato.

VITTORIO EMANUELE

Eccovi un discorso, ben compassato, un discorso un pochino alla Napoleonica. Per le quistioni politiche dovremo fare assegno sul nonintervento diretto, e sulla simpatia inglese: le altre nazioni non approvano, e forse non vorrebbero tollerare l’Italia una. Ma se i Duchini spodestati, con esercito cogliticcio, movessero dal territorio ancora posseduto dall’Austria, ed invadessero gli antichi loro stati, si direbbe esservi un intervento indiretto da parte dell’Austria? Non si dirà probabilmente per non esser provocatori, e perché l’esercito italiano è sufficiente a respingere l’aggressione degli ex Buchini! Conviene armare la Nazione ed è giusta ed urgente cosa: ma vorrassi tenere in conto l’opera distruttiva di ogni forza materiale, si aspramente compiuta dagli agenti del potere? Di Roma niuna parola, e meno di Venezia! effetto di prudenza.

Se vi è ricordo onorevole di marinari di Pisa di Genova e di Venezia, forse la storia tace del tutto della Marineria di Napoli e Sicilia? Avremmo forse udito ben altre parole dal campione d’Italia, ma la bacchetta de’ Merlini politici ha operato e v’ha circoli magici in politica come in stregoneria.

E nondimeno, viva sempre l’Emmanuele, l'eletto della nazione!

I NOSTRI DEPUTATI AL PARLAMENTO NAZIONALE

Ci vien detto, che in due classi siansi divisi i nostri Deputati, gli uni ministeriali ad ogni costo, e gli altri oppositori onesti o conseguenti. Questa divisione, eh e ben naturale, in tutte le parlamentarie rappresentanze,può dirsi anomala nelle nostre peculiari condizioni, imperocché tutt’i Deputati meridionali attingono mandato dal plebiscito, nel mentre i settentrionali e quei del centro, nei nostri rapporti, s’ispirano nel Decreto dell’annessione incondizionata. Or se l’unificazione d’Italia voluta dal plebiscito è ben diversa dall’annessione incondizionata voluta dalle antiche provincie, è chiaro, che diversa è la linea di condotta fra i meridionali ed i Settentrionali; e fa alla maraviglia l'osservare che altri Deputati del Napoletano, i quali avevano votato l'annessione incondizionata, oggi accettando il mandato emergente dal plebiscito, si mettono nella posizione di contradir sé stessi, e di mal rispondere alla fiducia che ad ogni costo si volle mostrare di possedere.

Noi ancor non sappiamo come siansi condotti i Deputati presenti per l’atto del giuramento, in quanto possa esservi di contraposto tra gli statuti piemontesi e gli effetti del plebiscito. Certo è che la Nazione non riconoscerà votazione che sia fuori termini del mandato, e noi ne prenderemo atto.

Moltissimi Collegi elettorali risulteranno senza rappresentanti, sia in ordine alle azioni cui si darà luogo, e sia per le incompatibilità, e per le nullità che potrannosi verificare– Preghiamo all’uopo che al più presto se ne disponga la riconvocazione. acciò nelle gravi discussioni economiche ed amministrative non manchino i lumi di quelli che potranno (e forse più ragionevolmente) essere onorati di mandato.

Se in atto ognuno conosce non potersi far la la guerra, perché a bello studio ci si è messi nello stato in cui siamo, vien di conseguenza eh? non saravvi disparere nella Camera; ma l’opposizione dovrà necessariamente far risultare che lo Stato di momentanea impossibilità è l’effetto dell’amministrazione interna, che è stata del tutto negletta, retrospinta, e dissolvente. Del che grave responsabilità pesa sul ministero Francese, e su’ ministri e Consiglieri Napoletani.

L’esperienza ci ha finora dimostrato che i governanti del Napoletano dal 7 settembre in poi, si mostrarono non solo ignari della posizione e condizione de’ nostri popoli, ma omisero affatto la tutela delle cose per occuparsi delle persone, d'onde ne venne grave danno al sistema generale del Governo ed agli interessi materiali e morali di queste popolazioni, e crebbe malcontento per lo spirito di consorteria, per difetto d’indirizzo politico, e per la totale mancanza di pratica governativa.

I nostri Deputati non ignorano e non possono ignorare queste cose; hanno quindi il debito di dedurle, dichiararle e proclamarle, acciò si provvegga ed urgentemente.

Noi– per ridurci al concreto delle Cose, e per mostrare nei fatti e co’ fatti quel che abbiamo asserito, di proposito ne terremo parola in altri articoli.

APPENDICE -IL DIAVOLO ZOPPO

CORRIERE DEL PARLAMENTO

Illo ego qui quondam...

Io sono il Diavolo Zoppo. Aiossa ne’ suoi isterici Seianici parosismi mi amputò l’unica gamba rimastami per la semplice ragione che io fui prima di quel Giaurro di Cavurro e dell’Abate Passaglia a sentire strillare le oche in Campidoglio: Una l’Italia! – Tutti ricordano Priamo-Pio col telum, imbelle, e Garibaldi-Pirro da me preconizzato, e Cassandra-Palmerston fuori la finestra. Questa figura fu il mio lenzuolo funebre: il telum di Aiossa mi vi condusse in ambulanza.

Ora essendosi unito il Gambale allo stivale, l’arto della mia gamba si unisce di nuovo al mio disopra. Surge et ambula: adesso ritorno alle mie funzioni. Ho deposto la matita e ripiglio la penna.

Essendo anch'io un martire, benché diavolo, ho messo la coda fra le gambe,e mi son posto in giro pe’ dicasteri, per domandare un impiego. Mi son presentato da Nigra, gli ho esposto il mio martirio ed il Luogotenente mi domandò quanto tempo avessi emigrato a Torino. Eccellenza, gli risposi io, non ho avuto il bene di godermi la capitale d’Italia; la mia emigrazione è stata nell’Inferno meridionale. Allora il Responsabile accomodandosi la cera dei mostacci, mi ha licenziato e mi ha mandato a prendere la palma del martirio da La Terza.

La Terza protettore in teorica de’ martiri, senza scendere mai alla pratica, mi ha finito di martirizzare, e non mi ha fatto terziare niente. Però mi ha mandato da Don Liborio.

Don Liborio mi ha abbracciato, mi ha baciato, ha chiamato Vacca, Volpe, e tutta l’arca della quale egli fu il Noè, e sulla quale si è salvato dal diluvio politico; mi ha promesso dieci decreti di nomina, ma avrò un bell’attendere. D. Liborio sarà disciolto e andrà a Torino, ed io resterò come il Corvo fuori dell'Arca.

Scesi dalle scale bestemmiando, e vi assicuro che mi augurava di essere Cartaginese della prima guerra punica contro quel Romano. Dopo quel destro di Don Liborio, passai a quel mancino di Mancini.

Mancini mi voleva dare un beneficio ecclesiastico colposo delle messe, che io nella mia qualità di diavolo non poteva accettare.

Perciò fuggii come esorcizzato, e passai da Revel.

Silenzio– Il Dicastero della Guerra è l’antro di Trofonio. Dimandai di Revel e mi disse l’usciere che non esisteva. Revel dev’essere un mito, diceva un maggiore Garibaldino. Un applicato sardo sosteneva invece che Revel esiste a Torino sul treppizzi di Fanti, il gran disorganizzatore degli eserciti. Ma un Vice-Revel mi richiese se io domandassi la conferma di un brevetto ovvero un semestre, e mi mandò da quel Caifasso di Acerbi. Acerbi successore di quell’altro Anna di Sirtori, mi mandò da quel Pilato di Lavoiroux che dà Udienza col bacile, perché si lava le mani dicendo che Erode Revel non vuole né confermare brevetti, né pagare semestri,in barba al decreto. Allora messo in mezzo da Caifasso, Pilato, Erode, ed Anna, per paura di essere condannato, lasciai Revel corsi da Ravel per refocillarmi, e andai da Spaventa.

Finalmente ho trovato chi mi vuol dare un impiego. Spaventa mi consegnò un gran registro sul quale avrei dovuto scrivere per ordine alfabetico l’elenco de’ codini, murattini e repubblicani,attendibili– A quest’ultima parola mi presero a un tratto i brividi di febbre ricordandomi dell’altro elenco simile di sei mesi fa, sul quale ancora sta il mio nome, voltai subito la calcagna al gabinetto,guardandomi dietro di tratto in tratto per paura di non essere pedinato– All’ultimo scalino della prefettura mi imbatto col Direttore del giornale il Parlamento che io amo come un altro me stesso, il quale mi riconosce, mi abbraccia, e mi dà un brevetto di corriere del Parlamento.

Io dunque son destinato a fare i viaggi di Torino. Dalla Capitale verrò due volte la settimana a dare il mio reso conto a questo capo-luogo e spero dir la camera del pubblico di qui Io trovi soddisfacente al pari di quello che le buone camere dei collegi troveranno il conto che renderà oro il conte Cavour– Ne’ giorni di vacanza poi ci divertiremo in famiglia.

A bel rivederci.

Il Diavolo Zoppo.

Notizie Interne

Con decreto del 19 andante si è disposto.

La strada ferrata nazionale che distaccandosi a Cancello da quella per Roma va per Nola e Sarno a Sanseverino sarà prolungata sino alla prossimità di Avellino.

Saranno immediatamente completati gli studii per determinare l’andamento di questo nuovo tronco a mandarsi sollecitamente ad esecuzione.

Con altro decreto del lGcorr. é accordato il ritiro per avvanzata età a Raffaele Gargiulo, Controloro del Museo Nazionale di antichità e belle arti col godimento di una pensione eguale all’intero soldo che attualmente percepisce; od è nominato Controloro del suddetto Musco Nazionale Giulio Leandro.

(Giorn. Uff.)

CORRISPONDENZA DELLA PERSEVERANZA

Torino, 18 febbraio.

La solenne inaugurazione del primo Parlamento di Italia è fatta. Gli eletti della corona e del popolo, i rappresentanti di ventidue milioni d’Italiani hanno oggi ascoltato e applaudito freneticamente la parola dei Re d’Italia, del primo soldato della sua indipendenza.

Annunziato dal cannone e dalla fanfara, S. M. il Re avviavasi alle 11 dalla reggia al palazzo Carignano, preceduto dalla sua famiglia e seguito dalla Casa militare. Le piazze e le vie, riccamente addobbate, erano stipate di gente accorsa dalle cento città italiane, e udivasi ripetutamente l’unanime grido di Viva il Re d'Italia.

Il discorso reale, commendato per altezza di concetti e chiarezza di stile, veniva interrotto ad ogni periodo, quasi direi ad ogni frase, dall’applauso unanime degli ascoltanti. Le parole colle quali il Sovrano insiste perché nell’ordinamento amministrativo del Regno la unita politica d’Italia non venga menomata; le altre colle quali, raccomanda senno e prudenza, dichiara di non aver mai esitalo a porre a cimento la propria vita e la corona; quelle infine che riferisconsi alle gesta dello esercito e della marina, alla valente gioventù «condotta da un capitano che riempi del suo nome le più lontane contrade» riscossero applausi entusiastici e prolungatissimi.

Assistevano alla memoranda cerimonia il Principe Umberto di Piemonte e Amedeo duca d’Aosta.

Nella loggia addetta al Corpo diplomatico notavansi il generale Bonin ambasciatore straordinario del Re di Prussia, col suo seguilo; i ministri di Prussia, Inghilterra, Francia, Turchia, Svezia, Belgio.

Il Re era circondato dai Ministri e dagli alti dignitari! della sua Corte.

La lettura del discorso fu, come di consueto, preceduta dalla prestazione del giuramento per appello alfabetico fatto dal ministro Cassinis ai senatori nominati recentemente, e dal ministro Mi righetti ai deputati.

I deputati erano quasi tutti presenti: i vuoti nei senatori erano però moltissimi. Le tribune pubbliche e le private riboccavano di assistenti.

Pochi momenti prima dell’arrivo del Re nella grande aula, un napolitano, recatosi, a quanto affermasi, appositamente a Torino ad assistere all’inaugurazione del Parlamento, turbava l’ordine del solenne consesso, volendo ad ogni costo sedersi frammezzo ai deputati, non ostante la reiterata avvertenza fattagli che il biglietto del quale era latore lo autorizzava soltanto a prender posto nelle pubbliche tribune.

Riuscito vano ogni mezzo di persuasione, l’ufficio di questura della Camera ordinava saviamente che quell’individuo fosse allontanato. Arrestato sull’uscio della sala da due carabinieri, e tradotto alla questura della Città, gli si rinvennero addosso parecchie’ capsule da fucile. Nel pubblico erasi sparsa la voce ch’egli volesse far fuoco contro il sovrano; ma, dalle inchieste operale sinora, questo fatto non è confermato. A quanto affermano i suoi concittadini, l’individuo in discorso aveva durante il tragitto, dato parecchi indizii di esaltazione mentale.

Un dispaccio da Napoli accennava ieri alla scoperta in Napoli di una congiura murattiana. Il fatto è verissimo e sta istruendosi intorno ad esso regolare processo. Gli arruolamenti fatti sono numerosissimi: essi ascendono dai dieci ai dodicimila. La polizia napolitana ne aveva avvertilo da lunghissimo tempo il governo luogotenenziale, il quale ha potuto sorvegliare colatamente gli arruolatori e fornirsi sul conto loro d’importanti documenti. Tuttavia questi numerosi arruolamenti non riferisconsi tutti alla cospirazione dei muratisti: agenti sedicentisi garibaldini, clericali, reazionarii, borbonici vi hanno ciascuno la propria parte.

I fogli napolitani, ai quali ne lascio la responsabilità, affermano che un celebre scrittore francese forniva armi agli arruolati.

Il comandante della fortezza di Messina ricusa tuttora di arrendersi, e, s’egli persiste in tale risoluzione, la regia squadra sarà costretta a recarsi nelle acque di Messina per punire colla forza quest’alto di ribellione.

Parlasi d’un dispaccio ricevuto oggi a Torino da un alto personaggio e che accennerebbe a gravi torbidi scoppiati in Roma.

Sono giunti stamane a Torino cinquecento militi della Guardia nazionale napolitana. La popolazione fece loro una accoglienza fraterna.

Notizie Estere

AUSTRIA

L’Ostdeutsche Post pubblica in occasione do documenti presentati al Corpo legislativo francese ed al Parlamento inglese le considerazioni seguenti su l'Austria

«Le cose vanno assai male nell'Austria. Le nostre finanze sono in uno stato deplorabile: la nostra costituzione è ancora in istato di embrione: alcuno non sa ciò che andrà a divenire. La patente dì ottobre, redatta in fretta, eseguila con esitazione, ci ha precipitati in una folla di contraddizione e di mezze misure di cui non è ancora possibile vedere la fine. Si manca in diversi luoghi, sia di buona volontà, sia di decisione, è ciò che ancora è peggio, non si scerne né talenti, né carattere.

E malgrado tutte queste sciagure e questi diletti l’Austria vivrà. I popoli che compongono l’Impero saranno-esposti a crudeli prove di crisi finanziere, la guerra civile nell’interno, la guerra al di fuori scoppieranno forse, malo stato non cadrà. Queste crisi dureranno due e tre anni: il benessere di tutta una generazione può perirvi, ma la dissoluzione dell’Impero non ne sarà la conseguenza fatalo.

Si è tentato di raccozzare le diverse parti dell'Austria con la forza, con l'assolutismo, con le baionette, e si è presa una falsa strada.

Che si prenda energicamente una via opposta.

Che si organizzi l’Austria, con coraggio civile, che non la si centralizzi alla tavola verde de’ burò ministeriali, che la si centralizzi nell'associazione libera di un gran Parlamento che abbia fa coscienza di sé stesso.

Le baionette non devono esser pericolose per noi, ma per l’inimico. La libertà all’interno darà la forza all’esterno.

Non fa d'uopo cedere un pollice di terreno. Che i Piemontesi vengano a prender la Venezia se possono. Essi non lo potranno e noi tenteranno, sino a che non possono coniare su fa rivoluzione come su di un’alleata. E su questa che contano, Garibaldi, Tiirr e Compagni. Come lo si vede da tutto ciò che essi pubblicano.

Prevedere la rivelazione, o, se ella scoppia, renderla inoffensiva con la ferma unione di tutti gli altri, ecco lo scopo della politica interiore. Una costruzione sana, non artificiale, onesta,raddoppierà le nostre forze offensive, e renderà impossibile un attacco contro fa Venezia.

– Leggesi nella Patrie, del 10:

Un dispaccio dalle rive dell’Adriatico ci assicura ohe una divisione della squadra austriaca, comandata dal contr’ammiraglio Bourguignon, che ha fa sua bandiera sul Dandolo, era arrivata il 7 nel goffo di Quarnero.

Questa divisione porta, dicesi, truppe destinate a rinforzare la guarnigione di Fiume, di Porto-Re e di Novi, porti dipendenti dal distretto litorale ungherese, che fu messo non ha guari in istato d’assedio.

Lo stesso dispaccio annunzia che le altre parti del litorale dell’Adriatico erano l’oggetto di runa sorveglianza attivissima da parte dell’armata e della marina austriaca.

UNGHERIA

(Dall'indipendenza Belgica)

A proposito degli statuti organici promulgarti dal Governo Austriaco ecco come la Gazzetta di Colonia. ed una corrispondenza di Vienna. si esprimono riguardo all’Ungheria.

Quanto all’Ungheria è più che dubbioso che ella consenta a partecipare, in una misura qualunque, all’esecuzione dello statuto del Consiglio dell’impero ed è facile di prevedere che fa Dieta Ungherese rifiuterà di designare dei delegati per andare a sedere nel seno del detto Consiglio. Un fatto recente dimostra che da questa parte. vi si farebbero dei falsi calcoli se si contasse di indurre i Magiari a transigere sudori diritti in un punto cosi imperiale.

Si si che il Bacone Vay si era recato a Pesth per tentare d’intendersi su’ principali personaggi dell’Ungheria sul proposito della esazione delle imposte. Ma in una conferenza tenuta ieri a quest’uopo gli Obgespann, riuniti a Pest hanno dichiarato al Cancelliere che la propria coscienza non permetteva loro di raccomandare il pagamento delle imposte, come obbligatorio, a’ loro concittadini.

PRUSSIA.

– Togliamo dalla Gazzetta Prussiana la risposta fatta dal Re alla Commissione che gli presentò l’indirizzo della Camera dei deputati:

In parecchie occasioni ho dichiarato i principii secondo i quali sono risolto di esercitare il potere affidatomi da Dio. Il paese non A in dubbio su questo soggetto. Io ritengo fermamente che fa rappresentanza del paese mi assisterà nella realizzazione delle mie intenzioni nel senso del mantenimento integrale dei poteri della mia corona, poiché ciò è necessario al vero bene della patria.

Perciò che risguarda le questioni della politica interna ed esterna, delle quali tocca il vostro indirizzo, di cui già conosceva il tenore, il mio governo ha chiaramente dichiarato le intenzioni che lo guidano. Io aspetto dalla Camera ch’essa lo secondi colla sua approvazione.

Io spero che i vostri lavori, che stanno per incominciare, produrranno uno scioglimento soddisfacente degli importanti progetti di legge che il mio governo vi ha assoggettati. Miglioreremo molte istituzioni sul terreno della legalità. Intorno a questo non può esservi dubbio.

L’unione fa la forza, e poiché noi dobbiamo esser forti, ci sarà necessario restare uniti. Ciò è vero tanto per la Prussia, quanto por fa sua posizione io Germania. I miei sforzi in. questo senso furono coronati dall’esito migliore.

So che il mio popolo mi conserva una fedeltà inalterabile si nei giorni sventurati, come nei lieti. Ne ricevo con piacere l’omaggio, che mi viene rinnovato col mezzo della Camera dei deputati.

Re, prendendo congedo, disse: Signori, ritornate. ai rostri favori. Io spero che, mando ci separeremo fra pochi mesi, ci separeremo di buon accordo ed amici.

Recentissime

UN PROVVIDO CONSIGLIO

Sotto espressa riserba, possiamo annunciare che l’Inghilterra, nel fine di agevolare e promuovere la unificazione d’Italia, abbia dato consiglio al re Vittorio Emmanuele di trasferir la sede del governo in Napoli, anche a titolo provvisorio: e ciò perché, l'Italia del Nord essendo tranquilla., e l'Italia del Sud divenendo contenta, si escluderanno elide eventualità, che potrebbero esser dannose alla Nazionalità Italiana. In questo senso dicesi avere Lord Elliot ritenuto la sua Casa in Napoli.

– Da parecchi giornali ci sentiamo-ripetere che due legni carichi di truppe furon visti veleggiare nelle acque di Taranto – Chi diavolo sarà? i dieci mila Muratiini brevettati? – Non può essere; quel povero diavolo di D. Luciano non può assoldare i sudi ufficiali che al teatro del Sebeto di Donna Peppa. Sarà piuttosto il Generale Bosco che vorrà eseguire co’ suoi mille un secondo sbarco di Marsala – Garibaldi ha dato il cattivo esempio. Io tremo.

– Questa mattina (23 corrente) sulle Cantonate degli edificii di Napoli a grossi caratteri si è trovato scritto Viva Murat. Coordinando questa specie di dimostrazione agii avvisi pubblicati dal Nazionale, ciascuno può dimandarsi: è da burla o da vero? Se una vasta congiura fu scoverta, alla quale erano: affiliati non meno che diecimila giovani pronti allearmi, perché non fu provveduto di guisa a torre di mozzo gli agitatori, e rendere di pubblica ragione le particolarità de propositi e dell'argomento? Se nulla di ciò fu fatto, taluno potette sospettare che nulla eravi di vero. E quindi altri potrebbe credere che la ridicola manifestazione sulle cantonate fosse una caricatura o una parodia agli avvisi della scoverta congiura. In ogni modo varii varia dicunt, e se il governo da una parte è invitato a provvedere energicamente e lealmente per lo svolgimento del plebiscito e per l'attuazione dell'Unità Italiana, tutti i liberali,di qualunque gradazione siano, debbono tenersi sulle vedette per non essere inconsci vittime di eventualità, o per non essere abbindolati ip una novella. matassa– Vedremo!

Dispacci Elettrici AGENZIA STEFANI

Napoli 22– Torino 21.

Oggi il Ministero ha presentato ai senato del Regno il progetto della legge che conferisce il titolo di Re d’Italia a Vittorio Emmanuele e suoi discendenti.

Parigi 21– Pesth– Il Municipio ha respinto la proposta di far riscuotere le imposte arretrate.

Napoli 22 (ara tardi) Torino 22

Patrie 24 Dispaccio da Vienna – Gli affari di Ungheria diventando gravi, molti distretti saranno posti in istato di assedio, fra cui Raab, Comorn, Petervvadin e Buda.

Parigi 22 Londra Discussione intorno al modo con cui fu condotta la guerra in Italia Lord John Russell ha dichiarato di aver ricevuto in giornata informazione: che dalla presa di Gaeta l'Italia Meridionale gode della stessa tranquillità che il Nord.

Pesth 21 – L’Imperatore presiederà personalmente l'apertura della Dieta. Il 2 aprile l'incoronazione avrà luogo.

Napoli 23 – Torino 23

Opinione -23– Dispaccio da Rieti 22.

Un migliaio circa di briganti con pezzi la montagna e comandati da Chiesten hanno attaccato a Carsoli i nostri soldati e volontarii che ritiraronsi combattendo: accorso il Colonnello Masi, ed il Maggiore Vicentini hanno impegnato un vivo combattimento assalito il nemico con violenza e fugatolo fino ad Ostacoli.

Perdite del nemico considerevoli: de’ nostri l'ufficiale e 10 soldati.



Fondi Piemontesi 75,90 a 76
Tre per cento francese 68,15
Quattro e mezzo id. 97,95
Consolidati inglesi 91 ¾
Metalliche Austriache 65,30
Borsa di Napoli di oggi 79. O


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Il gerente responsabile – CARLO DE RUBERTO

STAB. TIP. DELLE BELLE ARTI.

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ANNO I. Lunedi 25 Febbraio 1861 N. 2

IL PARLAMENTO GIORNALE POLITICO DELLA SERA
Si pubblica tutti i giorni (esclusi i festivi) alle 5 p. m.
COSTA UN GRANO

Non volendo più oltre ritardare la pubblicazione di questo giornale attesa l'apertura del Parlamento, non siamo ancora in grado di inserire le corrispondenze particolari di Torino e Parigi, affidate a due valenti nostri concittadini.

Per questi primi numeri il giornale ritarderà di qualche ora la sua pubblicazione, ma non appena sarà montata la macchina, uscirà esattamente all'ora indicata.

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NAPOLI 25 FEBBRAIO 1861.

NOSTRA POSIZIONE INTERNAZIONALE

I.

La potenza, cui principalmente volge il pensiero fraterno l’Italia è la Francia; ma anche a fra sorelle sonovi delle gelosie, spessamente pericolose anzi nefaste. La Francia Repubblicana come la Francia Reale espresse le sue simpatie lo per la libertà degl’italiani divisi in vari stati ma avversò sempre l’Unità d’Italia e le aspirazioni e alla nazionalità Italiana. La Francia Imperiale si discostò alquanto dal delineato sistema, ed il 1.° Napoleone coronandosi Re d’Italia, accennò alla sua unità; il 3.° Napoleone proclamando la Nazionalità Italiana e la liberazione d’Italia dalle Alpi all’Adriatico lasciò libera agli Italiani la Unificazione della loro Patria. Ma anche oggi, in Francia, l’Unità Italiana si avversa generalmente da tutt’i partiti dal repubblicano al Leggittimista; ed è facile indagare il perché. Ciò non pertanto bisogna segregare un poco la Francia dal suo l’Imperatore, perché a vero dire, e secondo nostra libera ed indipendente opinione, è più Imperatore amico all'Italia che non la Francia; non diciamo con ciò che Napoleone n preferisca l’Unità d’Italia ad ogni altra combinazione, o alla federazione di due Stati; ma affermiamo esser l’Imperatore colui che meno ostacola l’Unità Italiana, e che più ne tolleri l’attuazione. Nè ci si opponga la cessione di Nizza e l’aggregamento di Mentana e Roccabruna, perché nei primitivi accordi del Piemonte, prima della guerra, non si trattò mica di Nizza, e ce ne appelliamo alla coscienza del Conte di Cavour; ma poi, alcuni illustri Italiani, co’ quali erasi fatto accordo a Plombières non si tennero nella stretta lealtà di operato, d’onde ne venne ed unicamente da ciò, il preliminare di Villafranca: d’altronde, in allora non eravi altro programma, che quello della federazione; né l’Unità d’Italia, prontamente ed assolutamente potea ottenersi: ancor’oggi senza Malta, senza la Corsica non si avrebbe l’Italia Una. Dunque la cessione di Nizza non costituisce un precedente, che assolutamente importi avversione all'Unità d’Italia, anzi quella cessione fu imposta, per nostra credenza, come pena di slealtà, ma siam quasi certi che Nizza ritornerà alla famiglia Italiana non appena l’Unità Italiana sarà un fatto compiuto, né certo per forza delle armi, ma per adesione dello stesso Imperatore; ed in questo crediamo vi sia il suo interesse e di principii e di convenienza. Da tutto ciò deduciamo che l’amico più interessato per l’Italia è l’Imperatore Napoleone; ch'egli propugnerà, a traverso mille ostacoli, il completo affranchimento dell’Italia, e giungerà a far risolvere la quistione Romana nei sensi delle aspirazioni e de’ desideri degl’italiani. Comprendiamo non andar questo nostro giudizio a verso di coloro che unicamente ricordano il due Dicembre; di coloro che avrebbero preferito una Francia debole scissa ridicola con una repubblica, anziché l’impero forte preponderante prospero; di coloro che democratici ancorché puri vorrebbero di un tratto conseguir quel nobile fine, cui tende la perfettibilità umana mercé continuo e razionale progresso: ma a tutti costoro diamo preghiera a lasciar le teorie.

Venir nel campo dei fatti umanitari, considerar l’uomo com’è, e con senno pratico, cooperare alla soluzione delle gravi quistioni politiche e sociali che oggi agitano può dirsi l’Europa intera.

Adunque, secondo il nostro giudizio, l’amico più interessato per l'Italia è Napoleone. Ma l’Italia aspira a completare la sua Nazionalità, a ridursi Una, e Napoleone sostenendo il principio di nonintervento, le agevola il cammino– Or s’è cosi perché non ritira le sue truppe da Roma, ove paralizzano ogni moto di libertà? Noi crediamo che tostamente le truppe francesi lasceranno Roma, perché speriamo la Legislatura francese si mostri propizia agl’Italiani, intorno alla quistione di Roma. L’Imperatore non ha potuto non tener conta delle influenze papaline suscitate in Francia, e dalle quali non è esente la sua stessa Casa; e però ne ha lasciato il compito ai rappresentanti della Nazione, i quali, in veduta dei solenni documenti comunicati dal governo, non potrebbero. razionalmente parlando lasciar più a lungo non soluta una quistione di tanta interesse, e non potrebbero risolvere in danno della Civiltà e delle aspirazioni italiane, senza acquistarsi un titolo d’obbrobrio e senza disseminare nel di loro stesso paese i germi di un regresso fatale e nefando. Se dunque è lasciata agl’Italiani la libertà di organizzarsi e ai costituirsi, convjen profittarne e senza indugii, remore e perplessità, e mettersi in posizione di conseguirne lo scopo.

L’Imperatore de’ Francesi comprende il suo secolo, il suo interesse consiglia di aver l’Italia sinceramente alleata, e potrebbe averla alleata e come stata uno e come stata federativo. Egli forse, e per amor proprio d’iniziativa e per altre eventualità potrebbe desiderar meglio la seconda combinazione che la prima; ma ciò non include, ch’egli neghi omaggio alla pubblica opinione e contraddica la volontà nazionale, e però se gli Italiani realmente vogliono avere l’Italia ma ciò non dipende che dal loro contegno, dalla loro operosità, dal concorde volere, dal costituirsi forti, armati, decisi in un proposito. E perché nol fanno? Il vedremo in articolo di politica interna.

SOPPRESSIONE DE’ MONASTERI

Se il governo avesse incamerato i beni delle Chiese e de Monasteri, ed avesse renduta nota l’eccezione che per alcuni monasteri vuol fare avrebbe provveduta definitivamente, senz’ambagi, senza speranza e senza timori. E perché esso non è andato in questo decisivo provvedimento, si è avvolto in una gretta mezza misura.

Se pe’ dati provvedimenti si è temuto o si teme l’ostilità e l’avversione de’ Clericali, era più ragionevole colpir dritto energico e forte, o non colpire affatto.

I Clericali e tutti quelli che si ispirano nei misteri del Vaticano odian sempre quando si credono avversati nel poco o nell’assai; e se quindi per loro il poco o l’assai non è misura, né grado dì odio e di malavolenza, è meglio andar decisivamente allo scopo, lasciando le torte e le coverte vie. I Clericali ed i retrivi presso di noi osteggiano il nostro progresso civile ed il governo surto dalla volontà della maggiorarla nazionale, e le loro ostilità non diminuiscono mercé i blandimenti, né aumentano per severi provvedimenti.

D’altra parte, a tagliar reciso, e per eliminare perplessità avrebbesi dovuto pubblicar l’eccezione contemporanea alla Legge: l’essersi fatto altrimenti ha mostrato che il governo non era ancor certo e fisso nel fatto suo, ed ha dato luogo n pratiche d’intrigo, che nel nostro paese non mancano mai.

La soppressione de’ monasteri di donne può riguardarsi sotto altro aspetto, e ne parleremo in altro articolo.

Nel fatto delle soppressioni de'  monasteri e delle riforme chiesastiche evvi un progresso; ma la legge piemontese, che qui si è pubblicata, non rappresenta quel progresso che la maturità de’ tempi esige e richiede. Si vada innanzi.

PROTESTA DEGLI UFFIZIALI GARIBALDINI

– É stata pubblicata una protesta di molti ufficiali dell’esercito meridionale. il concettose ne riassume in questo capo:

»Per Decreto Reale venivano concessi ai dimissionarii dell’esercito meridionale mesi SEI di stipendio in via di gratificazione. Era ben ragionevole che coloro, i quali nel giorno del promulgato decreto trovavansi presenti nei quadri dell’esercito dovessero indistintamente fruirne. Invece fin sotto l'amministrazione di qualche Generale Garibaldino ligio al Piemontesismo per esser indi meglio spregiato, in virtù di semplice disposizione ministeriale cominciò ad intrudersi nel Decreto regio certa interpretazione derogatoria oltremodo odiosa ed ingiusta.

» Si fece distinzione tra i muniti di brevetto e quelli che n’eran privi, e cosi i primi venivano ammessi alla pienezza del beneficio reale, i secondi per soli mesi TRE.»

In seguito, dopo di aver messo in evidenza– col sentimento di dignità offesa per una distinzione ingiuriosa,e non mai per meschine vedute d’interesse– l’ingiustizia e l’illegalità di questa misura che essi respingono come un’elemosina, lo scritto conchiude cosi con una indignazione che si amerebbe di veder temperata, ma che non può a meno di non compatirsi in quella situazione.

» É questo il compenso con cui retribuite il coraggio e la virtù; è la fiducia che ne ispirate per l’avvenire. Sono questi i fregi che intessete alla Corona del migliore dei Re, di cui contorcete le intenzioni». svisate i concetti, disobbedite i comandi: No... non andrà cosi, per Dio, quando si tratterà di ascendere il Campidoglio o di posare il piè sulle lagune dell’Adria!!.. Del grido d’indignazione che manderanno nel primo Parlamento italiano i nostri Rappresentanti, noi faremo eco sonoro, faremo percorrere con mille ali la ama della vostra prepotenza, della vostra presunzione, e di quel disprezzo, di cui or teniam conto, e guai se un giorno dovremo vendicarlo!!»

Noi non possiamo a meno di unire la nostra voce coscienziosa a quella di questa valorosa gioventù in cento guise maltrattata e vilipesa. Ma, mio Dio! questi non sono che meschini corollarii in faccia a tutto quello che si è fatto: sig. Generale Fanti, sig. de Revel che qui lo rappresentate, secondo il suo cuore, non bastava sconoscere l’opera de’ patriotti che vi aprirono la ria sino a noi col loro sangue; guardarli dall’alto in basso, come se non spettasse ad essi dopo una favolosa campagna guardare molti altri da un punto culminante (eppure non l'hanno fatto): facea d’uopo mancar di riverenza verso quell'Uomo innanzi a cui bisogna chinar la fronte su la polvere; distruggere, annientare; passarvi sopra come il vento del deserto; facea bisogno gittare a piene mani la contumelia e lo scherno (che non ricadde però sul capo de’ prodi) perseguitare con l’accanimento sordo e pertinace col quale si perseguita un branco di fiere da cacciatori dell’Africa, facea d’uopo inseguirli conio sprezzo è l’insulto fino nell’ultima ritirata, dopo essere usciti da’ desolati quadri di un esercito che compiè quello che non si compie che di fermata in fermata nella storia delle Nazioni.

Coraggio sig. Generale Fanti, coraggio sig. de Revel, continuate! Sperdetene gli avanzi a’ quattro accantonamenti! – l’Italia vi farà giustizia.

Rivista di Giornali

Tutti i giornali inglesi che ci sono venuti oggi a mano contengono i loro giudizi! e commenti sul recente opuscolo del sig. Laguèronnière, «la Francia, Roma e l’Italia».

Il signor Laguèronnière, dice il Time, non viene ad alcuna conclusione; ma due cose traspaiono da lutto il suo scritto: che l’imperatore è sdegnato delle maniero usate dal pontefice e che la condizione presente di quella parte d’Italia dee venire presto a cambiarsi. Il rimanente, il lettore dee indovinarlo da per se. E solo dal tono generale della scrittura e da pochi passi in cui lo scrittore è meno guardingo che noi scopriamo fino a qual punto lo imperatore sia deciso ad abbandonare il suo primo disegno di far del papa il primo principe dell'Italia confederata.

Ma la parte più interessante dell’opuscolo, conchiude poi il Time, è dove si ricordano gli avvenimenti degli ultimi due anni, perché sono essi la prova dell’incorreggibile ostinazione e della perversità del Valicano. «L’Italia, dire il sig. Laguerronière, è liberata, un non costituita, e lo impedimento alla sua ricostituzione è Roma. Finché la contesa dura, l’Italia ed il pipato temporale non troveranno la ragione del loro equilibrio. Si uniscano essi, e da questo connubio uscirà la loro comune grandezza.»

Noi non presumiamo spiegare questi detti da oracolo, e dobbiamo confessare la nostra ignoranza di quel che lo scrittore abbia con ciò inteso di dire; ma egli sembra volere accennare a qualche modo d'aggregare il presente territorio pontificio al rimanente dell'Italia, il che sotto qualunque forma avvenga, sarà l'abolizione del poter temporale. Si dia al papa un qualsivoglia dominio nominate, sfoggino le sue armi ed insegne sulle dogane, ma sia l’Italia amministrata tutta da una sola mano, e questa mano sia quella di Vittorio Emanuele: innanzi a lui la Sovranità temporale dei papi scomparirà per sempre.

Il Morning Post giornale ministeriale così ragiona su questo opuscolo:

L'opuscolo del signor Laguèronnière, La Francia, Roma, e l'Italia, è per molti riguardi la più importante delle pubblicazioni semiufficiali con cui il governo francese procura illuminare l’opinione in Francia ed in Europa rispetto alla natura delle sue relazioni coll’Italia e colla corte di Roma. La sua importanza è in parte storica, in parte politica; sarebbe anzi più esatto il dire che l’intera storia del conflitto fra le Tuileries e il Vaticano di 1849 vi è passata in rassegna, a fine di meglio dimostrare quanto sia da biasimare la politica seguila dai consiglieri presenti del pontefice.

Ma v’ha un idea che primeggia, fra tutti gli argomento e tutte le dichiarazioni dell’opuscolo. L’Imperatore dei Francesi, vi si dice, ba avuto un doppio ufficio da adempiere, un doppio problema da risolvere. Egli è l’erede politico e il rappresentante della rivoluzione del 1789. E suo zio fu già chiamato «il Giove di quel Saturno e le aveva divorato i figli suoi primogeniti.»

Sia ciò come vuolsi, Napoleone III ha creduto la potenza dello zio, è colui che fu il figlio e il campione ad un tempo della rivoluzione; e insieme a tale potenza ha creduto le sue responsabilità. Alzato al trono di Francia dal suffragio uni versale, egli è in colai modo obbligato a sostenere in altri paesi il principio della sovranità popolare e la causa dell'indipendenza nazionale. Nell’Italia questi grandi principii sono stati in opera. La guerra combattuta dall’Italia contro l’Austria, contro il re di Napoli e il papa è stata la guerra del progresso e della civile uguaglianza centro i dispotismo e il privilegio feudale, cosi clericale come laico. In questa guerra, un monarca francese, rappresentando la Francia della rivoluzione, non poteva che schierarsi da un solo lato. Avrebbe egli smentito la sua origine. L'avrebbe dimenticato i suoi primi doveri, avrebbe cozzato co’ suoi propri interessi se avesse preso altro partito. Molti furono i tentativi, si dice nell’opuscolo, per rendere Napoleone lo strumento passivo dei sofisti servili che tuttavia sostengono «il diritto divino dei re di governare anche male.»

Se egli ha ritentato farsi tale strumento, ciò è perché conosce che il suo potere è nella necessità di obbligarli a governare bene.

Dopo avere riepilogato spunti principali dello opuscolo e dimostrato a quale estremo si sia condotta la Corte di Roma per la sua caparbietà a respinger i savii e disinteressati consigli del governo francese, il Post così conchiude:

Ma questa cognizione di cose non può durare, il progresso civile e i bisogni sociali degli abitanti di Roma costituiscono on elemento troppo importante nella quistione italiana per essere ignoralo o trasandato. L’Italia, se bene liberata, non potrà mai essere costituita integramente, finché Roma non adempierà al suo proprio ufficio cioè l'essere il cuore, la sede e il centro della vita nazionale. Non trascorrerà lungo tempo– noi possiamo argomentarlo con certezza del tono e dal tenore dello scritto del sig. Laguèronnière– prima che tale ufficio della città di Roma non sia posto in azione.

CORRISPONDENZA DELLA PERSEVERANZA

Torino, 20 febbraio.

I comandanti delle piazze forti di Messina e di Civitella del Tronto non credono di aver salvo ancora a onore e si ostinano in una resistenza, che, dopo la caduta di Gaeta, riesce impossibile il giustificare. Ricada dunque sul loro capo la responsabilità del nuovo sangue fraterno che si sta per versare per 1’espugnazione di queste due fortezze. La regia squadra sotto gli ordini del «Mite Perdano e il corpo di esercito comandato dal generale Mezzacapo con buon nerbo di truppe si è recato sotto le mura di Civitella del Tronto. Ambo queste piazze, mercé un rigoroso blocco, dovrebbero tosto o tardi arrendersi alle anni italiane. Ma le nostre forze nell’Italia meridionale– e sovratutto il Corpo del generale Cialdini, che ora ha sollecitato l’onore di recarsi a combattere sotto le mura di Messina – hanno sinora patito troppi disagi perché possano rassegnarsi ad aspettare coll'armi al braccio i lontani effetti del blocco. Potete considerare siccome imminente l'attacco delle due fortezze, ove gli uomini che ne comandano i presidii non s'inducano a più ragionevoli consigli.

La cittadella di Messina è, come sapete, una fortezza di prim'ordine fra quelle di Europa; tuttavia, a detto di valenti generali, la sua espugnazione riesce di gran lunga meno difficile di quella di Gaeta. Ma la città di Messina è, come nel 1818, esposta ai danni del bombardamento. Col sussidio della flotta, sussidio che non avevasi nel 1818, l’attacco potrebbe avere breve durata. Fra le fortificazione inerenti alla cittadella sono il forte della Lanterna, la batteria della Punta Secca e San Salvatore.

Ove un attacco debba aver luogo la presa di quest’ultimo forte deciderà della nostra vittoria.

Il castello di Civitella del Tronto è di 90 tese superiore al livello del torrente Salinello. Questo castello e forte per la natura del luogo, non per sussidio d’arte: inespugnabile nel fronte che guarda la opposta vieta della città, si per altezza della sottoposta vallata, sì per la rapida duna del terreno, è però debole nella parte che voltasi di rincontro a quella, e sovratutto nella fronte che guarda il monastero di Santa Maria.

Il marchese di Montezemolo trovasi tuttora a Messina ov’erasi recato, da qualche giorno, in seguito ad istruzioni ricevute riguardo alla cittadella.

Finite le operazioni di Messina e di Civitella del Tronto una divisione del nostro esercito, che ha preso parte ai combattimenti dell’Italia meridionale, piglierà stanza, a quanto mi vien detto, in Sicilia.

Al cavaliere Filippo Cordova è stato, or sono alcuni giorni, offerto il posto di Segretario generale al Ministeri delle finanze. Il Cordova si è dichiarato disposto ad accettare tal posto, ma non prima che la Camera elettiva abbia proceduto alla verificazione de’ poteri. Il cavaliere Cordova brama anzitutto di cooperare ai lavori della sezione parlamentare; e credo potervi affermare che per conservare tale onore, egli non esiterebbe, occorrendo, a rinunciare al posto offertogli dal Governo, riserbandosi tuttavia di giovare privatamene collimi onde fornito al buon andamento dell’amministrazione finanziaria del paese.

Il colonnello cav. Bigliani di Cantoira, già comandante del reggimento Savoia cavalleria, è stato nominato comandante la Scuola militare di cavalleria in sostituzione del cav. Caccia, promosso a maggiore generale.

Vi annunzio con piacere che il generale Menabrea, cui le fatiche durate nell’assedio di Gaeta avevano affievolito la salute, è oggi in via di perfetta guarigione.

Il generale Bonin, inviato straordinario di S. M. il re di Prussia, dee lasciare Torino questa sera col proprio seguilo. Questo egregio generale va a narrare al proprio sovrano il commovente spettacolo dell’inaugurazione del primo Parlamento d’Italia e gli farà testimonianza dei saldi affolli che legano popolo e re nella nostra penisola.

UNGHERIA

– Scrivono da Vienna, in data del 14 febbraio alla Gazzetta di Colonia: Vi scrissi, già tempo addietro, che il governo ha preparato ogni cosa per pubblicare la legge marziale. Fino da quando venne spedilo il rescritto, stavano al di là della Leitha 80,009 uomini, ai quali questi ultimi giorni se ne aggiunsero 4000 di truppe austromorave. Inoltre il richiamo delle riserve e de’ soldati in permesso permise di completare i reggimenti. Ciò malgrado, il governò si mostra dubbioso, ed indugia a pubblicare lo stato di assedio. Ma ormai si può credere impossibile che le agitazioni dell’Ungheria possano finire in 'modo pacifico. Il viaggio del cancelliere barone Vay a Pest non è altro che un ultimo tentativo di transazione, una dilazione alla sottoscrizione di un decreto che sarà la tomba della libertà.

– Giusta lo stesso corrispondente della Gazzetta di Colonia, che scrive in data del 13, l’amministrazione della giustizia in Ungheria si trova in condizioni deplorabili. I signori grandi e piccoli istituiscono le antiche giurisdizioni signoriali, e fanno amministrare colpi di verghe e di bastone a chi torna loro meglio. É impossibile, dice il corrispondente, che il governo non possa opporsi ai simili disordini, ma forse esso tende a far si che le classi basse sentano il peso dell’anarchia e de’ dominii signoriali, per fabbricarsi in esse un potente partito, e ricondurre il paese alla soggezione, senza l’impiego di violenti mezzi repressivi.

AMERICA

– Le seguenti notizie sono siate recate dal vapore Niagara, salpato da Halifax il 7, e giunto a Queenstown il 27.

La Camera Carolina settentrionale ha unanimemente adottato una risoluzione, che in caso che i tentativi per la riconciliazione fallissero, la Carolina settentrionale s unirà agli Stati con schiavi.

La nave federale Levis Cass crasi arresa allo Stato dell’Alabama.

Cinquanta mila uomini dicevansi sul punto di perire di fame nel Kansas.

– Notizie più recenti da Nuova York,7, recano: Il Texas si e definitivamente separato dall’Unione.

Il presidente ha rifiutato di accettare ultimatum della Carolina meridionale.

Attendesi un assalto del forte Sumpte. Il tentativo di prender il forte Pickens è stato abbandonato.

ITALIA

Torino, 21

Togliamo dal Diritto:

Ci vien narrato il seguente fatto sul quale invochiamo l’attenzione delle autorità competenti: Sabato a notte a un’ora incirca trovavasi al Caffè Bellardi un milite Garibaldino nomato Augusto Schiavi, nativo di Velletri.

Ei vestiva l’assisa di quei prodi, e stavasi tranquillo, accovacciato nell’angolo di una sala di quello stabilimento, quando ecco venirgli incontro parecchi agenti di polizia, i quali il richiesero delle sue carte.

A tale inchiesta fattagli con inurbani accenti, il buon soldato mite rispose, e frugossi nelle tasche. Non rinvenne il suo congedo, e pregò que’ signori ad accompagnarlo lino al domicilio che non era lungi di li: ivi giunto, gli avrebbe fatto vedere i suoi documenti. Inutili preghi! gli agenti della questura il rimisero, e l’obbligarono a seguirlo al palazzo Madama.

Ei protestò contro al sopruso, dicendo: Alle insegne che io porto, voi sapete chi sono, e parecchi tra voi mi devono conoscere, sendo io pur uno di quei militi che per ordine superiore vengono ogni di alla questura, ove ricevo 20 soldi di sussidio per campare.

A ciò il bargello rispose: (Le parole che il narratore mette in bocca all’agente di polizia sono si brutali, che il Diritto non osa riferirle.)

Arrogi a ciò, che i birri che punto non conoscono d’italiana favella, si erano stizziti perché quel buon romagnuolo aveva detto voi, e ne menarono gran lagno, e s incaponirono più che mai nella risoluzione di trascinarlo secoloro.

Insomma, il povero Augusto Schiavi, onorato milite che pugnò a Roma ed a Napoli col Titano, fu trascinalo nelle prigioni e vi fu trattenuto per ben due giorni – »

Senato del Regno. – Il Senato del Regno nella pubblica seduta che tenne ieri, dopo varie comunicazioni di ufficio, tra cui quella de’ R. Decreti di nomina del presidente e de vicepresidenti per la sessione del 1861, e dello elenco di tutti i senatori nuovi nominati, ha proceduto alla formazione de’ suoi uffizi mediante estrazione a sorte.

Oggi avvi riunione degli stessi uffizi per la loro costituzione,e la nomina de’ relatori sui titoli di ammessione dei nuovi senatori.

Domani il Senato è convocalo alle ore due in pubblica adunanza per relazioni sui titoli di nuovi senatori ier comunicazioni del Governo.

Uffici della Camera– Gli uffici della Camera de’ deputati si costituirono sotto le presidenze seguenti:

1.° Uff. Presidente Ricci Vincenzo, vicepresidente de Blasiis, segretario Negrotto Cambiaso.

2.° Id. Presid. Zannimi, vicepres. Fioruzzi, segr. De Sanctis.

3.° Id. Presid. Poerio, vicepres. Berti-Pichat, segr. Sella.

4.° Id. Presid. Depretis, vicepres. Sirtori, segr. Giorgini.

5.° Id. Pres. Tecchio, vicepres. Cavour Gustavo, segr. Lanza Ottavio.

6.° Id. Pres. Tommasi, vicepres. Panattoni, segr. Bonghi.

7.° Id. Pres. Pepoli Gioacchino, vicepres. Andreucci, segr. Bracci.

Veneto – Scrivono all’Opinione in data 18:

Oggi gran festa per tutto il Veneto per l’apertura del Parlamento.

Da Udine si scrive: Gran corso di carrozze; tre bandiere tricolori sventolano, una al palazzo della delegazione, una al caffè del Commercio, una al caffè Corazzo; tutti i negozi chiusi.

A Pordenone, corso al giardino al quale assistevamo tutti gli abitanti.

VIENNA

Si legge nella Presse di Vienna 19 febbraio.

Il moto nazionale d'Italia fece colla caduta di Gaeta un polente passo in avanti, e dopo aver percorso un immenso cerchio, e tornato al medesimo punto, dal quale dodici anni addietro è partilo, alla sede romana. Quel papa stesso, il quale nel 1847, dopo un sonno di mille anni, diede il segnale della riscossa, e al quale il popolo Italiano si veniva volgendo con un entusiasmo ed una fiducia maravigliosa, vede ora quasi compita quell’opera, alla quale aveva dato allora la prima spinta. Ma non come allora sta egli alla testé del movimento; egli si ritrae in sé stesso freddo, indifferente e nemico, ostacolo mantenuto da mani straniere alla provvisoria unità d’Italia. In qual maniera si potrà sciogliere la questione romana? L’opuscolo pubblicato ultimamente in Parigi risponde a questa domanda. Esso distingue nel papa il capo spirituale della Chiesa cattolica dal papa sovrano temporale. Il dominio temporale della Chiesa dev’essere ceduto al nuovo re d’Italia, affinché il capo della Chiesa possa risplendere in una luce più pura. La Chiesa come tale deve rimanere intatta in tutte le sue istituzioni, ma la garanzia materiale della, sua esistenza dev’esser riposta nella potenza d’Italia. É questo lo scioglimento dei problema giusta l’opuscolo parigino. La spada di Francia rimane a Roma per vegliare a questa trasformazione, ed impedire accidenti e disordini. Gli accessi del Vaticano restano in guardia ai Francesi, ma tosto che le provincie, che ancora appartengono al papa, sieno annesse al Piemonte e il Parlamento italiano sia trasferito a Roma, le truppe francesi si ritirano lasciando il papato sotto la tutela del nuovo potere. A questa maniera né l’Italia è sacrificata alla curia romana, né il papa è abbandonato alla rivoluzione.

Nello stato presente di cose non si potrebbe pensare uno scioglimento diverso. L’Austria non ha potuto salvare Francesco li e perciò stesso non può salvare Pio IX. L’antica contesa fra l’Austria e la Francia intorno al dominio d’Italia, è ormai decisa. L’Austria ha finito di essere una potenza italiana, e la Francia, per vero, scostandosi dalla sua politica tradizionale, e accomodandosi alle circostanze ed ai tempi, fa le parti di balia all'unità e all’indipendenza italiana. Pio IX non ha altro partito da prendere, che quello di riassumere i principi!, ch’egli rappresentava dodici anni addietro, o lasciarsi portar seco a forza dal corso degli avvenimenti. Se il papa si risolve al primo, i Francesi non si oppongono: s’egli piglia il secondo, i Francesi rimangono a Roma per impedire un combattimento nelle strade, e forse una devastazione del faticano, la fuga del papa, l’anarchia e tutte le complicazioni che ne potrebbero derivare.

Notizie Varie

– Il discorso del re all’apertura del parlamento produsse in Francia ottima impressione.

– Lo stato d’assedio non è ancora proclamato in Ungheria, ma ognuno sente che lo sarà fra poco. Altre truppe vennero distribuite in determinate località, e le misure di precauzione contro le persone, che per le loro azioni antecedenti possono destar paura o sospetti al governo, vengono già attuate. Il generale Asboth, che nella guerra del 1849 comandava gli honveds, venne arrestato e condotto a Temeswar.

– Un opuscolo pubblicato a Monaco col titolo: La missione della Baviera, è comunemente riguardato come un compromesso fra i due opposti progetti di riordinamento dell’armata federale, proposti, l’uno dalla Prussia, l’altro dagli Stati componenti la Conferenza di Wurtzburg. in 'quell’opuscolo si propone che la Prussia abbia la direzione suprema di tutt? le forze militari tedesche, ad eccezione di quelle dell’Austria.

– Gli Stati dell’Holstein sono convocati pel giorno 6 marzo. Intanto, Se dobbiam credere al Novelliere di Amburgo, in una riunione tenutasi a Flensburgda parecchi deputati dello Schleswig, si sarebbe deciso di pubblicare una dichiarazione, nella quale affermavano che essi credevano indispensabile, per arrivare ad uno stabile assestamento della quistione, di separare i ducati di Holstein e Lanenburgo dal resto del regno. É quella medesima soluzione che anche noi sosteniamo, perché crediamo sia la sola che possa soddisfare gl’interessi.

– L’EREMITA DI CAPRERA ci dà sue nuove con una lettere diretta al Professore Zuppetta.

– Il generale Garibaldi ha indirizzato una sua lettera al signor Ashurst, cassiere del fondo italiano in Londra, nella quale dopo alcuni particolari di amministrazione alludendo ai volontarii inglesi in Italia, si esprime così: Il colonnello Peard ha la mia intera fiducia come uomo e come soldato. I suoi ufficiali fecero tutti il loro dovere. Sarebbesi potuto desiderare maggiore disciplina fra i soldati; io lo so; essi vennero troppo tardi, ma fecero ampia ammenda di questa colpa non loro, col coraggio mostrato nello scontro del Volturno, in cui ebbero molta parte, e il quale mi diede il mezzo di convincermi quanto grande aiuto e ci avrebbero reso se la guerra della liberazione fosse continuata nelle mie mani. In ogni frangente i volontari inglesi diedero prova dell’ardente simpatia della vostra nobile nazione verso la libertà e l’indipendenza d’Italia. Ed io tengo per certo che il vostro popolo generoso – che io tanto auro e venero – non rifiuterà mai il suo contingente d’armi, d’uomini e di danaro, come attestato delle qualità che tanto lo illustrano, e le quali lo hanno reso il primo popolo del mondo.

Aggradite ecc.

Garibaldi.

– Ieri è partito alla volta di Messina il Generale Cialdini.

– Scribe è morto.

Dispacci Elettrici AGENZIA STEFANI

Napoli 24– Torino 24.

PARIGI 23– Belgrado 22– Il Principe ha esposto: che i Consoli hanno riconosciuto la condotta imprudente della Turchia, e la lealtà della Servia.

WASHINGTON – Il Congresso del Sud è costituito, il governo provvisorie» è fondalo. I progetti di un compromesso e di conciliazione sono abbandonati.

Napoli 24 (sera) – Torino 24.

MONITEUR 24– Domani nel senato si darà lettura del progetto d’indirizzo.

La Gazzetta austriaca preseli lisce, da buona fonte, la conclusione di una convenzione tra l'Austria la Prussia e la Russia relativamente a misure comuni in caso d’insurrezione in Polonia e in Ungheria.

La Gazzetta soggiunge che la situazione della Polonia ha cagionato uno scambio di note: ma circa l’Ungheria nulla è deciso.

PESTH 23 – Il Municipio ha votato l’indirizzo per lo sprigionamento del generale Asboth.



Fondi Piemontesi 75,90 a 6
Tre per cento francese 68,25
Quattro e mezzo id. 98,00
Consolidati inglesi 91 ¾
Metalliche Austriache 65,30

BORSA DI NAPOLI

25 FEBBRAIO 1861

DUCATI CINQUE DI RENDITA-GODIMENTO 1 GENNAIO




Prezzi legali – Contante D. 79 79 1/8 79 1/8
Fine corrente »  S C
Fine prossimo » S C
Rendita Piemontese L 75, 90
Rendita Bolognese D S C
Rendita Toscana » S C

DUCATI QUATTRO DI RENDITA-commento 1 GENNAIO
Contante D. 67 314

CERTIFIC DELLA REAL TESORERIA-GOD. 1 GENNAIO
Contante D. 70 70 70

RENDITA DI SICILIA

DUCATI CINQUE DI RENDITA-GODIMENTO 1 GENNAIO


Contante D. 78 112

SOCIETÀ DI ASSICURAZIONI DIVERSE

Godimento 1 GENNAIO 1860 50 50 D 55

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ANNO I. Martedi 26 Febbraio 1861 N. 3

IL PARLAMENTO GIORNALE POLITICO DELLA SERA
Si pubblica tutti i giorni (esclusi i festivi) alle 5 p. m.
COSTA UN GRANO



NAPOLI 26 FEBBRAIO 1861.

NOSTRA POSIZIONE INTERNAZIONALE

II.

La Potenza, che negli ultimi tempi, ha mostrato maggior simpatia per l’Italia è l'Inghilterra. Abbiam veduto. da che sono al potere Palmerston e Russell, che decisamente ed apertamente il movimento italiano è stato plaudito, quasi incoraggiato. Quando Russia Austria Prussia e la stessa Francia dissapprovavano l'intervento Piemontese nell'Umbria, nelle Marche, e nell’Italia del Sud, sorgeva sola l’Inghilterra per sostenere il dritto e l'utilità di quell'intervento, che si diceva necessario per evitare maggiori scompigli: quando Italia pativa lo smembramento di Nizza, era ancor l’Inghilterra che protestava: quando la Francia protraeva l’occupazione di Rama, come tuttora la protrae era com è l’Inghilterra la Potenza che protesta. Ed è per questa simpatia aperta ed officiale che l’Italia è riconoscente all’Inghilterra, cui si è tribuito omaggio nel discorso del Trono.

Ma non dovendo i popoli soffermarsi ed adagiarsi sulle simpatie e sulle cortesie de Governi, conviene riferirsi agl’interessi, agl’iuteresi ch’entrano in giuoco, e che possono entrare in giuoco.

In Inghilterra, paese eminentemente libero per gli ordinamenti interni, gli uomini servono alla cosa (a differenza d’Italia ove finora le cose servir devono agli nomini); e quindi è l’interesse che determina i cambiamenti di politica, e con essa degli uomini che devono rappresentarla.

Ricordiamo le promesse inglesi nel 1815 alla Sicilia, le altre nel 1848 alle due Sicilie; ricordiamo la condotta del Gabinetto Darby; e non dimentichiamo che Lord Russell. approvando il movimento Italiano, prescriveva non doversi attaccare la Venezia! Indaghiamo adunque la causa delle attuali simpatie, per dedurre quindi quel che puossi da esse legittimamente sperare. Quando per ventura s no coincidenti gl’interessi materiali di una grande Potenza cogl’intercessi morali di un popolo che sorge a libertà, la simpatia è sincera, ed è simpatia interessata, e perciò utile.

L’Inghilterra adunque temendo che d'Italia altra partesi smembri in favore della Francia che potrebbe ancora sostenerla in una guerra, coopera moralmente e spinge perchè la guerra si eviti, e per evitarla sconsiglia ogni attacco contro Venezia. L'Inghilterra temendo che non concorde l'Italia del Sud con quella del Nord, potesse dar si luogo a particolare autonomia con un Dinasta della Casa Imperiale, consiglia la unificazione d'Italia, approva i movimenti, e ne sostiene il dritto al cospetto dell'Europa.

L'Inghilterra temendo, che in caso di conflagrazione, l'esercito francese di Roma, usufruendo di sua strategica posizione, potesse dar novello indirizzo alle cose della penisola, altamente reclama il ritiro di quelle truppe.

L'Inghilterra adunque aiuta moralmente l'unità italiana, perchè ha l'interesse di respingere i possibili e temuti disegni di Francia. E quando l'Italia potesse essere sincera alleata di Francia, l'Inghilterra cercherebbe stornare l'acquisto della Venezia, per evitare nell'Adriatico un predominio delle flotte Italo-franche.

Ecco, a nostro modo di vedere quali sieno le cagioni principali della simpatia del governo inglese per noi: (rimane inteso, che non parliamo del popolo inglese, ch è ben diverso dal suo go verno!) Ma verificata la coincidenza degl'interessi morali e politici, conviene profittarne; e profittarne in tempo, non senza tener d'occhio alle cagioni da noi manifestate – Una variazione negl'interessi porterebbe variazione di simpatia, e l'Inghilterra non avrebbe scrupolo a stendere la mano all'Austria, di cui spessamente fu l'alleata.

D.

 LA CAPITOLAZIONE DI GAETA

 «Un soldato di Vittorio Emmanuele combatte e perdona» dice l’ordine del giorno del Generale Cialdini, Nome caro all'Italia, generoso, e senza macchia.

E ciò sta egregiamente dettò fra i morti ed i morenti, fra le macerie e le mine: il contegno de'  soldati Italiani e del loro Capo è degno della loro rinomanza.

Ma riguardo alla capitolazione,la critica politica (sia detto di passaggio) potrebbe riservarsi de’ commenti non del tutto favorevoli ad alcuni articoli,conseguenti per altro ad una serie di altri articoli che partono dal principio medesimo che inferma il gabinetto di Torino.

A no’ d'esempio: art. 40. «Gli uffiziali ed impiegati militari, avranno due mesi di tempo, a partire dalla data in cui furono messi in libertà o prima, se lo vogliono, per dichiarare se intendono prendere servigio nell’Esercito Nazionale o essere ritirati. Saranno, come agli altri uffiziali del già disciolto Esercito Napoletano applicate le norme, del Beai Decreto dato,in Napoli il 28 Novembre 1860 ()– »

Tutti gli uffiziali che servirono unanimemente di strumento alla reazione per lo corso di dodici armi, di appoggio zelantissimo allo Spergiuro de’ Borboni, che capitanarono il sacco ed il fuoco dovunque piacque a Francesco II di avviarli, sfileranno in parata sotto la bandiera del riscatto italiano, e sia pure – Ci è della buona gioventù in mezzo a loro ne convenghiamo. Ma per altro, è forza a chicchessia convenire che uno scarto era indispensabile, che una commissione di scrutinio doveva istituirsi per mettere da parte coloro che non si erano resi unicamente passivi sotto la bandiera di un re, ma che avevano parteggiato personalmente per la tirannide e per la reazione.

Ci sembra che non i soli impiegati civili debbano pagare della propria persona la condotta serbata durante il dispotismo; ciò costituirebbe una ingiusta parzialità, e tanto maggiormente in quanto che un uffiziale militare non ha d’uopo distinguersi con eccesso di zelo personale per essere serbato nel proprio posto,lo che non sempre avviene nell’amministrazione civile e politica la quale è assai più rischiosa in tale sciagurata condizione. Sono dunque colpevoli gli uni e gli altri i zelanti del dispotismo, ed anche colpevoli in gradazioni diverse. E intanto il militare reazionario resta invece impunito. Siano ben venuti adunque i Cutrofìani, gli Afan de Rivera, i Ritucci, fu ben venuto il Nunziante e si mettano allegramente alla testé dell’esercito nazionale Italiano, dal quale furono esclusi coloro che li han prima rovesciati sulla polvere su tutti i campi di battaglia della libertà.

Art. 43 – «È accordato agli Uffiziali, sotto Uffiziali e soldati esteri quanto avranno dritto per le antiche capitolazioni e decreti posteriori tino al 7 settembre 1860».

» Id. per i militari esteri dopo il 1859 etc.

Egli è vero che questi uffiziali, sotto uffiziali etc. sono mandati fuori 5 ma vorremmo domandare una cosa. Cosa vennero a fare qui questi signori? cosa vennero a fare in ispecie dei nuovi dopo il 1859?– Quello che fecero i gendarmi di Lamoricière, anzi paggio quello che stanno facendo i loro degni alleati pontifici su confini romani. Sostenere con gli eccidii una carogna di trono in odio al mondo, e contro le grida di maledizione dei loro popoli. Ed ora si accorda loro lo stesso compenso, che ritirandosi veniva ad essi accordato dai Borboni.

Togliamo dal giornale il Popolo d’Italia la seguente

LETTERA DI GARIBALDI

Abbiamo da Caprera Una lettera del nostro Liberatore Garibaldi al professore Zuppetta, datata il 5 corrente e giunta in Napoli con molto ritardo, dalla quale si rileva l’ottimo stato d'salute dell'Eroe. Qui sotto poi pubblichiamo una lettera dello stesso all’associazione parmense degli operai, che offersero a Garibaldi la Presidenza d’onore. Esso accetta, ed accennala spada non è ancora arrugginita; su quella lama la ruggine ministeriale non potrà mai.

Caprera 10 febbraio 1861

Operai di Parma,

Si! io figlio del popolo e vostro – e più orgoglioso di questo, che di qualunque titolo sulla terra – Comunque io accetto riconoscente la Presidenza onoraria della vostra società, come pure d’esservi compagno nella prossima ed ultima battaglia della Redenzione.

Aggradite un abbraccio dal vostro.

G. Garibaldi

RELAZIONE A SUA MAESTÀ IL RE

IN UDIENZA DEL 1 CORRENTE FERRAIO

Sire,

Nell’accogliere i voti della Toscana e riunirla cogli altri suoi popoli in una sola Monarchia la Maestà vostra col Decreto suo del 23 marzo 1860 ordinava che fosse provvisoriamente mantenuto per quelle provincie un centro amministrativo, e che vi presiedesse un Governatore Generale con ampiezza di poteri maggiore di quella dei Governatori delle altre Provincie. La Toscana conservava in sostanza, senza detrimento dei nuovi vincoli politici che lo univano al regno italiano, una spiccala autonomia amministrativa. Temperamento siffatto era consigliato da gravi ragioni di politica prudenza; perocché lo introdurre repentinamente e ad un tratto un nuovo sistema d’amministrazione avrebbe ingeneralo confusione ed incertezza, turbato l’ordinato andamento della cosa pubblica.

Nulladimeno cotesta condizione di governo doveva essere temporanea e cessare appena che le circostanze il consentissero. Vostra Maestà il dichiarava espressamente nel suo discorso ai rappresentanti della nazione il 2 di aprile dello scorso anno, e il Parlamento in varie occasioni esprimeva il volo, che fosse sollecitamente provveduto alla unificazione del reggimento toscano colle altre parti del Regno, unificazione augurala da tutti gli Italiani per assodare l’opera della nazionale indipendenza. Lasciando al Parlamento il compito di fare quelle leggi e quelle provvisioni che saranno giudicate acconce a compila in ogni sua parte, i consiglieri della vostra Corona sono persuasi che sia giunto il momento di fare un passo decisivo verso quell’assetto normale che dovrà' aver la Penisola sotto il glorioso scettro di V. M..

A questo fine tende il Decreto che il riferente ha l’onore di sottoporre alla sovrana approvazione. Per esso, mentre si lasciano alla Toscana tutte quelle libertà che i tempi e le particolari condizioni dell’Italia richiedono a tutela delle comunali e provinciali franchigie, vengono assunte dal Governo centrale le più essenziali prerogative di imo Stato forte ed ordinato.

Ponendo termine in colai guisa alla autonomia toscana, il Ministero sente il dovere di tributar pubblico omaggio di lode all’uomo di Stato che fin qui ne tenne degnamente il reggimento. So l’opera del barone Ricasoli riuscì di tanto giovamento alla patria quando la Toscana associava i suoi destini a quelli del Regno italiano cosi meravigliosamente e previdenziale fondato, con non minore sollecitudine ed efficacia egli cooperò a far si che la maggiore unificazione della natia sua contrada col resto dello Stato trovasse facile e spianala la via. Ond’è che egli ha pienamente raggiunto quella mela che si era prolisso, trasfondere cioè il municipio nella nazione.

VITTORIO EMANUELE II. ec. ec.

Al fine di provvedere al governo ed all’amministrazione delle Provincie toscane; Sentito il Consiglio dei Ministri; Sulla proposta del presidente del Consiglio, Ministro Segretario di Stato per gli Affari Esteri.

Abbiamo decretato e decretiamo: Art. 1. L’autonomia amministrativa toscana, quale. fu stabilita dal Decreto di 23 marzo 1860, cessa di esistere col corrente mese nel quale si apre il Parlamento italiano.

Le attribuzioni fin qui esercitate nelle provincie della Toscana dal Luogotenente e dal Governatore generale in ordine al Decreto 23 marzo 4860, saranno riunite ai RR. Ministeri e verranno esercitate o per mezzo di un Governatore delle Provincie toscane, o per mezzo delle autorità delegate dai ministri nei modi e con le nonne seguenti, e con quelle che saranno più particolarmente stabilite da uno speciale Regolamento.

Art. 2. Il Governatore delle Provincie toscane ha sotto la sua diretta dipendenza i servizi politici, di sicurezza pubblica, di amministrazione, e della Guardia Nazionale, che sono di competenza del Ministero dell'interno, e vi provvede in conformità delle leggi e delle istruzioni del Ministero.

Art 3. Egli compie inoltre quegli atti che sono di competenza degli altri ministeri che gli sono attribuiti da Leggi o Regolamenti speciali o delegali dai ministri coi quali corrisponde.

Art. 4. Il Governatore vigila, nell’interesse dell'ordine e della sicurezza pubblica, sull’andamento di tutti i servizi dipendenti dall’Amministrazione dello Stato e sulla disciplina delle persone addette ai servizi medesimi. Non ha però ingerenza nei rami giudiziari! e militari se non in quanto si riferisse a facoltà ed alti che anche nei detti due ultimi servizi! gli fossero attribuiti da Leggi o Regolamenti speciali o delegati dai ministri.

Art. 5. Al fine suddetto i ('api dei diversi servizi pubblici sono tenuti di ragguagliarlo di tutti i fatti la cui gravità o natura può interessare, l’ordine pubblico.

Art. 6. Similmente sono tenuti a comunicargli i cambiamenti nel personale per le osservazioni che stimasse conveniente il sottomettere ai competenti ministri, salvo le limitazioni contenute nell’articolo precedente.

Art. 7. Il Governatore è in diritto di fare o di prescrivere in ogni tempo le indagini od inchieste che allo stesso fine riconoscerà necessarie; gli Uffiziali del Governo sono nell’obbligo di ottemperare a tali richieste.

Art. 8. Il Governatore protegge tutti gli Uffiziali del Governo nell’esercizio delle loro attribuzioni.

Art. 9. Per gli affari dipendenti dal Ministero di grazia e giustizia ed affari ecclesiastici, quelli che non saranno ritenuti od avocati al Ministero, rimangono per. la parte giudiziaria affidali ai Presidenti delle Corti d’appello ed ai Procuratori generali presso le stesse Corti d’appello; per la parte ecclesiastica sono commessi al Governatore, nel modo e secondo le ripartizioni espresse nell’annesso Regolamento.

Art. 10. Le autorità e gli uffizi per l’Amministrazione finanziaria esistenti nelle Provincie toscane sono provvisoriamente conservali nella loro presente condizione e continueranno ad esercitare le proprie attribuzioni ed incombenze a norma delle Leggi e dei Regolamenti vigenti in quelle province....

Art. 11 Le relazioni delle Autorità e degli uffici suddetti col Ministero delle finanze avranno luogo per mezzo di un sopraintendente di finanza stabilito in Firenze, il quale sarà principalmente incaricalo di compiere l’istruzione delle pratiche da trasmettersi per le risoluzioni riservate al Governo centrale come di curar presso le Autorità locali l’esecuzione dei provvedimenti governativi.

Art. 12. Il coordinamento al sistema finanziario dello Stato dell’Amministrazione speciale conservata provvisoriamente alle Provincie toscane, i rapporti della Sopra intendenza di finanza col Ministero e cogli Uffizi finanziari di quelle provincie, e le maggiori attribuzioni che il ministero delle finanze sodo la propria responsabilità stimasse conveniente di affidarle nell’interesse del pubblico servizio, formeranno oggetto di provvedimenti ministeriali.

Art. 13. È delegata al Governatore di Toscana l’amministrazione delle spese inscritte in bilancio, pei servizii di acque, strade, parti e spiaggie, e fabbriche civili.

È solo fatta riserva delle spese concernenti i lavori d’ampliazione e perfezionamento del porto di Livorno, la e li gestione rimarrà intiera ài Ministero dei lavori pubblici.

Art. 14. Sono pure delegati al Governatore di Toscana i provvedimenti che riguardano la polizia di acque e strade e dei porti e spiaggie, sotto l'osservanza delle leggi e discipline colà tuttora vigenti.

Art. 15. Per la istruzione pubblica è conservato in Toscana un Ufficio centrale provvisorio della pubblica istruzione, il quale, per le cose di sua attinenza, corrisponderà con tutti i Capi d’Ufficio e trasmetterà gli affari informati al Ministro o al Governatore secondo le rispettive competenze stabilite dal Regolamento.

Art. 16. Tutte le attribuzioni che in virtù del Decreto Reale del 5 luglio 1860 sono conferite al Ministero di agricoltura, industria e commercio, per gli affari rollativi ài Ministro saranno da esso esercitale anche in Toscana nei modi con cui le esercita nelle antiche e nuove provincie annesse allo Stato.

Il Governatore risolverà per altro direttamente fino a nuova disposizione, gli affari relativi alle fiere e mercati, ed amministrerà come per lo innanzi l’Istituto delle Cascine, e l’Accademia del Georgofili.

Art. 17. Un Regolamento speciale annesso al presente decreto e Firmato d’ordine nostro dal Consiglio dei nostri Ministri, determinerà più particolarmente le attribuzioni riservate al Governo centrale e quelle affida e al Governatore delle Provincie toscane.

Ordiniamo che il presente Decreto, munito del Sigillo dello Stato, sia inserto nella Raccolta degli Atti del Gorno, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farloo osservare.

Dato a Milano, addi 14 febbraio 1861.

VITTORIO EMANUELE.

C. Cavour,

Notizie Interne

S A. R. in udienza del 16 febbraio corrente ha nomati:

I signori Carlo Mileti, Michelangelo Cortese, Vincenzo Osso e Francesco de Filippis, già impiegati presso la segreteria Generale della Dittatura, ad uffiziali di Carico 3. rango di Dicastero con l'annuo soldo di ducati settecentoventi.

I signori Luigi Jannotti e Giovanni de Honestis, già impiegati presso la Segreteria Generale della Dittatura, ad Uffiziali di Dicastero di 1. classe 1. rango con l’annuo soldo di duc. 600.

I sig. Luigi Canvelles, Luigi Piccoli e Francesco Marriello, già impiegati presso la Segreteria Generale della Dittatura ad Ufficiali di Dicastero di seconda classe 1. rango con l’annuo soldo di ducati quattrocentottanta.

Essi verranno destinati a lavorare nei diversi Dicasteri secondo che il bisogno lo richiegga.

MINISTERO DELLA GUERRA DIREZIONE GENERALE DI NAPOLI

Elenco di alcuni Ufficiali del già Esercito delle Due Sicilie ammessi nel Regio Esercito e destinati ai Corpi per ognuno indicati.

Beneventano del Bosco Guglielmo, Cavalleggieri di Napoli, e riconosciuto nel grado di Maggiore per Regio Decreto 7 febbraio 1861, e vien collocalo in aspettativa per scioglimento di corpo.

 Carrano Luigi, idem, è ammesso nel Regio Esercito col grado di Maggiore per Real Decreto 7 febbraio 1861 ed è collocato a disposizione del Ministero.

Resta Camillo, idem, è riconosciuto nel grado di Capitano per Regio Decreto 7 febbraio 1861, e collocato in aspettativa per scioglimento di corpo.

Caravita Onoralo, idem, è riconosciuto col grado di Capitano per Regio Decreto 7 febbraio 1861, è collocato in aspettativa per scioglimento di corpo.

Cirillo Luciano, idem, è ammesso col grado di Luogotenente nel Corpo del Treno d’Armata per Regio Decreto 7 febbraio 1861.

Mauro Errico, idem, e ammesso nel Regio Esercito col grado di luogotenente per Regio Decreto 7 febbr. 1861, e destinato al Deposito del Reggimento Cavalleggieri in Vercelli..

Pesacane Nicola, idem, è ammesso nel corpo del Treno col grado di Sottotenente per regio Decreto 7 febbraio 1861.

Paolillo Pietro, id., è ammesso nel corpo del Treno col grado di Sottotenente per Regio Decreto 7 febbraio 1861, Zugaro Felice, idem, è ammesso nel corpo del Treno col grado di Sottotenente per Regio Decreto 7 febbraio 1861.

Carrano Cesare, idem, è ammesso nel Regio Esercito per Decreto 7 febbraio 1861 col grado di Sottotenente, e destinato al deposito Cavalleggieri d’Alessandria in Vercelli.

De Stasio Giovanni, idem, è ammesso, nel. coi po del Treno per Regio Decreto 7 febbraio 1861 col grado di Sottotenente.

D’Affiillo Giuseppe,idem, è ammesso nel Regio Esercito per Real Decreto l'febbraio 1861 col grado di Sottotenente, e destinato al deposito del Reggimento Cavalleggieri d’Alessandria in Vercelli.

D’Afflitto Carlo, idem, è ammesso nel Regio Esercito per Regio Decreto 7 febbraio 1861 col grado di Sottotenente, e destinato al Reggimento Cavaliggieri di Monferrato in Lodi.

Fallanea Francesco, è ammesso nel corpo del Treno per Regio Decreto 7 febbraio 1861 col grado di Luogotenente.

Stilo Raffaele, idem, è ammesso nel corpo del Treno per Regio Decreto 7 febbraio 1861 col grado di Sottotenente.

Nota– Tutti i suddetti Uffizi ali dovranno tosto raggiungere i corpi cui vengono destinati. Sulla totalità degli uffiziali assegnali al Treno si è disposto che due Luogotenenti e tre Sotto tenenti siano destinati ai distaccamenti del Treno stanziati nell’Italia Meridionale. Tale destinazione di Uffiziali dovrà seguire sulla proposta del Maggiore del Treno, gli altri dovranno raggiungere, la sede dello Stato Maggiore del corpo in Torino. (Giorn. Uff.)

RELAZIONE a S. A. R. il Principe di Savoja-Carignano

LUOGOTENENTE GENERALE DEL RE

NELLE PROVINCIE NAPOLETANE

In seguito del Decreto di questa stessa data col quale si dichiara che interinamente il Dicastero di Agricoltura. Industria e Commercio farà parie di quello dell’Interno, io sento il debito di rassegnare all’Altezza Vostra Reale il Regolamento che ne determina le attribuzioni. Così si potrà procedere senza ritardo ed ostacolo nessuno ad organare quanto è indispensabile per promuovere la prosperità pubblica e la privala in queste province meridionali in cui lo assetto economica è Stato abbastanza degradato da una tirannia sospettosa d’ogni civile perfezionamento. Laonde prego V. A. R. volersi compiacere di approvarlo.

Napoli 23 febbraio 1861.

Il Consigliere

L. Romano

REGOLAMENTO approvato da S, A. R. Eugenio di Savoja Principe di Carignano per le attribuzioni del Dicastero d'Agricoltura, Industria e Commercio interinamente unito a quello dell’Interno.

Articolo 1. – Industria agraria e manifatturiera.

Industria Agraria compresa la pastorizia. Leggi, regolamenti ed istituzioni che la riguardano. Orti Agrarii sperimentali, Scuole agricole e d’industria. Monti frumentarii ed altri stabilimenti di credito agrario. Esame delle quistioni economiche risguardanti il tavoliere di Puglia. Miniere. Istituto Veterinario. Miglioramento delle razze. Industria manifatturiera. Leggi, regolamenti. ed istituzioni che la riguardano. Scuole d’Arti e Mestieri. Gabinetti e conservatomi relativi. Istituto d’incoraggiamento. Concessione di brevetti od incoraggiamenti. Società Economiche. Gabinetti di modelli e macchine. Istituti Agrarii Industriali.

Art. 2. – Commercio, Statistica, Polizia delle Acque e delle Foreste.

Commercio interno ed esterno. Canali di navigazione. Fiere. Mercati. Camere di Commercio. Società Anonime commerciali. Borsa. Agenti di cambii e sensale Prezzi de’ generi. Scuole nautiche. Pesi e Misure. Banchi di circolazione. Case di pegnoraziane. Casse di risparmio. Istituii di assicurazioni diverse. Statistica generale delle Provincie Napoletane. Acque, Foreste. Caccia. Pesca Molini. Macchine idrauliche. Incanalamento delle acque. Irrigazioni. Pozzi artesiani.

Napoli 23 febbraio 1861.

RELAZIONE a S. A. R. il principe di Savoja-Carignnno

LUOGOTENENTE GENERALE DEL RE

NELLE PROVINCIE NAPOLETANE.

ALTEZZA REALE

Per ordinar il Dicastero di Agricoltura, industria e Commercio, interinamente unito a quello dello Interno, ho, secondo le ultime determinazioni di Vostra Altezza Reale, formato un Ripartimento diviso ne’ seguenti carichi:

1.° CARICO.

Statistica.

2.° CARICO.

Industria agraria, compresa la pastorizia.

3.° CARICO.

Industria manifatturiera.

4.° CARICO.

Commercio interno ed esterno.

5.° CARICO.

Acque, foreste e caccia.

6.° CARICO.

Banchi di circolazione, Casse di risparmio e Società industriali.

Prego ora Vostra Altezza Reale ad approvare il corrispondente personale, pel quale mi sono studiato di gradare la Finanza dello Stato appena di un aumento di spesa di annui ducati 7158, senza però omettere quanto è necessario per lo espletamento di gli affari in questo rari o tonto importante della pubblica amministrazione:

Napoli 23 febbraio 1861.

Firmato – L. Romano.

Notizie Varie

TORINO

La questura, adducendo meschini pretesti di formalità inadempiute, vietò ieri sera l’inno di Garibaldi al teatro Rossini, obbligando l'impressario, in via di arbitraria punizione, ad un involontario e per lui pregiudizievolissimo riposo in questi giorni di tanta affluenza ai teatri.

La polizia di Torino, gelosa degli allori di quella di Napoli, vieta l’esecuzione dell’inno, che ormai è impunemente cantato in tutti i teatri d’Italia, è ciò l'indomani del giorno in cui nel discorso della Corona il Capo dello Stato accennava con lode al prode Capitano e alla valente gioventù, che colle loro maravigliosissime vittorie resero celebre e popolare quell’inno.

(Dritto).

DANIMARCA.

Scrivono da Copenaghen al Progresso di Vienna, in data del 44 corrente:

Il gabinetto di Copenaghen prepara in questo momento un lungo memorandum per le potenze straniere, nella questione dell’Holstein, si volge a mostrare l’incongruenza che la Confederazione, mentre non s’immischia negli affari interni degli Stati feudali, se non dietro espressa domanda negli Stati medesimi, agisca rispetto alla Danimarca di motuproprio, e senza che il governo, né il popolo abbiano domandato la sua intervenzione; incongruenza che tasterebbe per sé sola a mettere in dubbio la validità delle risoluzioni letterali. Vi è detto infine che, in lutti i casi, la Danimarca considera come urgente, pe' suoi interessi, che uno scioglimento pronto e definitivo sia stabilito rimpetto alla Germania.

(Diritto).

SERVIA.

Un recente articolo del Giornale di Costantinopoli contro il principe Michele e le mone del popolo Serba ha prodotto a Belgrado la più profonda irritazione contro la Turchia. Non e improbabile che i Serbi facciano causa comune coi Montenegrini ed aspettino solamente il tempo propizio per piombare uniti sulle provincie turche confinanti e proclamare l’indipendenza delle popolazioni cristiane.

(Espero).

AUSTRIA

L’Jndèpendance Belge ha da Agram, in data del 14 febbraio, che in quel giorno ebbe luogo l’installazione del conte supremo del comitato, la quale installazione ha succeduta alla riorganizzazione già terminala dei comitati di Varadino, d’Essek e di Kreuz In quest'occasione la congregazione generale del comitato d'Agram, o la Sknplschina, come vien chiamata nel paese, ha risoluto l'indirizzare una petizione all’imperatore d’Austria, re di Croazia, per domandargli di ricostituire nella sua integrità il regno di Croazia, comprendendovi la Schiavopia e la Dalmazia, e d’accordare anche agli altri popoli della monarchia Costituzioni in armonia colle esigenze dello spirito del tempo Sperano i Croati che in quest'ultimo voto, emesso all’unanimità dai membri della Skuptschina, sulla proposizione del barone Kuslau, l’Europa troverà la prova essi sanno essere giusti verso le altre nazionalità dell’impero, men re rivendicano il ristabilimento delle loro proprie istituzioni.

Tuttavolta, convien ricordare, che i Dalmati protestano contro la loro incorporazione nella Croazia, domandata dalla congregazione di Agram; che la città dì Fiume, segnatamente, desidera essere direttamente riunita all’Ungheria; che questa dal canto suo avanza pretese a una unione colla Croazia, che metterebbe i due paesi sotto la dipendenza della corona di Santo Stefano, e che nell’inestricabile confusione causala da tutte queste esigenze, più o meno giustificate da divergenze di razze, di lingue, di origini, di tradizioni, di legge e di costumi, sarà molto difficile alla corte di Vienna di dare soddisfazione a tutti, senza scontentare nessuno. Questo è anche uno dei pericoli della situazione che già troppi ne presenta: e molto ardito sarebbe chi osasse presagire com’essa riuscirà a liberarsi da questo imbroglio.

UNGHERIA

Ultimamente ebbe luogo al teatro nazionale di Pesth un’accademia di beneficenza promossa dalla Società di soccorso dei Honvéd di Peth. Ogni singolo pezzo fu accolto con forte plauso dall'affollatissimo uditorio. Una poesia umoristico-politica di Jòkai, recitata maestevolmente dell’attore Szerdahelv (il quale, osserviamo di passaggio, portava i calzoni dell’uniforme di bonvéd) fu applaudita clamorosamente per le sue felici allusioni politiche in generale, e per una glorificazione di Garibaldi in particolare.

(Gazz. Off. di Vienna)

MESSICO.

– Le ultime notizie del Messico sono importanti. Il Governo costituzionale è padrone assoluto della situazione. Esso è riconosciuto su lutti i punti della Repubblica e funziona in modo regolare. Il Ministro di Spagna, il Nunzio del Papa e gl’incaricati d’affari di Guatimala e dell’Equatore, hanno ricevuto i loro passaporti Simile grave provvedimento fu preso in seguito delle loro mene attive in favore del partito clericale e retrogrado.

Dispacci Elettrici AGENZIA STEFANI

Napoli 25 (tardi) – Torino 25.

Parigi – Pietroburgo – Un dispaccio di Gortschakoff autorizza Risseleff a partecipare alla conferenza per la Siria, e ad appoggiare la prolungazione dell’occupazione francese. Se la conferenza giudicasse utile di accrescere la forza con truppe di altre potenze, la Russia non farebbe nessuna obiezione.

Washington 13– Nessun conflitto aspettasi prima che la confederazione del Sud ne abbia fatto dichiarazione formale, a meno che il Governo federale pigli l’iniziativa– Smentito l’attacco del f irte Sunter– Concentratisi rinforzi considerevoli di uomini e di materiali pronti ad essere spedili a Charlestown– Credesi in Tennesse alla maggioranza unionista– Lincoln fu ricevuto da per tutto con entusiasmo.

Cambii Bancarii 104 1/2 a 105

– Commerciali 103 a 105.

Napoli 26 – Torino 25 La Camera dei Deputati occupossi oggi della verificazione del potere; approvò senza incidente 128 elezioni.

Parigi 25 – Vienna – Corre voce del ritiro di Rechberg: aspettasi domani la pubblicazione della sostituzione.


Fondi Piemontesi 76,00,76,10
Tre per cento francese 68,10
Qua Oro e mezzo id. 97. 90
Consolidati inglesi 91 ¾
Metalliche Austriache 00,00

BORSA DI NAPOLI

DUCATI CINQUE DI RENDITA– godimento 1 GENNAIO.


Prezzi legali Contante D. 79 79 1/8 79 1/8
Fine corrente » S. C.
Fine prossimo » S. C.
Rendila Piemontese L. 76 ½
Rendita Bolognese » S. C.
Rendila Toscana » S. C.

DUCATI QUATTRO DI RENDITA – GODIMENTO 1. GENNAIO.

Contante D. 67 ¾

CERTIFIC. DELLA REAL TESORERIA– god. 1. gennaio.

Contante D. 70 70 70

RENDITA DI SICILIA

DUCATI CINQUE DI RENDITA– godimento 1 GENNAIO.

Contante D. 78 ½

SOCIETÀ’ DI ASSICURAZIONI DIVERSE.

Godimento 1. gennaio 1860 50 D. 55.


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ANNO I. Mercoledi 27 Febbraio 1861 N. 4

IL PARLAMENTO GIORNALE POLITICO DELLA SERA
Si pubblica tutti i giorni (esclusi i festivi) alle 5 p. m.
COSTA UN GRANO


NAPOLI 27 FEBBRAIO 1861.

NOSTRA POSIZIONE INTERNAZIONALE

3.

La Russia per Io addietro, rappresentava il campione della legittimità e del potere assoluto ma dopo il trattato di Parigi del 1839, una significante variazione di politica si è verificata nel suo sistema: e senza smettere formalmente dell'alta influenza internazionale, che le compete come grande potenza, si è peculiarmente occupata del miglioramento e sviluppo dell'amministrazione interna del suo vasto stato, e vi ha proclamato de’ principi di libertà, di affranchimento e di dignità personale, che valgono a dare un principale impulso al progresso della Civiltà. – Per questo sovrano impulso al progresso, la Russia è venuta al punto di non dovere né potere contrastare od impedire a’ popoli le aspirazioni alle nazionalità, ed il dritto di vegliare su’ proprii interessi.

Con tutto ciò la Russia non smentisce il principio di dritto divino e di autorità, ma si astiene d’intervenire per sostenerlo, ed importo ad altri popoli. – Cosi nel mentre la Russia ha mal veduto il progresso della rivoluzione nel mezzogiorno d’Italia,e la cacciata del Borbone; nel mentre ha disapprovato le operazioni militari del Piemonte, delle novità italiane non à fatto un caso di guerra; anzi, costituita la Nazione italiana, Bell’equilibrio europeo, a fronte de probabili rimestamenti orientali, e delle nazionalità greca e slava, la Russia potrà trovar suo conto nel ricercar l’alleanza d’Italia.

La Prussia, retta costituzionalmente, in mezzo alla nazione tedesca, non rappresenta una nazionalità esclusiva, e trovasi rappezzala al paro dell’Austria, comunque in diverso grado. Teme quindi delle sue possessioni sul Reno, teme della Posnania, perché quelle potrebbon negli eventi ritornar limiti di un grande impero, e questa unirsi alla sua madrepatria.

A rifarsi la Prussia, e a ricostruirsi sopra solite e nazionali basi, dovrebbe avere il coraggio di seguire ed attuare la sua Politica tradizionale, e mettersi a Capo della Germania: ciò non facendo, o credendo non ancor tempo a fare, dee correre una via di mezzi termini; di uno statu quo minaccevole e dannoso. E però la Prussia armata a dismisura quasi provoca a guerra, dichiara voler sostenere il suo piccolo musaico, e mostra di appoggiar l’Austria per sostenere il suo gran musaico, del quale,ancor, fa parte la Venezia– Ecco perché, il governo di Prussia incerto ancora, non sappiamo se in realtà o in apparenza, dell’indirizzo politico che vorrà adottare, sparge dubbii se il Mincio sia o no limite necessario e strategico alla Germania. E comunque non ancora sia ben chiaramente delineata la politica prussiana per l’Italia, è da riflettere che la Prussia non potrebbe, senza suo danno, farsi cieco strumento dell’Austria!

Della quinta grande Potenza, che ancor figura in Europa, dell’Austria, non è uopo parlarci essa ci è naturalmente ostile. Sa che Italia reclama la Venezia, sa che al compiersi dell’Unità nazionale di Italia, altre nazionalità si svegliano che tutte vogliano separarsi dall’arciducato di Austria, sa in quale effervescenza è l’Ungheria, la Gallizia, la Boemia, la Croazia, i confini militari; sente la piaga cancerigna che rode e dissolve questo corpo che si chiama impero d’Austria, e non può obbliarne le cagioni.

L’Austria intanto dire che si terrà difensiva sui veneto e nel quadrilatero; ma comprende che il tempo le nuoce; quindi se un momento favorevole par che lesi mostri. rompe il contegno di riserba, e lenta l’ultimo co’ po, comunque disperato, per risorgere: intanto non ismette delle sue pratiche volpine subdole e nascoste per creare ostacoli ed opposizioni alla definitiva costituzione dell’Italia Una.

Che far dunque debbono gl’italiani, in questo tempo di perplessità e di eventi, quando le grandi Potenze approvanti, indifferenti, o avversanti l’unità d’Italia, non intervengono ad imporci la loro volontà, e ci lascian padroni a regolar le cose nostre? Il ripetiamo: si costituiscano forti armati e decisi in un solo proposito.

D.

L’OPUSCOLO DEL SIGNOR DE LA GUERONNIERE

Non può negarsi di esser lucida, calma ed esatta la esposizione della quistione romana e de’ rapporti tra Francia, Italia e Roma; ma qual è mai la conclusione? Pare sia quella, che l’imperatore non può sacrificar l’Italia ai potere temporale del Papa, e non può lasciare il Papa ai pericoli della rivoluzione. Ed a rincalzo di questa conclusione fu dichiarato che le truppe francesi non sarebbero richiamato da Roma, pria di esser definitivamente sciolta la quistione anzidetta: il che importerebbe una nociva continuazione dello statu quo. Ma ciò non ostante, le cose sono portate a tale estremo, che il protrarle ulteriormente, potrebbe farle uscir di sesto e seco portar maggiori scompigli e gravi danni avvenire. Da documenti presentati alla Legislatura francese; e da quelli esaminati dall’autore dell’opuscolo si rileva nettamente la testardaggine della Corte romana è la verificazione del vecchio proverbio che «quando Iddio vuol punire un uomo, gli toglie i lumi dell’intelletto. L’ulteriore ostinazione del Papa non nuoce più al suo potere temporale, che dee dirsi adatto perduto, ma al suo potere spirituale, che a bello studio e a tutto impegno vuol mostrarsi frammisto e confuso nelle mondane miserie. I seguaci del Cristo devono sentir pura la religione nel cuore, e devono ispirarsi ne’ Vangeli, i libri delle buone novelle, per l’adempimento de’ santi doveri e per la pratica della virtù, senza curar di coloro che vogliono della sublimità della religione fare istromento di mondani interessi. I tempi non son favorevoli, la Dio mercé, alle guerre di religione ed all'intolleranza. delle credenze: però è ormai tempo che il potere temporale sia segregato e diviso dall’impero spirituale; questo divenga celeste, e quello rimanga terreno.

_______________________

Riproduciamo dall’Indipendente i seguenti articoli che riguardano il debito pubblico Napoletano.

DEBITO PUBBLICO NAPOLETANO

«Nel 1815 verso la fine della dominazione Francese l’annuo interesse che si pagava per il debito pubblico, non oltrepassava 940,000 ducati.

«Nel 1820 si era elevato ad 1,420,000 comprese le permute delle pensioni in rendite inscritte.

«Dal 1815 al 1820 si era tenuto conto delle spese, per la ristaurazione de’ Borboni. Una ristaurazione, bisogna che i popoli il sappiano, costa sempre molto cara.

«Queste spese oltrepassavano 20,000,000 di ducati di cui ecco tutto il minuto.

«Per il riordinamento dell’esercito 5,750,000 ducati.

«Per la marina 1,447,000.

«Rimborso alle Potenze alleate 6,000,000.

«Per i servigi renduti da ILLUSTRI PERSONAGGI 2,261,000.

«Per indennità agli emigrati 200,000.

«Infine per tre mesi di mantenimento delle milizie austriache 4,944,204 ducati.

«Nel secondo semestre, secondo la liquidazione di Marzo 1821, l’interesse annuo fu accresciuto di 140,000.

«Dal mese di maggio al mese dicembre 1821 furon contratti due debiti il cui interesse annuo era di 1,640,000 ducati.

«La rendita, annua della Tesoreria fu accresciuta da 157 a 850.

«Infine, fu creata una rendita annua di 120,000 ducati, per pagare gli antichi creditori dello Stato, ed una rendita annua di 300,000 ducati per interessi di ciò che restava dell’altro debito di due milioni e mezzo di lire sterline, che era esclusivamente a carico della suddetta Tesoreria.

«Da ciò si vede che dal 1820 al 1826 l’interesse annuo del debito pubblico fu portato da 1,420,000 ducati a 5,190,850.

«Nel 1832 l’ammontare annuo della rendita del debito pubblico era di 4,890,850 oltre quella del resto dell’imprestito in lire sterline che era di 515,790 ducati, i quali, sommati insieme, davano un interesse anno di 5,406,640 ducati.

«Cosi, calcolando alla pari, il debito pubblico si è accresciuto.

«Anni


1815 18,800,000
1820 28,400,000
1826 103,817,000 oltre il resto delle lire sterl.
1832 108,132,000 compreso il resto delle lire sterline.


Dal maggio al Dicembre di 1821 furon dunque contratti due debiti dell’annua rendita di ducati 1,640,000, e fu calcolato il capitale alla tassa del 65, perlocché la somma versata non sorpassò i ducati 21,320,000, senza calcolare le modificazioni ed altre spese di uso. Fu contrattato l’altro debito di lire sterline 2,500,000, alla tassa del 92 ½.

Si è nell’articolo precedente rilevato che al 1826 l’annuo interesse che si pagava pel debito pubblico, era di duc. 5,490,850.

«Per l’ammortizzazione del debito pubblico fu stabilito che dal primo gennaio 1827 venisse fissato un fondo dell'uno per cento, ossia di un ducato di Capitale per ogni cinque di rendita, che messo in rapporto coll’indicato annuo interesse, dava l’annua somma di d. 1,038,170 Doveano le rendite ammortizzate formare un fondo di aumento al sopradetto fondo ordinario. L’ammortizzazione presunta fu calcolata alla pari, è quindi in meno di anni trentadue doveva trovarsi estinto l’annuo. interesse di ducati 3,770,850, che rappresenta la rendita annua de’ debiti contratti de Maggio 1821 in poi– A base del calcolo suindicato nel 1858 avrebbe dovuto trovarsi il debito pubblico quale era nel 1820; anzi tenendo conto del corso della rendita al di sotto della pari, l’ammortizzazione avrebbe potuto compiersi pria dell’enunciata epoca.

Intanto nel 1832 si pagavano le seguenti somme.


Interessi pel debito pubblico 5,040,850
Per pensioni di ogni classe 1,136,047
Ruoli provvisorii 513,009
Compensi per antichi crediti 29,154
Totale 7,519,060

Notizie Interne

EUGENIO PRINCIPE DI SAVOJA-CARIGNANO

LUOGOTENENTE GENERALE DI S. M.

NELLE PROVINCIE NAPOLETANE.

Sulla proposizione del Consigliere del Dicastero dell’Interno e dell’Agricoltura, Industria e Commercio:

Udito il Consiglio di Luogotenenza;

Abbiamo decretato e decretiamo quanto segue:

Art. 1 Sono chiamati a prestar servizio nel Dicastero di Agricoltura, Industria e Commercio, che interinamente fa parte di quello dell’Interno, i signori:

Cavalier Biaggio Carauli uffiziale Capo di Ripartimento col soldo di annui ducati millequattrocento quaranta; ora Ufficiale di Ripartimento presso il Dicastero de’ Lavori Pubblici;

Commendatore Antonio Winspeare Uffiziale di Carico di 1. rango col soldo di annui ducati milleottanta; ora Uffiziale di carico di 3. rango del Dicastero dell'Interno;

Bernardino Pica Uffiziale di Carico di 2. rango col soldo di annui ducati novecentosessanta; ora Ufficiai e di Calicò di 3.° rango del Dicastero dell’Interno;

Bernardino Pica Uffiziale di Carico di 2.° rango col soldo di annui ducati novecentosessanta; già Ufficiale del Dicastero degli Affari Ecclesiastici;

Camillo Gorgo Duca di Castelmenardo Uffiziale di carico di 2°. rango col soldo di annui ducati novecentosessanta; già Deputato del disciolto Supremo Magistrato di salute di Napoli;

Euschio Fiorìoli della Lena Uffiziale di carico di 3. rango col soldo di annui due li settecentoventi; ora Uffiziale di Carico del Dicastero dell’Interno;

Giuseppe Podini e Giuseppe Raymo Uffiziali di 1. a classe 1. rango col soldo di annui ducati seicento per ognuno; ora Uffiziali di 1. a classe 2. rango del Dicastero dell’Interno;

Pietro Russo Uffiziale di 1. classe 1. rango col soldo di annui ducati seicento; ora Ufficiale di 1. classe 1. rango del disciolto Ministero di Sicilia;

Pasquale de Sangro Uffiziale di 1. classe 1. rango col soldo di annui ducati seicento; ora Uffiziale di 2. classe 2. rango del Dicastero de’ Lavori Pubblici;

Gioacchino Avellino Uffiziale di 1. classe 2. rango col soldo di annui ducati cinquecentoquaranta; ora Uffiziale di 2. classe 1. rango del Dicastero de’ Lavori Pubblici;

Francesco de Palma Uffiziale di 2. classe 1. rango col soldo di annui ducati quattrocentottanta; ora Uffiziale di 2. classe 2. rango del Dicastero dell’interno;

Giulio Mazza Uffiziale di 2. classe I. rango col soldo di annui ducati quattrocentottanta: ora Uffiziale di 2. classe 1. Rango del Dicastero dell’Interno;

Francesco Roselli, Leopoldo Giordano e Michele dello Russo Uffiziali di 2. classe 1. rango col soldo di annui ducati quattrocentottanta per ognuno; ora Uffiziali di 3. classe 1. rango del Dicastero dell'Interno;

Alessandro Gioca Uffiziale di 2. classe 1. rango col l'soldo di annui ducati quattrocentottanta, ora Uffiziale dì classe 2. rango del Dicastero delle Finanze;

Andrea d’Auria Uffiziale di 2. classe 1. rango col soldo di annui ducati quattrocentoventi; ora Uffiziale di ili 2. classe in disponibilità; e Raffaele Roselli uffiziale di 3. classe 1. rango col soldo di annui ducati trecentosessanta; ora uffiziale soprannumerario con soprassoldo di ducati dieci mensuali del Dicastero dell'Interno;

Francesco Vacca uffiziale di 3. classe 1. rango col soldo di annui ducati trecentosessanta; ora uffiziale di 3. classe 2. rango del Dicastero de Lavori Pubblici;

Giuseppe Penza uffiziale di 3. classe 2. rango col ispido di annui ducati trecento, ora uffiziale soprannumerario del Dicastero dell’Interno.

Giovan Battista Tagliaferri Uffiziale di 3. classe 2.:rango col soldo di annui ducati trecento; ora uffiziale di classe in disponibilità.

Concetto Caravello uffiziale di 3. classe 2. rango. col soldo di annui ducati trecento; attualmente lavorando presso la Commessione di Statistica.

Enrico de Monte Alunno col soldo di annui ducati centoventi; ora Alunno del Dicastero de’ Lavori Pubblici;

Alessandro Novelli Alunno col soldo di annui ducati centoventi; ora Alunno della Direzione Generate di Guerra.

Francesco Trincherà Alunno col soldo di annui ducati centoventi; ora Alunno del Dicastero de’ Lavori Pubblici.

Art. 2. Sono nominati nel suddetto Dicastero; i signori Enrico Franco officiale di 1. classe di 1. rango col soldo di annui ducati seicento; Achille Bruni uffiziale di 1. classe 2. rango col soldo di annui ducati cinquecentoquaranta; Fedele Cirone uffiziale di 3. classe 1. rango col soldo di annui ducati trecentosessanta; i signori Saverio Barbarisi, Evangelista la Monica, Aurelio Saffioli. Giuseppe Colucci, Niccolo Lazzaro,Carlo Picarelli, Niccola Cipolletta, Niccola Ferrer e Giuseppe de Simone uffiziali soprannumerari col soldo di annui ducati centottanta per ognuno; ed i signori Emilio Fiorelli. Ettore Ruggiero, Luigi Majuri e Nicola del Preite alunni col soldo di annui ducati centoventi per ognuno;

I signori Raffaele Demos 1. usciere col soldo di annui ducati trecento; Giacinto Sciamilo 2. usciere col soldo di annui ducati dugentoquaranta; Francesco Diana 3. usciere col soldo di annui ducati centottanta.

Art. 3. I Consiglieri de’ Dicasteri dell’Interno, dell'Agricoltura. Industria e Commercio, de’ Lavori Pubblici e delle Finanze sono incaricati della esecuzione del presente Decreto.

Napoli 23 febbraio 1861.

EUGENIO DI SAVOIA.

Il Cons. inc. del Dicast. dell'Int.

dell'Agr. Industria e Comm.

L. Romano

COSTANTINO NIGRA

– E accettata la rinunzia di D. Carlo Giraldi alla carica di giudico di Tribunale civile con destinazione a servire nella G. C. criminale di Chieti;

Luigi Arlia. giudice del Tribunale civile di Potenza, è nominato giudice della G. C. criminale di Meggio;

Luigi Bianchi, giudice della C. C. criminale di Lecce. È messo al ritiro, a sua richiesta, con la pensione di giustizia;

L’avvocato Giovanni Andrea de Sanctis è nominato giudice di Tribunale civile, ed è destinato a servire nella G. C. criminale di Lucerà;

Crescenzo Scaldaferri, giudice regio in Foggia, è nominato giudice del Tribunale civile in Salerno;

Francesco Borsa, giudice regio in Cosenza, è nominato giudice del Tribunale civile di Reggio;

Amilcare Lanzilli. giudice regio in Sanse vero, è nominato giudice del Tribunale civile in Salerno;

Giuseppe Perillo, giudice soprannumerario di Tribunale civile in attenzione di destino, è nominato giudice del Tribunale civile di Napoli.

Giuseppe Cosenza, giudice soprannumerario del Tribunale civile di Napoli, è nominato giudice del Tribunale civile di Lucerà;

Errico Casella, giudice soprannumerario del Tribunale civile di Napoli, è nominato giudice del Tribunale civile di Chieti;.

L’Avvocato Andrea de Nardis è nominato giudice del tribunale civile di Napoli;

L'avvocato Giuseppe Maria Bosco è nominato giudice del Tribunale civile di S. Maria;

L'avvocato Luigi Maria Gervasio è nominato giudice. del Tribunale civile di Catanzaro;

Giuseppe Rubichi ed Errico Galante, già giudici nel tribunale dì Commercio di Napoli, sono nominati giudici Tribunale civile primo in Lecce, ed il secondo in Potenza;

L'avvocato Gabriele Capuano è nominato giudice di G. C. criminale, ed è destinato a servire da giudice nella G. C. civile di Napoli;

Carlo Adinolfi, Presidente del Tribunale civile di Catanzaro, è destinalo. a servire da giudice della G. C. civile ivi residente;

Pietro Collenza, giudice del Tribunale civile di Napoli, è nominato giudice di G. C. criminale in missione, di Presidente del Tribunale civile di Catanzaro;

L’avvocato Luigi Zuppetta è nominato giudice di G. C. criminale di Napoli.

– Avendo i Signori Consigliare Filippo Capone,Presi, dente Michelangelo Mastrocinque, Giudici Domenico Pisacane, Giovanni Minetti, Antonio Loschi e Ferdinando Boccia giustificalo i morivi dello indugio da loro frapposto nello assumere l’esercizio delle loro funzioni, verniero rivocati i Decreti coi quali erano stati sospesi dall’ufficio.

– S. A. R. in udienza del 19 febbraio 1861 ha destituito il sig. Francesco Buccino, Giudice della G. Corte Criminale di Capitanala.

– Con decreto del 15 febbraio sono nominati Componenti la giunta provvisoria di Commercio. di Napoli i sig. Gabriele Pane, Antonio de Sledingk, Giovanni Pangrali Sigismondo Gundersheim, in luogo de’ signori Raffaele Cilento, Giuseppe Ascione, Errico Pook, e Federico Stoth, dei quali si accetta la rinuncia.

– Con decreto del 23 febbraio. I comuni di Palena (Abruzzo Citra) e di Vaslogirardi (Molise) sono aggiunti agli uffizii secondarii di posta creati con Decreto del 6 i gennaio ultimo: ed è ristabilito l’uffizio di Atessa in Abruzzo Citra.

– Con decreti degli 11 febbraio 1861

Francesco Aracri, Presidente della G, C. criminale in Napoli, è nominato Consigliere di Corte Suprema di Giustizia, e destinato a servire da presidente della G. C. criminale in Catanzaro;

Giacomo Tofano, Consigliere della Corte Suprema in Napoli, è destinalo a servire da Presidente della G. C. criminale io Napoli;

Giuseppe Politi, Presidente della criminale in Cosenza, è messo al ritiro;

Francesco Guerrieri, Giudice alla G. C. criminale in Avellino, è nominato Vicepresidente di G. C. criminale con destinazione a servire da Presidente nella G. C. criminale di Lecce;

Luigi Volpicelli, giudice della G. C. civile di Trani, nominato Vicepresidente di G. C. civile con destinazione a servire da Presidente nella G. C. civile di Aquila;

Al signor Raffaele Berlingieri, Vicepresidente della G. C. civile di Napoli, sono concessi grado ed onori di Consigliere di C. S.

– Con decreti de’ 19 febbraio 1861:

Cesare d’Ippolito, giudice del Tribunale civile di Napoli, è nominato giudice criminale in Napoli;

Giovanni Pasqualoni, giudice del Tribunale civile in Napoli, è nominato Vice Presidente del Tribunale civile medesimo;

Errico Cenni Uffiziale legale presso l'Agenzia del contenzioso è nominato giudice del Tribunale civile di Napoli;

Pietro Verde Presidente di Tribunale civile destinato servire da Vicepresidente del Tribunale civile di Napoli, è chiamato a servire invece da giudice della G. C. civile della provincia medesima;

Pietro de Marinis, giudice della G. C. criminale. Salerno, è messo al ritiro con la pensione di giustizia; di

Simone Tommasuolo, giudice della G. C. criminale di Salerno, è messo al ritiro con là pensiono di giustizia;

Gennaro Codagnone, giudice del Tribunale civile di S. Maria, è nominato giudice della G. C. criminale di Campobasso;

Salvatore Breglia,giudice del Tribunale civile di Napoli, è nominato giudice della G. C. criminale di Salerno;

Senatro iannibellii giudice di Tribunale civile destinalo a servire da giudice nelle G. C. criminale di Cosenza, è nominato giudice della G. C. criminale di Lecce:

L'avvocato Amodio Badolisani è nominato giudice di Tribunale civile edè destinato a servire nella G. C. criminale di Catanzaro;

Vincenzo Ciccagliene, giudice del Tribunale civile di sincera, è nominato giudice della G. C. criminale della provincia medesima;

Filippo Sorgente, giudice della G. C. criminale in Cosenza, è destinato a servire da giudice nella G. C. civile di Catanzaro;

Errico Amante, giudice di Tribunale civile destinato a servire nella Gran Corte criminale di S. Maria, è nominato giudice di Gran Corte criminale, è destinalo a servire nella G. C. civile di Aquila.

(Fino al momento dì mettere in torchio non sono armati i giornali dell'alta Italia).

APPENDICE CORRISPONDENZA

Il Diavolo Zoppo a Pio IX

Santità

Non vi scandalizzate se un diavolo ardisce mettersi in comunicazione con vostra Beatitudine temporale e non mi dite Vade retro Satana prima di avermi ascoltato. La situazione è urgente, ed i vostri interessi e quelli di Casa del diavolo che al tempo che corre collimano co' vostri, esigono una pronta soluzione.

Santità, un opuscolo è uscito ultimamente alla luce ne’ Paesi Bassi di sotto, che ha per titolo quel verso di Dante: Pape Satan, Pape Satan Aleppe il quale ebbe un immenso spaccio nelle regioni infernali e si vuole abbia attinte le sue ispirazioni da Fonte Ufficiale. Dietro quello scritto che non è rimasto senza chiusa come un sonetto fallito (come avvenne a Laguerronière), ne’ circoli politici di quel fiorente reame acquistarono predominio delle idee che saranno seme di frutti preziosi per quelle province del vostro limitatissimo reame che il Plebiscito, per causa de’ galli, ha finora rispettale. In conseguenza di che, essendosi la settimana scorsa tenuto un consiglio di Stato ad Acheronte nel quale intervennero come assessori, Papa Alessandro VI, Bonifacio Vili, e parecchi altri vostri predecessori, il Ministro degli affari esteri umiliò a sua Maestà Cornuta una petizione coperta da numerose firme de’ principali diavoli, onde essere presa in considerazione.

L’oggetto della domanda era di mandare un Inviato straordinario con pieni poteri per intavolare fra'  due regni un trattato di alleanza offensiva e difensiva, essendone i tempi già maturi; e nel caso di felice avviamento della negoziazione, rassegnare a V. S. degli utili suggerimenti su gli affari della Città eterna, la quale, sia detto fra noi, minaccia da un momento all’altro, di finire la sua eternità per vostra Beatitudine Temporale e legittimi dipendenti. Sua Maestà Cocente si degnò aderirvi nella sua Clemenza; ed io che mi trovo di passaggio sul continente, ebbi l’onore di essere avvertilo con un telegramma di quel Pentasuglia infernale, essere io il plenipotenziario eletto a questo orrevole incarico. Ardisco dunque, Santità Temporale, dall’intercolunnio di un giornale, inoltrarmi nel colonnato del Vaticano, ed esporre al sacro piede dal Temporale, quanto appresso:

«1. L’inferno si dichiara ufficialmente soddisfatto di tutto quanto ha fatto Antonelli in vostro nome: perché se i cardinali finiscono di andare in carrozza, e i Monsignorini perdono la coccagna, le Trasteverine resteranno senza cavalier servente, e l’inferno non è più popolato. E cosi soffriremo l’affronto che il sesto comandamento di Domeneddio al quale io e i vostri ci siamo ribellati, sarà d’oggi innanzi osservato, con la soppressione del Temporale.

«2. L’imperatore de’ lessi dolenti si obbliga di offrire il suo appoggio per lo ben essere e prosperità del brigantaggio, e le conseguenti spoliazioni, saccheggi e baronate su tutta la linea, da parte dei pii briganti di Vostra Beatitudine; e suggerirà tutti i preti e monaci di gittarsi in campagna, come ha praticalo il Reverendo Padre Tonsilli a Civitella del Tronto, ed filtri preti e frati Reverendissimi.

«3. Il non mai sullodato abbastanza Luogo di pena promette esaurire tutti i suoi sforzi per non fare uscire i Francesi da Roma, per mezzo de’ confessioni, incluso quello di M. Govon, se ne ha uno, e dell’imperatrice Eugenia a’ quali vostra Santità poi manderà istruzioni, indulgenze plenarie, bolle, e quant'altro potrà occorrere per l’intento.

Il Potere centrale di Casa Lessa non lascerà mezzo intentato per non fare penetrarci Crociati Savoiardi nella città de’ fedeli, come non fece entrare per un bel pezzo i crociali di Buglione in quella degli infedeli, mediante Armida, il mago Merlino, il bosco incantato ecc. come può leggersi in Torquato Tasso.

La questua di San Pietro e de’ fedeli pagherà le spese occorrenti per tutte le birbantate commesse e da commettere, lasciando il Portachiavi di sopra strillare, con Dante, come un energumeno:

«Il loco mio, il loco mio che vaca

«Alla presenza del figliuol di Dio!!!

Io credo, Beatissimo Padre Temporale che sotto queste eque condizioni ed articoli la Pia Corte di V. S. troverà vantaggioso collazionare un trattalo cosi onorevole per ambe le parti: ed in attenzione di un motu proprio,Santità, ho l’onore di essere

Vostro per l'eternità

il Diavolo Zoppo

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ERRATA-CORRIGE DI UN ERRATA-CORRIGE

Nell’errata-corrige del numero di ieri, dove sta detto Le poche copie, leggi invece, benigno lettore, in poche copie.

Sig. Capo-Proto D. Timoteo, guardatevi d’or innanzi di tali attentati alla sintassi volendo correggere un errore piccolo con un errore grande, e trattare così il lettore col metodo omiopatico, similia similibus, o cadrete sotto la corte di Assise dell’Arlecchino e del Diavolo Zoppo.

Napoli 27– Torino 26. Parigi 25 (sera)– Ricevuto 26 (sera).

Senato– Progetto d’indirizzo– Congratularsi coll’imperatore pe’ decreti 24. Novembre e per la politica estera. Dire relativamente all’Italia, che due interessi che l’imperatore voleva conciliare, si sono urtali.

La Libertà d’Italia è in lotta con Roma. Per arrestare il conflitto il vostro governo ha fatto tutto: tuttavia vi siete soltanto fermato dinanzi all'uso della forza. L’indirizzo pronunciasi pel non intervento. Dice che l’Italia non deve colla sua libertà agitare l’Europa.

L’Italia deve rammentarsi della Cattolicità. Gli affari col Capo della Chiesa sono i rappresentanti della più grande forza morale; ma la nostra più ferma speranza è nella vostra mano tutelare. La vostra affezione filiale per la santa causa che voi non confondete con quella degl’intrighi che ne tolgono a prestito la maschera si è sempre segnalata nella difesa e mantenimento temporale del Papa. Il Senato non esita a dare la più ampia adesione a lutti gli atti avvenire. Continueremo a riporre fiducia nel Monarca che copre il Papato della bandiera francese che lo ha assistito nelle pruove, e si è costituito per Roma e il Trono pontificio la sentinella la più vigilante e fedele'– La discussione e fissata a Giovedì.

Napoli 21 – Torino 26

Parigi. 25 – Russell dichiara, che il Governo Turco non crede più necessaria l’occupazione francese nella Siria. Nondimeno l'Ambasciatore Turco ha dichiarato: che se le potenze ne desiderano la prolungazione, ad un periodo limitato riferirà a Costantinopoli – Il rapporto ebbe luogo, ma nessuna decisione si è ottenuta.


Fondi Piemontesi 75. 75,76,00
Tre per cento francese 68,05
Quattro e mezzo id. 97, 65
Consolidati inglesi 91 ¾
Metalliche Austriache 65,20

BORSA DI NAPOLI

20 FEBBRAIO 1861.

DUCATI CINQUE DI RENDITA– godimento 1 GENNAIO.
Prezzi legali– Contante D. 79 79 1/8 79 1/8
Fine corrente S. C.
Fine prossimo S. C.
Rendita Piemontese L, 76 ½
Rendila Bolognese S. C.
Rendila Toscana S. C.
DUCATI QUATTRO DI RENDITA godimento 1. gennaio.
Contante D.  67 3/4
CERTIFIC. DELLA REAL TESORERIA– god. 1. gessaio.
Contante D. 70 70 70

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ANNO I. Giovedi 28 Febbraio 1861 N. 5

IL PARLAMENTO GIORNALE POLITICO DELLA SERA
Si pubblica tutti i giorni (esclusi i festivi) alle 5 p. m.
COSTA UN GRANO



NAPOLI 28 FEBBRAIO 1861.

NOSTRA POSIZIONE INTERNA

4.

Se dunque abbiamo ragione di credere che lf Imperatore Napoleone, sostenendo il principio di non intervento ci lascia mezzi e modi a costituirci liberi e forti, ed a costituir la Nazione che dovrà ripetere il lustro e. la gloria d’Italia al grado che avea: se l'Inghilterra spinge e promuove |a grandezza e l'Unità d'Italia, qualunque sia o possa essere la causa movente: se Russia e Prussia, comecché non approvino, lasciati venire a fatti compiuti,: se Austria si atteggia a difesa, sebbene non ismetta di energia a procurarci imbarazzi, ed ostacoli al nostro cammino, logica e chiara è la deduzione che n emerge, e da cui è determinata la nostra attitudine: profittar del tempo e ben profittare.

Disse Napoleone «siate oggi soldati, e domani cittadini di una grande Nazione» – Innanzi a tutto adunque armamento generale; e conseguentemente mezzi all'armamento. Ma per aver mezzi facili e certi, e per compiere l'opera della formazione di un grande esercito, è mestieri, che il governo della Penisola goda la fiducia de’ popoli, che spontaneamente si sono aggruppati intorno al Vessillo Sabaudo: senza questa fiducia o il tentativo fallisce, o riesce incompleto. Nè la fiducia di cui parliamo può essere ispirata da un voto parlamentare, che bene o male può ottenersi, perocché, in questa Italia del mezzogiorno vuolsi vedere sentire e toccar con mano la utilità che ne deriva dal cambiamento politico; e fuori, pare che (auguratamente, questa utilità non siasi né veduta né sentita né toccata.

Ma se i mezzi all’armamento, atteso il dissesto che dicesi esistere nelle Finanze Napolitano, dovranno ottenersi per nuovi prestiti, d’onde l’aumento de’ pesi esistenti o l'introduzione di nuovi dazi, maggiore sarà lo scontento, maggiore il malessere, maggiore la sfiducia nel Governo; imperocché il lavoro mancato. il numerario ristagnato o fuori circolazione interna, la miseria cresciuta, son cose poco o nulla concilianti.

E se, per dippiù, vorrannosi unificare i vari debiti pubblici della penisola, e distribuirne la contribuzione. come si sussurra, in ragion numerica delle anime, questa, parte continentale dell'Italia meridionale patirà la corrisponsione del terzo de’ nuovi debiti, perlocché i pesi verranno di gran lunga aumentali, in vece di essere diminuiti. E ciò costituirà novella cagione di malcontento o di malessere.

Ma volere il fine senza l’uso de mezzi, è paradosso; e perciò se le finanze sono osatale e dissestate, è necessità ricorrere a’ prestiti, ed è necessità conseguentemente sopportare novelle imposizioni. – No– chi vuole il fine, ammette I mezzi; ma per l’Italia meridionale i mezzi. quando il governo ha la fiducia de'  popoli e conosce. I bisogni e le. risorse del paese, potranno essere peculiari e rinvenirsi nel proprio seno.

Un’armata serve per difendere l’Italia contro straniero; ma senza il benessere interno senza l'interna prosperità, e senza lo sviluppo de’ materiali interessi, manca la fiducia nel governo, e manca la coesione e quell’accordo fra popoli, che solo vale a dar forza ed autorità all’armata. Quando i soldati volgono le armi, o son costretti a volger le armi contro i propri concittadini, il governo che difendono è perduto.

Possiamo dimandare: l’Italia meridionale, che non fu conquistata, è contenta e può chiamarsi contenta del governo, che localmente la regge? Si dimandi alla coscienza pubblica, e si avrà una risposta negativa. Di chi la colpa? vedremo a suo tempo.

Ma ora conviene salvar l’Italia, formar Malia: e però, eliminate le querele particolari ed i motivi di disgusto, ad altro non si pensi, che a salvar l'Italia e formar l’Italia. Dunque mezzi e soldati – Bene si diano mezzi e soldati; ma conviene saper dare, saper prendere i mezzi; conviene aver soldati, che procedendo animosi a difender la patria, sappiamo di non lasciare famiglia nella miseria e nei triboli, sappiano che difendendo una bandiera gloriosa assicurano la prosperità ed il benessere de’ loro concittadini: e perché tutte ciò si sappia e si prezzi, il governo deve essere illuminato, sapiente, sincero, morale, provvido, giusto negli alti, e non già nelle nude parole. Con un governo di tal fatta la fiducia si ispira immantinente l'opinione si rialza, ed il successo è certo. Siamo noi in questa posizione? Il vedremo.

(continua)

D.

– Riproduciamo dall’Indipendente i seguenti articoli che riguardano il debito pubblico Napoletano.

DEBITO PUBBLICO NAPOLETANO

Quale fu dunque l'effetto dell’ammortizza mento e dell’impiego del fondo destinato? Lo vedremo in seguito.

Atteso il misterioso silenzio che ha sempre coverto l’azienda finanziera del Reame di Napoli, non può dirsi con precisione qual si era in effetti nel 1847 la posizione del debito pubblico. Da ragguagli approssimativi si era giudicato nel 1848 che il Capitale del debito pubblico non era maggiore di 80 milioni, comprendendovi tanto la rendita al cinque quanto l’altra al 4 per 0|0.

Certo è che la Cassa di Ammortizzazione, comprando rendita al corso minore della pari, avea ammortizzato un vistoso capitale.

Nell’aprile 1848, e nell’ottobre dello stesso anno fu creata una rendita di annui duc. 700000 col corrispondente capitale di 14 milioni in testé della Tesoreria pei bisogni dell’erario. E, per farvi fronte, fu disposto che dagli annui ducati 1600000 che il Tesoro dovea alla Cassa di Ammortizzazione per l’estinzione del debito pubblico, fossero prelevati annui ducati 700000 per pagare detta rendita creata, rimanendo i residuali annui ducati 9000 00 per far progredire l'ammortizzamento del debito pubblico.

Dalle cose anzidette risulta che del 1848 fu diminuito il fondo per l’Ammortizzazione. Poscia altra rendita fu creata e venduta, e fra cui nel 18&4, per ducali 350000 rispondenti a sette milioni.

Senza quindi aver notizie precise intorno all’esistenza delle rendite ammortizzale fino al 1848, ed intorno al fondo di ammortizzazione, nel 1859 il debito pubblico napoletano era rappresentato delle seguenti cifre.



5 per 0|0 interesse annuo 5084912
4 per 0|0 83590
Totale duc. 5168502
Certificati della Tesoreria 47547
Pensioni iscritte 1,055500
Ruoli provvisori 251099
Duc. 6492648

Quale somma, alla pari rappresenta un capitale di duc. 129,852,960 (comprese le pensioni).

(Continua)

CORRISPONDENZA DELLA GAZZETTA DI TORINO

Firenze, 19 febbraio 1861

Mentre ha rallegrato moltissimo tutti i buoni toscani la cessazione dell’autonomia, da tanto tempo aspettata, il nuovo regolamento con cui saremo governati non ha contentato alcuno; non siamo più né carne, né pesce; non abbiamo più l’autonomia, ma non siamo nemmeno riuniti alle altre provincie italiane; avrem sempre un governatore generale che avrà, è vero, meno late attribuzioni di quelle che ora abbia il barone Ricasoli, ma che pure sarà, in molte cose importantissime, indipendente dal governo centrale. Infine, è inutile dissimularlo, il Ministero ha voluto mettere a prova in Toscana il tanto vagheggiato progetto delle regioni: nonostante uscire da un provvisorio per entrare in un altro non ci è andato punto a garbo; avremmo quasi amato meglio restare in quello in cui eravamo finora.

Proseguono in Toscana con grande attività i lavori per le strade ferrate Opmana e Maremmana, e ben presto una rete completa allaccerà tutti i luoghi più importanti della nostra provincia; la strada Opmana è ‘già condotta fino a Chiusi, e presto proseguirà per Orvieto, quella Maremmana, che si stacca da Cosciano. è già un pezzo avanti, malgrado le immense difficoltà del terreno, e i dispensiosi lavori di muratura che vi si fanno. Oltre queste due, sono in costruzione quella da Firenze ad Arezzo,passala per mille peripezie, barattala da una compagnia ad un altra, e che dopo parecchi anni di lavori è appena costruita per un breve tratto di dieci miglia; e l’altra da Pistoia e Bologna, che sarà terminata il giorno del giudizio, e concessa p® quella da Livorno a Grosseto lungo il litorale, e questa, affidata come è, a solidi capitalisti,sarà presto condotta a compimento. Intanto quello che più ci preme, è di essere in comunicazione diretta con l’Italia Superiore, ma, e la linea Ligure di cui manco si parla più, e quella Pistoiese dove lavorano un mese si, e otto no, ci danno poca speranza di vedere presto esaudito questo nostro ardentissimo desiderio.

______________________

Parlamento Italiano SENATO DEL REGNO

Seduta del giorno 21 febbraio 1861.

Letto ed approvalo il verbale della seduta precedente, e conceduti alcuni congedi, il vice presidente senatore Sclopis partecipò alla Camera i nomi dei presidenti, vicepresidenti e segretari per ciascuno dei cinque uffizi.

Il presidente del Consiglio conte di Cavour, dopo un cenno delle maravigliose vicende che cospirarono a far grande e forte la nazione, depose al banco della presidenza, in mezzo ad applausi ripetuti e vivissimi, un progetto di legge in un unico articolo formulato come segue:

«Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e successori il titolo di Re d'Italia.»

Dietro proposta del senatore Cibrario il progetto vien dichiarato d’urgenza.

I varii ministri esibiscono diversi progetti di legge relativi all'abolizione di tutti i vincoli feudali esistenti in Lombardia alla nuova organizzazione delle Camere di Commercio, ecc.

Cassinis, ministro di grazia e giustizia, con brevi parole ed in vista dell'avvenuto ingrandimento del Regno, prega il Senato a voler ricostituire la Commissione incaricata dell’esame del progetto per il nuovo codice civile.

La Camera assente, e rimette alla presidenza la «composizione della lista dei 15 membri che dovranno comporre» la Commissione.

Si passa alla verificazione degli atti di nomina dei nuovi senatori. Il vice presidente senatore Sclopis annunzia cresciuto a 462 il numero dei senatori con voto, er stabilisce quindi di 82 il numero dei voti necessari alla validità delle deliberazioni. Essendo i senatori presenti in numero Gioito superiore al minimo legale necessario, il vicepresidente propose che si devenisse alla costituzione degli uffici mediante nomina dei questori e dei segretari.

Col mezzo di squittinio per la lista risultarono eletti i signori De Gasparis, Di Gregorio, D?Afflitto, Di San Giuliano, Amari e Malvezzi.

La tornata è chiusa alle ore 4 ¼.

Il progetto di legge deposto al banco della presidenza dal conte di Cavour era preceduto dalla seguente Relazione:

«Signori Senatori

«I maravigliosi eventi dell'ultimo biennio fianco con insperata prosperità di successi riunite in un solo Stato quasi tutte le sparse membra della Nazione. Alla varietà dei principati fra sé diversi e troppo soventi infra di sé pugnanti per disformità d’intendimenti e consigli politici, è finalmente succeduta l’unità di governo fondata sulla salda base della Monarchia Nazionale. Il regno d’Italia è oggi un fatto: questo fatto dobbiamo affermarlo in cospetto dei popoli italiani e dell’Europa.

«Per ordine di S. M. e sul concorde avviso del consiglio dei ministri, ho quindi l’onore di presentare al Senato il qui unito disegno di legge, per cui il Re nostro augusto signore assume per sé e per i successori suoi il titolo di Re d’Italia.

«Fedele interprete della volontà nazionale, già in molti modi manifestata, il parlamento, nel giorno solenne della seduta reale, coll’entusiasmo della riconoscenza e dell’affetto, acclamava Vittorio Emanuele II Re d’Italia.

«Il Senato sarà lieto di dare per il primo sollecita sanzione al voto di tutti gli Italiani, e di salutare col nuovo titolo la nobile dinastia che, nata in Italia illustre per otto secoli di gloria e di virtù, fu dalla Provvidenza divina! serbata a vendicare le sventure, a sanare le ferite, a chiudere l’era delle divisioni italiane. Col vostro voto, o signori, voi ponete fine ai ricordi dei provinciali rivolgimenti, e scrivete le prime pagine di una nuova storia nazionale».

«Messo ai voti il progetto di legge fu accolto con una maggioranza di 126 voti contro due soli.

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CITTADINANZA A GARIBALDI

Riportiamo con piacerete la seguente lettera che il Generale Garibaldi dirige da Caprera alla Giunta Municipale di Torino.

Alla Giunta Municipale di Torino

Signori,

Sono veramente grato all'onore che mi fate chiamandomi cittadino di Torino, di quel paese che ha dato tanti forti soldati al vessillo glorioso della indipendenza italiana.

Mi credano con distinta stima ed ossequio.

Caprera,17 febbraio 1861.

Dev. – G. Garibaldi.

SUL PROGETTO D’INDIRIZZO DEL SENATO FRANCESE

Una commissione retrograda è uscita dal seno di quel senato e riproduce anche una volta un avanzo de’ vecchi pregiudizii e della bigotteria che informava lo spirito de’ famosi codini venuti in Francia conia Restaurazione– Fin dove voglia estendersi la protezione papalina della commissione non potremmo rilevare con precisione. Attendiamo.

Diremo solo di passaggio che un Corpo che rappresenta una classe della Francia di oggidì, sia pure aristocratica, non può retrocedere sino a’ tempi di Carlo X senza nauseare tutto quanto vi è di culto tra’ Francesi; né mettersi per poco a livello di quelli di Pipino senza far ridere a sue spese la culta cristianità. Il ceto su cui conta oggidì il Reame-papato è solo degli ipocriti e dei superstiziosi. Reliquie infelici di altra età.

Una classe di Gentiluomini Francesi non può senza degradarsi erigersi a campione di una Corte che sconoscendo il principio santo dell’Evangelio, essendo astretta a sconoscerlo per la sua falsa situazione in faccia a’ tempi – si toglie la maschera, e si tramuta in una corte di briganti e di assassini, in un ricettacolo di quanto v’ ha di più nauseoso su la terra, in appoggio di tutto ciò che avanza di reazione ne’ quattro angoli del vecchio mondo. Oh. se il principio del Male trionfasse per poco, oh lo spettacolo di orrore e di vendetta che darebbe al mondo quell’antro di Volpi e di Iene che s’intitola indegnamente la corte di Roma! Si, si, che il Senato approvi il progetto se cosi gli pare. Vedremo come la Francia vi risponderà.

Riproduciamo il seguente fatto occorso nella dimostrazione nazionale a Roma:

Il tenente dei gendarmi che trovavasi sulla piazza con il suo maresciallo, visto quanto accadeva snudò la spada e menando a dritta e a sinistra si fece Contro la folla, parte della quale così sorpresa indietreggiò gridando incessantemente Vira l’Italia: alcuni altri però con le torcie in aria gli si fecero sopra. Il maresciallo se la diede a gambe ed il tenente rimasto solo si difendeva dai colpi di torcia accesa che gli piovevano da tutte le parti. Malgrado l’aiuto di suo figlio, robusto gendarme di fanteria, e di un ispettore di polizia, i quali furono entrambi feriti alla gola da colpi ili pugnale, fu disarmato della sua spada e fatta a pezzi, e stretto al muro avrebbe finito i giorni suoi, se tre gendarmi francesi accorsi sul luogo non lo avessero protetto facendolo entrare nel caffè vicino. Furibondo il tenente uscì dall’altra porta, e corso a casa dopo brevi istanti tornò col suo fucile a due canne, chiamando i suoi gendarmi e il suo maresciallo, che erano scomparsi, e minacciando di far fuoco sul popolo inerme. A questa vista si udirono tali fischi e grida di morte alle spie, morte ai gendarmi, da offendere le orecchie le più lontane a quella scena: e non saprei dirvi che cosa sarebbe accaduto, se i suddetti tre gendarmi francesi non s’intromettevano. Una compagnia di soldati francesi venuta sul luogo, metteva fine a questo tumulto e ristabiliva la quiete. Ma la sera del giorno susseguente verso le ore 9 alcuni marinari toscani e nostrani cantavano, come al solito le loro canzoni, quando passando per la piazza il lenente dei gendarmi scaricò su di essi la sua pistola quindi si mise ad inseguirli con la spada sfoderata, gridando essere stati coloro che avevano tentato di ucciderlo. La cosa sarebbe stata credula dal comandante francese accorso sul luogo, se per avventura la palla della pistola non avesse rasentalo un sergente di linea francese. che tranquillamente transitava insieme ad altro militare. Questi testimonio dal fatto ha potuto raccontare al suo superiore come erano passate le cose. ed esporre la verità dei fatti: e questa mattina il comandante francese ha ordinato l’arresto del lenente suddetto.

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Notizie Interne

EUGENIO, PRINCIPE DI SAVOJA-CARIGNANO

LUOGOTENENTE GENERALE DI S. M.

NELLE PROVINCIE NAPOLETANE.

Ari. 1. É determinata perorala somma di lire on milione, aprendosi un credilo suppletorio sul bilancio passivo del Dicastero delle Finanze, per le provincie napoletane, per assegnarsi in questo anno a titolo di sussidi straordinarii per sovvenire alle più disastrose conseguenze delle passate calamità politiche.

Art. 2. La predetta somma è messa a disposizione del Gabinetto della Luogotenenza e dei Dicasteri delle Finanze, di Grazia e Giustizia, degli Affari ecclesiastici, e della Istruzione pubblica, dell’interno ed Agricoltura e Commercio, dei Lavori Pubblici e della Polizia a rate eguali di lire centoventicinquemila ognuna per ciascun Dicastero, e pel Gabinetto di Luogotenenza.

Art. 3. Il Consigliere di Luogotenenza pel Dicastero delle Finanze ed i Consiglieri degli altri Dicasteri sono incaricati dell’esecuzione del presente Decreto.

Napoli 17 febbraio 1861.

EUGENIO DI SAVOIA.

Costantino Nigra

Notizie Estere

Scrivono da Vienna, 16 febbraio, all'Oss. Triestino:

A quanto sento da ottima fonte, il ministro di finanze, signor di Plener, ha intenzione di convocare una commissione, la quale dovrà esaminare i pareri della Camera di commercio e le altre proposte presentate al ministero di finanze intorno ai mezzi di ristabilire la valuta. Il risultamento di queste conferenze verrà comunicalo alla rappresentanza dell’impero in forma di rapporto, per la discussione definitiva. La commissione dovrebbe cominciare tra breve le sue funzioni; il ministro di finanze la presiederà in persona, inoltre il sottosegretario di Stato signor di Kalchberg prenderà parte alle conferenze, da parte del ministero. I ministri dell'interno e del commercio saranno rappresentanti nella commissione da un consigliere di sezione per ciascuno, la Banca da due de’ suoi direttori, l’ampliato consiglio dell’impero dal conte Barkezy e dal signor Maager. Oltracciò vi prenderanno parte parecchi ragguardevoli finanzieri e industriali. e fra gli altri due giornalisti, cioè i signori Augusto Zang, Carlo Mezor e Edoardo Straché.

Le seguenti notizie dagli Stati-Uniti d’America sono estratte dal Sun del giorno 16:

Il legno da guerra Brooklyn era stato mandato al forte Pickens, nel porto di Pensacola, per vettovagliarlo. Gli ordini dati al capitano erano, che dopa aver ciò fatto, rimanesse lontano dal porto invigilando i movimenti delle truppe dei volontari che tengono l'arsenale ed altri luoghi. Se vedesse qualche indizio di disegno d’investire il forte Pickens, egli dovrà prendere tutti i provvedimenti per difenderlo.

Le ultime nuove danno a credere che il conflitto a Pensatolo era stato schivato.

Il 31 gennaio il generale Scott si presentò al Comitato speciale della Camera eletto per investigare intorno alla minaccia d’assalto della capitale. Egli dichiarò che. sebbene non vi fosse prova sufficiente d'una cospirazione a tal fine, pure abbastanza si sapeva per giustificare il governo nei provvedimenti presi per la difesa.

I rappresentanti della Gran Bretagna, della Spagna e di Brema avevano indirizzato una nota al governo relativa alle dogane federali nel Mezzogiorno, domandando quale attitudine intendeva esso di prendere a tal riguardo.

Nuova York si formava un battaglione di volontari per la difesa del governo federale.

Il signor Seward fece il 31 andato un’altra manifestazione delle sue vedute sulla condizione presente delle cose. Egli colse l’occasione della memoria presentala dai cittadini di Nuova York pregando per un accomodamento della vertenza. La memoria portava 63,000 nomi.

Il signor Seward fu seguito dal senatore Mason, che proferì un discorso violento, in cui accusò Seward di invocare la forza come mezzo per vincere il mezzogiorno. Il signor Seward rispose, un lungo e vivo colloquio seguì fra i due oratori.

La Carolina settentrionale dà segni di volersi separare. Il bill per ammettere il Kansas nell’unione era stato sottoscritto dal presidente; i due rappresentanti del nuovo Stato occuparono i loro scanni nella Camera il 30 scorso.

IL REGNO D’ITALIA

Crediamo far cosa grata ai nostri lettori il dar qui la popolazione delle regioni che compongono il nuovo Regno d’Italia, desunto dagli ultimi sentimenti.


Antiche provincie sarde di terraferma 3,815,637
Lombardia e 2,771, 47
Provincie napolitane 6,813,355
Sicilia 2,231,020
Toscana 1,779,838
Modena 0,609,139
Parma 0,508,784
Sardegna 0,575, 115
Provincie romane adriatiche 1,957,184
Provincia di Benevento  0,025,176
Totale 21,092,595

Recentissime

Il papa ha ordinato la pubblicazione delle corrispondenze diplomatiche per rispondere al governo francese.

Lo spirito pubblico continua ad essere agitatissimo in Roma.

– Una lettera da Messina parla del malcontento che regna nelle truppe borboniche rinchiuse nella fortezza. La persona che scrive afferma che il comandante Fergola è detestatissimo da’ suoi subalterni; osserva inoltre che alla vista de’ nostri ufficiali i borbonici salutano, togliendosi il berretto. Le diserzioni continuano, ed è voce generale fra i nostri colà che alla prima intimazione dalla parte di Cialdini il presidio della cittadella reagirà contro il proprio comandante.

– Il feld-maresciallo Benedeck, comandante delle truppe austriache nel Veneto, fu chiamato non è guari a Vienna. Ebbe parecchie conferenze non solo coll’Imperatore, ma altresì cogli arciduchi, poi coi ministri della guerra e degli affari esterni.

Si crede che in tali colloqui si discusse intorno a nuove disposizioni del Veneto, all’occasione degli Statuti provinciali che stanno per essere promulgati, e che saranno applicabili a queste provincie come a tutte le altre dell’impero. Si dice che il governo austriaco sia, infatti, disposto a dare al Veneto le più libere istituzioni, ma che è risoluto a difendere le posizioni che occupa in quel paese, ed a farci regnare l’ordine.

Il maresciallo Benedeck è tornato da Vienna, munito di tutti i poteri necessarii per operare con tutta la prontezza e tutto il rigore che le circostanze possono reclamare.

– Giusta una corrispondenza da Pietroburgo, in data del 10 febbraio, in una solenne sedala del Consiglio dell’impero, alla quale intervenne anche l’imperatore, fu finalmente risolta l'emancipazione dei servi.

La proclamazione di questa grande riforma avverrà il giorno 3 marzo, anniversario della successione al trono dell’imperatore Alessandro II.

La corrispondenza medesima, accennando alla voce sparsa da alcuni giornali stranieri che il principe Gorciakoff fosse per abbandonare gli affari, dichiara che il principe stesso non ha mai goduto dall’imperatore maggior fiducia che al presente.

Scrivono da Torino al Corr. Mereant.

– Il Padre Passaglia intriga per far accettare un suo progetto di confederazione, ma con poco buon successo, come potete immaginare, non ha qualità ufficiale, è vero ma sotto il mantello dell'officiosità si sente tosto che egli non parla di motti proprio, ma per conto d’altri. In poche parole, è un sonnifero che la Corte di Roma ci ha spedilo contro il quale abbiamo però le baionette dei nostri soldati, che presto andranno a piantare in Campidoglio la Croce di Savoia.

– Oggi, 22, alle ore due e mezzo pomeridiane venne trasportata al luogo di sua ultima dimora la salma di Gustavo Modena.

Dispacci Elettrici AGENZIA STEFANI

Napoli 27 (sera) – Torino 27

Parigi 21 – Agram 26 – Il Comitato di Agram è deciso di pregare l’Imperatore di aprire la Dieta Croato-Slavo-Dalmata e di farsi incoronare in Agram.

Napoli 28 – Torino 27

Parigi 27 – Vienna – Mostar 25 – Gl’ìnsorti di Tenibazar in 5000 uniti ai Montenegrini hanno invaso Bihor, ucciso 50 Turchi e parecchie donne, saccheggiato e incendiato.



Fondi Piemontesi 75,60,75,75
Tre per cento francese 68,90
Quattro e mezzo id 9800
Consolidati inglesi 91 78
Metalliche Austriache 65,20

BORSA DI NAPOLI

27 FEBBRAIO 1861

DUCATI CINQUE DI RENDITA-Godimento 1 GENNAIO



Prezzi legali – Contante D. 78 ½ 78 3/8 78 ½
Fine corrente » S. C.
Fine prossimo » S. C.
Rendita Piemontese L. 76 112
Rendita Bolognese » S. C.
Rendita Toscana » S. C.

DUCATI QUATTRO DI RENDITA-GODIMENTO 1 GENNAIO

Contante D. 61 ¾

CERTIFIC. DELLA REAL TESORERIA– GOD. 1 GENNAIO

Contante D. 70 70 70

RENDITA DI SICILIA

DUCATI CINQUE DI RENDITA-GODIMENTO 1 GENNAIO

Contante D 78 ½

SOCIETÀ DI ASSICURAZIONI DIVERSE

Godimento 1 GENNAIO 1860 50 D. 55

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Il Gerente responsabile– Carlo De Ruberto.

F. Mazza Dulcini– Direttore-Proprietario.

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STAB. TIP. DELLE BELLE ARTI.

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ANNO I. Venerdi 1 Marzo 1861 N. 6

IL PARLAMENTO GIORNALE POLITICO DELLA SERA
Si pubblica tutti i giorni (esclusi i festivi) alle 5 p. m.
COSTA UN GRANO


NAPOLI 1 MARZO 1861.

NOSTRA POSIZIONE INTERNA.

5.

Se ogni cittadino conviene, come dee convenire, per salvare per formare l'Italia, esservi bisogno di accordo, di buona intelligenza, di di savii propositi, è conseguenza, che per lo Momento cessale le gare, cessali gli equivoci, debba darsi opera a questa grande nazionale impresa.

Non disperiamo dell'unificazione d'Italia, perché se manchiamo di coraggio e di perseveranza la nostra causa è perduta; ma questo ragionamento, il quale è comune per gli uomini d’intelligenza, e di patrio entusiasmo, non vince né persuade l'animo delle popolazioni. Laonde è mestieri, per impegnare il senno pratico de’ popoli, far vedere sentire e toccar con mano la utilità che dall’unità italiana immantinenti deriva, e derivando aumenta.

Se oggi circola fra le popolazioni un malcontento positivo è manifesto, se manca la fiducia nel Governo, è segno che si è operato e si è governato a riverso di. quel che si dovea.

I primi, dopo il nostro riscatto politico che vennero a tenere il timone della Nave dello Stato ignari delle nostre condizioni, de'  nostri bisogni de’ nostri mali delle nostre miserie, e delle nostre risorse, caddero nell’empirismo, e governarono da empirici, videro uomini e non cose, disgustarono le maggioranze,e governarono il paese. Il governo fa cambiato in partito, e questo fa definito una Consorteria, che valse a preferire i suoi amici ed i suoi affiliati, violando leggi, e sostituendo alla giustizia l’arbitrio – ché se poi una modificazione fu data, i nuovi agenti del potere esecutivo, per mancanza di coesione, di accordo nei principi, di sentimenti conciliativi, niun miglioramento hanno apportato all'Amministrazione.

Verificatosi dunque presso il popolo il fatto positivo di un peggioramento sensibile negli interessi materiali, e quello di niuno miglioramento nel sistema morale, la sfiducia, lo scontento il malessere compresero gli animi e li prostrarono.

Noi non discendiamo ad enumerare tutti gli errori governativi, pe’ quali questa parte d’Italia fa renduta senza forza morale e senza forza materiale, in un dissesto di finanza e nell'anarchia amministrativa, perocché ormai sono a notizia di tutti, e non vi ha chi intorno ad essi possa sconvenire. Ci limitiamo a dire, che il governo locale ha voluto e si è ostinato a voler procedere senza norma, senza concetto, senza indirizzo politico. Uno ha sostenuto doversi esonerare lutti gli antichi impiegati, un altro ha ricetto i liberali e ritenuto i borbonici, tutti poi han preferito coloro che non meritavano preferenza; ed eccovi l’ingiustizia e lo scontento.

Il ristagno de’ capitali, la diminuzione del numerario in circolazione, la mancanza di lavoro, ed il caro de’ viveri oppressero le popolazioni: i governanti dissertavano teoreticamente, e gli operai non avendo pane; ed eccovi i pregiudizievoli confronti, e lo scontento.

Esauste le finanze, diminuiti gl’introiti, si creava fin esorbitante personale, di pura preferenza, e si aumentarono gli esiti. Occorrevano mezzi per animare i lavori, si ricorse arrestati, e questi venner meno, e doveano venir meno! Le risorse interne generali, provinciali, e comunali non furono neanco considerate, e tutto volse al peggio: del che, accortisi i nemici, giù filarono, ed i patriotti piansero.

Le leggi, i sistemi, gli organamenti interni, le abitudini, i nomi delle Autorità in uso da oltre mezzo secolo, non piacquero, e nulla fu sostituito di migliore.

Il popolo, che da sé ruppe le catene del dispotismo e si elevò all’altezza di popolo libero, si vide trattato come mera conquista, e disprezzato, e sen dolse e sen duole – Cosi – in questa meridionale Italia, furon le cose apprese: potea esservi fiducia e contento? Faccia quindi senno il Governo Centrale, e provvegga seriamente: e si persuada non esservi popolo più docile e più moderato di questo. Si confidi la direzione degli affari ad uomini probi, intelligenti, ed idonei che conoscono il paese, i suoi bisogni, e le sue risorse.

Non si umilii la dignità del paese, e si ricordi che Napoli è la terza Capitale, di Europa, ed è la Regina delle Città italiane. Non si abbia la smania di sostituir leggi nuove a quelle del paese, senza preventiva discussione nel Parlamento. Non si faccia mancar l’esecuzione a Decreti ed ordini governativi, dopo che sono emanati, e non si perda il governo in grezze mezze misure ed in ermafroditici provvedimenti. Si rispetti il diritto acquisito, e si rivalga quando per giusti fini politici lo si voglia annullare: la giustizia non si calpesti, e si amministri senza riguardi.

Non appena il Governo si mette sulla buona via, la fiducia rinasce, e troverà nel paese mezzi e soldati per difendere la Patria.

(continua)

D.

DEBITO PUBBLICO E TASSE

Togliamo dall'Indipendente:

» Fin dal principio della decennale dominazione francese furono abolite ventitré tasse, ch'erano in uso in questo nostro paese; eccole: 1. Carlini 42; 2. grana 80; 3. grana 57 e cavalli 2; 4. fuoco e carlini 5 a fuoco; 5 carlini 35 al mese; 6 munizioni delle regie torri; 7. Cavallari; 8. Regie strade pubbliche; 9. Bande provinciali; 10. scorta dei procacci; 11. mantenimento dei proietti; 12. Regia razza di Puglia; 13. contribuzioni di paglia e fieno; 14. Franchigia abolita degli ecclesiastici; 15. Tassa per lo mantenimento della squadra di campagna; 16. Corrisponsione per i soldi aboliti agli artiglieri di Reggio; 17. Tassa temporanea del cordone; 18. Decina sul feudale e sul burgensatico; 19. Once immuni; 20. Adoe, ius tappeti, rilievi: 21. Tassa per lo nuovo fondo delle pensioni; 22. Tassa per lo mantenimento dei Tolonesi; 23. Orfanotrofio di Cosenza.

Agl'introiti, mancanti per l'abolizione di queste ventitré tasse fu supplito con una contribuzione di sette milioni di ducati di ricadere per intero sulle rendite della proprietà immobiliare.

Cominciò in siffatto modo la contribuzione fondiario, per la quale il calcolo di valutazione fu del tutto arbitrario, sì nel rapporto dei principii che, dell'applicazione, come in altro articolo sarà dimostrato.

Le contribuzioni generali del regno furon quindi distinte nelle seguenti categorie: 1. Contribuzione fondiaria; 2. Classificazione delle industrie e dritto, di patente; 3. Contribuzione personale; 4. Tariffa, doganale; 5. Registro di atti, conservazioni ipotecarie, e dritti graduali sulle successioni e con trattazioni diverse; 6. Carta bollata, e bollo di garantia; 7. Privativa di sali, tabacchi, carte da gioco, polvere da sparo e salnitri; 8. Dazi di consumo, e dritto di privativa sulla neve in Napoli e suoi casali; 9. Lotterie; 10 Poste e Procacci.

E tutto ciò, oltre le rendite che si ricavavano da altri cespiti come tavoliere di Puglia, beni Demaniali ecc.

Ma poiché l'esperienza avea dimostrato, che alcune tasse erano non solo gravose, ma assoluta mente inconciliabili con le abitudini, sistemi, e costumi degli uomini di questa parte d'Italia, fu necessità abolire, del tutto, tra altro:

1. La tassa personale.

2. Il diritto di patente.

3. I dritti graduali di successione e di registratura. L'abolizione delle quali tre tasse importò l'approssimativa diminuzione d'introito per Ducati 2,224,867.

 Ma dopo il 20, per le note emergenze, e pei nuovi imprestiti fatti, convenne creare nuove risorse: e però fu imposto in dazio sul macino del grano e del granone di grana sei a temolo; si

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le tasse, si fecero sentire gravi lagnanze, di guisa che il governo, fu obbligato di sopprimerlo nel 1826 per le provincie, e nell’anno seguente nella capitale. Il dritto del macino fu nel 1831 ridotto a metà.

Dalle cose premesse risulta che imposte una volta nel decennio, le tasse del personale, di patente, e di dritti graduati sul registro sulle successioni e sui contratti, fu necessità abolirle, come incompatibili ed intollerabili: che imposte, altra volta, dopo il 1820, le tasse di patente, fu per necessità di abolirla, non ostanti gli urgenti i bisogni, del tesoro.

Che ne risulterebbe ora, se i nuovi governanti, ignari o dimentichi del passato venissero ad imporci: Tasse sul personale, dritto di patente, dritti graditi sulle successioni e sui contratti, sulle mobiglie, sui cavalli da tiro, sui carri, sulle carrozze, sui i balconi etc.? È facile indovinarlo.

Epperò, conviene studiare bene la posizione morale finanziera di questa parte d'Italia, e regolar le imposizioni secondo le circostanze.

(Continua).

CESARE BOLDRINI

Quando l'anima ha bisogno di elevarsi dalla miseria morale e spoetizzante che ne circondava in traccia di un tipo ideale o cavalleresco, che le rammenti che non è tutto egoismo e tavola pitagorica su la terra.

Uno di questi tipi era Cesare Boldrini, distinto Lombardo, giovine, bello della persona, e generoso oltre ogni dire. Mori combattendo su quel terreno di Capua reso sacro dalle ossa di tanti valorosi a cui l'Italia deve la sua unità, e che i Potenti di questa Italia che s'innalzarono su loro cadaveri hanno rinnegato.

Cesare Boldrini fu uno de’ Mille. Ma non era questa la prima volta che egli avvicinava il Messia della libertà: combatté con lui nella guerra di Roma: calcò poscia le vie dell'esilio, fu uno de'  suoi prodi fra cacciatori delle Alpi.

Sempre in prima linea in tutte i fatti d'armi, della Sicilia, quando era cessata la pugna egli accorreva dov'erano i feriti e prodigava loro di e notte le cure di un fratello, essendo egli perito nell'arte chirurgica, e dimenticava per loro il sonno ed il nutrimento. Nella guerra di Capua fu messo alla testé di eletto battaglione di Bersaglieri, sotto la condotta del generale Bixio, l'Achille della crociata.

Venne il di l'ottobre: giornata terribile che decise delle sorti d'Italia e nella quale il Borbone giuocò in persona l'ultima partita di un regno. Il maggiore Boldrini era con la sua Divisioni a Ponti della Valle.

Il fatto d'armi che avvenne in quel luogo, ebbe com'è noto, una vitale importanza per le sorti della giornata. Una grossa colonna di Napoletani e Bavaresi assaltò con furia la posizione, e se l'avesse espugnata, sarebbe d’improvviso piombata su fianchi a grosso dell’esercito.

In quell'azione Boldrini e combatté come combattono gli eroi. Il suo battaglione fu investito da un nemico tre volte maggiore di numero resisté, lo respinse. La mischia si confuse e di venne terribile: una palla colpi il guerriero in una spalla: la sciabla snudata gli cadde dal pugno; fu accerchiato e fatto prigione: Condotto con parecchi dei suoi fuori combattimento, dei gruppi di Bavaresi si accingevano ad insultarlo, egli raccolse le sue forze languenti, e voltosi a quei masnadieri, con voce sicura e terribile. «Quando vedono uno di noi altri, disse loro guardandoli in faccia, che si levino il bonnet: e se lo levino subito!» Quei soldati sopraffatti e compresi da involontario rispetto, si scopersero il capo, e cessarono dalle onte.

Dopo alcuni momenti, i Bavaresi furono anche una volta caricati e il Boldrini tornò fra i suoi commilitoni giubilanti. La vittoria era assicurata, ma l'angiolo della morte avea segnate Boldrini. Fu condotto a Napoli o la casa dove avea ricevuta l'ospitalità l'attendeva, del distinto avvocato sig. Raffaele de Feo la cui egregia famiglia ha colmato di generose attenzioni i patriotti che essa dilicatamente preveniva e ricercava. Sotto quel tetto fraterno le cure dell'arte e dell'amicizia, tutti gli aiuti e le consolazioni gli vennero prodigati sul suo letto di dolori, ma indarno.

Fu lunga e straziante la sua infermità! la sopportò con la serenità del martirio: parlava, sempre dell'Italia co’ suoi compagni d'armi che lo assisterono affettuosi, e sopra ogni altro, col prode, con l'egregio maggiore Bois Gilbert suo compagno nell'esilio e nelle battaglie.

Il Generale Garibaldi gli inviò un affettuoso saluto,e a chi scrive col cuore commosso queste poche linee si degnava ripetere avrebbe cercato trovare un momento per visitarlo. Gli occhi del morente raggiarono di gioia e di entusiasmo a tale annunzio; gli sfuggirono alcune lagrime..... La Pace si avvicinava!

Mori avvolto nella sua bandiera, come Ferruccio.

Oh la sua sposa, una giovinetta svizzera che, avea fatta sua compagna nell'esilio, come gli scriveva dalla patria lontana....» Eccoti oramai, mio ben amato, più lontano di prima ed esposto a tutti i pericoli. Se tu sai quanto ti amo, mio Cesare, tu comprendi, senza ch'io le descriva tutte le torture dell'anima mia.. … Io ammiro sempre il vostro Illustre Generale, e desidererei conoscerlo una volta..... Con quale avidità io leggo i giornali che mi apportano vostre notizie... Oh! perchè io non sono con te! Vedi; io sopporterei tutte le fatiche, tutte le privazioni purché io sia presso di te, che io viva della tua vita!

Oh addio, addio mio Cesare diletto!..

La tua Giovanna

Si, addio. infelice. Tu l'hai perduto, e la Patria con te. Pure consolati, il sangue de’ generosi è d'uopo sia bevuto dalla terra che deve esser libera.

Sig. Conte di Cavour, sig. Generale Fanti ecco gli uomini cui avete resa cosi splendida testimonianza di gratitudine.

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SI DICE

Si dice che il sig. Scialoia in compenso di aver rese così fiorenti le finanze del paese sia per essere nominato Ministro delle Finanze del Regno d'Italia.

Si dice che il sig. De Cesare in premio di aver sempre messo scrupolosamente da parte tutte le proposte deliberali per qualsiasi impiego, sia per essere chiamato dal sig. Scialoia al suo imminente Ministero.

In tutto ciò vi sarebbe dello spirito e della piacevolezza. Staremo a vedere.

CORRISPONDENZA DELLA PERSEVERANZA

Parigi, 20 febbraio.

L'affare Mirès prende proporzioni sempre maggiori: è uno sconquasso perfetto. Naturalmente, trattandosi di cosa tanto grave è d'uopo guardarsi molto dalle false notizie e dai rumori d'ogni sorta, più o meno calunniosi: gli uomini in generale, ed i nemici in particolare, sono sì facili ad esagerare! E però sempre vero che il fatto, di cui parliamo, e d'una gravità insolita, e avrà incalcolabili eletti. Il sig. Richmond, addetto all'amministrazione, si tolse la vita questa mattina. Come vi dicemmo ieri, il signor Renouard è fuggito; ed il signor Solar ha, dicesi, lasciato Parigi. Il signor Simèon diede ieri un gran ballo; s'è Veio ch'egli sia molto compromesso, il suo è un trovato da vero furbo.

ll signor Germiny, nuovo amministratore, dopo aver presa conoscenza dello stato della Cassa, ha indirizzato un primo rapporto all'Imperatore sulla condizione generale di questa instituzione di credito. La sua nomina ebbe per effetto di rassicurare gli azionisti; le azioni risalirono dal punto che si seppe essere stato incaricato lui dell'amministrazione provvisoria. Gli altri stabilimenti dello stesso genere, come il Credito Mobiliare, trarranno forse consigli di prudenza dallo spettacolo di questa grande catastrofe, e pei loro azionisti non sarà in male. Che bel tema per il discorso d'un filosofo indipendente come Proudhon Ma gli esempi di questa specie non correggono sventuratamente nessuno, o ben pochi, che lampeggia quasi sempre agli occhi la speranza d'essere più fortunati o più abili di coloro che furon visti cadere. Uno. che, più d'ogni altro, deve dolersi d'essersi lasciato se durre dal bagliore della fortuna, è il nobile officiale d'artiglieria signor di Polignac, il quale si sposò: se ve ne ricordate, da poco tempo, la figlia del signor Mirès. Per risparmiargli i molti e gravi imbarazzi che derivano dalla sua posizione di genero del celebre fallito, gli venne a quanto affermasi, inviato l'ordine di raggiungere il suo reggimento. il sig. di Polignac era da alcun tempo in distaccamento a Parigi. Si disse, a proposito del suo matrimonio che il sig. Mirès era caduto come Carlo X, dopo che questi ebbe contratto alleanza con Polignac: vi ha solo una lieve differenza, che, cioè, il giovine ufficiale è affatto innocente degli errori del suocero.

Abbiamo sotto gli occhi il manifesto di Don Juan di Borbone. Di mano in mano che un membro di questa stirpe cade, se ne. solleva un altro, il quale protesta a favore de suoi diritti! È uno spettacolo curioso quello che presentano le ambizioni e le illusioni di codesta famiglia.

Questa volta Don Juan sviluppa amplissimamente il programma della sua politica liberale, e promette a suoi sud iti futuri più burro che pane. Sventuratamente stanno contro di lui gli antecedenti della sua casa, la quale deluse troppo spesso le speranze dei popoli, perchè essi non mordano più all'amo di sì belle promesse. «Non dimenticate, dice il pretendente, che l'illustrazione, il progresso, lo spirito del secolo non sono punto in necessario antagonismo colla legittimità dei diritti che lo rappresenta. Ma, ove sono le prove? La storia che il principe invoca, racconta altresì che i Borboni della restaurazione avevano fatti essi pure molte belle promesse, il che non impedì ch'essi venissero esclusi per non averle mantenute. A proposito di questo pretendente al trono di Spagna, sappia che un personaggio della stessa risina, la regina Cristina, è pregiudicata, a quanto sse ne dice, dal fallimento Mirès.

Ieri ebbe luogo la conferenza per la Siria; la discussione fu animatissima. Pare che tutto siasi ridotto, a stabilire che si prolunghi per due o tre mesi l'occupazione francese, e non per un tempo maggiore, com’erasi sperato.

 Del resto, l'assemblea fu differita per otto giorni, affinché si abbia il tempo, di riferire alla potenza. Un ufficiale inglese, latore di dispacci di lord Cowley, è giunto dalla Siria. Le notizie di Costantinopoli recano che la Porta avrebbe dichiarato alla Russia di non accettare la riunione d'una conferenza composta degli ambasciatori delle potenze, come pregiudizievole alla sua indipendenza. Sono dunque incombenti nuove complicazioni in Oriente.

l’Inghilterra ch’è tanto lontana dal favorire le spedizioni francesi, proporrebbe, dicesi, alla Francia di fare in comune una spedizione al Giappone, la cui situazione va ogni dì peggiorando. Questa proposta non fu ancora l'oggetto di una risposta ufficiale. Si pensa tuttavia che la quistione sarà accolta prontamente in un senso o nell'altro. Com'è naturale, vi trasmettiamo questa voce sotto ogni riserva. Se fosse esatta, proverebbe almeno che le voci di dissidenze, di cui tanto si parlò, tra Francesi e inglesi in Cina non avevano fondamento nel vero.

Annunciasi che il signor La Roncière le Nourry, il quale ritornò, dopo aver compiuta la sua missione al Levante, sarà nominato contrammiraglio. Scribe è morto, colpito da apoplessia in carrozza, mentre recavasi ad una prova.

ll signor Landinet, vescovo della Roccella, designato come futuro precettore del principe imperiale, sarà no minato vescovo di Vannes, invece dell'abate Maret, che diede la sua dimissione. L'abate Maret sarà eletto, in compenso, canonico del capitolo imperiale di San Dionigi.

Pretendesi che un nuovo delitto, pari a quelle di Jud, sia stato commesso sulla ferrovia del Nord.

Notizie Estere

FRANCIA

– Mentre si tengono a Parigi le conferenze intorno alla questione sulla Siria, il Nord pubblica il dispaccio diretto dalla Francia a suoi rappresentanti presso le potenze straniere, dal quale le conferenze vennero provocate. Crediamo tanto più conveniente di farlo conoscere ai nostri lettori, inquantochè da esso risultano le intenzioni della Francia intorno alla Siria.

Parigi, 18 gennaio.

Signor

ci avviciniamo al termine stabilito dalla convenzione del 5 settembre ultimo per la durata dell'occupazione della Siria. Ebbi più volte ad intrattenervi sulle intenzioni del governo dell'imperatore su questo soggetto. Rivestiti dell'ufficio di eseguire le decisioni comuni, ci adoperiamo di eseguirle attraendoci alle condizioni, colle quali abbiamo ricevuto questo mandato.

Ad ogni modo, per questa stessa ragione, prima di lasciar la Siria, noi consideriamo come un dovere di porre le potenze in grado di esaminare insieme ad esse, se la partenza del corpo di spedizione alla data convenuta possa effettuarsi senza pericolo per la tranquillità del paese, e ci sembra opportuno di chiamare sopra di questo fatto la loro attenzione.

Le potenze non si proposero in Siria alcuno scopo politico, e il governo dell'Imperatore s'è interamente asso ciuto al loro pensiero. Esse continuano un'opera di umanità, ma quest'opera è dessa compita? I gabinetti conoscono come noi lo stato delle cose e sanno quanto lentamente sia progredita fino ad oggi l'opera della pacificazione. La confusione europea istituita a Beiruth aveva a provvedere prima di tutto alle necessità più urgenti provocando da un lato delle riparazioni, dall'altro dei castighi.

 Nondimeno, non era questa se non una parte del suo ufficio, e non la più importante. Essa doveva ancora raccogliere e preporre alle potenze e gli elementi del nuovo ordinamento, che si trattava di combinare col governo ottomano pell’amministrazione della montagna. Questo lavoro è infatti il complemento indispensabile di tutte le altre misure già prese o da prendersi d'accordo colla Porta. Fino a che esso non è terminato, si può dire che non siasi fatto cosa alcuna, poiché nello stato di disordine in cui sono tutte le cose di Siria, l'essenziale è di stabilire le condizioni del nuovo governo del Libano, ed è pur questo il desiderio delle potenze.

Ora non solamente questo desiderio non è soddisfatto, ma la commissione giunge appena a capo delle questioni di repressione e di indennità, che riguardano il Libano. D'altra parte l'accordo non è ancora definitivo intorno all'indennità da prelevarsi a Damasco, e la Porta manifesta la pretesa di avocare a Costantinopoli lo scioglimento di tale questione. La riorganizzazione amministrativa fu per vero tocca recentemente in dialoghi confidenziali. Ma assorti da altre cure, i delegati non si sono punto finora trovati in misura di trattarla officialmente, e sarebbe difficile di determinare il momento in cui potranno comunicare alle potenze il risultato dei loro studi. Finalmente, signor..., l'incertezza medesima che questi ritardi lasciano librare sul riordinamento del Libano mantiene gli spiriti in uno stato d'esterna ec citazione; i ragguagli che possediamo ci fanno temere che la partenza delle nostre truppe non sia seguita da nuovi disordini, se essa ha luogo prima che le disposizioni necessarie per guarentire la sicurezza delle popolazioni siano state adottate.

Innanzi a considerazioni di questa natura, tutti i gabinetti comprenderanno che noi apprezziamo assai la nostra responsabilità. Se, da una parte, intendiamo rimaner fedeli alle stipulazioni stabilite dalla conferenza, dall'altra non vogliamo che ci possa essere rimproverato di non aver segnalato il pericolo che crediamo di intravedere. Siamo dunque condotti a chiedere alle potenze di far conoscere a questo riguardo la loro intenzione, riserbandoci semplicemente d'esprimere la nostra nelle deliberazioni come segnatario della convenzione del 5 settembre, vale a dire collo stesso titolo degli altri gabinetti.

Abbiamo provato, coll'insistenza posta da noi ad affrettare i lavori della Commissione, che nostro vivo desiderio era di lasciare la Siria alla data stabilita, e oggidì nessuno più di noi vorrebbe che le circo stanze ci permettessero di recare ad eletto questo desiderio. Se le potenze decidono che s'abbia motivo dl protrarre il termine dell'occupazione, noi non ricuseremo avendo fornito il corpo della spedizione, i continuare i sacrifici, che ci siamo imposti per offrire al sultano, la corporazione delle nostre truppe; i nel caso che le potenze fossero d'avviso che convenga indicare una o parecchie fra loro, affinché prendessero parte a questa missione, noi saremmo pronti d'accettare il loro concorso.

Mi sembra, signore.... che il mezzo più opportuno d'ottenere un accordo sopra questi diversi punti, sarebbe di convocare la conferenza. Se questa maniera i vedere viene approvata dal gabinetto di... io vi prego di farmelo sapere al più lesto possibile, e io provocherei la riunione dei plenipotenziari tosto che mi fosse giunta notizia del consenso delle varie corti.

Vorrete, o signor... date lettura e lasciare copia del presente dispaccio, che io dirigo a tutti i rappresentanti dell’Imperatore.

THOUVENEL.

GERMANIA

Monaco, 18 febbraio.

– Questa mattina, con un grande accompagnamento, è partita per Berlino S. M. la nostra regina, ove si fermerà circa un mese. Finalmente la notizia del tante volte contraddetto viaggio a Bellillo del principe Carlo di Baviera, comandante in capo la nostra armata, incaricato di un'alta missione militare, è oggi accertata. Egli pure partirà nella corrente settimana, ed al suo ritorno si recherà a Merano nel Tirolo, come già vi scrissi. Le sorelle del nostro re, l'ex-duchessa di Modena e la moglie dell'arciduca Alberto, fecero oggi ritorno a Vienna.

– Da tre o quattro giorni, si è sparsa la notizia che l'ex-re di Napoli, colla regina ed i principi, verrebbe a prendere stanza nel nostro Stato. Un dispaccio ufficiale però, arrivato oggi da Roma alla nostra Corte, ci fa sapere che, pel momento, il re non ha deciso a qual partito appigliarsi. È certo però che né la Spagna, né Vienna saranno scelte per luogo di loro dimora.

Questa sera sono qui arrivati circa 100 soldati tedeschi del disciolto esercito del re di Napoli, tra i quali trovansi 51 bavaresi. Dicesi che questi saranno incorporati nei nostri reggimenti. Frattanto però si è formato un Comitato, il quale provvede pel loro mantenimento, trovandosi essi sprovvisti d'ogni cosa.

– L'Osservatore triestino ha, per via telegrafica, da Berlino, 19 febbraio:

La Commissione della Camera dei signori ha respinto la proposta di legge, presentata dal Governo, riguardo ai diritti matrimoniali, come pure la proposta per l'istituzione del matrimonio civile facoltativo.

SPAGNA

– Il signor Pacheco, che rappresenta la Spagna a Messico, ha ricevuto i suoi passaporti. Un dispaccio privato di Madrid annuncia che la squadra dell'Avana si diresse immantinente sopra Veracruz. ll signor Pacheco doveva recarsi all'Avana.

I giornali di Madrid s'occupano molto di questa faccenda, che pare debba produrre ostilità fra la Spagna e il Messico.

– Scrivono da Madrid, 15 febbraio, al Constitutionnel, essersi di nuovo propagata la voce d'una crisi ministeriale, e con tale e tanta generalità e insistenza, da non potersi lasciarla vagare senza darle alcun peso.

«Se hassi a prestar fede ai novellieri, dice il corrispondente del foglio francese, sarebbe scoppiata una scissura nel seno del gabinetto. Due membri influenti, signor Calderon Colantes ed il Zabala, avrebbero manifestato l'intenzione di ritirarsi, se il signor Posata-Herrera, ministro dell'interno, rimane ancora nel Consiglio. Non dice si però il motivo di codesto dissidio, ed il silenzio dei giornali su questo punto dà luogo naturalmente a mille congetture.»

La Correspondencia, sotto la stessa data, accenna alle voci correnti a questo riguardo, e poi soggiunge: «nissuna questione venne ancora agitata nel seno del Consiglio; non poteva esservi dunque disaccordo tra i ministri, come non eravi alcun motivo di crisi.»

Essa termina promettendo che, se una crisi fosse probabile, l'annuncierebbe senza giri di parole e senza tema. Non dimeno, un telegramma che troviamo nel Nord, e datato da Madrid il 16, afferma che i giornali ministeriali credono possibile che il signor Zabala si ritiri. E bisogna che tale credenza non discordi affatto dal vero, se un dispaccio, dalla stessa città, può annunciare che il 18, cioè due giorni dopo, le voci d'una crisi ministeriale continuavano, nonché «non si conoscesse ancora alcun fatto positivo.»

Come è facile vedere, sarebbe prematuro il voler giudicare della veracità di tante voci, più o meno contraddittorie. In attesa di più precisi ragguagli, adunque, ci limitiamo a riferire un dispaccio dell'agenzia Havas-Bullier, in data del 18, ore 5 pomer., il quale, essendo il più recente, merita maggior fede:

ll Consiglio dei ministri è perfettamente d'accordo su tutte le quistioni politiche.

– Il governo e la Com missione, pienamente d'accordo, hanno ritirato il terzo articolo della legge dei governatori delle provincie. Quell'articolo aveva provocato, nel Congresso, animate discussioni».

Dispacci Elettrici AGENZIA STEFANI

Napoli 28 (notte) – Torino 28.

Parigi 27– Progetto d'indirizzo della Camera del Deputati – Ringrazia l'Imperatore pel decreto 9 novembre, applaude alla politica Imperiale e spera nella pace. Il mandato umanitario che la Francia adempie nella Siria sarà man tenuto. Approva la politica seguita per l'Italia. I documenti diplomatici e l'ultimo invio di truppa a Roma hanno provato i vostri costanti sforzi per assicurare la sicurezza del Papato, e tutelar ne la sovranità temporale per quanto permettessero la forza delle cose e la resistenza a savii consigli!!! Così facendo voi avete completamente corrisposto a sentimenti religiosi ed alle tradizioni politiche della Francia. Per l'avvenire il corpo legislativo se ne rimette interamente alla saggezza di V. M. persuaso che s'ispirerà sempre negli stessi principii e negli stessi sentimenti senza lasciarsi scoraggiare dalle ingiustizie che ci affliggono.

Berlino 27 – In circoli bene informati si annuncia, che in occasione dell'anniversario della battaglia di Grahovy sono scoppiati torbidi in Varsavia e le truppe han dovuto intervenire.

La Patrie e il Pays smentiscono, che si abbia intenzione di richiamare le truppe da Roma.

La Patrie dice che Türr è giunto a Parigi.

Napoli 1 marzo – Torino 28 febb.

Parigi 28– Senato. Discussione dell'indirizzo. La Roche Jacquelin relativa mente all'Italia dice esser utile parlare senza reticenze; ciò che non si è fatto nell'indirizzo.

Pesth 27 – La costituzione ha prodotto immensa sensazione. Tutti i partiti di accordo protesteranno contro.

Napoli 1. Marzo – Torino 28 febbraio

Moniteur 28 – Il Vescovo di Poitiers ha pubblicato un mandamento contenente allusioni offensive al governo dell'Imperatore proprie a turbare le coscienze.

Il mandamento è denunciato al Consiglio di Stato incaricato di statuire su accennando a provvedimenti per impedire tali pubblicazioni, respinge con audacia il pensiero segreto d'un parti to che sotto velo di religione non ha altro scopo che quello di attaccare l'eletto del popolo francese.

Washington 15 – Il comitato sulla conferenza di pace ha fatto il rapporto.

Dicesi che i forti Lunterpillens sa ranno attaccati. Davis appena istallato negozierebbe la loro resa.



Fondi Piemontesi 75,50 75,75
Tre per cento francese 68, 15
Quattro e mezzo id. 98,00
Consolidati inglesi 91 ¾
Metalliche Austriache 65,15

Notizie di Messina

Il generale Fergola Comandante la Cittadella di Messina ha rifiutato di renderla alla intimazione fattagliene dal Generale Cialdini, minacciando di bombardare la città e adducendo lo specioso pretesto di essersi violata la capitolazione con lo sbarco di oggetti di guerra, Cialdini ha risposto che avrebbe presa di assalto la Cittadella; che ne avrebbe passato la guarnigione a fil di spada, abbandonandola all'ira del popolo, e ha conchiuso che trattava non con un generale ma con un assassino!

BORSA DI NAPOLI

28 FEBBRAIO 1861.

DUCATI CINQUE DI RENDITA-GODIMENTO 1 GENNAIO.



Prezzi legali-Contante D. 78 ½ 78 3/8 78 ½
Fine corrente » S. C.
Fine prossimo » S. C.
Rendita Piemontese L. 76 ½
Rendita Bolognese » S. C.
Rendita Toscana » S. C.

DUCATI QUATTRO DI RENDITA-GODIMENTO 1. GENNAIO.
Contante D. 67 314

CERTIFIC. DELLA REAL TESORERIA-GOD. 1. GENNAIO.
Contante D. 70 70 70

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ANNO I. Napoli 2 Marzo 1861 N. 7

IL PARLAMENTO GIORNALE POLITICO DELLA SERA
Si pubblica tutti i giorni (esclusi i festivi) alle 5 p. m.
COSTA UN GRANO



NAPOLI 2 MARZO 1861.

NOSTRA POSIZIONE INTERNA

6.

Come conseguenza delle cose esposte nei precedenti articoli, e nel fine di promuovere un beninteso. e proficuo. accordo tra governo e popolo, è di cooperare all’unificazione, gloria e grandezza d’Italia, richiediamo alcuni provvedimenti, che ne pajono più urgenti, fra quanti altri sono necessari! alla buona retta Amministrazione dello Stato.

1. Si soccorra la classe operaja con anticipi di modiche somme su|la mercede al lavoro., che ordinatamente a cura de’ Municipii o di preposti municipali potrà distribuirsi.

2. Le somme all'uopo occorrenti si anticipino dalle Finanze, o hi negozino. sulla Cassa di Sconto con Cedole Comunali e delegazioni su cespiti allogati ne Stati discussi, per opere pubbliche.

3. Si autorizzino lavori, nell'interesse generale, su tutti i Comuni del Regno, a prescindere. da’ lavori particolari, che ciascun Comune potrà animare a seconda de’ suoi maggiori mezzi e più urgenti bisogni. La rettificazione de’ Catasti sarebbe il lavoro più urgente, il più generale ed il più utile; vi potrebbero essere adibiti tutti gli Ingegnieri, Architetti, Agrimensori e periti Civili e quelli di Ponti e Strade. Ne’ rapporti di economia, si proporrebbe un sistema che di niun peso avrebbe gravata la Finanza.

4. Si rimettano i Comuni nello Stato di legalità, e si purghino, le Amministrazioni Comunali degli elementi impuri, che sono retaggio di un governo corruttore e demoralizzatore.

5. Si cambii o si migliori il personale delle Autorità provinciali e Distrettuali, e senza misericordia e riguardi si mandino i ladri alle Corti Criminali, e si destituiscano i nemici dell'attuale ordine di cose che è il risultamento del voto del popolo Sovrano. E' spaventevole il sapersi che taluna Alta Autorità crede doversi tollerare i ladri nell'amministrazione delle provincie,sol perchè quei ladri sanno secondare il Governo; ma cosa è mai un Governo che crede necessaria per lui la cooperazione dei ladri? Vi sono presso di Noi gli uomini onesti a tutta pruova ed intelligenti e sagaci e pratici negli affari; ma costoro non si vogliono, perchè non sanno transigere, e perchè non saprebbero secondare ciecamente in misure poco lodevoli o inconseguenti; ma codesti si dice, non sono noti, sì, perchè non sono petulanti perchè non s'inviliscono, perchè non corteggiano, perchè forse non credono dover pagare le mediazioni e le senserie!.... Il Governo li cerchi, li preghi, se ama di servire alla Patria.

6. Si provveda alla refrenazione de Clericali, ma energicamente e senza mezzi termini: e si secolarizzino i beni delle Chiese, e sulle Casse pubbliche si paghino gli assegni ai Curati ed agli altri che vi han dritto.

7. Si adottino provvedimenti per esser la giustizia amministrata rettamente, con minimo dispendio e minimo disagio de popoli, e nel contempo si operi in guisa che il Tesoro Centrale non si gravi di maggiori esiti. I Provvedimenti dati finora sono all'opposto.

8. Si cerchi di aumentare l'introito della Finanza, non per forza di nuove imposizioni e di altri dazii,ma colla rettificazione e semplificazione nell'organamento e nel materiale delle amministrazioni: e si abbia certezza di ottenere risultamenti splendidi e copiosi. Si mettano in azione nuove nazionali risorse.

9. Si moralizzi la burocrazia, o si sciolga. Ed indi si destini, secondo le corrispondenti Classificazioni, in Amministrazioni novelle, od in quelle di Concessioni che lo Stato farà ai privati, nella ragione del quinto sul numero totale degl'impiegati.

10. Si rispettino i dritti acquisiti deprivati in cariche dello Stato, per le quali vi ha legge d’inamovibilità senza una condanna e nelle quali concorre garentia pecuniaria ed obblighi di pagamenti a partito forzato. 'M violare là legge, che garantisca codeste cariche, siansi pure ottenuto a titolò oneroso o gratuito, è reato, che pesa su’ governanti..

11. Si riformi generalmente la Magistratura, e si stabiliscano massime indeclinabili per l’ammissione e promozione de’ giudici,e si mandino via tanti e poi tanti, che fa maraviglia a sentirli nominare.

12. Si renda di pubblica ragione lo Stato veridico delle Finanze, de Banchi, della Cassa di Sconto, de’ depositi giudiziarii, della Cassa di Ammortizzazione – E si pubblichino altresì gli Stati discussi de’ diversi Dicasteri.

13. Si guardi meglio l’Agricoltura e il Commercio, e si diano degl’incoraggiamenti, e delle istruzioni che uomini pratici dovrebbero compilare nei rapporti di ciascuna provincia. Si aboliscano o si riformino le Società Economiche, poiché la sperienza dimostra di niuna utilità essere finora stata la loro esistenza.

14. Si sciolga del tutto l’Amministrazione di Ponti e Strade; si gittino al fuoco le sue tariffe, e se ne sperdano i precedenti, che molto hanno influito alla corruzione del paese. Il riordinamento sarebbe sopra basi diverse, che all’uopo s’impronterebbero da altri paesi, ove per ventura manchi ingegno a crearne un nuovo.

15. Si porti severa analisi stille bonificazioni: si avrebbe mezzo a migliorar le finanze. soccorrere l'Agricoltura, e rilevare abominati abusi.

16. Si sciolga quella Commissione per le ferrovie, nel cui seno vi sono uomini interessati negli antichi sistemi e nelle antiche pratiche, di guisa che riesce loro impossibile disdirsi o modificarsi.

17. Siano gli Agenti principali del Governo superiori per colpo d’occhio intelligenza ed integrità a quanti altri gli son dipendenti! Cosi non vi sarebbe repressione per l’ingegno.

18. Si taccia di riforme legislative per ora: le nostre leggi non sono seconde ad altro: utili anzi necessarie sono le modifiche relative alla diversa forma del governo, e queste si facciano: ma non si proceda per sola smania d’imitazione.

19. La pubblica istruzione si migliori: e si badi alle scienze applicate, dalle quali proviene la maggiore utilità al benessere generale; si badi meno alla forma e più alle sostanze. I lavori finora fatti non onorano gli autori. Le leggi piemontesi che voglionsi introdurre non sono al livello della Civiltà e del progresso scientifico di altre nazioni: si cominci a migliorar di mezzi, e si scelgano professori sperimentati, a l'istruzione progredirà. Si semplicizzino, per amor di Dio, i metodi, e si faciliti cosi l’apprendimento i graduato delle lettere, scienze ed arti senza opprimere le menti, specialmente de’ giovanetti.

Quando queste ed altre cose, che qui non abbiamo, per amor di brevità, enarrato, saranno messe in pratica, il popolo vedrà, sentirà, toccherà con mano il miglioramento di fatto, che se n'è ottenuto per lo cambiamento politico dello Stato, e pieno di fiducia concorrerà con tutt'i suoi mezzi, personali e pecuniarii per lo trionfo della causa che in oggi deve difendersi e che il popolo difende di buona fede a differenza dei mestatori, che sanno variar bandiera.

Noi abbiamo parlato di alcuni fra i provvedimenti interni, che ora vorrebbero dirsi regionali, e che riguardano peculiarmente l'Italia meridionale; ma a conseguire il bene comune, cui si aspira, altri provvedimenti generali dovrebbero emanarsi dal governo Centrale ove voglia realmente sinceramente utilmente l'Unità, la grandezza, la gloria d'Italia.

Questi son cenni, meramente cenni, e senza sviluppo; ma per lo sviluppo e pe' maggiori ragguagli sopra ogni articolo, supplisca l'intelligenza dei lettori, ed il senno pratico d'onde il popolo è sovranamente dotato – Non si gridi al paradosso, ove tal cosa sembri in disaccordo tra il fine ed i mezzi, ed in vece, la stampa critichi ed osservi, e provochi dilucidazioni, che non saremo restii a dare.

Gli uomini di Stato che hanno l'obbligo di fare e di saper fare il bene, gli uomini politici che hanno tolto l'impegno ed hanno quindi il dovere di sorvegliare l'andamento politico della nazione, gli uomini sapienti ed onesti che veggono deviato il sentiero che dovrebbe condurci alla unità nazionale, gli uomini pratici che si accorgono esser nocivi i provvedimenti amministrativi ed economici, tutti quelli che hanno amor di patria e sentimento di dignità e non son traditori, egoisti, mestatori per mestiere, tutti alzin la voce, e dicano al Governo, a Ministri, a Deputati, a Senatori, agli agenti del potere, e lo dicano recisamente: Badate, che la vostra negligenza, o vostra insipienza, o vostra malizia rovina, perde, annienta l'Unità d'Italia, cui ogni italiano ha consacrato le sue aspirazioni, i suoi mezzi, l'ingegno, la mano. Badate, che non vi colpisca la maledizione del contemporanei e de'  Posteri!.…

D.

(Continua).

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OMAGGIO AL RE

Oggi alle due la deputazione, della quale già pubblicammo i nomi, presentava a S. M. la Corona offertagli di Torinesi, col seguente Indirizzo dettato dal cav. Cibrario:

Sire

Sebbene Vostra Maestà e per naturale inclinazione e. per l’eccelsa missione che ha ricevuta dalla divini Provvidenza sia cittadino d’Italia, nondimeno i Torinesi non possono dimenticare che questa città le fu culla,'che qui si è maturato nel generoso animo tuo l'affetto per la gran patria italiana, ché qui si sono maturati i vasti disegni per la compiuta indipendenza della gloriosa penisola.

Ond’è che gli abitanti di questa città, teneri di queste glorie, hanno creduto ora che l’ardua missione è omai compiuta, che a'  loro si appartenga d’offrire a V. M., reduce dalle belle provincie testé aggiunte alla monarchia, una corona che simboleggi il nesso delle virtù guerriere per coi si è tanto segnalato l'ereditario valore dei Principi di Savoia, con quelle civili virtù che sono richieste a compiere in ogni sua parte la grann'opera dell’unificazione italiana.

Noi deponiamo, o Sire, ai piedi di V. M. quest’umile omaggio, supplicandola di guardare non alla tenuità dell’oggetto, ma all'animo devoto riconoscente degli oblatori, e più ancora all’alta sua significazione.

Viva il Re d'Italia!

Questo indirizzo scritto a modo delle antiche pergamene con bellissime miniature dal cav. Bertolla, impiegato al ministero affari esteri, è racchiuso in una ricca legatura di marocchino a fregi d’oro lavorati, dal sig, Vezzosi.

La Corona,. composta di duo fronde d'alloro e di quercia con una stella in diamanti, venne con rara finitezza lavorata, specialmente nella cesellatura delle foglie, dal sig. Thermignon; nel nastro d’oro che riunisce i due tronchi, è impresa la seguente iscrizione dettata dal cav. Cibrario:

Victorio Emmanueli II italici imperii restitutori, Cives Taurini, 1860.

Sovra il nostro ricamato sul cuscino leggesi questo, verso d’Orazio proposto dal conte Sclopis.

«Lucem redde tuae, dux bone patriae»

Aug. Taur. 1860.

Il disegno del cuscino è del barone G. C.; i ricami furono eseguiti dalla signora Pepionc, sotto la direzione del conte di Sambuy.

(Gazz. di Torino)

SI DICE

Sentiamo da persone che si credono bene informate che il sig. Ferdinando Bianchi Direttore Generale del Registro e Bollo, con nomina Dittatoriale sia per essere rimosso da quel posto.

Ciò potrebbe per altro non verificarsi ma i tutti i conti non è fuor di proposito rammentare qualche cosa di lui.

Ferdinando Bianchi è stato sempre in primi linea in tutte le occasioni nelle quali il Paese si è pronunziato contro il dispotismo della rara Borbonica, e ne ha subite non interrotte persecuzioni e calamità.

Ben prima del 1848 egli era uno de più opero si per la causa della libertà. Nel 1848 si distinse fra coloro che inalberarono nelle Calabrie il vessillo della resistenza e si batté da valoroso.

Da quell'epoca sino a dieci anni dopo la su vita fe la vita del proscritto, ed ebbe a sperimentare i rigori di tutte le belve del tempo, ed in ultimo del maligno e balzano Generale Afan de Rivera che mandato quivi dapprima con buoni auspici contro i malviventi, finì col levarsi la maschera, incrociò il brigantaggio civile con quel delle campagne, e si rese il flagello delle Calabria. Ma ciò sia detto di passaggio.

Astretto dalle violenze usate secondo il costume, contro i suoi più cari, Bianchi subì la carcere, la condanna, e quindi l'esilio.

Fu uno dei Mille, si batté la valoroso. Ma avvicinandosi il passo di carica maraviglioso del Liberatore verso il continente, Ferdinando Bianchi si rese uno degli attori più operosi della rivoluzione Calabrese, di quella rivoluzione che disperse un esercito del Borbone, che lo asteinse fuggire da Napoli, cui il Cristo della libertà rimmeritava con un immortale ordine del giorno, ed Governo di Torino con una ingratitudine egualmente immortale.

Bianchi si recava da Sicilia in Calabria con mandato di Garibaldi: d'accordo col benemerito Generale Stocco, agiva e con efficacia, e quando ai monti della Calabria, egli sprezzando i pericoli, gli stenti, e l'età, fu sempre in quel sto ch'era degno di sé tenendo vivo il fuoco dell'entusiasmo fra suoi. Compì poscia l'opera sua, conducendo i suoi militi nella gloriosa Campagna di Napoli, dove i Calabresi ebbero anche una volta l’onore di essere splendidamente menzionati dall'ordine del giorno le 2 ottobre del nostro Liberatore. Tale fu Bianchi negli avvenimenti che decisero dell'Italia. Se la nostra povera logica non ci tradisce, lo stato che li rivoluzione creò, dovrebbe essere riconoscente tali uomini, anche per debito di Galateo politico

CAMERA DEI DEPUTATI

Alcune petizioni inoltrate alla camera dei deputati nell'ultima legislatura non furono prese ad esame dalla commissione per difetto di requisiti prescritti dal regolamento, ad ovviavo tale Inconveniente si riproducono le relative disposizioni.

«La commissione delle petizioni terrà per accennare la maggiore età richiesta dall’art. 57 dello statuto per esercitare il diritto di mandare petizioni alta camera qualora intervenga una almeno delle seguenti condizioni.

«1. Che la firma del polente sia Legalizzata dal sindaco, Gonfaloniere o pretore del comune ove il postulante dimora.

«2. Che la petizione sta presentata alla camera o rivolta alla segreteria da un deputato, salvo però sempre al postulante di valersi, ove il credesse, di altre prove legali.»

Notizie Interne

I Portici – Nella notte del l'andante un individuo della Guardia Nazionale di sentinella a Laboratorio del forte di Vigliena volendo fermare cinque persone che si approssimavano a quel sito, gli furono da costoro tirate due fucilate che nol colpirono; ed accorso il rimanente della Guardia, scaricarono anche a vuoto contro di essi altri colpi di moschetto – si procede a rigorose indagini.

– Venne ieri dalla Guardia Nazionale sorpreso un tal Nicola Coppola mentre apriva con chiave falsa la porta di un'abitazione. Fin trovato addosso a lui in oriuolo d’oro con la catena, due anelli, e due altre chiavi false.

CORRISPONDENZA DELLA PERSEVERANZA

Dall’Istria. 18 febbraio.

Siamo in quaresima, ma ve l’assicuro, che se non ce n’avessero dato e ce ne dessero notizia le campane della chiesa e metamorfosi della mensa, noi non ce ne saremmo accorti: tanto è la nessuna differenza tra i giorni carnascialeschi ed i presenti. Qui non si aprirono teatri, non si fecero balli né pubblici né privati; ed anzi quest'anno la dimostrazione di tutto fu ancora maggiore dell’anno scorso, perché anche gl’impiegati. crepiterò prudenza di non tirarsi addosso qualche malanno, come allora fecero? insultanti a bella posta al dolore universale con divertimenti impostisi per puro puntiglio.

Tutti assorti come siamo nella speranza di veder qui pure spuntare all'orizzonte il vessillo di nostra salute, badiamo alle cose che ci vengono delle e date da Vienna, come se le non ci riguardassero affatto. Così con indifferenza, anzi con ischerno, accogliamo ora la Dieta provinciale che pare ci vogliano dare senza che noi la do’ mandassimo punto, come nun domandiamo nessun’altra cosa. E sì che ne avremmo delle cose da domandare con la piena sicurezza che ci vorrebbero concesse; ora che concedono per non perdere.

Nell’ultima vi dava notizia del vascello; Kaiser, che urlò in un banco alla punta di Salvoro. Esso si trova ora ih dock a tota, e si dovrà stare, a detta d'uomini intendenti, intero il mese di marzo e più. L’Urlo fu terribile: tutta la controcolomba fu stracciata in modo, che in qualche silo non si crederebbe la fosse mai stata, e a metà del naviglio fu tocca pur bene anche la stessa colombo. E dire che il vascello era comandato io quel momento dal dio del mare, dall’ammiraglio Bourgignon in persona, il quale, in un ordine del giorno ai marinai, ebbe detto ch’egli li avrebbe condotti al cimento, egli che aveva sulle spalle 34 inverni durati sul mare!

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Notizie Estere

RUSSA

Il corrispondente del Nord, il quale scrive da Pietroburgo in data dell'11 febbraio, smentisce la voce di preparativi bellicosi, di cui fu parlato in questi ultimi tempi, da parte della Russia. Esso afferma che non essendosi fatta leva alcuna fino dal 1856. si aveva intenzione di ordinare la coscrizione per riempiere il vuoto che, nel corso di quattro anni, s'è formato nelle file dell'esercito: ma che considerazioni più potenti indussero ad abbandonare anche questo pensiero.

DANIMARCA

– Il Times ha il seguente telegramma da Copenaghen, 16 febbraio:

ll Berlingske Tidende dichiara che niuna differenza d'opinione su quistioni di principio esiste fra i ministri, e che la più completa unanimità prevale fra loro

Lo stesso giornale dice;

La notizia data dal Flyrepost che il re intenda accordare una costituzione per tutto il regno e istituire Camere è senz'alcun fondamento.

Martedì prossimo si terrà una seduta del Consiglio privato in cui i progetti ministeriali saranno sottomessi alla sanzione reale.

TURCHIA

– Scrivono al giornale ungherese Pozor dalle frontiere del Montenegro:

Giovedì, 30 gennaio, i Serviani si sono battuti contro i Turchi, i quali ritiraronsi nella fortezza di Niksic, dopo aver perduto 30 uomini, che rimasero uccisi, 3000 montoni, 150 cavalli e molto bestiame, di cui s’è impadronito il vincitore. I Turchi sono assediati dagli gli Uscocchi, che circuirono la piazza. Nessun Montenegrino partecipò a quel combattimento che, come si presume, fu la un atto di ladroneggio commesso l'anno scorso dai Turchi di Niksic contro gli abitanti di Drobnjack.

– L'Havas-Bullier ha da Belgrado, 17, per via telegrafica:

Regna dell'irritazione contro il governo turco a causa di un articolo del Journal contro il principe Michele e la Servia. Quest'articolo si trova nel numero del 1 febbraio.

– Scrivono da Bairut, 10 febbraio, al Pays:

Jeri, i Maroniti hanno celebrato la festa di S. Marone, loro patrono.

A Damasco nulla era avvenuto, dopo gli ultimi avvenimenti che non attesti un bisogno dine e di tranquillità.

Lo sceicco cristiano Ghanem llanem, di cui il pascià militare aveva rifiutato le proposte d'alleanza, chiese consiglio al sig. Outrey, console di Francia il quale, apprezzando tutto quanto potessi ottenere da lui, l'ha fatto partire per Bairuth, scortato da cavalleggeri Algerini di Abdel el Kader e latore di lettere pel generale in capo francese. Egli potrà fornire utili rag guagli sull'organizzazione dell'Hauran, in cui si è trincerato il nemico.

Il comandante Cerès ed il conte Munos del Recuerdo, che ritornavano da una missione a Damasco, furono impediti a Kab-Elias dalla neve.

– S. A. il viceré di Egitto, dopo esser sbarcato ad Ucch (piccolo porto del mar Rosso), proveniente da Suez, si è recato a Medina, ove restò per i cinque giorni in preghiere sulla tomba del profeta. La sua presenza in quella città fece una viva, impressione sull'animo del popolazioni.

ll principe rimise magnifici presti allo sceriffo di Medina ed agli ulema; dovea mettersi in viaggio il 20 gennaio, per recarsi alla Mecca. Ritornerà per la via di Gedda.

TURCHIA

L'Havas Bullier ha da Costantinopoli, 13 corrente:

Fuad pascià reclama dieci milioni di piastre per indennizzi relativi a Damasco e ai Maroniti. La Porta esausta nelle sue finanze, porrà all'asta le sue miniere di rame, ammettendo anche gli stranieri a concorrervi.

La Porta rispondendo alla Russia si oppone alla proposta conferenza, da formarsi cogli ambasciatori delle potenze, e ciò perché ne sarebbe lesa la sua indipendenza. Prepara una memoria giustificativa circa le riforme da promulgarsi prossimamente.

– ll signor Sagosta doveva fare un'interpellanza sugli avvenimenti d’Italia. Essa pare aggiornata, in causa, dice l'Espana del 15, della caduta di Gaeta e della malattia del signor O’Donnel.

Recentissime

– L'individuo arrestato per essersi intruso negli stalli dei deputati, in occasione della seduta reale, chiamasi Catelano Antonio, e si dice pittore e poeta; certo egli è che dà segni di alienazione mentale.

– La commissione del Senato, incaricata di riferire sulla legge, che dà a Vittorio Emmanuele il titolo di re d’Italia sarebbe composta dei signori De Gori, Gialini, i Giorgini, Nicetta e Matteucci. Quest'ultimo è il relatore.

– Il principe Napoleone fece trasmettere degli ordini a Tolone, acciocché il suo yacht da viaggio sia pronto fra qualche giorno. S. A. partirà colla principessa Clotilde subito dopo la votazione dell'indirizzo del Senato.

– Lettere particolari del ducato di posta alla Corrispondenza Havas pretendono che il governo russo abbia dato ordine di metter sul piede di guerra due altri corpi d'armata, e di portarsi sulle frontiere della Polonia, di maniera che cinque corpi sarebbero pronti ad ogni evento…

– È possibile che tale notizie sia vera, tuttavia non è probabile, perchè non si vedono motivi che possono giustificare questo spiegamento di forze, e le finanze russe non sono in istato di sopportare esperienze cosi costose. Nei nostri circoli politici, dicono quei miscredenti, non vi si crede.

Dispacci Elettrici AGENZIA STEFANI

Napoli I marzo – Torino 1 marzo.

Parigi l'– Senato – Rispondendo a Larochejaquelein Heckeren dice che il potere temporale del papa è perduto, e che soltanto è possibile salvare il potere spirituale. La reazione rialzando il capo ha deciso la nostra condotta. L’Italia porti 300,000 uomini al nostro fianco nella lotta da cui siamo minacciati.

Londra – Russell dice che l’Inghilterra ha raccomandato alla Porta di confutare le gravi accuse relativamente alla occupazione della Siria. La conferenza ha deciso l'occupazione necessaria, fissandone il termine al l'di maggio. La proposta trasmessa a Costantinopoli, fu risposto essere immensamente desiderabile che l’occupazione cessi.

L’Inghilterra insisterà a tale scopo.

Napoli 9. Marzo – Torno 1 marzo

Parigi – Pietroburgo – È smentita la notizia della prossima pubblicazione de'  provventi relativi alla emancipazione dei servi.

Napoli 2 – Torino 2

Parigi– Senato. Il Principe Napoleone dice essere stupito della violenza della discussione; – lascio all’opinione liberale d’Europa, al patriottismo italiano, ai 200,000 soldati che coll’Imperatore alla testé fecero la campagna d’Italia la cura di rispondere all'oltraggio che avete inteso. (Approvazioni). L'Impero rappresenta la società moderna, le sue tendenze progressi ve, i principi liberali del 1789. (Vive approvazioni). I Popoli s'ingannano se non contano su Napoleone III che verrà meno alla sua missione. Richiamando le parole dell’Imperatore su Gaeta il Principe dice Heckeren ha confuso le parole di pietà colla simpatia, che hanno solo la gloriosa causa Italiana; gli alleali che al nastro fianco versarono il sangue a Magenta ed a Solferino– La seduta continua.



Fondi Piemontesi 75,60,75,75
Tre per cento francese 68,15
Quattro e mezze id. 97 95
Consolidati inglesi 91 73
Metalliche Austriache 65,25

BORSA NAPOLI

1 MARZO 1861.

DUCATI CINQUE DI RENDITA– godimento 1 GENNAIO


Prezzi legali– Contante D. 78 1/2 78 1/2 78 1/2
Fine corrente » S. C.
Fine prossimo » S. C.
Rendita Piemontese L. 76 1/2
Rendita Bolognese » S. C.
Rendita Toscana » S. C.

DUCATI QUATTRO DI RENDITA– godimento 1. Gennaio.
Contante D. 67 3/4

CERTIFIC. DELLA REAL TESORERIA– god. 1. gennaio.
Contante D. 70 70 70

RENDITA SICILIA

DUCATI CINQUE DI RENDITA Godimento 1 GENNAIO.

Contante D. 78 1/2

SOCIETÀ’ DI ASSICURAZIONI DIVERSE

Godimento 1. gennaio 1860 50 D. 55.

ANNUNZII

Trovansi vendibili in casa dell’autore (vico Campane a Toledo N: 3: piano 2.) le seguenti opere del Dottor Lelio Galli.

ITALIA (operetta politica)

SAGGIO DI RIFORMA PRINCIPI DI PATOLOGIA GENERALE.

AFFITTO DI APPARTAMENTO

Al Largo S. Teresa a Chiaia n. 3 accanto la Chiesa si affitta dal quattro maggio prossimo un appartamento di nove stanze, ben decoralo, varii stanzini dei quali uno con bagno e piccolo giardino per l’annua pigione di D. 280.

È visibile tutti i giorni dalle 2 alle 4 p. m.

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Il Gerente responsabile– Carlo De Ruberto.

F. Mazza Dulcini– Direttore-Proprietario.

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STAB. TIP. DELLE BELLE ARTI.

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ANNO I. Napoli 4 Marzo 1861 N. 8

IL PARLAMENTO GIORNALE POLITICO DELLA SERA
Si pubblica tutti i giorni (esclusi i festivi) alle 5 p. m.
COSTA UN GRANO


NAPOLI 4 MARZO 1861.

ATTUALITÀ POLITICHE

Molti e molti si contristano pe’ progetti d'indirizzo de’ Corpi della Legislatura francese sul rapporto delle cose di Roma, si vorrebbe, pare, che la spada della Francia seguisse a tutelare il potere temporale del Papa, ma si vorrebbe non confusa la santa causa con gl’intrighi che ne tolgono a prestito la maschera: or se nell’interesse del potere temporale vengon meno gl’intrighi della Corte di Roma che tolgono a prestito la maschera della religione, è certo che rimane annullato lo stesso potere temporale, ch'è ormai incompatibile con la libertà e civiltà de popoli, e che per sussistere ha bisogno di esser sorretto da quelli antichi volpini ipocriti ed ormai noti intrighi, che voglionsi eliminare. Dunque rendendo logici i desideri di quei Senatori, e di quei Deputati che sono gli autori de’ progetti d'indirizzo, la Francia o dovrebbe tollerare l'annullamento del potere temporale o dovrebbe tollerare quegl’intrighi finora tollerati e tutte l’enormità de’ sistemi pe’ quali il governo de preti si è protratto finoggi. Il che menerebbe ad un circolo vizioso nel quale la Legislatura Francese vorrebbe abbindolarsi. Nel resto in tutto e per tutto, si rimettono alla profonda e sagace politica dell'Imperatore, ed approvano da ora i fatti avvenire.

Ma checché sia di tutto ciò, la pubblica opinione la vincerà sempre, e noi crediamo che in Francia socialmente l'opinione pubblica è formata dal concorso di due fattori, la contraddizione agli atti del potere e l’entusiasmo. Quella emerge dal giornalismo di opposizione, che sottopone a severo esame gli atti della legislatura, e questo dal buon senso del popolo – Or se nello esame critico degli atti del potere potrà scorgersi una tendenza a principii retrivi ed al mantenimento di vecchi abusi e di esose autorità, e se il buon senso del popolo potrà accorgersi esser quegli atti contrarii alla libertà grandezza e gloria di una Nazione, ch'emerge vittrice dalle miserie del servaggio, una reazione immediata sorgerà e la opinione pubblica avrà in ultimo a sostenere le aspirazioni degl’Italiani – Nei principi del 1859 si temeva la guerra, la borghesia ed il Commercio l’avversavano, i Consigli di Provincia deliberavano indirizzi per evitarla, nell’incertezza si paralizzavano gli affari il benessere pubblico ne soffriva, il buon senso del popolo comprese la posizione, la guerra fu rimedio e soluzione per uscir d'imbarazzo, la pubblica opinione fu per la guerra, e la guerra fu fatta – Contradizione in principio, accettazione in fine.

All'opera adunque per illuminare il Popolo! Si smascherino gl'ipocriti, si dica chiara e netta la verità, ed il trionfo non sarà dubbio.

D.

CAMERA DEI DEPUTATI

Seduta del giorno 25 febbraio 1861.

Presidenza del decano d’età Zanolini

Il segretario Bonghi legge il processo verbale della seduta precedente il quale viene approvato.

L’ordine del giorno reca la verificazione dei poteri.

Il presidente prima di procedere alla verificazione crede opportuno di fare alcune proposte. Nelle nuove provincie è ancor poco conosciuto il modo pratico per dar esecuzione alla legge elettorale e molti verbali delle elezioni in dette provincie mancano di alcune qualificazioni necessarie. Ma si è fatto risultare in modo chiaro la qualità dei deputati, per cui l’elenco degli impiegati nolo alla presidenza non è ben accertato: quindi negli uffici è insorto il dubbio che possa essere convalidata qualche elezione che dovrebbe essere annulla la. Perciò egli crede che le elezioni debbano» convalidarsi sotto condizione che l’eletto non appartenga alla classe di impiegati in eleggibili, salvo poi a rivenire su di queste, ed in caso debbano soggiacere al sorteggio. La qual proposto messa ai voti è approvata.

Propone in secondo luogo, che per agevolarcela votazione si proceda come l’anno scorso all’approvazione delle elezioni, come si usa pei verbali delle sedute. La qual proposta viene pure adottata.

Avverte in ultimo che deputati i quali non hanno ancora prestato il giuramento potranno ciò nondimeno prender parte alle discussioni.

Si passa quindi alla convalidazione delle elezioni sulle quali non v'ha contestazione. Salgono quindi alle tribune i diversi relatori e riferiscono sulle seguenti relazioni che vennero tutte approvate:

Relatori del 1. officio: 411 Torino 1,°coll. Cavour conte Camillo. 82 Verolannova, Ugoni. 33 Ancona, Conte Cavour. 245 Vimerate, Massarani I mandata, secondo la proposta Roggio. 498 Cairo,137 Appiano, Cagnola. 143 Varese, Speroni. 490 I Sanguinetti. 136 Como 2. coll.. Scalini. 75 ÉreVerres, Mongenét. 188, Albenga, Monticelli. 64 no, Cuzzetti. 24 Casale, Mellana. 65 Bologna l'o Zogno, Zimbelli. 325 Bettoli, Fioruzv. 233 Abcoll., Minghelti. 72 Vergalo, Audinol. 76 Gìstibialegrasso, Correnti. 319 Voghera, Pèzzam. 295 Castiglione delle Stiviere, Melegari. 438 Brivio, Sirlo. Vercelli, Dorella. 428 Vigone, Ovlana. 415 Aosta, Alfieri. 141 Cremona. 'Macchi. 165 Cento, Borgalti. ' Alfieri. 29 Valenza. Boggio. 429;Acibale, Musi 182 Cesena, Saladiqi Salatino. 190 Chiavari, Carnei. Su quest’elezione il relatore osserva che la I stagnola. 204 Scansano, Ricasoli cav. Vincenzo, minoranza dell’ufficio opinava per l’annullamento. 237 Cuggione, Arconati. 252 Mercone, Giacchi perché l’eletto è membro della gran Corte criminale di Sicilia e di grado inferiore ai consiglieri di appello. La gran maggioranza opinò invece per la convalidazione, stantechè alla Corte criminale in Sicilia sono demandate le cause che nelle antiche provincie sono di competenza delle corti d'assise, le quali fanno parte delle corti d'appello; ed inoltre dette Corti giudicano in appello per le cause Correzionali.

Il relatore riepilogate le ragioni pro e contro, propone le conclusioni della maggioranza dell'ufficio 1.º che sono per la convalidazione. Quest'elezione non essendo della categoria di quelle le quali non sono contestate, è posta regolarmente ai voti per alzata. La Camera adotta.

Relatori del 2. ufficio: 265 Napoli 7 o coll., Savarese. 153 Barge, Bertini. 417 Bricherasio, Rorà. 20 Alessandria, Rattazzi. 30 Vignale, Lanza 32 Villanova, Boncompagni. 257 Larino, Jacampo. 310 Borgotaro, Torrigiani. 309 Borgo S. Donnino, Verdi. 287 Borgomanero, Vegezzi cav. Saverio. 286 Biella, Lamarmora generale Alfonso. 390 S. Germano, Tari Antonio. 87 Macomer, Caboni. 68 Budrio, Marliani. 67 Bologna 3. coll., Berti Pichat. 66 Bologna 2.º coll., Pepoli marchese N. 73 Brescia, Depretis. 171 Borgo S. Lorenzo, Busacca.

Relatori del 3. ufficio. 285 Biandrate, Giovanola. 155 Bra, Chiaves. 80 Lonate, Broglio. 1 Chiedi, Farini. 5 Gessopalena, Cocco Donato. 4 Lanciano, De. Virgili. 406 Massafra, Libertini. 225 Messina 1.º coll., Natoli. 261 Napoli 3.º coll., Poerio. 262. Napoli 4.º collegio, De Blasio. 268 Napoli 10.º coll., Persico. 273 Sorrento Canonic0.

Brofferio sale alla tribuna e comincia a riferire l'elezione del Principe di S. Elia a Terranova, la quale è contestata; epperciò dietro osservazione del presidente, che questa esce dalla sfera di quelle che si decise di approvare per le prime, viene rimandata, secondo la proposta Boggio. 198 Cairo, Sanguinetti. 136 Como 2 coll., Scalini. 75 Breno, Cuzzetti. 24 Casale, Mellana. 65 Bologna l'o coll., Minghetti. 72 Vergato, Audinot. 76 Castiglione delle Stiviere, Melegari. 138 Brivio, Sirtori. 141 Cremona, Macchi. 165 Cento, Borgatti. 182 Cesena, Saladini Salatino. 190 Chiavari, Ca stagnola. 204 Scansano, Ricasoli cav. Vincenzo. 237 Cuggione, Arconati. 252 Mercone, Giacchi (quest'elezione è contestata e quindi se ne rimanda l'approvazione). 253 Riccia, Moffa. 254 Isernia. Jadopi. 326 Castel S. Giovanni. Torelli. 387 Cajasso, Garofalo, 397 Aversa, Mazza Gabriele. 407 Manduria, Schiavone. 418 Caluso, Alfieri. 419 Carmagnola, Tecchio. 421 Chivasso, Viora. 43 Perugia 1.º coll., Pepoli march. N. 436 Città di Castello, Cempini.

Relatori del 1.° ufficio. 146 Casalmaggiore, Brofferio 314 Corteoloa, Maccabruni. 218 Castel novo di Garfagna, Pelosi. 77 Chieri, Maggi. 289 Crescentino, Farini. 376 Colle. Andreucci. 69 Castel Maggiore, Zannolini, pres. prov. 238 Desio, Allievi. 158 Dronero, Rovero. 249 Mirandola, Pepoli conte Carlo. 202 Canicattì, D'Ondes Reggio. 403 Taranto, Cipolla. 220 Mistretta, Salomone. 297 Palermo 2.º coll., Turrisi-Colonna. 159 Fossano, Pettinengo. 140 Gavirate, Ferrari. 183 S. Arcangelo, Regnoli, 322 Fano, Rasponi.

Relatori del 5. ufficio. 185 Genova, 1. collegio, Ricci marchese Vincenzo, 31 Villadeati, Monti. 431 Trapani, Torrearsa. 8 Teramo, Urbani. 192 Rapallo, Molfino. 272 Afragola, Imbriani.

Massari propone che l'approvazione di questa e lezione sia rimandata, perchè egli intenderebbe fare qualche appunto sulla validità della medesima.

Il sig. Imbriani è consigliere della luogotenenza di Napoli; e quindi, secondo lui, appartenente ad una classe d'impiegati ineleggibili.

Capriolo relatore oppone che tutte le elezioni se condo la proposta del presidente sono valide sotto condizione, che gli eletti non appartengano ad una classe di impiegati ineleggibili.

Massari insiste perchè la proposta del presidente si riferiva a quelli il cui impiego non sia noto alla Camera, ma qui si tratta di una elezione che può essere annullata specialmente. Nel qual senso ragiona pure La Farina e qualche altro. Messa ai voti la proposta, la Camera decide che questa elezione sia riferita.

 Alcuni altri prendono occasione da questo in dente per osservare che non si fece alcuna osservazione su altre elezioni, appunto perchè credeva che fosse riservata la facoltà di fare sulle medesime i loro appunti quando si riverrà sulle medesime nell'accertare il numero degli impiegati.

 414 Torino, 4. collegio Chiavarina. 117 Caltanisetta, Cordova. 39 Bibbiena, Falconcini. 16 Firenze, Santa Croce, Ricasoli barone Bettino. S. Sepolcro, Collochini. 175 Pistoia, 2,°collegi Maggio. 356 Ravenna, 1. collegio, Rasponi. 3. id., 2.°, collegio, Beltrami. 139 Erba, Gadd 246 Modena, 1,°collegio, Malmusi 389 Pontecorvo, Nicolucci. 334 Oneglia, Ara. 181 Forli Albicini. 327 Firenzola, Mischi. 19 Cittaducale Tommasi.

Relatori del 6,°ufficio. 360 Reggio parmens Cialdini. 413 Torino, 3,°collegio, Cassinis. 44 id., 2,°collegio, Miglietti. 180 S. Miniato, Menighetti. 369 Siena. Giorgini. 162 Savigliano, Alasia. 142 Terni, Silvestrelli. 28 Tortona, Leardi 163 Ferrara, 1.° collegio, Mavr. 169 Firenze 3,°collegio, Peruzzi. 62 Trescore, Camozzi. 13 Sorresina, Possenti. 316 Sannazzaro, Cavallini Gaspare. 335 S. Remo, Biancheri.

La seduta è levata alle cinque. Domani seduti pubblica al tocco. Ordine del giorno: Verificazioni dei poteri.

ARTICOLO COMUNICATO

Abbiamo stentato a credere quello, che la voce pubblica ci sussurrava intorno, cioè che il Governo, alla vigilia dell'apertura del Parlamento Nazionale, ci fosse occupato di una novella ripartizione territoriale di Province, di Mandanenti, di Distretti, ma l'averlo essi stessi letto sopra alcuni giornali, e l'autorevole assicuranza di varii amici, ci ha fatto uscire di dubbio. Che il Ministero voglia essere compatito degli svarioni, non pochi, commessi dal principio del regime costituzionale sinoggi, noi non siamo stati, né siamo alieni d'accordargliene la venia; anzi possiamo dire di aver abbondato in generosità, considerando che la sto ria d'una rivoluzione, come la nostra, il passaggio d'una dinastia ad un altra, non che d'una forma dispotica ad una libera, è storia di disordine tale, che addimanda senno, coraggio, e tempo per afferrare le diverse fila di un novello riordinamento; ma che lo stesso si sia ostinato a correre una via così falsa, ed anormale da richiamare sopra di sé l'indignazione pubblica, la quale potrebbe degenerare in disprezzo, e peggio, è questo quello, che ci accora, ed addolora! Eppure sappiamo che in tale Consesso fan parte uomini pregevolissimi, i propugnatori più strenui della libertà già conquistata, e le intelligenze primarie del cielo napolitano. – E perchè obbligarci a ricordare a voi, o Consiglieri, le prime nozioni, gli elementi puri del dritto costituzionale, che ci ha co stato vita, sangue, e fortuna? Ma pecchè lo volete, nostro malgrado, debolmente lo facciamo.

Il Contratto costituzionale, che noi tutti Italiani abbiamo stabilito, e rifermato sulle basi del plebiscito, quale posto mai vi ha assegnato, o signori? Voi lo sapete piucchè ogni altro in teoria ma nel fatto pare ne siate le mille miglia lontani: il vostro posto non è, né deve essere altro che quello di eseguire e far eseguire le leggi, che la nazione rappresentata dal Parlamento, vi presenta, né più, né meno di questo. Ora, perchè non attendere i suoi oracoli piuttosto che dissolvere le membra dell'antico reame Napoletano, il quale, per quanto mostruoso abbiate potuto immaginarvelo, ha tanto di vita da non ingenerare sospetto di morte pria che il Parlamento si sciogliesse?

Sappiamolo tutti, o Consiglieri: la separazione dei tre poteri costituzionali, del legislativo, cioè, amministrativo, e giudiziario, non che il giusto ed assegnato termine delle loro attribuzioni, è della più gran de importanza. Le usurpazioni, dell'un potere sopra dell'altro, e la confusione delle loro sfere d'azione, sono cause di dispotismo, e di ostacoli alla libertà politica, tanto formidabili in un sistema costituzionale che il dispotismo di un solo, di un re, diciamo, si rende piacevole in faccia a quello, che nasce dai Ministri, e perciò detto ministeriale.

Lo ripetiamo, e lo ripeteremo sino alla nausea, il dispotismo non sta nella forma governativa, nella direzione degli affari abbandonata allo arbitrio di un solo individuo; dispotico è ogni governo, che vuole, ed interviene fuori la cerchia delle sue attribuzioni, e qualora vi s'immischia, si mette come tutore là dove gli uomini si sono col dritto e col fatto, riconosciuti maggiori, e capaci di conoscere i loro propri dritti.

Noi ci siamo accorti che la tendenza di una frazione degli Italiani, che crediamo male avvisata, si spinga di troppo ad afferrare l'unità di tutti domini d'azione sociale, ma non si avvede che con que sto sistema vien essa a sacrificare il potere comunale, distrettuale, provinciale, nazionale, così forte mente da ricondurci man mano ad un dispotismo peggio di prima?

Noi vogliamo l'unità nazionale, e la vogliamo a co sto del sangue, ma essa non risiede mica in una uniformità monotona e desolante, non nel tutto farsi dai Ministri; consiste bensì nell'armonia dell'azione libera e proporzionata di tutti gli elementi sociali, di tutte le sfere dell'associazione politica, combinata col magistero divino della Triade dei poteri, i quali nell'atto che cospirano ad un solo scopo, qual è quello della perfezione sociale, fanno sì che un potere non usurpi le prerogative dell'altro, siccome pare stiate praticando Voi, o Consiglieri, a spese del primo potere, cioè del legislativo.

Perdonerete se il linguaggio adoperato senta un pò di pedantesco, e se vi piace, anche di una certa arroganza magistrale, saremmo dispiaciuti soltanto se lo stesso non ritraesse quel vero, che ci viene dal fondo dell'anima. Nondimeno avremmo voluto menomato il nostro risentimento, che è quello pronunziato da cento dieci mila abitanti, quanti ne conta il Distretto di Piedimonte d'Alife, i quali tutti, come scossi da un fulmine, han sentito e sentono il pericolo di vedersi espulsi da un secolare possesso, che forma la vita civile, e la ricchezza dei cittadini non meno di Piedimonte, che dell'intero Distretto: tanta è l'importanza di questa Città chiamata dalla natura e dall'arte ad essere centro di un ampio movimento sociale!

Avremmo voluto sì menoma il nostro risentimento, se vi foste comportati in modo da giustificare, se non l'operazione in se stessa, i mezzi almeno e la maniera di raggiungere lo scopo, col minor discapito possibile; ma nulla di tutto ciò, in fatti, i mezzi da voi adoperati non hanno neppure il merito di quelli spesso posti in uso dal Governo assoluto dei Borboni in materie di minore importanza – Allorché il Governo suddetto, di riprovata memoria, era richiesto ad introdurre una Fiera, od un mercato in una città, in un villaggio, come diportavasi egli? Non altrimenti, che interrogando l'opinione pubblica, secondo il sistema di allora, che pure era qualche cosa. Veniva interpellato il Comune interessato, il quale, con apposita deliberazione sulla convenienza, oppur no della inchiesta, ne passava conoscenza al sotto-intendente.

E costui all'Intendente, il quale, con l'avviso dei Consiglieri, e con l'intesa sempre degli interessati ne trasmetteva ragionato rapporto al Ministro del carico; né qui si faceva sosta; sottoponevasi il progetto alla intelligenza della Consulta, donde la decisione. Il cammino era un pò lunghetto, è vero, ma non andava disgiunto affatto da una certa libertà popolare e legale; ma quale libertà, quale legalità volete che scorgessimo noi, o Consiglieri, nel vostro sistema? Intenti, voi quasi sempre, a favorire una consorteria, che vi discredita, chiusi negli inaccessibili penetrali dei singoli ministeri, serbate inopportuno silenzio, o se vi mostrate, è per affrontare la pubblica opinione con farle piovere addosso un diluvio d'inoperosi decreti, molti dei quali avrebbe dovuto dettarvi il Parlamento.

E’ vero che nel fatto, che ci occupa, cioè della determinazione novella dei mandamenti, avete destinato un D. Nicola Ungaro, ed il signor Antonio Ciccone, ma ciò non fa che aggravare la vostra colpa: non parliamo dell'Ungaro: egli è troppo conosciuto municipalista Corretan.

che della sua patria vorrebbe formare, non diciamo, il cuore di un Distretto, di una Provincia, di un Regno ma la Capitale di un impero universale senza possedere forse alcuna delle tante idee, che debbono concorrere in chi venne destinato, o meglio in chi si offerse ad una impresa cotanto ardua, quale è quella di trovare un centro di azione più opportuno al bene di tutti, e che non ledesse i dritti di chicchessia: non è certo questa una operazione simile a quella del geometra, che descrive un cerchio qualunque con un punto dato.

Parlando poi del signor Ciccone, che noi pregiamo moltissimo per l'alacrità del suo ingegno, e per la sperimentata tenacità di amor di Patria, ci meravigliamo come egli da valente conoscitore della struttura del corpo umano, non abbia, onde sottrarsi dall'impegno, non abbia posto niente che l'adorata Patria Comune, come persona morale, offre quelle medesime ragioni, e quei mi modi di esistere, che offre e presenta una persona umana, e sebbene tali ragioni si esercitassero sopra una scala più larga, pure sono esse analoghe a quella del corpo dell'uomo individuale; epperò determinare un’arteria, una vena, un muscolo, dell'Italia (ci si perdoni insistenza della metafora), che sia in armonia del Corpo intero, Italiano che la attuale pigmeo dovrà assumere le proporzioni di un Gigante, è affare non degli omeri esclusivi di lui, non del Ministero, ma della Nazione tutta, e per essa del Parlamento, dal cui senno complessivo ci attendiamo solo il compimento di questa grande opera, che ci auguriamo sia propizia alle tradizioni istoriche, al sito topografico, alle risorse naturali e commerciali, tra cui le limpide Acque del Torano, animatrici di fabbriche primeggiano, non che all'indole di tutti noi Piedimontesi e del Distretto tra quali

Piedimonte d'Alife 28 febbraio 1861.

Il Sacerdote Nicola

PIETRO SIMONE D. S.

Crediamo dovere di cittadino chiamare l'attenzione degli uomini più intelligenti ed operosi del Distretto, perchè fornissero un progetto degno per una determinazione territoriale che facendo l'utile parziale di esso Distretto si trovasse in armonia con quello del Regno intero.

APPENDICE FARFARIELLO AL DIAVOLO ZOPPO

Collega zoppo

Giacché la vostra gamba v'impedisce di fare il Corriere, lo farò io questa volta, perchè in questi tempi di consorterie bisogna che i diavoli, come i consiglieri e complici si sostengano a vicenda. Ma siate esatto nell'avvenire, o vi farò sospendere il soldo alla fine del mese.

Noi vivevamo in una miseranda inciviltà ed avremmo seguitato a prenderci bestialmente la briga d'incivilirci da noi, ma dovendosi l'Italia costituire, Una e Divisibile sotto lo scettro del Sig. Conte Camillo, in barba al plebiscito, questi non ha potuto reggere al dolore che gli era cagionato dal vederci in uno stato di sì incivile cecità – E tosto ci ha cacciata addosso una caterva

Di decorate volpi e di conigli,

coll'incarico speciale di istruirci, civilizzarci, intorinarci, ed insegnarci

Con che forza si campa

In quelle parti là.

L'Italia, secundum Camillum primum, s'ha da cucinare alla piemontese – a Napoli è un manicaretto troppo delizioso, perchè si potesse permettere che seguitasse a venir cucinato come piace al gusto dei Napoletani.

Adesso coloro che ci debbono mangiare sono quei dolci divoratori piovutici di là, e quelli mangeranno, e mangeranno sempre fino a che.... non creperanno d'indigestione – e così sia.

Signori, o prima o poi

Quest'aria vi fa male!

Quest'aria anche per voi

E un' aria sepolcrale!

Dunque, cari lettori, posiamoci un poco sul gran camerone, dove i Deputati che dovrebbero pensare ai fatti nostri si divertono a chiacchierare dei fatti loro.

Tenetevi bene afferrati alla mia coda, chè correte pericolo di essere ancor voi contagiati dal morbo che domina in quel luogo; morbo cagionato dall'imperscrutabile risolino del signor Benso di Cavour.

Cominciate prima con l'ammirare la gioia che traspare dal volto della prelodata Eccellenza Sua, che guarda maestosamente gli onorevoli di destra e si tiene delicatamente i piedi in mano, come usa semper vezzo aristocratico S. E., quando è la disgrazia di trovarsi in mezzo a persone cosi dette di riguardo, o a quelle bestie le quali hanno la testé così dura, che bisogna ripeter loro una lezione almeno una trentina di volte, affinché la tengano bene a mente, secondo si esprimeva savamente la sempre lodata E. S. a proposito di coloro che i semplici elettori hanno la dabbenaggine di chiamare rappresentanti della nazione.

Eppure questi rappresentanti rappresentano la più trista commedia che mai si sia rappresentata.

Ma mentre essi fan la commedia noi ci prepariamo alla tragedia, e la catastrofe finale di questa tragedia sarà poco piacevole per Cecco Beppo ed il signor Pio Nono che gode l'alta protezione del Senato francese e... non già quella dell'Imperatore del i francesi.

Tutta questa roba francese in Italia, forse a voi non piacerà troppo; ma ecco là il signor Cavour il quale vi strilla negli orecchi, che noi siamo Italiani pei francesi, che noi abbiamo la protezione francese, avemmo l'alleanza francese, cediamo le nostre province all'Imperator dei Francesi – ed in ultimo che tutto questo francesume, è una necessità politica, giustificata dalla flotta a Gaeta, da Monsignor Govom a Roma, e dalle signore Nizza e Savoja, che sono state costrette a dire OUI, mentre Dio sa se avrebbero amato meglio a dire SI, come l'abbiam detto noi!

Non vorrei, sia detto per parentesi, che tutta questa roba francese dovesse condurre l'Italia al sifilocomio.

Ma torniamo a spingere l'occhio in quel gran Came rone fra destri e i mancini,e vedremo l'onorevole Boggio che si pavoneggia compiacentemente sul suo seggiolone di dritta, e affila la lingua per mettere a dovere quell'incorreggibile di Brofferio, che si permette di non riconoscere l'Autorità inconcussa e discussa degli occhiali autentici del signor di Cavour. E vedremo il deputato la Farina tutto sfarinato dal cittadino Crispi, e il Deputato Bonghi che propone una nozione affinché la camera voti che egli sia il segretario presente passato e futuro di tutte le segrete di questo mondo e vedreste tante altre cose curiose; ma vi prego a volermi accordare un pò di permesso, che S. E. Cavour si è accorto della mia presenza nella camera e ha fatto d'occhio al capo del Carabinieri che ha fatto tre passi verso di me con quel suo formidabile cappello in testé che farebbe fuggire l'ultimo passero da un campo di spighe mature.

Permettetemi quindi collega diavolo che mi vada a nascondere un poco, che non vorrei inceppare con S. E. Cavour come incappaste voi con S. E. Aiossa se vi ricordate.

Pace e gioia.

Vostro fratello in Satanasso

FARFARIELLO

Dispacci Elettrici AGENZIA STEFANI

Napoli 3. – Torino 2.

Parigi 1. – Senato – Principe Napoleone difende l'alleanza inglese contro Larochejaquelein L'alleanza non con alcuni Ministri, ma col gran popolo inglese è quella con cui possiamo di fendere i principii di libertà di progresso. Giustifica la Politica del Piemonte in Italia, sostiene che l'Unità Italiana è favorevole alla Francia di cui è l'alleata naturale. Esprime la sua simpatia per Venezia ma deplorerebbe un attacco intempestivo.

Prevede che l'Italia unificata domanderà ben tosto Roma per capitale. La difficoltà è di assicurare l'indipendenza del Papa che non può divenir suddito di un altro sovrano assicurando al papa parte del distretto di Roma con guarnigione e bilancio garentiti da potenze. L'indipendenza è opposta alla riunione del temporale collo spirituale che sarebbe la soggezione delle coscienze.

La seduta è sciolta.

Napoli 3. – Torino 2.

Parigi 2 – Varsavia venerdì sera – Ordine ristabilito: 6 individui uccisi: 6 feriti: città melanconica; lutto generale. Domani solenne sepoltura de morti. Il comitato di sicurezza ha pubblicato il proclama invitando a tranquillità.

La città manda un indirizzo all'Imperatore.

Napoli 3 – Torino 2

Parigi 2 – Camera dè Deputati. Emenda mento proposto sull'indirizzo. Abbiamo fiducia che l'Imperatore Capo della prima Nazione Cattolica tutelerà la sovranità temporale della S. Sede, guarentigia necessaria all'Indipendenza spirituale e pegno di pace all'Europa.

Napoli 3 – Torino 2

Moniteur 2 – Tranquillità completa a Varsavia, Londra – Russell dice che né Francia né altri governi hanno fatto proposizioni per l'assestamento degli affari d'Italia.

Soggiunge che l'Ambasciatore francese a Costantinopoli non ha manifestato soddisfazione per la nota di Lubenoff, soltanto ha insistito che le riforme promesse dal Sultano sieno realizzate prontamente. Wadehouse difende contro le accuse di Normanby la Sardegna relativamente a Gaeta.

Pesth – Il Municipio ha disposto di citare in Giudizio gli autori degli ultimi arresti e di do mandare l'allontanamento della polizia imperiale.

Napoli 3 (sera) – Torino 3

Parigi 2 – (sera tardi). Senato – Cardinale Mathieu difende potere temporale. Supplica Consiglieri Corona dire se discorso Principe rap presenta pensiero governo. Billault constata go verno Imperatore unicamente impegnato da co loro incaricati parlare in suo nome, dire nostri padri che erano cattolici sinceri non hanno mai sacrificato la causa dello Stato a quella del potere temporale del papa. Espone le differenti fa si della quistione, la resistenza opposta ai sacrii consigli. Si domanda quale sarà la nostra con dotta ulteriore? In una questione diplomatica così difficile, quando ogni momento può forma re mezzi di migliorare le cose, simile dichiarazione è impossibile. L'Imperatore ha fatto tutto il possibile per difendere interessi opposti, la libertà d'Italia come l'Indipendenza del S. Padre. Il signor Daguéssau domanda se si sgombre rà Roma? Billault dice: non risponderò. Soggiunge: neppure ha dritto di sospettare la no stra lealtà e la nostra devozione al S. Padre.

Accenna ad oltraggi od allusioni odiose fatte recentemente al Sovrano che costantemente ha di feso il S. Padre senza voler abbandonare gl'interessi dei paesi. Questi oltraggi non altereranno né la fede né la politica dell'Imperatore, che continuerà con perseveranza a difendere i giusti interessi della Francia, l'Indipendenza del S. Padre, la libertà italiana. Il Cardinale Donnet parla in favore del temporale: supplica di accettare un emendamento all'indirizzo chiedente che la spada della Francia continui a protegge re l'indipendenza del papa e il mantenimento del potere temporale. Laroche dice che il Governo respinge questo emendamento. La discussione generale è chiusa. Lunedì discussione per paragrafo.

Parigi 3 – Varsavia l'– Funerale, grande manifestazione. Centomila uomini truppe consegnati. Firmasi petizione Imperatore, chiedente ristabilimento costituzione 1831.

Pietroburgo 3 – Emancipazione contadini sarà proclamata durante quaresima.



Fondi Piemontesi 75,75,00,00
Tre per cento francese 68,15
Quattro e mezzo id.  98. 00
Consolidati inglesi 91 78
Metalliche Austriache 65,90

BORSA DI NAPOLI.

1 MARZO 1861.

DUCATI CINQUE DI RENDITA-CONNENTO 1 GENNAIO.

 
Prezzi legali-Contante D. 78 58 78 58 78 58
Fine corrente » S. C.
Fine prossimo » S. C.
Rendita Piemontese L. 76 12
Rendita Bolognese » S. C.
Rendita Toscana » S. C.

DUCATI QUATTRO DI RENDITA– GODIMENTO 1 GENNAIO.

Contante D. 67 34

CERTIFIC. DELLA REAL TESORERIA-GOD. 1. GENNAIO,

Contante D. 70 70 70

RENDITA DI SICILIA

DUCATI CINQUE DI RENDITA-GODIMENTO 1 GENNAIO.


Contante D. 78 18

SOCIETÀ DI ASSICURAZIONI DIVERSE.

Godimento 1. gennaio 1860 50 D. 55.

ANNUNZII IL POLITECNICO

– Repertorio mensile di Studii sociali redatto dal Dott. Carlo Cattaneo membro dell'Istituto.

L'associazione costa: In Europa Ital. L. 36 per un anno o 18 per un semestre; fuori d'Europa Ital. L. 50 all'anno, franco a destinazione.

STRAORDINARIO VANTAGGIO

– In seguito a intelligenze prese fra gli Editori del Politecnico e la Redazione del Diritto Diario politico quotidiano di Torino, chi si associa al Politecnico ha la facoltà di avere anche il Diritto, franco a desti nazione, coll'aumento di sole quattro lire all'anno o due per semestre.

Gli associati al Politecnico vengono, con que sta nuova combinazione, ad avere per quaranta lire i due giornali che separatamente costano sessanta.

AVVERTENZA

– GLI ASSOCIATI AL POLITECNICO che hanno già pagato alli Editori Fr. 18 o 36 possono avere il Diritto pagandolo 2, e 4 franchi dippiù (semestre o anno.).

GLI ASSOCIATI AL DIRITTO che hanno già pagato al sito Officio Fr. 11. 50, e Fr. 22 posso no avere il Politecnico pagando allo stesso Fr. 8, 50. o 18 (semestre o anno) Le associazioni si ricevono ogni primo di mese.

Indirizzare le domande di abbonamento, i pagamenti e quanto riguarda l'andamento economico e letterario del Politecnico.

AGLI EDITORI DEL POLITECNICO

Contrada Belgiojoso N. 1. A MILANO.

PARTENOPEO ISTITUTO E COLLEGIO

DIRETTO DAL PROFESSORE INGEGNERE AMBROGIO ROBIATI.

Tale istituto è aperto in Napoli sulle stesse norme dell'Istituto grandioso che esiste in Milano sin dal 1848, sotto la stessa direzione e col titolo di Lombardo Istituto e Collegio Robiati, abbraccerà tutti i corsi che si fanno in quello e secondo il piano scolastico emanato dal Governo del Re, – La istruzione vi è impartita da uno scelto e numeroso personale insegnante; vi sarà sussidiata da gabinetti scientifici. – I corsi d'insegnamento sono: – Le scuole elementari – Il Ginnasio ed il Liceo – La scuola ed Istituto Tecnico – Le scuole militari preparatorie – I corsi superiori di perfezionamento – Le lezioni incominciano regolarmente il giorno 7 marzo 1861. – L'Iscrizione è aperta presso la Direzione dell'Istituto, ove saranno distribuiti i programmi e date tutte le informazioni che possono occorrere, non che indicato il giorno di incominciamento delle lezioni, le quali saranno distribuite in modo che gli alunni Intervenienti nel corrente anno potranno prepararsi ad entrare nell'anno prossimo in corso regolare senza perdere il presente, benché già alquanto iniziato – Dalla Direzione in Napoli Strada Medina N. 5 – Vico Quercia N. 4 – con ricapito S. Brigida N. 56.


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ANNO I. Napoli 5 Marzo 1861 N. 9

IL PARLAMENTO GIORNALE POLITICO DELLA SERA
Si pubblica tutti i giorni (esclusi i festivi) alle 5 p. m.
COSTA UN GRANO


NAPOLI 5 MARZO 1861.

MURAT

Questo nome suonava asilo, rifugio, tavola di naufragio, in un tempo che la splendida idea dell'Unità Italiana non era agli occhi degli oppressi Napoletani, nulla più del miraggio che si affaccia all'arso viaggiatore ne' deserti di Arabia.

Bisognava allora che una spada ne spezzasse un’altra, che un trono si elevasse sulle rovine di un altro trono che avea fatto di queste fiorenti contrade uno spettacolo di compassione all'Europa.

ll primo conquistatore che fosse passato allora con la lancia in resta su frantumi di una dinastia maledetta, sarebbe stato salutato come l'Angiolo Salvatore.

In una parola: la Disperazione creava Murat.

Eppure, sotto il tempestare più fitto del flagello di Dio, non tutti gli oppressi si afferravano a questa tavola; e più d'uno sperava che il Borbone cadesse col Borbone, e che il popolo potesse crearsi un terreno su cui piantare con le sue mani la propria bandiera.

Ma oggi che le diverse membra di uno stato che Dio fece Uno, e la rapina degl'uomini divise, si sono già già ricongiunte in un Corpo solo, in una sola vita; oggi che il Regno del Lazio balza tutto armato dalla notte de’ secoli ed elettrizza l'Europa, quale idea mai rappresenta per noi questa parola Murat?

– Cinque lettere dell'Alfabeto.

Il nostro linguaggio non è pe' combattenti dell'Italia, per coloro che il pericolo trova sempre in prima linea su la breccia, e pei quali la gloria della nazione è propria vita, e propria gloria.

Per gli eletti, il dubitare dell'Unità è un sacrilegio. Egli è un sacrilegio per tutti gli italiani: ma la tavola pitagorica è la logica abituale delle masse, e tutti i popoli del mondo, cessato l'entusiasmo, sono popoli Cifra.

Nel Napoletano, questo entusiasmo, grazie al governo di Torino, è cessato.

Da che quell'Uomo straordinario dei cui fatti la posterità dubiterà come gli increduli hanno dubitato di quelli del Cristo, quel Vivente che oltrepassa l'immaginazione de'  poeti ne' loro tipi più elevati della sublimità e del Bello, traversò queste contrade come un apparizione sovrannaturale, la stupida creta si scosse, e l'uomo volgare credette poter divenire un'eroe. L'egoista sentì palpitare nel suo arido cuore un senti mento tutto nuovo che lo facea maravigliare; il vegliardo che declinava al sepolcro, si sentì giovine abbastanza per afferrare una bandiera, e colonne di popolo il giorno innanzi pacifico, passarono cantando sul cadavere di una monarchia.

Una fiamma elettrica attraversò questa nazione del mezzogiorno, ed annientò in un'ora le tradizioni di quattordici secoli di servaggio.

Ma un partito nello stato ha distrutto questo sublime momento, salute della nazione, ed ha tornato gli uomini al fango.

Si sono consumate nella storia delle distruzioni immortali. Erostrato annientò come ognun sa, il tempio di Efeso: Attila fece sparire innanzi a se le generazioni come polvere del deserto: l'Angelo di Dio sterminò in una notte centomila di combattenti Sinnacheribi, ma lo sterminio dell'eroismo di un popolo era riserbato al Conte di Cavour, ed il suo primo ministro generale Fanti.

Questo sia detto per parentesi: ma è una parentesi che si aprirà d'oggi innanzi col nascere e col tramontare del Sole, che ogni ora che scocca riprodurrà come il ritornello di un popolo oltraggiato:

Delenda Cartago!

La nostra Cartagine, è la controrivoluzione: e bisognerà demolirla.

Avanti: alla tavola pitagorica.

Questo popolo, benché infelice, sente ancor di aver fatto il plebiscito; di essere stato in un giorno, in un'ora memorabile, un popolo re, e di aver passata una corona sul Capo di un Principe che ha saputo meritarla. Questo fatto gigantesco è un fatto che non si può distruggere: è la piramide che sopravvanza nel deserto, è il fuoco sacro che resta solo folgorante sulle ceneri; è la coscienza di dieci milioni che senza governo ed in libera balla di se stessi, si è pronunziata co me la manifestazione di Dio. Chiunque osasse alzare il martello insidioso su questo monumento nazionale, sollevare il pugnale contro la madre Patria che ne involge nel suo manto reale, è parricida.

Questo popolo del mezzogiorno d'Italia è quello che possiede il più buon senso pratico, e possiede insieme il sentimento della Fede.

Ma la prima di tali qualità subisce per legge propria l'attrito del fatto, e la seconda è un aspirazione profonda che ha d'uopo di un altare e di una Divinità; ma se i fatti vanno bruscamente in controsenso, e se la Divinità si covre di nubi, il buon senso subisce la vittoria dell'egoismo connaturale alle masse, e la fede si o scura come il pianeta ne' cieli, quando l'astro da cui attinge la luce si circonda d'un'ecclissi.

Una reazione morale si manifesta allora nelle masse: l'amore si tramuta a gradi e declina all'avversione: l'immaginazione già morta, il sentimento inaridito sino alla sorgente, non rive stono più del loro fascino l'atmosfera della vita, i nomi gloriosi svaniscono come un'apparizione incantata, il calcolo resta sovrano, ed il popolo questa lieta e magica parola diventa allora un mercante che bilancia freddamente il pro ed il contra, come in un Libro maestro. Gli uomini dell'Italia si lanciano allora per rialzare la vita e scongiurare il pericolo, ma non v'è orecchio che li ascolti: nessuna fibra si scuote più alla oro voce l'abnegazione diventa nna parola di schermo; le corde dell'arpa sono infrante, e lo scaltro mestatore resta padrone del campo di battaglia; lasciando che le lagrime ardenti dei patriotti fossero indarno bevute da loro.

Sono io un pessimista? nò, perchè io traccio il quadro di ciò che potrebbe essere ma non sarà: di ciò che la nazione alla riscossa, che le fitte colonne incrollabili de'  buoni intorno a banchi del Parlamento, che il Parlamento stesso che non sarà un Consiglio di Stato, che la co scienza degli amici della patria non permetterà mai che si compia la controrivoluzione.

Chi è Murat?...

(Continua)

CAMERA DEI DEPUTATI.

Tornata del 28-Presidenza ZANOLINI

Il presidente eccita i deputati ad essere più solleciti nell'intervenire agli ufficii.

Boggio a nome dell'ufficio nono riferisce sull'elezione di Liborio Romano nel collegio di Altamura; l'elezione è regolare, ma sorse questione intorno alla sua validità perchè l'eletto è consigliere di luogotenenza. Coloro che propendevano per la eleggibilità dei consiglieri di luogotenenza osservarono: questo non essere propriamente un impiego, perchè temporaneo; perchè il decreto reale non fissò loro uno stipendio ma un'indennità; che in ogni suo debbano essere assimilati agli impiegati per cui milita il favore della legge; che altri deputati seggono nell'aula il cui ufficio sarebbe del pari incompatibile colla loro presenza, come i professori e i magistrati; che infine così consiglia una ragione di convenienza, non parendo doversi negare l'onore della deputazione a chi ha tanta parte nella pubblica cosa.

Ma la maggioranza dell'ufficio fu di contra rio avviso, e ritenne incompatibile l'ufficio di deputato con quello di consigliere di luogotenenza perchè è incerto il tempo in cui potranno cessare i consigli di luogotenenza e perchè ciò che mensilmente si retribuisce ai consiglieri è un vero stipendio malgrado che non ne abbia il nome; che non si possa loro estendere l'eccezione militante a favore di alcuni impiegati, perchè secondo la nuova legge la inelegibilità dei medesimi è la regola, men tre secondo l'antica era tutto l'opposto; che non milita la ragione di parità tra le categorie dei professori, dei magistrati e quella dei consiglieri di luogotenenza; che infine in or dine alla considerazione di convenienza quando si tratta di applicare la legge non si deve por mente che al suo prescritto, e non si de ve violentare la legge per rendere un omaggio a chicchessia per quanto benemerito.

Massari dà schiarimenti, non per contradire, ma per completare quanto disse Boggio, facendo anch'egli parte dell'ufficio nono. Otto membri dell'ufficio votarono per l'ineleggibilità, sette per l'eleggibilità; due si astennero. Di questi due uno era egli stesso, perchè allora la sua coscienza non era sufficientemente illuminata. Ora egli si pronuncia per l'eleggibilità e crede che vogliasi applicare ai consiglieri di luogotenenza la teoria dell'assimilazione. Dichiara che l'equità lo obbliga a votare per l'eleggibilità dei consiglieri di luogotenenza, mal grado che a suo avviso l'istituzione dei con sigli di luogotenenza sia stata una istituzione deplorabile.

Leopardi appoggia Massari.

Di Marco sostiene che i consiglieri di luogotenenza non sono impiegati, perchè non han no stipendio, ma indennità, e che deve esse re loro applicata la teoria d'assimilazione perchè la legge gli pareggia ai ministri di Stato.

Boggio, relatore, risponde ai preopinanti e nega che si possano i consiglieri di luogotenenza assimilare ai ministri, perchè nei governi costituzionali non havvi che una sola categoria di ministri, ed essendovi a Napoli un ministro responsabile, i consiglieri che di pendono da lui possono tutt'al più assimilarsi ai segretari generali.

Moreddo domanda che il presidente nel predisporre l'ordine della votazione ponga anzi tutto ai voti se i consiglieri siano o non impiegati: a norma della decisione della Camera egli regolerà il suo voto sulla loro eleggibilità.

Bixio protesta contro la qualificazione di deplorabile data da Massari al consiglio di luogotenenza, perchè esso si trova in gravissime difficoltà, le quali è carità di patria non accrescere. Egli crede che i consigli di luogo tenenza siano una necessità, massimamente in Sicilia.

In merito poi alla quistione d'eleggibilità egli dichiara di non considerarla sotto un a spetto legale perchè non è avvocato, ma sotto un aspetto politico, e crede che sia un errore non tenere conto del voto di 400 mila elettori che mandarono Liborio Romano al Parlamento. Se egli non potrà venire resterà dov'è, ma intanto non deve essere escluso dalla Camera. Perciò egli voterà per l'eleggibilità dei Consiglieri di luogotenenza(Applausi) Leopardi risponde a Boggio, e sostiene che i consigli di luogotenenza sono un tutto indi visibile e irresponsabile al pari dei ministri.

Boncompagni crede che quando non è evi dente l'ineleggibilità, deve prevalere l'eleggibilità perchè questo è il più importante dei diritti politici dei cittadini, di cui non voglionsi così leggermente privare.

Mellana colla solita sua vivacità ribatte gli argomenti di Boncompagni.

Paternostro sostiene che, secondo lui, non è quistione di assimilazione dei consiglieri di luogotenenza ai ministri, ma di identità d'ufficio.

Molti domandano la parola, ma sorge un grido generale ai voti, ai voti l Il presidente e il ministro Minghetti parla no in confidenza. In seguito al loro colloquio, che da noi non fu udito.

Moreddo ritira la sua proposta.

Poste ai voti le conclusioni dell'ufficio per l'annullamento sono respinte.

Presidente. L'elezione del sig. Liborio Romano è convalidata. Dopo questa fu convalidata anche l'elezione del generale Carini consigliere di luogotenenza in Sicilia, eletto dal quarto collegio di Palermo.

Massari riferisce sopra elezioni non conte state che sono senz'altro convalidate.

Mazza riferisce sull'elezione del collegio di Nuoro nella persona del sig. Antonio Moreddo che in onta ad alcune irregolarità avvenute viene convalidata.

Cempini riferisce sull'elezione del sig. Caracciolo di Bella nel collegio di Cerino convalidata anch'essa malgrado alcune pecche di leggero momento.

De Blasiis riferisce intorno all'elezione dell'avv. Saracco nel collegio d'Acqui, approva ta anch'essa.

Crispi riferisce sull'elezione del sig. Racioppi nel collegio di Chiaramonte. L'elezione è regolare, ma lo eletto essendo segretario di governo l'ufficio ne propone l'annullamento e la Camera approva.

L'elezione del conte Leone nel collegio di Todi seguì senza che siasi fatto luogo nel ballottaggio alla riconvocazione d'una delle sezioni del collegio; per questa ragione l'ufficio terzo ne proponeva l'annullamento.

Chiaves si oppone all'annullamento perchè non crede necessaria la riconvocazione delle sezioni nel ballottaggio alla quale supplisce il decreto reale di convocazione.

Il relatore sostiene che non per la sola ragione della non riconvocazione l'ufficio propone l'annullamento; ma anche per la ragione del non intervento dei 90 elettori, i quali avrebbero spostata la maggioranza.

Bruno combatte le conclusioni dell'ufficio perchè una minoranza potrebbe sempre fare annullare l'elezione di un candidato a loro avverso, bastando che non convocasse la speciale sezione di cui fa parte.

La discussione si prolunga senza interesse fra parecchi deputati. Finalmente poste ai voti le conclusioni dell'ufficio sono, dopo prova e controprova approvate, annullandosi l'elezione: e la tornata è sciolta alle ore cinque.

Notizie Varie

TORINO

– Leggesi nella Perseveranza:

Se siamo bene informati il ministro dell'interno intende di presentare alla Camera dei deputati, subito dopo la sua definitiva costituzione, le leggi dei comuni e provincie, delle regioni, dei consorzi e della pubblica sicurezza.

Queste leggi, insieme colle altre delle opere pie, presentate già al Senato, formano un complesso di ordinamento dell'amministrazione del Regno.

– Il tenente generale Menabrea sarà chiamato al comando dell'arma del genio, rimasto vacante per la morte del tenente generale Chiodo.

GENOVA

– Da Genova, 26 febbraio, scrivono all'Unità Italiana:

Ieri sera Zambianchi è uscito di prigione, a condizione di esilare in America. Sarà posto a bordo di vapore per Marsiglia ond'essere di là avviato in esiglio. Come indennizzo dell'enorme ingiustizia sofferta, e come scorta di viaggio, avrà una somma dai 15 ai 20,000 franchi.

Intanto è sorvegliato da vicino dai vampiri della polizia, e non può veder nessuno.

 Tanto per aver un pretesto di tenerlo rinchiuso, quando forse per dare una soddisfazione, a spese altrui, preti, si era incoato il processo sui fatti di Roma a lui imputati: ma dopo le amorevolezze di Pinelli negli Abruzzi, non era più possibile processare persona per piccoli macelli. Poi Garibaldi aveva premurosamente fatto ufficio nelle alte regioni, perchè cessasse questo lungo imprigionamento arbitrario.

Comunque sia, Zambianchi va in esilio per aver tentato con 200 uomini quanto Fanti e Cialdini eseguirono con 50,000.

FRANCIA

– Molte elezioni furono annullate dal corpo legislativo.

– La conferenza per la Siria aderì in massima alle domande della Francia.

– L'indirizzo del Senato viene severamente giudicato da parecchi fogli parigini i quali lo affermano contrario all'opinione universale.

– La Gazzetta d'Augusta ha da Parigi che sono stati spediti ordini al generale Govon in Roma di impedire per l'avvenire qualunque dimostrazione e di ammonire severamente quella popolazione dal turbare la quiete.

– La Gazzetta di Colonia assicura che il duca di Gramont lascierà Roma in congedo, e che il signor Delacour vi si recherà più tardi in sua vece in missione senza titolo ufficiale, volendosi in tal modo rispondere alla continuata assenza del nuncio pontificio. In tali circostanze (conclude il corrispondente della Gazzetta di Colonia) una rottura più completa non potrà farsi aspettare molto tempo.

RUSSIA

– Scrivono all'Agenzia Havas:

«Si teme, a Pietroburgo, che l'emancipazione de’ servi non sia per compiersi pacificamente. La soluzione non appaga né i signori né i contadini, ed il governo sembra essere ridotto ad importa colla forza. Il palazzo d'inverno è circondato da pezzi d'artiglieria; la guardia ricevé l'ordine d'aguzzare le sue baionette e le sue sciabole; le sentinelle hanno gli schioppi carichi. Le disposizioni medesime son prese dall'esercito nell'interno dell'impero.

Le tre divisioni squadronate ne’ governi del mezzodì, lungo i confini della Polonia, sono poste in assetto di guerra sin dal primo febbraio».

Dicesi che tra i gabinetti di Pietroburgo e di Berlino siensi aperte pratiche per la conclusione di un trattato di commercio da estendersi a tutto lo Zollverein.

ARTICOLO COMUNICATO

Pubblichiamo il seguente rapporto indirizzato al Consigliere dei Lavori Pubblici, dalla Commissione istituita per l'immegliamento dei Luoghi Penali. Interessi di alta moralità si riattaccano a questa, così apparentemente semplice, quistione di dipendenza da un dicastero oppure da un altro. Ciò che dice la Commissione sul proposito ci pare siffattamente evidente da escludere qualunque dubbio sulla necessità di riunire le due separate amministrazioni dei Luoghi penali (bagni, ergastoli, presidii, relegazioni, compagnia di punizione, colonia di Tremiti) e delle prigioni in una sola, anziché distrarre dalla prima i bagni,locchè sarebbe nocivo alta mente agl'intendimenti di una radicale riforma nel sistema penitenziale.

Napoli 22 febbraio 1861

Signor Consigliere

Nel rapporto che questa Commissione indirizzava al suo intercessore esponendo lo stato de Bagni si accennava alla convenienza, anzi necessità, di riunire in un centro comune le divise Amministrazioni dei Luoghi Penali e delle altre carceri. Ora essa ha avuto sentore che una recente disposizione giuntaci da Torino prescrive che i fondi assegnati al servizio de'  Bagni sieno da allogarsi nello stato discusso del Dicastero di Marina, manifestando chiara con ciò l'intenzione di volerle più compiutamente segregate e distinte al modo stesso che furono tra noi fino al 1847. Stima quindi suo obbligo di tornare su quel proposito e addurre con qualche maggiore ampiezza le ragioni che si oppongono ad una misura la quale riuscirebbe d'impedimento e danno alla radical riforma che s'intende portare nei luoghi di detenzione e di pena.

Quando le armate galee correvano i mari per forza di remi, a questa dura fatica furono condannati quei Maomettani, che presi sopra i legni barbareschi, erano tratti in ischiavitù. I rei di peggiori delitti venivano assmigliati da una stessa catena si tennero ligati al banco dei remiganti.

Ma allora la pena, secondo che comunemente si giudicava, non dovea proporsi altro fine che quello della intimazione, né usare forti che si potessero.

I tempi ora sono mutati. La costruzione dei legni da guerra meglio perfetta faceva stimare inutile l'ufficio dei remi. Le vele e il vapore bastano a menare i vascelli fino ai lidi più lontani a dispetto delle tempeste, e delle antiche galee, in uso ora è due secoli circa, resta sola la storica rimembranza, non altrimenti che delle antiche triremi.

D'altra parte un gran rivolgimento è avvenuto nei principi fondamentali del dritto penale. – Quel fine della intimidazione che la pena proponevasi unico e solo, è diventato, per dir cosi, secondario, e ha ceduto campo a un altro più nobile e degno, l'emendazione a conseguire il quale sono rivolti di varie sorte i mezzi che non più tanto s'ingegnano causare il dolor fisico quanto il bene morale.

Nondimeno il nome di Galera, che comunemente vien dato ai Bagni, quello di galeotti e di servi di pena, che serbano i colpevoli colà dentro rinchiusi, attestano che triste monumento del passato, tuttavia si mantiene nella sua interezza un genere di punizione che svelatamente contrasta alle opinioni e ai bisogni presenti.

I Bagni non differiscono da qualunque altra prigione di pena. Vi vengono tratti i rei dei più gravi misfatti, coloro che meritarono un più lungo e severo castigo. Ma allo stesso fine della emendazione a che deve mirare ogni altra carcere debbono similmente e in principal mo do mirare: la maggior durata della pena, il maggior rigore onde questa si mostra accompagnata, sono, come per coloro affetti di più gravi infermità, richiesti unica mente dal bisogno di una cura più a lungo protratta, di rimedi più validi ed efficaci.

La legge stando strettamente alla lettera non costringe al lavoro se non soli i condannati in questi Bagni, presuppone che lo Stato sostenendo nelle carceri i rei, non abbia altro obbligo salvo quello di ben guardarli, e come accrescimento di pena impone il lavoro forzato.

Dettata quando le dottrine su cui fondasi la Riforma penitenziale non erano per anco si generalmente professate non è la sola cosa nella quale discordi da quella.

Ma nell'esecuzione dappertutto, dove più dove meno compiutamente si è procurato ripararne il difetto. Riconosciuto questo vero che allo Stato, oltre all'obbligo di ben custodire i prigionieri, incombe un altro importantissimo che è di correggerli dei loro perversi costumi ed educarli, per guisa che possano diventare onesti ed utili cittadini, avendo la esperienza meglio che ogni altro argo mento dimostrato che dei mezzi educativi usati uno potentissimo sia il lavoro, questo non più solo è imposto in detti Bagni ma in tutti i luoghi in cui sien rinchiusi di qualunque sorta colpevoli. Anche nelle carceri di custodia, dove sarebbe troppa ingiustizia costringer la volontà di chi vada tuttora libero di ogni condanna, si sente la necessità di adoperare i consigli, le persuasioni, le promesse per indurre i prigionieri ad accettare un qualche lavoro, una occupazione qualsiasi.

Se adunque per lo innanzi ha potuto sembrar ragionevole e conveniente che le autorità preposte al servizio del la Marina, essendo quelle che debbono sopraintendere al le opere degli Arsenali, avessero l'incarico di custodire in uno special carcere i condannati occupati in dette opere, al dì d'oggi ciò non può altrimenti giudicarsi che strano, anzi mostruoso.

La loro ingerenza nei Bagni non può, ragionevolmente parlando, uscire fuori degli angusti limiti che son messi dalla necessità di dover loro concedere la direzione e con dotta delle opere soppraccennate. Nè può ragionevolmente parlando, la direzione, il governo, la vigilanza che sempre è non tanto materiale quanto morale di codesta specie di carceri, esser data ad altri se non a chi abbia la direzione generale e suprema, il governo, la vigilanza delle altre carceri di pena. Il procedere in diverso modo sarebbe un contrastare ad ogni principio di sana logica, né vale a provarne il contrario l'esempio di quanto praticasi in Francia e nelle stesse Provincie Italiane che formavano lo Stato di Piemonte. Come infatti nello applicar la pena utilmente graduarla secondo gl'intendimenti della legge, se una sola mente direttrice non disponga nelle varie carceri la giusta misura di rigore che più convenga non vigili assolutamente e allo stesso modo l'esecuzione degli ordini posti.

Temerei d'infastidirla soverchiamente, Sig. Consigliere, adducendo altre considerazioni, che potrei moltissime.

Mi restringo a ricordarle che anche in queste Province Napoletane fino al 1847 l'Amministrazione dei Bagni ed altri luoghi di pena è stata compiutamente divisa da quella delle prigioni, i Bagni sotto la dipendenza del Ministero della Marina; i Presidii, la compagnia di punizione, la colonia di Tremiti sotto quella del Ministero della guerra, ed infine le rilegazioni e le prigioni sotto la dipendenza del Ministero degli Affari Interni. Verso la fine dell'anno ora detto si ebbe a istituire un nuovo Ministero dei Lavori Pubblici. Era il tempo che si pensava d'introdurre nel governo dello Stato novelle riforme. Sembrò necessario dover cominciare dal nettare queste statle d'Angia che so no le nostre prigioni, e subito si fece innanzi il bisogno di aver riunita in una sola le diverse amministrazioni.

Furono quindi poste tutte sotto la dipendenza di uno stesso Ministro, quello dei Lavori Pubblici più recentemente creato. Forse si stimò che tanto dovesse bastare, forse questo dovesse essere un primo passo a cui sarebbe seguita una specie di fusione di esse Amministrazioni; certa cosa è che il provvedimento non portò i vantaggi ch'era lecito sperarne. Quelle continuarono a star divise come per lo avanti e niente o assai poco fu mutato degli ordinamenti o delle pratiche con che avevano per lo avanti proceduto. Ma è forza pur confessare, quantunque non avesse prodotto altro migliore effetto, rimoveva un ostacolo e non lieve alla Riforma nazionale e compiuta dei carceri di pena. Siffatto ostacolo si minaccia voler nuovamente far sorgere. Poco importa che i carceri dipendano da un Dicastero piuttosto che da un altro. Sia che dipenda no dal Dicastero della Giustizia o da quello dello Interno, i quali, a dir vero, potrebbero vantarvi maggior dritto, sia che dipendano da quello dei Lavori Pubblici, torna il medesimo. Ciò che importa e grandemente è, che tutti abbiano una direzione generale, e per giungere a tanto giova che stieno nella dipendenza di un solo Dicastero e non più.

Niuno la saprebbe disconoscere l'utilità e convenienza di rendere al possibile uniformi i modi di governo nel le Province ora quasi che tutte avventurosamente riunite d'Italia, non però l'esempio di alcune di esse dovrà sempre e in tutto tenersi come infallibile norma da seguire per le altre, in queste disfarsi qualche cosa, sebbene piccolissima, nella quale sarebbe meglio opportuno che quelle limitassero.

Nell'interesse quindi della Riforma Carceraria que sta Commissione ardisce pregarla di usare i suoi uffici, acciocchè la disposizione data dal Ministero in Torino venga contromandata, e nello stesso tempo sollecitare il compimento dell'opera cominciata appena, ora sono già tredici anni, e poi troppo a lungo ritardata fino al pre sente, la fusione, dirò così, delle due Amministrazioni delle carceri e dei Bagni in una sola direzione generale o Sopraintendenza che meglio piaccia, chiamarla.

Questa Commissione toccava altra volta di un Consiglio Supremo da istituire a tal fine, ed ora le accade di dover più esplicitamente dichiarar la proposta.

Tal Consiglio, secondo che essa avvisa, compirebbe la fusione anzidetta, essendo messo a capo di quella direzione o sopra intendenza generale dei Luoghi di detenzione e di pena della quale accennava testé. Di poco differirebbe dal Consiglio Centrale delle carceri che è a Torino; differirebbe in quanto che alle attribuzioni che quello ha, aggiungerebbe la direzione e il governo dei Bagni, dei Presidi e dell'Ergastolo, di quei luoghi insomma che tra noi vanno distinti col nome di penali. Differirebbe in quanto che non sarebbe cosi immedesimato nel Ministero, come quello sembra che sia, fino ad esser quasi l'appendice di una sezione di esso, ed avrebbe tutta quella potenza e libertà di operare che si richiede, perchè porti intera la responsabilità dei suoi atti e sottoposto al severo e temuto giudizio della opinione pubblica, abbia da que sto continuo eccitamento ed utili avvisi.

Non differirebbe poi per niente in quanto al numero ed alla qualità del componenti. Del Consiglio Centrale Torinese è presidente il Ministro dell'Interno. Ci ha un Vice Presidente e sette Consiglieri, uno dei quali è di dritto il Procuratore generale del Re presso la Corte di appello di Torino per guardare allo esatto adempimento delle Leggi.

Gli altri basta leggere i nomi nell'almanacco per convincersi che sono trascelti fra le persone di maggior pietà, special dottrina ed esperienza, il cui concetto si stima che debba più riuscire utile. E similmente il Consiglio che que sta Commissione ha osato proporle dovrebb'esser preseduto dal Consigliere del Dicastero da cui dipendono i carceri, e il Procurator generale del Re presso questa Gran Corte Civile dovrebb'essere uno dei membri. Il Direttore o Sopraintendente generale sarebbe il Vice-Presidente, e membri del Consiglio sarebbe pure l'Amministratore generale e l'Ispettor generale, quattro Consiglieri, un dotto e pio Ecclesiastico, un industriale dei più riputati ed esperti, un medico di maggior nome ed un Consigliere della Gran Corte de'  Conti.

Nello esporle cosi liberamente le sue opinioni, intorno ad un nuovo organamento dell'Amministrazione dei Luoghi di detenzione e di pena, la Commissione dubita, e forse non a torto, aversi attribuito maggiori facoltà che non son quelle concedutele. Ma convinta che da questo debba massimamente dipendere che la desiderata riforma abbia a sortir pieno e sicuro effetto, non si è arrestata innanzi a un simile dubbio. Ella, Sig. Consigliere, anziché farlene colpa, voglia in ciò scorgere una pruova del suo zelo ed accogliere di buon grado così le sue rimostranze avverso la disposizione Ministeriale, come la sua proposta,

Il Presidente

FILIPPO VOLPICELLI

Dispacci Elettrici AGENZIA STEFANI

Napoli 4 (sera tardi) Torino 4

Parigi 3 – Varsavia 2 – Indirizzo all'imperatore. Gli avvenimenti non sono lo sfogo di una classe della popolazione; ma l'unanime espressione di bisogni insoddisfatti del paese di sofferenze patite da lunghi anni. La mancanza di espressione legale obbliga a ricorrere ad altre vie – Nell'animo di ognuno vive il forte pentimento Nazionale che non può essere affievolito. Il Paese non acquisterà mai il suo sviluppo se il principio di Nazionalità non è riconosciuto. il paese se ne rimette alla giustizia dell'Imperatore.

Parigi 4 – Varsavia 2 – In occasione dei funerali la città intiera era in tutto. Le truppe russe presentarono le armi. Gl'impiegati polacchi in massa si dimettono – Arrivano truppe.

Opinione 4 – Dispaccio da Costantinopoli – Un incendio à distrutto il palazzo della Legazione Sarda a Pera. L'archivio diplomatico arso.



Fondi Piemontesi 75,75,00,00
Tre per cento francese 68,15
Quattro e mezzo id. 98. 00
Consolidati inglesi 91 78
Metalliche Austriache 65,90

Reclami

Quousque tandem....

Signore

La prego inserire nel suo accreditato giornale il seguente mio reclamo nel prossimo numero di esso; ed i fatti che espongo essendo avvenuti in sua presenza, son sicuro del favore e la ringrazio anticipatamente.

Signore

La Casa di Genova sin dai primi dello scorso febbraio mi avvertiva che il dì 25 detto mese mi avrebbe rimesso duc. 180 – per estinguere una sua tratta scadibile il 28 detto e pagabile il 1 corrente mese.

Ed in effetti mi spediva i fondi con tratta a vista sulla Casa Forquet e Giusso con lettera assicurata.

Ma la posta con la sua abituale diligenza mi faceva tenere jeri sera 2 marzo il pezzino per ritirare la lettera assicurata, cioè 24 ore dopo fatto il protesto.

Intendo adunque che ella mi faccia rimborsare delle spese di protesto fatte, ed al più presto e delle ulteriori conseguenze nel caso che fosse già andato a Genova il conto di ritorno, senza di che farò inserire la presente in tutti i giornali di domani.

Napoli 3 marzo 1861


Al Sig. Cav. Belleli

Direttore Gen. delle Poste

Suo servo

Francesco Lemmo


________________

Domenica 5 marzo 1861 alle ore 4 p. m.

Signore

Mi viene al momento recata a casa una sua lettera indirizzata al Cav. Bellelli Direttore Generale delle Poste e da questo a me rimessa per la risposta.

La sua maniera perentoria di chiedere giustizia, con minaccia di pubblicare nel giornale di domani il suo reclamo, meriterebbe tutt'altro che la cortesia di una risposta. Non pertanto sono a dichiararle che qualora le piacerà favorire domani alla Direzione Generale delle Po ste, sarà discusso il suo reclamo e le verrà fatto certa mente giustizia, qualora altrimenti le tornasse più grato non dovrebbe che fare a suo modo, salvo il giudizio de gli onesti.

Mi creda.

Suo devotissimo

Antonio Capecelatro

Ispettore Generale delle Poste

Al Signor

Sig. Francesco Lemmo

Direttore dello Stabilimento Tipografico Librario

Recatomi in posta quale fu la soddisfazione che mi ebbi dal sig. Ispettore generale? – È incredibile, ma pur è così: Il Sig. Capecelatro rispose:

» La posta non è tenuta a mandare le lettere assicurate, incumbe a voi l'obbligo di venirle a rilevare.» – Ma di grazia, signore, a che cosa servirebbe il pezzino che manda la posta? –

Il pezzino serve ad avvertire che in posta evvi lettera assicurata. incumhe alla posta il mandare subito tale pezzino, ed avendolo io ricevuto con 48 ore di ritardo, sem brami logico, che tutte le conseguenze ricadano a cari co di chi trascurò lo adempimento di tale suo dovere.

Al dire del sig. Capecelatro ogni mio corrispondente che mi manderà una lettera assicurata, dovrà poi mandare un espresso a Napoli per avvisarmi che in posta troverò la lettera!!!

Non avendo avuto giustizia dal sig. Bellelli e suoi dipendenti, voglio sperare che il sig. Consigliere dei lavori pubblici me la faccia, risparmiando a me la noia di un legale processo ed alla Posta l'umiliazione di sentire tutto giorno esser quella l'Amministrazione più mal di retta e mal regolata.

Mi creda.

Suo devotissimo, servo

F. Lemmo.

Al sig. Direttore del Giornale

IL PARLAMENTO – Napoli.

BORSA DI NAPOLI

5 MARZO 1861.

DUCATI CINQUE DI RENDITA-GODIMENTO 1. GENNAIO.

 
Prezzi legali-Contante D. 78 58 78 58 78 58
Fine corrente » S. C.
Fine prossimo » S. C.
Rendita Piemontese L. 76 12
Rendita Bolognese » S. C.
Rendita Toscana » S. C.

DUCATI QUATTRO DI RENDITA-GODIMENTO 1. GENNAIO.
Contante D. 67 34

CERTIFIC. DELLA REAL TESORERIA-GOD. 1. GENNAIO
Contante D. 70 70 70

RENDITA DI SICILIA

DUCATI CINQUE DI RENDITA-GODIMENTO 1. GENNAIO.


Contante D. 78 18

SOCIETÀ DI ASSICURAZIONI DIVERSE.

Godimento 1. gennaio 1860 50 D. 55.

ANNUNZII

IL POLITECNICO – Repertorio mensile di Studii sociali redatto dal Dott. Carlo Cattaneo membro dell'Istituto.

L'associazione costa: In Europa Ital. L. 36 per un anno o 18 per un semestre: fuori d'Europa Ital. L. 50 all'anno, franco a destinazione.

Gli ASSOCIATI AL DIRITTO che hanno già pagato al suo Officio Fr. 11. 50, e Fr: 22 posso no avere il Politecnico pagando allo stesso Fr. 8, 50, o 18 (semestre o anno).

Le associazioni si ricevono ogni primo di mese.

Indirizzare le domande di abbonamento, i pagamenti e quanto riguarda l'andamento economico e letterario del Politecnico.

AGLI EDITORI DEL POLITECNICO Contrada Belgiojoso N. 1. A MILANO.

PARTENOPEO ISTITUTO E COLLEGIO

DIRETTO DAL PROFESSORE INGEGNERE

AMBROGIO ROBIATI.

Tale istituto è aperto in Napoli sulle stesse norme dell'Istituto grandioso che esiste in Milano sin dal 1848, sotto la stessa direzione e col titolo di Lombardo Istituto e Collegio Robiati, abbraccerà tutti i corsi che si fanno in quello e secondo il piano scolastico emanato dal Governo del Re, – La istruzione vi è impartita da uno scelto e numeroso personale insegnante; vi sarà sussidiata da gabinetti scientifici. – I corsi d'insegnamento sono: – Le scuole elementari – Il Ginnasio ed il Liceo – La scuola ed Istituto Tecnico – Le scuole militari preparatorie – I corsi superiori di perfezionamento – Le lezioni incominciano regolarmente il giorno 7 marzo 1861. – L'Iscrizione è aperta pres so la Direzione dell'Istituto, ove saranno distribuiti i programmi e date tutte le informazioni che possono occorrere, non che indicato il giorno di incominciamento delle lezioni, le quali sa ranno distribuite in modo che gli alunni lntervenienti nel corrente anno potranno prepararsi ad entrare nell'anno prossimo in corso regolare senza perdere il presente, benché già alquanto iniziato – Dalla Direzione in Napoli Strada Me dina N. 5 – Vico Quercia N. 4 – con ricapito S. Brigida N. 56.


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ANNO I. Napoli 6 Marzo 1861 N. 10

IL PARLAMENTO GIORNALE POLITICO DELLA SERA
Si pubblica tutti i giorni (esclusi i festivi) alle 5 p. m.
COSTA UN GRANO


NAPOLI 6 MARZO 1864

MURAT

(Ved. num. prec.)

Chi è Murat?

È un Imperiale di Francia. – Se la maledizione di Dio, il tradimento degli uomini, o la cecità del Governo dovesse scavare al mezzogiorno d’Italia questo abisso politico, quale sarà il reggimento che l'attenderebbe?

Alto là. E questa una ipotesi accademica: è una tesi che volteggia su le nubi, lungi, lungi da noi.

Quale sarebbe il reggimento?

Quello che piacerebbe a Sua Maestà l'Imperatore de Francesi, d'imporne.

La politica di Napoleone è nubilosa.

Napoleone ha spinto l'Italia su la via dove si trova: la sua voce si è alzata per fermarla, ma il suo braccio è rimasto immobile su l’elsa, proclamando il non intervento. Ha fatto il bene, poteva? farne di più. Le sue vie son coperte, le speranze e i timori si alternano tra suoi oracoli e i fatti sussecutivi; ad ogni modo l’Italia gli deve rispetto, ma non più gratitudine almeno per ora. in Si è pagato del beneficio, e co’ frutti.

La politica di Napoleone è nubilosa: ma due cose, due fatti sono presso di lui patenti, perché sotto l’evidenza de’ popoli: il potere assoluto nell’interiore, e la supremazia che esercita, e vuole i esercitare in Italia.

Moltiplicale questi due elementi tra loro: quale sarà il prodotto politico, se un principe imperiale montasse il trono di Napoli, su la decomposizione ’ di quello d’Italia? – Il Dispotismo.

Le costituzioni non sono che arida pergamena, quando il popolo su cui si attuano non ha il potere ai sostenerle. Egli l’ha dato, Egli la toglie.

«Tu ne vestiti

Queste misere carni, e tu ne spoglia».

Nè fa d’uopo annientarla nel dritto: basterà manometterla nel fatto, come esempligrazia, il generale Fanti ha manomesso l’esercito meridionale. rispettando sempre il Decreto– Allorché il sentimento evidente, profondo, della propria impotenza in faccia al Governo è fitto nel cuore del popolo, il paese allora sarà buono e si adatterà. Nulla rende tanto docile altrui, quanto la convinzione di non potere alzare un dito per resistere.

Non ci è bisogno da parte del Governo di essere un Borbone, e di scandalizzare l’Europa per trincerare un popolo fra suoi legittimi termini.

In buona logica, un’imperiale di Francia a Napoli è costretto a togliere la libertà quand’anche fosse un re galantuomo; aggettivo, che sia detto di passaggio, l’Europa non ha dato che ad Uno, e passeranno de'  secoli prima che lo dia ad un secondo. Il nostro aereo Murat non potrebbe giungere a Napoli che per la continuazione degli errori politici de’ governanti, del malcontento accidentale delle masse, e d’influenze occulte, elementi elaborati e digeriti da’ classici mestatori del luogo; ma giammai vi giungerebbero per la Verità della situazione: avrebbe inoltre a’ fianchi il re Cavaliere, il soldato dell’indipendenza, e là legione de’ patriotti puri nell’interiore. Attuare una libera costituzione in queste condizioni, è un tentare il suicidio del proprio reame.

Ma, se l’ipotetico Murat volesse passare cavallerescamente sul corpo di questi pericoli, sarebbe egli signore di sé, libero davvero di farlo? – Nò L’incubo Imperiale è là!... L’imperativo è il Maiorasco di questa Casa gigantesca; «Io voglio» che Napoleone I. formulava al Corpo legislativo col laconismo del soldato, e che Napoleone III trasmette garbatamente a nome della Francia.

Ed avremmo la federazione...

Sì, una federazione a rimorchio. Una federazione di guai, un’alleanza di scosse e contróscosse, Napoli sotto-alleata della Francia, il resto d’Italia cementato con quel di Napoli; il tutto tutelato dall’Imperatore, e l’Indipendenza d’Italia divenuta un soggetto di divertimento, il tema favorito de’ begli umori del giorno. Questa condizione sarebbe cosi miserevole, così eminentemente' falsa questa situazione, che si potrebbe con piena sicurezza di risultato consegnare a’ domini del ridicolo un opuscolo che portasse per titolo: Indipendenza d’Italia e Murat.

Il Napolitano subirà la legge delle simpatie ed antipatie, guerre e paci di Napoleone III con i diversi stati di Europa, volere o non volere: e questo caicco politico del Napoletano, questo cavallo imbrigliato, corretto, ed anelato in ordinanza sotto il cocchio imperiale, come diamine può essere d’accordo con l'altro, o altri animali d’Italia, a meno che non siano tolti destinati a mettersi sotto il giogo del Carro Maggiore?

Dilemma: o l’accordo non c'è, e la federazione non esiste: o l’accordo c’è, e siamo allora tutti accordati intorno al programma della Dipendenza d’Italia, sotto l’archetto del Gran Maestro di cappella che tutti sanno. E se, (tolgano gli dei) un giorno o l’altro l’Aquila Napoleonica dovesse passare de’ guai, gl’identici guai toccherebbero per avventura al cavallo Partenopeo, e via discorrendo.

In verità, sono un pò stizzito dell'andamento che piglia la materia. Ho cominciato l’articolo con tuono serio come conveniva alla dignità della patria offesa, e all’ira contro i mestatori In maschera, ma la natura del soggetto, mezzo buffo e mezzo tragico mi ha alquanto sconcertato.

Finiamola. Signori del Governo, piacciavi, se la proposizione non è troppo ardita, accogliere la nostra umile preghiera, di mettete un pò di giudizio.

In una parola: badate a non far coalizzare sotto una stessa bandiera i codini, i borbonici, i municipali, che voi create, ed i malcontenti della massa: il giorno in cui questa coalizione avverrà la parola d’ordine collettiva sarà Luciano Murai, e passerà a tutti quanti la voglia di ridere.

F. Mazza Dulcini.

CAMERA DEI DEPUTATI

Tornata del 1 marzo– Pres. Zanolini

Letto ed approvato il processo verbale Quintino Sella riferisce sull’elezione dell’ingegnere Grattoni nel collegio di Ceva; sorge dubbio sull’eleggibilità del Grattoni perché egli percepisce ano stipendio, come ingegnere in capo pel traforo del Cenisio; ma l'ufficio terzo sul riflesso che gl’ingegneri del traforo anziché avere uno stipendio dal governo, strinsero con lui, propriamente parlando, un contratto, ne propose alla Camera il convalidamento, che fu dato senza discussione, meno poche e brevi osservazioni di Mellana, tendenti a ribattere alcune parole del relatore che aveva invocato come precedente di massima la decisione d’ieri della Camera sui consigli di luogotenenza, e le parole dette in tal proposito dal Boncompagni.

Lo stesso relatore riferisce in secondo luogo sull’elezione del sacerdote Robecchi nel collegio di Vigevano, la quale pecca perché uno degli scrutatori si credeva, ma non era elettore, che però si allontanò dalla sala appena seppe di non esserlo.

Potrebbe credersi che il Robecchi sia impiegato perché egli è stato nominato economo generale dei beneficii vacanti in Lombardia; ma l’ufficio 3° non fu di questo parere, perché il bilancio dell’economato generale non fa parte del bilancio dello Stato, e ne propose la convalidazione.

Brofferio piglia le mosse dal rimprovero fatto nel discorso napoleonico alle Camere dei governi costituzionali per la poca indipendenza del loro voto, il quale pel gran numero degli impiegati che le riempiono è piuttosto l’espressione del governo che non della nazione. Premesso questo riverito testo del magnanimo allealo, egli imprende a dimostrare che l’impiego del Robecchi è un vero impiego, che le distinzioni tra indennità, stipendio, gratificazione, ecc. sono mere sottigliezze. Poscia esclama: Quando non vi sono più fondi all’Economato, dove si prendono i fondi? Nelle casse dello Stato.

Sella Quintino, relatore, dice che se si trattasse de jure costituendo, l’opinione sua non sarebbe lontana da quella del preopinante; ma dovendosi ora interpetrare un articolo di legge che parla chiaramente di bilancio dello Stato e il bilancio dello Economato essendo separato da quello dello Stato, egli insiste nelle sue conchiusioni, che poste ai voti sono approvate.

Cavallini riferisce sulle elezioni dei signor Tofano, del sig. Giacchi Nicola, del sig. Liborio Romano al collegio di Campobasso, tutte convalidate.

L’abate Raffaele Lambruschini venne eletto a Cagli; l’elezione è regolare; ma essendo egli stato nominato Senatore del Regno prima della elezione, ed approvata la sua nomina, malgrado che egli non l'avesse ancora accettata al momento dell’elezione, l'ufficio prepose che venisse annullata, e la Camera approvò le conchiusioni dell'ufficio.

Brofferio riferisce sull’elezione del Principe di S. Elia nel collegio di Terranuova e conchiude per un’inchiesta.

Di Marco si oppone.

Brofferio risponde, non trattarsi di annullamento o no, sibbene di cercar dati onde poter vedere se, e con quale legalità si precedette: inoltre non venne dall’ufficio fatta la proclamazione del deputato, e la Camera verifica le elezioni, ma non le fa essa medesima.

Chiaves. Non è esalto che la Camera non abbia mai proclamato un deputato; ciò venne fatto più volte. La vera quistione’ sta in questo: se la trasmissione dei verbali fatta dall’intendente invece che dal presidente dell’ufficio porti la nullità della elezione. L’oratore opina che no, e conchiude per la validità dell’elezione, e trova modo di lanciare un frizzo contro la disaffezione di Brofferio dalle cose parlamentari, lasciando supporre che essa provenga dal non essere stato eletto nell’ultima legislatura.

Boggio. Ciò che pare al relatore questione nuova, è questione vecchia. Simili casi vennero già decisi in senso opposto a quello portato dal deputato Brofferio.

E cita diversi fatti a conferma della sua opinione. Aggiunge non essere necessario che l’ufficio proclami il deputato: ciò si esige soltanto in caso di ballottaggio onde mostrare agli elettori i due individui sui quali debbono portare esclusivamente i loro voti.

Brofferio. Il deputato Chiaves ha maggior fiducia nell’intendente che in qualsiasi elettore. Io rispetto l’intendente nel suo ufficio; ma in materia elettorale la mia fiducia è tutta per gli elettori. Rivolgendosi poi al deputato Chiaves respinge con energia la sua personalità. (Rancori nella Camera).

Il Presidente lo interrompe osservando che degenera in personalità.

Bixio e Crispi (vivamente). Non si doveva permettere la prima personalità.

Molte voci: Risponda! Ha diritto di rispondere.

Il Presidente. Metto ai voti,...

Brofferio. Domando la parola perché non ho finito di rispondere; e seguila a combattere le obbiezioni di Boggio.

Chiaves vorrebbe la parola per un fatto personale.

Brofferio. Non mi si è lasciato terminare il mio fatto personale!

Voci generali e prolungate. Ai voti, ai voti!

L’inchiesta dopo prova e controprova non è approvata.

Messa ai voti reiezione è approvata.

Cantelli riferisce sull’elezione del prof. Pescatore nel collegio di Ciriè, contro la quale esistono tre proteste, perché alcuni municipii ritenendo che le modificazioni introdotte nella legge elettorale ne facessero una legge nuova, come appunto opinarono i 30 elettori di Livorno, che protestarono contro delezioni del primo e secondo collegio di quella città, come opinò il governatore di Cuneo che diramò ai municipii della provincia una circolare in tal senso, rivedettero le liste elettorali ed introdussero nelle medesime elettori che nelle liste antiche non esistevano.

L’ufficio, considerato che i municipii nel rivedere le liste elettorali erano in buona fede, perché di fatti la legge è nuova, riferendo che già furono approvate le elezioni di parecchi deputati nella provincia di Cuneo fatte in base a liste nuove, prepone la convalidazione della elezione del ‘ professore Pescatore nel collegio di Ciriè.

Boggio combatte a lungo le conchiusioni dell’ufficio.

Cavallini appoggia le conchiusioni dell’ufficio quarto, perché evidentemente si tratta non solo di buona fede, ma di regolare applicazione della legge; perché sarebbe indecoroso che nella medesima sessione e tornata la Camera pigliasse due decisioni che facessero a pugni fra di loro.

Boggio osserva che appunto per l’uniformità dei precedenti deve la Camera annullare quest’elezione, giacché essa approvò in una tornata precedente le elezioni del 1° e 2° collegio di Livorno, contro le quali esisteva una protesta di nullità per la non eseguita revisione delle liste elettorali.

Pescatore prende egli medesimo la sua difesa, premettendo di aderire ad un espresso desiderio de’ suoi elettori coll’assumere la difesa del loro operato.

Il collegio di Ciriè, egli dice, non ha violato il diritto, come né anche il violarono quelli che procederono in senso contrario, perché la legge è dubbiosissima. Egli svolse i suoi argomenti colla solita sua molta dottrina e la Camera fu del suo avviso.

Fu in seguito approvata senza discussione la elezione di Silvio Spaventa e quella di Liborio Romano nell’ottavo collegio di Napoli.

Colombani riferisce su quella del cav. Mattei ingegnere capo direttore delle costruzioni navali, e ne propone la convalidazione, perché all’ufficio non parve che l’eletto rivesta tutt'i caratteri d’un impiegato.

Mellana combatte le conchiusioni dell’ufficio; ma a! momento di porle ai voti la Camera non era più in numero, e la tornata fu sciolta alle 5.

ORDINE DEL GIORNO DEL GENERALE GOYON

Roma,19 febbraio 1861.

Soldati,

Un preteso comitato nazionale di Roma ha fatto spargere una piccola stampa indirizzata ai Romani. Esso chiama imponente la puerile scappata del 14 corrente a sera; noi l’avevamo trovata si poco degna della generosità, del nobile ed intelligente carattere romano, che non avevamo neppur pensala a farne la menoma menzione, tanto più che i fischi e gl’inviti al silenzio dominavano le grida provocatrici rimaste senza eco, malgrado i fuochi di Bengala; ma questo scritto che si è fatto pervenire nelle nostre mani, osa permettersi di lodare noi tutti della nostra attitudine. Ciò è da parte del preteso comitato nazionale una impudenza che non posso tollerare, e che devo segnalare alla nostra indignazione. Noi non dobbiamo ricevere felicitazioni che dai nostri capi. Abbiamo senza dubbio a compiere qui una missione difficile, delicata, ed anche ingrata, giacché ci prepara sempre ostilità, seguendo anche la linea la più diretta de’ nostri doveri; ma le lusinghe, come le minacele, sono e devono essere su noi senza effetto. I nostri doveri impostici dal nostro imperatore sono la nostra unica regola, e sapremo compierla a fine. Onde non dare alcun pretesto alta malevolenza, ricordo che il dovere di ciascuno si è quello di ritirarsi dalle folle che hanno un carattere ostile, affinché non possano essere incoraggiate da un'innocente presenza, e non far sospettare del nostro doppio carattere di francesi e di soldati.

Il generale comand. sup. del corpo

d'occupaz. aiut. di campo dell'imperatore

G. D. GOYON.

N. B. Quest'ordine sarà letto all'appello; e l'ordine di ritirarsi dalle folle e rendersi alle caserme, o dietro le truppe messe in rango, sarà sovente ricordato.

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Togliamo dal giornale il Dritto di Torino del 2 corr. il seguente Carteggio.

Parigi, 27 febbraio.

L’indirizzo del senato ha avuto il privilegio di non contentare nessuno; vi si vede un servilismo immoderato, ma nessuna delle qualità che devono contraddistinguere uno dei grandi corpi dello Stato. Nel suo discorso d’apertura l’imperatore aveva invitato le due Camere ad esprimergli francamente la loro opinione sugli avvenimenti politici, Il senato, o per meglio dire la commissione da lui nominata non ha fallo che applaudire: gli si chiedeva consigli ed esso rispose con adulazioni.

I fogli legittimisti criticano con ragione l’indirizzo letto dal signor de Troplong, perché si è servilo senza spiegazioni della frase poter temporale del papa cui il governo imperiale aveva tante volle ripetuta; senza che ciò fosse d’ostacolo all’annessione delle Romagne, dell’Umbria e delle Marche. Se si approva l’imperatore d’aver lasciato costituirsi l’Italia in unità, grazie ai diritto di non intervento, chi potrà criticarlo se valendosi delle solite proteste di voler difendere la persona del pontefice, egli permette agli italiani di occupare la loro capitale? Se il senato nutriva idee oltramontane doveva, criticare la condotta del governo, e consigliargli un intervento in favore del papa; se s’interessava all’unità italiana era inutile di far suonare le parole di monarchia del papato, di poter temporale, ecc..

Qui non vi è via di mezzo: l’opuscolo del signor Laguerronière mancava di conclusione; tocca ai grandi corpi costituiti di riempire questa lacuna; contentandosi di parafrasare il discorso imperiale, essi non rispondono calle intenzioni dell’imperatore, Non può certo imputarsi agli scrittori ultra cattolici di mancar di conclusioni. Quelle del vescovo d’Orleans. E sono abbastanza esplicite, e dodici altri vescovi dell’impero hanno di già aderito al di lui opuscolo. Il vescovo di Muntalbano,quello di Quimper e Léon hanno pubblicato pastorali ancora più infuocate. Vedremo dopodomani quel che ne pensa il sig. Veuillot, giacché il suo inscritto Il Papa e la diplomazia si trova sotto i torchi.

L’ex-redattore in capo dell’Univere aveva domandato inoltre facoltà di fondare un giornale; il conte di Persigny gli ha risposto con un rifiuto, motivato dal fatto che la natura biliosa ed il talento esuberante di Luigi Vouillot sono nocivi ad un punto al governo ed alla religione.

A questo proposito vi dirò che molte altre domande di un privilegio per fondar giornali vennero indirizzate al ministro dell’interno; vi citerò fra le altre quella di (Giulio Viard, che voleva pubblicare un giornale intitolato: Il socialismo e l’impero. Finora mi consta che il solo Casimiro Perrier abbia avuto il permesso.

I malumori fra la corte di Roma ed il gabinetto francese diventano ogni giorno più gravi; le cose sono giunte ad un tal punto che si attende da un giorno all’altro la notizia del richiamo del duca di Grammont.

Credo poter smentire la notizia datavi dal telegrafo, o del prossimo viaggio del principe Napoleone in Italia.

Alcune ragioni diplomatiche avrebbero forzato l’imperatore a consigliare al suo cugino di rimettere ad altro tempo la visita eh’ ei progettava di fare al suo suo coro.

Debito di storico imparziale m'obbliga a dirvi che si vedono certi sintomi di prossima guerra. Notizie pervenute al nostro ministero degli affari esteri autorizzano la credenza che l’Austria mediti un colpo ardito; nuove truppe vengono dirette in Italia, e certo non per la sola difesa. Onde far fronte ad ogni eventualità l’imperatore ha dato ordine di completare l'armamento delle piazze forti, e di spingere alacremente i lavori della coscrizione. Si mettono innanzi i nomi di due generali, noli pel loro coraggio personale e la vita avventurosa, come designali al comando delle divisioni militari della frontiera.

Si parla pure della possibilità d'un imprestito di 300 milioni; ove occorra assolutamente ricorrere a questa estremità, l’attuale ministro delle finanze si ritirerebbe, ed il sig. Fould prenderebbe il suo posto Avrete veduto dall’ultima nota del sig. Casella come Francesco li speri ancora nella riunione di un congresso; questa parola si ripete con una certa persistenza, ma nulla indica che essa abbia fondamento. Dirò allretanlo delle voci che corrono a proposito d’un concilio, al quale ricorrerebbe il papa onde uscire dalla sua falsa posizione. L’autorità del concilio non avrebbe influenza che nel caso in cui essa propenda per la separazione dei | due poteri spirituale e temporale. Certo i vescovi, a parte qualche eccezione, saranno di parere di far del poter temporale del papa un dogma di fede; ed in tal caso dove troveranno i mezzi per ristabilirlo nelle provincie già libero? Non è questione di scommuniche ma di cannoni, e le potenze europee temono troppo le conseguenze di una guerra generale perché vi si decidano onde ottenere delle benedizioni che non han servito per nulla la causa di Francesco II.

Le conferenze di Siria non vennero riprese; vi fu però un abboccamento tra il sig: Thouvenel e lord Cowley l’appoggio illimitato che la Russia promette alle proposizioni francesi, reca ombra agli altri gabinetti.

L’affare Mires entra in una miglior via; tutte le grandi intraprese da lui inaugurale vennero considerate come affari distinti dalla cassa generale delle ferrovie: si promette persino che la banca riprenderà i suoi pagamenti fra qualche giorno. Tanto si era pessimisti otto giorno sono, altrettanto si è oggi ottimisti. Il tribunale ha disgiunto dalla cassa centrale persino la proprietà dei due giornali, il Constitutionnel ed il Pays.

Corre alla Borsa un molto epigrammatico che viene attribuito al celebre banchiere tradotto a Mazas, in una camera nuda di suppellettili, egli si sarebbe diretto al custode chiedendogli,

– Et le mobilier?

– Attendez un instant: il va venir.

P. S. Aveva speralo communicarvi l’indirizzo che venne letto oggi nel comitato segreto del corpo Legislativo; ma mi fu impossibile l’averlo.

Corrono questa sera diversi rumori belligeri; si parla di una nota violentissima communicata dal marchese De Lavalette alla Porta: le si attribuisce la portata della famosa nota di Mentzikoff.

Si aggiunge che invece di richiamare le sue truppe da Roma, il governo francese abbia deciso un nuovo invio di 6000 uomini a Civitavecchia. Contro chi? That is the question.

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Notizie Estere

AUSTRIA

– La Gazzetta del popolo di Berlino crede che il fermo contegno degli Ungheresi, la caduta di Gaeta, ultimo appoggio della reazione, la pubblicazione dell’opuscolo di Lagueronnière «in cui finalmente il governo di Francia si toglie la maschera dal viso» ed infine la proclamazione di un regno d'Italia, hanno de essere per l'Austria ragioni di fare all'Ungheria le più ampie concessioni,

– La Gazzetta di Colonia afferma invece sapersi che l'Austria, stanca d’indebolirsi in inutili indugi, è disposta a correre la sorte dello armi sia in Ungheria che sul Mincio.

– Il governo colle solite arti giunse a far nascere serie divergenze tra Ungheresi e Croati, specialmente suscitando la questione dell’incondizionata unione dei regni separati.

SPAGNA

– Ecco il nuovo manifesto di D. Giovanni di Borbone al partito carlista.

La perdita dolorosa de'  miei fratelli amatissimi mi obbliga ad indirizzarmi a coloro, che seguirono fedelmente la bandiera di mio padre.

Voi sapete bene che talvolta io non ho approvato la condotta del partito carlista, e che talvolta ho biasimata la sua ostinazione a sostenere certe idee, poco conformi allo spirito del secolo. Se non mi sono opposto, ciò fu per rispetto al mio fratello defunto, e per la convinzione che, inerentemente alla dottrina della monarchia pura, spetta al principe di stabilire la politica ch'esso crede conveniente.

Dopo la rinuncia di Tortosa, fu mio dovere di prendere un'attitudine chiara e franca, e di far conoscere le mie idee e le mie intenzioni.

Inutile il ripetervi le opinioni esposte nei miei manifesti; sono la vera espressione della mia convinzione.

Non mi allontanerò mai da ciò che ho offerto, né ritratterò mai ciò che ho soscritto. Compio così un dovere che l'onore m'impone, e su questo punto mi renderanno giustizia coloro stessi, che non erano d'accordo colle idee che sostengono.

Comprendo bene che, riflettendo sulla vostra situazione, esitavate tra il principio della legittimità, che vi lega alla mia persona, e le idee che sostengo, e che non sono quelle che servivano di bandiera al partito carlista. Tuttavia non dimenticherete, che né la civiltà, né il progresso, né lo spirito del secolo, né la libertà sono in opposizione colla legittimità dei diritti che io rappresento; non dimenticherete ch'io annetto molta importanza, e che io desidero di vederli consacrati dal principio della sovranità nazionale, cui farò appello nel momento opportuno, lorquando saranno favorevoli le circostanze.

Ricordatevi della vostra storia, dopo la morte del re Ferdinando VII, e vedrete che l'esagerazione politica fu la causa di tutte le vostre disgrazie; essa diede luogo alla prima emigrazione nel 1833, al trattato di Bergara e a tutte le sciagure sofferte dai difensori della legittimità; quelle sciagure colpirono gli uomini che attenevansi a mio padre e a mio fratello, non per i diritti che rappresentavano, ma per interessi meschini e sleali.

Quel partito, disperato per la sua impotenza, finì la sua carriera, fondendosi a poco a poco in una frazione del partito della regina; fra gli uomini che lo compongono sonovi molti punti d'analogia con ciò che ho sempre di feso, ed almeno la speranza di veder effettuarsi il regime che fu il loro ideale.

In quanto a voi, che avete sempre combattuto, soffrendo tanti dolori con un'eroica rassegnazione, e che siete vincolati alla mia sorte, perchè rispettate in me l'erede legittimo dei nostri monarchi, chiamati re per la volontà del popolo, unitevi a me, accettando francamente le mie opinioni politiche, perchè sono quelle della maggioranza della nazione, e perchè per esse noi faremo il bene e la prosperità della patria.

Londra, 16 febbraio 1861.

Juan de Bourbon

– Il Senato del Regno nella seduta del 26 dopo alcune comunicazioni d'omaggi e di domande di congedo, ha pro ceduto all'estrazione a sorte della deputazione incaricata di presentare l'indirizzo a Sua Maestà il re, la quale riescì composta dei senatori, Alfieri, Sauli Ludovico, Ceppi, Lanzi, Bevilacqua, San Vitale e Goccapani: supplenti, Dalla Valle e Spada.

Venne quindi dal presidente annunciata la nomina, de feritagli dal Senato della commissione legislativa, formata dei senatori Niutta, Arnolfo, Chiesi, Vacca, Nardelli, Galvagno, Di Pandolfina, Spada, Farina, Cibrario, Foggi, Marzucchi, Gcveri, Jacquemond, Cadorna, alla anale per successive proposte vennero aggiunti i senatori Sciopis e Gori.

Si passò in seguito alla votazione per la nomina delle due commissioni permanenti, il cui risultato verrà comunicato nella prossima adunanza, e successivamente a quella dei commissari alla Cassa ecclesiastica, alla Cassa dei depositi e prestiti, e per la commissione di sorveglianza all'amministrazione del debito pubblico, per cui riescirono eletti alla prima i senatori Des Ambrois, Gavagno e Spada; alla seconda i senatori Colta, Golia, San Vitale; ed alla terza i senatori Quarelli, Cotta e Regia.

Il Senato era convocato ieri negli uffizi per l’esame dei seguenti progetti di legge:

1. Abolizione dei vincoli feudali in Lombardia;

2. Disposizioni sulle opere pie;

3. Provvedimenti riguardo all’istruzione elementare.

4. Istituzione di Camere d'agricoltura e commercio.

Per la prima seduta pubblica il Senato verrà avvertito a domicilio.

– Il Campanile fu condannato in contumacia ad un anno di carcere e 2,500 fr. di multa, oltre le spese del processo, per un articolo intitolato: Capitolazione di Gaeta.

– L’Unione e la Gazzetta del Popolo di Lombardia cessano col giorno d’oggi dalle loro pubblicazioni. Un nuovo giornale quotidiano sorge sulle loro ceneri, col titolo: Il Regno d'Italia.

Notizie Interne.

LA CACCIA A’ GARIBALDINI

Jeri al giorno, ad un Restaurant presso S. Carlo, un Luogotenente Garibaldino cenava tranquillamente: questo giovine era ferito al braccio che portava fasciato con la tavola: nello stesso luogo cenavano parimenti de’ gentiluomini ad alcuni de’ quali era egli noto per un giovine di gentili costumi. A un tratto entrarono nel Restaurant diversi individui alla borghese e marciando diritto verso l'uffiziale ferito domandarongli bruscamente chi fosse, e cominciarono a maltrattarlo e vilipenderlo senza la menoma provocazione da parte sua: quel giovine restò dapprima interdetto, credendo ad, un equivoco. Ma l’enimma si spiegò presto. Sopravvengono a un tratto due carabinieri, e quattro guardie di pubblica sicurezza.

Cosa scandalosa! questi carabinieri e queste guardie investiron di botto con insulti l’ufficiale de’ Garibaldini che domandava stupito cosa mai avesse fatto per esser trattato cosi. Inutili difese: cacciarono fuori ignominiosamente quel prode, e per poco nol bastonarono.

Sig. Consigliere Spaventa – A quest’ora, e l’offeso, e persone di valore presenti al fatto, si son presentati a Lei per domandare giustizia: per chiedere la punizione de’ Carabinieri e delle guardie per questo scandaloso attentato. Il pubblico attende un esempio: o si convincerà che esiste un disegno regolare di calpestare brillai, mente gli ultimi avanzi dell’esercito liberatore di Garibaldi– Vedremo.

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Gran Circolo Vizioso

I Borboni sono stati espulsi da Napoli dalla spada di Garibaldi. Sono stati scacciali da Gaeta dal cannone di Cialdini.

Ed ora ritornano nelle provincie.

Son tornati i borbonici.

Dove sono essi domanda ognuno con faccia allibita.

Nelle colonne del giornale ufficiale dell’antipassato numero, fra otto giorni poi nelle provincie che essi governeranno sottogoverneranno, facendo pagar caro ai liberali l’aver osato combattere contro i loro Padroni.

Ne parleremo.

BORSA DI NAPOLI.

6 MARZO 186!.

DUCATI CINQUE DI RENDITA– godimento 1 GENNAIO.

 

Prezzi legali– Contante D. 78 5/8 78 1/2 78 1/4
Fine corrente » S. C.
Fine prossimo » S. C.
Rendita Piemontese L. 76 1/2
Rendita Bolognese » S. C.
Rendita Toscana S. C. » S. C.

DUCATI QUATTRO DI RENDITA – godimento 1 GENNAIO.

Contante D. 67 3/4

CERTIFIC. DELLA REAL TESORERIA– god. 1 GENNAIO.

Contante D. 70 70 70

RENDITA DI SICILIA

DUCATI CINQUE DI RENDITA– godimento 1 GENNAIO.


Contante D. 78 1/8

SOCIETÀ’ DI ASSICURAZIONI DIVERSE.
godimento 1 GENNAIO. 1860 50 D. 55

ANNUNZII

Presso l’uffizio del nostro Giornale si vendono i seguenti giornali ora rari, cioè:


LA COSTANZA, Palermo 1848. e. 1849, in N. 236, legato in pergamena D. 6 00
ATTI AUTENTICI DEL PARLAMENTO DI SICILIA,4 grossi voi. in 8, legati in tutta pelle D. 16 00
LA FORBICE, Palermo anno 1848 e 1849 un grosso voi. in pergamena. D. 6 00
COLLEZIONE, Uffiziale degli atti del Comitato di Sicilia, Palermo 1848 in pelle D. 3 00

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ANNO I. Napoli 7 Marzo 1861 N. 11

IL PARLAMENTO GIORNALE POLITICO DELLA SERA
Si pubblica tutti i giorni (esclusi i festivi) alle 5 p. m.
COSTA UN GRANO



NAPOLI 7 MARZO 1861

ATTUALITÀ

Bisogna metter giù ogni preoccupazione ed esaminare pacatamente quello che si fa oggi a Napoli nelle regioni governative.

La Casta de'  Bramini politici presiedé per tre mesi alle sorti del Napoletano, e ne parti con la soddisfazione di non aver contentato né la maggioranza della nazione, né un partito qualunque della stessa, salvo i proprii adepti e cortigiani. Chiamati per avventura a render conto di questo fenomeno, diranno che è nella natura del paese di essere incontentabile. E sta bene.

Nel quarto mese il Consiglio di Luogotenenza, dietro l’opinione di uomini tra’ quali ci era chi volea sinceramente il bene, subì delle modifiche, ed i Bramini si fusero co’ Sacerdoti del luogo.

I Padri della patria Sebezia furono incrociati con quelli della patria adottiva di Torino, ed incrociarono gli uni e gli altri di conserva su questi paraggi.

Quella maledizione di spirito pubblico, neanco si è trovato contento de’ frutti di questo innesto Dicasteriale. Al contrario la disapprovazione, generalmente parlando, ha fatto un passo in avanti, ed ha cominciato a tramutarsi in esasperazione.

Non bisogna né illudersi, né fare orecchie da mercante in faccia alla nazione. Non bisogna prendersi giuoco de’ bisogni del paese,e non, siamo a tempi, in cui uno o più persone possano farlo senza Risponderne.

Da che gli interessi morali e materiali di questi popoli sono stati in gran parte manomessi. a molte illusioni cadute è succeduta la sfiducia e lo sconforto.

Ora, dall’ultimo rimpasto ministeriale, speravano i buoni poter venire rialzato discretamente lo spirito pubblico con ordinamenti di generale utilità, e con un indirizzo onestamente liberale. II momento era opportuno più che mai; era urgente il rimedio, perché dopo una nuova bancarotta non v’era altro appello che al Parlamento, ed un appello tempestoso, atteso il colore che si vuol dominante nella maggioranza, per la falsa situazione in cui si trovava il paese al momento delle elezioni.

Or bene: cosa si fece dal Consiglio?

Salvo poche onorevoli eccezioni si continuò nel sistema precedente; si fece anzi di più. S’indietreggiò.

Con la stessa febbre, con la stessa diarrea di decreti, si seguitò a fare ordinamenti, che, eccetto pochi, o doveano restare senza attuazione, o portare il disordine e lo scompiglio: si promise il ben essere materiale ed il lavoro al popolo ed il popolo fu lasciato in preda al mal essere e canzonato: si promise correggere l’indirizzo politico retrogrado,ed invece l’indirizzo di questo secondo stadio risultò più codino del primo.

Finalmente, per dare una prova autentica e solenne che non si era figli della rivoluzione Italiana, o che la si voleva oramai sconoscere completamente, si lanciò con pochi tratti di penna, a fare da capi, e sotto capi politici nelle provincie, una colonna mobile di Borbonici salva la pace de’ tre o quattro liberali comprensivi come risulterà da fatti e documenti.

Alla pubblicazione improvvisa di quest’ultimo complesso di decreti, che somigliava aL frammento di un colpo di stato, la gente onesta e ben pensante del paese fu colta da sgomento, ed ha creduto vedere confermata in modo autentico ciò di cui parecchi dubitavano, e vorrebbero ma indarno dubitare ancóra: il trionfo, già disegnato e concertato regolarmente, de’ Borbonici su’ liberali.

Noi non siamo menomamente esagerati in politica. Noi desideriamo che secondo l’opportunità si facesse quello che è onesto e possibile, ma confessiamo che questa politica, che quest'ultimo tratto marcato di essa è stato per noi un enigma sinistro.

Udite: a questo strano fenomeno, non ci è spiegazione che possa presentarsi alla luce del sole.

Che i vostri adepti o salariati lo giustifichino, peggio per loro.

La Nazione vi domanda:Consiglieri della Luogotenenza, che intendeste voi di fare confidando lo spirito pubblico, l’indirizzo politico del paese ad uomini di tali opinioni?

Ad uomini tra'  quali, (salvo le eccezioni sovracennate) rappresentano l'estrema sinistra, coloro che osteggiavano con gli scritti, con le mene e gli intrighi l’Unità Nazionale propugnando la lega sotto il Borbone? ad altri che appartennero alla categoria de’ bracchi del vecchio regime?

E ad essi, ad essi, avete confidato l’attuazione dell’Unità Italiana,avete posto in mano la verga del Potere per farla fischiare,per avventura sul capo degli infelici liberali loro nemini che essi odiano per aver combattuto contro di essi e i loro padroni? e l’avete fatto proprio in questi momenti nei quali i nemici d’Italia debbono essere vigilati da presso con l’occhio della lince?

Oh! ma basta su ciò. La penna stanca cade dalla mano, e lo sgomento s’insignorirebbe di noi, se non fosse un debito per ognuno che ama la patria. e che ha combattuto per essa, star su la breccia, e non indietreggiare giammai.

CAMERA DEI DEPUTATI

Tornata del 1 marzo– Pres, Zanolini

La Camera riprende l’esame della elezione dei cav. Mattei ingegnere costruttore in capo delle costruzioni navali, la cui eleggibilità era nel la tornata precedente stata combattuta da Mellana.

Bertea opina in senso inverso, e combatte con lungo discorso gli argomenti di Mollano.

Mellana riconforta di nuove ragioni la sua tesi, dimostrando che per dire che il grado di ingegnere capo costruttore navale sia d’ufficiale superiore di marina è necessario di ricorrere alle assimilazioni da cui la Camera deve tenersi lontana.

Poste ai veti le conchiusioni del quarto ufficio per la convalidazione, sono accettate.

Napoletano, eletto in due collegi, dichiara di optare pel collegio di Ciccia no,suo paese natale.

Moccio riferisce in confidenza, e non e inteso.

Parlò mezz'ora. Quando ebbe finito, il presidente pose ai voti l'elezione di Mariano Ruggero nel collegio di Castellammare, e fu convalidata.

Lo stesso relatore propone l’annullamento dell'elezione del barone Francesco N. N... che viene annullata.

Cipolla F; eletto in due collegi opta pel collegio di Lecce.

Conforti riferisce sulla elezione del collegio di Susa; dove Giuseppe Mazzini ebbe 28 voti in concorrenza col banchiere Genero e coll’avvocato Chiaposso, Il quale ultimo fu elette.

Esistono due appunti contro questa elezione, il primo tenderebbe a stabilire l'ineleggibilità dell’eletto per motivi che furono anche svelati da qualche giornale, e si riferiscono ad una condanna subita dall’eletto nella sua prima giovinezza, ma che l’ufficio non riconobbe sufficiente a stabilirla. Il relatore accennò rapidamente ai medesimi senza specificarli.

L’altro appunto è ohe fu da un'autorità municipale affisso un manifesto nel comune di Chaumont in favore del Chiapusso. Ma l’ufficio ritenendo che il Chiapusso aveva rappresentato già il collegio di Susa in due altre legislature, e che probabilmente sarebbe stato eletto anche in questa, quando pure non fosse stato affisso quel manifesto; conchiuse per la convalidazione, che fu approvata.

Cavour G. riferisce sull’elezione del cavaliere Scarabelli nel collegio di Spoleto, e ne propone l'annullamento perché egli copre un impiego.

In mancanza d’altro che ne assumesse la difesa, lo Scarabelli fece il Cicero prò domo sua, e narrò la storia innocentissima della sua elezione, tendendo a provare che egli aveva la vigilia del ballottaggio, domandato d'essere collocato in aspettativa, non per far concorrenza al suo competitore colonnello Pianciani. ma per aderire al desiderio di quei di Spoleto. Malgrado la sua ciceroniana, la Camera annullò l'elezione, e il signor Scarabelli usci dall’aula.

Coppino riferisce su quella di Paternostro nel collegio di Noto e ne propone la convalidazione.

Mellana dice d’aver veduto una carta dove il nome di Paternostro va unito al titolo di Bey, il che gli fa supporre che esso abbia coperto questo voluminoso ufficio presso un'estera potenza, col che avrebbe perduta la cittadinanza senza che risulti che egli l’abbia ricuperata. Se il fatto è vero egli sarebbe suo malgrado costretto a domandare che ne venga annullata l’elezione.

Natoli dice a nome di Paternostro che egli in Egitto ebbe veramente onorato ufficio dal viceré: ma che non poteva con ciò perdere la cittadinanza perché nel 1848 egli era emigrato di Sicilia alla cui. rivoluzione aveva avuto parte. Il Paternostro, al dire del Natoli, non poteva adempiere alla legge borbonica di domandare il permesso per l’accettazione delle onorificenze egiziane perché egli era in disgrazia col governo dell’isola malgrado che questo poco tempo dopo gli consentisse di ritornare in Sicilia.

Crispi. Il preopinante fa appello alle idee generose: il sig. Mellana all’applicazione ed esecuzione della legge. Ma il sig. Natoli si è dimenticato di una circostanza di fatto, la quale infirma pienamente il suo ragionamento. Paternostro non ritornò in Sicilia coll’eroe di Marsala, ma due anni prima, con regolare permesso del governo borbonico.

Quindi tutto il ragionamento del sig. Natoli che la qualità d’emigrato impediva al Paternostro di chiedere un permesso al Borbone venne meno quel giorno in cui il Paternostro chiese al Borbone il permesso di ritornare in Sicilia. Ora la legge prescrive che quando un cittadino accetta da un governo straniero un impiego perde la cittadinanza, che non si può racquistare senza un’apposita domanda al governo. Questa domanda non fu fatta; quindi io chiedo alla Camera che annulli l'elezione.

Paternostro domanda la parola per un fatto personale, e inveisce contro la Campana della Gancio, il Precursore e il Diritto, tutti amici del sig. Crispi. (Rumori).

Presidente. Queste sono personalità.

Di Marco, Domando che si passi ai voti perché la Camera è sufficientemente illuminata.

Voci generali. Ai voti! ai voti!

Paternostro insiste per parlare.

Continuano le voci: Ai voti, ai voti.

Presidente. Metto ai voti se la Camera si creda sufficientemente illuminata.

Cavour G. Domando che non sia tolta la parola al Paternostro che non ha ecceduto.

Voci: Ai voti, ai voti.

Altre voci: Parli, parli.

Sorge un altro deputato e tenta parlare.

Voci da destra: Parli il signor Paternostro.

Paternostro ripiglia a parlare; confessa d’aver chiesto ed ottonato di rientrare in Sicilia per curarsi d’un’oftalmia; ma che ne fu ricacciato in esiglio dopo essere stato condannato come capo di una congiura.

Mellana. e Crispi tentano risponderemo si fanno sempre maggiori i rumori di destra dove seggono gli amici del Paternostro per impedire la libertà di parola.

Mellana quand’ebbe superata questa tempesta, continuò osservando che non certamente al Borbone ma al glorioso governo dì Garibaldi, a quello di Vittorio Emanuele, doveva il Paternostro domandare il ricupero de’ suoi diritti di cittadinanza, e allora avrebbe potuto sederò legalmente in Parlamento.

Nuovi romori alla parola legalmente.

Mellana (con forza). Non è quistione di personalità, ma di legalità, la quale sostengo mio malgrado e per coscienza; io insisto perché siane annullata l’elezione.

Crispi domanda la parola.

Voci di destra: Ai voti! ai voti!

Crispi coraggiosamente insiste e respinge le insinuazioni di Paternostro.

Boggio lo interrompe.

Musolino domanda si faccia rispettar il regolamento.

Boggio. Appunto il regolamento vieta che col pretesto d’un fatto personale si rientri nella quistione.

Crispi con voce tonante vince i rumori di destra e prosegue a parlare.

Altre voci di destra tentano novamente di interromperlo, ma l’energia e il coraggio di Crispi trionfano delle indecorose urla del signor Boggio e compagni.

Quand’ebbe finito, fu posta ai voti la chiusa della discussione e accettala.

Poste allora ai voti le conchiusioni dell’ufficio, furono accettate pur esse, e convalidata l’elezione del bey Paternostro.

Nino Bixio domanda che sì prenda nota che egli non ha votato.

Coppino prosegue a riferire sull’elezione di non sappiamo chi, per la ragione che la sua voce è inintelligibile.

La quistione da lui svolta era se un individuo il quale copre un impiego incompatibile colla deputazione diviene eleggibile per ciò solo che ne ha un altro non colpito d’incapacità. Il relatore, interessatissimo nella questione, perché egli trovasi appunto in caso identico, conchiude affermativamente.

Si oppone a questa conclusione il professore D’Ondes Reggio.

Bertolami. Come mai si può comprendere che mentre la legge, per togliere al governo qualunque eccessiva, influenza sulla Camera, limita ad un numero determinato ed a certe categorie gl'impiegati eleggibili, come mai si può comprendere che si lasci al ministero la facoltà di rendere eleggibili quanti impiegati gli talenti col solo conferir loro un altro impiego non colpito d’ineleggibilità? Un deputato napoletano fa un discorso per pregare la Camera a far presto.

La Camera vota la chiusura della discussione.

Il presidente prega vivamente i deputati ad intervenire agli ufficii in tempo debito onde essere poi precisi alle tornate della Camera. Propone inni tre che la Camera si riunisca domani alla solita ora.

Riccardi propone anche delle sedute serali.

Un deputato osserva che la Camera non essendo stata prevenuta, domani forse non sarà io numero perché molti deputati avranno forse presi impegni per altro.

Non si conchiude niente per incapacità del presidente a fare il suo ufficio; e tutti i deputati so ne tanno senza che neanco si voti sulle conchiusioni dell’ufficio e si dichiari sciolta la tornata.

Battevano le cinque!

________________

– Si legge nel Moniteur:

Il vescovo di Poitiers ha pubblicato, nel giornale le Monde una pastorale che contiene delle allusioni offensive verso il governo dell'Imperatore e che è di natura a turbare arbitrariamente la coscienza dei cittadini.

In conseguenza, ed ai termini dell’articolo 6 della legge 18 germinale, anno X, questo mancamento vien deferito alla alta giurisdizione del Consiglio di Stato, incaricato di statuire su tutti i casi di abuso.

Questa nota è seguita dalla lettera seguente diretta dal ministro dell’interno al prefetto della Vienna.

Parigi il 21 febbraio 1861

Signor Prefetto, in risposta al vostro dispaccio di jeri, col quale mi trasmette la pastorale di Monsignor vescovo di Poitiers, vi informo che il Governo ha deferito, come caso di abuso, al consiglio di Stato, il prelato, che non ha temuto di far servire l'autorità del suo carattere a delle passioni straniere agli interessi della religione.

La riproduzione di questa pastorale, per parte dei giornali e sotto la forma di opuscolo, fuori della sua speciale pubblicità, avrebbe potuto dar luogo a delle repressioni amministrative o giudiziarie. Ma, come ministro dell’interno, io penso che sarebbe contrario agli interessi del governo di togliere eccessi consimili al giudizio dell’opinione pubblica. Non ho voluto dunque prendere alcuna misura per impedire la pubblicazione di un documento ove si rileva con tanta audacia il pensiero segreto di un partito che, sotto il velo della religione, non ha altro scopo che prendersela coll'eletto del popolo francese.

Aggradite, signor prefetto, l'assicurazione della mia distinta considerazione.

De PERSIGNY

– Rechiamo il brano seguente della pastorale del vescovo di Poitiers, pastorale che fu cagione del processo contro il suo autore:

«Il mistero d'iniquità prosegue nella sua via. Che cosa direste d’un figlio, che pubblicamente n. parlasse a suo padre ne’ termini seguenti:

«Padre mio, vostro figlio primogenito dichiara in faccia al mondo, che voi siete un testardo, un ingrato e che senza rispetto inalterabile di coi egli è animato a vostro riguardo, vi abbandonerebbe domani alla triste sorte, che è meritata dalla vostra ostinazione e dal vostro acciecamento.

«Un testardo! Ma un testardo non sarebbe piuttosto colui che si ostina a rimettere eternamente sul tappeto combinazioni impossibili e progetti condannati dallo scherno di tutti gli uomini politici?...

«Pilato, vedendo di non guadagnar niente, e notando per opposto, che attorno a lui crescevano e divenivano più imperiose le esigenze, e comprendendo che, dopo aver ceduto a lutti i voleri della moltitudine, sarebbe stato trascinalo a un allo di ultima debolezza, ordinò che gli si portasse dell'acqua, si lavò le mani, e disse: – Io sono innocente del sangue di questo giusto. – Ciò fatto, e dopo aver flagellalo Gesù, lo consegnò ai Giudei, perché lo crocifiggessero. Ma la posterità ha essa ratificato l’assoluzione che Pilato impartiva a se stesso, e il lavacro delle mani lo ha forse costituito innocente dinanzi alle età avvenire? Ascoltate: Ora quest’uomo, marcato dallo stigma del deicidio, quest’uomo così inchiodato alla berlina del nostro simbolo, chi è desso? Quest’uomo non è né Erode, né Caifasso, né Giuda, né alcuno de’ sicarii ebrei o romani.

«Quest’uomo è Ponzio Pilato; e ciò è giusto. Erode, Caifasso II. Giuda e gli altri ebbero la lor ' parte alla perpetrazione del misfatto; ma infine tutto sarebbe riuscito a niente senza Pilato.

«Piloto poteva salvar Cristo ché senza Pilato Cristo non poteva essere messo a morte. Il segnale non poteva partir che da lui. Lava le tue mani, o Pilato! dichiarati innocente della morte del Cristo; per tutta risposta noi ti diremo continuamente e la più larda posterità continuerà a dire:

«Io credo in Gesù Cristo che ha patito ed è morto sotto Ponzio Piloto.»

Notizie Varie

GENOVA

Continuano ad arrivare da Napoli soldati ed ufficiali garibaldini, i quali si dirigono ai loro depositi.

ROMA

Arbitrio e terrore. – Per consiglio di De Merode depositi di truppa con artiglierie sono nella notte nelle caserme del Popolo e della Pilotta, pronti a far fuoco su chiunque ardisse assembrarsi nel Corso. Ora non basta: lo sfratto è toccato pure al signor Polidori di Viterbo: sono stati arrestati parecchi, tra i quali lo scultore sig. Palombi; altri sono stati cercali dagli sbirri, ma avvisati a tempo si sono sottratti. Si vocifera, e cerio la voce è uscita dalle aule del Vaticano, che due personaggi di alla sfera sono in via di essere imprigionali, e che altri cittadini devono allontanarsi da Roma. Intanto si fanno perquisizioni capricciose e numerose. Bisogna atterrare, ripeteva son pochi dì il cardinale col suo ghigno satanico; il faut ècraser tous, gridava De Merode tempestando coi piedi dentro un cestino. sua posizione abituale quando paria di cose serie. E Pasqualoni. Pelagalli, il romagnolo avv. Zanchini e tulio il codazzo sanfedistico ripete in coro le parole del cardinale, e tutte lo sanguisughe del Ministero delle armi, i Ferri, i Zappi, i Gorga s’infrancesano nella lingua per far eco al ministro.

Vi scrissi che si mandavano truppe nella provincia di Frosinone; ora eccovi distinta la loro situazione. Battaglione di linea indigena, 4 compagnie a Ferantino con una balleria da montagna, 2 in Alatri: questo battaglione è comandato dal maggiore Azzanesi, fallo cavaliere per aver comandato il fuoco contro i detenuti politici di Paliano, or fu qualche anno, ammutinatisi pel cattive vitto che loro era somministrato, al quale ammutinamento si volle dar colore di tentativo di fuga; e quando pure ciò fosse stato, essi erano in tale situazione da non poter fuggire: quindi le sei o otto vittime cadute in seguilo dell’esplosione gravano tutte sulla coscienza di quell’ufficiale; degno propugnatore del governo papale. Battaglione zuavi (600) in Anagni. Battaglione cacciatori indigenti, comandato dal colonnello Serra spagnuolo, 4 compagnie a Frosinone, 2 a Ceccano, una a Tomacella, una a Veroli. Una compagnia del battaglione cacciatori svizzeri a Paliano. Oltre queste truppe, vi sono nella provincia due compagnie di gendarmi. Con esse si collegano per la valle di Serrane altre truppe appostate in alcuni paesi della Comarca: due compagnie cacciatori svizzeri a Ci vitella di Subiaco, due a Genazzano, una a san Vito. Comandante in capo di questo corpo, dello di operazione, è Blumenthil, già capitano d’artiglieria nell'armata francese. Sembra che qualche altro pezzo d’artiglieria partirà da Roma per Frosinone o Anagni. Tutto il corpo non supera i 1500 uomini.

Oggi si deve firmare il contralto tra la reverenda Camera Apostolica e l'agente della corte di Russia per la compra e vendila di molti oggetti darle del museo Campana. Il papa stesso ha trattalo questo affare, che toglie molto del pregio che ha quel museo dalia serie completa delle collezioni; perciocché cadono nel contratto 500 vasi, i più belli quadri, fra i quali due Raffaeli e le migliori statue. E tutto ciò pel prezzo di poco più di scudi 100 mila. Il vaso di Cerere di celebrità europea è dal papa regalato all'imperatore di Russia.

Dall'Università ieri sono stati espulsi altri giovani.

(Noc.)

FRANCIA

– Quella parte della stampa che non è né officiale, né offiziosa lagnasi dell'esitanza e poca fermezza di propositi che si manifesta nell’indirizzo del Corpo legislativo e del Senato. La Presse trova giustamente che si potrebbero cosi riassumere: «Sire, tutto quello che avete fatto è ben fatto; fate quello che vi piacerà».

– Il Siede non sa approvare gli indirizzi ed opina che meglio sarebbesi interpetrato il voto generale, dicendo:

«Sire,

«Considerazioni che ora sarebbe inutile di discutere v'indussero ad accordare piena protezione al governo pontificio.

«Avvenimenti più forti che la volontà vostra decisero delle sorti d’Italia.

«I principi, verso i quali dimostraste tanta generosità, perdettero per sempre ogni speranza di ritornare sui loro troni.

«Il papa, sordo al vostri consigli, per la forza delle cose e per i suoi moltiplicali errori perdette la sua autorità temporale.

«Una sola missione vi rimane; riconciliare, se sia possibile, il papa col re d’Italia: ma se i vostri buoni uffizi non giungono ad ottenere tale metà, se non incontrale che caparbietà ed ingratitudine nei consiglieri del S. Padre. altro non vi rimane che a ritirare le vostre truppe e lasciare che il governo pontificio si trovi netta necessità di transigere».

In caso di dubbio il Siede propone un appello al paese, nuove elezioni libere.

INGHILTERRA

– Alla Camera dei comuni fu invitalo il governo a prendere tutte le misure necessarie per impedire efficacemente la tratta dei neri. Lord Palmerston apertamente accusò la Spagna di favorire la tratta in modo così evidente che «sarebbe facilmente giustificabile il governo inglese se, spingendo le cose, dichiarasse per tal fatto guerra alla Spagna.

Parecchie petizioni al Parlamento chiedono che nell’armata e nella marineria inglese sia abolita la pena della frusta.

SERVIA

– Scrivono alla Presse di Vienna:

Un articolo ufficiale del Giornale di Costantinopoli accusa direttamente il governo semino di aver suscitate e di suscitare ancora sempre turbolenze e ribellioni nelle vicine provincie slavo, e conchiuse che il governo turco si troverà costretto di appigliarsi a misure di repressione. Il foglio ufficiale della Servia riproduce quell’articolo, annunziando che risponderà quanto prima alle offese che vi si contengono contro la nazione.

Sappiamo di buona fonte che intanto debbonsi fare apparecchi, sulle frontiere della Servia e della Bosnia per qualsiasi eventualità.

DANIMARCA

Il Novellista d'Amburgo del 25. annunzia:

In data di Copenaghen, 24, affermarvisi nei circoli ufficiali che il governo intende di trasformare il consiglio di Stato in due camere. Il sovrano nominerebbe la prima camera, e per la seconda, vi sarebbe un'ampia base elettorale. Gli Holsteinesi, in quanto ai loro affari interni, riceverebbero ogni libertà. Si afferma da buona fonte che sarà illimitato il diritto di elezione, pei la nomina dei rappresentanti delI’Holstein.

UNGHERIA

– Intorno agli ultimi disordini di Pest, già annunciati dal telegrafo, scrivono al Wanderer in data del 28 febbraio:

Jeri a notte una pattuglia di guardie di polizia passava per la via dei Signori, che, massimamente la sera dei giorni di festa, suol essere molto frequentata; quando una turba di persone, composta principalmente di monelli, cominciò ad andarle dietro fischiando. Quando ai fischi vennero ad aggiungersi anche parecchie pietre, una delle guardie montò in furia, e fatto fuoco contro la folla ferì un cantiniere israelita, che dovette esser portato all’ospitale. La pattuglia era composta di due soldati di polizia,ti quali, dopo il fatto, riuscirono a sottrarsi alla folla. È questa la pura verità.

Notizie Interne

EUGENIO, PRINCIPE DI SAVOJA-CARIGNANO

LUOGOTENENTE GENERALE DI S. M.

NELLE PROVINCIE NAPOLETANE.

Visto il nostro Decreto in data li novembre 1860, col quale furono nominati i membri della Commissione incaricala di esaminare i titoli e far proposte al nostro Governo relativamente agli ufficiali dei Corpi Volontarii del Generale Garibaldi;

Visto il nostro Decreto io data 16 gennaio 1861; co) quale è determinato che la Commissione trasferisca la sua sede da Napoli a Torino;

Sulla proposte del Ministro Segretario di Stato per gli affari della Camera;

Abbiamo decretato e decretiamo quanto segue:

Art. 1. In sostituzione del Generale Conte Enrico Morozzo della Rocca presidente e dei membri generale Solaroli, colonnello brigadiere Guatai di Treville Cav. Alessandro, e colonnello Ferrerò Cav. Maurizio Emilio.

Sono nominati:

Biscaretti di Bufila conte Cario Luogotenente Generale e Presidente.

Decavero Cav. Paolo id. membro, Scozia di Galliano Cov. Luigi id. membro, Broglia di Mombello Cav. Alessandro id. membro.

Art. 2. Nulla è mutato nel resto alle disposizioni del citalo nostro Decreto,11 novembre 1860.

Il nostro Ministro della Guerra predetto è incaricato dell’esecuzione del presente Decreto che sarà registralo alla Corte dei Conti.

Torino addì 21 febbraio 1861.

VITTORIO EMANUELE

M. Fanti

APPENDICE IL DIAVOLO ZOPPO

Asmodeo, coraggio.

Fa forza al core e al piè.

E ripigliamo il maledetto impiego di andare alzando i veli penetrabili dei gabinetti degli uomini politici.

Francesco DUE di bombardata e bombardabile memoria, nella storia dell’umanità merita il brevetto d’invenzione delle compagnie di saccheggiatori

Che fecero alle strade tanta guerra

come dice quel primo unitario di Dante.

D. Liborio e sua consorteria ufficiale, e semiufficiale hanno ripulito un poco le invenzioni prelibate di Francesco due ed hanno organizzato de’ battaglioni di saccheggiatori a caricò del pubblico erario: questi corpi franchi sono la crittogama che D. Liborio ha stabilito nella vigna di S. Giacomo, per svaligiare quella povera Niobe della Finanza.

L’Agricoltura e il Commercio era un carico del Ministero dell'interno: viene D. Liborio e a tutti i clienti a’ quali avea fatto perdere le cause in tribunale, ha dato per indennizzo una sedia curale, un tavolino di noce, e una pagnotta in polizza alla fine del mese. Io non capisco quella Ninfa Egeria di Sterlich che canchero consigli al suo principale. Sterlich come sapete, è il suggeritore di D. Liborio, di modo che entrando nel gabinetto del Consigliere troverete un cupolino verde, una buca sotterranea dinanzi al tavolino, e se avrete orecchie fine, sentirete il suggeritore ed il suggerito.

Ma su questo argomento tornerò di bel nuovo perché il cupolino verde di Sterlich formerà l’oggetto di un poemetto a parte, che il Parlamento (giornale) darà gratis a’ suoi associati.

Oltre le compagnie de’ saccheggiatori organizzate da D. Liborio,il Consigliere Oberty è anche un benemerente del pubblico erario. Le organizzazioni da lui fatte, basterebbero a sbancare tutte le banche di Europa, dimodoché il banco di S. Giacomo oggi o domani farà come Mirès, a proposito del quale M. Persigny disse:» Io purgherò le stalle di Augia».

É uno strano fenomeno questo, che mentre Mancini dà un milione all’anno allo stato per far morire le mani morte, D. Liborio, Oberty e consorti, fanno spendere al tesoro tre milioni all’anno di più, per creare delle mani trivi, che dovrebbero diventare più morte delle mani morte.

Ma la mano del Parlamento, come la mano del Convito di Baldassarre, in questo convito di coccagna delle amicizie e consorterie di Napoli scriverà a lettere di fuoco nel quadrilatero di S. Giacomo:

Mane, Thevel, Phares.

Verrà Cavour, verrà Rattazzi, e diranno: Redde rationem– I danari dove stanno, il banco dov’è?– e come il padre dell’innamorato della Traviata:

Dov’è mio banco?

Io non lo vedo!

– Ma l’azione campale di D. Liborio, per la quale meriterebbe il gran cordone di Santo Lazzaro, è l’ultima sfornata di Intendenti e sottintendenti.

Adesso abbiamo avuto la chiave delle otto eI lezioni di D. Liborio. I benemeriti che col senno e con la mano hanno fatto risultare Papà Liborio il deputato di otto collegi, hanno ottenuto il pappa torio con le nomine, con le traslocazioni, e le promozioni;. e quella baldracca di finanza apre le sue casse. Oltre i centauri politici Liboriani che sono metà liberali, e metà Borbonici vi sono i Borbonici puro sangue, premiati da D. Liborio. Sicché D. Liborio è una vera iride politica che ha sette colori invece di tre, ed ha anche la negazione di tutti colori, che è il nero.

Quando andremo a Roma sul carro trionfale tirato da Volpe e da Vacca e guidato da Sterlich sederà Romano, e lo incoroneremo in Campidoglio. Se non che sopravverrà Rattazzi, gli strapperà la corona civica, e Io farà gittare da Brofferio dalla rupe Tarpea!!!

D. Liborio compatite, io celio sempre!

Dispacci Elettrici AGENZIA STEFANI

Napoli 7 mattina (ritardato) Torino 5 sera

Moniteur– II rapporto di Delangue intorno a Mirés accenna all’imperatore le voci sparse. Mirès sarebbe salvato da protettori che la sua generosità sospetta avrebbe trovati. Si dice che il Governo soffocherà lo scandalo per nascondere le piaghe fatte dalla corruzione. Delangue dice che non si può tollerare che s imputi ad un governo onesto di gettare un velo sopra un atto punibile dalla legge penale. L’istruzione sta facendosi con cura e pazienza.

Delangue dichiara che la Giustizia procederà con rigore di legge, se contro l’aspettarioue queste accuse non cessino.

Napoli 7 mattina (ritardato) Torino 5.

Dispaccio della Perseveranza– Parigi 3.

L'Imperatore ha indirizzato una lettera al Principe Napoleone per felicitarlo dell'eccellente discorso pronunziato in Senato sugli affari italiani.

Napoli 7 mattina (ritardato) Torino 5 notte

Parigi 5– Frontiera di Polonia 5. Tutti i Marescialli della nobiltà del regno sono dimissionarii. Tutti gl'impiegati al servizio della Russia danno pure le dimissioni.

Berlino 5-Varsavia-Il Generale che ha comandato il fuoco fu tradotto in consiglio di guerra– Il Direttore di Polizia destituito.

Napoli 7 – Torino 6

Parigi 5 – Senato – Adozione de paragrafi 5 e 7 – Adozione dell'emendamento Pietri intorno all'annessione di Savoia e Nizza. Sul paragrafo intorno alla Siria Billault dice che le negoziazioni sono intavolate; impossibile entrare in ispiegazioni. La conferenza si riunirà ben tosto; si ha motivo di sperare che il mandato di pacificazione sarà continuato dalla Francia.

La discussione sull'emendamento relativo a Roma è rinviata a domani.

Moniteur 6 – Interessi boni del tesoro sono portati al 3 1/, e 4,1/2 secondo le scadenze.

Breuzzeituug – Berlino 5 – Gortschakoff ha telegrafato a Pietroburgo l'indirizzo dei polacchi. Gortschakoff sarebbe biasimato per le concessioni: lo stato di assedio sarebbe proclamato.

Washington 23– Cambii più sostenuti.



Fondi Piemontesi 76,00,76,25
Tre per cento francese 68,00
Quattro e mezzo id. 97,70
Consolidati inglesi 91 3/4
Metalliche Austriache 65,30

AVVISO

Tutti i giornali della Capitale che vorranno favorirci il loro giornale in cambio potranno compiacersi farlo consegnare dai loro distributori allo spaccio di giornali del sig. Colmayer (Strada Toledo Palazzo Cavalcanti), ritirando da lui il nostro periodico.


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ANNO I. Napoli 8 Marzo 1861 N. 12

IL PARLAMENTO GIORNALE POLITICO DELLA SERA
Si pubblica tutti i giorni (esclusi i festivi) alle 5 p. m.
COSTA UN GRANO


NAPOLI 8 MARZO 1861

ANCORA MISTERI

Si è parlato di prestiti napoletani conchiusi a Londra, ed il Giornale Uffiziale ne faceva annunzio: l’indipendente smenti il prestito, ed il Giornale Uffiziale rispose avere attinto quella notizia dall’Agenzia Stefani, e della quale non poteva garentire autenticità – grazie, grazie, grazie!

Dunque il Governo non ha mezzi proprii, per sapere de'  fatti che direttamente Io riguardano; dunque il Governo non è al corrente delle negoziazioni che per suo conto si conducono– E s’è cosi la cosa, il Governo non può evitar l’accusa o di negligente, o di menzognero: negligente, perché se il contratto fosse stato realmente concluso, o diffinitivamente disdetto avrebbe dovuto saperlo; e non avendolo saputo incorre nella data taccia; menzognero, perché avendo saputo l’affermativa, non dovea dar l’annunzio, ed indi rivocarlo in dubbio, sulla scusa che quella notizia attinta dalla Corrispondenza Stefani, non era segnata sotto la rubrica degli atti ufficiali; ed avendo saputo la negativa non dovea annunciar cosa che sapeva non esser vera.

Ma non è questa la prima volta che il Giornale Uffiziale annunzia cose non vere – Si ricordino i lettori l’annunzio sull'esistenza di ducati dugento mila, che si destinavano a’ pubblici lavori, si ricordino che con un secondo avviso dicevasi già cominciato il lavoro a base dell’enunciato Capitale: chi non ricorda queste cose, consulti il Giornale Ufficiale. Or bene quel capitale di ducati dugentomila annunziato come disponibile ed indi annunziato come disposto per pubblici lavori, non mica era esistente!

Dopo questi fatti, qual maraviglia se viene affermata o disdetta una cosa?

Ma noi guardiamo le cose il più che si può su' generali, e chiediamo, a che questi miserabili segreti? Si crede il governo, che il pubblico ignori la violazione de’ depositi giudiziarii, l'annientamento del fondo di Ammortizzazione, la inversione de'  fondi, l'abusiva creazione e vendita di nuova rendita, la violazione de’ depositi nei Banchi, le negoziazioni arbitrarie e nocive della Cassa di Sconto? Non sono queste cose ignorale; il pubblico invece ignora il dettaglio, e le cifre precise delle somme mancanti o invertite – Noi a mò d’esempio, sappiamo per notizie attinte ne’ libercoli di Magliano, del Re, Scalamandrè, Scotti, Caruso, de Niquesa ecc. pubblicati in confutazione dell’Opuscolo di Scialoja sul confronto tra le nostre finanze e quelle di Piemonte. qualche dato di posizione, e deduciamo quelle conseguenze che ne paiono logiche. Dovrebbero esservi nei Banchi più di 34 milioni di ducati depositati; vi sono in realità? In altri termini esiste il vuoto che si dice? il sig. Ciccarelli crede di scagionarsi di responsabilità coll'avere ubbidito al Ministro: ma in dritto quel Ministro era costituzionale e lo conferma la dichiarazione di Francesco Due!...

Ma noi siam certi che gli stessi Consiglieri di Luogotenenza ignorano affatto la posizione delle Finanze e delle dipendenze finanziere; ed ignoreranno per molto tempo ancora quello che doveano per forza di amor proprio e di dovere, già conoscere pria di entrare in funzioni.

Quali saranno adunque i ragguagli che la Luogotenenza di Napoli darà al Parlamento sulla nostra posizione finanziera? Forse quelli raccolti in un grosso libro che si porta stampato nel settembre del 1860? Ma non son quelli i dati, che possono chiarire la vera posizione delle nostre finanze. Non vuol sapersi in vero il movimento d’introito ed esito del danaro de’ Banchi nel corso di un quinquennio, ma vuol sapersi quale è la somma depositata, quale l’esistente: se tutto è in regola, perché tacere? Qual è la posizione de’ conti correnti tra il Banco e la Tesoreria, tra il Banco e la Cassa di Sconto? ecc. ecc.

Il silenzio nuoce ai governo, perché fa sospettare del male, forse al di là della realità. D’altronde il governo è in obbligo di parlar netto e chiaro, non solo verso il Parlamento, ma verso il Popolo, il quale rappresenta un dritto Sovrano nel sapere pura ed intera la verità, specialmente in affari di Finanza. Parli dunque il Governo, elimini i misteri!... Seguendo a tacere non merita solo censura, ma accusa!

D.

CAMERA DEI DEPUTATI

Tornata del 4 marzo

Nella tornata d'oggi continuava senza gravi discussioni f esame delle elezioni.

È stata annullala quella del sig. Celestino Bianchi, perché accettò l'impiego di consigliere di guverno a Firenze, e approvata quella dell’avvocato Villa a Chieri.

L’elezione del conte Oldofredi non era oppugnata che dal sig. Mellana, perché l’eletto è direttore della società della ferrovia Vittorio Emanuele, che ha un interesse guarentito dallo Stato; e perciò per assimilazione, com’egli dice, e secondo Io spirito della legge, si dovrebbe considerare come impiegato. Ma l'ufficio conchiudeva unanime per la convalidazione, non avendo l’Oldofredi alcuno stipendio sul bilancio dello Stato.

In occasione di questa elezione pattava il conte di Cavour, per rispondere alle accuse che il signor Mellano aveva fatte al governo, per aver guarentito per 90 anni l’interesse per quella ferrovia, mostrando come per essa s’era, senta danno del governo, promossa la ferrovia della Savoia, di sì poca rendita probabile e colla rendita delle azioni della ferrovia di Novara si procacciò un non leggero benefizio ai cittadini dei nostro Stato.

Si approvano le elezioni del comm. Scialoja e del sig. Grassa, e si annulla quella del sig. Marvasi, essendo giunto dispaccio da cui risulta esser egli direttore supplente di polizia, e si dichiara nulla l'elezione di Poggio Mirteto, nella quale la maggior parte degli elettori non poterono intervenire per invasione. Sono approvate quindi quella del sig. Lafarina a Messina, del sig. Gridoni e del sig. Delma.

Ha dato luogo a qualche discussione P elezione del marchese d’Afflitto, a Bovino, non per la persona dell'eletto, stanteeché egli fu nominato senatore ed accettò quel grado, ma pe’ reati di falso e di broglio. che diconsi commessi in occasione della elezione. Il relatore proponeva die, s’instasse presso il ministero, affinché provvedesse, Ad istanza specialmente del sig. Massari, il quale, mostrava quanto convenisse provvedere rigorosamente a reprimere i brogli, specialmente io paese ancora nuovo alle istituzioni liberali, approvasi la proposta che si trasmettessero i documenti al ministero.

Gravi irregolarità occorsero nelle operazioni elettorali del collegio di Ragusa, ove fu eletto il barone Schinina; tuttavia, dopo prova e controprova, l'elezione è stata approvala. E senza discussione si sono approvate quelle dei sigg. Liborio Romano (Atripalda), colonnello Boldoni Laterza, Grolla, Fabbricatore Bruto, Sgarilia, Errante.

Si è annullata reiezione del signor Bella (Paterno) e differita quella del prof. Chinderni, essendo sorto dubbio ch’egli abbia qualche impiego, che lo renda ineleggibile.

Notizie Interne

EUGENIO, PRINCIPE DI SAVOJA-CARIGNANO

LUOGOTENENTE GENERALE DI S. M.

NELLE PROVINClE NAPOLETANE.

Sulla proposizione dei Consiglieri di Luogotenenza incaricati dei Dicasteri dell’interno, delle Finanze e di Grazia e Giustizia;

Udito il Consiglio di Luogotenenza;

Abbiamo decretalo e decretiamo:

Art. 1. Il signor Mariano Englen cessando dalle attuali funzioni di Governatore della provincia di Saturno, è nominato Vice-Presidente della Gran Corte Criminale di Napoli, con la temporanea missione di Presidente del Tribunale di Commercio di Foggia:

Il signor Giovanni Gemelli Governatore della provincia di Lecce, è traslocato nella provincia di Salerno.

Il signor Cav. Pasquale de Virgili. Governatore della provincia di Benevento, è nominato Consigliere supplente della Gian Corte de’ Conti.

Il signor Conte Carlo Torre. Governatore della provincia dì Foggia, è promosso alla prima classe. e vien traslocato nella provincia di Benevento.

Il signor Avvocato Gennaro de Filippo è nominato Governatore di prima classe, e destinato nella provincia di Foggia.

Il signor Decoroso Sigsmondi Segretario Generale del Governo di Teramo. è nominato Governatore della stessa provincia, in luogo del sig, Gaetano del Giudice di cui si accetta la rinunzia.

Il signor Nicola de Luca Governatore della provincia di Campobasso, vien traslocato nella provincia di Avellino.

Il signor Giuseppe Belli Governatore della provincia di Avellino, è promosso alla seconda classe, e vien traslocato nella provincia di Campobasso.

Il signor Raffaele de Novellis Intendente del distretto di Penne. è nominato Governatore di Aquila in luogo del signor Giacomo Venditti da chiamarsi ad altre funzioni.

Il signor Antonio Plutino Governatore della provincia di Reggio, è traslocato nella provincia di Cosenza. in luogo del sig. Luigi Vercillo da chiamarsi ad altre funzioni, conservando il grado e gli onori della carica di Raffaele Cassillo Uffiziale di carico del Dicastero dell’Interno, è nominato Governatore e vien destinato nella provincia di Reggio.

Il signor Gaetano Cammarota Segretario Generale del Governo di Caserta, è nominato Governatore, e vien destinato nella provincia di Catanzaro, in luogo del signor Vincenzo Stocco da chiamarsi ad ultra carica, conservando il grado e gli onori della carica di Governatore.

Il signor Andrea Calenda Segretario Generale del Governo di Salerno, è nominato Governatore, e vien destinato nella provincia di Lecce.

L’Avvocato signor Tullio Fortebraccio è nominato Segretario Generale del Governo della provincia di Caserta.

Il signor Giuseppe Giannelli Intendente del distretto di Vallo, è nominato Segretario Generale del Governo della provincia di Salerno, conservando la 2. classe.

Il signor Luigi di Gennaro Segretario Generale della provincia di Benevento, è promosso alla prima classe, e vien destinato nella provincia di Foggia, in luogo del signor Costantino d’Aulisio Garigliota che vien messo al ritiro.

L’avvocato signor Pasquale Aquaro è nominato Segretario Generale del Governo della provincia di Benevento.

Il signor Stefano Berni Segretario Generale del Governo della provincia di Reggio, è traslocalo nella provincia di Cosenza.

Il signor Luigi de Malora Segretario Generale del Governo della provincia di Cosenza, è traslocalo nella provincia di Reggio.

11 sig. Luigi Castaldi già Intendente del Distretto di Pozzuoli, è nominato Segretario Generale del Governo della provincia di Teramo.

Il sig. Luigi Guerritore Intendente del Distretto dì Monteleone, è nominato Segretario Generale di seconda classe, e destinalo nella provincia di Bari in luogo del signor Giuseppe Bozzi, che vien destinalo a prestar servizio con Io stesso grado e soldo attuale nel Consiglio di Governo della medesima provincia.

Il sig. Agostino Taraschi Intendente del Distretto di Vasto, è nominato Segretario Generale del Governo della provincia di Lecce, in luogo del signor Lorenzo Filidei da chiamarsi ad altre funzioni.

Il sig. Luigi Pisciotti è nominato Intendente, e destinato nel distretto di Vasto.

Il sig. Vincenzo Campàrola, già consigliere di Governo nella provincia di Cosenza. è nominato Intendente senza interruzione éi servizio, e destinalo nel Distretto di Monteleone.

L’avvocato sig. Antonio Barone è nominato Intendente, e destinato nel Distretto di Castrovillari.

L'avvocato sig. Gaetano Zagaria è nominato Intendente, e destinato nel Distretto di Rossano.

Il sig. Domenico Bardaci Intendente del distretto di Larino, è traslocato in quello di Piedimonte, in luogo del signor Ignazio Grassani riservato ad altre funzioni.

Il signor Salvatore Rampone è nominato Intendente, e destinato nel distretto di Larino.

Il sig. Pietro La Cava Intendente del distretto di L. igonegro è destinalo a servire temporaneamente con lo stesso grado e soldo nel consiglio di Governo della provincia di Basilicata.

Il sig. Alfonso Gemile intendente destinalo a servire temporaneamente nel consiglio di governo di Cosenza, vien destinato nel distretto di Lagonegro.

li sig. Alessandro Pinto è nominato intendente, e destinato nel distretto di Vallo.

Il sig. Alfonso Folinea intendente del distretto di Sansevero, e promosso alla seconda classe, e vien destinato nel distretto di Cerreto.

Il sig Vincenzo Cardone. già intendente del distretto di Avezzano, e reintegrato nella carica senza interruzione di servizio, e vien destinato nel distretto di Sansevero.

Il sig. Gaetano Pacces intendente del distretto di Barletta, è promosso alla seconda classe, e vien traslocato nel distretto di S. Bartolomeo in Guido.

Il sig. Loca Conte è nominato intendente, e vien destinato nel distretto di Barletta.

Il sig. Angelo Mancini Uffiziale di Carico di terzo rango del Dicastero dell’interno, è promosso ad Uffiziale di carico di secondo rango nello stesso Dicastero.

Il sig. Camillo del Greco, intendente del distretto di Lanciano, è nominato Uffiziale di carico di terzo rango nel Dicastero dell’interno.

Il sig. Dermino Capocci è nominato intendente e destinato nel distretto di Lanciano.

Art. 2. I Consiglieri di Luogotenenza dei Dicasteri dell’interno, di Grazia e Giustizia e delle Finanze, sono incaricali della esecuzione del presente. Decreto, ciascuno per la parte che lo riguarda.

Napoli 23 febbraio 1861.

EUGENIO DI SAVOJA..

Il Cons. inc. del Dicastero dell'Interno l. Romano.

Il Consigl. incuric, del Dicastero di Grazia e Giustizia D’Avossa.

Costantino Nigra

Notizie Estere

FRANCIA

Senato francese. – Seduta delmarzo:

S. A.. il principe Napoleone. Signori senatori, ieri giungendo alla seduta non m’aspettava la violenta discussione che avete udita, lo credeva giungere in un'assemblea moderala ove le quistioni di politica estera fossero discusse con moderazione (movimento). Voi avete potuto giudicare della violenza recata nella discussione del discorso, dall'opuscolo che vi ha letto il signor de La Rochejaquelein.

De La Rochejaquelein. Chiedo di parlare.

S.. il principe Napoleone. Esso è dettato certamente da qualche santo concilio legittimista e clericale (rumorii) perché non fece che svolgere gli argomenti che vedemmo ne 'giornali legittimisti, e tutto ciò ch’egli Ila detto si trova nei mandamenti dei vescovi, di cui non voglio parlare, perché uno di essi fu denunzialo al Consiglio di Stato. I due discorsi che avete uditi sono ispirati dal medesimo odio... (nuovi rumori}.

Barone di Heckeren. Chiedo di parlare.

S. 4. 7. il principe Napoleone. L'uno però dichiara che voterà contro il progetto d'indirizzo, l’altro che voterà in favore. Confesso che questa doppia dichiarazione mi lascia molto perplesso.

Signori senatori, vi sono attacchi che onorano, e io lascio la cura di rispondere sugli oltraggi che avete uditi all’opinione liberale europea, al patriottismo italiano, ai duecentomila soldati che, coll’Imperatore alla lesta, fecero la campagna d’Italia (vivo movimento d'approvazione); essi sapranno difendere il re Vittorio Emmanuele dagli attacchi di cui è fallo segno (nuova approvazione).

Voi non lascerete, che il signor de La Rochejaquelein, nuovo venuto nel Senato, e che deve l’esservi entrato allo spirito conciliativo dell'imperatore (mormorio su diversi banchi), voi non lascerete ch’egli falsi l’opinione dell’impero; io metto impegno nel rettificare le cose che vi furono dette. No! noi non siamo i rappresentanti della reazione da per tutto e sempre. Noi rappresentiamo la società moderna e le su»! tendenze progressive,11 signor de La Rochejaquelein ha richiamalo che l’imperatore era un parvenu tra i re; sì! ed egli se ne fu una gloria, perché è entrato tra i re come rappresentante i principii liberali, i principi dell'ottantanove (viva e lunga approvazione).

I popoli non s’ingannano; essi fanno assegnamento su Napoleone III, che non mancherà alla sua missione (nuova approvazione, benissimo, benissimo).

L’imperatore proferì nel suo discorso alcune parole che ebbero l’approvazione del sig. senatore Heckeren.

Il signor Heckeren. É verissimo.

Principe Napoleone, Signori, quelle parole erano di pietà. Erano parole di alta convenienza al cospetto di un monarca sventurato. Signori, non bisogna confondere la pietà colla simpatia. Le nostre simpatie sono per la gloriosa causa italiana: sono per gli alleati che versarono il loro sangue accanto a noi a Magenta e a Solferino. Ecco dove volgono per nostre simpatie (benissimo).

Il signor Senatore Heckeren ha biasimato i membri delle famiglie regnanti che tradiscono nei momenti calamitosi i capi delle loro dinastie. Egli ebbe ragioni; ed io non posso che approvare le sue parole.

È vero che si sono veduti sovente di questi casi di diserzione, ma è vero altresì che la famiglia dei Borboni ce ne diede gli esempi più frequenti. Tali sono gli esempi dati da Filippo Egalité e dagli Orleans. Rammentate inoltre il fatto di Baiona, e i tradimenti scambievoli dei Borboni di Spagna; Rammentale gli ultimi casi della storia del conte di Montemolino.

Se il sig. senatore Heckeren ha voluto fare un'allusione, io l'accetto (benissimo); essendo che essa ricade on tutto il peso sulla famiglia che volle difendere. Dapoiché entrale in questo argomento, è d’uopo parlare talmente e francamente. I dissensi, i dispareri possono raggiungere talvolta nella felicità, nei tempi prosperi in mai nella sventura (viva approvazione.)

Sì, v’hanno alcune famiglie sovrane, nelle quali i dispareri nascono in tempi felici, ma che ne formano un solo fascio al cospetto del pericolo (benissimo, benissimo). Il principe Luciano non si trovò d’accordo col capo Ila dinastia imperiale; ma si strinse a lui al primo presentarsi del pericolo (approvazione).

Signori, l’avvenire risponderà al passato, siatene certi (benissimo)! Se sorgesse un pericolo per la famiglia imperiale che a Dio non piaccia siatene sicuri che la storia»n avrà a registrare alcun di quei tristi esempi che noi sviamo nella condotta della casa di Borbone. I Napoleonidi non saranno che una persona sola (benissimo, benissimo).

L'oratore vuole indirizzare qualche parola al marchese de la Rochejaquelein relativamente all’alleanza inglese. Certamente il sig. marchese è consentaneo a se stesso attaccando una tale alleanza, ma a nostra volta non erriamo, difendendola. L’alleanza inglese, stretta non co’ ministri inglesi ma col grande e liberale popolo inglese è l'alleanza che meglio ci serve per difendere i grandi principi di libertà e di progresso: senza dubbio possiamo essere traili a fare qualche concessione su punti secondarii. Ma il paese deve sapere che noi vogliamo anzi ogni cosa che quest’alleanza duri. perciocché essa ci condurrà a grandi cose.

S. A. I. dice quindi che se ringraziò il sig. de la Rochejaquelein della veemenza usatalo deve ringraziare non meno per la sua franchezza, avendo egli dichiarato che ciò che da lui si vuole si è una seconda spedizione di Roma una guerra col Piemonte: egli vorrebbe gettare l'Italia fra le braccia dell’Inghilterra ed inimicarci con quella potenza.

Ed in favore di chi farebbonsi queste cose? in favore del papa la cui condotta politica disapproviamo; in favore del duca di Toscana che a Solferino combatteva contro di noi! Egli ci offre l’alleanza di un duca di Modena che non ci volle riconoscere: ci offre l’alleanza di un re di Napoli che non seppe difendere la propria corona; ed egli ci offrirebbe forse di buon animo l’alleanza di coloro di cui abbattemmo la preponderanza in Italia. Forse il sig. marchese avrà l’approvazione di un qualche vescovo, forse si troverà un partilo che gli farà curo, ma io affermo che egli non avrà mai l’approvazione della nazione.

L’oratore addentrandosi quindi nella questione dice che non può che lodare la politica francese: nel 1849 egli lamentò la spedizione romana ma d’allora in poi il contegno della Francia fu sempre quello che s’addice ad un gran popolo. Quello che egli approverà ad ogni occasione sono i rimproveri indirizzati ai governi che s’ostinano a seguire tradizioni condannate: loderà il principio di non intervento, dal quale deve nascere la unità d’Italia; loderà infine il richiamo della flotta da Gaeta.

Questa politica, ripete l’oratore, ci condurrà all’unificazione d'Italia, che per tutti è un benefizio; ci condurrà a salvare suo malgrado il papa ed a persuaderlo a fare concessioni per tutelare il suo potere spirituale contro del quale nessuno dirige aggressioni.

L’oratore ricorda diffusamente i fatti seguiti dopo la pace di Villafranca sino alle annessioni: esamina i carteggi diplomatici e dopo avere vivamente difesa la politica del governo nostro, cosi continuò: Nulla dirò della resistenza di Gaeta: essa fu lunga, ma polena essere più lunga ancora...... ma in fin dei conti la difesa fu onorata. Da gran tempo il re di Napoli avea intenzione di cedere. egli non respingeva in modo assoluto i consigli datigli dall'imperatore, benché ora da taluni si voglia a tal re dar fama di fulmine di guerra.... Il corpo diplomatico lo persuase a dorare nella difesa.

Ora, o signori, mi rimane a toccare la quistione fondamentale della nostra discussione, quella che fuor d’ogni dubbio più malagevolmente si potrà far trionfare in questo fienaio.

Parlo, o signori dell’unità d’Italia. Questa unità era inevitabile risultato della guerra del 1859: io lo prevedeva e per questo appunto favorii il partito della guerra che in germe conteneva l’unificazione. La confederazione proposta dalla Francia come semplice ipotesi da nessuno si volle... L’unità d’Italia è favorevole alla Francia l’interesse della Francia deve dominare in tutte le questioni. Coll'Italia abbiamo identità di razza e religione, frontiere che mercé dell’annessione di Nizza e Savoia. non possono dar luogo a conte stazioni.

E postoché l'occasione mi si appresenta, disse il principe la colgo per respingere le insinuazioni che noi ci vogliamo impadronirò delle spoglie dell’Italia. No! noi nulla vogliamo in Italia: ripigliammo quanto la Santa Alleanza ci avea tolto nel 1815: era dovere e diritto nostro: era dovere dell’Italia il restituirlo: i timori che si vanno spargendo sono chimerici. L’oratore dichiara affermando essere in ciò interprete dell’Imperatore che la politica della Francia è scevra d’ogni ambizione dinastica. L’oratore dimostra che l’Italia unita potrebbe dare alla Francia aiuto con potentissima marineria, eventualità preveduta e ritenuta come pericolosissima dagli uomini di stato d’Inghilterra: dimostra che l'unità è favorevole alla Francia perché mezzo di modificare i trattati del 1815 e pegno che in avvenire la Francia non si troverà più isolata come in altri tempi accadde. Allega che l’adozione del suffragio universale vincola sempre più le due nazioni, dimostra infine che l'unificazione è il solo mezzo di definire una minacciosa questione, dacché le armi non si possono né si vogliono adoperare; e continuò nei seguenti termini: Io sono certo che quando il marchese della Rochejaquelein sedesse nel consiglio dell'imperatore, non persisterebbe a consigliare l'uso della forza e le minaccie. Studiate un momento quest’ipotesi stolta ed assurda d’un intervento armato in Italia: vi troverete a fronte prima gli Italiani poi l’Inghilterra.

E come si governerà la Sicilia? L’Inghilterra se ne impadronirà: voi le avrete dato diritto di farlo. Notate che ciò non avrebbe soddisfatto l’Austria, poiché se l’Austria detesta l'Italia essa detesta anche di più l’influenza e la forza della Francia.

Ci aiuteranno forse le preghiere di un qualche vescovo e le simpatie dei soldati di Castelfidardo: io amo molto meglio sentirmi appoggiato dai vincitori di Magenta e Solferino.

Siate persuasi che l’unità di Italia si dovrà fare. Roma non resisterà: l’opinione pubblica e concorde su questo punto. Il senato francese vorrà mostrarsi meno liberale che un parlamento prussiano che nell’espressione delle sue simpatie perda causa italiana fu guidalo da un sentimento avverso all’Austria e perciò appunto favorevole alla Francia? Per toccare a tutte le questioni, soggiunse il principe, devo parlare di Venezia; nome che in noi desta dolore (movimento).

Nulla io voglio dire che possa compromettere la politica del mio paese in Italia: la condizione di Venezia è uno dei maggiori infortunii dei tempi moderni, ma ogni intempestiva aggressione sarebbe deplorabile: il compilo dell’Italia, ed essa ben lo sa, consiste nello sviluppare le proprie forze, nel costituirsi un’armata, ed allora, quando sia giunto il momento opportuno. e dietro un accordo colla Francia, essa potrà ridomandare Venezia. Ecco quello che si deve fare: a noi serve di guarentigia la prudenza che il popolo italiano mostrò degli ultimi avvenimenti.

Come trovare un popolo che, dopo tanti secoli d'oppressione. abusi così poco della libertà e che si mostri cotanto degno di essa? Certamente la Francia è un gran popolo: il primo di tutti; ma. immagini la Francia nella situazione dell'Italia; tutto sarebbe rovesciato e sconvolto. Ebbene, per incoraggiare questa prudenza vuolsi sostenere l’Italia, aiutarla con buoni consigli mandati dalla tribuna, divulgati da tutti gli organi dell'opinione publica. Questo desterà fiducia in Italia. (Approvazione).

Che farà l'Italia quando avrà proclamato il suffragio universale, i di cui risultati sono contrastati oggi da coloro che dopo averlo combattuto se ne fecero i severi custodi? disse Montesquieu che i popoli hanno que’ governi di coi sono degni; quando il governo francese interrogò il suffragio universale, questi dichiarò la sua volontà. Allora noi eravamo senza autorità, senza appoggio: reggeva il governo un generale che ci era ostile; che cosa abbia risposto il suffragio universale a tutti è noto: in Italia le cose andranno dello stesso passo.

Molto si parlò del predominio del Piemonte, delle sue cospirazioni. In che modo cospira egli? Il congiurare è facile quando con voi stanno tutti, quando da secoli ogni cuore italiano aspira all'unificazione (sensazione).

Quando il Parlamento italiano avrà decretalo che Vittorio Emmanuele è re d'Italia che cosa succederà? L'Italia domanderà una capitale, e dirà che l’Europa non può intervenire, postoché il principio di non intervento è norma del suo diritto pubblico. Il dispaccio del ministro delle cose estere al nostro ambasciatore presso la corte di Russia, in data de) 17 ottobre 4860, contiene le vere basi della libertà e dell’indipendenza d'Italia: si dia Roma all’Italia e Vanità è guarentita (rumori).

Non avrò io forse il diritto di approvare il contegno sì dignitoso, sì fermo dell'imperatore, tenuto in un momento cui parlavasi di coalizione a proposito del colloquio di Varsavia? Si fu il contegno del governo francese che assicurò la pace, e la vigoria mostrala è un titolo di gloria.

Rimane a trattarsi la questione d’applicazione del potere temporale.

Certamente il papa deve conservare la propria indipendenza, ed il papa non può diventare suddito di un altro sovrano: questa è la difficoltà della questione romana, ma non è impossibile di risolvere un tal problema. Il papa è capo spirituale della Chiesa: non potrebbe forse risiedere a Roma con un grado d'indipendenza che lo faccia né capo né suddito altrui? La situazione geografica di Roma è divisa dal Tevere in due città affatto separate. Quella cattolica sulla sponda destra, quella che ricorda la Roma imperiale sulla sponda sinistra. Non è punto impossibile assicurare l'indipendenza del papa in una delle due città, dandogli un presidio ed un bilancio guarentito da tutte le potenze. Il papa circondato dalla venerazione dei cristiani. investito di una giurisdizione speciale e di una bandiera propria, godrebbe tutta la sua indipendenza (rumori diversi). Roma diverrebbe il santuario, l'oasi del cristianesimo.

So che mi si dirà che queste sono chimere, ma so pure che nei tre anni testé scorsi si realizzarono molte cose che prima dicevansi chimere. Quando una difficoltà si presenta si cerca invano d'indugiare la soluzione: si può per un tempo palliare la difficoltà ma infine è uopo risolverla. Non ci troviamo a fronte dell'unità italiana: conviene od accodarla od adottare la politica del sig. de la Rochejaquelein che necessariamente condurrà a qualche disastro.

Dopo aver insistito sulla possibilità di costituire l’indipendenza del S. Padre nelle condizioni succennate, il principe conchiuse: Vorrei che fossero ricordale le parole con cui il Santo Padre fu altra volta accolto dal suo popolo: Coraggio Santo Padre, e vorrei che la Francia che è piena di rispetto e di simpatie per il sovrano pontefice a sua volta gli gridasse, Prudenza Santo Padre, vorrei che queste parole fossero dirette al Santo Padre dal senato che conta fra i suoi membri i di lui figli più devoti. Ed il governo dell'imperatore, ricordando le parole de'  nostri padri, potrà dire; «Fais ce que tu dois, advienne que purra (applausi).

DOCUMENTI DIPLOMATICI FRANCESI

Il barone di Talleyrand al signor ministro degli affari esteri

Torino,24 luglio 1860.

Vostra Eccellenza troverà qui unita la nota confidenziale diretta dai plenipotenziari napoletani al signor Cavour, per consegnare le loro domande e le loro proposizioni, come la risposta del Ministro del Re di Sardegna.

Annesso al dispaccio di Torino

del 24 luglio 1860.

Memorandum diretto dal signor Manna, inviato straordinario di Napoli, al signor conte di Cavour.

Intanto che il ministero costituzionale fa le sue prove a Napoli per rassicurare e rianimare gli spiriti e cerca di acquistare di giorno in giorno della forza e della confidenza sul continente, Garibaldi accoglie sempre nell’isola de'  nuovi volontari, porta avanti le sue posizioni minacciose, e fa annunciare una spedizione contro Napoli.

Si sa ora che il Re di Napoli ha proposto di accordare col Re di Sardegna, e che una missione straordinaria si occupa di questo importante affare. Qualunque siano gli ostacoli ch’essa possa trovare alla conclusione dell’accordo in quistione, egli è evidente che bisogna almeno permettere che si discutano in una maniera calma e seria. Le deliberazioni, in effetto, potrebbero possibilmente avere un risultato così bello e così soddisfacente per gli interessi dei due paesi, e l’interesse comune d’Italia, che gli uomini i più opposti ad un tale aggiustamento, si terrebbero contenti. Ed allora egli sarebbe ben doloroso di vedere una combinazione saggia e ragionevole, compromessa dalla violenza cieca dei fatti compiuti.

Ora, la calma e l’agevolezza necessarie per discutere convenientemente, non potrebbero essere ottenute se non dietro un armistizio completo, sincero e leale. Il governo napolitano s’impegnerebbe di buona fede a sospendere tutti i movimenti di troppe, conservando solamente le posizioni attuali; ma bisognerebbe che la reciprocità fosse garentita dalla parte opposta.

Per arrivare allo scopo, basterebbe che il governo napolitano indicasse chiaramente al Piemonte quali sono le sue intenzioni in riguardo della Sicilia, e si dichiarasse pronto a imporsi delle obbligazioni, in iscambio di quelle che si farebbero accettare ai partito contrario. Le intenzioni del governo napoletano potrebbero essere espresse così: il governo conta lasciare alla Sicilia la libera facoltà di riunire i rappresentanti della nazione, sulla base della costituzione siciliana del 1812; di discutere e di statuire sulle sue istituzioni future conservando o modificando a suo piacere questa costituzione politica colla Sicilia continentale, e conciliando il meglio possibile questa separazione,con legami dinastici del principe regnante.

Questa grande latitudine lasciala alle deliberazioni de’ rappresentanti della Sicilia, sarebbe una ragione sufficiente per eseguire una sospensione leale delle ostilità, e per aggiustare le cose in modo da permettere la discussione delle clausole a fine d’arrivare, se è possibile, ad un accordo generale e più valido fra le due corone, nell’interesse della nazionalità italiana.

I membri della missione straordinaria confidano alla saggezza ed alla delicatezza del governo sardo, la pronta soluzione di questo punto preliminare delle negoziazioni, nella speranza ch'egli userà tutte le cure onde prevenire i mali pronti e irreparabili che potrebbero non solo rendere queste trattative inutili, ma gettare forse l'Italia in una nuova serie di pericoli gravi e sconosciuti.

(continua)

TURCHIA.

– Leggesi nell’Osservatore Triestino, 28 febbraio:

Abbiamo lettere e giornali di Costantinopoli e di Atene, in data del 23. lsmail pascià, comandante della divisione militare di Fidino, Osman bey, capo di stato maggiore, e parecchi ufficiali andarono a fare un giro d’ispezione militare sulle rive del Danubio fino a Tulcia e Sulinà– La gran linea telegrafica principale, che deve unire Costantinopoli al Golfo persico, è terminata affatto sino a Baghdad. – Vely-bascià, nuovo ambasciatore ottomano a Parigi, non partirà per il suo posto se non alla fine di febbraio. – Il barone di Gotz presentò il 18 al Sultano le lettere, che notificano l'assunzione al trono del Re Guglielmo I. di Prussia. – Un ufficiale superiore russo passo ultimamente da Costantinopoli, diretto per la Tessaglia.

Said-bascià, viceré d’Egitto, è ritornalo in Alessandria dal suo pellegrinaggio ne' luoghi santi. Dicesi eh’ ei sia rimasto alla Mecca un solo giorno.

SVIZZERA.

La Gazzetta Ticinese ci reca le seguenti notizie: È giunta al Consiglio federale la notizia che le società Elvezia e Fruiliers d'Appenzell in Ginevra in un’adunanza di 3000 socii hanno dichiaralo che si abbia a fare astrazione da un trattalo di commercio colla Francia, per esso potendo correr pericolo la condizione della Svizzera circa alla quistione savoiarda.

– Il governo sardo ha annunciato officialmente essere ben disposto pel congiungimento delle strade italiane e svizzere a Chiasso. colla sola riserva dei di ritti delle Società lombarde ferroviarie per la concessione sul territorio italiano.

Dispacci Elettrici AGENZIA STEFANI

Napoli 1 – Torino 7

Parigi – Boissy attacca l’Inghilterra intorno ai passaporti; provoca romori e interruzioni. Billault disapprovando i desiderii ostili all’Inghilterra dice, che l’alleanza anglo-francese rimarrà ancora per lungo tempo la migliore condizione per la libertà e gl’interessi della pace. Dupin parla di recenti scandali finanziari!. Il Conte Simeon intraprende a giustificare la sua partecipazione in tali affari. Billault dice, che il governo si associa ai sentimenti di moralità manifestati da Dupin. II governo ha provocato istruzioni severe,vuole che i colpevoli se esistano sieno scoperti e condannati. Il Presidente dice, che la moralità di tutto questo è che i Senatori debbono guardare prima d’impegnarsi in queste intraprese. Il Principe Napoleone soggiunge, non solo i Senatori, ma anche gli alti funzionari! del guverno. I 4 primi paragrafi sono adottali.

Nel corpo legislativo Favre Darimon, Olivier ed altri deputati presentano questo emendamento. È venuta l’ora di applicare a Roma il sacro principio del sistema non intervento, e di lasciare, mercé il ritiro immediato delle truppe francesi, l’Italia padrona de’ suoi destini.

Napoli 8 – Torino 7 (sera)

Camera de'  Deputati 7 – Composizione dell’Ufficio di Presidenza.

Nominato al primo squittinio Rattazzi Presidente con 249 voti su 242 volanti. Ricasoli 10, Lanza 6.

Napoli 8 – Torino 7 (sera)

Parigi 7 – Varsavia – Gortschakoff ha istituito una commissione di cittadini incaricati di proteggere la tranquillità – L’indirizzo polacco ebbe 60,000 firme.

Bombay 12. Carestia terribile.



Fondi Piemontesi 75,15,76,25
Tre per cento francese 68,15
Quattro e mezzo id 95,75
Consolidati inglesi 91 5[8
Metalliche Austriache 65,00

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ANNO I. Napoli 9 Marzo 1861 N. 13

IL PARLAMENTO GIORNALE POLITICO DELLA SERA
Si pubblica tutti i giorni (esclusi i festivi) alle 5 p. m.
COSTA UN GRANO

NAPOLI 9 MARZO 1861

IL MUNICIPALISMO ED IL PLEBISCITO

Il malcontento che serpeggia, è ormai qualche tempo, nell’Italia meridionale, e l’avversione che cresce contro i Governanti, sono caratterizzati nel Nord d’Italia per municipalismo spiattellato e rovinoso. Si addebita però all’Italia meridionale l’idea separatista, l’Autonomia regionale, che distrugge l’Unità d’Italia. Si accusano quindi i meridionali come avversi all’Unità alla gloria alla grandezza d’Italia. E questo linguaggio ostile, e queste accuse, e questi addebitamenti sono qui riprodotti da coloro che dati o venduti animo e corpo all’esclusivismo piemontese, mascherati a libertà, annientano, o meglio tentano di annientare ogni sentimento di vero amor di patria.

Ma tutto codesto linguaggio, codeste accuse codesti addebitamene mostrano una impudenza un’ignoranza un’abiezione che non hanno pari. Se vi ha piena e vera abnegazione di sentimento municipale è nel plebiscito dell’Italia meridionale, se vi ha mero municipalismo è nell’annessione incondizionata del Governo Piemontese.

I meridionali vollero e vogliono l’Italia una, e la vogliono come condizione dell’essere monarchia Italiana sotto lo scettro di Casa Savoja: i Nordici vollero e vorrebbero l'annessione incondizionata di questo antico grande e ricco reame al Piemonte, che rappresentava un piccolo Stato nell’Italia. I meridionali, con un disinteresse che non ha eguale nella Storia, abdicando alla loro preponderanza, volevano la unificazione col concorso eguale di dritti ed obblighi di tutte le parti componenti l’Italia: i nordici per lo contrario non voleano, come non vogliono che l’assorbimento assoluto, incondizionato, l’acquisizione di nuovi popoli, e di nuove tene imponendo audacemente la loro volontà, le loro idee– È questo un quadro che non pecca certamente di esagerazione, ciascuno che oggi vive in Italia non può non riconoscere la verità che rappresenta.

Or dunque a chi veramente compete la taccia di Municipali agl’italiani del mezzogiorno, o a quelli del settentrione? Lo giudichi l’Europa, se in Italia ogni giudizio può essere sospetto.

Gl’Italiani del Sud anche dopo la votazione del plebiscito, dieder pruova di tale abnegazione, e di spirito conciliativo che agli occhi di molti sembrò umiliazione e servilismo.

Gl’Italiani del Sud – avevano dritto ad un governo particolare, escluso il ministero torinese, fin dall’accettazione del plebiscito, col quale venne eletto solo il Re, e non venne questo reame annesso a quello di Piemonte, e pure tollerarono il Governo arbitrario di coloro che sgovernarono, e furono i primi a disservire la causa che rappresentavano. Gl’Italiani del Sud – per legislazione erano come sono i primi tra le Nazioni di Europa, e salve poche modifiche, ancor per molti anni sosterranno il primato; la loro legislazione era al completo ed era Una: or si volle introdurre delle leggi particolari piemontesi, che non sono in armonia co’ nostri Codici, e son da meno di questi, e de’ regolamenti speciali che erano in vigore presso di Noi; a che questa smania? per unificare, non già; per rendere difficile la unificazione, si – Gl’Italiani del Sud aveano una Capitale di Europa, la Città che dopo Londra e Parigi gode il primato, e pure si sono e intentati di mandare i loro Deputati a Torino, nell’estremo d’Italia, in una piccola Città, a piè delle nevose Alpi; è segno questo di municipalismo o di abnegazione? Ma in ricambio – di questa docilità de’ meridionali che sembra dappocaggine, di questa abnegazione che sembra incredibile, e si traduce in servilismo,che si è ottenuto? disprezzo, noncuranza verso gli uomini, specialmente liberali; arbitrio e dispotismo negli atti; ingiuste preferenze ed ignominiose transazioni; abbandono nell’amministrazione; abuso di confidenza, e distrazione del pubblico danaro – Insomma il popolo dell’Italia meridionale è stato ed è trattato come un gregge comprato, il quale legato mani è piedi, subisce la tosa– E chi sono coloro che l’han prostrato a tal segno? Il vedremo.

D.

PARLAMENTO INGLESE

Seduta del 4 marzo.

Camera dei lordi

Lord Normanby nel fare la sua mozione per domandare la pubblicazione di nuovi documenti sugli affari d’Italia, si duole che il governo non né abbia inserito nel libro azzurro che un numero insufficiente, ritenendo la maggior parte di quelli che avrebbero messo in migliore luce il corso degli avvenimenti nella Penisola. Dopo ciò, entra a fare un quadro generale delle cose succedute in Italia negli ultimi due anni, toccando d’ogni sorta di fatti e di persone dal principio della guerra contro l’Austria fino a questi giorni. Facendosi beffe dell’unità italiana, dice che è questa un’idea nuovamente sorta, poiché l’Italia,da tutti i pensatori e filosofi italiani fino a Gioberti e a Cesare Balbo, non è che l’Italia confederata; l’Italia unita è l’Italia di Cavour, di Boncompagni, di Liborio Romano ecc. – -egli è costretto dirlo con grande suo rammarico– è l’Italia di lord John Russell. Il governo Sardo nel volere porre in atto questo pazzo concetto, ha dato prove di audacia e di timidità ad un tempo stesso. lire Vittorio Emanuele avrebbe potuto assai bene scacciare gli Austriaci d’Italia collegandosi sinceramente col re di Napoli (risa). Il re di Napoli avrebbe ricevuta questa proposta di buonissimo animo (risa). Il re Vittorio Emanuele si è pentito di non avere fatto cosi, poiché si è veduto in mano dei rivoluzionarii. Allora il governo del re Vittorio Emanuele ha sostenuto l’impresa di Garibaldi con tutti i mezzi che gli era permesso d’adoperare: ed egli sa che due giorni prima che Garibaldi entrasse in Napoli, furono pagati in quella città 25 milioni di franchi, per apparecchiare la sua venuta. E che cosa potrà egli dire dell’iniqua usurpazione degli stati pontificii da parte del governo di Vittorio Emanuele? allorché inglesi francesi e tedeschi furono crudelmente massacrati da Cialdini e da Fanti senza dichiarazione alcuna di guerra? Non è il re di Napoli che merita il titolo di re Bomba, ma Vittorio Emanuele, per le tante città da lui bombardata (risa e oh! oh!)– Lord Normanby viene poi a discorrere sul modo come le elezioni sono fatte in Italia; e dice che tutto il sistema elettorale è finzione e corruzione; una piccolissima frazione del popolo prendendovi parte; in Milano, a modo d’esempio, città di 300 a 400,000 anime? appena 5,000 persone hanno nelle ultime elezioni deposto il loro voto nelle urne. Lord Normanby si scaglia quindi contro lord John Russell, tacciandolo di contraddizione, d'inconcludenza, e conchiude pregando la Camera a non credere che gli Italiani sentano alcuna simpatia per l'Inghilterra o si tengano punto obbligati per quel che il governo inglese ha fatto per essi.

Lord Wodehouse fa innanzi tutto notare quanto sieno molteplici e diversi i documenti richiesti da lord Normanby e quanto sieno vaghe le accuse da lui messe contro tante persone. Rivendica poi la condotta del re di Sardegna, e dice che egli e l’Italia meritano tutta la simpatia dell'Inghilterra, per la maniera nobile e valorosa con cui quel popolo ha saputo riacquistare la propria indipendenza. Quanto alla politica del governo inglese in Italia, essa è stata sempre quella del più assoluto non intervento, Quanto alle crudeltà di cui sono accusate le truppe sarde, a lui basterà ricordare le provocazioni che i soldati italiani ricevettero dai briganti borbonici e pontificii colle stragi, cogl’incendii e coi saccheggi commessi sopra popolazioni inermi. Per ciò che riguarda il modo come le elezioni succedono in Italia, egli fa osservare che il popolo può essere pino meno condotto da varie influenze, ma ad ogni evento il plebiscito è assai preferibile all'antico costume, quando popoli e nazioni erano trasferiti d’una in altra mano senza punto consultare la volontà pubblica.

Lord Wodehouse toglie quindi a difendere la politica di lord John Russell, massime per ciò che riguarda l’annessione di Nizza e della Savoia, il ministro degli esteri avendo fatto quanto era da lui per assicurare alla Svizzera una frontiera militare, né essendosi mai acquietato rispetto all’occupazione francese; e conchiude dicendo: Non è mio ufficio dire se abbiamo acquistata la gratitudine degl’italiani per il favore da noi accordato alla loro causa, ma so che i nostri nazionali sono assai bene accolti dal popolo italiano. Non posso però finire senza manifestare il mio rammarico nel vedere che il nobile marchese non abbia una sola parola di simpatia per una nazione che riacquista la sua indipendenza sorpassando tutti gli altri popoli in eroismo.

Lord LIoover, avendo di recente visitato Napoli ed altre parti d’Italia, può assicurare che il sentimento del popolo italiano è assai propizio all’Inghilterra, avendone egli veduto per tutto i segni i più incontrastabili. Le sventure che sono toccate al re di Napoli sono in espiazione dei delitti del padre, e del malgoverno durato a Napoli fino alla calata di Garibaldi in Sicilia. Francesco Il persistendo a governare sui principii professati dal padre, aveva segnato la sua condanna.

DOCUMENTI DIPLOMATICI FRANCESI

(Continuazione v. il n. 12).

22 luglio 1860.

Il sottoscritto presidente del consiglio dei ministri e ministro degli affari esteri, ebbe l’onore di ricevere il Memorandum che il signor Manna gli ha volalo trasmettere colla lettera del 20 luglio 1860.

Da questo documento, al quale il governo di S. M. il Re di Sardegna ha data la più alta importanza, la missione straordinaria di sua Maestà il Re di Napoli propone clic, per rendere possibile le stipulazioni che potrebbero condurre dei risultati soddisfacentissimi per gli interessi dei due paesi e dell’Italia, il governo di S. M. il re di Sardegna s’impegna all’effetto d’ottenere dal generale Garibaldi un armistizio completo, sicuro e leale.

Il governo napolitano s’impegna per questo scopo:

» A sospendere lealmente tutti i movimenti di truppe, conservando le posizioni attuali, e lasciando alla Sicilia l. i libera facoltà di riunire i rappresentanti della nazione sulle basi della costituzione del 1812; di discutere e di statuire nelle sue instituzioni future, conservando o modificando questa costituzione a suo piacimento, regolando le garenzie della sua separazione politica colla Sicilia, e conciliando nel miglior modo possibile questa separazione coi legami dinastici del principe seguente».

Le comunicazioni verbali che il signor Manna ha fatto posteriormente al sottoscritto non permettono di dubitare che il governo napoletano non sia disposto a fare delle concessioni ancora più larghe.

Il governo di S. M. vede in queste proposizioni una prova del desiderio sincero che il Governo napolitano ha di metter fine all’effusione di sangue italiano nel mezzo della Penisola. Egli non rifiuta di secondare questa intenzione, egli fa anzi i voti più ardenti perché qualunque guerra cessi civile immediatamente in Italia. E benché il generale Garibaldi si trovi ora alla testé di un governo del lutto separato e distinto, il consiglio dei ministri, nella speranza che l’augusta parola di S. M. il Re Vittorio Emanuele avrà qualunque autorità morale sullo spirito del Dittatore, ha pregato S. M. di scrivere al generale Garibaldi una lettera, india quale, riservandosi una piena libertà di azione nel raso che il Re di Napoli mm riconosca nei Siciliani il diritto di statuire nelle sue proprie sorti, gli consigliasse di sospendere le ostilità e di non passare sul continente.

S. M. si è degnata di accogliere questa domanda, ed uno de’ suoi ufficiali d'ordinanza si rende in Sicilia, per rimettere al generale Garibaldi l’autografo reale. Se il governo di S. Maestà il Re di Napoli accetterà e metterà lealmente in esecuzione il patto indicalo nella lettera reale, pillo che, nelle circostanze attuali, è il solo che possa permettere a S. Maestà il Re di Sardegna di interporsi presso il generale Garibaldi per ottenere da lui la cessazione delle ostilità, si sarebbe raggiunto un primo e notevole risultato; si sarebbe sorpassala una delle difficoltà preliminari elle si oppongono a questo accordo fra i due governi, al quale tendono le trattative, condotte con tanto zelo e tanta cortesia della missione straordinaria di Napoli a Torino. È in questa fiducia che il sottoscritto porta le informazioni qui sopra enunciale alla cognizione del sig. Manna, rinnovandogli le assicurazioni della sua alla considerazione.

Firmato Conte Cavour.

Ministro degli affari esteri al sig. Conte di Persigny, a Londra.

Parigi, il 24 luglio 1860 Signor Conte, lord Cowley é venuto a leggermi questa mano un dispaccio di lord John Russell, del quale eccovi il riassunto. Il principale segretario di Stato di S. M. brittannica giudica che la situazione del sud dell’Italia dovrebbe essere l'oggetto d’un esame serio dalla parte dell'Inghilterra e della Francia, e emette l’avviso che sarebbe desiderabile, d’una parte, che il regno di Napoli conservasse una esistenza politica, e dall’altra, che la Sicilia, messo in possesso d'un regime costituzionale proprio ad assicurarle l'indipendenza amministrativa, rimanesse unita alla monarchia col vincolo d’un vice-reame, esercitato da un principe della Casa regnante. Questa combinazione parrebbe al gabinetto di Londra, preferibile alla annessione alla Sardegna. Lord John Russell, tuttavia, prevede il caso nel quale Garibaldi continui la sua marcia, e trionfi a Napoli come a Palermo.

L'idea dell'unità italiana diverrebbe dunque una realtà, e vi sarebbe a temere che le passioni eccitate non facessero dichiarare una guerra coll’Austria, per la conquista della Venezia. Nel fine di scongiurare questa estremità, che forzerebbe la Germania ad agire, e porterebbe le più gravi complicazioni in Europa, converrebbe che la Francia e l'Inghilterra non lasciassero al gabinetto di Torino la menoma speranza d’essere sostenuto nella lotta che la sua imprudenza avrebbe provocata.

Ringraziando lord Cowley delle sue comunicazioni, sig. Conte, gli ho fallo osservare che il Governo dell’Imperatore non aveva cessato, da molti mesi, di preoccuparsi dei pericoli che segnala oggidì il principale segretario di Stato di S. M. Brittanica, non è improbabile, a’ nostri occhi, che l'ultimo termine della agitazione che turba io questo momento la Penisola, possa essere un allocco contro la Venezia. Voi sapete che non abbiamo aspettata la chiamata che ci fa l'Inghilterra per dichiarare al Governo Sardo che noi il declineremmo tutte le responsabilità per le conseguenze d’una politica contraria ai nostri consigli; ma sarebbe. secondo noi, farsi illusione il credere alla possibilità di fermare, all'ultima ora la marcia logica e alale degli avvenimenti, od ecco perché io vi imitai, sono pochi giorni, a nulla pretermettere per decidere il Governo di S. M. Brittannica a congiungere i suoi sforzi ai nostri nello scopo d’imporre una tregua di sei mesi a tutti i partiti, e Lisciare così al tempo, ciò che gli deve appartenere nelle soluzioni destinale a qualche durata. D'allora, la situazione è divenuta più incalzante, le truppe reali evacuarono le posizioni che esse occupavano in Sicilia, compresa Messina; Garibaldi è padrone dell’isola intiera, e si attende di veder dirigere i suoi attacchi contro il continente; l’allarme regna a Napoli; vi si agitano già dei progetti ili Ioga a Gaeta, e il signor Eliot. come il signor Brenier, dimanderanno, senza dubbio, ciò che avranno a fare nell'ipotesi della partenza del Re.

La proposta della quale vi incaricai d’essere l’organo ha dunque acquistalo un carattere d’estrema urgenza. Non si tratterebbe d’intervenire fra un sovrano e i suoi sudditi; la quistione che si presenta è questa: Conviene alla Francia e all’Inghilterra d’assistere, senza far nulla per moderare il corso degli avvenimenti di natura a portare i più serii attentati all’ordine europeo, all’aggressione di un paese col quale essa tiene dei rapporti regolati, da parte d’una armata composta d’elementi rivoluzionarti e stranieri, di permettere infine che la violenza venga a contrastare le prove costituzionali alle quali il re Francesco II si è sommesso lealmente? Il governo dell’Imperatore. signor conte, pensa che questa altitudine passiva non sarebbe «raccordo, nò cogli interessi, nò colla dignità della Francia e dell’Inghilterra, e io già dissi a lord Cowley che mi sembrava desiderabile, al punto in cui sono le cose, che i comandanti delle nostre forzo navali fossero immediatamente autorizzali a dichiarare a Garibaldi ch'esse hanno l’ordine di impedirgli di passare lo stretto. Tutte le quistioni della politica interna sarebbero rovesciate in Sicilia come in terra ferma; ma noi proclameremo che la questione si dovrebbe terminare fra Francesco II e il popolo Napoletano, senza alcun intervento dal di fuori. Vi prego di farmi sapere il più presto possibile se lord John Russell aderisce a questi proposizione, e si mostra disposto a trasmettere, per telegrafo, delle istruzioni agli ammiragli.

Firmato Thouvenel.

Il ministro degli affari esteri al signor conte Persigny a Londra

Parigi, 22 agosto 1860 Signor conte, lord Cowley volle darmi lettura di molti dispacci di lord John Russell, relativi alla situazione d’Italia, e nei quali il primo segretario di Stato di S. M. britannica, in risposta alle comunicazioni che siete stato incaricato di fargli «non si mostra punto preoccupato al grado stesso del governo dell’imperatore, delle conseguenze estreme del movimento che agita oggi la penisola. Lord John Russell è convinto che Garibaldi non potrebbe pensare di attaccare l’Austria senza il soccorso della Sardegna, e che la Sardegna dal canto suo non aggredirà la Venezia se non le è permesso di sperare l’appoggio della Francia».

Posta in questi termini, signor conte, la questione tenderebbe a far pesare sul governo dell’imperatore una responsabilità che io devo desinare in nome suo nel modo più formale. Ecco quello che scrivevo al signor barone di Talleyrand al momento in cui il gabinetto di Torino, malgrado le rappresentazioni nostre, si disponeva a consumare l’annessione della Toscana: «Quali essersi vogliano le nostre simpatie per l’Italia, e specialmente per la Sardegna, che sparse il suo sangue col nostro. S. M. non esiterebbe a testificare la sua ferma ed irremovibile risoluzione di prendere gli interessi della Francia per unica guida della sua condotta. Come dissi al signor di Persigny, dissipare le pericolose illusioni, none abusivamente restringere l’uso che la Sardegna e l’Italia ponno voler fare della libertà, che sempre ci onoreremo di averli aiutati a conquistare, e che constatano definitivamente le ultime dichiarazioni che il governo dell'imperatore ottenne dalla corte di Vienna; è semplicemente, lo ripeto, rivendicare l’indipendenza della nostra politica e metterla al sicuro dalle complicazioni che non dobbiamo accelerare, se i nostri consigli furono incapaci a prevenire».

Gli avvenimenti che si sono compiuti dopo quel tempo non modificarono nò l’opinione, né il linguaggio del governo dell’imperatore, e la Sardegna sa a qual partito appigliarsi sulla fermezza e l’invariabile insistenza delle nostre intenzioni. Nullameno il suo atteggiamento in presenza della rivoluzione che scoppia nel sud d’Italia, indica abbastanza che essa, sia per mancanza di volontà o di forza, rinuncia a moderare il movimento che essa ha lasciato nascere imprudentemente. Come supporre d’allora ch'essa possa comprimerlo nell’ultimo istante, e che il Re Vittorio Emanuele al contrario non sia fatalmente trascinato a cedervi?

Ben lungi, signor conte, dal credere con lord John Russell che il lavoro che si opera nella penisola non abbia per iscopo finale una guerra contro l’Austria, parevami presso a poco impossibile di ammettere che questa lotta suprema non divenisse una necessità logica della situazione. Non vi aveva che un mozzo solo per impedirle. cioè, come il governo di S. M. britannica, che la Francia e l’Inghilterra imponessero coll’influenza loro e coprissero della loro garanzia una tregua, durante la quale il governo napoletano, organizzandosi su basi nazionali e costituzionali, avesse potuto intendersi col governo sardo per la conclusione di una alleanza permanente. Quest’opinione non ottenne la soddisfazione del gabinetto di Londra, e mentre che le negoziazioni seguite a Torino riuscivano a nulla, l’esercito destinato ad invadere il regno di Napoli temevasi pronto a traversare lo stretto del Faro: accora forse qualche giorno, e noi intenderemo che esso si è impegnato in una lotta coi soldati di re Francesco II. La crisi dalla quale è signoreggiato il mezzogiorno d’Italia, è particolare in questo, che ha lo scopo, non di riformare quegli Stati, ma di distruggerli confondendoli in una unità che sembrava respinta dalle tradizioni e dalla storia loro, e che in pari tempo attacca interessi non solo della Penisola, ma dell’Europa intera.

La Francia per causa della sua posizione continentale, è obbligata pesare codeste considerazioni con grandissima cura, e le importa di non lasciare che l’opinione scambi il vero carattere della sua politica. Il governo dell’imperatore deve per la sua dignità difendere in Italia solo gli alti che si sono compiuti col suo concorso e col suo assenso; è questa una parte della sua missione, a cui non verrà meno; ma il trattato di Zurigo stabilì fra esso e la corte di Vienna una pace che non potrebbe esser posta in pericolo pel fatto altrui. Se tutte le clausole di questo trattato non furono eseguite. l’Austria sa che non deve imputarsene alla Francia, e confidiamo fermamente che in nessun caso essa si prevarrebbe dell’imprudenza dell’Italia per richiamarci alle condizioni che terminarono la guerra dell’anno scorso. Sotto questo punto, signor conte, io ora dirò che noi non dobbiamo che attendere indifferenti l’avvenire; vedremmo al contrario con profondo dispiacere svolgersi la serie degli avvenimenti che trascinerebbero l'attacco della Venezia; ma ciò che voleva precisare si è che abbiamo tutto posto in opera per scongiurare una catastrofe, e che il giorno in cui l’Italia perdesse le sue illusioni, non dovrebbe rimproverare la Francia, come quella che le avesse incoraggiate.

Voi siete autorizzato a dar lettura e copia del presente dispaccio a lord John Russell.

Thouvenel.

SCENE DI ORRORE

Ad Avezzano, due compagnie di linea del nostro esercito, sono state avvelenate. Il veleno venne amministrato nel pane. Circa quaranta fra loro al momento in cui partiva il dispaccio, erano tuttora in pericolo di vita.

Si dà per certo che il partito brigante-clericale abbia tramato l’orrendo attentato.

Ciò avviene intorno allo stesso periodo che un vapore papalino carico di viveri e munizioni, veniva catturato nelle acque di Messina.

Sono questi i mezzi evangelici co’ quali la Corte del Papa sostiene il Principio del Potere Temporale: stupri, incendii, saccheggi, massacri, veleno; e la croce di un Dio di pace e di mansuetudine per stendardo.

Uno squadrone di cavalleria ed altre forze son partiti alla volta di Avezzano. Ma che valgono tutte le spedizioni del mondo, se questi settarii sanguinosi, se questi affiliati di Satana, non vengono strozzati una volta per mano del carnefice, ed i cadaveri esposti, come quelli di Amanno, sui labbro della strada? Ma l’ora suprema e presso a scoccare: il passo di carica è imminente, e questa Officina del male questo Covazzo di Belve, non infetterà più l’aria che noi respiriamo.

Notizie Varie NOTIZIE DI MESSINA

I giornali di Palermo giunti ieri vanno fino al 7. Essi recano i seguenti dispacci ufficiali: Messina 2, ore 8 pom.

Fergola, ieri ore 5, ruppe convenzione Medici con tirare 5 colpi cannoni sopra nostre batterie in costruzione in campagna senza danno.

Stamane forte Cittadella ha tirato sopra reali legni di passaggio-senza danno – ancorati ora fregata ed altri legni minori – aspettati vascello ed altra fregata.

Popolazione maschile tutta in città – Donne in campagna.

Messina 3, ore 8 p. m.

Giunto vascello Re Galantuomo ed altri legni di no stra squadra.

Il porto è sgombrato dai legni da guerra e mercantili. Rimasti solamente una fregata Americana, una Inglese ed un Vascello Inglese che viene da fuori.

Dicesi che domani i legni mercantili Americani ed inglesi entreranno in porto.

Cittadella ha tirato un colpo sopra nostro legno senza danno. -Ha transitato il canale l'Ammiraglio Mundy con tre vascelli, si lavora nostre fortificazioni.

PALERMO.

Il Comitato di provvedimento per Roma e Venezia ha chiamati vari altri cittadini a farne parte, e si è messo alacremente all'opera perchè vengano istituiti dei Comitati succursali in tutta l'isola. È un'opera meritoria; si tratta di redimere quelle due provincie oppresse e compire la unità italiana. Speriamo che i Siciliani vorranno dar prova anche in questo del loro patriotismo.

– Ogni sera ne' teatri fragorose dimostrazioni a Garibaldi. Ogni sera si deve cantare dagli artisti; l'inno cui risponde la platea con grida frenetiche.

TORINO

LA CAMERA DEI DEPUTATI, nella tornata del 5, proseguì la verificazione dei poteri e approvò 20 elezioni. Le annullate in questa tornata furono 5.

DUE LETTERE DI GARIBALDI

Il signor Francesco de Giovine, l'autore di Bianca Capello e della Battaglia di Legnano, ha pubblicato un poema col titolo, Roma antica e futura, nel quale re spettando il potere spirituale apertamente combatte il papa-re.

Questo poema fu dedicato dall'autore al gran capitano d'Italia colle seguenti parole:

«A Giuseppe Garibaldi, germe miracolosa della più pura razza latina – vincitori di tiranni – dell'Italia redentore -e presto liberatore di Roma e Venezia questi versi che ricordano le glorie latine e itali l'autore dedica ed oltre.»

Il generale rispondeva con la seguente lettera:

«Caprera, 26 del..... 1861.

«Signore, mi è grato il dono del vostro poema storico,» la Battaglia di Legnano, nobile fatto che i nipoti di» illustri antenati imitarono – non per colpa loro – assai tardi.

«Io vi ringrazio di avere fatto brillare drammaticamente ai loro occhi un così bello esempio.

«Voi avete così fatto opera di buon cittadino.

«Ed io vi ringrazio parimenti della dedica che vi proponete di farmi del vostro poemetto: Roma antica e futura. Questo paese come il sole irradia la antica civiltà, sorgente della moderna. Da questa città emaneranno altri raggi, dopo che si sarà fatto scomparire il cattivo genio delle tenebre, della ipocrisia e dell'impostura».

«Vostro G. GARIBALDI».

A smentita di false voci il generale Garibaldi dirigeva al signor Giacomo Racioppi in Potenza la seguente lettera:

«Caprera, 6 febbraio 1861,»

«Rammento che presso Lagonegro vidi i prodittatori provvisori della Lucania-fra quali il nostro Nicola Mignogna che mi fornirono spontanei duc. seimila pei bisogni della patria.

«Queste parole sgannino gl'illusi, e facciano zittire quei parchi nel fare e nel dir così alteri, che volentieri azzannano ogni qualunque riputazione.

«Sempre vostro con affetto

«GIUSEPPE GARIBALDI.»

Reclami.

Ci affrettiamo a pubblicare la seguente pregiata lettera pervenuta ieri tardi, unendovi poche nostre osservazioni in via di nota a quelle dell'onorevole Funzionario.

Signore Leggo nel n 9 del suo onorevole giornale, Il Par lamento, un reclamo del signor Francesco Lemmo contro la Direzione Generale delle Poste, ed una mia risposta fatta in via di Ufficio al reclamante. Se non che, essendo aggiunte le osservazioni del signor Lemmo alle mie dichiarazioni, non fedelmente riportate, la prego volersi compiacere pubblicare altresì questa mia lettera – Nel dire che la Posta non è tenuta a man dare le lettere assicurate (frase che deve essere corretta in questa: la Posta non deve e non può mandare a domicilio le lettere assicurate) io diceva ciò che è ovvio a chiunque sa di regolamenti Postali. Aggiungeva verbalmente al reclamante che gli avvisi per le lettere assicurate debbonsi spedire a domicilio qualora questo è bene designato, cioè col nome della Contrada e col numero; in altro caso l'avviso si lascia alla distribuzione di resta in posta. Può darsi quindi che, giunta la lettera il 28 Febbraio sul tardi, non sia sta to possibile formare lo avviso che il 1° Marzo e che, non sapendosi bene lo indirizzo dello stabilimento Tipo grafico del signor Lemmo, () per cambiamenti avvenuti nei portalettere, sia stato ritardato il ricapito di un giorno.

Debbo aggiungere inoltre che nella ricezione fatta dal reclamante della sua lettera, firmando lo avviso, non si legge alcuna protesta per ritardo, () come avrebbe dovuto fare il destinatario per constatare che la lettera sia stata consegnata il 2 Marzo.

Lasciando stare dunque il sarcasmo, che intende adoperare il reclamante, debbo a Lei, signor Direttore, far notare che ad ogni modo le Leggi Postali non prevengono come caso d'indennizzo ad un privato, il ritardo di consegna di una lettera, tanto meno nella specie di cui è parola; che i regolamenti Postali danno diritto ad un indennizzo di Lire 50, per la dispersione o cattiva consegna () di una lettera assicurata, e che finalmente resta a prudenza dell'autorità il dare quegli ammonimenti o quelle punizioni a loro impiega ti per inesatto adempimento del loro obblighi.

Di queste ragioni si è fatto cenno al Consigliere dei Lavori Pubblici.

In quanto poi alla minaccia di un legale processo, la Direzione Generale delle Poste si crede forte nel suo buon diritto, come fortissimo nella sua coscienza si crede chi è il bene di protestarsi.

Suo Devotissimo

ANTONIO CAPECELATRO.

Ispettore Generale delle Poste

Al signor Direttore del Giornale il PARLAMENTO

Napoli 8 Marzo 1861.

Dispacci Elettrici AGENZIA STEFANI

Tolone 7 – Il Principe Napoleone s'imbarcherà fra 10 giorni per l'Italia.

E' ordinata una leva di 2000 marinari nella circoscrizione di Tolone.

Parigi 8 – Lunedì il Corpo Legislativo discuterà il progetto d'indirizzo.

Costantinopoli 23 – E' decisa una nuova ammissione di 6000 uomini con viveri per 6 mesi che avrà stazione a Kleb a Durazzo.

Napoli 8 notte (ritardato) Torino 7

Parigi 6 – mezza notte – Senato – La Com missione ha accettato e il Senato adottato l'emendamento seguente – Les souvenirs des amis de Magenta et Solferino lui font un devoir d'entenir compte (testuale). Segue la discussione dell'emendamento in favore della sovranità temporale. Casabianca in nome della maggioranza della Commissione respinge l'emendamento. Domanda fiducia pel governo imperiale; afferma che né la Commissione né il governo pensano di abbandonare il capo della Cattolicità. Burqueney e Padova appoggiano l'emendamento, Barthe pure. Rimprovera al Piemonte di aver seguito li consigli dell'Inghilterra disprezzando quelli della Francia. Baroche combatte l'emendamento: trova l'indirizzo sufficiente. Sostiene che nulla indica l'intenzione di richiamare le truppe francesi da Roma: al contrario. L'emendamento è respinto con 79 voti contro 71. Continuazione della discussione a domani.

Napoli 8 – Torino 8

Parigi 7 – sera tardi – Il Senato ha votato l'indirizzo con 120 (?) voti contro 3, dopo le spiegazioni di parecchi Cardinali e senatori. Do mani la commissione del Senato presenterà l'in dirizzo all'Imperatore.

Berlino 6 – L'indirizzo dei polacchi ha raccolto già 20mila firme. Gortschakoff recherà l'indirizzo personalmente a Pietroburgo. Credesi generalmente a Varsavia ad un mutamento di sistema nel senso della riorganizzazione nazionale.

La Kreutz-zeitung in un articolo di fondo dice che la Francia e la Russia sono o si metteranno d'accordo nella questura orientale: per conseguenza s'intenderanno per la questione polacca. Non devonsi considerare le concessioni della Russia, come debolezza.

Berlino 6 – Un fratello dell'Imperatore di Russia è atteso quanto prima a Varsavia.

Berlino 6 – Gli Stati dell'Holstein si sono aperti mercoledì.

Liverpool – Un piroscafo reca 7 milioni in America.

Parigi – Moniteur, – Il duca Teascher de la Pagerie e il generale Montaubon sono nomi nati senatori.

Napoli 9 – Torino 8

Londra 5– Rispondendo o White Russell di ce che l'Ambasciatore d'Austria aveva annunciato l'esistenza in Inghilterra di una banca ungherese. Gli avvocati della corona a cui fu deferita la quistione hanno dichiarato non po tersi emettere una condanna in proposito. Lo ambasciatore d'Austria ha adottato quindi al tre misure.

Torino – Camera del Deputati – Eletti Vice-Presidenti Tecchio, Torrearsa, Poerio, Andreucci.



Fondi Piemontesi 75,15,76,25
Tre per cento francese 68,20
Quattro e mezzo id. 95,75
Consolidati inglesi 92 1/8
Metalliche Austriache 64,60

SI DICE

Che il Ministro Nigra sarà richiamato a Torino, come Direttore del Ministero degli Affari Esteri, e sarà sostituito qui dal conte di Villamarina. – Questo nome si annunzierebbe gradito al paese che serba grato ricordo di lui nei tempi del terrore e della resistenza.


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ANNO I. Napoli 11 Marzo 1861 N. 14

IL PARLAMENTO GIORNALE POLITICO DELLA SERA
Si pubblica tutti i giorni (esclusi i festivi) alle 5 p. m.
COSTA UN GRANO

AVVISO

Sarà sospeso, da lunedì 11 andante, l'invio del giornale a tutti coloro che non cureranno spedire l'importo almeno di un trimestre con lettera affrancata al Direttore del Giornale il Parlamento in Napoli.

Tutti i giornali della Capitale che vorranno favorirci il loro giornale in cambio potranno compiacersi farlo consegnare dai loro distributori allo spaccio di giornali del sig. Colmayer (Strada Toledo Palazzo Cavalcanti), ritirando da lui il nostro periodico.

___________________

NAPOLI 11 MARZO 1861

LA COMMISSIONE DI ESAME PEL PERSONALE DE’ RAMI FINANZIERI

La violazione dello leggi e de’ Regolamenti, la violazione de’ dritti acquisiti, le preferenze scandalose, le ostilità ingiuste, lo spirito di parte, sono state finora quasi generalmente le caratteristiche de’ pareri e de’ giudizi della Commissione; e la facile annuenza, o la inconsiderata condiscendenza del Consigliere del Dicastero delle finanze, e del Ministro risponsabile, nel dare atto esecutivo a quei pareri, a quei giudizi, nel mentre scuote i cardini della civil comunanza, distrugge ogni garentia sociale, richiama a sé la maggiore delle risponsabilità, e la possibilità di accuse legali e giustissime.

La nomina de’ membri di cotal commissione, non renduta pubblica, anzi ritenuta misteriosa e segreta, dimostra aperta alienazione dalla giustizia, dalla legalità, dal dritto.

L’attribuzione di un esame, senza norme, senza massime, senza regole stabili, dimostra che l’arbitrio, il concerto di consorteria, i secondi fini, le private vedute, doveano presedere a que’ giudizi a quei pareri.

La scelta degl’individui, a prescindere di essere ignota, per quanto nel pubblico se ne susurra, salve poche eccezioni onorevoli. avrebbe compreso taluni, mascherati da liberali, il cui nome soltanto basterebbe a far giudicare sinistramente.

I fatti di abiette pratiche per non molestare alcuni, per sostenere e difendere altri, che pubblicamente si narrano, comprovano a ridondanza il discredito governativo che malauguratamente cresce e si diffonde.

Ma né il Consigliere del Dicastero delle Finanze, né i membri della Commissione, han riflettuto, che noi oggi volgiamo in tempi costituzionali, ne quali non può violarsi la legge né può conculcarsi il dritto. Per destituire, esone rare un funzionario dal ramo finanziero, cui è corrisposto uno stipendio dallo Stato, è necessario addebitargli una colpa, ed una colpa che valga a promuovere un processo sia giudiziale, sia amministrativo: e quando si ha la dimostrazione della colpa, le nostre leggi prescrivono, che debba cominciarsi dal comunicare i carichi per sentir le discolpe. Or ciò non essendosi fatto, si è violata la legge, ed i violatori possono esser chiamati a renderne conto. Coloro che servono lo Stato nei Rami Finanzieri non sono funzionari politici, che si rendono incompatibili in un nuovo ordine di cose: così nei mutamenti in Francia nel 1815, nel 1830, nel 1848 furono rispettati tutt'i funzionari; lo stesso successe in Napoli nel 1815; e nel nonimestre del 1820. Nel 1821 furono principalmente colpiti i funzionari politici, i militari che rappresentavano la forza armata, ed alcuni dell'ordine giudiziario: e la ragione ben si comprende, poiché nelle cariche finanziere le attribuzioni son tali, che qualunque sia il sistema politico dominante, non variano punto.

E se questa norma rapportata a funzionari finanzieri, che ricevono stipendio dallo Stato, è consentanea alla legge ed alla ragione, il sapere la sua nomina dall'occupazione francese, o dal primo, secondo, o terzo, o quarto Borbone, poco vale. Ciò non pertanto sonvi stati de funzionari finanzieri, che non limitandosi all'esercizio della loro carica nel perimetro delle loro attribuzioni, si sono volenterosamente prestati in affari di polizia e di persecuzioni politiche; contro costoro, è ben naturale che s' infierisca, perchè in loro evvi una colpa, renduta più grave, dal fatto turpe nascente dalla propria volontà, e fuori la cerchia del di loro dovere. Se la Commissione si fosse limitata a questo esame, ed avesse motivato il parere su fatti che costituiscono l'indicata colpabilità politica, la punizione Amministrativa sarebbesi riconosciuta giusta.

Se tutto ciò è relativo a’ funzionari finanzieri che sono stipendiati dallo Stato, che diremo di coloro, che non hanno stipendio, ma che godono un premio in rapporto delle fatiche che durano in servigio dello Stato, delle perdile pecuniarie cui sono esposti, delle garentie cui sono sottomessi? Diciamo col testo della Legge, che non possono essere rimossi senza reali consumati, e senza le formalità prescritte.

Trattandosi di coloro che maneggiano il danaro pubblico, la distrazione di questo, e la malversazione sono reati, pe’ quali si sospende il contabile, ed indi mancando la giustificazione, s’invia al potere giudiziario. Lo Stato essendo d’altra parte garentito mercé la cauzione ed altri obblighi, non compromette i suoi interessi. Qual ragione adunque di esonerare un contabile, nominato dal precedente governo, eh’ è esente di reati, che non ha stipendio né pensione? Niuna, fuorché la non lodevole brama di farlo surrogare da altri.

E se il Contabile fosse uno di quelli, che deve la sua nomina, non al favore, ma a un contratti onerosi ed aleatori, dai quali il Governo ha tratto vantaggio e profitto, l’esonerarlo non sarebbe soltanto una enorme ingiustizia, ma sarebbe un’enorme immoralità.

Leggiamo nel Pungolo di ieri una lettera del signor Casimiro De Lieto, con la quale si dimette dall’esser membro della preindicata Commissione e veggiamo ch’egli avrebbe desiderato norme prestabilite per non dar luogo ad arbitrio, nell’esecuzione dell’incarico affidatogli; ed in ciò ha ragione. Egli avrebbe voluto la sanzione delle seguenti massime:

1. L’allontanamento a pubblici uffizi di tutti coloro che vi si trovano per favore borbonico, salvi sempre i dritti che possono competere a taluni, e la generosità di che il Governo potrebbe usare verso taluni altri.

2. Chiamandovi in loro vece cittadini di opinioni consentanee alle nuove istituzioni, preferendo sempre coloro che avendo la capacità di disimpegnare i doveri più soffrirono e più sacrificarono pel trionfo della causa nazionale.

3. Accordando sovvenzioni a coloro che pure avendo sofferto pe' loro principi liberali, avrebbero oggi l'ambizione, ma mancano della capacità indispensabile a reggere pubblici ufizi.

Lodando il proposito del signor De Lieto in quanto alle norme di condotta che avrebbe voluto veder prestabilite, osserviamo; che consente a’ nostri principi, ammettendo nella seconda parte del numero 1. salvezza dei dritti acquisiti. Ora i dritti essendo garentiti dalla Legge, conculcando quelli, si viola questa. La prima parte dello stesso numero è troppo genetica e incontra grandi difficoltà nell'applicazione.

La dimissione del sig. De Lieto, renduta pubblica per sua cura, e ’l confessar la mancanza di norme nell’esecuzione dell’incarico dato alla Commissione (a prescindere de’ fatti gravi che a questa s’imputano) rendono giustificate le pubbliche apprensioni, e giustificati riescono i lamenti ed i clamori di coloro che ingiustamente, senza colpa, senza reati, si videro esonerati; di coloro che si videro posposti ad altri di minor considerazione; di coloro che furono e son vittima di bassi intrighi e di sozzi interessi.

Richiamiamo adunque l'attenzione del Ministro responsabile e del Consigliere di Luogotenenza su queste gravi faccende che concorrono, ed anzi primeggiano nel concorso delle cagioni del pubblico malcontento.

Nella nostra Italia del mezzogiorno non vi è cosa che tanto dispiaccia, quanto l'ingiustizia l’arbitrio, l’intrigo il monopolio degl’impieghi, e la prevaricazione.

(continua)

D.

CAMERA DEI DEPUTATI

Tornata del 6 marzo – Pres. ZANOLINI

Si convalidano senza discussione le elezioni seguenti.

Collegio di Caprino, cav., Bravi – id. di Catania, prof. Marchese – id. di Partinico, Calvi Pasquale – id. di Capaccio, Positano Rocco – id. d’Asola, Guerrieri Gonzaga.

Nel collegio d’Asti l'ingegnere Ranco la vinse per soli 13 voti sul suo competitore, avvocato Baino. In una delle sezioni dodici elettori furono ammessi a votare ed a farsi scrivere le loro schede da altri, senza che risulti del motivo per cui questi si fecero scrivere la scheda; in altre sezioni furono ammessi a votare degli inalfabeti. Esistono ridami di corruzione per mezzo di colazioni promesse per lettera annessa al richiamo; di pranzi pagati da una sola persona e mangiati da molte; d'ingerenza governativa per diramazione di programmi col mezzo dell’intendenza e viaggi d’impiegati governativi e parlamentari; di sottrazione di 50 schede per parte di un membro dell’ufficio, colla specificazione dei nomi del sottrattore, dei testimoni e della persona cui furono consegnate.

Tutte queste ed altre molte irregolarità e pratiche nol bastarono a far decidere la maggioranza del terzo ufficio per un'inchiesta e per bocca del signor Colombani proponeva la convalidazione dell'elezione.

MAZZA propone l'inchiesta perchè i fatti addotti dai riclamanti sono determinati e corredati di prove.

BONCOMPAGNI la combatte.

Colombani, relatore, dichiara d’appartenere alla minoranza dell’ufficio e che suo malgrado porla alfa Camera le conclusioni favorevoli alla elezione del signor Ranco.

Il presidente. Pongo ai voti le conchiusioni dell’ufficio, con riserva di porre ai voti l’inchiesta proposta dal Aiutato Mazza se l'elezione non sarà convalidata.

Depretis domanda che sia data la precedenza alla proposta d’inchiesta, essendo questa una proposta sospensiva cui gli usi della Camera diedero sempre fa precedenza.

Cavour vi si oppone perché il decreto d’inchiesta sospenderebbe per un dato tempo al Ranco il dritto di sedere in Parlamento; si oppone inoltre all’inchiesta in se stessa perché questa equivale ad un decreto della camera d’acqua e farebbe rivivere le rivalità locali.

Depretis insiste.

Posta ai voti, la precedenza è accordata alle conchiusioni.

Poste ai voti le conchiusioni sono approvate anch’esse e convalidata l’elezione.

Si nell’una che nell’altra votazione l’opposizione diede voto favorevole.

Venne in seguito in discussione l’eleggibilità del signor Luigi Settembrini ispettore generale della pubblica istruzione.

Le conchiusioni dell’ufficio appoggiale da Ricciardi erano per l'annullamento, giacche l’eletto è impiegato; tuttavia i signori Leopardi, Andreucci, Massari. Bixio e Petruccelli della Gattina avrebbero voluto ch’ei fosse ammesso perché è una capacità e avrebbe poi potuto essere escluso dal sorteggio se gl’impiegati eccederanno il numero.

Il signor Petruccelli in particolare disse che trattandosi d’impiegati e di capacità avrebbe dovuto ammettersi anche il boia (disapprovazione generale e romori).

Poste ai voti le conchiusioni dell’ufficio furono accettate ed annullata l’elezione del signor Luigi Settembrini, come pure quella di Quintino Sella nel collegio di Cessato, perché il Sella cumula tre impieghi di cui uno colpito d’ineleggibilità, e del marchese Ricci nel collegio di Tolentino, perché professore e rettore all’università di Macerata.

Tecchino riferisce sull’elezione del collegio di Gorgonzola in persona del signor Capellari della Colomba, la quale, conformemente alle conclusioni dell’ufficio, viene essa pure annullata, perché l'eletto percepisce una pensione di aspettativa.

Si approvano senza discussione le elezioni dei signori Malici a Sinigaglia, Sauna-Sauna a Ozieri, Bo a Levanto, Assunti a Chiaravalle, Pasini avv. Valentino a Rocca S. Casciano.

Conforti riferisce sull’elezione del cavaliere F. Genero nel collegio di Avigliana. Esistono varie proteste di Rettori che addossano ai cav. Genero nientemeno di 45 capi d'accusa di corruzione.

L’ufficio propendeva per la convalidazione, ma in via di mezzo termine; propone di deporre il volume dei documenti nella segreteria della Camera, perché ogni deputato né potesse prendere visione e pronunciarsi poscia per la convalidazione o annullamento dell’elezione.

Brofferio colla splendida sua parola confuta le osservazioni del relatore intorno ai capi di accusa, provoca ripetutamente l’ilarità della Camera, e conchiude proponendo un inchiesta giudiziaria.

Bruno combatte la proposta d’inchiesta.

Chiaves appoggia Brofferio.

Plutino difende calorosamente Genero.

Cavour G. respinge l’inchiesta giudiziaria e la conchiusione subordinata dell’ufficio.

Chiaves si accosta a Cavour G.

Conforti difende il Genero ed insiste perché i ’documenti siano depositati alla Camera.

Plutino fa istanza perché si dia lettura di una qualunque lettera inserita fra i documenti.

Posta ai voti la proposta sospensiva di depositale gli atti pel termine di 3 giorni presso la segreteria è approvata.

La tornata è sciolta alle 5.

Notizie Varie

PALERMO.

Il consiglio di luogotenenza è un’altra volta composto. Il conte Amari ha riuniti i portafogli dell'interno e della finanza; l’avv. Santocanale va alla giustizia, al culto ed alla istruzione. Sant’Elia e Carini rimangono ai rispettivi dicasteri dei lavori pubblici e detta sicurezza. Non è più a lamentare la mancanza di consiglieri; sappiamo chi ci governa. Se non che le difficoltà da noi accennate nel precedente diario vengono costatale da questo nuovo rimpasto governativo. La politica isolatrice del conte di Cavour fa che non si trovi chi voglia mettersi al governo della cosa pubbliche questo rappezzamento d’uomini del vecchio consiglio con altri nuovi, questo peso di due o tre dicasteri su d’una sola persona, non sappiamo quanto saran per durare e a che. termini condurranno it paese. Noi lo abbiamo dello, e lo ripetiam francamente; finché Cavour ed i suoi la dureranno con questa politica di mezze misure, finché si vorrà costituire un governo ch'abbia a servire ad un partito e non gl’interessi comuni di lutti noi. sarà impossibile trovar de'  collaboratori, sarà impossibile formare un consiglio duraturo, sarà impossibile renderci a quel riposato viver civile che abbiam diritto di pretendere.

(Diritto)

FIRENZE.

È giunto il senatore marchese Sauli, nuovo governatore delle provincie Toscane.

AUSTRIA.

Un giornale di Praga ci reca la consolantissima notizia che l’ex-granduca di Toscana fu eletto consigliere comunale e poscia borgomastro in una terricciuola di Boemia.

– L’Ost-Deutsche Post annunzia che nella prima quindicina del corrente marzo Francesco Borbone giungerà a Vienna, donde si recherà più tardi a Monaco.

– Da Vienna scrivono che la pubblicazione della costituzione fu accolta molto freddamente. L’Ost-DeutschePost osserva che la nuova costituzione ha su quella dell’anno scorso un vantaggio solo, quello dell’immediata applicazione.

– Un telegramma ci annunzia essere aspettata a Vienna una deputazione dal Veneto incaricata di presentare petizioni all’imperatore. Il conte Bembo sarebbe il capo della deputazione.

PRUSSIA.

– Scrivono da Berlino che le pratiche d’accordo coll’Austria per il riorganamento dell’armata federale procedono molto lentamente per le infinite difficoltà sollevate dal gabinetto di Vienna che vorrebbe fare accettare come interessi tedeschi i suoi particolari interessi.

– La Gazzetta di Berlino ci annunzia che le proposte falle dalla Prussia relativamente alle modificazioni da introdursi nel reggimento delle fortezze federali non incontrarono buona accoglienza nello corti della Germania meridionale.

– All’Agenzia Havas scrivono che il governo prussiano non aderì sinora alla proposta relativa al prolungamento dell'occupazione della Siria.

RUSSIA

– Furono pubblicate due note di Gortchakoff agli ambasciatore residenti a Costantinopoli ed a Parigi. In esse il ministro russo dichiara che l’occupazione della Siria non deve cessare sinché non siasi pienamente ottenuto lo scopo per cui fu consentila dalle potenze, che alla Francia commisero il mandato di compiere a nome di tolta Europa un’opera urgente di umanità, di giustizia e di pace.

POLONIA

Scrivono da Varsavia all’Agenzia Havas che il governatore Paniouline. avvertilo che preparavasi una manifestazione in occasione dell’anniversario della battaglia di Grochov (1831), dichiarò che non vi si opporrebbe, e si vuole che abbia energicamente biasimalo l’intervento della polizia che fu causa del conflitto. I cadaveri degli uccisi dalla soldatesca furono, portali dal popolo al j consolalo di Francia.

– La Gazzetta di Dresda scrive che la dimostrazione fu organizzata da lunga mano dalla nobiltà, che or sono due anni fondò una società apparentemente diretta a favorire gli studi agricoli, ma che in realtà si occupa di preparare la Polonia al riscatto. Questa società conta 4600 membri, 2000 di essi trovavansi a Varsavia il 25 febbraio.

– Da Cracovia scrivono al Journal des Débats che alla sua accennata società si deve l’iniziativa della petizione all’imperatore per la restituzione della costituzione del 1815.

– Da più recenti comunicazioni sappiamo che il governo di Pietroburgo con somma premura spedì in Polonia grandissimo numero di truppe.

– La Patrie nelle sue ultime notizie scrive che quantunque sia grande il fermento e minaccioso il contegno delle popolazioni, le autorità russe dimostrano grande moderazione d'aggiunge affermarsi che il governo di Pietroburgo è disposto a far concessioni.

– Al Nord, foglio officioso del governo russo come è noto, scrivono da Parigi:

«Non è possibile l’attribuire il tentativo di Varsavia adì un partilo polacco qualsiasi. Infatti, sotto qualunque aspetto si consideri, esso è deplorabile, e credomi autorizzato a dirvi che lutti i Polacchi che trovansi a Parigi, siano gli amnistiali siano gli esclusi dalle amnistie, condannano questo tentativo di cui fanno carico ad una potenza ostile e vicina. In esso si vuole scorgere la fatale influenza di coloro che vogliono fare avvertilo il governo russo dei pericoli che può incontrare e delle difficoltà che contro di lui può suscitare la politica nazionale che sembra volere adottare di preferenza alla polizia eccezionale della Santa Alleanza che gli si! vorrebbe presentare come sua politica tradizionale».

FRANCIA

Seduta del Senato del 2 marzo.

Parlarono contro l’unificazione italiana ed in favore sia dal potere temporale dei pupi che dei Borboni di Napoli i cardinali Mathieu e Donnet; i giornali parigini lodano altamente la moderazione da loro mostrata tanto più commendevole dopo le intemperanze di parecchi prelati.

Riferiamo per intiero il discorso del ministro-oratore Billault, non solo perchè in esso trovansi esposte quelle che debbonsi credere ferme intenzioni del governo francese rispetto all'Italia; ma anche perchè serva di utile ammaestramento e di norma alla riconoscenza che dob biamo al sovrano che, fatta per un idea a nostro danno concretizzata la guerra d'Italia, in tutte le occasioni e con tutti i suoi sforzi si oppose costantemente all'unificazione d'Italia. Questo sapevamo già dai documenti diplomatici presentati al Parlamento inglese: ora godiamo di vederlo in modo così perentorio affermato da un ministro, poiché cosi non ci si avrà a rinfacciare che l'unificazione fu opera altrui, non nostra. Ecco le parole dei Billault:

Signori! non era intenzione degli organi del governo di prendere la parola nella discussione generale; essi riservavansi di dare le opportune spiegazioni durante la discussione dei singoli paragrafi. Ma da due giorni la de liberazione si concentrò sulla quistione italiana, e prese tale importanza che non è possibile che il governo la la sci continuare senza prendere la parola.

Molte ottime cose si dissero: molte altre vogliono una risposta. L'imperatore nello esprimere il desiderio che voi palesiate francamente le opinioni vostre sullo stato delle cose, fece appello alla lealtà ed alle convinzioni di ciascuno di noi: ma nessuno ha diritto di parlare in nome suo, nessuno può vincolare la sua parola; egli non è impegnato che dalle spiegazioni di coloro che hanno l'incarico di parlare in nome suo al Senato.

Da due giorni la questione si è fatta più chiara ed è desiderio nostro che essa venga posta in piena luce.

Vuolsi sapere se l'imperatore da diciotto mesi in qua ab bia lottato con energia e convinzione per il maatenimento della politica che proclamò costantemente, o pure se egli abbia recitata una indegna commedia, indegna della Francia, indegna dell'imperatore stesso. Via di mezzo non esiste: conviene scegliere; nessuna incertezza deve sussistere. Come oratore del governo, imprendo a discutere seriamente la questione ed a dissipare qualsiasi dubbio.

Non è la prima volta, signori, che gl'interessi della Francia e quelli del governo pontificio trovansi a coa tatto: non è la prima volta che trattasi il duplice problema del rispetto dovuto alla religione e di quello dovuto ai più seri interessi del paese. I padri nostri erano sinceri cattolici, ma non sacrificarono mai la causa dello Stato alla causa ad alle esigenze del potere temporale dei papi. So che in quest'opinione alcuni non convengono, ma l'uomo di Stato non deve avere un'opinione esclusivamente celeste e spiritualista; esso deve consultare le necessità umane. Per questa ragione, e perchè le convinzioni nostre sono profonde, mi è d'uopo di chiedere che non vi dipartite dall'antica calma, che non fu mai più che oggi necessaria.

Allorché nel 1859 l' Austria, col violare il territorio piemontese, chiamò sul campo di guerra l'imperatore e la sua armata, quale fu la questione predominante? Quel la del pericolo della preponderanza austriaca alla nostra frontiera, alle nostre porte. Allato di questa considerazione fondamentale, esistevane un'altra, il desidero, cioè, già antico che all'Italia fosse dato un regime di saggia e moderata libertà e che con esso si assicurasse la pace di Europa. Se non avesse esistito la questione della libertà italiana l'imperatore non sarebbesi mosso a guerra, egli sarebbesi limitato, come avea fatto, a dare consigli: ma la questione accessoria trovossi legata alla principale e quando essa venne in campo, l'indietreggiare non era più possibile e l'imperatore ha agito.

Un'altra questione esisteva: il rispetto, la sicurezza, l'indipendenza del santo Padre. Egli era evidente che l'azione della guerra originerebbe l'agitazione degli animi; per tutelare l'ordine materiale negli Stati del santo Padre esisteva un mezzo; l'occupazione francese a Roma; l'occupazione austriaca nelle Marche. Egli era pure certo che a Rona non avverrebbero disordini finché si trovasse protetta dalla bandiera francese e che parimenti non avverrebbero disordini nelle provincie, finché la bandiera austriaca fosse spiegata a Bologna.

L’imperatore concertò coll’Austria i mezzi di assicurare tale situazione e certamente nell’impegnarsi in pro dei due grandi interessi che lo chiamavano in Italia, et gli avea diritto di credere che le precauzioni da lui prese per mettere il santo Padre in salvo da ogni commozione fossero le più sicure. Che avvenne intanto? Senza serio motivo!i austriaci evacuano le Marche, e le popolazioni trovansi abbandonate à loro stesse senza che il Governo papale né fosse avvertilo. Questa è la prima pietra che si staccò dal dominio del santo padre contro le previsioni e contro h volontà dell’imperatore. Non si devono dunque lanciare così acerbe accuse contro colui che si vede in tal guisa perseverare nella difesa degli interessi del santo Padre (approvazione).

Dopo la battaglia di Solferino, l’imperatore, nella solita sua. moderazione, senti il desiderio di non prolungare la guerra e strinse pace a Villafranca. Quali preoccupazioni dimostrò egli? Si preoccupò di rialzare la dignità del santo Padre mettendolo a capo delle popolazioni italiane. Volle, realizzare il disegno nutrito dallo stesso Pio IX allorché fii chiamato al trono: volle mettere il papa a capo della confederazione italiana. Non vuolsi dunque pretendere, conte pretese S. A. I. il principe Napoleone, chela pace di Villafranca fu opera morta: no: l’imperatore volea dare all’Italia serii elementi di organizzazione e conciliare i due partita. Ma né l'uno né l’altro vollero accettare quanto la moderazione dell'imperatore offeriva: i consigli furono respinti con ostinazione, per cieca ambizione. Ma egli è possibile che ulteriori avvenimenti vengano a dimostrare quanto fossero saggi que’ consigli (benissimo).

L’imperatore voleva assicurare l’avvenire e per regolarsi in tal modo era forse necessaria una generosità grandissima postoché a Solferino eransi veduti a fronte i principi che egli volea ristaurare. Vediamo in qual modo siensi interpretate le intenzioni dell’imperatore.

La partenza degli austriaci avea causala l’insurrezione nelle Marche: poco tempo dopo Toscana, Parma e Modena sollevaronsi e chiesero l’annessione al Piemonte. Intanto l’imperatore cercava di desistere a questa corrente: trattava coi gabinetti: spediva in Italia agenti scelti fra le persone che per le loro particolari relazioni pareauo più alle a calmare l'agitazione. Tutto fu inutile; ai consigli non si diede retta.

Che faceva intanto il santo Padre? È verità che l'occasione perduta di rado ritorna e questo spiega come la caduta di tanto dinastie sia stata accelerata da troppo tarde concessioni che fatto a tempo opportuno avrebbero scongiuralo ogni pericolo. Ma il papa non comprese tale verità; col suo esempio avrebbe potuto persuadere il re di Napoli a consentire a riforme ed in allora il Piemonte sarebbe stato costretto ad indietreggiare; il papa invece non diede ascolto ai prudenti consigli dell’imperatore, appunto come già avea fatto il re di Napoli.

L’imperatore credette che con un congresso sarebbesi potuto assicurare la pace e trovare mezzo di conciliare le molle difficoltà, ma molti ostacoli incontrò tale disegno ed in prima si chiese dalle decisioni della maggioranza sarebbero stati vincolali tutti i membri del congresso; quindi si discusse se le decisioni potrebbero all’uopo farsi eseguire colla forza. L’Inghilterra non volle ammettere né l’uno né l’altro di questi principii: sul secondo di essi tutte le potenze esitavano. Finalmente né l’Austria né il papa consentivano ad aderire al congresso se la Francia non prendesse impegni cui l'imperatore non volle sottostare mentre la situazione poteva subitamente complicarsi per inattesi avvenimenti; egli propose allora al santo Padre di abbandonare le Romagne che in fallo non gli appartenevano più e di chiedere alle potenze una guarentigia assoluta per quanto rimane vagli del suo dominio temporale. Senza dubbio per il santo Padre il sacrificio era grande, rimpicciolimento del dominio della santa sede dovea dare gran dolore al pontefice. Ma l’imperatore giudicava la quistione sotto il suo vero aspetto: proponeva che s’alzasse una barriera contro altri iuvadimenti. Per disgrazia il santo Padre rifiutò e con una risposta irrevocabile che può riassumere colle parole, «o tutto o niente», vincolò il suo destino ai destini dei principi detronizzati. L’imperatore né fu afflittissimo.

Segur d'Aguessau. Voi non fate parola di un certo opuscolo?

Billault. Di questo stavo appunto per discorrere.

Segar, Badate che l’opuscolo è anteriore all'epoca di cui parlate.

Billault dice che quell'opuscolo destò troppi attacchi, troppe calunnie perché né possa tacere: nella società cattolica se né menò gran numero e si ricordò testé essere opinione di lord John Russell che la perdita della metà del poter temporale si debba a quell’opuscolo. Esso fu pubblicalo nell'ultima quindicina del decembre: l’Italia centrale era in quell'epoca in insurrezione: due o tre voi te aveva votato la propria annessione al Piemonte: in quel momento si istigava il santo padre a salvare quanto ancora potea salvarsi del suo potere temporale.... Quello che l’opuscolo dicea lo scrisse l’imperatore al papa sul finire del decembre. Infatti in quali condizioni trovavansi le cose? Il papa aveva egli perdute le Romagne? conveniva farla guerra? voleva egli sottomettersi ad un congresso? coloro che ignoravano lo stato delle cose videro nell'esposizione di tali quistioni fatti straordinarii, mentre invece non erano che la risultanza di una situazione già precisata.... Solo l’imperatore difese la santa sede; egli solo tentò di strappare qualche cosa all'incendio; fu solo mentre tutti ritiravansi. Eravamo allora in gennaio e l’ambizione del Piemonte non avea presa tutta la sua estensione.

Parlando del Piemonte, dice l’oratore dolergli che parole appassionate siensi pronunziate in Senato, postoché i dissensi che possono correre con sovrani non trigono che le assemblee di. un gran paese come la Francia abbiano a dimenticare la moderazione. Poscia continuò ripetendo che in quell’epoca l'ambizione del Piemonte non erasi del tutto sviluppata ed osservando che di più sul tavoliere della diplomazia mancava un elemento considerevole; giacché in quell’epoca solamente intervenne l’Inghilterra, rimasta sino allora senza prender partito.

Billault, dopo avere proclamalo che l’alleanza inglese è la più sicura guarentigia di pace e di libertà per i popoli, così continua: Si appalesò dunque l’intervento inglese e chiese l’evacuazione dell'Italia e l’appello al suffragio universale: noi ci trovavamo a fronte di un nuovo pericolo, poiché era evidente che l’applicazione del voto popolare sarebbe stata favorita dalla diplomazia L’imperatore non dispera di scongiurare il pericolo; persiste nel pensiero di creare una confederazione italiana e propone la ricostituzione della Toscana ed il vicario delle Romagne senza punto dissimularsi le difficoltà che tale proposta incontrerebbe. Egli ben supponeva che non l’accetterebbe il Piemonte e che la Santa Sede di mala voglia vi si piegherebbe: non pertanto insistette come sull’ultima combinazione possibile. Allora accadde che la politica imperiale non ebbe appoggio, e che mentre non trovavasi chi la volesse sostenere, il suffragio universale si realizzò, e le provincie riclamarono l’annessione al Piemonte. In luglio, in decernbre, in febbraio l’imperatore fece ogni sforzo per impedire il progredire dell’Italia verso l’unità. Ma l’imperatore solo avea ragione ed il Senato ciò avvertirà nel suo indirizzo.

Il papa aggredito risponde colle armi spirituali e lancia una scommunica; la situazione non si fa perciò migliore. Più che mai respingevansi le proposte di concessioni territoriali. In allora si mutò il compito dell’imperatore; il papa domanda di avere a sua guardia i napoletani; l’imperatore consente, insiste presso il re di Napoli, invita la Sardegna ad aderire a tale combinazione; ma Napoli rifiuta, lo non movo rimprovero al re di Napoli; gli eventi troppo bene provarono che egli abbisognava di tutte le sue truppe.

Allora immaginò l’imperatore di proporre al papa una guardia provveduta da tutti gli Stati cattolici; Francia ed Austria sarebbero scomparse; le truppe sarebbero state trasportale, il tributo sarebbesi pagalo in comune. Ma il bilancio cattolico non piace, e si preferiscono le annuita. Sapete come sia accaduto che pochi volontari abbiano combattuto valorosamente, essi erano francesi.

Alle annuità si sostituisce il danaro di S. Pietro, che non era elemento regolare, e che fu esaurito come dopo un dalo lasso di tempo si esauriscono tutte le risorse della carità. Era uno spediente ma d'indole tale da poter tranquillare il santo padre e lasciar tempo a preparare una soluzione. Sventuratamente trovammo ancora una concorrenza, e si potè dire al sig. di Grammont che la proposta era rifiutala. Il Papa non vuole l'armata che gli si impone; egli ama meglio l’arruolare volontari Evidentemente era partito preso; si ricordi il colloquio tra il cardinale Antonelli ed il signor di Grammont; il cardinale risponde una sola cosa, non volere transigere; gli argomenti adotti dal nostro ambasciatore non valgono a smoverlo.

Un altro ministro del papato pagò col sangue la propria devozione alla santa sede; nel 1832 diceva il conte Rossi esistere incompatibilità tra il governo romano e le popolazioni, e che l’avvenire offriva un solo mezzo di salute al poter temporale, cioè il dominio nominate ed il tributo cattolico. Così le misure che l’imperatore nella sua sollecitudine sottometteva alla santa sede erano da lungo tempo prevedute, e prevedute da un uomo che conosceva per bene e Roma e l’Italia.

Tutti gli sforzi dell’imperatore andando a vuoto a cagione delle risoluzioni del governo romano, il papa invita un generale francese ad organizzare la sua armata. L’imperatore, senza ricordare il passato, con magnanimità non contraddice la scelta del sovrano pontefice. Ma allora alla Francia non incombea più il dovere di Roma: essa trovavasi libera da una penosa condizione. resa più penosa ancora dalle diffidenze che contro di lei notrivansi. L’imperatore avvertì il santo padre che l'occupazione francese cesserebbe appena fosse compiuto l’organamento dell’armata pontificia. Il papa, riconoscendo che gli erano stati resi servigi, accettò la dichiarazione. Se gli eventi avessero risposto al programma, se le nostre troppe avessero abbandonata Roma, il papa non vi si troverebbe probabilmente in questo momento.

Ma intanto Garibaldi salpava da Genova per tentare la conquista della Sicilia. Dalla Sicilia alla terra ferma, da Napoli a Roma avanzavasi il corrente rivoluzionario.

(Continua)

Dispacci Elettrici AGENZIA STEFANI

Napoli 10 – Torino 9 (sera)

Moniteur 9 – La deputazione del Senato ha presentato l’indirizzo all’imperatore. Egli ha risposto: che il nuovo diritto accordato ai Corpi Politici di esaminare liberamente tutti gli atti del governo ha per iscopo d’illuminare il paese sulle grandi quistioni che agitano oggi gli spiriti. La discussione ha dovuto provargli che malgrado le difficoltà all’estero del conflitto delle situazioni estreme, noi non abbiamo abbandonato alcuno degl’interessi opposti che conveniva tutelare. La mia politica sarà sempre ferma leale e senza pensieri occulti. L’indirizzo del Senato approva la mia condotta del passato ed esprime la fiducia nell’avvenire. Io lo ringrazio.

– Il Barone Gros è nominato Gran Croce della Legione d’onore.

Napoli 10 – Torino 9 (sera)

Parigi 9– Una lettera di Turr a Klapka del 9 Marzo impegna gli Ungheresi a non compromettere la liberazione di Ungheria con un movimento prematuro, che gli agenti austriaci cercano di fomentare, e li supplica a serbare le forze intatte per circostanze più favorevoli.

Berlino 9. – La tranquillità è completa a Varsavia. L’istruzione giudiziaria continua. Manifestazioni di lutto continuano da per tutto. Le tombe delle vittime sono coperte di bori. Aspettasi da Pietroburgo la risposta all’indirizzo.

Londra,– 5 milioni sono inviati in America.

Napoli 10– Torino $ (sera) Segretarii della Camera dei Deputati eletti. Galeotti, Zanardelli, Tenca, Mischi, de'  Sanctis, Massari, Giuliani.

Questori – Chiavarina e Cantelli.

Parigi – Madrid 9. – Olozaga ha dichiarato che considera distrutto il potere temporale del papa.

Napoli 11 – Torino 10

Roma 9 – Il discorso del Principe Napoleone destò un grande entusiasmo In Roma si prepara una sottoscrizione per dare una dimostrazione di gratitudine al Principe.

Napoli 11 – Torino 10 (notte)

Opinione 10. Le voci di trattative col Governo Pontificio sono inesatte. Le tendenze attuali della corte di Roma non renderebbero agevole un accordamento.



Fondi Piemontesi 76,25,76,35
Tre per cento francese 68,15
Quattro e mezzo id. 95,75
Consolidati inglesi 92 ¼
Metalliche Austriache 65,10

LA NUOVA LEGGE ORGANICA

L’ORDINAMENTO GIUDIZIARIO

NELLE

PROVINCE NAPOLITANE

Prezzo gr. 20

Vendibile all'uffizio di questo giornale.


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ANNO I. Napoli 12 Marzo 1861 N. 15

IL PARLAMENTO GIORNALE POLITICO DELLA SERA
Si pubblica tutti i giorni (esclusi i festivi) alle 5 p. m.
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Sarà sospeso, da lunedì 11 andante, rinvio del giornale a tutti coloro che non cureranno spedire l'importo almeno di un trimestre con lettera affrancata al Direttore del Giornale il Parlamento in Napoli.

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NAPOLI 12 MARZO 1861

COLPO D’OCCHIO SULLA SITUAZIONE

Le discussioni nella legislatura francese han dimostrato e raffermato quel che da noi fu detto nei precedenti articoli, d’esser cioè l’imperatore Napoleone l’amico più sincero d’Italia. Il discorso del Principe Napoleone fu universalmente plaudito; egli dimostrò i vantaggi di Francia nell’unità d’Italia, la naturale alleanza nelle due Nazioni, il concorso di 300 mila soldati italiani al primo squillo di guerra: l’Italia riconoscente ringrazia il Principe, e nel desiderio di veder verificate, nei momenti di pericolo, le sue previsioni, siamo obbligati a dire apertamente, che col sistema finora adottalo non si avrà un esercito di 300 mila uomini, non saranno i meridionali entusiasti e corrivi all’evento di guerra come furono nelle campagne di Spagna, di Russia, di Germania e d’Italia nel periodo decennale: il predominio di un elemento municipale non costituisce né forma l’esercito Italiano. Tutto ciò è assai evidente presso di Noi; e l'avvenire convincerà gli stranieri, comunque i nostri ne debbano di già essere ben convinti e persuasi.

La discussione Francese ha giovato alta quistione di Roma, ove, pare, la rivoluzione essendo imminente né dovendo i francesi combattere o soffocare le aspirazioni italiane, comunque tutelar debbano la persona del Papa, pronta ed immediata avremo la tanto desiata risoluzione; e Roma divenuta la Capitale d’Italia. agevola d’assai l’unificazione della Penisola.

Le questioni d’Oriente, e l’occupazione della Siria hanno un pochino alterato l'accordo tra Francia ed Inghilterra; ma potendo esservi piena intelligenza tra Francia e Russia (che verrebbero secondate dall’Italia, Svezia, Danimarca ec.) si cercherà evitare ad ogni costo la guerra.

L’Ungheria e gli altri Stati dell’impero Austriaco non lasciano tranquillo il Gabinetto di Vienna; e la Prussia, che potrebbe commetter l’errore di parteggiare per Austria contro Francia, si tiene pronta per gli eventi.

La rivoluzione che non è certo sopita, e lo spirito di Nazionalità non ci lascian dubbio del trionfo del principio democratico. Laonde, deplorando i lugubri fatti di Varsavia, riteniamo che l’Imperatore Alessandro non negherà all’illustre e guerriera Polonia quella Costituzione che le si era garantita da’ trattati.

L’Italia adunque, costituita ad Unità, sarà proclamata grande Nazione dal Campidoglio, ove si dovranno riunire i rappresentanti del Popolo Italiano per salutare V. E. Re d’Italia e sancire lo Statuto Costituzionale che meglio può essere consentaneo a’ bisogni ed a’ mezzi dei popoli della Penisola. Ed in proposito di ciò, crediamo non vi sia alcuno in Italia che possa plaudire allo Statuto Sardo, che non è all'altezza de’ tempi ed a livello della circostanza.

Se dunque nei grandi disegni della Previdenza l’Italia è destinata a riprendere il suo antico splendore, dee trovarsi. parata agli eventi, e sostenerne il peso. Occorrono quindi grandi mezzi, e sollecito armamento – Pe’ mezzi si ricorra alle risorse interne, che non sono esaurite, e sappiaci. mettere in azione: per l’armamento, si faccia centro di organizzazione Napoli, ai riformi il sistema, si adotti equità e giustizia e l’esercito sarà fatto, e sarà maggiore per forza, per numero, e valore di quello che le provincie del Napoletano diedero a’ tempi della decennale occupazione Francese. E sappiano i Governanti, che volendo procedere altrimenti, non riusciranno mica nel di loro assunto, ed opereranno in senso contrario del proposto, perocché, ingigantito, come già è il malcontento, non succederà l’amalgama e la fratellanza, ma invece il dispetto e l’odio.

 Da taluni si crede che si possa e che si debba comandare e disporre arbitrariamente, che l’elemento militare manchi nell’Italia del Mezzogiorno, e noi dobblam dire che costoro si ingannano d’assai. Facciasi dunque senno, se non vogliasi fallire allo scopo.

D.

CAMERA DEI DEPUTATI

Tornata del 7 maggio Pres. Zanolini

Si legge il processo verbale; poi si fa l'appello nominate. Quando la Camera fu in numero si approva il processo verbale.

Boggio fa un'interpellanza intorno a due documenti relativi all’elezione di Avigloa, dei quali non si è fatta parola nella relazione d’ieri e che a lui consta essere pervenuti. Sono una lettera ad un parroco ed una protesta di 34 elettori contro l'elezione.

Brofferio e Mazza l'appoggiano.

Si ripigliano le relazioni, e sono riferite le seguenti:

Collegio di Montesanto, Imbriani, approvata id. di Avezzano, Mariano d'Ayala, annullata..

id. di S. Demetrio, Dragonetti marchese, approvata. id. di Lanusei, Cugia Effisto, id. di Montepulciano, Canestrini, avv., id. id. di Sessa, Desanctis. prof. Fr., id. id. di Monopoli, Vaienti D. Flaminio, id. id. di Corato, Dischi D. Vincenzo, id. id. di Tricase. Liborio Romano, id. id. di Bitonto, Liborio Romano, annullata. id. di Alba, Prof. Coppino, Id. id. di Varallo, Guglianetti, avv., approvata.

Paternostro, relatore, propone a nome del primo officio che si mandi all'autorità giudiziaria per mezzo del ministero di procedere ad un'inchiesta intorno ai fatti denunciati da una protesta contro il signor Bormida competitori del Guglianetti.

Bertea si oppone e propone l’ordine del giorno puro e semplice che è accettalo.

Si continua a riferire intorno alle seguenti elezioni:

2. collegio di Catania, Boncolosi marchese, approvata– Bozzolo, avv. Valentino Pasini, id. – Cortona, d'Anona Sansone, id. Camerino, Lorenzo Valerio, annullala.

Esaurite le relazioni in pronto,si passa alla costituzione dell’ufficio definitivo.

Ara propone che i segretari invece di 6 siano 8. La Camera adotta.

Numerate le schede risultò che erano 242, e la maggioranza 422.

Il risultato della votazione fu questo: Rattazzi, voti 219, Ricasoli,10, Lanza 6, Garibaldi,1, Ticchio,1, schede bianche,4.

Zanolini. Proclamo a presidente della Camera il deputato Rattazzi (applausi).

La tornata è sciolta alle 5.

FRANCIA–  Seduta del Senato del 2 marzo

(Cont. V. il N. prec.)

Tre volte respinto l’imperatore non indietreggiò: vidde che le nostre truppe doveano rimanere a Roma per proteggere il papato fra mezzo a pericolose crisi: egli non esitò, e l'ordine di rimanere fu spedito. Intanto il dramma progrediva e le sue peripezie provavano, conviene pure che io lo confessi, che nessi a luogo le popolazioni simpatizzavano col governo, dacché un migliaio di partigianti condotti da un uomo arrischioso bastavano a conquistare un reame. Le popolazioni erano complici degli invasori.

L’imperatore tenta un'ultima prova. Non parlerò del contegno tenuto verso il re di Napoli; il mio compito sarebbe troppo facile: I dispacci del signor Brenier fanno uno spaventevole quadre della situazione di Napoli al momento in cui la rivoluzione minacciava il trono. Siate persuasi che un sovrano giovine e coraggioso aggredito dalla marea del disamore e dei tradimenti non può far fronte a’ suoi popoli. Di più non dirò. La Francia non poteva intervenire in favore del re di Napoli, ma eravi una potenza alla quale l'imperatore portava pure interesse e che era anch’essa minacciata.

L’imperatore s’indirizzò all'Inghilterra chiedendo se in presenza della bandiera delle grandi potenze, fosse conveniente quando succedeva in Sicilia (bene). Trattavasi di arrestare le spedizioni di Garibaldi: l'Inghilterra rispose con un rifiuto.

Ora che dovea fare l’imperatore? Egli ebbe sempre per norma politica di mantenere l’accordo fra le grandi potenze. Egli vidde non esser conveniente il volere darsi il vanto di tutto fare, tutto decidere in Europa senza prenderò concerti coi governi. Questa è grande politica, e conviene dirlo, per essa l’imperatore ha. in dieci anni, conquistata in Europa una grande, un’immensa autorità...

Il generale Hudson. La prima.

Billault. Ma a qual prezzo? a quali condizioni? A condizione di maturare ogni suo atto, ogni suo disegno di agire sempre colle grandi potenze per olle ne re la pace d’Europa o per mostrare che volevate ottenere. L’imperatore non credette dunque conveniente di dare, quasi direi, una lezione alle potenze. D’altronde egli era ben lungi dallo aspettarsi alla totale detenzione che dovea aver luogo intorno al re di Napoli e che era tuttavia diventata un fatto. Segnalai le complicazioni dogai specie che eransi rivelale. Accadde un ultimo fatto: l’invasione degli Stati della Chiesa per parte delle truppe piemontesi, invasione che l'imperatore con ogni mezzo avea cercato di impedire.

Il ministro dichiara che non esaminerà se in qualche modo simile fallo possa scusarsi, né se. realmente il Piemonte a fronte del progredire di garibaldini nelle provincie meridionali, volea preservare l’Italia da ima catastrofe. Se qualcuno in buona fede lo ha credulo, può essere che altri abbiano invocalo questo argomento come semplice pretesto: non giova ora trattarne. Che faceva intanto la Francia? fin dal prime giorno l’imperatore spediva al suo Ministro a Torino un dispaccio telegrafico nel quale palesava tutto lo scontento destato in lui da una condotta che costituiva una flagrante violazione del diritto delle genti e minacciava di richiamare il suo ambasciatore quando non si ritirasse l'ultimatum. Poco tempo dopo l’ambasciatore era richiamalo. Si disse che questa protesta e questo richiamo non doveano avere conseguenza e rimarrebbero una minaccia illusoria. Ma poteva l'imperatore fare di più di quel che fece? Nel dominio delle influenze diplomatiche, dei servigi resi, della rottura delle nostre relazioni diplomatiche potevasi forse fare altrimenti di quello che l’imperatore fece.

Si dice: il governo se l’avesse voluto avrebbe potuto impedire quell’invasione: il Piemonte sta nelle sue mani. Cosa strana invero! Lord Russell diceva appunto l’istessa cosa, deducendone però una conseguenza opposta. «Non ci sì farà credere, diceva egli, che l’imperatore, il quale mantiene il papa a Roma, non ne possa ottenere quanto vorrà». Eppure l’imperatore nulla potè ottenere dal santo Padre né dal re di Sardegna. Ciascuno dimostrò la medesima ostinatezza: ciascuno credette interesse suo di respingere i consigli della Francia. L’argomento addotto è dunque un cattivo argomento.

L’imperatore tentò tutte le combinazioni per arrestare il torrente che minacciava le possessioni temporali del santo Padre, e più tardi per conservare lo statu quo.

Verso il re di Sardegna l’imperatore impiegò tutti i mezzi teneva a sua disposizione per manifestare la sua disapprovazione.

Resta un ultimo mezzo, doveva impiegare la forza?

Qui si appresenta un principio, il non intervento, che fu vivamente attaccato qui ed altrove, che si presentò come l'arca santa dei rivoluzionari, perché loro permette di agire in libertà, e che da un altro lato si volle di origine inglese. Nulla vi ha su ciò di vero; esso non è favorevole alle insurrezioni; quando esse non isconvolgono la totalità d’un popolo, un governo è sempre in condizione di difendersi; quanto all’origine inglese, non è più reale delle altre.

Questo principio fu già proclamalo in un parlamento francese, in una discussione del genere della presente, in un'epoca in cui si chiedeva l’intervento in Italia contro l’oppressione austriaca. In allora un uomo di stato diceva, dall’alto della tribuna, che la Francia non poteva farsi la riparatrice di tutti i torli, né incaricarsi della polizia delle nazioni.

Il diritto diplomatico attuale riconosce un principio superiore: noi abbiamo bisogno dell’assenso dell’Europa per un intervento; se l’Europa lo giudicasse necessario noi lo faremmo; ma non siamo soli arbitri del destino del mondo: noi non siamo i padroni delle nazioni, ma siamo un gran popolo che rispetta l’Europa e che da essa è rispettato.

D’altronde in qual modo avremmo agito altrimenti? Potevamo forse all’indomani della battaglia di Solferino volgere le nostre armi contro il re di Sardegna? Per fare che? Oh se dopo aver colle nostre armi conquistata Roma ed averte restituita al santo padre si avesse potuto conservarla al pontefice, forse avremmo tentata questa avventura. Ma chi può asserire,1 che abbandonate quelle provincie sarebbero rimaste sotto il dominio della santa sede? Non sono forse quarantanni che furono sotto tale dipendenza mantenute delle baionette francesi od austriache?

Che rimaneva a farsi? occupare perpetuamente quelle posizioni, contro, i nostri interessi, contro le nostre convenzioni per fare da gendarme e da poliziotti in quelle provincie.

Rochejaquelein. lo non domandai simile cosa.

Parecchi senatori. Nessuno vi move questa accusa.

Rochejaquelein. Questo voleva appunto constatare.

Billault continuando dice che ciò sarebbe stato possibile, ma non per parte della Francia che appoggia le idee generose e non le misure di compressione. A chi deve attribuirsi la colpa della gravezza della situazione di Roma? Agli abusi, alle debolezze del governo temporale che vogliono sceverare dallo spirituale. Abusi e debolezze che non sono di data recente, postoché fin dal 1831 supplicavasi il santo padre di accordare riforme. Si ripeté più tardi il consiglio; si ripeté ancora nel 1856, e prima ancora di tal epoca, con lettera rimasta celebre, l’imperatore invitava il papa a concedere riforme.

Qual era la risposta a questi premurosi inviti? Indugi, esitazioni, proposte di condizioni impossibili; eppure v’ha ancora oggi chi ci. accusa. A queste condizioni che durano da gran tempo non si porrà rimedio colla forza ma con concessioni. Che cosa convien dunque fare? Si credette che il tempo basterebbe a cangiare convinzioni e circostanze; il nostro compilo era facile; è nolo che al santo padre si diede consiglio di abbandonare Roma (consiglio non nuovo); il partito che osteggia ogni forma, ogni concessione invitavate a tentare la pericolosa prova di abbandonare la cattedra di S. Pietro; noi potevamo lasciare che il papa desse retta a tali consigli: le nostre truppe sarebbero partite da Roma e sarebbe cessala ogni responsabilità a nostro carico. Al contrario tutti gli sforzi nostri furono diretti ad ottenere che si aspettassero condizioni migliori ed a persuadere il papa a non lasciare Roma.

Il ministro dopo avere dello quale sia l’estensione dell’occupazione francese nelle provincie romane, cita parecchi passi della corrispondenza diplomatica che segnalano e spiegano gli inconvenienti di tale occupazione.

Ecco, continua Billault, la situazione quale la fece l’insurrezione delle popolazioni. Ora ci si domanda quale sarà la nostra linea di condotta in avvenire. Ma, in questione diplomatica difficile quanto questa, quando le cir costanze possono da un momento all’altro fornire occasione di migliorare le cose, in presenza delle rivalità dell’Europa, delle pratiche della diplomazia, il prendere un partito decisivo, il dichiarare le nostre intenzioni e le concessioni a cui potremmo consentire, non consiglierebbesi neanche da un alunno in diplomazia.

Volli dimostrarvi, e credo di esservi riescito, che l’imperatore fece quanto potea per difendere interessi cozzanti: la libertà italiana ed in pari tempo l’indipendenza del santo padre. Credete voi che egli abbia fatto quanto,era possibile? Se tale è l’opinione vostra, ditela chiaramente, lealmente.

Segur d'Aguesseau. Come'? Sarebbe possibile che voi abbandoniate Roma?

Billault. A questo non voglio rispondere.

Segur. Ma questa vostra è risposta abbastanza chiara.

Billault. Vi risponderò invece che da undici anni siamo a Roma per proteggere il santo padre e che non abbiamo fatto pagare al papa le spese della nostra dimora come fecero gli austriaci. Nessun ha diritto di mettere in dubbio la nostra lealtà, la nostra devozione per il santo padre...

Segui d'Aguesseau. Questo è un motivo di rimanere a Roma...

Il generale Husson. É anzi motivo di affidarsi nella saggezza dell’imperatore...

Billault. Si accusò l'imperatore; si minacciò; si parlò di spergiuri: si giunse a cercare ne’ santi libri un’allusione odiosa (il ministro allude al paragone fatto dal vescovo di Poitiers che ricordò Pilato che potè e non volle salvare il Cristo). E necessario che una dichiarazione del senato metta un termine a simili oltraggi, e richiami al rispetto chi io dimentica; è necessario che sappiasi che questi grandi corpi dello Stato che circondano il sovrano sapranno imporre il rispetto dovuto a quel principe che tutto fece per la Chiesa.

 Si parve mettere in dubbio che esso abbia adempiuto come doveva al compito di figlio primogenito dalla Chiesa. La nostra spedizione in Cina, la presenza delle nostre armi in Siria, rispondono a tali accuse. Sotto il presente regno, la religione cattolica fu oggetto costante del rispetto e della benevolenza del sovrano che non lasciò sfuggire occasione per manifestare tutta l'affezione sua per il santo padre. Lui chiamò a padrino del suo figlio, su cui riposa l’avvenire doligli nostri.

Ecco con qual modo si agì contro colui che tutto fece per la chiesa; oltraggi furono indirizzati al sovrano che costantemente difese il santo padre senza perciò abbandonare gl’interessi del paese; parve che si volesse dimostrare che la religione cristiana è incompatibile colla grandezza politica della Francia. A voi signori senatori, spelta il respingere gl’indegni oltraggi che si scagliano contro lo imperatore.

Ignoro se questi oltraggi addolorino il suo cuore, ma so che essi non muteranno né la sua fede, né la politica, che è sua gloria. Egli continuerà con quella perseveranza che l’Europa onora, a difendere i giusti interessi della Francia, l’indipendenza del santo padre e la libertà italiana (applausi prolungati).

Dopo il ministro, il visconte di Suleau lesse un discorso insignificante: poscia prese la parola il cardinale Donnei conchiudente con queste parole: «Voterò per l’adozione dell’emendamento proposto da alcuni dei miei onorevoli colleghi col quale si domanda che la spada della Francia continui a proteggere non solo la persona del papa, ma altresì la sua indipendenza eia conservazione del potere temporale».

Baroche ministro, presidente del consiglio di Stato, risponde che il governo respinge l’emendamento: le ragioni saranno addotte nella discussione di esso.

Notizie Varie

ASTI

– Il generale D.

Cavero è stato incaricato di esaminare i titoli degli ufficiali della divisione Coseni che risiede qui in Asti. A tale oggetto egli è venuto qua ed ha chiamato ad uno ad uno tutti i reggimenti, e via via tutti gli ufficiali di essi. Non si è trattalo che di un semplice interrogatorio generale; non si è trattato che di esaminare su i brevetti erano in piena regola. Talvolta il generai D.

Cavero ha mostrato un certo stupore vedendo dei capitani e dei maggiori di età giovanissima e che non avevano che pochissimo tempo di servizio: e fra gli altri, ha domandalo ad un capitano calabrese, come ha egli fatto a pervenire in così poco tempo a quel grado: e il capitano con molta prestezza gli ha risposto: «Nel modo stesso che Vittorio Emmanuele in cosi poco tempo è divenuto re d'Italia.» Risposta piena d’arguzia e di buon senso; perché nel modo stesso che il re mentre era due anni fare soltanto di 4 milioni d’italiani oggi si trova ad esserlo di 20; chi due anni sono era semplice soldato, può essere oggi capitano.

ALESSANDRIA

La commissione per un dono nazionale a Garibaldi radunatasi domenica al tocco delle 11 12 antim. nella sala del municipio e vi era presieduta dall’avv. Dossena membro della giunta. Prendeva la deliberazione di emettere delle cartelle in proposito e depositarne alcune presso i banchieri a chi ne avrebbe fatto domanda: approvava il proclama diretto ai cittadini a tale effetto dopo poche osservazioni accettato senza alcuna difficoltà da chi l’aveva redatto.

INTRA

Leggcsi nell’Operaio Istruito:

Deputazione a Garibaldi. – In coerenza all’espressa determinazione del consiglio generale di questa Società operaia, è stato nominato fra i membri dello stesso consiglio il delegato che deve far parte della deputazione per ossequiare l’illustre generale Garibaldi. La deputazione si riunirà a Genova il giorno 26 corrente, e partirà il 29 con un piroscafo della ditta Rubattino che generosamente accorda il trasporto gratuito della Deputazione sino all'isola della Maddalena; donde per breve tragitto si recherà a’ quella di Caprera, stanza del grande eroe, che vi sta meditando nuove imprese.

MILANO

– Ieri l’altro a sera verso le 6 e ¾ scoppiava un turbine impetuoso con tuoni e fulmini, e grossa gragnuola. che però non cadde in tutta la città. Un fulmine dopo avere rovesciato su qualche guglia del Duomo, condotto dai parafulmine, andava ad estinguersi nel pozzo della sagrestia, senza arrecar danno. Non si hanno a deplorare, per quanto sappiamo, gravi inconvenienti. (Id.)

MODENA

– Un ferito dei carabinieri che noi poterono prendere nel furto di Sassuolo fu trovato morto verso l’alpe di S. Pellegrino, un altro ladro urbano si lanciò nel Pozzo di una casa di Modena e vi si annegò. Non sempre si ha questa fortuna e perloppiù i ladri non solo riescono a rubare ma restano ignoti. Così l’altro dì furono, a quanto dicesi, rubali al signor presidente dello spedale i denari del Comitato Lafariniano e quelli di deposito che aveva nella sua residenza e non pare. che la giustizia siasi impossessata dei ladri.

Rimasero pure sempre occulti gli autori di tanti altri furti.

(Art.)

– Li 4 corrente incominciava presso la nostra Corte di appello il pubblico dibattimento nella causa del detenuto Licurgo Zanini, imputato di cospirazione.

FRANCIA

– Fu indirizzata agli agenti diplomatici la seguente circolare:

«Nella seduta del Senato del 1° marzo il principe Napoleone pronunziò un discorso, in coi dopo avere esaminata la politica seguita. dalla Francia rispetto all’Italia.

– S. A. I. lasciò scorgere quale sarebbe a parer suo la soluzione che dovrebbesi dare alla questione romana.

«L’imperatore desidera essenzialmente che le opinioni di S. A. non si considerino come d’indole tale da potere in qualunque modo vincolare la politica del governo. S. M. lascia a suo cugino tutta la responsabilità delle sue parole. Egli desidera che voi communichiate questa dichiarazione nel più breve termine possibile al governo presso al quale siete accreditato».

= Parecchi uffiziali della marineria furono autorizzati a fregiarsi delle insegne dell’ordine di Francesco 11 di Napoli.

– Il generale Chrzanowski è morto a Parigi il 3 marzo.

– Il Moniteur pubblica la relazione di Delangle rispetto all'affare Mirès; in essa troviamo: Se l'opinione pubblica si dovesse tranquillare mi limiterei a ricordare le parole dette dal la M. V. allorché questo processo fu iniziato:

«Voglio che in questo triste affare la giustizia svisceri ogni questione risolutamente senza badare a riguardi personali. Dacché il sospetto si riversa su tutti, e che gli innocenti sono compromessi da un’accusa generale, egli è indispensabile che la luce si faccia».

– I giornali parigini ci recano il resoconto della seduta del senato del 4: cominciò la discussione dei singoli paragrafi dell’indirizzo. E da notarsi l’interpellanza diretta dal marchese de Boissy relativamente al secondo paragrafo in cui si dichiara essere il senato convinto che l’imperatore s’adoperò colla più costante sollecitudine nell’incremento della prosperità e della grandezza dell’impero. Il marchese di Boissy disse: d’ordine regna, sta bene ma in tal caso perché lasciare i francesi sotto la minaccia delle misure preventive che le presuppongono tutti cattivi cittadini? Per recente decreto del governo gl’inglesi potranno viaggiare in Francia senza passaporto; ai francesi, invece, non è dato il fare poche leghe, l’andare, per esempio, da Parigi a S. Cloud, senza munirsi di passaporto, se pur non vogliono correre il rischio d'essere arrestali. So che le autorità praticamente non applicano sempre il disposto della legge in proposito, ma il diritto sta»

– Cinque emendamenti furono presentati dai deputati Favre, Darimon, Picard, Henon e Olivier. Ecco i tre principali:

1. Affinché il diritto di controllo restituito ai rappresentanti del paese negli stretti limiti tracciati da recente decreto possa essere di qualche utile, è necessario abrogare la legge di sicurezza generale e con essa tutte le altre leggi eccezionali: emancipare la stampa dal regime arbitrario: vivificare il potere municipale e rendere al suffragio universale la sua forza curando la sincerità delle operazioni ed il rispetto alle leggi.

2. Abbiamo veduto con dolore che in Algeria siasi rimesso un altra volta il regime militare e che siasi privala quella provincia, come tutte le altre nostre colonie, d’ogni istituzione rappresentativa e spogliata del dritto di mandare deputati al corpo legislativo.

3. È venuta l’ora di applicare a Roma i saggi principi del non intervento e di lasciare, coll’immediato richiamo delle nostre truppe, l’Italia padrona delle sue sorti.

4. Un emendamento al paragrafo 24 fu proposto dai deputati D’Audelarre, Duclos, Claparède, Jouvenel e Di Kerveguen: esso é cosi concepito:.

Noi facciamo plauso alle generose parole con cui la M. V. rese omaggio al re di Napoli ingiustamente colpito dalla fortuna e deploriamo che i suoi stati sieno stati intasi da un'armata composta di elementi rivoluzionarii stranieri che colla violenza vennero ad impedire la prova costituzionale cui il re erosi lealmente sottomesso». (Le parole in corsivo sono tolte dai dispacci di Thouvenel del 24 luglio e 23 dicembre 1860).

– Scrivono da Parigi 2, all’Independane Belge:

«Corre voce che, dopo il discorso del principe Napoleone, il principe di Metternich dovesse chiedere spiegazioni ed anche (ma questa voce vuol essere accolta con più riserbo) domandare i suoi passaporti. Checché ne sia, il racconto d'un fatto che destò molta sensazione al corpo legislativo serve a provare che il linguaggio dei principe Napoleone non è lontano dall'essere ufficiale.

«Ieri alla conversazione del sig. Schneider. vicepresidente detta Camera, il signor conte di Persigny avrebbe, in un gruppo di deputati, manifestalo ad alta voce il suo entusiasmo pel manifesto politico spiegalo dal principe Napoleone alla tribuna dei senato. L'onorevole ministro dell’interno, colla sua solita sincerità e spontaneità di espressioni non poteva, dicesi, proclamare abbastanza altamente essere quella la vera e grande politica napoleonica.

«Un maresciallo di Francia, molto addentro nella politica del gabinetto delle Tuileries, diceva ieri che l’opposizione dell'Inghilterra all’occupazione francese nella Siria era tate da costringere la Francia a rimbarcare le sue truppe Reiteratine di due mesi».

AUSTRIA

– Scrive la Gazzetta di Colonia:

Corre voce a Parigi che il principe di Metternich abili retto una noia a Thouvenel prima del 1 marzo. Vi sarebbe detto che l’Austria non riconoscerebbe mai Vittorio Emmanuele come re d’Italia; che il suo esercito passerebbe il Mincio se gl’Italiani provocassero il più leggiero movimento nel Veneto o nell'Ungheria, e che una guarigione austriaca occuperebbe Roma, giorno che le truppe francesi se partissero.

CORRISPONDENZA DELLE PROVINCE

Catanzaro – Marzo 1861.

Nel nostro paese vi ha una classe, la quale di civiltà non viole, che se ne parlasse affollo; che anzi tenendola come loro nemica mortale, quasi portasse con se la peste, l'odiano, e vorrebbero, elle gli altri eziandio le tenessero il broncio, Mando lontani da essa le mille miglia. Avendo voluto riflettere un poco su questo particolare, ho travato, che per costoro la civiltà è un nome astratto indegno di occupare le loro menti calcolatrici, imperocché nessun utile possono ricavare da’ suoi salutevoli effetti, non perché non ne contenesse alcuno, invece perché veggono che dona l’ostracismo a tutti que’ vizi, onde sono pieni – Il genio di questi cotali è la conservarono scema di qualunque progresso, per modo che' prepongono l’usanza è la tra dizione alla ragione, affinché m nome del dominio assoluto potessero spogliare impunemente il genere umano – Onde li vedi a guisa di tanti cani, che vanno brontolando se per poco loro si toglie la preda epperò volendo sostenere, che la civiltà sia la cognizione civile recata in azione e in consuetudine, si tengono in conto di fanatico ed eretico,come se avessi impugnato qualche dogma religioso: quindi anno ricordando con sommo trasporto l’immobilità orientale, e meravigliati, dome i vecchi queruli del passato, che ne’ tempi attuali i bambini appena usciti alla luce, aprono gli occhi, si lamentano, ed intonò profetico annunziano il giorno del giudizio, dal perché è. cessato il regno della barbarie e dell’ignoranza.

Vi voglio narrare, fra le tante che giornalmente commettono, una cosa che spiega la ragionevolezza del loro odio.

Voi sapete ch’i conventi furono soppressi, e non ignorate, come da’ buoni si sieno apprezzate siffatte disposizioni: intanto tra noi vi è stato chi si è fatto a ravvisare in esse la rovina del paese credendo irremissibilmente perduta la Religione– Il vero motivo dei loro piati sta in ciò, che attuandosi la nuova legge, essi perderanno l’amministrazione de’ beni appartenenti ai conventi delle monache, e cosi non potranno più arricchire le loro, famiglie. A questi se ci aggiungete qualche Avvocatuzzo, che a furia di cavatine di cappello e di ricercale riverenze, ottiene da loro la difesa di qualche causetta, avete spiegale il tutto.

Onde con tutta l’impudenza possibile sconoscendo il gran vantaggio che torna allo stato, alla società tutta, e mascherando l’utile proprio sotto H velo religioso, a guisa di pezzenti si presentano dagl’ignoranti, affinché coprissero di firme alcuna petizioni, che di già hanno posto in giro.

Vorrei come tutto il paese vorrebbe, che il Governo ponesse mente a queste petizioni che g|i s’inviano, e che considerasse, che le sono il prodotte di una consorteria, la quale in nulla è dissimile da quella dei pagnottisti, imperocché, come questi, non vollero più l’Italia dopo di avere assicurato la pagnotta, cosi quella per non perdere la vasta amministrazione, e per non vedersi in casa delle giovanette sacrificate dal fetido orgoglio di parecchi Aristocratici, con cento o duecento firme stimano di avere ottenuto il consenso dell'intera città.

Con questo metodo, se sapeste quanti abusi si sono confermati, voi a ragione vi dovreste maravigliare del nostro silenzio! Chi mal avrebbe creduto che dopo di aver fatto dura esperienza la nostra. Città dello spionaggio dei Celebre Tesoriere Filippo Masciari, noi lo dovessimo vedere ancora col titolo di Rettore del Seminario a dispetto della opinione pubblica, che si è levata gigante contro di lui – È strano ma vero; che un uomo, dopo di aver presieduto la tremenda Camerilla dell’Intendente Guidi, e dopo dì avere aiutato nella Istruzione de’ processi politici il tristissimo Cancelliere Tommaso Ant. Primavera, dovesse tenersi per direttore di una gioventù nobile per sentimenti Italiani, e capace di slanci generosi sol perché è venuta vaghezza a pochi Borbonici avanzare una domanda al nostro vescovo, il quale uvea regolato il concerto– E cosi questo Prelato che si è distinto per non aver fatto adesione al governo di Vittorio Emmanuele per aver proibito di cantare il Te Deum nella presa di Gaeta, e per le circolari che manda tuttavia ai preti, inculcando loro con minaccie di non assolvere chi votò pel Plebiscito viene in quest’altra guisa ad insultar l'opinione pubblica col soccorso de’ suoi satelliti?

Ho fatto questa piccola intramessa per dimostrarti di quale spontaneità vadano dotate le petizioni che da qui s’inviano al governo.

Al momento sento che se ne voglia fare un’altra per i Padri del SS. Redentore – Sapete chi sono costoro? I degni fratelli de'  Gesuiti che in questi tempi di feste popolari, e di libere aspirazioni si sono mostrati i più perfidi nemici – E noi li alimentiamo fin dentro le nostre case, senza riflettere, che dopo di averli lisciati, come i Gatti ti saltano addosso per graffiarti in modo da non invidiare i martiri!

Sia detto una volta per sempre: noi non vogliamo uomini oziosi che si chiudono soltanto per corrompere i costumi e cospirare contro l’ltalia– Sieno maledetti per sempre, quando ne concepiscono il pensiere! Quanto non e meglio adoperarvi il magnifico locale, ove dimorano i nostri moderni Gemelli, per un Asilo Infantile, poiché cosi tante famiglie potrebbero ricevere un soccorse educando i loro figliuoli, e togliendoli dall’ozio, dal vagabondaggio, e forse dal delitto?– La Religione di Cristo non comanda la mollezza e l’ignoranza, ma l’energia ed il sapere!

Dispacci. Elettrici AGENZIA STEFANI

Napoli 11 (sera lardi) – Torino 11

Parigi 11– Beirouth 25– Gl’insulti e le provocazioni raddoppiano a Damasco contro i cristiani. I Musulmani atterravano e calpestavano le croci come nella prima epoca della strage.

L’emigrazione tenta ricominciare. I Drusi minacciano rappresaglie implacabili se i condannati non sono giustiziati.

Washington 27 – Credesi che la conferenza non riuscirà alla pacificazione. Una macchina infernale fu trovata sotto la sedia di Lincoln in un vagone delta ferrovia.

I cambi senza movimenti.

Napoli 12 Torino 11

Perseveranza 11Corrispondenza di Parigi– Corre voce che Hivier abbia ricevuto lettere da Varsavia pregandolo d'introdurre nell'indirizzo del Corpo Legislativo un emendamento in favore della Polonia. Affermasi a Parigi che molti Senatori intendono di ritirarsi dal Senato.

Napoli 12– Torino 11 (sera)

Camera De' Deputati– Dopo i Discorsi di Zanolini e Rattazzi,. Cavour ha. presentalo la legge per la proclamazione del Regno d’Italia L’elezione di Genero é sottoposta ad inchiesta giudiziaria.



Fondi Piemontesi 76,15,76,35
Tre par cento francese 68,15
Quattro e mezzo id. 96.00
Consolidati inglesi 92 14
Metalliche Austriache 65,10

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Il Gerente responsabile -  Carlo De Ruberto.

F. Mazza Dulcini - Direttore-Proprietario.

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STAB. TIP. DELLE BELLE ARTI.

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ANNO I. Napoli 13 Marzo 1861 N. 16

IL PARLAMENTO GIORNALE POLITICO DELLA SERA
Si pubblica tutti i giorni (esclusi i festivi) alle 5 p. m.
COSTA UN GRANO

AVVISO

Sarà sospeso, da lunedì 18 andante, l'invio del giornale a tutti coloro che non cureranno spedire l'importo almeno di un trimestre con lettera affrancata al Direttore del Giornale il Parlamento in Napoli.

_____________

Tutti i giornali della Capitale che vorranno favorirci il loro giornale in cambio potranno compiacersi farlo consegnare dai loro distributori allo spaccio di giornali del sig. Colmayer (Strada Toledo Paiamo Cavalcanti), ritirando da lui il nostro periodico.

NAPOLI 13 MARZO 1861

LA COMMISSIONE DI ESAME

PEL PERSONALE DE’ RAMI FINANZIERI

2.

Poiché tanto gli Agenti del potere esecutivo, quanto la misteriosa Commissione di esame pel personale de’ Rami Finanzieri, han mostrato finora o d’ignorare le nostre leggi organiche, in virtù delle quali ancor ci si governa, o di volerle a bello studio violare, è mestieri qui rammentarle, e rilevare tutto che importi una violazione di legge in un governo costituzionale.

1 I Ricevitori Generali ed i ricevitori Distrettuali sono nominati a vita, in conformità del Decreta del 12 Dicembre 1816.

2 I percettori circondariali sono a vita,giusta il Decreto degli 8 Novembre 1809 tuttora in vigore.

3:° Sono impiegati del Governo tutt’i Ricevitori Generali e Distrettuali, col soldo annuale i primi di duc. 600, e di duc. 400 i secondi ec. art. 2, Decr. 12 Die. 4816.

4 I percettori debbono personalmente esercitare il loro ufficio; e se de'  minori si trovano già in possesso per precedente Sovrana concessione, è volere del Re, che arrivati costoro all’età maggiore dovranno esercitare essi stessi le loro rispettive percettorie – R. degli 14 Luglio 1829.

5 Le cariche suddette essendo a vita cessano per causa di morte, di dimissione, ed anco di destituzione ec. ec. La destituzione al seguito della sospensione, nei casi previsti dall'art. 13 del Regolamento del 5 Giugno 1811, o per reati secondo le leggi penali.

6 Gli Agenti della percezione debbono dar valida cauzione, pria di mettersi in esercizio – (cit. Dec.). Debbono firmare delle obbliganze per lo pagamento completo della percezione, abbiano o no esatto; lo che importa un contrattò a partito forzoso.

Le indicate norme di legge sono relative agli Agenti della percezione delle contribuzioni dirette: in altro articolo discorreremo degli Agenti per altri rami finanzieri.

Ora applicando l'esposte disposizioni di legge (al seguito dell’art. inserito nel nostro periodico degli undici di questo mese) a fatti avvenuti, è forza rilevare le seguenti cose: Si è violata la legge, quando furono esonerati da’ minori, cui, per precedente concessione erano conferite le cariche di Ricevitori o percettori.

Dovevasi rispettare la loro nomina, de’ sensi del Rescritto degli 11 luglio 1829 – E se anco questo Rescritto venisse rivocato, non potendo aver la Legge forza retroattiva, noi sarebbero colpiti gli attuali titolari.

Si è violata la Legge, quando si sono esonerati de’ Ricevitori o precettori, senza esser convinti di malversazione o di frode, o di qualunque reato che privasse de’ dritti civili, o impedisse l’esercizio della carica – Illazione de’ citali Decreti.

Si è violato il dritto costituzionale esonerando dalle cariche conferite a vita da’ cittadini, non colpiti da reato, né processati amministrativamente o giudiziariamente.

Si è violato il patto, esonerando, senza legale e giusta ragione, gli Agenti della percezione delle contribuzioni dirette, i quali in favore del Tesoro aveano soscritte obbligazioni determinate, ed a partito forzoso, di modo che ogni inesazione è rimasta a di loro peso esclusivo.

Si è violato il patto e la morale esonerando detti Agenti, ed esponendoli a gravi perdite per le date cauzioni.

Se costoro avessero potuto sospettare, senza colpa punibile, un’arbitraria esonerazione, non avrebbero data una cauzione sul G. L. con vincolo dannoso, né accettato un partito forzoso, e patti più onerosi. Eglino che comprarono una cauzione sopra alla pari, e forse tra il 115 e 119, ed oggi veggono il loro capitale diminuito al di là del terzo; che accettarono un partito forzoso, e pel quale, attese le inesazioni per ragione de’ tempi, si trovano in gravi disborsi, e che d’altra parte considerano d’avere esattamente adempito a’ loro doveri nascenti dalla legge e da’ contratti, potranno giustamente esclamare che son vittima dell'altrui arbitrio e della malafede degli Agenti del Governo.

Se una severa moralità è necessaria nelle cose umane, dev’essere per essenza inerente al Governo, che ha la missione di moralizzare e non di corrompere, di proclamar la giustizia e non l’arbitrio.

Ma tatto ciò non importa, che debbonsi rispettare i reazionari borbonici, i clericali, i quali si servono della loro influenza, e delle attribuzioni delle loro cariche, per suscitare nemici all'attuale ordine di cose. ed ostacoli al governo proclamato dal voto popolare, perocché lo spargere il mal contento contro il governo è reato punibili dalle nostre leggi. Nè di vantaggio importa che debbonsi rispettare coloro che nel governo passato servirono l’efferata tirannide, impiegando la loro influenza ed usando delle loro attribuzioni per soffocare ogni aspirazione generosa, i sentimenti di amor di patria, e le riscosse che avrebbero potuto ristabilire l’ordine legale quello della libertà, perocché in cotale esercizio d’influenza evvi, del pari reato, contro lo statuto del 1848 nommai abrogato– Contro costoro s’inveisca pure, ma legalmente per massima comune ed indeclinabile, ed appuntati che saranno di reato o di colpa, adempite le formalità regolamentarie, l’esonerazione sarà una conseguenza.

Da questa spiegazione emerge, che noi alziamo la voce non per difenderei retrivi, i nemici del progresso civile della rivendicata libertà, ma per richiamare i governanti sulla via della giustizia della morale, della legalità, e per paralizzare l’azione turpe e nefanda di coloro, che fanno mercato di attribuzioni loro dal governo malaccortamente conferite, che si servono delle loro influenze per estorquere danaro, e che per sete di danaro proteggono e difendono il ribaldo, e perseguitano l’innocente. Ma la Dio mercé codesti vampiri, saranno smascherati gli agenti del potere saranno convinti di questi altri errori, e che richiamano la loro responsabilità.

(continua)

D.

CAMERA DEI DEPUTATI

Tornata del dì 8 marzo – Pres. Zanolini

La tornata ha principio alle l'½.

Si legge il processo verbale della precedente tornata.

Corallini riferisce sull’elezione del dott. Antonio Testa, a elusone, che è annullata per difetto d’età.

Si procede alla nomina dei quattro vicepresidenti della Camera.

Lo scrutinio dà il risultamento seguente:



Votanti 223
Maggioranza 112
Tecchio 201
Torrearsa 188
Poerio 184
Andreucci 178
Ranieri 28
Depretis 25
Rgnoli 20
Amari 20
Malmusi 7


Gli altri voti vanno dispersi.

I deputati Tecchio, Torrearsa, Poerio e Andreucci sono proclamati vicepresidenti della Camera.

Si passa quindi all'elezione dei quattro segretarii.

Finita la consegna delle schede.

Ava propone che si nominino scrutatori per farne lo spoglio.

Secondo proposta dell’avv. Tecchio, tale ufficio è demandato alla presidenza. Intanto l'adunanza sì scioglie alle 4 ½.

Notizie Varie

POLONIA

– Ecco il testo dell'indirizzo spedito allo ctar, dopo i tristi casi di Varsavia:

«Sire. I dolorosi avvenimenti che ebbero luogo testé a Varsavia, la lunga irritazione che commosse tutti gli animi, ci persuasero a portare la presente ai piedi della M. V. in nome del paese intiero, fidando che il vostro nobile cuore non sarà sordo alla vo ce di una infelice nazione.

«Questi avvenimenti, di cui non vogliamo descrivere la angosciose peripezie, non furono in alcun modo pro vocati dalle passioni sovversive d'una classe della popolazione: essi sono invece la manifestazione unanime ed eloquente di aspirazioni soffocate di bisogni tenuti in non cale. La nazione nostra che durante secoli godette istituzioni liberali, da oltre sessant'anni soffre i più crudi martirii: priva di organo legale che al trono porti i suoi lamenti, e che discopra i suoi bisogni, essa è per necessità ridotta a non far sentire la sua voce se non col grido dei martiri che ogni giorno offre in olocausto.

«Nell'intimo del core d'ogni polacco arde un indestruttibile sentimento di nazionalità; sentimento che resiste al tempo e ad ogni sorta di prova, che nella disgrazia non che indebolirsi s'afforza, quanto lo offende o lo minaccia scompone ed inquieta gli animi.

«Perciò tra governanti e governati non regna fiducia.

I mezzi repressivi non possono, benché lunghi e violenti, far sì che tale fiducia rinasca. Un paese che altra volta gareggiava in civiltà coi suoi vicini d'occidente, non può svilupparsi né moralmente né materialmente finché la sua chiesa, le sue leggi, il suo riorganamento sociale non sa ranno conformi al suo genio nazionale od alle sue tradizioni storiche.

Le aspirazioni della nostra nazione sono tanto più ardenti dacchè in oggi ad essa sola nella grande famiglia europea mancano quelle condizioni assolute di esistenza, all'infuori delle quali non può correre la carriera che dalla provvidenza le fu tracciata.

AUSTRIA.

– Notizie da Lemberg. cenate per via telegrafica, dice la Patrie del 5, assicurano che regnava una grande agitazione in tutta la Gallina, ma che nondimeno, in presenza della costituzione che accordava alla Dieta locale il diritto di nominare i rappresentanti della provincia all’assemblea centrate, conformemente alla domanda della deputazione che erasi recata dall’imperatore, le popolazioni del paese avevano risoluto d’inviare deputati al Consiglio dell’impero a Vienna.

I Galiziani, riservando i loro dritti imprescrittibili per l‘avvenire, accettano il miglioramento arrecato alla loro condizione dalle ultime misure dall’imperatore austriaco.

– Scrivono da Vienna, in data del 27 febbraio.

Si raccontano alcune particolari di graziose di una conversazione fra l’arciduca Carlo Lodovico, luogotenente nel Tirolo, ed il ministro di Stato Schmerling. L’arciciduca s’era chiarito contrario ai principii dal ministro professali nella sua circolare, domandando in particolare, che lo Statuto pel Tirolo pubblicato da Goluchowski fosse posto in vigore. Il conte Wolkenslein, che accompagnava l’arciduca, appoggiava questa proposta, adducendo, che I intera provincia lo dimandava; Schmerling mostrò al conte un gran numero di lettere giuntegli negli ultimi tempi da parecchie parli del Tirolo, nelle quali l'indirizzo promosso a favore di Goluchowski era acremente biasimato e condannato.

Egli soggiunse, che sapeva con sicurezza in qual modo fossero state ottenute le firme per cui doveva rimettere allo stesso conte Wolkenslein il decidere, se uomini d’onore dovessero condursi a quel modo. All’arciduca disse, che non parlava al principe imperiale, ma al luogotenente del Tirolo, e che, come tale egli doveva biasimare, che in luogo di cooperare all’applicazione della nuova costituzione dello stato, si cercasse di porvi ostacoli. Soggiunse, non ignorare che i suoi principii venivano contrariali da persone che vivendo vicine all’imperatore, esercitano sopra di lui non poca influenza; ma che nondimeno egli era risolto ad accettare la lotta; che l’arciduca non poteva credere ch'egli tenesse un posto di ministro di Stato per tanto piacevole, da sacrificargli le sue convinzioni; che al contrario egli era risoluto a dare la sua dimissione, ove il monarca non avesse fiducia in lui, e non firmasse gli statuti che gli erano stati presentali.

– Leggesi nella Triester Zeilung, in data di Vienna, 5 marzo:

Secondo che riferimmo, attenendoci a un altro giornale. il barone Vay avrebbe dovuto ratificare la patente del febbraio, apponendovi la sua firma. Ma il Wanderer. intorno a questo soggetto, scrive: Se siamo bene informali. quest’asserzione manca interamente di fondamento. Gli fu bensì domandato di sottoscriverla, ma avendo egli risposto in modo evasivo, non ne fu parlato più oltre, xd ogni modo, fu reso possibile che il barone Vay rimanesse al suo posto col riservare alla Dieta ungherese la discussione sul nuovo Statuto, e non solamente sulle questioni secondarie, ma nelle sue disposizioni essenziali.

– Il Giornale di Verona ha il seguente telegramma da Vienna, 7:

Sua Maestà l’imperatore accordò che sia tenuto, prima ancora della convocazione della Dieta ungherese, una conferenza Nazionale del popolo serbiano, il quale apparteneva alla giurisdizione del Banato, pel motivo di sentire i desiderii riguardo al mantenimento dei loro antichi privilegi, della lingua e nazionalità, nell’occasione che la Voivodina verrà reincorporata nell’Ungheria.

– Nell'Anhal.

Dessan sta sottoscrivendosi una petizione per domandare la restituzione della costituzione del 1848, illegalmente sospesa.

PRUSSIA.

Berlino. 7. – Da fonte ben informata si seppe che la Prussia si adopera per conseguire un mezzo termine nella quistione della Siria, cioè per prolungare l’occupazione sino al giugno prossimo fallirò.

 Nella camera de’ deputati fu di nuovo discussa la questione dell’unità germanica: diede occasione alla discussi©ne una petizione con cui le città di Stellino e Bilterfeld chiesero la creazione di un potere centrale e di un parlamento tedesco.

Wagner, uno dei capi del partito feudale, combatté la petizione insistendo sulla necessità di star in accordo coll’Austria: ed in quest’opinione convenne pienamente il ministro dell'interno Schwerin. In favore della petizione parlarono Waldek poi De Wincke il quale imprese, per la centesima volta, a dimostrare che l’Austria non è potenza tedesca postoché de’ suoi abitanti, che sono in numero di 35 milioni, sette milioni appena sono di razza tedesca. Veitdifese lungamente la società nazionale. La Camera passò all’ordine del giorno.

– Il deputato di Posen dichiarò alla Camera prussiana che a Varsavia fu arrestalo un agente provocatore, a cui furono sequestrati proclami, indirizzi ed una lettera indirizzatagli dalla polizia austriaca da Cracovia.

– Il governo del Wurtemberg propose una legge sul clero cattolico equivalente all’abrogazione del concordato.

RUSSIA

– Leggesi nell’Opinione del dì 8 corr.

Si hanno notizie per dispaccio elettrico privalo da Varsavia, 6 marzo, le quali non confermano quella della Gazzetta Crociala che il generale Gortciakoff sia stato disapprovato, e Varsavia in i»ialo d'assedio.

Ben lungi dal mettere Varsavia in istato d’assedio, si è lascialo circolare l’indirizzo all'imperatore Alessandro, pel ristabilimento della costituzione del 1815, il quale è coperto di circa centomila firme.

I provvedimenti depressione severa ed atroce contrastano troppo col carattere mite dell’imperatore, perché si possa credere siano per essere adottati.

Nella Gallizia si sono manifestati sintomi di profonda agitazione.

– Leggesi nel Corriere di Varsavia del 1 marzo:

La principessa Gortciakoff, moglie del luogotenente del regno di Polonia, abbandonò jeri Varsavia con sua figlia per recarsi all’estero

TURCHIA

– Scrivono da Ragusi, 26 febbraio, alla Bullier:

La sera del 22, Dervis-bascià entrò in Zubji, alla testé delle sue truppe; egli devastò tutto, e pose a morte gli insorti che potè prendere. Ora si fortifica a Zubji coll'artiglieria da lui fatta venite da Treblghe; aspetta inoltre un rinforzo dì 1000 uomini, che. gli deve essere spedito da Mostar.

Mehemet-bascià tentò invano di trattare cogli insorti. Vukalovich, con due cannoni e 600 uomini, s’apparecchiava a dare l’assalto alla torre di Slatina a Sjtorina nella mattina del 24, aspettando quel giorno un rinforzo di circa 1000 montenegrini ed altri insorti. I difensori di Slatina, benché siano Arnauti, riuscirono a rifugiarsi a Castelnuovo, ove furono disarmati dalle autorità austriache. Vukalovich ha ordinato la demolizione della Torre.

Degli insorti hanno occupato Guab, Luka e Sitnizza, per intercettare le comunicazioni a Dervi-bascià [e Mehemet-hascià. La spedizione di quest’ultimo terminò molto infelicemente. Vedendo ingrossare ad ogni istante le file degl’insorti, non voleva abbandonare Nagumenar che è situato sul territorio austriaco; magli abitami di questo distretto i quali distinguonsi pel loro carattere bellicoso, presero le armi e significarono a Mehemet-bascià ch’ei dovesse passare il confine, e ritornare a Sulorina, o si ritirasse ancor più addietro. Gli abitanti volevano con questa dimostrazione evitare una collisione con Vukalovich, il quale minacciava d'usar rappresaglia contro di loro se Mehemet-bascià rimaneva sul loro territorio. Mehemet, spaventato, cominciò il 23, il movimento di ritirata., e jeri sera, ad otto ore, arrivò nei sobborghi di Ragusì.

Un ordine venuto da Vienna ingiunse alle truppe turche di sgombrare dal nostro territorio, il che avvenne questa mane a 10 ore. Verso mezzogiorno, Mehemet-bascià aceampavasi a Drien. ad una lega del confine, verso Trebigne. Gli arnauti di Slatina sono giunti, a 2 ore, col vapore di Castelnuovo, e saranno inviati a Trebigne.

I capi di Zurzi, Kursto, Radov e Perko Stefanov hanno raccolto 2500 montenegrini. coi quali marciano in ajuto degli insorti, che vogliono chiudere il passo a Dervi-bascià, principe di Montenegro, protestandosi sempre neutrale, invia segretamente rinforzi a Vukalovich.

Nei conflitti che hanno luogo a Podgovizza (confini di Albania), tra i turchi ed i montenegrini, si recidono, da una parte e dall'altra, le leste, che vengono portale alle case, confitto ad aste.

– Il Moniteur, del 6 marzo, reca la seguente sua corrispondenza, in data di Scutari, 19 febbraio:

Nuovi disordini scoppiarono sulle frontiere del Montenegro. Il 13 febbraio, i Musulmani, di. Spuz, appoggiati da soldati regolari e dai BasciBozuchs attaccarono il villaggio di Novoselo, ed uccisero cinque uomini, le cui teste furono portate in trionfo. Esasperato da questa sorpresa, le tribù montenegrine fecero, il dì seguente; una dimostrazione a Celtìgne per domandare vendetta. Mentre il principe. Nicola sforzavasi di calmarle di assicurarle, le tribù irritate s’erano intese per tendere un agguato ai Turchi, e attaccarono le truppe regolare alle stesse porle di Spuz. L’esito di questa lotta fu pronta e decisiva sopra sette compagnie ottomane, cinque dovettero ritirarsi frettolosamente, e le altre due furono intieramente distrutte.

SPAGNA

– La Gazzetta di Madrid, del 1 corrente, pubblica il testo della convenzione per l’estradizione reciproca dei malfattori tra la Spagna e la Baviera, firmato Vienna li 28 giugno del 1840.

– Troviamo nella Bullier il seguente telegramma da Madrid, 4 corrente:

Il generale O’Donnell, dopo aver dimostrato, nel modo più preciso al congresso, l‘ingiustizia dell’attacco che lord Palmerston si permise contro la Spagna a proposito della tratta dei negri, dichiarò che il governo non aveva ricevuto la nota annunciata; se questa nota fosse concepita in termini simili a quelli onde si è servito lord Palmerston, sarebbe stata respinta al governo inglese.

– A questo proposito, un dispaccio della stessa Bullier, colla data di Madrid 5, dice:

Il governo ha annunciato, nel senato, esser egli deciso a stabilire delle crociere sulle coste d’Africa. Queste crociere sarebbero autorizzale ad esercitare il dritto di visita sulle navi spagnuole ed inglesi, per impedire la tratta dei negri. Il ministro ha respinto di nuovo le ingiustissime accuse di lord Palmerston.

FRANCIA

– Il principe Metternich ricevette, secondo la Gazzetta Austriaca, l’ordine relativamente alla questione della Siria, di stabilire anzitutto il diritto di sovranità della Porri, ma, in via di principio, di lasciare alle potenze occidentali la cura d’intendersi sulla durata del1 occupazione.

DANIMARCA.

– Scrivono, per via telegrafica, da Copenaghen, in data del 6 marzo, all'Havas:

Il Dagladel pubblica il testo d’una revisione della costituzione generale, che devo esser assoggettata agli Stati dell’Holstein.

Giusta questo progetto, il re nominerà a vita i membri del Consiglio del regno, che deve formar parte della prima Camera: il numero ne è indeterminato.

Il numero de'  membri della seconda Camera sarà diminuito della,metà. Il Consiglio del regno avrà il diritto d’iniziativa e d’interpellanza.

In caso che gli Stati dell’Holstein rifiutassero la proposta, continuerebbe lo stato provvisorio, anche accordando all’Holstein un’indipendenza alquanto larga.

Le truppe dell’Holstein rimarrebbero a presidio in questo paese, le leggi comuni verrebbero assoggettale al voto del Consiglio del regno e degli Stati dell’Holstein, i quali devono avere il diritto di respingere i progetti di legge.

Questa legge fondamentale, che verrà presentata agli Stati, dà alI’Holstein le libertà essenziali che gli mancavano fino al presente, e soprattutto la libertà de’ culti.

Il governo dichiara che per quanto risguarda l’Holstem, è disposto ad accordare qualunque specie di libertà.

– Un dispaccio dell’Agenzia Reuter, in data del 4, e riferito dall’Independance belge, dice:

L’Austria ha invialo un dispaccio, chiedendo che la Danimarca sottometta il budget del 1861 agli Stati dell’Holstein, sotto peni d’una esecuzione federale.

CORRISPONDENZA

Messina,4 marzo.

Non vi farò particolareggiato diario delle cose dell’assedio; del quale peraltro non siamo che alle prime operazioni, preparandosi i luoghi da piantarvi le artiglierie, che a poco a poco verranno da Gaeta. Si fa conio chela cittadella sarà in nostro potere allo scorcio del mese, e, poco su poco giù, ai 25 di esso. Sarà condotta dal lato di mezzogiorno; prevalse in Cialdini il pensiero di salvare la città a costo di alquanti giorni di più, pensiero degno di tal capitano, quantunque, ove fosse necessario, fosse presto, e senza lagno, a qualunque danno le venisse. La brigala Regina e molte compagnie di artiglieri sono già accampate da quel lato sulla via di Catania.

Dei nostri vapori, che da una settimana vanno e vengono, a trasporlo di nomini e di materiali, parecchi in principio approdavano in porto, o molto vicino e avvenne che Vittorio Emanuele il giorno 28 maestosamente entrò difilato sotto le batterie del forte del Salvatore e della cittadella, e disbarcò gli artiglieri.

Allora il Fergola dichiarò che il nemico aveva rotto l’armistizio dando sospetti di fare approcci (gli approcci, secondo i patti, rompevano la tregua), e quindi egli si credeva in dritto di usare tutti i mezzi, non solo tirando contro i lavori militari, ma altresì sopra Messina. Panacea da barbari e da disperati, ma antica nei borbonici, è la minaccia e il fallo di bombardare le città inermi. E a questa minaccia aggiunse jl Fergola invito a tutti i consoli e ai comandanti dei navigli stranieri di sgomberare il porlo, e porre in salvo i legni e i sudditi loro. La mediazione dei consoli non valse, ai quali con molte braverie e ferocia di parole favellò il colonnello De Martino, il primo che tiene luogo nei consigli del Fergola, il quale non si vede, non fa nulla, né sa quel che fa, menato da quella che i nostri chiamano la camarilla, composta principalmente da esso De Martino, da un Guillamal. da un Cavalieri, da un Gaila, e dallo Svizzero Bralz, schiuma di borboniani e peggio.

Quello che i consoli non fecero a salvar la città da fiero incendio, lo fè il Cialdini da sé, e senza bisogno di mediatore alcuno. Il quale letta la codarda minaccia, su due piedi dettò, sto per dire fulminò, la seguente risposta (La tralasciamo, perché già pubblicata nei precedenti numeri).

Il giorno appresso il De Martino e altri dissero pure ingiuriose parole per noi a qualche console straniero. Il porto fu sgomberato fino dalla fregala francese, che poteva non aver paura, mentre rimasero e rimangono sulle ancore tra la cittadella e noi, l’americana e l'inglese. Le ostilità, se così si possono chiamare poche cannonate dell’estremo fortilizio avanzato Don Blasco, omaso a mezza via, cominciarono il dopo pranzo primo marzo. Ma qualunque fossero le fiere parole, non si tirò sulla città, e credesi non si tiri, perché l’intimazione di Cialdini non può non fare il dovuto effetto.

Qui consentirete che io compiaccia un poco al mio amor cittadino. Il di 28, udita la minaccia, e non nota ancora la risposta, la città non mostrò sgomento alcuno; era un affollarsi per le vie, risalir le case, chiedere, rispondere; atto di debolezza o di dolore nessuno. La sera al teatro Vittorio Emanuele fu cantato e ballato secondo il solito e con l’usata frequenza. Il Cialdini vi venne la prima volta al mezzo dello spettacolo; e poiché il governatore Domenico Piraino aveva, pochi minuti prima, fatte diffondere a stampa là entro la risposta del generale, coree esso apparve, non fu possibile al popolo rattenersi dall'acclamarlo.

La sua natura ripugna dai plauso e dal rumore, onde, salutata la platea, si ritirò quasi in sembiante di turbalo finché, per cenno che altri fece, essa cessò dal battere le mani. É il Cialdini di aspetto affabile, piglio soldatesco parlare rado e scarso, ma in parole incisive, motti gioviali. Alla squisitezza della musica Sensitivo, giudicava bene dei pezzi del Roberto Decerux, lodò molto e molto plaudi la Laura Ruggero, per la quale non si potrebbe meglio significare, né per l’espressione del canto, né per la dignità e la forza del gesto, le ferie e i rimorsi di chi nasceva dal tremende ottavo Enrico. Ma più si piacque e più lodò, né senza maraviglia, la tempra del popol nostro; e le signore tutte a godere il teatro come in tempi ordinarii.

«Se in questo momento cadesse qui entro una bomba, che avverrebbe? La cosa è tra i casi possibili. Eppure io vedo che delle donne non manca alcuna. In qualunque altra città, al primo sospetto il popolo sgombra tutto.»

Queste cose e altrettante le disse a riprese, perché egli non isciorina in una volta quanto si scrive in quattro linee. Il general Chiabrera, che ormai è qui da tre mesi ed è a tutti famigliare, insistette e incalzò sull’elogio. Il qual generale, già che siamo su queste cose e sia dotto in parentesi, se è buon soldato, è anche buon parlatore.

Dal primo in qua ogni giorno tuona il cannone nemico, m senza fruito. Dai nostri si comincierà tutto in una volta da mare e da terra, quando si avrà a finire. Molte ciarle poi e storielle di continue trattative e altri aneddoti corrono per voci della gente, si accertano da persone anche autrevoli per altri riguardi, e si ripetono da'  nostri giornaletti. Ve ne fo cenno, perché se le leggerete in altri giornali o da altri corrispondenti, le mettiate io serbo. Una lettera da Torino vi fece portare il luogotenente Montezemolo qui, il quale non ci è mai venuto. Un dispaccio da soli due giorni ci fa sapere verrà. Ma quando e perché nessuno sa. Forse venendo dopo la caduta della cittadella b cosa sarebbe plausibile.

(Corrisp. della Pers.)

Dispacci Elettrici AGENZIA STEFANI

Napoli 15 – Torino 12

Parigi 11– Camera de’ Deputati. Flavigny critica la politica del Piemonte e la sua ingratitudine verso la Francia e il Governo disapprova la politica esposta dal Principe Napoleone. Il Barone David difende la politica dell’Imperatore. Accenna alle ostilità per la Francia da parte del Papa traviato da influenze ostili. Vuole che il Papa sia imitato a serie riforme; in caso di rifiuto si ritirino le truppe da Roma.

Simile condotta rispondere al sentimento del paese. David è opposto all'Unità d’Italia: crede che il Piemonte dovrebbe accettare la Confederazione conservando il Vicariato delle Marche e dell’Umbria. Il secondo regno italiane sarebbe formato di Napoli e Sicilia. L’Austria entrerebbe nella Confederazione con Venezia. David deplora l'ingratitudine dell’Italia che considerò egualmente la Francia e l’Inghilterra come se le avessero reso eguali servigi. David approva la politica in Italia.

Domanda l’estensione della centralizzazione, e l’emancipazione della stampa.

Napoli 15 – Torino 12

Parigi 12. – Seguita la seduta. Parlano Gorin e Konigsivarter, quindi Bernard (?) attacca i principii del nonintervento e della Nazionalità, combatte la politica seguita riguardo a Roma: sostiene che la politica dell'Inghilterra ha trionfato in Italia: sostiene che la politica della Francia è divenuta suo malgrado l’appoggio della rivoluzione in Italia, crede di vedere che si consegnerà Roma al Piemonte. Conchiude impegnando il Governo ad adotto una politica veramente conservatrice. Il momento è venuto di scegliere fra i principii che danno vita e quelli che danno morte. Non perdiamo di vista che esiste qualche cosa di peggio dei Governi che si abbattono e sono i Governi che si succedono – Billault – Il Governo protesta contro i discorsi precedenti, i rimproveri dell’abbassamento della Francia e le minaccie imprudenti di torbidi nel paese. Dimostrerà più tardi che la politica della Francia è cattolica ma nello stesso tempo liberale. Non è mai stata oltramontaua: essa è, e saprà restare francese. Baroche nega che la Francia sia agitata. L’agitazione regna soltanto là dove partiti ostili copronsi di una maschera per attaccare la politica dell'Imperatore.

Napoli 15 Torino 15

Parigi 12 – Segur critica la politica italiana. Sostiene che la politica inglese ha trionfato in Italia. L’Inghilterra vuote circondarci di grandi Stati, unificare l’Italia e la Germania; dapertutto l'Inghilterra è ostile alla politica francese. Pichon (?) constata l’inquietudine generale di tutti i paesi. Gli armamenti che si fanno dapertutto come se la rottura fosse prossima. Critica la politica italiana imposta dall'Inghilterra e difende il Pepato.



Fondi Piemontesi 75,90 00,00
Tre per cento francese 68,05
Quattro e mezzo id. 95,75
Consolidati inglesi 92 1/8
Metalliche Austriache 00,00

Resa della Cittadella di Messina

Sulle cantonate leggevasi questa mane un telegramma del Dicastero di Polizia col quale si annunziava la resa della Cittadella di Messina.

Sappiamo ora da posteriori dispacci che la Cittadella, dopo sei ore di fuoco con felice successo da parte delle truppe comandate dal Generale Cialdini, si è resa a discrezione.

Il prode Generale sovrabbondando la generosità ha raccomandato alla clemenza Sovrana il presidio della Cittadella.

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Il Gerente responsabile– Carlo De Ruberto.

F. Mazza Dulcini– Direttore-Proprietario.

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STAB. TIP. DELLE BELLE ARTI.

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ANNO I. Napoli 14 Marzo 1861 N. 17

IL PARLAMENTO GIORNALE POLITICO DELLA SERA
Si pubblica tutti i giorni (esclusi i festivi) alle 5 p. m.
COSTA UN GRANO


NAPOLI 14 MARZO 1861

LA RIVOLUZIONE E L’ESERCITO NAPOLITANO

Gettiamo uno sguardo tra le file di quell’esercito Napoletano che poteva formare la sua gloria e dare centomila combattenti all’Italia, ma che per una organizzazione infernale, e per un malinteso pregiudizio preferì perdersi, e lasciare un rammarico alla nazione dal cui seno esso era uscito.

Egli non è cosa conveniente il farci patrocinatori di questa massa di ufficialità che combatté fino all'estremo contro la bandiera italiana, come sarebbe opera ingenerosa aggravare la mano indistintamente sopra di essi, senza darci carico delle condizioni di organismo interno in cui si trovava questo esercito sciagurato. Questa disamina messa in rapporto con l’avvenire è per altro di un interesse primeggiante, e formerà l’oggetto di speciale analisi: ci limitiamo ora solamente a dire, con quel linguaggio che può essere trovato decente dopo la vittoria, che se bisogna studiosamente allontanare dalle nostre file i tristi ed i reazionari, ed in generale l’alta ufficialità, quanto alla gioventù, ed a gran parte del rimanente. se non merita la stima del paese per quello che ha fatto, può meritarne il compatimento.

La differenza, secondo il nostro modo di vedere, tra'  partigiani del Borbone militari, e quelli non militari, sta in ciò: che nell’amministrazione civile questi ultimi svolgevano, servendo di strumento alla tirannide, la propria individualità politica: essi la conservano ancora, e traspirano da tutti i pori il vecchio odio e la vecchia animosità perché si sentono individualmente compromessi, e però irreconciliabili col principio liberale ed i suoi aderenti: essi – i reazionari– debbono esser cancellati dal pubblico servigio, sparire innanzi alla Nazione come la polvere del deserto: il cammino della Italia non debbe trovare l’inciampo de’ vecchi sassi lungo la marcia.

Ma, in una estesa armata, gli irreconciliabili con la nazione non son che coloro che usciti dal comune livello hanno servito personalmente di mezzo alla reazione, e pericolosa egualmente può essere in generale l’alta Ufficialità, mentre poi quasi tutta la gioventù non seguiva che una bandiera, alla quale vecchi pregiudizi ne riattaccavano la massa, ma l'individuo, scevro di personale compromissione sparisce nel corpo. Bene avviata, questa gioventù potrebbe forse essere ridotta al bene; ma è dessa bene avviata dal Ministero dell’armi d’Italia? Ma per coloro poi, che sormontando per altezza di ingegno, o per sentimento Italiano i pregiudizi della situazione, per coloro che, appena la nazione insurse e si dichiarò contro il tiranno, gittarono via le insegne borboniche, e fregiati della Croce di Savoia si schierarono in ordinanza sotto le bandiere d’Italia, Italia deve a costoro riconoscenza ed onore. Su costoro lo sguardo de'  loro connazionali si pose con amore e conforto, e tutti i patriotti. fanno con essi comune solidarietà. La causa de’ liberali è la causa loro.

Ora vediamo come il Governo, come il Ministero della Guerra abbia accolto questa eletta militare, e cosa abbia fatto per loro.

Mettiamo innanzi i fatti, e giudichiamo pacatamente.

Sono due le categorie di quella schiera di ufficiali che non hanno combattuto nella guerra civile sotto la bandiera borbonica. L’una è di coloro che sotto il Governo Dittatoriale fecero atto di adesione, e o stettero in attenzione di ordine del Governo o furono adibiti ad organizzare de’ corpi militari, e ad altri uffizi.

L’altra è di quegli Ufficiali che disertarono in Sicilia o anche in Napoli dal Vessillo Borbonico schierandosi tra le file dell’esercito Nazionale e combatterono per la causa Italiana sotto gli ordini di Garibaldi.

Quanto alla prima categoria, il Ministero della Guerra ha rinviato e rinvia alla giornata gli ufficiali che le appartengono, o alla linea, o i più ai posti sedentanei, ovvero anche a ritiro ritenendo il grado che essi avevano prima del 7 settembre, ed annullando i gradi ottenuti dal Governo Dittatoriale: e quelli che manda all’attività, vanno sempre alla linea.

Quanto a’ secondi il Ministero ha lasciato loro aperto l'adito a continuare il servigio negli avanzi dell’Esercito meridionale: restando agguagliata la loro condizione a quella degli altri ufficiali Garibaldini: ma riguardo all’esercito regolare sembra generalmente venga adottata la massima di respingerneli, come si può argomentare da parecchi esempi ().

Quelli della prima categoria che son destinati all’attività sono la maggior parte gli ufficiai di stato Maggiore Borbonico provenienti da’ corpi di fanteria e son manda alla fanteria. Allo stato maggiore dell’esercito Italiano non vengono mandati se non gli ufficiali dell'artiglieria, e del Genio, perché si ha bisogno di urini dotte.

La sorte poi degli altri ufficiali che hanno fatto la guerra pel Borbone, come si argomenta dalla capitolazione di Gaeta e di altri fatti è o identica di quelli che àn fatto adesione, o anche, come alcuni pretendono, potrà essere migliore.

Questo è generalmente il destino che attende i militari del disciolto Esercito, che hanno simpatizzato con la causa Italiana. Guardate la cosa sotto tutti gli aspetti, e vi troverete apertamente scolpita l’ingiustizia e un'ingratitudine mostruosa. Cosa intende di fare il Ministero della Guerra castigando così rigorosamente questa ufficialità che, se non altro, non è stata ostile alle bandiere d'Italia? Qual è mai la sua colpa!

Lo strano che vi si manifesta è la più enorme, che divenendo ogni spiegazione ordinaria impossibile, il Paese vi à credulo leggere l’avversione del Ministero dello Guerra a tutto quanto pigliava punto di partenza in queste Provincie, dalla rivoluzione e da Garibaldi: avversione che il gabinetto di Torino ha manifestato in modo sufficiente a liberali per organo della luogotenenza,ed il Ministero della Guerra ha spinto fino alla ferocia. Il Generale Fanti non solo non ha creduto degni di elogio e di premio questi soldati patriotti, ma facendo loro un delitto, e della adesione all’Italia, e dell’aver combattuto sotto gli ordini del Liberatore, ha annullati i decreti della Dittatura ritenendoli illegittimi, ed ha stigmatizzati la maggior parte di questi bravi ufficiali con una condanna,contro della quale l’opinione protesterà altamente.

E intanto che, da’ giovani ardenti ed in tutta l’energia dell’età son condannati a languire in una piazza sedentanea, intantoché altri giovani egualmente, o padri di famiglia che sieno, vengono mandati miseramente al ritiro: mentre il cavalleresco de Benedictis non è riconosciuto, e il magnanimo Maggior Generale Longo è costretto per la degradazione subita a Colonnello, a rinunciare e prendere servizio in America, Nunziante già strumento di reazione nel paese e nell’esercito, è nominato Luogotenente generale dell'Armata Italiana. E perché in nome di Dio?

Perché il Nunziante trattava direttamente col gabinetto, di Torino onde provocare un ammutinamento nell’armata contro il Re suo benefattore e prevenire così la Dittatura di Garibaldi. Il disegno non riuscì perché Nunziante era in odio alla Armata, ma la riconoscenza del gabinetto non fu quindi minore.

E per aggiungere in fine l'onta alla pena, quando questi onorati uffiziali si son presentati al Ministero chiedendo giustizia. – Voi siete disertori! Si è risposto. – Oh ma quando i vostri inviati del Piemonte e i vostri alti emissari venivano qui tra noi a promettere in nome della patria Italiana l'insurrezione militare e civile, erano essi dei disertori?

Ingenuamente v’ànno degli sbagli in politica che si combattono e si compatiscono: l'errore è degli uomini di Gabinetto in qualunque condizione; ma quando si trascende fino a queste estremità, nelle quali primeggia l'ingratitudine

F. MAZZA DULCINI

FINANZE

Si raccoglie dalla Perseveranza, che il Ministro delle Finanze a Torino presenterà alla Ca mera tre bilanci, nel primo de'  quali saranno unificati gl'interessi finanziari delle provincie settentrionali e del centro. Gli altri due bilanci comprenderanno gl'introiti e gli esiti delle provincie Napoletane e della Sicilia.

Se per le Provincie Napoletane il preteso bilancio è racchiuso nel grosso volume messo a stampa nel settembre 1860, dichiariamo fin da ora non potersi da esso rilevare la vera posizione dello Stato delle finanze Napoletane – E siccome tale posizione è ancor mistero in Napoli, così prevenghiamo tutti a voler esser vigili ed accorti. E di più dimandiamo al Governo che pubblichi lo Stato veridico delle Finanze Napoletane, perchè la stampa non mancherà di presentare le sue dilucidazioni e le sue osservazioni, sulle quali i Deputati giudicheranno.

Avendo ragione di credere che siansi fatte, e che vogliansi fare operazioni finanziere assai rovinose e sconsigliate, è giusto che il paese sia illuminato ed avvertito.

D.

Parlamento Italiano CAMERA DEI DEPUTATI

Tornata del dì 9 marzo– Pres. Zanolini

Si apre la tornata colla proclamazione del risultato dello spoglio della votazione di ieri per gli otto segretari della Camera.

Cinque soli conseguirono il numero di voti necessario e sono i segmenti:



Cavallini 182
Galeotti 169
Zanardelli 163
Tenca 160
Mischi 158


Quelli che dopo questi conseguirono un maggior numero di voti sono i signori:

Capriolo, Depretis. Miei Macchi, Miceli, Negrotto.

Il presidente proclama i primi cinque a segretari, poscia propone che per economia di tempo si proceda contemporaneamente ad una sola votazione pei 8 segretari che rimangono a nominare e pei due questori con due diverse schede.

Accettata la proposta, si fa l’appello nominate per la votazione.

Terminata l'appello il presidente annuncia che per la votazione dei tre segretari si numerarono 211 schede, maggioranza 106; per quella dei questori 207 schede, maggior. 104.

Ecco ora il risultato della votazione:

Segretarii

Massari 126
Desanctis 123
Gigliucci 103
Negrotto 60
Capriolo 47
Macchi 27

Questori

Chiavarina 168
Camelli 76
Rorà 64

ed altri.

Non avendo conseguita la maggioranza che i signori: Massari e Desanctis per segretari e il signor Chiavarina come questore, si ricomincia l'appello nominate per procedere al ballottaggio quanto ai segretarii fra il sig. Gigliucci ed il sig. Negrotto, e alla votazione libera quanto alla nomina del secondo questore.

Numerate le schede furono 210 pel ballottaggio dei segretarii, sulle quali Gigliucci ne ebbe 107, Negrotto 103; e 208 per la nomina del secondo questore, di cui 99 furono dati a Cantelli, 62 a Menichetti, onde non avendo né l’uno né l'altro di questi due ultimi conseguita la maggioranza fu necessario, malgrado, la riluttanza della Camera di procedere ad un terzo l'appello nominate pel ballottaggio tra Cantelli e: Menichetti.

Alfieri propone che si costituisca l’ufficio definitivo e si rimandi alla seduta susseguente il ballottaggio; ma la proposta non incontra l’approvazione della Camera che la respinge a. gran maggioranza.

Cavour, che non erasi accorto della votazione contro la proposta Alfieri, si alzò col regolamento in mano a combatterla, ma quando ebbe par' lato un poco, gli fu osservato che combatteva contro un morto, ed ei si tacque.

Procedutosi al ballottaggio, il presidente annunciò che per l’ora tarda l’insediamento dell’ufficio definitivo sarebbe rimandato a lunedi e chiusa la tornata colla proclamazione dello spoglio, favot»voi» al signor Cantelli eletto secondo questore.

PARMA.

– Il giorno 20 del corrente marzo si apriranno in Parma i dibattimenti alla corte d’Assise e coi giurati. Parma sarà così la prima città detti Emilia che possa vantarsi di questa nuova istituzione.

ROMA

– Il comitato nazionale di Tivoli ba diretto al popolo di quella città in occasione del passaggio degli sconfitti reazionarii borbonici un manifesto in cui, perché quel buon popolo, in un passaggio antecedente, s’era lasciato andare a segni troppo vivaci di riprovazione, così quel comitato lo invita questa volta a contenersi.

– La mattina del 28, alle ore 10 in punto, tutte le scuole e lo biblioteche s'empirono d’uccelletti portanti nastri tricolori, e seguiti naturalmente dagli evviva corrispondenti.

– Il seguente aneddoto, mostrerebbe non esser poi questo povero ex-re Francesco così grullo come si dice. Il cardinale Barberini, complimentandolo a nome del sacro collegio, gli disse Speriamo che V. M. si trattenga lungamente fra noi: a cui l’ex-re: Credo, eminentissimo, che partiremo insieme.

L’aristocrazia romana: una sera mi accadde di passare, dopo le 10 pomeridiane, sotto il palazzo Odelscachi: ed ecco che mi ferì l’orecchio un concerto di voci argentine, benissimo accordate e sonore. Erano molte voci di donne, ma cantavano un inno di guerra, un inno di rivoluzione, l’inno di Garibaldi! Mi fermai un istante ad ascoltare, Tirino era cantato con accento vigoroso e con l’espressione: intesi molto distintamente il verso:

Non crescono al giogo i figli di Roma.

Ahimè erano appunto le mogli e le sorelle dei figli di Roma più incalliti al giogo che cantavano quelle parole; di coloro, il cui amore, per la patria non va più in là d’un canto nazionale. Levai gli occhi per vedere donde uscissero. e vidi solo i lumi negli appartamenti del marchese Bandini.

TORINO

La Gazz. Uffic. Del Regno pubblica il seguente decreto:

Art. 1. Le cedole ai portatore del debito redimibile 30 maggio 1830 daranno, a principiare dal primo del p. v. luglio, la forma delle cedole al portatore del debito 16 giugno 1849, salvo il colore della carta che per le prime continuerà ad essere cenerino, e porteranno sul rovescio la traduzione del testo, in francese.

PAESI BASSI

– Nella seduta del 2 marzo, tenuta dalla seconda Camera, il ministro dell’interno dichiarò che i consiglieri della Corona avevano già fatto intendere al re che, nelle condizioni presenti, essi non potevano più adoperarsi a servire il governo. Correva voce che il signor Thorbecke dovesse essere incaricalo della composizione di un nuovo ministero. Giusta una corrispondenza del Nord dall’Italia, in data del 4 marzo, corrono voci diverse e contraddittorie, ma prive di fondamento. Credesi però sempre che parecchi de’ ministri attuali entreranno nel nuovo gabinetto; ma pure nemmen questo è certo. La nazione attende con impazienza la decisione del re.

RUSSIA

– Aggiungiamo, traendoli da una corrispondenza’ del Moniteur, alcuni particolari sugli avvenimenti di Varsavia:

Il dì 24, vigilia dell'anniversario della battaglia di Grochow fu attaccalo ai canti delle vie e persino nelle chiese il seguente cartello:

Fratelli!

Domani è l'anniversario della gran battaglia: noi non lasceremo passar questo giorno senza alzare la nostra voce verso il Dio onnipotente. Congiungetevi adunque a noi: il luogo di convegno è la chiesa de’ Paolini; l'ora, le 5 della sera.

Il dì 25 le truppe furono consegnate alle caserme. All’ora assegnata la folla cominciò a recarsi verso la chiesa dei Paolini, che sembra essere stata preferita perché sta dirimpetto alla casa del calzolaio Kiluiski, che fu il promotore della rivoluzione del 1792. Quasi alla stessa ora le truppe uscirono dalle caserme e collocaronsi in parecchi ponti della città, un reggimento occupò la piazza di Sassonia, due occuparono quella del Castello, mentre gli ulani fermavansi davanti allo cattedrale greca. All’uscita dalla piazza di Cracovia trovavasi inoltre uno squadrone, incaricato di far sgombrare al bisogno il palazzo Ramietsnik, dove la società agricola era in quel momento raccolta.

Intanto il popolo stava disponendo una processione colle faci. Una bandiera coi colori polacchi sventolava a capo del corteo; seguiva un prete in istola e dietro la folla con torcia accese e con piccole bandiere polacche. Tutto ad un tratto un gendarme lanciò il suo cavallo contro un giovane studente. Questi si difese colla torcia accesa, che spinse nel petto del cavallo, ond'esso si impennò e il cavaliere cadde a terra. Allora l’intero distaccamento mosse contro il popolo menando colpi a destra e a sinistra. Vi furono trenta feriti e una donna uccisa. La folla si disperse e si fecero parecchi arresti.

Questi fatti irritarono la popolazione. Il 26, volendo essa protestar contro, prese il tutto, le donne portando un lungo velo nero e gli uomini arricciando il pelo de’ loro cappelli dalla metà in giù per simulare il velo. E intendo spargeva si voce di una processione che sarebbe avvenuta il di seguente in onore delle vittime. Il 26 una folla immensa dopo essersi recata all’ufficio divino cominciò a spargersi nella città.

AUSTRIA.

– Il governo austriaco ha chiesto alla cancelleria d’Inghilterra un decreto di divieto di stampare litografie o fabbricare banconote ungheresi di Kossuth; Nella dimanda fatta per procura di d’Appony si affermava che fa cifra delle banconote già fabbricate giugne a più di 100 milioni di fiorini, in viglietti di un fiorino ciascuno, colla firma di L. Kossuth. La Corte ba subito accordato il divieto. Il conte d'Appony erasi già rivolto a Russell, ministro degli. affari esteri ma questi avea risposto non essere ne’ suoi attributi di aderire alla dimanda.

– La Gazz. di Vienna dichiara essere falso che il governo austriaco abbia violati i patti di Villafranca ed assevera che quelli concernenti l'impune rimpatrio dei legionarii ungheresi furono fedelmente osservati.

– I fogli viennesi lodano il contegno della popolazione di Varsavia ed invitano il governo russo a mostrarsi indulgente verso i polacchi, che e in fine de’ conti sono una nobile nazione. Queste parole e questi consigli potrebbero per avventura crescere i sospetti che gli eccitamenti d'agenti dell’Austria abbiano avuta non piccola parte nei torbidi di Varsavia.

PROVINCIE DANUBIANE

– Scrivono da Vienna alla Gazzetta di Colonia:

L'uragano si concentra sul basso Danubio diviene di giorno io giorno più minaccioso. Le frequenti deputazione a Parigi, Pietroburgo e Belgrado portano i loro frulli; quanto prima si apprenderà che tutta la penisola illirica è in fiamme. La Porta si prepara gagliardamente alla guerra; nella Servia, tutto il paese sarà quanto prima in armi; i soldati che finirono i loro anni di servizio e quelli che trovansi. in permesso, saranno richiamati. Nell’esercito furono impiegati ufficiali stranieri in gran numero. La Porta prese la risoluzione di stabilire un considerevole corpo d’osservazione ai confini della Servia.

I rapporti tra il principe Michele e il governatore di Belgrado Kurschi-bascià sarebbero più che mai esacerbali. Il movimento dei Montenegrini avrebbe avuto luogo di concerto colla Servia. Le negoziazioni furono condotte, come dicesi, dai letterato Buk Stephanowitz Karadschit, rimasto per qualche tempo a Celtigne, nella scorsa estate.

Quanto prima le relazioni fra la Russia e la Sardegna saranno più amichevoli; si afferma che la Russia abbia ottenuto il permesso di organizzare una stazione navale nell’Italia meridionale.

SPAGNA.

– In seduta del 6, il signor Sagasta interpellò il governo sulla questione italiana. Finora non abbiamo ragguagli sulle domande falle e sul tenore delle risposte ricevute; le pubblicheremo in extenso appena ci siano giunte. Sappiamo però che una frase del discorso di Sagasta destò grande agitazione nel congresso e provocò una protesta del governo; il signor Sagasta avea detto la regina essere sovrana, per la volontà nazionale, non per diritto divino.

Specchio delle condanne dell’Armonia, Piemonte e Campanile dal 26 di novembre 1860 ai 6 di marzo 1861:


Data Giornale Carcere Multa
26 nov. Armonia 4 mesi L. 200
id. Piemonte 4 L. 300
15 dicem. Piemonte 6 L. 2,000
Id Campanile 3 L. 2,000
25 feb. Campanile 12 L. 2,300
4 marzo Campanile 24 L. 900
& marze Armonia 24 L. 3,000
6 marzo Piemonte 24 L. 3,000
6 marzo Campanile 4 L. 1,000
Totale mesi 93 L. L. 14,900

REMINISCENZE GLORIOSE

Noi dicemmo qualche cosa in uno dei passati numeri, del valoroso Ferdinando Bianchi, il decano de’ patriotti Calabresi, ora riproduciamo in conferma un documento prezioso, un Chirografo che renderebbe superbo chiunque al mondo.

«D. Ferdinando Bianchi Sacerdote del comune di Bianchi in Calabria Citeriore è stato in Genova uno degli operosi cospiratori per la emancipazione ed annessione dell’Italia Meridionale, uno dei combattenti della nostra divisione sbarcata in Marsala; per merito a Palermo da noi nominato Cappellano Maggiore ill'giugno 1860; di poi spedito ad organizzare la rivoluzione calabra, promotore colà ed organizzatore efficace da ottenere compiuto lo scopo; valoroso e prodi con tutta la compagnia dii lui dipendente nelle campagne di Calabria, Caserta e Capua– Napoli 1. di novembre 1860 – Il dittatore G. Garibaldi – Vi è il suggello.

Lettera di Garibaldi

La Nazione pubblica la seguente Lettera:

«Caprera, 15 febbraio 1861.

«Caro Bandi

«Ho veduto con vero piacere il nostro Dolfì e vi ringrazio delle buone nuove che mi date sull’entusiasmo patrio della gioventù toscana.

«Dite a quei bravi giovani che tosto è tempo di veder cessare il servaggio dei nostri fratelli di Venezia e di Roma– e non mancheremo certamente nessuno di noi al santo convegno.

«Vostro sempre,

«G. Garibaldi».

Notizie Recenti

INGHILTERRA CAMERA DEI COMUNI – SEDUTA DEL 5 MARZO.

Lord John Russell presenta nuovi documenti riguardanti gli affari di Napoli.

Il sig. Withe domanda ai segretario di Stato per gli affari esteri se il governo austriaco aveva mosso querela presso il governo della regina rispetto alla supposta fabbricazione di banconote fatte a nome dell'Ungheria; e quale sia stata la condotta del governo a questo proposito.

Lord John Russell risponde che l'ambasciadore d'Austria aveva avvertito il governo della regina che si fabbricavano in Londra banconote portanti la soscrizione di Kossuth e la corona rea le d'Ungheria. La quistione fu tosto riferita ai consiglieri legali dello Stato; i quali con lunga relazione avevano esposto il loro giudizio, dicendo non essere possibile ottenere la convinzione legale del fatto, sebbene essi reputassero che tale fabbricazione è vietata dalle leggi. Secondo il loro parere, Lord John Russell scrisse all'ambasciatore d'Austria, dichiarando non essere il governo della regina in grado d'immischiarsi in questa materia. Allora l'Ambasciatore domandò se avrebbe potuto far quelle pratiche che stimerebbe più opportune, al che gli fu risposto es sere egli pienamente libero d'operare come meglio giudicherebbe.

DISPACCI PARTICOLARI DELLA PERSEVERANZA

PARLAMENTO INGLESE

9 Marzo (ore 8 20 pom.) – Edwin James difende Garibaldi; e dice che il potere temporale è la rovina dello spirituale. Roberto Peel dice, ch'esso è il solo ostacolo alla pacificazione. Gladstone afferma che la politica austriaca è la fondatrice dell'unità italiana a Roma: Roebuck dice che la Francia, l'Austria e la Russia fanno ostacolo all'unità. Il mantenimento dell'Austria nella Venezia controbilancierà l'alleanza franco-russa.

Russell dice, che l'Inghilterra si è astenuta ed ha consigliato l’astensione. Non giudica Vittorio Emanuele preferibile a Francesco II. Si rallegra della riunione del Parlamento italiano e della guarentigia della libertà personale. La politica usata nella Venezia è nocevole all’Austria. L’Inghilterra è per il nonintervento.

Parigi,10 marzo.

Lo Czas di Cracovia dell’8 dice che la Banca polacca ricusa il pagamento in danaro dell’ammontare dei biglietti russi che ha in. deposito; i militari hanno ritirato egual somma dalla cassa della Banca.

Dresda, 9. – Il Giornale di Dresda annuncia che l’imperatore di Russia ha conferito al re ed alla regina di Napoli l’ordine militare di San Giorgio!!

Parigi,10 marzo (ore 5,30 pom.)

Corre voce che ci sieno delle notizie inquietanti della Cocincina. La guarnigione francese si troverebbe in una situazione difficile.

Un’altra voce che corre, si è che i Francesi hanno fatto, il 2 febbraio, una ricognizione sull'isolo di Honinan, presso alle coste della Cocincina, per farne un luogo di convegno per la spedizione dell’impero di Annam.

La Patrie porta che le popolazioni polacche aderiscono in numero sempre maggiore all’indirizzo dell’imperatore, il quale venne soscritto a Kalisch, a Kielich, a Sandomir, a Lublirio, a Oreehec, a Plock ed a Suvalki.

Dispacci Elettrici AGENZIA STEFANI

Napoli 14 – . Torino 13

Parigi 12 – Patrie – Conferenza Siria seduta ieri. Assicurasi che I accordo non tarderà ad aver luogo.

Patrie – Annunzia che Augusto Blanqui e Senecque, operaio tornitore in legno,furono arrestati per causa di società secreto. Entrambi venivano da Modena.

Vienna – Mennsdorf è nominato Governatore comandante le truppe della Gallizia e della Bnkovina.

Berlino Notizie di Pietroburgo smentiscono la voce d’invio del Granduca a Varsavia. Il Conte Cicskowski (?) capo della fazione polacca alla Camera Prussiana è andato a Varsavia per partecipare ai lavori della Società Agricola.

Napoli 14 – Torino 13

Oggi la Camera tratterà la legge della proclamazione del Regno d’Italia. Dopo questa votazione il Ministro dell’Interno presenterà alla Camera la legge dell’ordinamento amministrativo del regno.



Fondi Piemontesi 76,25 76,30
Tre per cento francese 68,05
Quattro e mezzo id. 95,75
Consolidati inglesi 92 1/8
Metalliche Austriache 65,10

BORSA DI NAPOLI

13 MARZO 1861

DUCATI CINQUE DI RENDITA– Godimento 1 GENNAIO

 

Prezzi legali– Contante D. 77 3/4
Fine corrente » S. C.
Fine prossimo » S. C.
Rendita Piemontese L. 77
Rendita Bolognese » S. C.
Rendila Toscana » S. C.

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Il Gerente responsabile– Carlo De Ruberto.

F. Mazza Dulcini– Direttore-Proprietario.

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STAB. TIP. DELLE BELLE ARTI.

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ANNO I. Napoli 15 Marzo 1861 N. 18

IL PARLAMENTO GIORNALE POLITICO DELLA SERA
Si pubblica tutti i giorni (esclusi i festivi) alle 5 p. m.
COSTA UN GRANO

NAPOLI 15 MARZO 1861

LA COMMISSIONE DI ESAME PEL PERSONALE DE’ RAMI FINANZIERI

3.

Ne’ due precedenti articoli ci riportammo alle leggi ed a’ regolamenti in vigore, per richiamare gli Agenti del Governo nel sentiero della legalità e della giustizia. E questo era tanto necessario in quanto, volgendo in tempi costituzionali, non era dato a chicchesia di violar la legge. Dicemmo quindi, che senza colpa e senza reato non dovessi, né potessi esonerare, o destituire un funzionario qualunque del ramo finanzierò; e soggiungemmo di essere inutile d’indagar l'origine della nomina del funzionario, semprecché nella sua condotta non rilevavasi alcun reato, od alcuna colpa. Vi sono ancora de’ funzionari nominati nel Decennio, nel nonimestre del 1820, nel 1831, nel 1848, e sulla condotta de’ quali nulla è a ridere; e sarebbe, parlando in massima, ingiusta di esonerarli per la sola origine, comunque onesti, della loro nomina.

Ma alcuni, senza punto badare all’eccezioni scritte nei due Articoli in ordine al carattere politico dei medesimi funzionari, han creduto voler noi adottare la massima dell’assoluto rispetto degl’impiegati borbonici retrivi e reazionari: preghiamo costoro a voler ben ponderare detti due articoli, e siam certi che si convinceranno non aver noi molta tenerezza e qualunque predilezione per coloro.

Ma l’oggetto principale de’ nostri articoli fu ed è di richiamare i Governanti sul terreno della legalità, eliminando l’arbitrio la preferenza, insomma il dispotismo, quello stesso dispotismo che rimproveriamo al passato Governo. Se il sistema da noi biasimato, come immorale, ingiusto e corruttore, fosse da noi ora ammesso, cadremmo nei fatali errori, pei quali furono perduti i Borboni: col sistema costituzionale evvi eguaglianza innanzi alla legge, e severa probità dee trasparire negli atti del Governo; in senso opposto, cadendosi nell’arbitrio, si cade nell’aborrita dispotica tirannia.

Per noi, la onorevole qualità di liberale, vale virtù; e chi non è virtuoso, nell’ampiezza del vocabolo, e nel cammino della vita, non è certamente un liberale – Quindi a differenza dei retrivi, ed oscurantisti, i liberali devono procedere secondo la legge, la giustizia, l’onore, l’onestà de’ principi, senza egoismo, e senza fini secondari. Se così non si procede, la Società non si moralizza, e sotto la rubrica di un sistema politico diverso, l'andamento delle cose umane sarà lo stesso.

Adunque operiamo in modo, che i nostri avversari non possano accusarci de’ medesimi errori e delle medesime colpe che noi loro rimproveriamo.

Questa cosa premessa, dicemmo e ripetiamo che niuno de funzionari de’ rami finanzieri, cui affatto estranea è l’azione politica, non debbonsi esonerare senza colpa o senza reato.

Ciò non pertanto dicemmo e ripetiamo, che volendo consolidare un novello sistema politico, sanzionato dalla maggioranza della nazione, fa mestieri allontanare quei funzionari, ancorché finanzieri, i quali, per l'esercizio delle loro attribuzioni, e pel raggio di azione d’influenza che lo compete, potrebbero riuscir dannosi – In questi casi, un Governo regolare, costituzionale dovrebbe saper colpire, e senza abusare di autorità dovrebbe sapere eliminare il male temuto: la sapienza governativa, il tatto governativo, la pratica di governo, come meglio vuol dirsi, consiste in questo saper fare. E perché le preferenze, le eccezioni, gli arbitri non tornino funesti al Governo, conviene non dipartirsi mai dalle regole, e nei bisogni discrezionali del potere esecutivo, farne applicazione con severa probità.

Se vuolsi discendere all’applicazione de'  casi in esame, possiamo accennare alcuni esempi.

Vogliono i Governanti esonerare molti Magistrati, della cui fede politica non si è sicuri? È facile il mezzo, ed è di massima: tutt’i Magistrati, come gli altri Agenti politici, dopo il 15 Maggio 1848, avocarono spontaneamente il loro giuramento alla Costituzione, e giurarono fedeltà al Re Assoluto; questo è un reato, è una fellonia. La misura colpirà tutti – Poi, il Governo richiamerà quegli onesti, che nella sua prudenza giudicherà espediente: gli esonerati potranno scegliere tra il silenzio, l'acquiescenza, ed un giudizio di fellonia che li minaccia.

Voglionsi esonerare ì finanzieri? Si ricorra non alle petizioni per abrogarsi lo Statuto del 1848, ma alle insinuazioni da loro fatte pel chiedersi l'abrogazione; si ricorra al giuramenti da loro prestalo, in disprezzo della Costituzione nommai abrogata; e saran colpiti tutti.

Insomma dal 1848 al 1860 essendosi proceduto in un sistema d'illegalità e di arbitrio sotto ogni rapporto, qualunque funzionario è in colpa; e quindi un Governo che può aver ragioni politiche contro taluno, per evitare il quale che potrebbe derivare, userà mezzi legali per raggiungere lo scopo, ricorrendo a quella categoria di colpe, delle quali necessariamente moltissimi, fra quelli che servirono il precedente. Governo, debbono essere affetti.

Procedendo cosi– e per determinati fatti punibili, niuno potrà dolersi; nel mentre si dorranno tutti quelli, che senza colpa, e senza reato relativo all’esercizio della loro carica, veggonsi esonerati. Così – un Ricevitore per esempio, che non è convinto né di malversazione, né di frode non può esser esonerato, ma può essere destituito ed anche condannato se è reo di fellonia o di altro.

Questo ragguaglio sufficientemente minuto, che a chiarezza delle cose già dette, si è pensato qui riferire, parrà pedante o superfluo a molti; ma potendo valere a persuadere alcuno, che in un Governo Costituzionale non si può e non si deve violar la legge, né a questa derogare senza il concorso de poteri costituiti, avrà qualche giovamento, almen per coloro, che in buona fede credono potersi e doversi, alla rinfusa e senza motivo, mandar via tutti gli antichi funzionari, e sostituirvi dei nuovi.

Siam giusti, leali, onesti, virtuosi se vogliamo che il nostro nuovo sistema politico prevalga sull’antico, e duri e migliori.

D.

IL GENERALE AVEZZANA

Ogni giorno che passa porta con sé un decreto di Fanti contro l'esercito meridionale; ogni decreto è una freccia avvelenata:

Azrael, l'angiolo della morte siede sul suo arco ministeriale, e tutto quanto v'ha di nobile e generoso diventa cadavere dinanzi ad esso.

Dopo il sacrifizio del Generale Longo, viene quello di Giuseppe Avezzana.

La sua divisione è stata disciolta: dunque il prode Generale non sarà riconosciuto.

Voi non ignorate, sig. Ministro della guerra, chi fosse, e chi sia stato Giuseppe Avezzana: voi conoscete il Nestore della libertà ita liana. Ed ora gli direte:

– Signore, per quello che avete fatto da quaranta anni in qua a favore dell'Italia: per i sacrifizii durati, per l'amicizia fraterna di Garibaldi, per le imprese di Napoli, tenete la vostra divisione è sciolta, voi non convenite all'esercito Piemontese: risolcate l'Oceano, ritornate in America. Non sapete voi, caro signor Avezzana, che noi altri cantiamo l’inno di Garibaldi al rovescio?

Va fuori d’Italia

Va fuori o stranier...

Lo straniero siete voi, e tutti quelli che non hanno combattuto sotto l’insegna leggittima dell’esercito costituito.

Voi siete intrusi del popolo. L’Esercito Piemontese è inviolabile!»

Venerando Avezzana, il tuo vecchio cuore dove ergesti un altare alla patria dev’essere stato franto, a questa ingratitudine, non è vero? Oh non si congedava, non si discioglieva il tuo Corpo sulle sanguinose pianure di Capua, tra le corone di fiamma delle sinuose rive del Volturno: là, a piè del Monte Sant’Angelo quando il Dio della guerra, il Nazareno armato lanciava i suoi prodi a una pugna disuguale e terribile: in quella giornata in cui le sorti d’Italia stavano sulla punta delle baionette del popolo, là vedemmo il tuo capo canuto esposto sì da vicino alla morte, e sul tuo volto sereno si leggea la calma intrepidezza del sacrifizio. Va, e se ti si respinge da questa terra per la quale hai combattuto e patito tante volte, ritorna in America: là troverai ancora due umili vicine capanne, la tua e quella di Garibaldi: riconoscile e piangi là presso, o generoso Vegliardo.

F. Mazza Dulcini.

Notizie Varie

ITALIA

– Scrivono dal confine Mantovano, 7 marzo, all’Opinione:

Gli austriaci dispongono tre campi militari: l’uno in Friuli, l’altro al Po, il terzo al Mincio; e si pretende che l'esercito, dietro domanda di Benedek, sarà portato alla cifra di 200,000 uomini.

Oggi il militare dei tre distretti afferma e sostiene che l'Austria condurrà a Modena il duca; si assegno persino l’epoca precisa dell’attacco, e sarebbe il giorno 21 di questo stesso mese. Le son ciarle, ne convengo; ma ciarle però che hanno un qualche fondo di vero perché la reazione nei ducati moltiplica a questi giorni le mene e i raggiri.

A Mantova un fanatico predicatore declama quasi ogni giorno contro il governò italiano, contro il francese Vittorio e Napoleone sono da lui malmenati alla scoperta, ad onta che il vescovo, a quanto dicesi, gli abbia consigliato di predicare piuttosto il dogma e la morale. E a proposito di predicatori, il sacerdote mantovano D. Policarpo Triulzi, che predicava la quaresima a Crema, trovò necessario di abbandonare quel pergamo e tornarsene a Castiglione delle Stiviere sua patria. Quel vescovo lo voleva costringere a predicare pel papa contro la rivoluzione italiana.

– Ecco, secondo l’Indèpendance Belge, il lesto del dispaccio diretto dà Vittorio Emanuele al principe Napoleone:

» Ha letto il vostro magnifico discorso e ve ne ringrazio in nome dell’Italia e di me.»

AUSTRIA

– L'imperatore d'Austria diresse il seguente rescritto al cav. Schemerling:

Caro cavaliere di Schemerling!

Onde dare occasione alla popolazione serbica del cessato territorio amministrativo sorbico-banale di esprimere i suoi desideri relativamente al mantenimento garantito dei loro antichi privilegi e legali esenzioni, ed in i specie poi della loro nazionalità e lingua, e perchè possa formulare chiaramente le sue proposte di garanzia, e le condizioni stimate necessarie per tale oggetto, nell'occasione dell'assoluta incorporazione del Voivodato serbico al regno d'Ungheria, trovo di concedere, sopra istanza del patriarca Raicich, che venga tenuto un congresso nazionale in Carlowitz dalla popolazione serbica del cessato territorio serbico-banale, sotto la presidenza del patriarca Raicich. Questo congresso, al quale io invierò un commissario imperiale, per la cui nomina, come pure per le istruzioni da dargli, ella farà a me le sue proposte, di accordo col mio cancelliere aulico ungherese, dovrà riunirsi al più presto, limitarsi soltanto all'oggetto suesposto, e in ogni caso dovrà terminare le sue conferenze prima dell'apertura della Dieta dei mio regno d'Ungheria, e dovrà sottoporne il risultato, tanto a lei, che al mio regio cancelliere aulico ungherese.

Il congresso si comporrà esclusivamente di deputati ecclesiastici e secolari di nazionalità serbica inviati da tutto il cessato territorio amministrativo serbico banale; quindi, tanto dai comitati addetti al mio regno d'Ungheria, quanto dai distretti d'lilok e di Ruma incorporati al regno di Slavonia; con che però intendo espressamente preservato il diritto della popolazione greca non unita, nelle altre parti del mio regno d'Ungheria e di Slavonia nonché nei regni di Croazia e Dalmazia, nel gran Principato di Transilvania, e nel ducato di Bukovina, e ne’ confini militari, di farsi rappresentare mediante deputati ecclesiastici, e rispettivamente civili e militari, in congressi nazionali da tenersi in oggetti ecclesiastici e scolastici.

Intorno al modo di convocazione di questo Congresso eccezionale, sul numero dei membri, la distribuzione loro e il modo d'elezione dovrà invitarsi il patriarca Racch di fare le proposte al più presto possibile; tanto a lei, quanto al mio regio cancelliere aulico ungherese, le qua li ella presenterà a me d'accordo collo stesso, col loro parere.

-Di tali disposizioni pongo in cognizione contemporaneamente il mio ministro della guerra, il regio cancelliere aulico ungherese, e il presidente del dicastero aulico prov. Croato-slavone.

Francesco Giuseppe.

Vienna, 5 marzo 1861.

GERMANIA.

– Ci scrivono da Monaco, in data 8 corrente:

La regina vedova di Prussia verrà a passare l'estate tra noi, e dicesi che andrà a soggiornare nel reale castel lo, posto sul lago di Teger, col principe Carlo, suo fratello. Affermasi con grandissimo fondamento, che S. M voglia ritornare in seno alla religione cattolica, che, pe motivi politici e per assecondare le brame dell'or or defunto re suo marito. aveva abjurato per la professione protestante. La nostra Corte ne sarebbe assai contento specialmente il re Luigi. A questo proposito, so di buon luogo che già si scambiarono molti dispacci colla Corte romana e che si cerca un mezzo termine per condurre cosa a buon porto col minore strepito e scandalo possibile. I sacerdoti cattolici di Roma e della Prussia lavorano a tutta possa per raggiungere lo scopo colla maggiore sollecitudine, ma pare che trovino forti ostacoli presso la Corte e l'alta aristocrazia prussiana.

l nostri fogli d'ogni colore predicano contro il lotto e vorrebbero che il governo sopprimesse questa illanxxdbile gabella indiretta, ad esempio di quanto si fece, si ha guari, nel Wurtenberg, nella Svizzera, ecc.; ma il governo fa orecchio da mercante, e lascia che tutti giochino, come più n'hanno voglia.

Molte nuove armi sono arrivate al nostro ministero della guerra dall'estero, specialmente spade per la cavalleria e fucili di precisione.

SVIZZERA

– Il risultato delle nomine dei deputati alla Costituente in tutto il Cantone risulta favorevole al partito del governo. Sopra 116 eletti sinora conosciuti. 59 sono persone nuove e 57 vecchi deputati, di cui 34 impiegali. Il partito del governo novera 59 voti, l'opposizione 52: 5 sono dubbii.

(Gazz. Ticinese)

RUSSIA

– Togliamo dall’Havas.

Bullier il seguente telegramma, in data di Berlino 7 marzo:

Scrivono da Varsavia chela delegazione dei cittadini continuerà provvisoriamente in funzioni finché siensi ricevute dalla Corte di Pietroburgo istruzioni sulla condotta da tenersi. L’Imperatore avrebbe ordinato il segretario di Stato Karnicki di portarsi a Pietroburgo per dare schiarimenti sulla situazione, perché alla domanda fatta dall’imperatore a questo riguardo, si rispose che non erasi arrestati insorti armati.

– Il Comitato polacco ha pubblicato il seguente

MANIFESTO

Magna est veritas et praecalebit! Inglesi, la bandiera polacca fu issala anche a Varsavia! Vi si diceva che la nazionalità polacca era un puro sogno di alcuni miserabili fuorusciti, ma voi nol credeste. Voi sapete che una nazione non può morire; sapete che vogliamo ancora combattere; sapete che noi dobbiamo finalmente riuscire. Noi imploriamo il vostro soccorso. Voi intendete il nostro appello. Per l’amore della libertà e del diritto, per la vostra simpatia e per il vostro onore, dovete aiutarci.

Noi potremmo chiedervi armi e uomini, ma i vostri cuori ci bastano. Quale ajuto avete dato all’Italia? La vostra simpatia. Essa valse più che le armi. Noi cerchiamo, noi domandiamo questa simpatia per la nostra patria' . La Polonia ha diritti a ciò che voi avete fallo per l’Italia. Inglesi! dichiarale che la Polonia ha per sé la giustizia e il potere di farsela rendere. Parlale, i Polacchi faranno il resto.

Il comitato dell’unità patriottica polacca.

(Seguono le firme)

– Leggesi nell’Osservatore Triestino dell’8 corr.

Leggiamo nel J. de Constantinople:

Crediamo sapere che, dopo una breve proroga, destinata ad aspettare istruzioni più precise dai rispettivi governi; i plenipotenziari incaricali di regolare la questione dell’intervento europeo in Siria hanno ripreso i loro lavori, che sono prossimi ad avere una soluzione pronta e soddisfacente.

Il Sultano ha donato al gran visir e ad Aulì-bascià una spada d’onore fregiata di pietre preziose, e una decorazione speciale di prima classe in diamanti allo Sceikullslam. Faad-bascià, plenipotenziario ottomano in Siria, riceverà pure una sciabola d'onore adorna di diamanti, che il Sultano gli manderà a Bairut per mezzo di un ufficiale..

Sono partiti per le varie provincie dell’Impero alcuni ufficiali incaricali di sorvegliare là riunione dei edif. Li accompagnano dei medici che dovranno esaminare i soldati i quali si presentano all’appello.

La fabbricazione dei cannoni rigali e dei proiettili adatti a questo sistema d'artiglieria viene continuala attivamente nella fonderia e nelle officine di Tophanè, in estensione tale che si possono somministrare ogni mese più di 60 pezzi.

– L’Havas ha da Costantinopoli. 7 marzo:

La Porta ha spedite istruzioni definitive al suo plenipotenziario a Parigi: sarebbero un di mezzo fra il progetto di cui è latore Vely-bascià e il progetto della commissione europea.

Il Corriere d’Oriente, dopo aver annunciato l’invio della squadra con 4000 uomini nell’Adriatico, soggiunge che il governo turco è risoluto di prendere gagliarde misure contro le provincie del litorale.

GRECIA

– Scrivono da Atene 2 marzo, all’Osservatore Triestino:

Mercoledì scorso (27 febbraio), seguì la solenne apertura del Parlamento, col seguente discorso, pronuncialo da S. M. il Re: Signori Deputati, signori Senatori! Con piacere vi veggo oggi riuniti intorno a me; ho la fiducia che presterete il vostro concorso all’utile disimpegno de’ pubblici affari. ’ Nelle ultime elezioni, il popolo diede prove del suo attaccamento alle leggi; son lieto di prenderne Pilo. Aderendo ai principii conservatori. il popolo greco fece vedere ch'esso comprendo i suoi veri interessi Unto nel presente quanto nell’avvenire.

Le mie relazioni colle Potenze estere sono amichevoli. La Grecia continua a godere le simpatie del mondo incivilito, e particolarmente delle grandi Potenze, sue benefattrici; simpatie, che essendole state di sì grande soccorso per assicurare la sua indipendenza, debbono esserle pure uno stimolo perpetuo per inoltrarsi nella via del progresso.

Il mio Governo, penetralo dell’importanza dei suoi doveri, si occupa incessantemente ad accrescere la prosperità interna del paese mediante lo sviluppo delle istituzioni costituzionali, il perfezionamento de’ diversi servigi pubblici, e sopratutto mercé l’ordinamento del nostro stato finanziario; il che avrà per effetto di consolidare il credito pubblico e di procurarci i mezzi di far fronte a tutti i bisogni ed obblighi dello Stato.

A tale scopo vi verranno sottoposti vari progetti di grande importanza.

Siccome il bilancio non ftì discusso anche dal Senato nello scorso anno, voi avrete ad occuparvi, in questa sessione, dell’esame e del volo delle leggi di finanza per due anni consecutivi. Per tal modo, noi riprenderemo un andamento regolate, mentre d’altra parte, il mio Governo, uniformandosi alle decisioni della Camera» ha preso tutti i provvedimenti possibili per assicurare i pubblici interessi e mantenere l’ordine.

Non dubito punto, Signori, che il vostro senno e il vostro patriotismo v’ispireranno sentimenti che sieno all’altezza delle presenti circostanze. Sono sicuro che voi presterete sincero e leale appoggio al mio Governo, affinché possiamo procedere nella via della legalità all’interno, e in quella dell’onore verso l’estero, come c’impone l’interesse del paese.

Per tal modo potremo contemplare l'avvenire con fiducia, e invocare senza rimorso le benedizioni di Colui mercé il quale i popoli si salvano e i buoni disegni sono coronati di Successo.

Dichiaro aperta la prima sessione della settima legislatura.

SPAGNA

– Si ha Madrid, 7 marzo:

Nella Camera dei deputati, il ministro degli affari esteri difende lungamente e logicamente il potere temporale del papa; egli considera etnie indegno d’una discussione seria il progetto che consiste nel dividere la città di Roma. Giudica assurdo il pensiero di trasferire la Santa Sede a Gerusalemme.

L’Europa ù destinata ad essere il teatro delle tribolazioni e dei trionfi dei cattolicisemo; essa deve conservare nel suo seno il capo della Chiesa.

La discussione continuerà domani (Havas.)

Notizie Recenti

TORINO

Leggiamo, non senza sorpresa, nel Dritto:

Il ministro della guerra ha diramata la seguente circolare:

«Torino,5 marzo 1861.

Alcuni generali comandanti corpi d’armata informarono questo ministero che taluni comandanti di corpi, invitati dalla redazione della Gazzetta del Popolo alla soscrizione per una corona d’alloro da tributarsi al generale Cialdini, interpellavano come regolarsi in proposito.

Riscontrai loro, che sebbene niuno più di me apprezzasse i graqdi servizi resi da generale Cialdini, i principii delle militari discipline ostavano a che io approvassi colali sottoscrizioni per corpo.

Imperocché se possa essere lecita di esprimere individualmente il proprio affetto e la stima per gli uomini che a questo titolo si resero o stanno rendendosi coi fatti e colle opere meritatamente degni della riconoscenza patria, le dimostrazioni complessive per corpo potrebbero facilmente convertirsi in arma di partilo.

A tutelare gelosamente i rigidi principii della disciplina e ad evitare non meno che nei tempi che corrono, possano i nemici d’Italia prevalersi delle più nobili aspirazioni per gettare nell’armata i semi della discordia, alterando quell'armonia di sentimenti, di virtù, di abnegazione e di solidarietà che tanto nobilitano la carriera delle armi e costituiscono la forza degli eserciti, si prescrive.

Essere d'ora innanzi vietato di promuovere o di aderire a qualsiasi sottoscrizione di corpo, senza la previa autorizzazione di questo ministero.

Ministro: M. Fanti.

Egregiamente, sig. Ministro della Guerra: il momento per dare questa disposizione è stato supremamente opportuno, ed è prova della più alta delicatezza ministeriale.

Bisognava, né prima né dopo, emanare la ministeriale contro le ovazioni: ma proprio nel punto che l’ovazione toccava al generale Cialdini!

– In una delle prossime tornate dal Parlamento, il deputato Mauro Macchi presenterà una petizione sottoscritta a parecchie migliaia di cittadini d’ogni parie d'Italia, i quali chiedono a! governo di interporre i più caldi uffici presso quello di Francia, affinché cessi al più presto l’occupazione di Roma.

ROMA

Ecco la nota degli oggetti del Museo Campana dilapidati dalla Corte di Roma: Vasi primitivi 24– idem a vernice nera 41– idem di prima maniera estrusca 138– Rithon 10– idem Aretini 35– idem Nolani 35 – idem Cumani 24, fra i quali quello unico in Europa– idem di Ruvo e Magna Grecia 35– Lucerne 23 Bronzi e Trofei 4 – Armi disgiunte 3– Arnesi idem. 7– Candelabri 6– Specchi 20 – Oggetti diversi 18– Vasi 22– Utensili l i.

Scultura



Statue
Busti 79
Sarcofaghi
Un oggetto d’oro

Tutto ciò per 125 mila scudi. Settecento trentaquattro pezzi, che facendo ciascuno parte di una collezione completa, cosi venduti pregiudicarono infinitamente al pregio ed al valore dell’intero Musco. Ne avrete più una nota più particolareggiata. Intanto mi si assicura che fra le statue vi sono le nove magnifiche muse, le quali sono superiori di molto a quelle del Vaticano.

L’agente russo, signor Boutet, pone gran fretta nell’imballare e spedire le cose acquistate.

– Domenica parti improvvisamente da Roma, dopo una conferenza avuta col Papa, monsignor Bellogarde uditore di Rota per Vienna. Deve tornare il 17 al più tardi.

FRANCIA

Il Constitutionnel parte del voto del Senato cosi scrive:

«Alla causa del santo padre ha nociuto il voto al Senato, postoché ad essa non avrebbe punto giovato un voto contrario.

– Da Parigi scrivono all'Independance correr voce che gli ambasciatori d’Austria e di Rnssia abbiano domandate a Thonvenel spiegazioni sovra alcuni passi del discorso del principe Napoleone. Aggiunge il giornale belge aver ragione fondata di credere che l’interpellanza fu fatta dall'Austria sola.

– Scrivono pure da Parigi ritenersi che siensi aperte pratiche per un colloquio tra l'imperadore ed il re di Prussia. Si pretende anzi che durante ii viaggio, già annunzialo, dall’imperatore nelle provincie orientali debba aver luogo la conferenza.

– L'Ami de la Religion pubblicò il dispaccio indirizzato dal cardinale Antonelli all’incaricato degli affari di Roma a Parigi in risposta all’opuscolo del Laguerronière.

– Nella ultima seduta del Senato, il principe Napoleone non avendo potuto ottenere di motivare il suo volo, si astenne dal votare l’indirizzo.

DIMISSIONE DI D. LIBORIO ROMANO

Il Consigliere D. Liborio Romano si è già dimesso, come ognun sa. Egli però nell’ècclissarsi ha voluto gratificare il governo di parecchi suoi preziosi consigli segnati categoricamente: e sforzandosi d’altra parte di non cascare solo nel Limbo politico, insinua con quel classico garbo che ognun gli conosce, esser causa di sua caduta, e per conseguenza della rovina d’Italia, gli altri Consiglieri suoi Colleghi. Dopo ciò, il settemplice D. Liborio conchiude con dignità veramente Romana, che egli va a pigliar possesso del posto che gli appartiene al Parlamento Italiano – dove noi avremo l’onore di accompagnarlo.

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– Quest’oggi si è pubblicalo il Reclamo fatto al Parlamento Italiano, per i decreti emanati dal Ministero di guerra, circa la fusione dell’armata piemontese con I altra napoletana. Prezzo gr. 5. Vendibile presso tutti i tabaccari in Via Toledo, ed all'ufficio di questo Giornale.

Dispacci Elettrici AGENZIA STEFANI

Napoli li– Torino 14

Parigi 13 – 11 Generale Mevendorff è giunto a Varsavia latore della risposta dell’Imperatore all’indirizzo dei Polacchi. È accordato un Consiglio di Stato destinato pel regno dì Polonia. Samoniwski è nominato Presidente. Il Municipio è confermato nelle sue funzioni. Tutti gli atti ufficiali si faranno in nome dell’imperatore come Re di Polonia.

E’ inesatto conferenza Siria riunita fine settimana.

Patrie– E' inesatto, che il Principe Napoleone va in Italia.

Napoli 13– Torino 11 (ritardato)

Parigi. 12 – Plicon accenna pericolo per Francia lasciar creare intorno a sé tre potenti Imperi che la minacceranno.

Consiglia non contare sull’alleanza Russa e ritornare all’esecuzione di Villafranca. Plichon applaude ai zuavi di Castelfidardo attaccando violentemente Vittorio Emmanuele.

Morny dice: Signore attaccate il Governo, e la sua condotta saprà difendersi; ma non è atto di convenienza o di coraggio attaccare gli assenti anche quando sono sul trono. Baroche risponde: il vostro discorso fu pieno di fiele e di mordacità. Giammai il Governo dell’imperatore fu cosi violentemente attaccato in Austria od in Inghilterra. Rimprovera Plichon per aver detto che Napoleone III è divenuto oggetto di diffidenza all’Europa. Maravigliasi degli elogi dei sovrani che combattevano contro noi a Solferino. Maravigliasi delle simpatie per certi Governi e degli oltraggi verso i governi nostri alleati. Baroche combatte le accuse di doppiezze e d'intrighi dati all’Inghilterra. Giustifica la politica dell'Imperatore in Italia e a Roma.

Zurigo – Orribile tempesta sul lago di Costanza. Un vapore zurighese ha urtato il vapore bavarese Luigi i cui fanali erano spenti. Il Luigi è calato a fondo tredici persone annegate.

Napoli 15 – Torino 13 (ritardato)

Alla Camera de’ Deputati Minghetti presentò quattro progetti di leggi intorno al riordinamento amministrativo d'Italia. Ha luogo un discorso esplicativo: parla delle Regioni, ossia del consorzio libero delle Provincie. Le Regioni, egli dice, lasceranno in tutta libertà l’autonomia delle Provincie. – Annunciata la resa di Messina votansi per acclamazione lodi e ringraziamento al l’esercito di terra e di mare.

– La risposta di Farini al discorso della corona dice, che l’Italia pensa affannosamente a Roma e a Venezia.

La relazione della commissione essendo pronta, la discussione sulla promulgazione del Regno d’Italia a domani.

Napoli 15 – Torino 14

Parigi 14 – Berlino 13 – La Camera dei Signori ha respinto con 124 voti contro 45 il progetto di legge sul Matrimonio Civile.

Napoli 14 – Torino 11.

Parigi 13 sera (ritardato) – Keller esamina tutte le fasi della politica italiana, critica la condotta tenuta,difende clamorosamente il temporale, trova che il Governo non solo non ha saputo rinunciare ai suoi primi impegni, ma ancora che in presenza di attentati inauditi le sue condiscendenze sembrano destinate agli spogliatori i suoi rigori agli spogliati. Nulla giustifica questa condotta; non è innanzi al Piemonte che la Francia ha indietreggiato. Dietro al Piemonte esiste una potenza astuta di cui esso è strumento. Questa potenza è la risoluzione appoggiata dall’Inghilterra, incoronata nella persona d’Orsini (Agitazione prolungata, rumori vivissimi). Keller ricorda le manifestazioni dell’esercito e dei grandi corpi dello Stato che all’epoca dell’attentato volevano che si colpissero i rei, che preparavano macchinazioni all’ombra dell’ospitalità britannica. È il programma della rivoluzione protetta dall’Inghilterra che si è realizzato. É questa rivoluzione che tenendo con una mano le bombe e i pugnali, dall’altra lo splendore di una falza popolarità vuole stabilire alle porte della Francia uno Stato di 25 milioni con Roma capitale. Quando si domanda al Governo che cosa farà non risponde– Billault: Il Governo risponderà. – Keller sostiene che la lotta è fra la fede cattolica e la fede rivoluzionaria. La Francia è stata francamente rivoluzionaria nel 1793; francamente conquistatrice sotto il primo impero, francamente conservatrice nel 1848. ’ Ma voi siete rivoluzionari? Siete conservatori? o restale semplici spettatori del combattimento? dite quello che siete. Voi avete rinunciato a combattere la rivoluzione sperando si accontenterebbe delle concessioni che voi faceste, avete sperato ottener perdono dalla rivoluzione che non perdona mai, e dalla Chiesa che si rassegna a tutto, tranne ad approvare quelli che la spogliano e la ingannano. Torino come Roma ha risposto: nessuna transazione. Invece di scegliere fra Roma e il Piemonte voi restate a Roma col papa e lasciate venire il Piemonte a Roma tappa a tappa.

È tempo di arrestarvi sul pendio fatale ove vi spingono i nemici della Francia e della dinastia. È tempo di rompere il silenzio che incoraggia potentemente i rivoluzionarii italiani e di ritornare alla politica di Villafranca. E tempo di guardare in faccia alla rivoluzione, e di dirle – tu non andrai più lontano. Il pensiero che esprime è quello di un uomo devoto al suo paese al Governo, alla sua coscienza. – Billault: Il Governo voleva aspettare la discussione dei paragrafi, ma la violenza crescente degli attacchi– (reclami, interruzioni).

Billault lagnasi della violenza degli attacchi: protesta contro l’asserzione che il Governo indietreggiava davanti al pugnale dell’assassino. Non credeva possibili tali parole. Desideri che la Camera riprenda la calma. Stabilisce che la questione italiana comprende altri interessi oltre quelli del Papato. Dimostra 'influenza dell’Austria distrutta in Italia. Dice che il Governo dell’Imperatore fondato sulla volontà popolare non poteva comprimerla negli altri popoli. Le grandi potenze non hanno fatto nulla pel Papa. L’Imperatore solo. IL Governo desidera che le altre spiegazioni sieno aggiornate sino alla discussione dei paragrafi.

La discussione generale è chiusa.

Napoli 15 – Torino 14

Camera Deputati – Discussione sulla legge titolo Re d’Italia Brofferio rimprovera ai Ministri di aver proposta la legge togliendo l’iniziativa ai rappresentanti del popolo. Rammenta la mancanza delle espressioni, per la volontà popolare, e propone un emendamento compiaciuto da Pepoli. Cavour: il Governo prese la iniziativa della legge perché prese l’iniziativa della redenzione degl’Italiani. Il fatto che compiesi è di grande audacia. Avrà in Italia l’adesione unanime, all’estero sarà contrastato. Adduce per prova la discussione attuale delle assemblee estere. Prometti la prossima presentazione della legge per l'intestazione degli alti. Parla Bixio. La legge è approvata ad unanimità.

La Gazzetta officiale pubblica un dispaccio d'Cialdini. – Messina 13 marzo – La cittadella si è resa a discrezione dopo 4 giorni di fuoco. Noi facemmo scoppiare varii depositi di granate prodotto vasto incendio. Rifiutata ogni capitolazione. La flotta fece due ore di fuoco. Prigionieri 5 Generali 150 officiali, 5000 uomini. Presi 30 cannoni.

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Il Gerente responsabile– Carlo De Ruberto.

F. Mazza Dulcini– Direttore-Proprietario.

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STAB. TIP. DELLE BELLE ARTI.

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ANNO I. Napoli 16 Marzo 1861 N. 19

IL PARLAMENTO GIORNALE POLITICO DELLA SERA
Si pubblica tutti i giorni (esclusi i festivi) alle 5 p. m.
COSTA UN GRANO


NAPOLI 16 MARZO 1861

ATTUALITÀ

Nell'aver dato il Consigliere Romano le sue dimissioni ha voluto dirne il motivo, cui il pubblico non ha creduto far plauso, e perchè non vi ha scorto molta verità, se perchè in opposto sarebbe mancata affatto la sagacità. Vuolsi che egli smanioso a proporre sempre nuovi impiegati, ed a promuovere gli antichi abbia ostacolato qualche nome, che risvegliava tristi ricordanze, e tanto strana è paruta la proposta che si è scossa la coscienza fin di coloro che sono ignari del paese delle persone e delle cose. Romano è caduto cd è caduto per non risorgere più: andrà egli al Parlamento; ei dice di sì, noi crediamo non vada, che se per mala ventura volesse andarvi, sarebbe un ridestare profonda curiosità.

Romano voleva rimpostare a suo modo il Consiglio, e si impegnava a far congelare i suoi Colleghi, volea rimbeccar, fu rimbeccato!

Ei solo per ora è caduto, ma gli altri non essendo fra loro intesi intorno al sistema di Governo, e mancanti di coesione, dovranno ritornare alle domestiche e private cure.

Essendo che non vi è intelligenza fra Governanti e popolo e tra gli Agenti dello stesso Governo, è ben chiaro non potersi ulteriormente procedere nel modo finora tenuto. Ma quali potranno esser le modifiche? Qualunque potranno essere non torneranno profittevoli né a questi popoli né all’Italia, se non conteranno il programma dello sviluppo politico, economico, e amministrativo riferito a queste provincie, e questo programma per essere consentaneo a bisogni ed alle suscettività del paese dovrà esser sorretto da principi personali giusti e morali, e dovrà, fra altro, sanzionare:

1. Doversi riparazione a danneggiati politici ed a propugnatori della libertà fatti segno alle persecuzioni borboniche; e ciò secondo le diverse Classi dei mali patiti e dei danni sofferti, non che in relazione alle capacità delle persone che vi han dritto.

2. Doversi conferire cariche ed impieghi ai danneggiati politici, che ne son capaci, a preferenza in concorso eguale di circostanze con altri.

3. La ricostruzione de’ municipi a base dell’elezione popolare e l’ordinamento del lavoro per le opere pubbliche.

4. Lo scioglimento della Magistratura, e la sollecita ricostituzione col concorso delle notabilità nel rapporto di onestà e d'intelligenza.

5. La riforma e rettificazione del personale dell'Amministrazione Civile e politica.

6. La rettificazione e la semplificazione degli organamenti finanziari per ottenere dei profitti maggiori per l’erario.

7. Il sollecito armamento Nazionale.

8. La secolarizzazione dei beni chiesiastici ecc. Questo programma, che in parte risponde ai bisogni più urgenti del paese e promuove lo sviluppo degli interessi materiali, sostenuto e seguito da domini di proposito, saggi, pratici negli affari, scevri da consorteria, onesti, dignitosi e non servili, potrebbe scongiurare la tempesta del malcontento che rumoreggiando cresce e minaccia.

Senza programma, senza indirizzo politico, senza certezza di sistema, senza indipendenza di opinione, gli uomini più eminenti non riusciranno in un governo lodevole del paese.

ATTO DI DIMESSIONE Dl D. LIBORIO ROMANO

A Sua Altezza Reale

ll Principe Eugenio di Savoja

Altezza Reale,

L’Altezza Sua venendo tra noi vide le gran difficoltà in cui versava l’amministrazione di queste provincie con somma saggezza proclamava la necessità della concordia fra tutti gli onesti cittadini, onde potesse il Governo giovarsi di tutte le probità e le capacità, e procedendo franco e risoluto in questo novello indirizzo.

Animato di tale spirito di conciliazione mi sobbarcai a far parte del nuoo Consiglio, sperando così poter vigorosamente organare la guardia Cittadina, primo presidio di ogni libertà civile, spingere alacremente le opere pubbliche, dando con esse pane e lavoro al popolo purtroppo afflitto dal caro viveri, moralizzare le diverse branche della pubblica amministrazione.

Ma sventuratamente queste speranze andarono frustrate, si per positive e profonde divergenze surte fra i membri del Consiglio intorno all’indirizzo governatilo; si per l’assoluto difetto dei mezzi pecuniarii superiormente promessi, e sì in fine per gli ostacoli, che altri ha frapposto a procurali. Il perché una mala contentezza preoccupa la pubblica opinione, ed il governo più non gode il suffragio di quella maggioranza che proclamò il Memorando Plebiscito. In questa spiacevole condizione di cose, io credo mio precipuo dovere sommettere a Vostra Altezza Reale che a rendere il Governo forte, compatto, ed accetto all’Universale, sia necessario.

1° Riformare prontamente e radicalmente il Consiglio di Luogotenenza.

2° Prendete le più energiche misure per tutelare l’ordine, e la sicurezza pubblica mercé la cooperazione dell’esercito e della Guardia Cittadina.

4° Organare, ed armar questa immantinenti.

5° Procedere al modo stesso al prestito Nazionale dei 25 milioni, e chiedere di urgenza al Parlamento più larghi sussidii per le opere pubbliche.

5° Moralizzare i diversi rami della pubblica amministrazione chiamando al servizio del paese tutti gli onesti Cittadini a qualunque gradazione politica appartenessero.

Le quali, cose tutte io sommetto a V. A. R.; e chiamato altresì dall’indeclinabile mio dovere a recarmi al Parlamento Nazionale, la prego di voler accogliere la mia dimissione.

Napoli 12 marzo 1861.

L. Romano

Questo è il programma di sortita di D. Liborio Romano.

Non ci aggraviamo su gl’uomini che scendono dal potere (quantunque con l'idea di risalirvi), lasciamo In fondo al calamaio molta cose,ri produciamone poche, salvo errore e con lo stesso metodo categorico di D. Liborio.

1. Non ci pare cosa molto a proposito che un personaggio che pigli congedo dal Governo gli lasci il legato di utili suggerimenti, quando quoti invece di esser suggeriti col piede alla staffa, potevano venir tradotti alla meglio in fatti più o meno pronunziati, od anco in tentativi; ed al contrario non ci furono neanco atti prossimi all’esecuzione da parte del preopinante. Questo genere di legati, fatti quando si è dal cattivo lato della siepe, potrebbe non esser preso in serietà e fornire un soggetto ai begli spiriti..

2. Il primo utile suggerimento del Consigliere Romano al Governo è quello di destituire immediatamente tutti gli altri Consiglieri suoi colleghi, cioè. far la pronta e cardinale riforma. Questa proposta perentoria da un collega in ritiro, può esser trovata non molto parlamentare.

3. D. Liborio nel suo legato parla di moralizzare le diverse branche amministrative... – di tentato Indirizzo. Ah D. Liborio, per carità, non tocchiamo questi tasti del piatto forte politico, perchè sono scordati. E l'indirizzo..: Sia detto una volta in confidenza: QUAL È il vostro indirizzo politico, D. Liborio Romano?

4. Si pretende da taluni che credono saperla più lunga degli altri, che voi, D. Liborio, in questa ultima (?) fase del vostro potere, abbiate voluto neutralizzare la prima, cioè la seconda parte della prima; vale a dire, farvi perdonare di essere stato l'Ille ego della rivoluzione e di Garibaldi: giacché siamo a questo, di doverci far perdonare queste cose. – Che quindi voi ab biate avuto, nel fatto, più bisogno de'  vostri Colleghi di agire in senso contrario alla rivoluzione, di quello che i sullodati colleghi (salvo sempre le eccezioni) abbiano fatto e stanno facendo discretamente.

E ciò non ostante D. Liborio Romano, volete riabilitarvi davvero? volete dare torto a vostri avversari, e vincere ancora?

Vi resta una via, una via sola –

Dimenticatevi del Potere: date la dimissione a questo tarlo che vi rode. Voi siete deputato di otto collegi, voi dite, non è vero? Ebbene: andate al Parlamento: spezzate su que” banchi la nuova catena, e ritornate quel che eravate una volta, e che purtroppo dimenticaste: l'Uomo della rivoluzione e di Garibaldi.

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DISCUSSIONE NELLA CAMERA DE' COMUNI D'INGHILTERRA

SUGLI AFFARI ITALIANI.

I dibattimenti sugli affari d'Italia, rimasti aggiornati nella seduta del 4, sono ripresi dal Sig. Edvvin Iames, il quale dice che sarebbe stato assai meglio che l'onorevole deputato, il signor Hennessy che ha suscitato quistione così importante, avesse proposto una mozione ben definita, onde la discussione potesse avere un risultato certo. Imperocchè, egli dice, l'Italia ha rivolto lo sguardo verso di noi molto teme o spera dalle nostre deliberazioni. Egli non seguirà il sig. Henessy nella sua statistica comparata sul commercio dello Stato pontificio e del Piemonte; né terrà dietro alle prolisse e verbo se argomentazioni di sir George Bowyer; ma si farà senz'altro ad esaminare le accuse mosse contro il re di Sardegna o contro la politica italiana del governo della regina. Il signor James comincia qui a tessere la storia dei rivolgimenti italiani dal 1848, e venuto alla spedizione di Garibaldi, alludendo all'aggiunto di pirata appostogli dal signor Hennessy, dice: Garibaldi pirata l'uomo che non ha mai rivolto alcuna cosa all'uso suo, proprio un pirata! Egli che ha avuto in mano i tesori di Napoli e n'è partito togliendo da suoi amici a prestito qualche scudo! Qual era la sorte del popolo di Napoli prima che fosse affrancato da Garibaldi? Non v'era in Napoli che un'istituzione bene fondata ed organizzata, e questa istituzione era la polizia. Il sistema della delazione era talmente propagato che niuno poteva accostarsi ad un altro senza temere che fosse una spia. Tutta l'opera del governo era rivolta a soffocare l'intelletto dell'uomo a tenere nell'ignoranza il popolo on le poterlo meglio tiranneggiare. ll sig. James toglie poi a difendere la politica italiana di lord John Russell, e confuta l'asserzione del sig. Hennessy, che il ministro degli esteri impedisse il re di Napoli dal porsi a capo del suo esercito. Poi rettifica gli errori in cui era caduto, lo stesso sig. Hennessy sulle elezioni e votazioni in Malia mostrando che il censo per esser elettore è più basso in Italia che in Inghilterra. Venendo a parlare del potere temporale del papa, dice che esso è già condannato a perire in mezzo alla riprovazione di tutta l’Europa. Il potere temporale, massime per le usurpazioni di Giulio II e di Alessandro VI, è principalmente basato sulla conquista e sulle spogliazioni dei diritti altrui. I papi poi furono sempre alternativamente i vassalli della Spagna, dell'Austria o della Francia. D’altra parte, i soggetti del pontefice s'avvezzarono a vedere in un prete una spia, in un vescovo un tirannello; quindi crebbe in essi l’orrore e l’esecrazione pei loro governanti (applausi). La politica di lord John Russell è stata chiara, precisa. giusta ed illuminata (applausi). Assai s’era fatto in Italia per fondare la libertà costituzionale, e il conte Cavour (ch’egli considera come il più grand’uomo di Stato in Europa) è ora riuscito a vincere l’opposizione dei repubblicani e degli anarchici. Tutta la politica di lord John Russell è stata di tener lontano dall’Italia le armi dell'Austria e della Francia, sapendo che se esse vi fossero entrate. L’Italia era perduta. Il governo, senza imporre una sola tassa di più alla nazione. ha aiutato un gran popolo a riconquistare la sua libertà. Questo popolo sarà la migliore salvaguardia della pace europea, e sarà sempre legato all’Inghilterra da nodi d’interessi e di gratitudine (applausi).

Sir Roberto Peel si duole degli oltraggi lanciati da sir Giorgio Bowyer contro il dicastero degli affari esteri e dice che, secondo il suo parere, l’integrità di quell’ufficio è sicura nelle mani del presente ministro. Egli ha seguilo gli atti del segretario per gli esteri con occhio critico, e sebbene ci sia stata qualche pecca, e’ ne ha fatto la più ampia ammenda. Esamina quindi la condotta tenuta da lord John Russell negli affari italiani in relazione coll’alleanza francese; e mostra come la politica inglese sia stata quella del non intervento, non senza manifestare simpatia cordiale verso l’Italia. Quanto a Vittorio Emanuele, lasciando da banda la cessione de la Savoia, egli ne approva la politica e si rallegra vedendolo custode delle libertà italiane. La libertà egli dice, finalmente albeggia su quel popolo sotto l’egida d'un sovrano costituzionale, ed il movimento politico è felicemente accoppiato alla riforma religiosa. Ma rimangono tuttavia gravi difficoltà a vincere; esse non sono certo né a Gaeta, né a Messina, né a Napoli, né a Venezia: sono a Roma; Roma è il solo vero impedimento all'unificazione e pacificazione d’Italia.

Il più ardente voto che io possa lare ed il migliore desiderio che possa esprimere, è quello stesso che nutre questo popolo universalmente cioè, che la presente rivoluzione termini col dare al mondo il glorioso spettacolo d’un’Italia unita e i«generala, con un eletto riformalo e rinvigorito (applausi).

Il sig. Gladstone Canc. dello Scacchiere. L’egregio oratore, che ha testé parlalo, ha dato con sentimento e forza virile un giusto ed eloquente giudizio sulla condotta del re di Sardegna. Ha anche con ragione dello che il mio amico, il ministro degli esteri ha seguito, riguardo all’Italia, una politica nazionale; la sola che sarebbe stata tollerata dal popolo inglese (udite, udite ed applausi:)

Il signor Bowyer ha dello che una rivoluzione – cui tutti guardano con meraviglia e ammirazione – è il risuscitamento d’una perfida cospirazione condotta da un re senza principii e da un astuto ministro. Ora io pongo innanzi a questa Camera se tali affermazioni sono verità, o ae non tono piuttosto ombre bugiarde, creazioni d’immaginazione sconvolta, derivazione di sorgenti impure, trovati e invenzioni di coloro che per anni e per generazioni hanno calpestalo la libertà e le aspirazioni de’ popoli (vivi applausi). Qual è dunque il caso di Napoli? Il caso di Napoli è quello d'un paese ove lo spergiuro era la tradizione dei suoi re (udite. udile). Noi che non volemmo affidarci ad innocente figliuolo di Giacomo lì. dobbiamo considerare da qual sorgente scaturisca questo re di Napoli. Sarebbe inutile rifarci al lungo regno di Ferdinando IV; quel regno fu una mescolanza di queste due cose – pessime l’una e l’altra se separate, orribili e pestilenziali se insieme congiunte – violenza e frode. Cominciamo piuttosto dal regno dell’ultimo re. Non è a ricordo di tutti che se mai uomo spergiurò in faccia al cielo ed alla terra, quest'uomo è il defunto re di Napoli? (applausi) Non conferì egli nel 1848 e non ratificò con giuramento solenne una libera costituzione? Non raffermò, dopo il sanguinoso conflitto del 15 maggio, la medesima costituzione? (L’oratore qui legge le parole dell’editto di Ferdinando che prova il suo assunto).

Che è avvenuto di questa costituzione? Fu calpestata e, ciò che è forse malagevole a far ben comprendere a coloro che seggono in questa Camera nonché al popolo m generale, il governo fu fondalo e fabbricato sulla negazione e la distruzione d'ogni diritto (udite udite).

Il sig. Gladstone dopo essersi disteso sulle crudeltà e scelleratezze della Corte di Ferdinando II. viene a parlare di Francesco II e dice: È veramente doloroso dover parlare l'un principe così giovane, ma è pur forza il dire che se mai fuvvi uomo, giovane o vecchio, che guastò e rurò il suo destino, lo è stato questo miserabile monarca di Napoli (applausi) Si fa gran rumore per esaltare il suo coraggio; io però ammiro piuttosto il coraggio del deputato di Dundalk (Honnessy) e della Contea del Re, (sir G. Bowyer) quello che del re Francesco II; e starei più volentieri rinchiuso entro una casomai la udendo intorno a me lo strepito delle palle e delle bombe; anzi che sostenere l’aspetto di questa Camera, nell’alto di revindicare l’onore d’un tal monarca (applausi continuati e strepitosi). Francesco II era salilo al trono sotto congiunture assai favorevoli. Il suo padre aveva avuto il coraggio di resistere a tutta l’Europa e non iscuotersi alla reprobazione universale. Il figlio avrebbe potuto cominciare a governare dando qualche riforma e senza mostrare di cedere alle sollecitazioni d’alcuna potenza. Se egli avesse operato con un poco di moderazione, se avesse in sé avuto pur la scintilla della pietà umana, se avesse mostrato di volere addolcire i mali di milioni di suoi soggetti, siederebbe in questo giorno, in quest’ora sul suo trono; e l’unità d’Italia sarebbe tuttavia sogno e visione. Ma il suo regno, comeché breve, è stato fecondo di terribili rivelazioni.

L'oratore cita l’opuscolo pubblicato a Parigi, col titolo «La tortura in Sicilia» e soggiunge: le orrende narrazioni contenute in questo scritto non furono mai contraddette. Ora, quanto io ho veduto od inteso dei casi di Napoli, diviene languido e scolorito a fronte di simili rivelazioni (udite, udite). Parve essere il fato del regno di Napoli che il governo trapassando da mani più vecchie nelle più giovani vi acquistasse maggiore severità tirannia a mano che il giorno della retribuzione s’approssimava il cumulo dei delitti crescesse. Se tale era la condizione del regno di Napoli che dovremo noi dire dello Stato del papa? L’oratore comincia col lare una distinzione fra la persona del papa e la sua amministrazione, egli dice, della quale il papa è ad un tempo stesso lo strumento e In vittima. Egli narra varii casi di esecuzioni politiche e di oltraggi commessi dai legali pontifici nelle Romagne. le quali basterebbero per giustificare qualsivoglia popolo dal ribellarsi e dal ripudiare per sempre un governo tanto brutale e tirannico. Poi toccando dei casi di Perugia. cita i documenti che provano la verità delle stragi commesse dai soldati pontifici e l’approvazione e retribuzione del governo del santo Padre. Viene poi a ricordare le tante esecuzioni capitali falle ingiustamente nel ducato di Modena, da quel duca eh era il più affezionalo satellite dell’Austria in Italia; l'Inghilterra. segue egli a dire, ha fatto assai per I Italia, la Francia si è acquistata, collo spargere il suo sangue. un diritto di gratitudine incancellabile; ma nessuno ha fatto quanto l’Austria per unificare l’Italia. È la politica seguila dall’Austria in ogni parie d’Italia che ha reso questa nazione quello che ora essa è[udite. udite).

Per molti e molti anni. egli conchiude, noi abbiamo veduto l’Italia divisa e percorsa dalle baionette austriache; abbiamo veduto l’Italia vittima della legittimità, l’abbiamo veduta tormentata nel suo centro da una sovranità spirituale; cd era essa principale sorgente delle difficoltà o degli sconvolgimeli d’Europa. Tutto questo è cambiato. Il rinnovamento d’Italia, il suo ritorno alla vita nazionale sarà, come lo giudico, di tanto vantaggio all’Europa quanto a se stessa. ed aggiungerà alla pace e alla prosperità del mondo una nuova e più salda guarentigia (vivi applausi).

Il sig. Maguire combatte le asserzioni del signor Layard rispetto alla condizione degli Stati pontificii, dicendo che alcune parti di essi sono tanto avanzate quanto alcun'altra contrada del mondo. Il signor Layard ha chiamato i dintorni di Roma un deserto, mentre che la campagna romana è fecondissima coi né terra a pastura; né è dessa in peggiore condizione che ne’ tempi andati. Il governo pontificio non è rimasto indietro nel costruire le vie ferrate, porre i fili elettrici e dare ricompense ed altri stimoli all’industria, la marina mercantile era in aumento. le finanze pontificie prospere, ogni volta che la tranquillità prevaleva; le tasse moderate e i laici impiegali in ogni parte dell'amministrazione. Non è vero che il potere temporale é presso al suo termine. La provvidenza veglia sopra di esso, perché sa che è necessario al potere spirituale. La politica di lord John Russell è un atto continuo di intervento; perché egli fa quanto è in suo potere per danneggiare il papa, il quale a ragione attribuisce gran parte delle sue sventure alle macchinazioni del governo inglese.

Il signor Arturo Russell osserva che il risultato del dibattimento mostra quello che è già ben conosciuto, che la politica straniera del governo è la manifestazione dell’opinione e del sentimento rii tutta la nazione inglese.

Il sig. Rochuck dice che i più di coloro che avevano trattalo questa quistione erano caduti in errore. Quel che conveniva sapere era, non il passato, ma ciò che il governo intendesse di fare per ricomporre l’Italia. Egli vede la questione come un Inglese e domanda quale dovrà essere la politica dell’Inghilterra in Italia. Egli è per la Italia unita; desidera veder tutta la Penisola, dalla sua estremità meridionale sino al Mincio, italiana. Ma egli vede ad occidente d’Italia una gran potenza, la Francia; a levante, un'altra grande potenza. L’Austria; e più a levante ancora una terza grande potenza, la Russia. Quali sono dunque le speranze per rendere l’Italia unita?

Fino ai nostri tempi, a causa del dispotismo ferreo di Roma. l’Italia è stata sempre divisa. Ci vien detto che la Francia ha fatto assai per l'Italia; sia; ma non ha dessa fatto ancor molto per se stessa? non si è la Francia avanzala fin sulle vette delle montagne e non può essa gettare ad ogni istante le sue falangi nel cuor della Penisola? Non tiene essa 40,000 uomini a Roma? – Non dovrebbevi dunque essere qualche potenza che controbilanciasse le forze della Francia; ma il pericolo v’è: e come conviene scongiurarlo? L’unica parte d’Italia tenuta dalla Germania è la Venezia e il quadrilatero. Grande è il pericolo nell’adoperarsi a respingere l’Austria da colà. L’Austria ha ora una costituzione tanto liberale quanto la nostra; l’Austria del presente giorno non è più l'Austria del passato. Considerando alla probabile alleanza della Francia colla Russia noi avremo a cercare amici; e niuna amicizia è per noi più naturale e sicura che quella dell’Austria.

Lord John Russell. Il signor Hennesy, sir G. Bowyer ed altri oratori hanno posto la quistione sopra termini poco giusti. Essi han voluto provare che il governo del re di Napoli e quello del papa erano migliori che quello del Re di Sardegna e ne han dedotto che il ministero inglese ha male operato nel volere sostenere quest'ultimo a danno de’ primi. A questa asserzione io potrei rispondere col supporre che gli Italiani hanno fatto atto ingiusto nel preferire il Re di Sardegna; o coll’ammettere che sia incontrovertibilmente provalo che il governo del papa è assai più illuminalo che quello sardo, e la politica poi del Re di Napoli sia stata assai più mansueta ed umana che quella del Piemonte. Tutto ciò io potrei supporre ed ammettere: ma a che pro? Toccherebbe ciò forse alla politica del governo della regina? (udite, udite). Poiché questa politica non ha forse sempre mirato a lasci. ire gl’Italiani liberi nella scelta del loro governo? Se il popolo di Napoli e il popolo ricali Stati romani desideravano – e con ardore lo desideravano essi – d’essere liberali dalla tirannia dei loro governi, erano nel loro diritto d’operare così, né noi non avremmo ponilo disapprovarli (applausi). Un onorevole deputato un detto che noi abbiamo tanto odio per il papa che sosteniamo qualunque persona che desidera combatterlo. Ma domando io, non sono forse cattolici quelli che combattono il papa in Italia? Non è quistione cotesta di religione ma solo di dominio e di territorio. Multo si è detto intorno al modo di governare di questi principi scaduti. Certo è che nei domini del papa non vi era sicurezza né delle proprietà né delle persone; i cittadini non erano uguali innanzi alla legge, gli ecclesiastici godevano grandi privilegi e immunità. Questo era tutta la base del governo pontificio (applausi).

L’intelligenza era soffocata, i lumi della scienza estinti, e non si poteva adorare Iddio secondo i dettali della coscienza. É dunque meraviglia che i popoli desideravano cambiare governo? In Ancona e Bologna la partenza delle truppe austriache pose da per sé stesso un fine al dominio clericale; e in Roma se partissero le truppe francesi avverrebbe il medesimo (udite udite)

Dunque la quistione non è se il governo sardo sia preferibile agli altri; ma piuttosto se. essendo gli altri governi tanto cattivi e tanto abbui riti dai soggetti; noi. popolo inglese avremmo dovuto dire ad essi: non importa il mal governo, non monta il vostro odio verso i governanti, voi dovete rimanere nelle mani in cui siete caduti. Ma io veggo con grande diletto questo nuovo Parlamento italiano e confido che gli onorevoli membri che lo compongono daranno mano col loro Re a rassodare le istituzioni liberali della loro patria. (applausi).

Quanto all’Austria io concordo coll’onorevole deputato di Sheffield (Roebuck) che la conservazione della potenza dell’Austria è si grande momento per l’equilibrio europeo. Ma perciò che riguarda la Venezia, l’Austria avendo adottato una costituzione, dipenderà da coloro che saranno eletti a decidere la futura politica. Ed io credo che si vedrà allora essere tanto difficile mantenere le affezioni del popolo italiano e che le guarnigioni costano tanto, che non vi è il tornaconto per l'Austria nel ritener la Venezia; e di si dovrà lasciare che i Veneti sieno governati secondo i loro desiderii. Questo, com’io credo, sarà il risultato delle istituzioni libere dell’Austria, lo non stimerò mai che questo paese debba far la guerra per mantenere l'Austria nella Venezia.

Nell’amministrare gli affari esterni il mio costante scopo è stato di seguire una politica nazionale e confido d’avere avuto l’approvazione del paese (applausi) e continuerò su questa via ad onore cd utile della nazione e della Camera, (applausi).

ARTICOLO COMUNICATO CORRISPONDENZA DELLE PROVINCIE

Sorgea il 17 Febbraio, e l’aura placida e serena, e il Cielo limpido, é chiaro pareano inebbriarsi d’inusitata gioja. Il suono de'  sacrì bronzi, le note festanti della banda, che si fanno sentire dall'un capo all’altro del paese, chiamavano alla letizia gli abitanti aprivano il cuore all’entusiasmo, all’amore.

«Gaeta cadde» era il grido del popolo. Viva Vittorio Emmanuele e l’Italia! Viva l'eroe di Palestro – E la gente tutta del paese, lieta di sincero contento si muovea, e ansiosa preparavasi a festeggiarlo– Era già il pomeriggio, e un'eletta schiera di guardie nazionali, che vestiva quell'elefante uniforme, di che questo egregio e zelante Maggiore D. Pasquale Loschiavo, le facea dono; facendo bella e veramente militare comparsa. e con alla lesta il sudetto loro Comandante difilava a manovrare al campo degli esercizi. Ed ecco una mano de’ più ragguardevoli del paese, il corpo municipale, l’autorità Civile, fra i concerti della banda musicale trarre al Duomo; ove questo degno Arciprete, ascesa la sacra bigoncia, sciogliea affettuosa la voce Italiana pula – E la calca festante volea render grazie all’Eterno di tanto beneficio, ed udivi le volle del tempio echeggiare dell’Inno Ambrosiano. vedevi il popolo nell’ansia del fervore, sciogliere caldi voti al Dio degli eserciti della vittoria.

Ciò finto, il parroco stesso benedetta la Sabauda bandiera, il Crocifero vessillo, la dava al benemerito capo del Municipio che fra la calca e gli osanna al Magnanimo Re, si diriggea per avanti il posto di Guardia Nazionale, che opera anche dello zelo e dell’amor patriottico, del Maggiore Loschiavo, per la prima volta venia inaugurato. Ivi si facea trovare ordinata in quadrato la bella schiera di Guardie Nazionali, e non appena inalberatasi quel vessillo di redenzione, che il popolo centenne di vantaggio le voci di gioia ed echeggiavan l'aure dell'Evviva al Re, all'Eroe di Magenta, all'unità Italiana. Dato sfogo all'affetto e fatto silenzio il sudetto Maggiore, rivolto a suoi, così dicea: «Ufficiali, Militi della Guardia Nazionale, ecco il vessillo di libertà: Le difenderemo noi: come l'han difeso i nostri Fratelli a Melazio, Capna, a e Gaeta? Si lo difenderemo, e fino all'ultimo sangue. Si lo difenderemo, e lo giuriamo avanti Iddio.» Era silenzio, e un religioso suono, ed un simbolico atteggiare di questi facean chiaro a ciascuno il sacro giuramento: Ma ecco ad un tratto mille voci ergersi al cielo; Viva il Re galantuomo: Viva l'Italia una; Viva l'Italia redenta, era il suono di tutti – La salva allora di gioja, le voci incalzantisi, il concitato suono musicale rendean bella manifestazione del cuore di questo popolo Radicenese. Non finirà qui però la fausta cerimonia, che le volte del Cielo di fulgide stelle tappezzate, e l'aereo queto anche in quell'ora muoveano gli animi alla letizia. Ed ecco la banda musicale accompagnata da popolani, da mille fanciulli, or cantando delle belle nazionali canzoni, i or salutando il Re d'Italia, l'eroe Garibaldi il prode Cialdini, traversare le vie del paese, tutte messe a lumi toccando le note più tenere, e commoventi. Chiudea in fine l'ora del piacere un lauto convito che il Maggiore di queste guardie Nazionali, imbandiva a tutte le Autorità del municipio, alla Civile, ed Ecclesiastica, agli Uffiziali della guardia, a gentiluomini del paese. Come esprimersi di quel banchetto gli applausi giocondi, i fausti auguri le fervide manifestazioni di gioia, ed entusiasmo? della guardia, a gentiluomini del paese. Come esprimersi di quel banchetto gli applausi giocondi, i fausti auguri le fervide manifestazioni di gioia, ed entusiasmo?

Questo giorno fortunato, resterà impresso negli animi de’ Calabresi come il giorno del riscatto, e della libertà come l'era novissima dell'Italia.

NICOLA LUVARO’

IL SENATO DEL REGNO

Nella publica sua adunanza di ieri l'altro ha discusso: ed approvato a grandissima maggioranza di voti, con alcune leggere modificazioni, lo schema di legge relativo alla proroga dei termini per l'affrancamento delle enfiteusi nelle provincie dell'Emilia.

Il ministro di agricoltura e commercio ha presentato in iniziativa al Senato un disegno di legge relativo al marchio e saggio dell'oro e dell'argento.

Tra le comunicazioni fatte al Senato vi fu quella del risultato dello spoglio della votazione per la nomina della commissione di finanze che riuscì composta dei senatori Des Ambrois-Di Revel-Menabrea– Lella-D'Affittito– Dabormida-Regis-Di Pollone -Quarelli– Bevilacqua-Gori-Cotta-Paleocapa-Caccia-Spada.

Il Senato era convocato ieri per la discussione del progetto di legge sull'istruzione elementare modificato dall'ufficio centrale.

CAMERA DEI DEPUTATI

L'Opinione nel suo rendiconto di ieri dice che la elezione d'Acerenza fu annullata; ciò non è esatto. Non fu presa alcuna deliberazione in ordine alla medesima perchè la Camera più non era in numero.

LETTERA DEL PRINCIPE NAPOLEONE

L'Opinione publica la seguente lettera:

«Parigi, 9 Marzo 1861

«Facendomi alla tribuna del Senato francese il propugnatore della causa d'Italia, sono stato inspirato dalla mia profonda simpatia pel vostro paese e da una sincera convinzione.

«Gl'interessi della Francia e dell'Italia sono comuni, sono quelli della civilizzazione e della libertà, Desidero che il trionfo della vostra causa sia prossimo perchè ho la certezza che esso stringerà fra il vostro paese ed il mio vincoli più intimi dell'avvenire.

«Gradite ecc.

«Firmato NAPOLEONE GEROLAMO

DISPACCI PARTICOLARI DELLA PERSEVERANZA

Parigi, 11 marzo (ore 6.45 p.)

Corre voce che la Dieta di Francoforte siasi occupata, in seduta segreta. del Nationalverein, ed abbia preso una decisione importante.

Si afferma che Vely-pascià sia latore di nuove proposte circa la vertenza della Siria.

La squadra inglese stazionata a Messina dopo essere giunta a Malta, andrebbe a Corfù.

A Varsavia la commissione, ha cominciato una coscienziosa inchiesta. Sono arrivati rinforzi alla guarnigione. Si ha la speranza d'una soluzione pacifica. Regna una calma profonda.

Al Corpo legislativo Flavigny attacca il discorso del principe Napoleone, come rivoluzionario. Dice che il Piemonte ha ingannato la Francia, lacerando il trattato di Villafranca e ricusando la confederazione. Il Piemonte voleva Roma e la rovina del papato. La politica sarda esalta l'Ungheria e la Polonia. L'unità germanica è un pericolo per la Francia e turba la pace. L'oratore cita il dispaccio di Persigny, trasmesso alle provincia e constatante l'immensa, sensazione prodotta dal discorso del principe Napoleone. David parla egualmente opposto all'unità italiana pericolosa per la Francia.

L'Inghilterra potrebbe armare l'Italia contro la Francia unendosi alla marina italiana. L'oratore si pronuncia pel potere temporale del papa, ma sciolto dalle influenze austriache. Parlano Poi, Goum, Koniwarter, Kolle, Bernard, in senso, ultramontano.

Dispacci Elettrici AGENZIA STEFANI

Napoli 15.

Torino, 14

Parigi 14 – Pietroburgo giovedì – Rescritto dell'Imperatore a Gortschakoff – Varsavia – Dovrei considerare la petizione polacca non avvenuta; tuttavia voglio vedervi soltanto un atto di trasporto. Ho consacrato tutte le cure alle riforme necessarie al progresso dei tempi, e allo sviluppo degli interessi. Tutti i sudditi del regno, hanno un oggetto uguale di sollecitudine.

Ho provato il desiderio di farli partecipare ai benefizii dei miglioramenti progressivi. Conservo le stesse intenzioni e sentimenti. Ho diritto di ritenere che non saranno disconosciuti e paralizzate da domande inopportune ed esagerate.

Adempirò a tutti i miei doveri non tollerando alcun disordine materiale perchè non si edifica nulla su questo terreno. Le ispirazioni che cercassero appoggio nella rivoluzione sarebbero con dannate anticipatamente, distruggerebbero la fiducia, incontrerebbero severa riprovazione: poiché farebbero rinculare il paese nella via del progresso regolare, dove è mio invariabile desiderio di mantenerlo.

Costantinopoli 12 – La Porta ricusa di permettere che la conferenza esamini le questioni interne.

Napoli 15 – Torino 15

Fisi parla del sensazione prodotta in Europa pel ritorno della Francia nell’esercizio del diritto, sebbene limitato solo che il potere fece germinare in Europa la dottrina del diritto popolare, ha rotto i trattati del 1815: ha affraudato l’Italia. Le altre grandi nazioni entrano nella via della libertà. La Francia non può restare l'Apostolo Platonico di Libertà senza ottenere i libertà per sé medesima. Richiama i principii del 1789: sostiene che furono male applicati; e critica la legge di sicurezza generale. Reclama contro la situazione attuale del potere municipale, contro il sistema di candidature governative nelle elezioni, e contro diversi fatti relativi nell'elezioni. La seduta continua.

La banca di Francia ha abbassato lo sconto, al 6 0/0.

Madrid 14 – Il Congresso ha approvato la politica del Governo negli affari d’Italia con 170 voti contro 40.

Parigi 15 – Torino 15

Parigi 13 – Madrid 13 – Corrispondenza. Il Governo ha deciso di non isciogliere il Congresso. Il Governo Portoghese ha dichiarato alle Cortes che realizzerà la disammortizzazione senza l’autorizzazione di Roma.

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– Quest’oggi si e pubblicato il Reclamo fatto al Parlamento Italiano, per i decreti emanati dal Ministero di guerra, circa la fusione dell'armata piemontese con l'altra napoletana.

Prezzo gr. 5. Vendibile presso tutti i tabaccari in Via Toledo, ed all'ufficio di questo Giornale.

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ANNO I. Napoli 18 Marzo 1861 N. 20

IL PARLAMENTO GIORNALE POLITICO DELLA SERA
Si pubblica tutti i giorni (esclusi i festivi) alle 5 p. m.
COSTA UN GRANO


NAPOLI 18 MARZO 1861

La festa di GARIBALDI

Domani è il giorno di GIUSEPPE GARIBALDI, la gran festa Nazionale d’Italia, di questa Italia divenuta una, per opera sopra ogni altro, di quest’Uomo che sì spicca in proporzioni piramidali dalle forme ordinarie dell’umanità.

Ogni cuore d'italiano palpita di elettrico entusiasmo: il voto di ogni uomo onesto s’innalza al Cielo per Lui, e gli occhi nostri si gonfiano di pianto al commemorarlo.

Oh salve. nostro Liberatore! Nome amato e sacro alla Nazione! Essere puro ed immacolato! Salve o sole di gloria fiammeggiante!

La forma dei Cristo traversò i secoli e si riprodusse nel tuo sembiante; le tue opere sono quelle del figlio dell’Uomo sulla terra. Dovunque tu apparisca il toesin nazionale ti circonda e l’oppressore vacilla come fulminato; tu marci alla testé degli schiavi, e gli schiavi redenti, passano cantando sul corpo dei loro tiranni. Il tuo nome ne’ due mondi è la parola d’ordine di tutte le genti che soffrono: il tuo inno di guerra traverserà le capitali di Europa. Oh! la parola vico meno nel parlare di te.

Ma perché oggi, alla vigilia della grande festa, la canzone del. terrore mormora le sue note come se fossimo alla vigilia di una lotta? come se il popolo Napoletano voglia tramutare il giorno del suo Liberatore in un giorno di collisione e di tutto?

Il popolo? – No. Il popolo Napoletano non è cosi insensato da voler perdere l’Italia dopo avere splendidamente cooperato a farla. Sono i mestatori che si agitano, sono i reazionari borbonici, i salariati di Murat che tenterebbero mascherati, profanare la dimostrazione imponente e legittima di un paese che saluta il suo Liberatore.

Impotenti! Questo giorno è santo; gli elementi impuri e non italiani lo fuggano e tremino: le upupe politiche si riparino nelle caverne e tra le ombre della notte: il dì della gloria non è fatto per loro.

F. Mazzo Dulcini

ATTUALITÀ

La posizione interna più si complica e si ravvolge: tutto è incertezza e perplessità– In Sicilia non vi è accordo tra Governo e popolo – Qui non vi è accordo tra Governo e popolo: il malcontento cresce a dismisura, e par che non sì voglia ricorrere a mezzi decisivi e razionali. Noi non sappiamo comprenderne il perché – È certo che il Governo dee volere sinceramente l’Italia una, ed in conseguenza deve accettare e rispettare il nostro plebiscito: se vuole unificare utilmente i diversi stati d'Italia, è certo, che dee procedere, con cognizione di causa, e con somma equità e giustizia: per procedere con equità e giustizia, ogni predominio municipale, ogni orgoglio di esclusivismo debbono sparire, come deve non esistere idea di adsorbimento politico o di conquista. Il popolo dell’Italia meridionale non può tollerare il detto, che deve subire la legge del più forte, e che il Nord redense il Sud. La verità storica, specialmente quando è contemporanea,non può soffocarsi.

Nel Parlamento si discute della Legge pel titolo del Re d’Italia – Il concetto dell'Italia una pare sia emesso dal nostro plebiscito. Se il Piemonte vuol dirsi iniziatore della libertà d'Italia, non include l’Unità d’Italia; poteano essere gli stati italiani liberi e federati, ma non perciò unificati. Il concetto della Unità d’Italia, desiderio ed aspirazione de’ più grandi Italiani, fu portato ad atto da Garibaldi, mercé la cooperazione di questi popoli meridionali – Quindi – iniziatore della grande idea non dovea dirsi esclusivamente il Piemonte: quindi, come Re d’Italia V. E. non potrebbe dirsi Secondo: intanto pur di ciò si fa questione, anzi la sarà una quistione perduta, perché la votazione del Senato è una specie di ostacolo morale alla variazione del titolo. Dicesi che su di ciò siasi fatta quistione di gabinetto, e potrassi in ogni controversia far quistione di gabinetto in vista della enorme maggioranza che ha il Ministro da per tutto dunque e nelle quistioni di forma e nelle questioni di sostanza evvi contraddizione, opposizione, rivalità tra il Nord ed al Sud d’Italia– Per questo mezzo di unificare?

Roma sarebbe la soluzione più pronta e più equa – Innanzi a Roma ogni rivalità tacerebbe: non si disputerebbe di Capitale: il parlamento italiano svolgerebbe ivi lo statuto che converrebbe a popoli italiani – Allora si. fonderebbe il dritto italiano, la legislazione italiana – allora l'Italia sarà Una e grande.

Ma se questa soluzione tanto agognata andasse per le lunghe, e se l'amministrazione interna seguisse sconvolta e periclitante, qual ne sarebbe il fine? Oh! bujo sarebbe il futuro, che come al concetto unitario mal rispondono i falli che dovrebbero attuarlo!

D.

CAMERA DEI DEPUTATI

Tornala del dì 9 marzo– Pres. Zanolini

Sì apre la tornata al tocco e ½ colla lettera del processo verbale della precedente tornata.

Gli stalli dei deputati sono coperti più del consueto, e si nota una straordinaria folla nelle pubbliche tribune, non esclusa quelle dei giornalisti, ove penetrano nelle sedute importanti anche persone estranee.

Approvato il verbale il signor Zanolini, presidente decano, legge il seguente discorso:

Nel cedere questo seggio all’uomo illustre, sul quale cadde, con voto pressoché unanime, la vostra libera scelta, sento il debito di ringraziarvi dell’animo benevolo che mi avete dimostrato; sento il bisogno di salutare con viva gioia questo giorno desiderato, in cui il Parlamento italiano è legalmente costituito.

Già nelle assemblee costituzionali di grandi nazioni si udirono oratori, per fama, per grado, per alta consanguineità autorevolissimi, esaltare il nostro risorgimento, ribattere stolto pregiudizi e le calunnie scagliate contro di noi dai nemici d’Italia e di ogni progresso civile, e dimostrare la necessità che la nazione italiana si consolidi, si fortifichi, si compia, si glorifichi riponendo in Roma la capitale del regno (applausi) Ed a noi rappresentanti dì questa Italia, costretti di attendere che si verificassero i nostri mandati, fu impedito finora di esprimere i voli, i bisogni, i diritti sacri di un popolo libero.

Ora non v’incresca che, sciolto dai vincoli che m’imponeva il temporaneo ufficio, io sia primo a rompere questo silenzio involontario.

Di provincie divise da secoli e rivali fra loro si è, di volere concorde, formalo un regno di ventidue milioni, ed è stata opera di pochi mesi. L’Italia è nostra, e sono pur nostre quelle parte d'Italia sventuratamente tuttora distaccale dal regno. Non vi ha chi ignori, chi in buona fede ponga in dubbio i confini naturali e la città capitale d’Italia.

Roma, città illustre per le vestigio di sua grandezza antica, metropoli del mondo cattolico la più gloriosa nella storia dei popoli, ora, ridotta a farsi centro dei nemici d’Italia, ricovera sgherri e masnadieri che mandano a ruba ed a sacco quelle popolazioni infelici, ed assolda, sotto pretesto di difendere la religione di Cristo, orde raccogliticce in divisa di musulmani (bravo! Bene!)

Roma è essenziale all’Italia. Roma debb’essere la capitale di un gran regno, non di un piccolo dominio. La missione del pontefice è nobilissima, suprema la dignità, ma la sua sovranità temporale è una delle più meschine grandezze di questa terra (bene!) che lo rende soggetto a questo od a quel monarca più potente di lui, e gli fa disconoscere l’altezza della sua missione. Senza la sovranità temporale, il capo supremo,dei cattolici sarà superiore a tutti, venerato da. tutti, soggetto a nessuno (vivi segni di approvazione) Si sciolga una volta per sempre il mostruoso connubio del pastorale e della spada, che recò lagrimevoli danni alla religione cattolica. che al tempo dei nostri padri tenne accese. per appagare i mondani appetiti dei chierici, discordie fraterne fra città e provincie d’Italia, e fino ai nostri giorni ci stringe e ribadì le catene straniere (bene!)

Poniamo fede o signori, nei destini d’Italia, e nella giustizia della nostra causa. Non si può a lungo tollerare che dei figli di una stessa patria i più siano liberi, altri schiavi dello straniero. L’Italia una e forte è guarenzia di pace alI'Europa.

Ma se converrà ricorrere alle armi, tutta la gioventù italiana le impugnerà con lieto animo per accorrere, seguendo i nostri eserciti non a conflitto civile, ma a giusta guerra contro l’oppressore straniero (bene!)

Là nella sua Caprera sta attendendo quell’ora colla mano sull’elsa l’ardito e invitto capitano (bravo!)

La vecchiezza, prossima al suo fine, è impaziente d'indugi! ma una lunga esperienza insegna che non si distrugge in breve ora l’ora l'opera di molti secoli; che è da saggio l'adoperarsi nell’assodare, nell’ordinare, nell’afforzare l’acquisto prima di mettersi a nuove imprese. e che a bene riuscire uopo è si accompagni la prudenza all’ardire.

Rammentate le parole onorevoli che dinanzi v’indirizzava il Re; – L’Italia confida nella virtù e nella sapienza vostra.

Frattanto diasi al regno appropriato e stabile ordinamento, savie leggi, ed avente tutto, quella forza d’armi che si può maggiore, ed io porto ferma speranza che mi sarà concesso, nonostante la grave età. non solo di assistere alla riunione di questo Parlamento italiano sulle venerande alture del Campidoglio (Bene!). ma ben anche di stringere la mano ai fratelli redenti della Venezia e di rendere loro i segni di all’etto, che m’ ebbi là sulla laguna, allorché fui tratto da quelle prigioni ad un esilio di oltre a tre lustri.

Ora lasciate pur anco che primo, pel privilegio dell’età, io muova il fausto grido da noi tutti a gran pena rattenuto finora: Viva Vittorio Emmanuele ii re d’Italia.

(Vivi e generali applausi).

Ciò detto invito il presidente Rattazzi e tutto l'ufficio ad occupare il seggio; e dato al nuovo presidente che saliva il bacio d’uso, scese a prendere poto nei banchi di destra.

Rattazzi, appena occupato il seggo presidenziale, lesse a sua volta la seguente orazione: Presiedere al lavoro legislativo di questo nobile consenso eletto dal suffragio di ventidue milioni di cittadini, che dalle faldi delle Alpi si estendono agli estremi lidi della ferace Sicilia, è officio che oltrepassa di gran lunga la misura delle mie forze.

Conscio della mia pochezza, non so vedere nell’onore, che mi venne da voi con ferito, altro che una testimonianza d’affetto all’antica Camera subalpina, la quale sostenne per dieci e più anni con ogni sorta di sacrifizio ii Governo del re nelle tre grandi guerre intraprese per l’indipendenza nazionale.

(continua)

– La Gazette de France pubblica la seguente protesta presentata, secondo che essa crede di poter asserire dal cavaliere Canafori al ministro Thouvenel, in nome di Francesco II ex re di Napoli:

Roma 26 febbraio 1861.

«Nel momento stesso in cui fu presa la dolorosa risoluzione di abbandonare Gaeta, S. M. il re prese, dopo maturo esame la risoluzione di far conoscere all’Europa i motivi dola sua condotta. Vengo ora ad adempiere questo dovere per ordine di S. M.

d’esito al quale giungemmo, dopo gli sforzi più eroici, e la facile a prevedere, dacché le circostanze particolari delle grandi potenze d’Europa non permettevano loro, malgrado gl inviti del governo dei re, di por freno all’ambizione del Piemonte.

«Un sovrano che trovasi io mezzo alle condizioni più difficili, appena salilo al trono dei suoi maggiori, al quale il tradimento e la rivoluzione non concedevano il tempo di studiare la situazione del suo paese, era degno di qualche appoggio, e meritava, io credo, efficaci simpatie. E quando questo sovrano medesimo era slealmente assalito, il giorno in cui accordava una costituzione e le più larghe guarentigie a’ suoi sudditi, egli poteva credersi in diritto di fare appello al tribunale delle grandi nazioni, che pel bene comune si posero arbitro del diritto pubblico e dell'equilibrio politico del mondo in diverse circostanze che l’Europa ebbe ad attraversare dal 1815, ed in tempi relativamente remoti, come in altri vicini a noi.

«Che un sovrano non possa né domandare né sperare alcun soccorso dall’estero nelle agitazioni puramente interne de’ suoi popoli, che l’intervento straniero non possa venire ad assicurare alternativamente il trionfo della rivoluzione o quello dell’autorità, che in una parola governi e popoli si lascino liberi di modificare il regime politico del loro proprio paese, sembra poter essere ammesso in teoria generale da tutti od essere fondato nei principii di libertà e di giustizia che governano la politica de’ grandi Stati d’Europa.

«Ma quando un monarca combatte lealmente per assicurare l’ordine pubblico, per l'indipendenza e h libertà de’ suoi popoli, egli può almeno domandare la garanzia delle leggi comuni fra le nazioni, che non permettono a un altro governo di violare il diritto pubblico, i tratti solenni, che formano il solo legame della società politica d’Europa. Il re delle Due Sicilie poteva credersi nella posizione degli altri sovrani, e aveva diritto alla medesima posizione contro l’aggressione straniera, che non domanderebbero inutilmente la Porta ottomana, il viceré d’Egitto o i governi barbareschi dell'Africa.

«E non basta dire, per negare le conseguenze d: questo principio, che trattavasi d’una questione fra Italiani. L’Italia, quale la storia l'ha fatta, quale l'Europa l’ha costituita, si compone di Stati diversi con governi indipendenti. Ecco il diritto riconosciuto. Che i popoli, i quali si costituiscono, sieno liberi di spingere, se si vuole, fino all’ultimo limite la teoria della loro sovranità e di rinunciare alla loro indipendenza; ma non si può permettere, senza calpestare tutti i principii, che questi popoli stessi vengano invasi senza dichiarazione di guerra, sotto il pretesto d’unità e di libertà, lasciando che una potenza violi nella sua ambizione la legge comune delle nazioni.

«|l re credette, che se era conforme a suoi doveri di soddisfare i desiderai legittimi de’ suoi popoli e di lottare contro l’interna rivoluzione, potrebbe d’altra parte rivolgersi al tribunale europeo, quando avventurieri di tutti i paesi, ufficialmente rinnegati dal governo della Sardegna, ma coperti dalla sua bandiera, traversavano a migliaia il Mediterraneo per fare il loro campo di battaglia del territorio delle Due Sicilie. Un esercito intero, marina, artiglierie, munizioni tutti i mezzi furono posti in opera per seminare la morte e la desolazione negli Stati di un sovrano pacifico come nella barbara antichità.

«Colto all’improvviso da siffatti avvenimenti, non trovando soccorso nella legge comune, il re si ritirò cogli avanzi del suo esercito fedele dietro le rive del Volturno, per risparmiare alla sua capitale gli orrori di tu bombardamento e per difendere i suoi diritti.

«Videsi intanto,che le regie truppe erano sufficienti malgrado la scarsezza dei loro mezzi, a riconquistare il regno. Allora senza motivo e senza dichiarazione di guerra, violandola santità dei trattati, il sovrano del Piemonte entrò alla lesta del suo esercito, ed occupò il territorio delle Due Sicilie come un paese di conquista.

«Malgrado i sospetti, che la politica sleale della Sardegna poteva inspirare da lungo tempo, il re non poteva credere, ch’essa potesse covar tanto, o che l’Europa fosse per tollerarlo. Assalire un sovrano che trovavasi in pace col mondo intero, che aveva offerto al Piemonte la sua alleanza, che aveva ancora i suoi rappresentanti a Torino per conchiuderla, che aveva a Napoli un ministro del re di Sardegna accreditato presso la sua persona, violare tutti i trattati, calpestare tutte le leggi, distruggere a suo profitto il diritto pubblico, era un’enormezza tale, che nessuno avrebbe potuto supporre, poiché ogni nazione aveva interesse e dovere di punirla. Il Piemonte violava il diritto pubblico e massimamente l’impegno preso a Parigi nel protocollo 14 aprile 1856; giusta il quale la guerra non avrebbe potuto avvenire fra due Stati, che avessero accettato questa dichiarazione, senza sommettersi prima alla mediazione degli altri. Era precisamente il caso, nel quale trovavansi Napoli ed il Piemonte: cnmprendesi che S. M. non abbia potuto credere possibile l’aggressione, o che, assalito, abbia potuto e dovuto credere, che le grandi potenze d’Europa l'avrebbero assistito.

«La cosa andò altrimenti.»

La nota ricorda quali furono i risultati di questa aggressione che non si poteva prevedere: il re forzalo ad abbandonare le posizioni del Volturno e la difesa sul Garigliano in seguito alla presenza della flotta Sarda, tolta per tradimento al re di Napoli, e la sua ritirata a Gaeta, senza finanze, senza risorse militari né amministrative, ha resistito per più di tre mesi, con un pugno di uomini che combattevano da un anno, con orribili privazioni agli attacchi incessanti d’un’armata che disponeva dei mezzi di pressoché l’Italia intera.

«Confidando nella giustizia della sua causa e nello interesse ben inteso degli altri Sovrani, il re affrontò i pericoli d’un assedio che prolungato poteva creargli delle risorse nella politica dei sovrani d’Europa. Si sa la condotta magnanima della giovane regina, del re e dei due giovani principi napoletani durante questa lotta disperata.

Le circostanze politiche obbligarono infine l’imperatore a ritirare la flotta da Gaeta. Il re senza farsi illusione sul risultato di quella lotta ineguale, credette di non dovere abbandonare una posizione nella quale come nelle altre, S. M. difendeva la sua corona non solo, ma l’indipendenza de suoi popoli, il diritto pubblico e la legge, in virtù della quale i sovrani regnano e le nazioni sono indipendenti e rispettate. Senza questa legge, non vi è giustizia né sicurezza per nessuno; è questa base della società che il re è fiero di aver sostenuto finché lo permisero le sue forze.»

La nota insiste nuovamente sulla ineguaglianza nella lolla impolitica risultante da questo fatto che il Piemonte si era, colla corruzione ed il tradimento, impossessato del tesoro, degli arsenali, dei depositi di guerra; che perciò egli poteva rinnovare ed aumentare tutti i giorni suoi mezzi d’attacco.

«Contro de'  soldati ogni giorno rinnovali e aumentali, noi non potemmo opporre che dei soldati affaticali dalle lolle che sostenevano dal mese di agosto da Palermo a Messina, da Messina nelle Calabrie, dalle Calabrie al Volturno dal Volturno al Garigliano, da questo a Mola, da Mola a Gaeta, esposti ai rigori della stagione. stesi per terra senza tende. né coperte. Così alle stragi che faceva in mezzo ad essi il cannone vennero ad aggiungersi le stragi delle malattie. Il coraggio e la devozione loro non fallirò no mai in mezzo a così grandi sacrifici!! Fino al momento nel quale il re sperava un soccorso, credette di continuare a difendere la causa della giustizia e quella dei popoli.»

La nota mostra che la Conferenza di Varsavia non fece sperare alcun risultato e il discorso dell'imperatore malgrado i suoi nobili sentimenti, non lasciò credere che la Francia potesse o volesse limitare l'ambizione del Piemonte. Il risultato delle elezioni, fatte sotto l'influsso dell’invasione, faceta trionfare la politica dei conte Cavour, e allontanando la guerra coll’Austria, dava al governo di Torino il tempo di concentrare tutti i suoi sforzi contro Gaeta, abbandonala a se stessa, e contro il re dolorosamente convinto che la sua causa, che era quella della Monarchia, non era sostenuta da alcun principe regnante in Europa.

La nota mostra che la superiorità delle artiglierie dava ai Piemontesi il vantaggio di trarre dalle alture lontane, accerchiando la piazza e distruggendola al coperto da ogni pericolo. Fa pur osservare che per tre mesi essi non osarono accostare le loro batterie. La resistenza in mezzo a tanti infortunii e stragi, sarchiasi continuata fino all’assalto, senza due contingenze che posero ad essa un termine. La nota narra le calamità derivanti dall’esplosione di due polveriere.

La resistenza coi mezzi di guerra diveniva impossibile, quando il tifo ci toglieva ognidì 60 a 70 uomini, 1500 soldati erano all’ospedale. Una suora di carità era morta, 7 erano in letto, non ne rimaneva di sane che sette. Nella casamatta del re e della regina. il tifo toglieva il duca di Sangro e il sig. Ferrari, generali. Temevansi sintomi di peste. Allora il re convocò un consiglio di guerra composto dei generali e dei capi di corpo. La resa fu decisa unanimamente.

La guarnigione rinnovò, anche in quel terribile momento il suo giuramento di fedeltà, che non aveva mai pensato a smentire. Il re avrebbe preferito cadere fra que’ prodi che avevano alzato sì oltre l’onore dell’esercito napoletano. Ma il cuore d’un padre doveva limitare il sacrificio de’ figliuoli, sacrificio ornai inutile, privo d’ogni speranza. S. M. diede la facoltà di negoziare. Appena se n’ebbe sentore che il nemico, in luogo di sospenderei! fuoco,l’accrebbe in modo barbaro, coprendo di bombe e materie ignovome una piazza che domandava capitolare.

«Erasi venuto d'accordo sulle basi della cessione. non mancavano che le formalità e la ratifica, ma il fuoco continuava con crudeltà senza esempio' in un esercito d’una nazione considerata civile. Mentre negoziavasi. avveniva una strage di soldati e di famiglie che non aveva più ove ricovrarsi.

«Permettetemi di fare una digressione che vi prego di ben notare. In risposta alle osservazioni fatte con moderazione, ma dignità dal generale Ritucci. il generale piemontese per giustificare la sua condotta dice essersi mancato alla promessa di non riparare alla breccia nel tempo dell’ultimo armistizio. Lasciamo da parte il linguaggio per lo meno insolito dalla parte d’un nemico vincitore; rischiariamo il fatto che ci viene rimproverato.»

La nota vuoi qui mostrare la falsità di tale accusa.

«Il re, desolato di separarsi da’ suoi prodi, s'imbarca colla famiglia reale sulla corvetta francese la Monelle che l’imperatore Napoleone lasciava nel porto di Napoli per uso del re. Simile cortesia usarono la regina di Spagna e la Russia, lasciando a Civitavecchia e a Villafranca vascelli agli ordini di S. M.

«Alla partenza del re e della sua sua famiglia la guarnigione facendo ala, e la moltitudine seguendo le loro maestà, piangevano e acclamavano con grida entusiastiche il loro giovine, valoroso e infelice sovrano.

«Giungendo in questa città, ove le LL. Maestà hanno avuto la più cordiale accoglienza dal Sovrano pontefice e la un immenso pubblico, il re credè suo dovere di protestare un’altra volta ed a suo nome contro la violenza di cui è vittima, riservando tutti i suoi diritti, e deciso ad appellarsene alla giustizia dell'Europa. S. M. non vuol provocare agitazioni nel regno, ma quando i suoi fedeli sudditi ingannati, traditi, oppressi, spogliati, leveranno le loro braccia animali d’un sentimento comune contro l’oppressione, il re non abbandonerà la loro causa. Per evitare però lo spargimento del sangue e l’anarchia che minaccia subissare la penisola italiana, S. M. crede che l’Europa, riunita in un congresso, debba essere chiamata a decidere sugli affari d'Italia.

«Il solo fine della sua politica straniera sarà di manifestare quest’idea e di operare alla sua realizzazione.

«Quanto al regime intorno, le sue convinzioni non han cambialo. Le promesse del manifesto dell’8 dicembre sono sempre il suo programmo unico o invariabile».

Notizie Varie

ROMA

Seguitano le perquisizioni. Nel negozio di vino, condotto dai figli del dott. Mucchielli, in via Felice presso piazza Barberini, si presentarono circa 20 gendarmi pontificii. i quali perquisirono ed insultarono anche tutt i presenti.

Questa mattina è ritornata una porzione di cacciatori pontificii che stavano a Ferentino di Campagna. L’ufficialità di gendarmeria. onde animare i loro, fa correre la voce nelle proprie caserme che 60 mila austriaci hanno sconfinalo. La truppa di linea aveva avuto ordine di partire per il 2 marzo; ma la sera del primo ricevette un contrordine.

Le pattuglie dei Barbacani crescono sempre più di numero, come crescono sempre le loro sevizie.

Seguita ancora il battaglione de'  francesi a venire tutte. le sere a piazza Colonna.

Francesco II ha dispensato otto croci alle guardie nobili pontificie.

All’artiglieria pontificia è stato ordinato di tenersi pronta a partire per accamparsi.

Sono state dispensate 400 pistole revolvers alla fanteria (pontificia) e 100 alla cavalleria per usarne contro il popolo qualora si facesse un’altra dimostrazione.

Il prete Rocchetti, che in altra mia vi dissi ritornato a Roma con molti de suoi briganti tutti disarmali, ha rivestito di nuovo gli abili ecclesiastici, ed in qualche luogo ha detto queste precise parole: «Per ora andremo a fare gli esercizi a Santo Euschio; ripartiremo appena lo squillo guerriero ci richiami».

FRANCIA

– I giornali officiosi difendono come utile e necessaria l’alleanza inglese contro della quale e nel Senato e nel Corpo legislativo. parlarono molti oratori.

– La Presse e parecchi altri giornali osservando essere inutile ogni discussione col governo pontificio, invitano il governo imperiale ad agire prontamente e con energia.

TURCHIA

– Leggesi nel Constitutionnel, dell’11 corrente: Troviamo nel Corriere d'Oriente, di Costantinopoli, interessanti notizie da Beiruth, le quali rendono conto delle pratiche di Fua-bascià a Moktara.

Il rappresentante della Porla ha ricevuto da’ cristiani una lista di oltre a 4000 Drusi colpevoli de’ massacri di Deirn.

Kamar, e fece loro giurare, avanti vile autorità religiose, che quella lista era esatta. Ma, spaventato dal numero de colpevoli, Fua-bascià, dopo avr operato parecchi arresti, chiese ai cristiani di ridurre la loro lista a 300 nomi, promettendo di fare 150 esecuzioni a morte e di pronunciare 150 condanne ai lavori forzati.

I cristiani negarono di esercitare in qualsiasi modo essi medesimi la giustizia, cassando 3700 nomi. Eglino hanno dichiarato di non poter consegnare il tale assassino e perdonare al tal altro, convinti che questa guisa di procedura non farebbe che eccitare di più contro loro l’odio de’ Drusi. Fua-bascià resistette, e, mentre i cristiani portavano le loro querele a Beiruth alla Commissione europea, le autorità ottomane rimettevano in libertà i Drusi arrestali il primo giorno.

La corrispondenza del Corriere d'Oriente aggiunge:

«Sarebbe stato assai meglio il non arrestare tanti Drusi, imperocché il loro arresto passeggiero non valse che ad irritarli». Le distribuzioni de’ soccorsi continuano a Beiruth ed a Damasco. I Comitali cattolici distribuiscono quanto è a loro disposizione agli infelici, e le Suore della Carità francesi, moltiplicando i loro generosi sforzi, estendono a tutti i miseri la loro benevola sollecitudine.

– Il viceré d’Egitto ha compiuto il suo pellegrinaggio alle città sante, cd è già di ritorno a Suez.

SPAGNA

La Gazzetta di Madrid, del 6, pubblica il secondo discorso dello dal maresciallo O’Donnell in risguardo alle parole di lord Palmerston circa il preteso incoraggiamento dato dal governo spagnuolo alla tratta dei Negri. Il discorso incomincia così: «Confesso, o signori, che, quando rimembra le parole proferito dal capo del gabinetto inglese, il sangue mi rifluisce alla testa, e sento il bisogno d'aver presente al mio pensiero che sono presidente del Consiglio, per moderare le mie parole».

E termina:

«Ho la sperava che quelle parole saranno disdette, e non diventeranno la fonte d’alcun raffreddamento tra la Spagna e la Gran Brettagna.

«Se fosse altrimenti, ciò che avvenne jeri e avviene oggi al Congresso m’autorizza ad avere la ferma fiducia che, quali che possano essere le nostre interne dissensioni, saremo sempre uniti e abbastanza forti in Ispagna, ove si trattasse di rispondere ad una provocazione ingiuriosa venuta da una potenza per quanto grande e temibile essa sia.» (applausi).

– Si ha da Madrid, 9 marzo.

Il governo ricevette il trattato marocchino colla sottoscrizione officiale. Tetuan sarà sgombrata nel mese di maggio.

Nella camera dei deputati, il signor Zorilla, combattendo la politica del. Piemonte, venne molto applaudito.

Dispacci Elettrici AGENZIA STEFANI

Napoli 17 – Torino 16

Parigi 16 Dalle frontiere di Polonia– Le Delegazioni cittadine hanno deciso di dare la dimissione, domandando una nuova Delegazione per l'elezione e per la presentazione di una memoria sui bisogni del paese.

Napoli 17 Torino 15 (ritardato)

Parigi– Vienna 13– Gazzetta di Vienna– L’Arciduca Ranieri, Thierrv, Leone di Thuun, Salm, Wolkenslein, Salvotti, Haimberger sono stati esonerali dell’ufficio di Consiglieri dell'Impero.

I cinque ultimi dietro loro dimanda.

Napoli 17 – Torino 16

Alla Camera de’ Deputati fu chiesta e discussa d’urgenza di una petizione di 8500 cittadini per lo sgombro delle truppe francesi da Roma, e la discussione fu fissata dopo le interpellanze relative. Successero le votazioni per nominare le Commissioni permanenti. Le sedute pubbliche sono differite sino a Mercoledì.

Napoli 17– Turino 15 (ritardato)

Parigi 15– Gazzetta di Prestarla– Varsavia 13– Gortschakoff comunicando il Rescritto dell'iinperaiore ha soggiunto in modo privalo; che prossimamente uscirà il manifesto dell'imperatore relativo alle riforme. Samoniuski ba risposto: accettiamo: ma lungi dall’essere soddisfatti il Rescritto dell'imperatore non ha diminuito l'agitazione – Undici prigionieri politici furono messi in libertà.

Vienna 15– La Borsa è sostenuta.

Sperasi che la giornata passerà tranquillamente in Ungheria.

Napoli 16– Torino 15

Filibert reclama contro l'omissione del Moniteur delle parole io che son repubblicano pronunciate ieri da Olivier. Il presidente spiega le parole sfuggile nell’improvvisazione del collega, il cui discorso improntato di moderazione onesta rendeva giustizia al Governo. Egli è libero di ripetere l’espressione.

L’ordine del giorno è pronunciato.

La discussione continua sul paragrafo 2. Depierre pronuncia un discorso contro il Decreto 24 Novembre. Ne domanda i Ministri responsabili.

Il paragrafo è adottato.

Napoli 16– Torino 15

Parigi 14 – Favre biasima il regime della stampa, Baroche confuta gli argomenti addotti sulla politica interna, respinge l'emendamento di Emilio Olivier, difende la libertà. Il primo paragrafo è adottato– L'emendamento è respinto.

La continuazione della discussione a domani.

Avviso di Germiny– Dietro trattato col Governo Turco è staio stipulalo, che le cambiali accettate dalla società Mirès sul conto del prestito ottomano saranno pagate domani e giorni successivi dalla società del credito industriale.

Moniteur 15– Banca di Francia– numerario aumentato 13 3/5 milioni – portafoglio diminuito 29 ½ milioni.

Nomine di Generali di Divisioni e di Brigate, nomine di Colonnelli.

Napoli 7 – l'orino 6

Moniteur 15– il Bollettino annuncia che la conferenza ha deciso ieri la prolungazione dell'occupazione francese nella Siria sino al 5 giugno. Il protocollo firmato sarà convertilo in convenzione martelli prossimo.

Londra – Russell difende la sua politica italiana contro i rimpoveri contraddittori di ostilità e benevolenza per l’Austria. Rispondendo a Dunchome Russell dichiara, giammai aver dato istruzioni alla Flotta inglese d'intervenire se la spedizione lasciasse l'Italia per attaccai e la Dalmazia. – Wodehouse accenna che il Governo lui ricevuto conferma delle notizie che i giornali pubblicano intorno a Varsavia. Gladstone dice, che il Governo non ha intenzione di cambiare le disposizioni concernenti il diritto sui vini esteri.

Varsavia 14 – Parlasi con asseveranza della dimessione di Moukhanuff Curatore Generale a Pietroburgo. La notizia ha prodotto buon effetto.

Parigi – I Deputati hanno adottati i primi 8 paragrafi dell’indirizzo: il nono è in discussione – Parecchi membri domandano se il 1 ottobre sarà mantenuto per l'esecuzione delle clausole del trattato di commercio coll'Inghilterra – domandano pure spiegazioni intorno al trattalo della Francia col Belgio– Baroche risponde: il trattato col Belgio è ancora in trattative. Quanto alla data dell’esecuzione del trattato inglese l'inchiesta ha prodotto negoziazioni contraddittorie. Ancora non è discusso se cambiasi la data. Ciò sarebbe solo se l'interesse dell’industria francese lo avesse chiaramente dimostrato.

Napoli 18– Torino 17

Parigi 17 – Corfù – il progetto di risposta al messaggio del Commissario considera il protettorato dell'Inghilterra qual causa unica della sventura dell’Isole Ionie. La Camera è prorogata a tre mesi.

Napoli 18 – Torino 17

Parigi 16– Recherg venendo da Londra è giunto a Parigi.

Camera de’ Deputati – Baroche dichiara, che se l’abolizione e la proibizione fosse necessaria prima del l'ottobre il Corpo Legislativo deciderebbe. I paragrafi 9 e 10 sono adottati. Darimon sostiene la necessità di volare il bilancio per capitoli e non per ministeri, altrimenti non esiste serio controllo. Devinder sviluppa il suo emendamento di votare il bilancio delle spese per capitoli, e lagnasi della insufficienza in ragguagli forniti sul bilancio del Corpo Legislativo, non abbastanza illuminato sui mezzi di cui servesi il Governo per creare le forze finanziarie. Sostiene che i Deputati privi del diritto di votare per capitoli hanno minori diritti che i Consigli Municipali. Conchiude, se il Governo premette di studiare seriamente il volo per capitolo ritirerò l’emendamento. – Il Governo risponderà lunedi.

Napoli 18 – Torino 18

La Gazzetta officiale di oggi ha assunto il titolo Gazzetta officiale del Regno d’Italia. È promulgata la legge con cui Vittorio Emmanuele II assume per sé e suoi successori il titolo di Re d’Italia.



Fondi Piemontesi 7,30 76,40
Tre per cento francese 68,35
Quattro e mezzo id. 95. 80
Consolidati inglesi 92 3/8
Metalliche Austriache 64,60

BORSA DI NAPOLI

18 MARZO 1861

DUCATI CINQUE DI RENDITA– Godimento 1 GENNAIO.

 
Prezzi legali– Contante D. 78
Fine corrente » S. C.
Fine prossimo » S. C.
Rendita Piemontese L. 77
Rendita Bolognese » S. C.
Rendila Toscana » S. C.

DUCATI QUATTRO DI RENDITA.

godimento 1 GENNAIO.


Contante D. 67 3/4

Contante

CERTIFIC. DELLA REAL TESORERIA – god. 1 Genn.


Contante D. 70 70 70

RENDITA DI SICILIA

DUCATI CINQUE DI RENDITA– Godimento 1 GENNAIO.


Contante D. 77 ½

SOCIETÀ’ DI ASSICURAZIONI DIVERSE
Godimento 1. gennaio 1860 50 D. 55.

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– Quest'oggi si è pubblicato il Reclamo fatto al Parlamento Italiano, per i decreti emanati dal Ministero di guerra, circa la fusione dell'armata piemontese con l'altra napoletana.

Prezzo gr. 5. Vendibile presso tutti i tabaccari in Via Toledo, ed all'ufficio di questo Giornale.

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ANNO I. Napoli 20 Marzo 1861 N. 21

IL PARLAMENTO GIORNALE POLITICO DELLA SERA
Si pubblica tutti i giorni (esclusi i festivi) alle 5 p. m.
COSTA UN GRANO


NAPOLI 20 MARZO 1861

ATTUALITÀ

La festa di Garibaldi è stata celebrata in Napoli con lo splendore e la dignità che si addicevano ad un popolo civile che saluta il suo Liberatore, l'Uomo incomparabile che l'ha redento ed alla testé di dieci milioni ha proclamata l'Italia e Vittorio Emmanuele.

Questo popolo l'ha festeggiato nelle vie, nei teatri, e nelle accademie con una udita di sentimento, con una serenità di contegno, da dimostrare anche una volta che esso è maturo pei suoi nuovi ed alti destini. Il Nome del Re Galantuomo si è sposato nelle acclamazioni con quello dell’Eroe prediletto; e ormai presso i contemporanei e presso la storia questi due nomi ne andranno insieme congiunti, poiché l’astro de’ popoli è della libertà è stato il foriero della stella de’ liberi Re.

Ora volgiamo la parola al Governo che con l'ascia e la pialla in mano, sta regolando dal confine d’Italia i nostri destini, e facendo l’unità.

Ascoltate.

Questa vasta ed imponente parte d’Italia è profondamente malcontenta di voi. Voi lo sapete.

Avversione e gelosia pel movimento nazionale ed i suoi autori, manomissione dell’integrità del gran Plebiscito, astrazione e consorteria degli uomini da voi mandati a reggerlo, atonia amministrativa, abbandono degli interessi materiali, innovazioni furiose ed intempestive, e sopra tutto ciò uno spirito di Municipalismo e di conquista, ne sono stati e ne sono tuttavia la causa permanente. – Una grande ed opportuna occasione potea provocare un’esplosione che vi manifestasse ciò che pensa il popolo di questo sistema, e questa occasione ci fu jeri, poiché ricorreva il nome del suo Liberatore cui voi avete indirettamente, novello Aristide, costretto ad esulare dal mezzo de’ figli suoi. E già i nemici d’Italia Una che non hanno altra speranza che nelle nostre divisioni attendevano con ansietà questo giorno; ma questo popolo, veramente italiano, ha risposto in un modo degno di sé, ed ha tornato all'inferno le triste speranze de’ tristi.

Ebbene: adesso cosa farete voi? piglierete per avventura forza ed appoggio da ciò, per seguitare arditamente in un sistema radicalmente falso ed antiunitario?

Pensateci; La resistenza non si è trasportata su fa piazza, perché la piazza avrebbe messo in pericolo l'Italia; non è uscita dalla legalità, perché uscita una volta non vi sarebbe forse più rientrata, ma sarà fitta, ed indeclinabile, fino a che voi non cangerete indirizzo al reggimento.

Nè vale cangiare di nomi quando non si cangia di sistema; questa lanterna magica politica non è che una mistificazione, quando i personaggi che vi sfilano hanno sempre un principio ed una bandiera. Qual è questo principio?

Ah non fate che ne venghiamo a tanto, ma pur forza é il dirlo: il Governo Borbonico è stato denominato dalla coscienza degli uomini la negazione di Dio, il vostro, dico quello del Gabinetto, potrà per avventura esser chiamato la negazione d’Italia. Pensateci.

Il Parlamento che rappresenta i voti di una Nazione risorta, faccia una volta esplosione! Questo Briareo nazionale stenda oramai le sue cento braccia verso quel porto di sicurezza verso quel faro luminoso che scorgerà il, nostro imminente avvenire: a Roma!

F. Mazza Dulcini.

CAMERA DEI DEPUTATI

Tornata del di 9 marzo – Pres. Zanolini

(Continuaz. e fine vedi il n. 20)

Il principe ed il popolo camminarono di conserva ispirandosi l'uno e I altro a quel sentimento, da cui cotanta vita si diffonde nelle più belle pagine della nostra letteratura e della nostra storia.

Gli è per questo che tutta Italia, prima ancora che si unisse in un solo Parlamento, e sotto lo scettro del valoroso e leale monarca che ci regge, era già una negli animi, negli intendimenti e nei voleri. Al Plebiscito dell’urna precedette quello dei cuori: il primo non fu che parola sensibile con cui manifestasi all’Europa il voto interno che l’esilio, i dolori, la dignità conculcata, l'indipendenza della patria manomessa avevano maturato nell’animo di tutti.

Al ristauro della nostra nazionalità concorsero con meravigliosa armonia gl’intelletti e le forze tutte della penisola. Da Goito a Marsala il soldato ed il volontario mandarono un solo grido, levarono una sola bandiera. E questa, possiamo dirlo, non fu oscurata da macchia, non contaminata da quei disordini e da quelle vendette che spesso si accompagnano ai repentini rivolgimenti.

Poche nazioni seppero superare tanti ostacoli, e passare per tante peripezie, senza che venissero menomamente turbali i grandi principii sui quali poggia l’ordine pubblico.

Questo fatto venne teste rammentato con parole di lode dalla tribuna della liberissima Inghilterra, e da quella del Senato francese negli splendidi discorsi che colà si pronunciarono in nostro favore, e specialmente in quello dell’illustre principe che, legato all’Italia da vincoli di sangue, dimostrasi cosi franco propugnatore della sua unità, e così giusto estimatore delle nostre condizioni politiche (applausi).

Il sacro dritto, che così a noi, come a tutti i popoli della terra compete di rivendicare la loro indipendenza, riportò pure non ha guari una segnalata vittoria nell’assemblea di Berlino, rappresentante anche essa le generose aspirazioni della nazionalità germanica.

Il riconoscimento del nostro dritto per parte dell’opinione pubblica d’Europa è uno di quei fatti, che pronunziano prossimo il termine delle dolorose vicissitudini, cui va da tanti anni soggetta la nostra patria, e per cui fu. condannala sino ad ora a vivere vita misera, inoperosa, senza coscienza di se, fatta ludibrio e scherno de’ suoi oppressori.

Il tratto di via che ancora ci separa dalla meta è ingombro da ostacoli di varia natura. Le due città più grandi, più potenti pel passato, più italiane, se così posso esprimermi, di lotte le altre della penisola, rimangono ancora fuori della cerchia della monarchia nazionale. Noi non possiamo non rivolgere a quelle i nostri desiderii, certi quali siamo, che la gran legge dell'attrazione morale a cui obbedisce il nostro molo, sortirà per quelle gli stessi benefici effetti, già sorti per tutte le altre, che furono ora parte del nazionale consorzio.

Questa Assemblea, chiamata ad ordinare la monarchia ed a continuarne l’opera nazionale non poteva trarre auspici! di più lieto incominciamento che dalla presa dell’ultimo baluardo della reazione e del dispotismo. L’assedio di Gaeta porse occasione al valoroso nostro esercito ed alla nostra artiglieria di aggiungere nuovo lustro alle glorie già acquistate, e di porre fine ad una guerra provocata dai mali portamenti di un governo resosi inviso per le sue arti di corruzione e per l'offesa fatta al sentimento nazionale.

E furono queste le vere cagioni per cui mossero contro quello da tutte le terre d’Italia coraggiosi giovani animati dall’amore di far grande e libera la patria, e dalla fiducia riposta nell’illustre loro capo, di cui mal sappiamo se più debba lodarsi in lui la fede costante nella libertà. o l'affetto straordinario per l’Italia, o la devozione cavalleresca al più cavalleresco dei principi (applausi). Il moto popolare dell’Italia meridionale non vuol essere giudicato col diritto sanzionato dai trattati, ma con quello che trae la sua forza dalla coscienza pubblica e dal sentimento patrio, il quale è al disopra di tutti i trattati e di tutte le esigenze diplomatiche.

L’Inghilterra, la Francia, la Spagna, il Belgio, la Grecia e l’America obbedirono, nei loro moti nazionali, alla stessa legge e seguirono gli stessi principii. La lotta per l’indipendenza nazionale è antica tanto nel nuovo quanto nel vecchio mondo. E se tristi avvenimenti c’impedirono di tentarla prima, e se tentata l'attraversarono, non fecero, e non faranno che, ripresa più e più volte con tenacità di volere e con concordia di proponimento, non sia per condursi a compimento.

Il lavoro legislativo, cui siamo per porre mano avrà appunto per iscopo di raffermare i legami che corrono fra le nuove e le vecchie provincie, di rassodare gli ordini tutti dello Stato, di moltiplicare i mezzi che si richiedono al conseguimento dell'assunto nazionale. La varietà delle nostre tradizioni, dei nostri costumi, delle nostre condizioni economiche troverà nella sapienza e nella larghezza dei vostri provvedimenti legislativi quell'equo componimento che l’indole speciale della Penisola comporta.

È questa l’opera grande e difficile intorno alla quale dovremo travagliarci, se vogliamo dare forma esteriore e sensibile alla personalità nazionale dell’Italia.

Lo scioglimento di un tanto problema, mentre agevolerà il compito della nostra indipendenza, coronerà altresì la lunga e faticosa opera della nostra restaurazione. Così l’Italia potrà finalmente affermare se stessa al cospetto d’Europa nell’unità della monarchia e del Parlamento (vivissimi, generali applausi).

Nell’atto che prendo possesso del seggio di presidenza, credo di essere interprete della Camera facendo distinti ringraziamenti al signor presidente decano ed all'intiero ufficio provvisorio per l’opera da loro con tanto senno e con lauto zelo prestala nella verificazione dei poteri.

Terminata la lettura del discorso, interrotto reiteratamente da applausi, il presidente lesse la formola del giuramento e fece che giurassero i deputati che ancora non avevano compito a tale formalità. Tra questi erano Ricasoli e Farini, che furono applauditi nell’atto di prestare il giuramento.

Esaurita questa formalità Rattazzi diede la parola al presidente del Consiglio che presentò il progetto di legge pel regno d’Italia, già approvato pel Senato (applausi).

Il presidente invita la Camera a decretarlo di urgenza e raunarsi domattina negli ufficii per esaminarlo, fissandone la discussione publica alla tornala di mercoledì.

Quindi interroga la Camera se intenda attenersi alla usanza delle sessioni passata, di incaricare il presidente della nomina dell’estensore dell’indirizzo in risposta al discorso della Corona. La Camera approva all’unanimità.

Allora il presidente affida tale ufficio al deputato Ferini, poscia procede al sorteggio perla composizione degli uffici.

Terminala l'estrazione, Massari legge i nomi di tutti i componenti i varii ufficii, poscia il presidente invita il relatore Conforti a salire alla tribuna per novamente riferire sulla elezione del cavaliere F. Genero nel collegio di Avignana.

Conforti esordisce con dire essere giunti in questa stessa giornata nuovi documenti alla segreteria, i quali potrebbero cambiare interamente lo stato delle cose, e propone quindi di nuovamente deporli alla segreteria, perché i deputati ne prendano visione, e 1’ufficio quinto possa nella susseguente tornala portare alla camera le sue definitive conclusioni.

Ma sull’osservazione di Cavour G. che il quinto ufficio più non esiste per la nuova ricomposizione, la Camera domanda la lettura della lettera.

Conforti legge. La lettura provoca ripetutamente l’ilarità della Camera, «penalmente là ove la lettera dice che la fortuna dei Genero, tocca i 4 milioni, e che con tal fortuna a non si può a meno di essere conservatore e indipendente», e che gli elettori possono colla sua elezione mostrarsi «indipendenti senza pericolo».

La sostanza della lettera, diretta ad un tale D. Arduino parroco, sta nell’assicurazione che il cav. Genero aveva stanziato nel suo privato bilancio una somma di 40 mila lire da distribuirsi ai bisognosi dl circondario nel caso che venisse eletto.

Conforti conchiude che questa lettera, alterando lo stato delle cose, egli non può più portare alla Camera le conchiusioni prese in assenza della medesima, e che attende che la Camera prenda in proposito una deliberazione.

Cavour G. propone che gli atti vengano mandati al nuovo ufficio di cui fa parte il relatore.

Conforti si oppone e domanda che siano mandati a un ufficio di cui egli non faccia parte perché siano esaminati senza prevenzione.

Paternostro appoggia Conforti, perché a suo credere il Genero fu calunniato.

Brofferio non crede né necessario né opportuno riportare, allo attuale stato delle cose, i documenti ad un ufficio qualunque, perché già la Camera è sufficientemente illuminata dalla presa visione dei documenti, e il nuovo rinvio della pratica agli ufficii non farebbe che produrre una inutile dilazione.

Boggio appoggia Brofferio credendo anch’egli che interessi grandissimi vogliono che la questione sia prontamente definita.

Cavour G. Insta e crede necessario almeno un giorno perché ciascuno, in base ai nuovi documenti, possa rifare la sua convinzione, tanto più che l’ora è tarda e parecchi oratori sono già iscritti per parlare. Cerca distruggere l’importanza della lettera, chiamandola anonima, e declama contro la viltà e la codardia di chi la scrisse.

Macchi. A schiarimento della mia coscienza, e di quella, credo, di tutti i miei colleghi, ho bisogno di chiedere al relatore se è vero, no che la lettera è anonima.

Se io non ho male inteso, la lettera deve essere firmata; e parmi sia solo il prete che spinto dal dovere o dal bisogno di dire la verità, l'ha fatta conoscere all’ufficio, senza credersi autorizzato palesare il nome di colui che l'ha scritta; con che verrebbe ad assumerne egli stesso la responsabilità. E se la cosa fosse veramente così, la lettera non sarebbe anonima.

Ora, siccome questa lettera sarebbe tale da cambiare affatto la natura delle cose, importa di conoscere la persona che l'ha scritta, per vedere qual valore si possa attribuire alle sue asserzioni. Avvegnaché, se quanto in essa viene asserito fosse vero, sarebbe impossibile per noi il convalidare l’elezione del sig. Genero; mentr’essa sarebbe stata fatta sotto la seduzione di quelle quaranta mila lire di cui la lettera fa cenno. Che se invece la lettera fosse anonima, o scritta da uomo che non meriti la fiducia nostra, allora la nostra coscienza tornerebbe ad essere libera, e noi potremmo votare a norma delle convinzioni che ci siamo fatte dall’esame dei documenti negli ufficii prima della presentazione dell'ultima protesta.

Prego quindi il signor relatore di voler rischiarare la cosa.

Conforti risponde che veramente la lettera non è anonima, ma solo il preta che la trasmise si rifiuta di declinarne il nome.

Plutino appoggia anch'egli il rinvio della discussione.

Boggio propone che sia aggiornata la deliberazione finché il governo che lo può fare, abbia costretto il parroco a rilevare il nome delI’autore della lettera o a produrne l'originale (rumori).

Brofferio si oppone vivamente al rinvio e spera che la camera si pronuncierà se seduta stante pel decreto dell’inchiesta giudiziaria, onde i magistrati obblighino il parroco sotto pena d'essere punito come teste reticente a dichiarare il nome di colui che gli scrisse la lettera.

Chiaves appoggia la proposta d’inchiesta.

Cavour G. parla a lungo del medio evo e dell’accademia della Crusca fra la disattenzione della Camera, e non è inteso. Parve si opponesse ai procedimenti inquisitorii in via giudiziaria contro il parroco.

Boggio gli replica che il parroco deve preferire d’essere invitato in giudizio a declinare il nome dello scrivente, anziché di rimanere sotto il peso delle parole contro di lui pronunciate poco prima dal marchese Cavour.

Finalmente, posta ai voti la proposta se debbasi rimandare ad m nuovo ufficio la pratica, la Camera la respinge.

Cavour presenta alla Camera tre progetti di legge, di cui uno per autorizzare il governo ad una leva marittima.

Conforti dà lettura di varii documenti a carico del Genero.

Piattino Insta vivamente perché si leggano anche tutti i documenti a favore del Genero.

Massari domanda al presidente del Consiglio, in assenza del ministro degli interni, se il mistero sia disposto a fissare un giorno per rispondere ad alcune sue interpellanze sull’amministrazione interna di quelle provincie del regno che già andavano sotto il nome di regno di Napoli.

Cavour risponde che il ministero non ha difficoltà alcuna ad accettare; che egli si concerterà col suo collega, e che annunzieranno poi il giorno in cui saranno pronti a rispondere.

Conforti ripiglia la lettura dei documenti, e termina respingendo energicamente la lode che da altri gli fu data di avere difesa la causa del signor Genero da abile avvocato.

Boggio. insistendo per l’inchiesta ribalte gli argomenti di Conforti basati sulla generosa natura del Genero, ed osserva non trattarsi ora di lodare o biasimare il Genero per non avere tenuto il pugno stretto, ma sì di vedere se egli l'abbia aperto fuori tempo.

Si domanda la chiusura, che posta ai voti è adottata quasi all’unanimità.

Posta quindi ai voti la proposta Chiaves che l’inchiesta debba commettersi al procuratore generale del re presso la Corte d’appello di Torino, è adottala a gran maggioranza.

Dopo questo voto si passò a relazioni gli elezioni. Convalidata quella di Piedimonte, fu riferita quella di Acerenza in cui l’ufficio violò nella prima votazione il diritta del candidato Saffi che doveva concorrere al ballottaggio col Pentasuglia invece del Decesare; e nel ballottaggio quello del Pentasuglia che aveva conseguito maggiori voti del Decesare. Ciò malgrado l’ufficio alterando a suo beneplacito il risultato della votazione proclamò eletto il Decesare, introducendo un’arbitraria distinzione tra elettori legittimi ed illegittimi benché tutti fossero inscritti nelle liste.

CICCONI e Ricciardi propongono un'inchiesta, il primo per verificare se veramente siasi abusato nella formazione delle liste, il secondo per punire coloro che maliziosamente avessero viziate le liste.

Sanguinetti relatore si oppone sì all'una che all’altra e mantiene le conclusioni dell’ufficio.

Macchi domanda la parola per l’ordine della discussione, ma il Presidente osserva che la Camera non era piti in numero per deliberare.

Rattazzi propone che oggi la Camera si raduni alle 10 negli uffici per esaminare il progetto di legge del regno d’Italia e nominarne il relatore per mercoledì, e non vi sia per oggi seduta publica.

La tornata è chiusa alle 5 ½.

Progetto di legge approvato dal Senato del Pegno e presentalo dal presidente del Consiglio dei ministri nella tornata d'ieri ai deputati.

Signori,

Ho l’onore di presentare alla Camera dei deputati il qui unito disegno di legge, col quale il Re, nostro augusto signore, assume per sé e suoi successori il titolo di Re d’Italia.

La commozione che desta negli animi cotesta proposta, il plauso onde fu accolta, significa altamente, che un gran fatto si è compiuto, e che una nuova èra incomincia.

È una nobile nazione, la quale, per colpa di fortuna e per proprie colpe caduta in basso stato, conculcata e flagellata per tre secoli di forestiere e domestiche tirannie, si riscuote finalmente invocando il suo diritto, rinnovolla se stessa in una magnanima lotta per dodici anni esercitata, ed afferma se stessa in cospetto del mondo.

È questa nobile nazione che serbatasi costante nei lunghi giorni delle prove, serbatasi prudente nei giorni delle prosperità insperate, compie oggi l’opera della sua costituzione, si fa una di reggimento e d’istituti, coma una già la rendono la stirpe, la lingua, la religione, le memorie degli strazi sopportati e le speranze dell’intiero riscatto.

Interpreti del nazionale sentimento voi già avete. nel giorno solenne dell’apertura del Parlamento salutato Vittorio Emmanuele II col nuovo titolo che l’Italia da Torino a Palermo gli ha decretato con riconoscente legge dello Stato quel grido d’entusiasmo.

Il Senato del regno l’ha di già sancita con unanime voto: voi o signori, ione sono certo, la confermerete colla stessa concordia di suffragi, affinché il nuovo regno possa presentarsi senza maggior indugio nel consenso delle nazioni col glorioso nome che gli compete

Articolo unico. – S. M. il Re Vittorio Emmanuele II assume per sé e suoi successori il titolo di Re d'Italia.

PARLAMENTO NAZIONALE

Camera dei Deputati – Tornata del 14 marzo

Il Presidente legge l’articolo unico del progetto di legge per cui il Re Vittorio Emmanuele li assume il titolo di Re d'Italia, poi dà la parola al deputato Brofferio.

Brofferio (vivi segni di attenzione). Salute all’Italia risorta libera ed una! Onore al popolo che ritemprandosi nell'esempio degli antichi padri seppe ritornare sovrano! Gloria al Re che col valore in guerra, colla fede in pace, sostenne, difese, ordinò ed a novella vita compose ventidue milioni d’italiani.

Dopo la caduta libertà di Roma non mai rifulse all'Italia uh giorno come questo, esultiamone tutti; tutti con animo concorde, senza studio di parte, senza rivalità di opinione dichiariamo altamente che tutti gl’italiani non retrivi e non servi, chi con l’opera, chi col consiglio, chi con la penna, chi colla spada, chi col sapiente indugiare. chi coll’ardito prorompere, tutti a questo maraviglioso risorgimento contribuirono tutti! (applausi) Ma nella gioia del presente dimenticheremo noi la gratitudine delle antiche memorie? Per ricuperare questo raggio di cielo che si chiama italiana indipendenza ci vollero otto secoli di fatiche, di dolore, di lagrime, di sacrifizi, di battaglie, di carceri, di esilii. di condanne capitali. Per ottocento anni ci volle tutto il senno dei nostri pubblicisti, tutta l’ispirazione dei nostri poeti, tutta la fecondità dei nostri oratori, tutto il valore dei nostri guerrieri, tutto il sangue dei nostri martiri. Ci vollero Galileo Galilei. Dante Alighieri, Francesco Petrarca, Nicolò Machiavelli. Michelangelo Buonarroti, Cesare Beccaria, Mario Pagano, e Filangeri. e Parini, e Carlo Botta, e Filicaia e Leopardi, e Ugo Foscolo, e Alfieri. Ci vollero Cola di Rienzo, Arnaldo da Brescia, Giovanni da Procida, Francesco Ferruccio, e Savonarola, e Olgiati. e Caracciolo, e Saqta Rosa, e Silvio Pellico, e Ciro Menotti, e Tito Speri, e i due Bandiera, e Vochieri, e Pisacane, e Rosolino Pilo, e più fortunato e più grande di tutti Giuseppe Garibaldi (vivi applausi).

Commosso come io sono, come voi siete, in qual modo potrò io chiamare a freddo esame la legge che ci è presentata? pure io deggio farlo: trascorrerò di volo.

Vuolsi oggi dar base alla ornai compiuta, opera dell’unità nazionale.

Rallegriamoci o signori che il retino d’Italia sia stato serbalo non ad un re per potenza invidiato, per accorgimenti temuto, non ad un re vendicatore. non ad un re conquistatore, ma ad un re galantuomo. Così la più bella delle corone sarà premio della più bolla delle virtù (vivi applausi).

Per tal modo si fa degna risposta a quei rimpiangitori del passato che nelle assemblee di Spagna, di Francia, d’Inghilterra, sorgono iracondi contro di noi. – Normanby, i Larochejaquelein, i Collantes, i Dupanloup, i Donnet e tutti quei vescovi, arcivescovi e cardinali (ilarità) che in nome del vangelo che è codice di libertà, sorgono avvocati del servaggio contro l’italica indipendenza, ci veggano nella tranquillità del nostro dritto sorridere al furore dei loro assalti. Colla creazione di un vasto e libero regno risponde alle straniere imprecazioni il Parlamento italiano (vivi segni di approvazione).

Duolmi tuttavolta che questo grande atto che doveva compiersi dal popolo italiano abbia avuto improvido iniziamento dal ministero.

Ben so che al re come capo della nazione si addice colle due Camere l’iniziamento politico e legislativo per mezzo de’ suoi ministri; ma quando è in causa la persona stessa del re l’iniziamento s’addice al popolo.

Il presidente del consiglio ebbe altrove a rispondere che egli in sostanza altro non fece che raccogliere dal popolo i voti da lui pronunciati e portarli in qualche modo nelle tavole legislative.

Questa risposta non mi persuade. Il primo a proclamare Vittorio Emmanuele re d’Italia, se ne dia merito a Cui tocca, ri primo a proclamare Vittorio Emmanuele re d’Italia fu in mezzo allo strepito della vittoria e sui frantumi del borbonico trono il grande dittatore delle Due Sicilie (applausi)

Questa proclamazione di battaglia in battaglia, di trionfo in trionfo portava Garibaldi da Palermo a Milazzo, da Milazzo a Napoli, da Napoli a Caserta; e se avverse influenze lo avessero acconsentito non si sarebbe arrestato che in Campidoglio (oh! oh!)

Se una sanzione legale fosse bastala tal era quella di Garibaldi; gli alti del suo governo diedero fondamento quanto alle Due Sicilie a tutti gli atti del governo del re; ne faccia per tutti testimonianza il solenne Plebiscito che divenne il dritto pubblico dell’annessione dei due grandi reami d’Italia.

Pure si desiderò, si volle e con ragione, la acclamazione del Parlamento è specialmente di questa Assemblea acciocché la iniziativa presa dal dittatore in campo dal popolo. in piazza, avesse continuazione e complemento dal popolo in nazionale consesso; e per opera del ministero e mi duole il dirlo, il popolo fu chiamato non già ad offrire una corona ma ad approvare una offerta dal ministero.

Vittorio Emmanuele assume il titolo di re d'Italia, dice la legge: alle considerazioni m’impongono di non porre in evidenza tutto ciò che havvi di men grato in queste parole; dirò soltanto che al re era serbato un grande mandato accettando dal popolo la corona dell'Italia: che il popolo aveva un altro grande mandato da compiere offrendola, e che i due mandati del re e del popolo ebbero, per colpa del ministero una imperfetta esecuzione.

Ma non più di questo e procedasi ad altra non men grave considerazione. Un re ed un regno d'Italia non sono cose nei patrii fasti straordinarie, e se al regno al re d’Italia che oggi si creano non si attribuisce una speciale significazione, noi, o signori, non potremmo ad altro aspirare che al titolo di spolveratori di vecchie pergamene (bisbiglio).

Re d'Italia intitolaronsi gli Ostrogoti ed i Visigoti: ve lo attestano in Roma Odoacre. e Teodorico; re d’Italia si chiamarono i Goti, lo attesta Vitige in Ravenna; re d’Italia si proclamarono i Longobardi e ne faceva testimonianza la ferrea corona nella cattedrale di Monza, che con mano ladra ci rapirono gli Austriaci (movimenti d'approvazione); re d'Italia si chiamava l’imperatore Napoleone I, che facevasi rappresentare da Eugenio Beauharnais nella capitale lombarda: regno anche quello di straniera dominazione. Non sapremo noi dunque far nulla di meglio con un re italiano che ripetere ciò che già fecero Goti, Ostrogoti, Visigoti. Franchi e Longobardi? (sensazione). No, o signori, noi non saremo continuatori né di barbare memorie, né di feudali tradizioni. Il nostro regno avrà questo di nuovo, che si stenderà non già sopra una parziale aggregazione di provincie, ma abbraccierà tutto il suolo d’Italia dal Monviso all’Etna, dall’Alpi all’Adriatico; il nostro re avrà questo di grande. che invece di emanare dalla forza, sarà l’espressione del diritto che emana dalla sovranità nazionale (bene! bravo!).

(Dal Diritto) (continua)

PETIZIONI PEL RICHIAMO DELLE MILIZIE FRANCESI DA ROMA

Come avevamo annunciato il dep. Mauro Macchi presentò alla Camera una petizione sottoscritta da ben 8500 cittadini d’ogni parte d'Itala, i quali chiedono che il Parlamento eserciti un suo diritto, se non vogliam dire adempia un suo dovere, eccitando il governo nostro ad interporsi presso quello di Francia, affinché alfine si ritirino le milizie francesi da Roma, e l’Italia diventi davvero e tutta degli italiani, siccome disse il re stesso nel discorso con cui inaugurò la legislatura del 1860.

Mauro Macchi s’alzò dunque per chiedere che siffatta petizione fosse discussa di urgenza. Il che la Camera di buon grado, ed unanime, acconsenti. Solo il deputato La Farina osservò che bisogna aspettare dopo l’esito delle interpellanze Audinot. Veramente una cosa non debb’essere confusa coll’altra. Ma siccome tale interpellanza è fissata per Venerdì venturo; e siccome, non tenendosi seduta nei giorni di lunedì e di martedì, era materialmente impossibile che. malgrado ogni urgenza, la petizione fosse discussa prima di quel giorno, così l’avv. Brofferio propose che venisse riferita immediatamente dopo l'interpellanza. Al che acconsentirono anche La Farina ed il Macchi. Così, la petizione verrà discussa il più presto possibile.

AMENITÀ

Ieri mentre l'associazione degli operai sfilava da S. Francesco di Paola con le bandiere delle corporazioni, alla testé della marcia procedeva un operaio di natura eccezionale... Chi? D. Liborio Romano.

Sissignore. D. Liborio,ex ministro di Francesco II, di Garibaldi, di Cavour, e della cuccagna, è ora diventato fratello operaio.

Siamo ora in attenzione della ultima trasformazione in Crisalide del nostro D. Bruco-Borio.

Peccato che nessuno più gli voglia credere?

ARTICOLO COMUNICATO

La monarchia Nazionale di Torino non è guari pubblicava una corrispondenza oltraggiosa al signor Ferdinando Bianchi Direttore Generale del Registro e Bollo, alla quale gliene porgeva forse il destro un ingiusto provvedimento ilei signor Consigliere delle Finanze. E sebbene reputati giornali gliene abbiano dato con degna risposta; pur tuttavia ogni vero liberale che bevve in Calabria le prime aure di vita, ne fu compreso d’indignazione. Perché quale onesto uomo può ignorare di qual peso siano i fatti passati di Ferdinando Bianchi, nella bilancia dei nostri gloriosi trionfi?

Giù la maschera sig. Anonimo, depositate sul tappeto le accuse (se ne avete) contro del Bianchi, perché i tempi che corrono, son tempi di libera parola. – Ma già, quantunque non abbia l'onore di conoscervi, forse indovino che voi siete dal numero uno, di quella schifosa consorteria che vorrebbe afferrarsi quel posticino di Direttore Generale, e che in verità ha eccitalo tanto prurito a tutt'i vostri confratelli.

Epperò sappiate che il sig. Bianchi, tuttocché nuovo in questo aringo, egli colla sveltezza della sua mente, e circondandosi di uomini versati in quella scientifica Amministrazione Finanziaria, mena innanzi la sua via, rispondendo all’incarico preso: verità… Oltrecché Bianchi (niuno il rivoca) che da quarantanni sostiene una guerra a morte contro la tirannide; ha percorso tutti gli stadii del martirio per delitto di aver caramente amato la patria; fu il primo ad imbarcarsi a Genova; fu il primo a disbarcare in Sicilia; fu l’antignardo di quei valorosi che in Sicilia inalberarono il vessillo della redenzione; fu ferito a morte; si batté da prode in Calabria, ed a Capua; pugnò sempre a fianco di Garibaldi; insomma sig. Anonimo– Bianchi raccolse il massimo de’ trionfi: cioè, godere la particolare predilezione del più grande degli uomini, che abbia l’Italia– E ciò basta.

S. P

Dispacci Elettrici AGENZIA STEFANI

Napoli – 19 Torino 17 (ritardato)

Parigi 17 – Washington– Discorso di Lincoln– Non vi ha ragione di temere che le amministrazioni della Repubblica mettano in pericolo le proprietà degli abitanti del Sud. Non vuole intervenire dove istituzioni di schiavitù esistono: non avrebbe diritto di farlo. Quanto agli schiavi fuggitivi le leggi attuali saranno mantenute. lo presto giuramento officiale senza secondi fini. Attualmente grandi difficoltà esistono per l Unione: fermamente attaccato all’Unione degli Stati pensa che nessuno Stato possa svincolarsi; le ordinanze e gli alti contrarii sono rivoluzionarii. lo considero l’Unione come esiste. Avrò cura che le leggi dell’Unione sieno completamente eseguite in tutti gli Stati. Ciò non è una minaccia, ma una dichiarazione che l’Unione sarà costituzionalmente difesa. Oprando in tal guisa il sangue non sarà versalo, a meno che l’Autorità Nazionale sia forzata, impiegherò il potere per difendere le proprietà federali, per riscuotere le imposte: oltre ciò non vi sarà né invasione né forza. (Durante il discorso grande entusiasmo ad ogni allusione all’Unione).

Patrie – Varsavia 16 Gortschakoff ha annunziato le prossime riforme. É istituito un Consiglio di Stato. Tutte le città avranno Consigli Municipali elettivi. Le elezioni municipali cominceranno immediatamente.

L’istruzione pubblica in Polonia sarà riorganizzata.

La Patrie – Grande agitazione nelle Isole Ionie.

Napoli 19 – Torino 18

Parigi 18 – E inesatto che Mocquart sia dimissionario. S. Maestà non ha avuto mai intenzione di separar da sé Mocquart defila cui devozione e del cui servizio non cessa di essere soddisfatta.

Napoli 19 – Torino 18

Corrispondenza da Parigi – Perseveranza 17 – Lo scioglimento del Corpo Legislativo, se deve aver luogo, non sarebbe che un mese dopo la votazione del bilancio e dell’indirizzo. Ciò sarebbe menzionato in una memoria rimessa da Persigny all’Imperatore.

Napoli 19 – Torino 18

Nel Senato Cassinis ha presentato il progetto di legge per l’intestazione delle leggi e degli atti del Governo, cosi concepito – Vittorie Emmanuele II Re d’Italia per la grazia di Dio e per la volontà della Nazione– Il progetto è dichiarato d’urgenza.

Parigi– Varsavia 17 Il ministro Moukanoff fu destituito: è partito dulia città; illuminazione, grande soddisfazione– Rechberg non è andato a Parigi, ma bensì suo figlio.

Napoli 19– Torino 18

Parigi 18– Camera di Deputati. Magne risponde a Devinder.

Costantinopoli 12– Lobanoff rinuncia d’insistere per le conferenze permanenti a patto che la Porta sottometta il progetto di riforme alle Potenze. La Porta ha risposto che comunicherà le riforme dopo la promulgazione del Sultano.

Napoli 20– Torino 19

Parigi 16 – Dopo un lungo discorso di Magne sono adottati i paragrafi 11 e 12 relativi all’amministrazione della Francia.

Parigi 19 – Gazzetta di Agram– Dalle frontiere di Romelia 14.

Baschi Bousoucks di Romelia sono chiamati immediatamente sotto le bandiere con segnali d’allarme. Assicurasi che le truppe turche hanno avuto una disfatta presso Gasko? Credesi che l’Erzegovina sia travagliata dall’influenze straniere.

Napoli 20– Torino 18 (ritardato)

Pietroburgo 17– Lettura del manifesto di emancipazione dei contadini nel termine di due anni.

New York– L’Inghilterra ha notificato che non riconoscerà il blocco dalla parte del Sud, a meno che il blocco sia completo ed effettivo. Assicurasi che la Francia e le altre potenze hanno fallo la stessa dichiarazione. I Commissari del Sud giunti a Washington comunicheranno In scopo della loro missione a Lincoln.

Napoli 20 – Torino 19

Parigi 19 – Roma 19 – Nel Concistoro di ieri il Papa tenne una allocuzione colla quale rispose a coloro che pretendono essere il papato inconciliabile colla civilizzazione, che il papato ha attuato sempre e propagalo la vera civilizzazione. Il Papa dichiarasi contrario a questa pretesa civilizzazione moderna che perseguila la Chiesa, imprigiona Vescovi Cardinali Preti, sopprime ordini religiosi, calpesta la Giustizia. Rammenta il concordato di Napoli. Dichiara che avrebbe fatto libere concessioni consiglialo da Principi Cattolici; ma non poter accogliere i consigli e le domande ingiuste di un Governo usurpatore. Deplora la distruzione di ogni autorità. Promette perdono ai traviati. «Confido la causa della Chiesa a Dio vendicatore della Giustizia e del Diritto.»


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ANNO I. Napoli 21 Marzo 1861 N. 22

IL PARLAMENTO GIORNALE POLITICO DELLA SERA
Si pubblica tutti i giorni (esclusi i festivi) alle 5 p. m.
COSTA UN GRANO


NAPOLI 21 MARZO 186

ATTUALITÀ

La inchiesta disposta dal Dicastero di Grazia e Giustizia

Lodiamo il proposito di una seria e grave inchiesta su' fatti di prevaricazione, di brogli, di corruzione di ogni genere, di vendita d’impieghi, d’infedeltà in uffizio, di favoritismo ecc. ecc. che si addebitano alla passata ed all’attuale Amministrazione, imperciocché è questo l’unico mezzo a dichiarar false le accuse, o verificandosi vere, dare esempio solenne di severa giustizia..

Ma desideriamo che il grave e delicato compito delegato al Procurator Generale La Francesca, sia assolto sinceramente, sagacemente ed effettivamente, poiché, sarebbe tempo di eliminare le istruzioni di semplice formalità, le pratiche officiose, ed i ricambii di cortesia – Il male è divenuto si corrodente che il corpo sociale minaccia dissoluzione: si provveda adunque e si proceda severamente, se si ha carità di patria.

In questa inchiesta, nella quale è interessato il paese, più che il Governo, è mestieri che ciascuno concorra, con tutt'i suoi mezzi, onde la verità sia chiarita è fatta dì pubblica ragione – Il giornalismo poi dee raddoppiare di cure e di solerzia per palesare tutte le circostanze ed i ragguagli più opportuni intorno alle nefandezze, di cui è parola – L'Inquisitore d’altra parte dee fare, e saper fare da sé, se non di render servizio alla patria ed alla giustizia.

Noi ci avvalghiamo della stampa per accennare alcune norme essenziali nella disposta inchiesta.

1. Conviene prender le liste degl’individui impiegati e promossi dal 25 giugno 1860 fino ad oggi, e specialmente di quelli che trovavano destituiti o messi in disponibilità dal Borbone – Se dall’esame delle notizie che si avranno dagl’incartamenti, risulta, che le persone non meritavano l’impiego o la promozione data, si avrà già presunzione di favoritismo; e da questa presunzione potrà aversi capo del come e del perché quell'impiego o quella promozione fu conferita.

2. Conviene nel rovistar gl’incartamenti, badare se siano al completo, perché sappiamo che molti e molti han fatto togliere delle carte, che dimostravano i servigi che aveano renduto alla Polizia, ed al Borbone.

3. È bisogno indagare le relazioni tra l'individuo impiegato o promosso, e le Autorità che lo impiegarono o lo promossero.

4. Non dee perdersi di vista il grado conceduto nella promozione, imperocché si son veduti Giudici Regi di 3. e di 2. Classe. elevati a Giudici Criminali ed a Giudici di Tribunali Civili; e questi salti non sono coerenti alla giustizia.

5. Non dee trascurarsi la indagine sulla vera causa delta destituzione o della disponibilità, perocché molti e molti destituiti o esonerati o sospesi de’ Longobardi o da’ suoi predecessori, lo furono per causa di furto, di prevaricazione, e per altri resti, mentre oggi si dicono vittime

6. Dee anche portarsi esame sulla condotta dei funzionaci tenuta dopo il 15 maggio 1848, comunque poscia respinti dal Borbone, perocché questi se me servi, per la più efferata reazione, e poi li espulse.

Queste indagini, si dirà, sono troppo ampie per l'oggetto indicato nella i delegazione data. al Procurator Generale La Francesca: e ciò è vero: ma queste indagini darebbero il bandolo della matassa – In ogni modo, sonvi cose, che risaltano, a colpo d’occhio; e sen tenga conto.

Tutti gli uomini onesti, veri amici della virtù e della libertà devono concorrere in questa opera indagatoria in questa opera di purificazione, imperocché il male di esosa corruzione largheggia ogni giorno, e penetra:hot le viscere della società. I Giornalisti devono raddoppiare di zelo, ed indicare senza riguardo i colpevoli, se sono a loro notizia, e precisare i fatti imputabili: cosi facendo, si agevola l’incarico del Procurata Generale, se realmente vuolsi indagate il vero; o gli si terrà controllo, se smarrisce la via, o se opera a riverso.

E poiché si offrono all’inquisitore le carte dei Dicasteri, prenda nota di tante vistose somme pagate, come si dice, a questi e a quelli, per falsa causa e sotto falso pretesto. I giornali ne han già dato una lista: sen fàccia tesoro, poiché il dilapidamento del danaro pubblico è reato.

(continua).

D.

IL PERCHÈ DEL PERCHÉ

Ognuno dimanda a sé stesso perchè si dice volersi l'Italia Una, e si opera per disunirla? perchè si dice, doversi riparare agli effetti della mala Signoria, e si signoreggia peggio di prima? perchè si promise doversi nel governo procedere a senso di severa probità, e si procede per corruzione ed arbitrio? perchè si promise un governo giusto, previdente, e providente e si governa a ritroso, per empirismo, e per partito? perchè si disapprova una Amministrazione, e si mantiene? perchè si biasimano gli atti di una consorteria, ed altra di egual colore ed indrizzo si loda? perchè negli impieghi si disse dover prevalere la capacità e l'onestà, e si ritengono o si promuovono gl'inonesti e gl'incacapaci? perchè, perchè, perchè? Chiedetelo a Pasquino!...

Ma che vi importa? I popoli dell'Italia meridionale non devono saper pensare, secondo la massima di Ferdinando Secondo; e perciò non debbono chieder ragione delle contradizioni tra il detto ed il fatto: questi popoli non comprendono le astruse teorie della politica, i teoremi di economia pubblica, le arti di governo: gli abitanti dell'Italia meridionale son de’ cretini, cui si fa notte innanzi sera, sono avvezzi ad ubbidire e tacere e dunque ubbidiscano e sian muti !.....

Or vè – codesti popoli, che lasciavano a Ferdinando Secondo ed a suoi Ministri piena libertà di prendere i danari de'  Banchi, di violare i depositi, di dar pensioni a benemeriti, ora si svegliano, e gridano per pochi milioni di ducati che si tolgono dalla circolazione di Napoli per addirli ad usi sublimi, anzi incomprensibili!

Essi son profani e non possono essere ammessi nella selva sacra, e ne misteri.... !. !. l.

E basta – Il tempo potrà dire il perchè di codesti perchè!..

D.

PARLAMENTO NAZIONALE

Camera di Deputati – Tornata del 14 marzo

(Continua:. e fine vedi il n. 21)

Brofferio continua:..

Proponevasi nel Senato del regno un'aggiunta alla legge ministeriale; si voleva che si dicesse: «Vittorio Emmanuele II per divina Providenza, per voto della nazione re d'Italia».

Io non sono di quelli che per giusta indegnazione contro le simonie sacerdotali hanno a schifo il sentimento religioso e rigettano la parola che discende dal cielo; ma non sono neppure di quelli che vogliono assegnare alla divina Providenza una parte obbligata nelle umane vicissitudini (ilarità). Chi non sa che nel bene e nel male, nei fausti e nei contrari eventi è sempre quaggiù il dito di Dio? Qual necessità dunque di dichiarare che il risorgimento italiano venne coronato dal volere della Provi denza? Non facciamo pleonasmi! Dio manda la rugiada a consolare i campi ed i tuoni e le procelle a sconvolgere i mari: non proferiamo il nome di Dio invano: inchiniamoci e tacciamo (sensazione).

Non dimentichiamo del resto che sopra alcune frasi di questo genere si pretese di fondare il diritto divino, argomento di tanta assurdità, pretesto di tante oppressioni; i re per grazia di Dio furono quasi sempre re per disgrazia del popolo (risa e applausi). Non lo dimentichiamo.

Ma se consiglio volentieri il silenzio sopra la divina Providenza che senza di noi regola il mondo, tanto più debba a un tempo fondare il diritto costituente il regno d'Italia e il Regno italiano derivano dalla sovranità nazionale...

Quale legittimità infatti più gloriosa, più nobile, più grande di quella che deriva dalla volontà del popolo? Forse quella della conquista? Ma essa non è altro che la consacrazione della forza troppo spesso brutale e scellerata.

Forse la legittimità della nascita? Ma essa non è che l'idolatria del caso, la più cieca e la più stupida divinità che esista sopra la terra, forse la legittimità che deriva dai trattati? Ma allorché i potenti si raccolgono in assemblea per regolare il destino delle nazioni, mi corre troppo spesso alla mente il congresso dei lupi per regolare il destino degli agnelli: e quale destino! quello di essere munti, poi tosati, poi divorati (ilarità universale).

A questo punto si affaccia una seconda questione, che è naturale conseguenza della prima; essa potrebbe a primo aspetto sembrare questione di parole: ma considerata maturatamente, si vedrà che è questione di principio.

La dinastia sabauda, per molte virtù acclamata, rifulse principalmente come dinastia conquistatrice.

L'Italia esalta il re galantuomo, non il re conquistatore; quindi Vittorio Emmanuele colla denominazione di secondo parrebbe rappresentare una domestica tradizione di conquista, non il principio del voto nazionale.

A questa considerazione altre si oppongono di non minor peso.

Vittorio Emmanuele chiamavasi già Vittorio Emmanuele II quando dall'alto del suo soglio consolava i dolori dell'Italia e stendeva la regal destra per difenderla; era Vittorio Emmanuele II che correva a Palestro e sgominava le austriache falangi: era Vittorio Emmanuele II che scagliavasi cinque volte all'assalto a S. Martino e decideva le sorti di una battaglia che consacravano la vittoria della libertà italiana (applausi). E come potrebbe ora spogliarsi di un nome così glorioso?

Queste due considerazioni, o signori, io le ravviso egualmente gravi, egualmente rispettabili; quindi avrò l'onore di sottomettervi una proposta, a nome anche della parte politica di questa Camera, a cui appartengo che a parer mio concilierà i diritti ed i desideri di tutti.

Ma non disconoscendo l'importanza di queste questioni e disapprovando anche il modo con cui venne proposta questa legge, il chiaro Relatore della Commissione vorrebbe persuaderci a temporeggiare esortandoci ad aver fede nelle promesse ministeriali e negli ordini del giorno seguiti nel Senato del regno: anzi soggiunge avere il conte Cavour solennemente promesso che senza ulteriori indugi presenterebbe una legge per la intestazione degli atti pubblici in cui a tutte queste cose si avrebbe opportuno riguardo.

Signori, per quanto io voglia aver fede nelle promesse dei ministri non posso pienamente acquietarmi. Alle concessioni di testimoniali, agli ordini del giorno che vengo no da quel a parte (indica il banco dei ministri), i deputati che già seggono da dodici anni in questa camera sanno quanto valgono (ilarità): un atto importante che voi potete far oggi, credetemi, signori deputati, non aspettate a farlo domani (a sinistra bene!).

Del resto, quand'anche fossi ben certo che la parola venisse mantenuta, ogni dilazione mi parrebbe perniciosa. Non con leggi subalterne, non con secondarii provvedimenti devesi fondare il diritto politico della monarchia; ciò non sarebbe né dignitoso, né grave; la doppia sovranità del re e del popolo vuol essere fondata con un solo voto, con una sola promulgazione (bene! a sinistra).

Ora è tempo che io ponga sotto gli occhi vostri la proposta che venne formulata da questa parte della Camera che mi diede l'onorato incarico di presentarvela.

Nel dettare questo articolo di legge ponemmo mente a tre cose:

A conciliare nel nome del re i suoi riguardi di famiglia coi diritti della nazione;

A stabilire in chiare note la legittimità della monarchia procedente dalla sovranità del popolo;

A togliere l'iniziativa al ministero per restituirla al Parlamento.

Queste tre condizioni ci parvero compendiate nell'articolo seguente:

«Vittorio Emmanuele Il è proclamato dal popolo italiano per sé i suoi successori primo re d'Italia» (sensazioni diverse).

Accettate, o signori deputati; accettate questa proposta che onora il re ed onora il popolo, che reca forza e gloria e potenza alla corona dal seno della nazione forte, libera e potente.

Io confido che vorrete accettarla; tuttavia ho incarico di dichiararvi che in qualunque evento noi siamo disposti a deporre un voto favorevole nell'urna perchè ove si tratta della costituzione dell'Italia tutti gl'italiani debbono essere concordi! (applausi).

Mentre proclamiamo il regno della libera Italia svegliansi altri oppressi popoli omai stanchi delle mal portate catene.

Noi udiamo con gioia le trepidazioni dell'Ungheria, i palpiti della Grecia, le ansietà della Moldavia e della Valachia, e ci gode l'animo principalmente mirando l'eroica Polonia correre di nuovo alle armi e chiamare Dio e gli uomini in testimonio della giusta sua causa.

Nei tempi della comune sventura la Polonia chiamavasi sorella dell'Italia. Oh! voglia Iddio che questa antica compagna nell'infortunio ci sia presto compagna nella prosperità (bene! bravo!).

lo diceva da principio che giammai il sole d'Italia si circondava di più fulgido raggio eppure, o signori, un altro più fausto giorno ci è ancora serbato quello in cui potremo stringere la destra in questo recinto ai deputati di Roma e di Venezia. Deh! non sia lontano quel giorno! Abbiasi il novello re da noi raccomandata l'antica regina dell'Adria, che portava vittoriosa la bandiera della italica libertà sopra tutti i mari; e mi sia conceduto, terminando, di rivolgere a questo glorioso monarca le parole che a Cola di Rienzo mandava Francesco Petrarca:

Roma ogni ora

Con gli occhi di dolor bagnati e molti

Ti chier mercé da tutti sette i colli.

(Applausi prolungati dalla Camera e dalle gallerie).

Tornata de'  15 marzo – Pres. RATTAZZI.

Ricciardi domanda la parola sul processo verbale, al quale presenta un suo richiamo accolto dal presidente, poscia propone che la camera faccia pubblicare 10.000 esemplari della storia della tornata di ieri coi nomi di tutti i deputati che vi presero parte, e distribuirli gratis in tutti i comuni, perchè, a suo dire, il rendiconto fu falsato da quasi tutti i giornali, giornaletti e giornalacci che sono i più letti, mentre il foglio ufficiale è letto da pochissimi.

Presidente. La Camera non essendo in numero non posso per ora interrogarla sulla proposta.

Si legge il sunto delle petizioni.

Molina domanda l'urgenza per una della guardia Nazionale d'Arona. L'urgenza è accordata.

Il presidente annunzia alla Camera gli opuscoli, memorie, libri ecc ecc..

Si accorda un congedo d'un mese al deputato generale Cucchiari; un altro al deputato Salvagnoli per motivi di famiglia, e ad altri.

Il presidente legge le lettere di due deputati che esprimono il loro rincrescimento di non aver potuto intervenire alla tornata di ieri; e dichiarano che avrebbero dato anch'essi il loro voto favorevole; poscia legge le optazioni dei seguenti deputati: Cavour opta per Torino, Pasini Valentini per Bozzolo; Caracciolo per Ceriolo.

Si riferisce l'elezione di Reggio calabrese in persona del signor Pietro Romeo, la quale è convalidata, annullando la proclamazione di altro deputata fatta dall'ufficio elettorale.

Turati. Imprende a leggere un discorso tendente, a quanto pare, a fare una proposta di armamento, poiché parlava di Minerva e di navi Cavalli (sic.) Ma sul più bello della lettura il presidente lo interrompe, osservandogli che egli non può parlare di cosa non posta all'ordine del giorno.

Turati dopo un po' di riluttanza si rassegna a deporre la sua proposta al banco della presidenza senza leggerla.

Presidente. La Camera essendo in numero, pongo di voti la proposta Ricciardi (legge la proposta). Coloro che sono d'avviso di approvarla sono pregati di alzarsi.

Nessuno si alza (ilarità).

Cavallini riferisce sulla elezione del collegi di Lagonegro e di Melfi che entrambi elessero il sig. Giacinto Albini Ne propone l'annullamento che è adottato. Riferisce parimente su quella del collegio di Matera, e propone che si dichiari nulla la dichiarazione fatta dall'ufficio centra le di Matera per l'elezione dell'avvocato F. de Blasiis, e invece si dichiari eletto il signor Serra Pasquale. Le conchiusioni sono approvate.

Fioruzzi riferisce sull'elezione del professore L. Mercantini a Favriano, la quale è annullata perchè l'eletto è professore.

L'elezione di Muro in Basilicata in persona del signor Magaldi, è dopo molte parole convalidata i Cassinis, guardasigilli, domanda alla Camera che sia rinnovata la commissione per l'esame del progetto di codice civile, che egli sta preparando d'accordo colle magistrature delle varie provincie.

Mellana non sa capire che cosa servirebbe questa com missione per aiutare il governo, parendo a lui che la commissione debba rimanere estranea alla iniziativa del governo, e domanda al guardasigilli maggiori schiarimenti intorno a quello che debbe fare la commissione che si vorrebbe far nominare; non siano consiglieri del governo, ma legislatori.

Cassinis non trova nel regolamento della Camera ostacolo alla sua domanda.

Mellana. Non è quistione di forma ma di diritto costituzionale. Il progetto da esaminare non è un progetto definitivo; la Camera non può nominare commissarii per esaminare una cosa che ignora, un progetto definito.

Il governo domandi individualmente a ciascun deputato i suoi lumi, e sarà nel suo dritto; ma la Camera non può dividere con questa nomina la responsabilità del progetto col ministero e scemare la sua libertà di discussione.

Propone che la proposta del guardasigilli sia trasmessa agli uffici perchè sia ivi esaminata.

Cassinis non si oppone alla proposta sospensiva.

Alfieri e Broglio si oppongono perchè par loro che negli uffici non si possono discutere che le proposte da i convertirsi in legge.

Mellana lo nega.

Viora sta per la nomina immediata, perchè la cognizione che questa commissione prenderà del progetto del codice, accelererà e faciliterà la conoscenza del medesimo e quindi la approvazione del codice di cui è tanto sentita l'urgenza.

Posta ai voti la proposta sospensiva di Mellana, dopo prova e controprova, è respinta. Votano contro il centro e la destra.

D'Ondes Reggio si oppone alla nomina della commissione e nega l'urgenza del Codice Civile.

Cavour G. protesta contro le parole del preopinante che negano l'urgenza dell'unificazione delle legislazione.

Mellana insiste.

La discussione si prolunga tra D'Ondes, il quale sostiene che al progetto di Codice del governo non concorsero i lumi di alcun giureconsulto siciliano, e Cassinis, il quale dice che vi presero parte dei giureconsulti napoletani, a cui era commune la legislazione sicula, ed altri.

Posta finalmente ai voti la proposta del guardasigilli, è respinta.

Audinot annunzia di voler muovere interpellanze al presidente del Consiglio sulla questione di Roma, e prega di voler fissare un giorno per le medesime.

Cavour ritiene non solo opportuno, ma utile che la quistione di Roma venga largamente esaminata e discussa in questo Parlamento; dichiara perciò di accettare le interpellanze: solo lo prega di volerle differire alla prossima settimana, dopo quelle del deputato Massari su Napoli.

Resta inteso che avranno luogo venerdì dopo le interpellanze di Lamarmora; se per caso queste non impiegassero tutta la tornata di giovedì, Cavour dichiara che sarebbe pronto a rispondere anche giovedì.

Altro deputato annunzia interpellanze al guardasigilli su alcune leggi pubblicate nell'Umbria e nelle Marche.

Cassinis dice risponderà dopo esaurite le precedenti interpellanze.

Dopo questo procede all'appello nominate per la nomina dei membri della commissione per la biblioteca della Camera, che mancano a compiere il numero degli eletti.

Terminata la votazione, si nominano cinque scrutatori per farne lo spoglio, e la tornata è sciolta alle 5.

(dal Diritto)

Notizie Estere

FRANCIA

– Il principe Petrulla fu ricevuto in udienza da Napoleone III. Egli ripartirà tosto per Torino, di ritorno a Vienna.

(Giorn. di Verona).

AUSTRIA

La stampa viennese è unanime nel respingere l'accusa mossa al governo d'avere fomentati, favoriti e diretti i moti di Varsavia.

– Furono mandate nuove truppe sulle frontiere della Servia e dell'Ungheria.

– La Gazzetta di Venezia annunzia che Benedek, dietro sua domanda, sarà surrogato nella Venezia dal maresciallo Ladislao Nagy di Alzo Szopor.

– I fogli viennesi s'ingegnarono più volte di far parere il movimento ungherese avverso ad ogni altra nazionalità ed esclusivamente aristocratico: a quest'accusa degnamente rispose nel suo programma Maurizio Jokai uno de'  candidati di Pesth per la dieta. Esso dichiarava:

«Ciò ch'io voglio per la mia propria nazionalità, nol voglio ricusare ad una nazionalità straniera; voglio essere amico in confronto dei miei fratelli e non oppressore; voglio costringere il mondo a riconoscere che la nazione ungherese, quanto fu ardente nella conquista dei suoi diritti nazionali, altrettanto fa gene rosa nella ripartizione di essi; per motivi di religione io non escludo nessuno dalla costituzione: io desidero, che ogni uomo, che vive su questo suolo, possa chiamarlo sua patria; io voto per l'eguaglianza di tutte le classi popolari, per la libertà del commercio e dell'industria. Diciassette anni fa la nostra parola d'ordine era il sistema protettore; oggi però si è il libero traffico, poiché col suo mezzo ci acquistiamo le simpatie d'Europa»..

– Scrivono all'Independence Belge:

Dicesi che l'Austria abbia diretto alla Russia una nota, per additarle i progressi della rivoluzione e delle sue esplosioni successive od imminenti in Italia, ne gli Stati della Porta ed ora nelle medesime possessioni dello Czar. La nota del sig. Rechberg cercherebbe di ferma l'attenzione del governo russo su tale complesso di fatti di sintomi gravi, e solleciterebbe un accordo attivo fra le due Corti per arrestare il torrente devastatore, che cresce vienaggiormente.

– Scrivono da Parigi alla Gazzetta di Colonia:

Corre voce alla Borsa che così il principe Napoleone come Pietri siano per essere chiamati al ministero; ma non si è certo se vi surrogherebbero altri ministri o se entrerebbero con nuovi portafogli. In un colloquio coll'Imperatore, il principe avrebbe insistito per una depurazione: è difficile però a capire come si farebbe una tale depurazione.

UNGHERIA

– La Gazzetta di Agram dice, che avendo l'imperatore permesso, che la Dieta dei tre regni di Croazia, Slavonia e Dalmazia venisse riunita al più presto il bano ne pubblicò la convocazione pel giorno 2 aprile. Il 2 aprile, il bano farà il suo ingresso solenne ad Agram.

– Leggesi nel Giornale di Verona, in data di Temesvar, 15:

Una radunanza di nobili e principali della Voivodina ebbe luogo quest'oggi nelle sale del Comune. Si decise di fermamente propugnare i diritti della nazionalità serba contro le pretensioni del partito ungherese, e di reclamare istituzioni nazionali.

RUSSIA

– Lo Ctas, giornale polacco di Cracovia, pubblica il racconto della conversazione seguente avvenuta fra il principe Gorciakoff e il conte Andrea Zamoyski: Il luogotenente del regno insisteva, perchè il comitato conservasse ancora per qualche tempo i poteri, che esso esercitava. Il presidente rispose che il comitato non poteva assumere più oltre la responsabilità del man tenimento dell'ordine, dovere che spettava al governo.

Il principe luogotenente dichiarò che egli aspettava istruzioni da Pietroburgo; che frattanto gli sarebbe di gran dolore che nuovi disordini nella città lo costringessero a bombardarla. Quindi soggiunse: «Ci batteremo.» Al che il conte Zamoyski rispose che il governo poteva bombardare Varsavia ad ogni momento, ma non potrebbe battersi contro di un popolo disarmato: «esso potrà uccidere, come ne abbiamo veduto poco ad dietro l'esempio, ma non avrà a combattere se non con persone senz'armi.».

Notizie Recenti

ITALIA

Leggesi nel Diritto di Torino del 16 corr.

– Sappiamo da buon luogo, che il generale Garibaldi ignora lo scopo e le persone che promovono arruolamenti clandestini di volontarii nel Napoletano e altrove, e che crede utilissima cosa il mettere in avvertenza i giovani italiani contro (Unità Ital.)

Ordine del giorno, 3 marzo 1861, diretto al corpo di operazione nei distretti di Sora ed Avezzano:

Soldati!

Fra i pericoli ed i disagi di una guerra di montagne combattuta in questa nevosa stagione, voi in ogni ora eguali a voi stessi, avete dato prove di quella perseveranza, che sempre conduce a prosperi decisivi eventi.

I distretti di Sora ed Avezzano pacificati, le orde raccogliticce dei briganti disperse, i nemici d'Italia domi; ecco i felici risultati col vostro perseverante valore.

Mentre poco distante da voi il cannone dei vostri fratelli tuonava glorioso contro i baluardi di Gaeta, il vostro fucile, più modesto, ma non meno efficace, echeggiava nelle valli dell'Appennino, di niun’altra cosa dolenti, che di dover essere di retto eziandio contro figli della stessa patria.

Ora tace il cannone di Gaeta, e tacciono sull'Apennino i vostri fucili. Io posso adunque felicitarvi dell'opera vostra.

Io posso dire al corpo d'armata che io comando: il 10 reggimento fanteria, il 4. battaglione del 6. reggimento, il 1. battaglione del 5. reggimento, il reggimento Piemonte Reale cavalleria, il 1. squadrone di Nizza cavalleria, il battaglione della Guardia mobilizzata di Torino, il 3. reggimento granatieri, l'11. batteria dell'8. reggimento d'artiglieria ed il 30 reggimento fanteria hanno anche in questa occasione ben meritato della patria.

Ai vostri capi, al valoroso colonnello Quintini, che con tanta e pari solerzia seppe in principio con poche forze parare a tutte le eventualità, e scongiurare tutti i pericoli; al generale Maurizio De Sonnaz, a voi già ben noto, il quale coll'usata energia pose un termine a questa dolorosa lotta, io rendo qui publico attestato di onore e di riconoscenza. Voi farete plauso a queste mie parole.

Continuate, o soldati, nella gloriosa via per la quale vi siete messi. Il re e la patria sono contenti di voi, l'Italia è orgogliosa delle opere dei suoi soldati.

Il comand. gen. delle prov. napolitane

Firm.: DELLA ROCCA

BALLI MINISTERIALI

1.

Si dice: Che alle Finanze verrà chi di dritto da Torino, che all'Interno passerà Spaventa conservando il portafoglio della Polizia, che alla Giustizia verrà Mancini conservando quello del culto.

Così, parte del Dicastero sarebbe premiata, e parte punita. Suum cuique tribuito. I nomi nuovi poi e accetti al paese, sono messi, come di dritto, all'ordine del giorno. – Ma la ragione di un tal distacco fra cavalieri e cavalieri in questa contradanza dicasteriale, dove starebbe, s'è lecito? La ragione per cui, mentre altri è levato in alto, Enrico Pessina p. e. è al contrario costretto anche a dimettersi?

In nome di tutti i santi del calendario e degli apostoli, in nome di Giobbe, volete dunque proprio burlarvi della pubblica opinione e gittarle un guanto sulla faccia?

La moderazione che ha usato il popolo per la salute comune, sarebbe dunque un titolo per conculcarlo, ridergli in barba, e gittare sogghignando, l'indirizzo su conti della strada?

A vostro piacimento.

2.

Gran ballo in maschera a Torino. – Dimissione di Cavour e colleghi... cioè, cioè. Cavour non so dove passa. Fanti non so dove resta, (ma resterà a far l'Atropo degli eserciti nazionali) Poerio, Ricasoli, Rattazzi, Farini sarebbero nuovi.

-A domani.

CORRISPONDENZA

Riceviamo da un nostro pregiato amico politico queste poche linee che pubblichiamo volentieri.

» Quasi tutte le volte che nel reggimento che corre si fa giustizia ad un liberale, ad un attore della rivoluzione, questa giustizia deve essere assistita da un ostetrico, perchè la nomina non può aver luogo se non mediante il forcipe o l'operazione cesarea..

Una buona parte dei nostri che sono stati sempre in prima linea nel pericolo e nell'azione stanno ancora tagliati fuori dal governo e chi sa ancora quanto ci rimarranno. Così è avvenuto di Lelio Gatti.

Questo egregio è fra quelli che hanno più agito per l’Italia, ed hanno più patito per essa; suo padre, suo fratello, la sua famiglia intera sono stati il bersaglio continuo dell'ira del governo borbonico; ed egli ad onta della sua distinta attitudine intellettuale è messo da un canto come strumento che bisogna spezzare dopo la riuscita? Egli serba la sua dignità e la sua dignità gli servirà di compenso, non è egli vero? Sta bene, sta bene.

Dispacci Elettrici AGENZIA STEFANI

Napoli 20 (sera tardi) Torino 18 (ritardato)

Opinione 19 – I briganti di Civitella han ricusato di obbedire all'ordine della resa della fortezza spedito da Francesco II.

Napoli 24– Torino 20 (mattina)

Assicurasi che il Ministero comunicherà oggi alla Camera la sua intenzione di modificare le attribuzioni del Consigli di luogotenenza in Napoli e Palermo. Conseguenza di ciò sarebbe una modificazione nel Ministero, e si chiamerebbero alcuni individui dell'Italia Meridionale a far parte del Gabinetto..

Napoli 20 (sera tardi) – Torino 20 (mattina)

Moniteur 20 – Convenzione della Siria sotto scritta.

Gazetta di Agram 19 – Notizie di Mostar inquietantissime. Insurrezione dei Raya di tutta l'Erzegovina. Molti Montenegrini uniti agl'insorti. I Turchi quasi sempre battuti. Villaggi turchi alla frontiera di Montenegro incendiati. Provvigioni da guerra dei turchi bruciate. 7000 Baschi Reusoncks chiamati..

Washington 4. Notizie in senso bellicoso. Lincoln ha nominato Jud (?) Ministro a Berlino.

Napoli 21 – Torino 20 (mattina)

Patrie 20 – Varsavia 18 – I Delegati delle Provincie sono giunti per intendersi col Comitato di sicurezza.

Napoli 24 – Torino 20

Parigi 19 (ritardato) – La conferenza si è riunita ad ore 2 per la soscrizione della convenzione della Siria– Camera del Deputati. Discussione dell'emendamento Favre intorno ai Municipii di Parigi e Lione. Picard lo sviluppa, ed accenna all'enormità del bilancio di Parigi: critica il sistema di espropriazione. I paragrafi 13 a 16 sono adottati. Quindi lunga discussione sul paragrafo 17.

Favre sviluppa l'emendamento, deplorando che l'Algeria sia soggetta al regime militare. Il Governo risponderà domani.

Pietroburgo – Costantino è Presidente della Commissione di esecuzione dell'emancipazione.

Napoli 21 – Torino 20 (sera)

Ascoli 20 – Dispaccio officiale. Dopo 4 giorni di fuoco vivissimo Civitella del Tronto si è resa al Generale Mezzacapo.

Parigi 20 – Il manifesto dell'emancipazione ha prodotto un eccellente impressione a Varsavia.

La Deputazione ha manifestato aver fiducia non tarderebbe in Polonia la realizzazione delle analoghe riforme.

Napoli 21 – Torino 20 (sera)

L'Opinione di Giovedì esamina la crisi Ministeriale. Dice, non trarre con sé mutamento politico. Crede che riuscirà piuttosto ad una modificazione che ad un cambiamento di Ministero. La notizia che il Conte Cavour sia incaricato di formare il Ministero è prematura. Credesi che reste ranno Cavour, Minghetti e Fanti. Parlasi del Banchiere Bastogi alle Finanze. S. M. ha fatto chiamare a sé Poerio, Ricasoli, Farini e Rattazzi.

Sperasi che fra breve il nuovo Ministero sarà costituito.



Fondi Piemontesi 76,10 76,25
Tre per cento francese 68,20
Quattro e mezzo id. 95,70
Consolidati inglesi 92 ¼
Metalliche Austriache 64,60

BORSA DI NAPOLI

21 MARZO 1861

DUCATI CINQUE DI RENDITA -GODIMENTO 1 GENNAIO.

 
Prezzi legali – Contante D. 77 1/8
Fine corrente » S. C.
Fine prossimo » S. C.
Rendita Piemontese L. 77 1/2
Rendita Bolognese » S. C.
Rendita Toscana » S. C.

DUCATI QUATTRO DI RENDITA – GODIMENTO 1. GENNAIO.

Contante D. 67 3/4

CERTIFIC. DELLA REAL TESORERIA – GOD. 1. GENNAIO

Contante D. 70 70 70

RENDITA DI SICILIA

DUCATI CINQUE DI RENDITA – GODIMENTO 1 GENNAIO



Contante D. 77 1/2

SOCIETÀ DI ASSICURAZIONI DIVERSE

Godimento 1. gennaio 1860 50 D. 55.

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ANNO I. Napoli 22 Marzo 1861 N. 23

IL PARLAMENTO GIORNALE POLITICO DELLA SERA
Si pubblica tutti i giorni (esclusi i festivi) alle 5 p. m.
COSTA UN GRANO


NAPOLI 22 MARZO 1861

LA CRISI DICASTERIALE

I Consiglieri di Luogotenenza eransi dimessi nella sera del 18 di questo mese, ed erasi accettata la loro dimissione: nel Giornale Officiale ne fu indicato il perché, ed il pubblico se ebbe a sorridere della motivazione di Romano, ebbe a maravigliare di quella degli altri Consiglieri; i quali s’erano nella retta via non dovevano temere accuse. Ma il vero è ben che si dica, il miglior, suffragio del popolo può ottenersi per lealtà, franchezza e rettitudine, anzicché per simulazioni e per mistificazioni: sapienti pauca!

La dimissione fu data nella sera del 18, per scongiurare la tempesta che minacciavasi nel giorno seguente; e per vero il popolo riunito per festeggiare l'Onomastico di Garibaldi, fu contento nell’apprendere la dimissione de'  Consiglieri, cui non è conceduto l’onore della popolarità.

Intanto nulla si è fatto per la nuova Amministrazione e nulla si farà, sì perché non tutt'i Consiglieri amano di lasciare il potere, e si perché modificandosi le attribuzioni delle Luogotenenze, deve di necessità intervenire un cambiamento di organico.

Si è pure annunziata una nuova composizione Ministeriale nel Governo Centrale, non per variazione di sistema, ma per dare rappresentanza alle diverse regioni d’Italia. Ci riserbiamo di discorrere la Crisi Ministeriale Piemontese, le cagioni e gli effetti. Diciamo invece una parola sulla Crisi Dicasteriale.

Gli Agenti del Governo vogliono far comprendere ch'eglino in Napoli hanno agito della migliore buona fede, ch’era loro indifferente di chiamare al potere o l'uno o l’altro; che per la scelta han confidato lo onesti Napoletani e nei principali individui fra i liberali; che se non han corrisposto gli effetti alla volontà non è colpa di loro, ma della scelta fatta sopra assicurazioni credute ottime.

Tutto ciò è un bel dire– ma il male è cresciuto, e minaccia la società dalle fondamenta– Noi non crediamo poi tanto alla bonomia, e non deve ammettersi in uomini di Stato.

Dalla scelta di alcuni uomini incapaci già pienamente usati ed esperimentati altamente incapaci, vani, e preoccupati, non si deduce che poteasi far di meglio (perché il meglio dicesi esaurito con la scelta di essi) ma, che non possa farsi di meglio, e conseguentemente che convenga affidar l'Amministrazione, ad uomini chiamati dal Nord.

Ma, adagio, Signori Alti Agenti del potere – Voi vi siete altamente ingannati e seguite ad ingannarvi – 1. perché siete venuti con idee preconcette. In favore di alcuni uomini, elevati presso di voi, e che qui o erano nulli o mediocri. 2. perchè o vi siete affidati a codesti uomini, o avete accolto, senza discussione, il di loro consiglio. 3. perché avete esclusivamente invocato il di loro parere sulla scelta di altri; chiamati a posti primari o secondari, senza badare che la loro assenza, le loro relazioni potevamo spingervi in errore. 4. perché procedendo in cotal modo si è organato un sistema di consorteria, che sostiene a vicenda la scelta degli affiliati, e che oggi torna difficile ad annullare, senza un concorso deciso di buon volere, e di uomini nuovi.

Qui si risponde: che poteasi fare da chi non conosceva né le cose né gli uomini del paese? Dovea fidare, si è confidato, ed è stato tradito.... Ma chi viene nuovo, cerca istruirsi, ed orientarsi come suol dirsi, nella posizione – Or bene – la Stampa, e la voce popolare non sono state mute: il malcontento universale si è renduto noto: altri nomi sono stati suggeriti, e gli Agenti del potere avrebbero dovuto consultare e conferire cogli uomini designati, perocché avrebbero così potuto comprendere se costoro avessero potuto utilmente ed abilmente render servizio al paese, se costoro fossero più atti e capaci degli affari dello Stato; ma no. gli Alti Agenti del potere si son tenuti fra coloro che primi, si erano immessi nell'Amministrazione, ed han preferito il peggioramento di questa, all’allontanamento di quelli – Ne' primi tempi della Luogotenenza fu creata una Consulta, ma a scelta di chi? non del popolo; e quella scelta avea i suoi difetti di origine, e non fruttò bene.

Ma a sapere il vero stato delle cose, perché non si chiamano dalle provincie degli uomini, che potrebbero essere designati da'  Decurionati, come coloro che istruiti nelle cose del paese, dovrebbero riferire i bisogni e le risorse? E se ciò non vuol farsi, perché non si chiamano quei provinciali, residenti in Napoli, i quali potrebbero discorrere delle cose di questo ex-reame con cognizione di causa maggiore idi quella degli uomini venuti da Torino? Perché il Governo non fa speciale invito alla Stampa per aver notizie categoriche e degli uomini più distinti di questa Capitale e delle Provincie, e de’ bisogni delle popolazioni? – Il Governo, conviene dirlo, non volle sapere il vero, e non volle provvedere.

Ma il più grande errore del governo, il quale alla lettera ha sgovernato il paese, fu ed è di aver voluto procedere empiricamente, senza norma determinata, senza indirizzo politico razionale (e se si permette a dirlo) senza logica.

(continua)

D.

____________________

Leggiamo nel Giornale Uff. di ieri il seguente decreto

VITTORIO EMMANUELE II.

RE DI SARDEGNA, DI CIPRO E DI GERUSALEMME,DUCA DI SAVOJA, DI GENOVA EC.

PRINCIPE DI PIEMONTE EC.

Il Senato e la Camera dei Dopatati hanno approvato; Noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue:

Articolo unico

Il Re Vittorio Emmanuele II assume per sé e suoi successori il titolo di Re d’Italia.

Ordiniamo che la presente, munita del sigillo dello Stato, sia inserta nella Raccolta degli Atti del Governo, mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come Legge dello Stato.

Dato a Torino, addì 17 marzo 1861.

VITTORIO EMMANUELE

G. Cavour.

M. Minghetti.

G. B. Cassinis.

F. S. Vegezzi.

M. Fanti.

T. Mamiani.

T. Corsi.

U. Peruzzi.

MINISTERO DELLA GUERRA

DIREZIONE GENERALE IN NAPOLI

Con Real Decreto firmato in udienza 10 corrente mese vennero promossi al grado di Sottotenenti nell’Arma di fanteria del Regio Esercito gli Alfieri del già Esercito delle due Sicilie, ora provenienti dal disciolto 54° di fanteria, signori:

Genoino Carlo assegnato al 12°Reggimento di fanteria (Battaglioni attivi).

Geraci Andrea assegnato al 22° id. id.

Riccio Giovanni assegnalo al 20 id. id.

Miranda Raffaele assegnalo al 47° id. id.

Capaccio Gaetano assegnato ai 7a id. id..

Dell'lsola Pasquale assegnato all’8° id. id.

Simonetti Vincenzo assegnalo all’11 id. id.

De Litala Emmanuele assegnato al 12° id. id.

Soldivieri Pietro assegnato al 13° id. id.

Mantese Orazio assegnato ai 14° id. id.

Prinzivalli Tommaso assestato al 47° id. id.

De Bnedictis Michele assegnatosi al 18° id. id.

Moscato Achille assegnato al 19° id. id.

e gli Alfieri delle stesso Esercito delle due Sicilie ora provenienti dal disciolto 53° di fanteria, signori:

Ventrella Francesco Paolo assegnalo al 22 Reggimento di fanteria (Battaglioni attivi),

Pochetti Francesco Piolo Assegnato al 31° id. id.

Astorino Pasquale assegnato al 32° id. id.

Laliccia Gaetano, assegnato al 21° id. id.

___________

Notizie Interne

– La proclamazione del Regno d'Italia indusse il Ministero Centrale a rassegnare nelle mani del Re le sue dimissioni. perché S. M. potesse comporre una nuova Amministrazione con elementi tratti da tutte le parti d’Italia. Un medesimo pensiere aveva persuaso questa Re già Luogotenenza di sottoporre a S. M. l’avviso di modificare Fattuale ordinamento governativo di queste Provincie, sostituendo al Consiglio dì Luogotenenza urta forma di amministrazione in maggiore relazione col Governo Centrale, in guisa che la responsabilità dei Ministri innanzi al Parlamento dove siedono i deputati di tutta la Nazione divenisse vera effettiva anche per gli affari che risguardano questa parte della Penisola: la qualcosa ha naturalmente portato seco nella ricostituzione della nostra Amministrazione un certo indugio che per altro non potrà essere se non di brevissima durata.

– La Guardia Nazionale di Stalletti nella Calabria Ultra 2. imbattutasi nel dì 27 dello scorso febbraio ii una banda di briganti al numero di dieci, impegnava con gli stessi un conflitto che dava per risultato lo arresto di due, a nome Pietro Scavo o Filippo Pettinalo. Rendiamo ciò di pubblica ragione, e perché quei militi si abbiano la lode che meritano, e perché serva di sprone agli altri nello adempimento de'  propri doveri.

(Giorn. Uffi.)

CORRISPONDENZA DELLA PERSEVERANZA

– Scrivono dà Roma, 9 marzo, alla Bullier:

Il battaglione di bersaglieri stranieri fu disciolto; egli era composto di Svizzeri e di Tedeschi che disertavano tutti i giorni.

L'opinione generale a Roma è che non tarderemo molto a vedere arrivar l’armata Piemontese.

Jeri sera si era sparsa la voce che il generale Lamarmo?a stava per arrivare.

Alcuni cardinali erano veramente alterati. Questa voce era falsa; ma egli è certo che si fanno segretamente dei grandi preparativi per ricevere i Piemontesi. A Narni e a Terni si dispone per innalzare degll'archi trionfali nella previsione che Vittorio Emanuele seguirà questo cammino per entrare in Roma.

Alcuni abati sono occupati a tradurre in italiano le pubblicazioni dei vescovi di Orleans e di Poitiers contro il signor de Laguèronnière; me provano qualche difficoltà ad ottenere il permesso di pubblicarli, perché il censore generale, che è un monaco domenicano, crede alla possibilità dell’arrivo dei Piemontesi e non vuol compromettersi.

Il papa terrà il 18 un concistoro segreto.

– E in un’altra lettera pure del 9 è detto:

Si parla dell’arrivo dei Piemontesi come di cosa certa, e molte persone mettono i loro affari in regola. Si dice che i piemontesi entreranno prima di Pasqua, o il primo aprile. In quanto alla corte di Roma essa non è affatto afflitta; si mostra calmissima e pressoché indifferente, come se la S. Sede non avesse perduto alcuna provincia, ed è interamente convinta che il Papato ritornerà presto o tardi in possesso delle provincie che ha perduto.

Si assicura che molti ufficiali piemontesi sono a Roma per intendersi coi Romani; tutte le lettere di Bologna e Toscana annunciano il prossimo arrivo delle truppe piemontesi, non come un si dice, ma come un fatto certo e vicino.

Notizie Varie

TORINO

– La Gazzetta ufficiale pubblica quanto segue:

Sono aboliti i consolati in Ancona, Napoli, Palermo e Messina.

– Nella seconda quindicina del mese di maggio avrà luogo l’esame per l'ammissione di aspiranti alla superiore carriera dell'amministrazione provinciale.

– Ieri a mezzogiorno il cannone del Monte ha annunziato con 01 colpo la proclamazione |del regno d’Italia.

– La tornata di sabato della Camera dei deputati fu in buona parte spesa nelle votazioni, per la nomina dei commissari presso le amministrazioni del debito pubblico, della cassa ecclesiastica e della cassa dei depositi e prestiti.

– Gli uffici, della Camera dei deputati hanno nominato la seguente commissione coll’incarico di esaminare la proposta di legge per l’accertamento dei deputati impiegati:

Ufficio l'Depretis, 2 Poerio, 3 Bertini, 4 Mazza, 5 Gallenga, 6 Macciò, 7 Alfieri, 8 Capriolo, 9 Bertea.

– Il Senato del regno nella tornata di ieri che continuato la discussione dello schema di legge sull’istruzione elementare, e dopo ampio dibattimento ha adottato cinque articoli r. il primo secondo l’emendamento proposto dal senatore Cambray-Digny, per cui la legge viene ristretta alle provincie dell’Emilia; il 2°, 3° e 4° pei termini dell'ultimo progetto dell’ufficio centrale; ed il 5° aggiunto, formato dall'art. 318 della legge 13 novembre 1859 sulla pubblica istruzione e dai!'art. 5 del primo progetto dell’ufficio centrale.

Il Senato è convocato domani pel seguito della discussione.

FRANCIA

– Scrivono all’Indèpendance da Parigi essere voce accreditatissima che il corpo legislativo abbia ad essere sciolto fra breve.

– Alla chiesa della Maddalena furono celebrate: solenni esequie per i morti di Varsavia.

– La Presse annunziando il voto del nostro Parlamento sul regno d’Italia scrive:

Nell'accettare il titolo di re d’Italia, del quale si mostri degno, re Vittorio Emmanuele si assume un doppio impegno; rispetto all'Italia s'impegna a non arrestarsi sulla via impresa finché lo scopo supremo non sia raggiunto cioè sine a tanto che il suo nuovo titolo non sia perfetta verità, finché Venezia non sia liberata, finché il re d’Italia non sia insedialo in Quirinale ed il Parlamento italiano in Campidoglio.

Rispetto all'Europa, re Vittorio Emmanuele si addossa la responsabilità degli alti e dei dritti degli italiani, approva, sancisce e dichiarasi pronto a difendere quanto si fece malgrado i trattati stipulati quarantasei anni fa contro la libertà dei popoli ed in ispecie contro l'indipendenza d’Italia. Il Parlamento italiano lacera ufficialmente, con gran plauso dell'Europa democratica, i trattati del 1815. Questi trattati furono mantenuti dalla forza in servizio del dispotismo; oggi la foza in servizio del dritto e della giustizia li distrugge.

Leggesi in un carteggio del Diritto di Torino, in data:

Parigi, 16 marzo.

– Due giorni sono si asseriva l’imperatore aver inviato un ultimatum a Roma, Cavour doversi tener pronto ad occupare la futura capitale del regno. Vittorio Emmanuele essere sulle mosse pel Quirinale. Oggi la è tutt'altra cosa. Il generale Goyon ha ricevuto ordine di occupare Ponte Corvo, di opporsi colla forza a qualsiasi dimostrazione del popolo romano, ed il duca di Grammont fu autorizzato a dichiarare al Papa non essere l’imperatore punto solidale delle opinioni esternale dal principe Napoleone nel Senato; inoltre venne interdetto a quest’ultimo il progettato viaggio d’Italia.

Quando usciremo da quest’incertezza?

Uno speculatore diceva all’aperto della Borsa d’oggi: Nous livrerons le pape en liquidation; il che significherebbe che la questione romana finirà col primo giorno d’aprile; possa egli essere indovino!

SPAGNA

– In una delle ultime sedute del congresso Olozaga protestò contro la voce corsa di accordo tra i progressisti e l'infante D. Giovanni; biasimò duramente la neutralità della Spagna nelle cose d’Italia e dopo aver tessuto un magnifico elogio di Francesco II conchiuse col lamentare la rovina totale, imminente ed inevitabile del potere temporale dei papi.

– Calderon-Collantes, in nome del gabinetto, dichiarò di nuovo che il governo spagnuolo m terrà rispetto all'Italia nella più stretta neutralità, quantunque non possa approvare le annessioni né dispensarsi dal biasimare gli attacchi contro il papato.

AUSTRIA

– Scrivono alla Gazzetta d'Augusta da Vienna 12 marzo:

L’arciduca Leopoldo, ispettore generale del genio, parte in questi giorni per Venezia, e di là andrà nella Dalmazia per esaminare le nuove fortificazioni e farne rapporto all’imperatore, lo questa occasione, si faranno più ampi esperimenti sulla efficacia delle mine sottomarine, che è un muovo mezzo di difendere l’entrata nei porti, inventai già. prima deh ultima guerra d’Italia da un’ufficiale dello stato-maggiore del genio, e migliorato poi in modo rilevante negli ultimi tempi. I punti nei quali sono poste le mine marittime. sono segnati prima sulla lamina di una Camera oscura, così all’avvicinarsi di navi, che vengono osservale sull’immagine della Camera oscura, divien possibile di conoscere appuntino il momento nel quale una nave scorre sopra un dato punto, e di dare simultaneamente il segno per l’accensione della mina: e siccome la scintilla vien trasmessa col filo elettrico, così l'accensione è istantanea. L’effetto di queste mine è sommamente distruttiva: una nave di primo ordine può esser fatta in pezzi.

UNGHERIA

– Riferiamo dall’Havas il seguente telegramma, io data di Pesth, 15 marzo:

Malgrado i tentativi di male intenzionati per eccitare la popolazione, regna molta calma; la gioventù stessa si dichiarò per la tranquillità e contro tutte le dimostrazioni che si vorrebbero fare.

Da jeri furono ritirati tutti i posti dei soldati di polizia; la milizia urbana fa il servizio di sicurezza.

AMERICA

– Il Kanvaroo e il Fulton. salpati il 2 e il 4 da Nuova York, sono giunti in Inghilterra:

Il New Yorek Herald del 2 dice:

» Giunge da Washington la nuova che fra i primi atti dell'amministrazione del presidente Lincoln sarà l’invio di rinforzi al forte Sunter. e d» navi da guerra per tentare di percepire gli introiti doganali nei porti degli Stati ribelli».

Il maggiore Anderson aveva scritto che egli s’aspettava che il forte Sumler sarebbe investito subito dopo il 4.

Secondo il New Yorek Herald il presidente Davis si apparecchiava ad nna guerra sanguinosa. Intorno alle Conferente della pace lo stesso giornale dice «Ogni speranza d’un componimento pacifico è perduta.»

Uno scontro fra le truppe del governo federale e quelle del Texas era imminente. Le elezioni nel Texas erano state unanime per la separazione.

L’elezione nella Carolina settentrionale era riuscita m favore dell'Unione ad una piccola maggiorità.

Il generale Twigg era stato cancellato dai ruoli dell'esercito come un vile e un traditore.

Come il giorno dell’inaugurazione del nuovo presidente s' appressava, l’eccitamento cresceva in ogni parte massime in Washington.

La sera dal 28 un gran numero di cittadini s’era condotto con torcie e bande innanzi all’abitazione del sig. Lincoln, il quale parlò al popolo e fu vivamente applaudito.

(Daily News).

– Il governo provvisorio della nuova Confederazione del sud promulgò una costituzione.

SENATO DEI. REGNO

TORNATA DEL 16 MARZO

Presidenza del conte Sclopis. vicepresidente.

La tornata ha principio alle ore 2 t/2.

Il segretario D'Adda legge il processo verbale della precedente tornata.

Si legge un sunto di petizioni, si accorda un congedo, e si comunicano gli omaggi falli al Senato.

L’ordine del giorno porta il seguito della discussione sul progetto di legge sull’istruzione elementare.

Linati. La determinazione di jeri porterebbe la discussione di una legge compiuta. lo rinunzio alla mia proposta, riservandomi a farne a quel proposito.

Plejza. La mia proposta comprende due parti. La prima è la restrizione della legge sull’Emilia, la seconda la restrizione alla istruzione elementare inferiore, e in ciò differiste dalla proposta della giunta. Per le scuole inferiori è stabilita la fluidità, ma per le altre sarebbe inopportuna, potendosi stabilire per esse qualche minervale. Non ammettiamo possibili ostacoli all’instituzione di scuole.

La proposta del signor Plezza appoggiata.

Linati. Importa assai render gratuita l’istruzione, le istruzioni elementari superiori sono un anello coll’istruzione più elevata e non vuol essere incagliata con ispese. Dovunque l'istruzione è gratuita.

Ministro della pubblica istruzione, propone come emendamento:

«L’istruzione elementare è data gratuitamente in tutti i Comuni dell’Emilia.»

Plezza. Non fu capita la mia proposta. Non voglio che l’istruzione elementare superiore costi, solo voglio che quando non è obbligatoria, non si preferisca la gratuità, per coi si crea solo un nuovo ostacolo. I Comuni possano aiutarsi con minervali, e forse senza esse non si determinerebbero a creare una scuola.

Arrivabene. Nel Belgio si fanno liste pe’ poveri, e le scuole sono per essi gratuite.

Alfieri. Solo in Italia si è stabilito veramente il sistemo della gratuità. Credo ragionevole quanto ha detto il signor Plezza, che si deve solo imporre la gratuità quando vi è l’obbligo d’istituire le scuole.

Si discute ancora sulla proposta del sig. Plezza, dopo cui il proponente la ritira. Si finisce coll’approvare emendamento del sig. Cambray-Digny, cui aderisce il ministro della pubblica istruzione:

«L’istruzione elementare sarà regolata nelle provincie dell’Emilia secondo le seguenti norme.

«L’istruzione elementare è data gratuitamente in tutti i comuni».

Art. 2. Ogni comune deve avere una scuola maschile ed una scuola femminile per l'istruzione elementare del grado inferiore; deve inoltre procurare uguale beneficio almeno per una parte dell’anno, alle borgate e casali, ed alle altre località ove si possono radunare oltre a cinquanta fanciulli dell’uno e dell’altro sesso, dai sei ai dodici anni, i quali per ragione di distanza od altro impedimento non possono profittare della scuola posta nel centro del comuni.

Art. 3. Ove il numero degli scolari e delle scolare oltrepassi quello di settanta, il comune apre e mantiene un’altra scuola simile in luogo differente, ovvero divide la scuola in due sale. In questo caso l’insegnamento può esser affidato ad un sottomaestro o ad una sottomaestra comune.

È approvato.

Arrivabene. propone per aggiunta che ove sono scuole private gratuite il comune possa essere dispensato dal l’obbligo di mantenerne.

Farina. Potrebbe diventare speculazione di qualche comune, per esentarsi dall'obbligo, il far sorgere qualche scuola privata. Fui testimone di un fatto. Quando non era ancora obbligatoria l'istituzione di scuole, un comune diede nna camera perche vi s’insegnasse a leggere. Un individuo dava leione per 10 lire all’anno, ed era un individuo che uscito da un lungo di pena, non sapeva fare altro. Questo dicevasi aver una scuola. Può darsi, se ammettiamo quel principio, se niuno ha il dritto di vegliare le scuole che si finisca coll'avere scuole cattive. Il sistema può esser buono dove i vantaggi dell'istruzione sono più apprezzali. Almeno si premiano guarentigie.

Ministro. Non ho difficoltà ad accettare la proposta. purché si faccia sì che la scuoia privata soddisfaccia a tutti i bisogni.

Arrivabene. Ciò che ho proposto esiste nel Belgio, e non vorrei offendere l'Italia col paragone. Il governo può sempre vegliare le scuole. ancorché ciò non facesse il comune. Si può ottenere un’economia.

Farina. Non parlo della moralità, ma quanto a cultura il Belgio può dirsi superiore, come si può vedere consultando le statistiche sul numero di coloro che sanno leggere e scrivere.

Gori. Se la legge fosse generale e non riguardante soltanto l’Emilia, la discussione avrebbe potuto esser opportuna. Ora l’Emilia, approvata la proposta, verrebbe a trovarsi in condizione eccezionale.

Arrivabene. L’osservazione dell’onorevole relatore, m'induce a ritirare la mia proposta.

Articolo 4. L’istruzione del grado inferiore comprende l'insegnamento religioso, la lettura, la scrittura, la aritmetica elementare, la lingua italiana, le nozioni elementari del sistema metrico.

Giulini. Dimanda perché siansi tolti i lavori femminili.

Relatore. Perché ora si tratta solo dell’istruzione elementare inferiore, in cui essi non hanno luogo.

L’articolo 4 è approvato.

Vigliani. Assicuriamo all’Emilia un gran beneficio, ma sarebbe minore se non si aggiungesse l’istruzione elementare superiore. Osserverò che il Senato intende collocar i comuni dell’Emilia in uniformità cogli altri ove è in vigore la regge del 1859. Secondo questa è in parte obbligatoria l’istruzione elementare superiore, cioè dove i comuni sono molto popolosi o dove esistono licei. Sarebbe decapitata l’istruzione superiore. Non sì soddisfa abbastanza al dovere lasciando solo la facoltà di fare.

Non voglion esser lasciati quei comuni in condizione inferiore e farne degli iloti. Si estenda ad essi il beneficio.

Dopo l'art. e s’introduca il seguente:

» Si dovranno anche stabilire scuole elementari di grado superiore si maschili che femminili» in tutte le città e torre, ove esistono istituii di istruzione pubblica per esser ammessi ai quali si richiede o tallo o parte dell’istruzione che s'imparte nelle scuole elementari superiori, ed in tutti i comuni ove esiste una popolazione agglomerata di oltre 4 mila abitanti.».

Non è il caso di stabilire qui nuovi principii, ma solo di stabilire l'uniformità di legislazione tra i diversi comuni.

Gori accetta la proposta del sig. Vigliani.

Ministro della pubblica istruzione. Debbo brevemente dire perché le prima proposta si limitò all'insegnamento elementare inferiore e lo rendeva obbligatorio. Vi sono luoghi silvestri e poveri, e quindi ignavi. Se il governo non è armato di una legge, respingeranno ogni eccitamento. Quindi mi contentava dell’istruzione inferiore. Si rinvii la proposta alla Giunta, perché non si può improvvisare una discussione sopra un argomento tanto importante.

Vigliani. Non mi persuadono le ragioni del sig. Ministro Sarebbe incompiuto il benefìzio se non ammettessimo pur l'istruzione superiore. Il popolo apprezza certe cose solo coll'uso. Non veggo perché il governo non possa accordar le stesse agevolezze all'Emilia. Dice che li apre il varco a lunga discussione. Se così fosse, mi asterrei, ma la cosa si riduce a poco, ad estender alla Emilia ciò che vige già in queste provincie.

Martinengo. Sarebbe un grave aggravio per que’ comuni e dovrebbesi ricorrere sovente all’articolo 7. Perciò non potrei accettare la proposta.

Linati. Si aggraverebbero solo i comuni che hanno la spesa molto maggiore dei ginnasii e scuole tecniche. I comuni che hanno oltre 4 mila abitanti agglomerati sono abbastanza ricchi per poter far quel a spesa; che non oltrepassa 2000 a 2200 lire. In ogni caso soccorrerebbe tastato. Aderisco vobutieri alla proposta del signor Vigliani.

Vigliani. La necessità risulta dal non lasciare incompiuta l’istruzione. Gl’ingegni eletti non potrebbero seguir la loro carriera senza l’istruzione superiore. Non può esservi inconveniente ad applicare ad alcuni municipii ciò che ha già vigore te altri.

Gallina non crede siavi alcun bisogno di rinviare la proposta all'ufficio centrale. Si può passar subito alla votazione.

L’articolo proposto dal senatore Vigliani non è approvato.

Matteucci vuole l’ingerenza della religione, salva la libertà di coscienza, ch'egli altamente rispetta, e propone che l’istruzione religiosa degli alunni cattolici si affidi ad una commissione di cui faccia parte il parroco.

Michele si oppone per lasciar illeso il principio della separazione del temporale dallo spirituale.

S. Martino. Vi sono due articoli della legge del 1859, il 318 e il 325, che rispondono all'idea del senatore Matteucci. E la giunta, a non di purificare quanto può le legislazioni nelle diverse provincie, non dissentirebbe dall’inserirli nel progetto.

Matteucci aderisce a tale proposta.

Ministro della pubblica istruzione. Non è possibile metter, in questa legge un obbligo, che il governo non potrebbe sempre far eseguire.

Galvagno si oppone perché tale disposizione è piuttosto materiale di regolamento, che di legge.

Si approva l’inserzione dell'art. 318 della legge del 1859, per cui le scuole comunali sono dirette dai municipii, i quali possono istituire a quello scopo commissioni di sorveglianza..

Sulla seconda parte dell’art. 325. il Senatore Alfieri: propone una modificazione secondo cui il parroco ha facoltà di esaminare gli allievi cattolici nelle materie dell’istruzione religiosa nel tempo e modi che saranno concertati col capo del comune. Essa è approvata.

Si pone in discussione l’art. 5 della legge, ma poco stante la Camera non si trova più in numero, e l’adunanza si scioglie alle 5 ¼.

Recentissime

Un rapido cenno perché il Giornale è sotto torchi.

Sfilava la Guardia Nazionale a Toledo per la festa e processione dell'Addolorata. Da mezzo là folla di popolo ch'era sul marciapiedi, e propriamente vicino al Ponte di Tappi rialza un grido da un reazionarie: Viva la Repubblica! Sgominìo della calca: immantinenti dopo dallo stesso gruppo! parti il grido Viva Francesco 2 e tre o quattro colpi di pistola che non colpirono alcuno. Un capitano Garibaldino (Camillo Viggiano) e un controloro (sig. Annuvola), diedero addosso con le sciabole ad un reazionario che sparò. Cadde ferito. Questa particolarità, il doppio grido de’ Borbonici sapemmo dallo stesso bravo Viggiano nostro amico dopo pochi istanti. Allora alle grida; Morte a’ Borbonici e Viva l'Italia, si ripigliò la marcia mentre le fanfarre suonavano l’Inno di Garibaldi.

Vedemmo il ferito: una faccia sinistra.

A domani.

Dispacci Elettrici AGENZIA STEFANI

Napoli 21 (sera tardi) – Torino 20

Parigi 20 – Allard Commissario del Governo combatte l'emendamento Favre ch'è re spinto. Il paragrafo 17 è adottato. Sul paragrafo dell'annessione di Savoia e Nizza il Conte Boigen espone il motivo che ha deciso l'annessione della Francia e la sua condotta. Lubonis si associa al sentimento di rettitudine di Boigen per l'annessione. Difende la politica del Piemonte sì ingiustamente attaccata: combatte il rimprovero d'irreligione, sostiene la politica del Piemonte.

L'Italia risponde al sentimento nazionale, che condurrà alla fondazione della Nazionalità ita liana colla federazione. Nega che il Piemonte sia ingrato verso la Francia. L'Italia e il Piemonte non obblieranuo giammai i beneficii generosi della Francia. Le due Nazioni saranno sorelle. I paragrafi 18 e 19 sono adottati. Sul paragrafo della Siria Guillaumirs sviluppa l'arruolamento in un senso più accentuato che l'indirizzo. Nogent-Laurent lagnasi della diffidenza, dell'Inghilterra: non ammette che noi lasciamo la Siria ad un'epoca determinata se la tranquillità non sia ristabilita. L'Inghilterra ha torto di temere che occupiamo la Siria per tagliarle il cammino delle Indie: l'occupazione ha sol tanto lo scopo dell'umanità.

Baroche. Tutti sono d'accordo per mantenere il patronato secolare della Francia su Cristiani. L'Oriente trova il paragrafo dell'indirizzo soddisfacente. Adempiremo sino alla fine alla nostra missione in Siria: spero che la commissione mista potrà dare adempimento al proprio mandato. Ora un attacco contro un'altra Nazione sarebbe inutile.

Paragrafi 20, 21, 22 adottati. Billault dichiara il Governo voler proseguire energicamente la spedizione della Cocincina Paragrafi 23; 25 adottati. Respinti i due emendamenti. Thouvenel e Lebert in favore del Re di Napoli. La seduta è sciolta.

Napoli 21 (sera tardi)– Torino 20

Parigi 20 Il Conte di Cavour annunziò oggi alle Camere che il Ministero ha rassegnato le proprie dimessioni nelle mani di Sua Maestà non per alcun dissenso politico ma unicamente per lasciare alla Corona libertà di formare un gabinetto del quale sieno rappresentanti i varii elementi che costituiscono il Regno d'Italia. Avendo la M. S. accettato le offerte dimissioni i Ministri attuali conservano il portafoglio per la trattazione degli affari correnti, e fino alla ricomposizione della nuova Amministrazione che si crede sarà ben presto costituita.

Napoli 21 (set a tardi) Torino 21

Parigi 21 – Washington 9 – Il Congresso del Suo ha ordinato l'armamento di 50000 uomini pronti addentrare in campagna. La Convenzione della Virginia propone la separazione e rinvio di rinforzi a Sumter. E deciso che i vascelli del Mediterraneo e del Pacifico sieno richiamati. I Commissari del Sud non riconosciuti. Tostochè i Commissari saranno tornati a Montgomery Davis domanderà la resa di Sumter.

Napoli 22 – Torino 24 (sera)

La Patrie del 21 crede sapere che nessun ordine prescrive il richiamo delle truppe francesi da Roma.

Camera dei Deputati. Favre sviluppa l'emendamento sul ritiro immediato delle truppe francesi da Roma. Rammenta l'esultanza con cui fu accolto l'avvenimento di Pio IX al Papato.

Si credè che il Papato fosse riconciliato con l’Indipendenza Italiana. Disgraziatamente l’illusione fu di breve durata, ricusando il Papa dì associarsi alla guerra contro l'Austria.



Fondi Piemontesi 76,05 76,15
Tre per cento francese 68,25
Quattro e mezzo id. 95,80
Consolidati inglesi 92 14
Metalliche Austriache 64,80

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Il Gerente responsabile– Carlo De Ruberto.

F. Mazza Dulcini– Direttore-Proprietario.

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STAB. TIP. DELLE BELLE ARTI.

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ANNO I. Napoli 25 Marzo 1861 N. 24

IL PARLAMENTO GIORNALE POLITICO DELLA SERA
Si pubblica tutti i giorni (esclusi i festivi) alle 5 p. m.
COSTA UN GRANO


NAPOLI 23 MARZO 1861

ATTUALITÀ

Il Consiglio dì Luogotenenza è sciolto: difesi rimanere in Napoli solo quattro direzioni.

Dopo le tempeste Djcasteriali che anno successivamente travagliato il mezzogiorno d'Italia, è scoppiata la folgore, ed à incenerito i Dicasteri.

A ciò dunque accennava la ricomposizione Ministeriale che è tutt ora sotto i torchi a Torino.

Intanto, non sapremmo come, conciliare con questo fatto, la voce che persone che si tengono bene informate, credono niente scevra di fondamento; cioè, che l’Inghilterra abbia energicamente rinnovato al gabinetto di Torino le sue esortazioni di trasferire la sede del Governo a Napoli.

Cheché ne sia, la forma del reggimento di questa grande regione del mezzogiorno d’Italia va ora mutando faccia: ma bisognerà vedere se l’indirizzo politico ed amministrativo continuerà ad essere qual è stato finora, diciamolo francamente, anche unitario.

Noi non intendiamo audacemente pigliar per prospettiva l'imminente avvenire nell’incertezza della ricomposizione del Gabinetto che si va attuando a Torino, ma possiamo senza temerità dichiarare parer nostro, che se questa ricomposizione non è radicale per sistema politico, il male anziché alleviarti volgerà in peggio.

La malattia che affligge queste contrade chiamate a vita novella, non ne affetta la superficie, ma la vitalità tutta intera: non è quistione di forma, ma di sostanza. Egli è forza ripetere i richiami del paese, gli errori del Governo? Ci è forza formolarla come un atto d'istanza innanzi al Tribunale dell'opinione! È meglio far così, è meglio in fine riprodurre l'opinione della maggioranza, con la speranza de’ rimedi che guardar colle braccia conserte il probabile disfacimento che andrebbe lentamente consumandosi nel mezzogiorno d'Italia, seguitando il fatale sistema.

1° Gelosia d'iniziativa e d'indirizzo è spinto il Gabinetto di Torino ad avversare il movimento nazionale del mezzogiorno, a strozzarlo brutalmente, ed a guardarne con animavversione gli autori.

2° Un milione e più di cittadini scosse, auspice Garibaldi, le catene borboniche; emana il plebiscito che fa della Italia, una ed indivisibile nazione, e l'integrità di questo plebiscito è senza riguardi attaccata.

3° Innovazioni intempestive e furiose di leggi novelle si accavallano incostituzionalmente sul Napolitano, creandogli imbarazzi e ferendone l'amor proprio e la dignità.

4° Una consorteria politica multiforme si spicca dal Governo e si aggrava sul paese con un dominio esclusivo.

5. Si abbandonano completamente gl'interessi materiali e morali di questo popolo: atonia amministrativa scempio del tesoro della nazione.

6. Si disanima il paese: i patriotti si scacciano dalla trincea, la parte liberale dell'esercito napolitano si manomette e si insulta: l'armata non si rialza e l'incostituzionalità soccorre lo scempio.

7. E tutte queste cose si fanno con un piglio di conquista, con uno spirito di munipalismo aristocratico che offende nella più viva parte dell'anima, tutti i colori, tutti partiti: E quando poi si fa tutto questo? alla vigilia di una guerra nella quale nulla potria salvare l'indipendenza e l'unità se non che l'armonia e l'entusiasmo della Nazione.

Ed infine sono questi popoli, i quali – suprema contraddizione! – vengono attaccati di municipalismo.

Conte di Cavour! come le vostre proporzioni s'impiccoliscono, quando voi, da vecchio aristocratico volete veder la grande Italia tra feudi de vostri retrogradi magnati!

In nome di di Dio, retrocedete da questa via che mena alla decomposizione; i nomi di Garibaldi e di Vittorio Emmanuele valgano a rendervi italiani; ma fatelo subito, perchè l'ora delle nazioni non giunse che una volta, e gli avvenimenti incalzano da per tutto.

Temete il tremendo giudizio dei popoli se l'Italia non sarà fatta – per opera vostra: declinate con magnanimità la vecchia bandiera di gabinetto, e con auspici italiani ed onesti marciamo insieme alla capitale del mondo.

F. Mazza Dulcini

LA SITUAZIONE

Il Ministero Cavour ha dato la dimissione, e dicesi, per comporne un nuovo, che rappresenti gl'interessi e forse le suscettività dei paesi, che unificati, formano l'Italia dell'oggi.

Da tutto ciò si desume che non sarà variato l’indirizzo politico, e conseguentemente, che il Conte di Cavour seguirà ad essere il Capo del Gabinetto; e siccome della sua Amministrazione interna sono a deplorarsi i pessimi effetti, così lontana sarà la speranza di un riordinamento. – Quindi, l'Italia meridionale specialmente seguirà a volgere nel peggio, e presentare lo stato di sociale dissoluzione.

Intanto noi non abbiamo più armata, né si è riuscito ad organizzare un solo battaglione novello; noi non abbiamo più marina militare, perchè quando il meno cerca assorbire il più, l'insieme si distrugge, o dura poco. – Senza avere armata e marina, la Finanza paga i milioni di ducati ammessi negli stati discussi per l'esercito di terra e di mare; e quelle somme che dovrebbero servire per gli eserciti, ad altro uso son destinate; e ciò non basta, perchè codeste somme non comprendono le passività militari, per uffiziali al ritiro, alle classi ec. e queste passività formano altro carico sulle finanze Napoletane.

Dunque l'Italia meridionale non ha esercito regolare; né la Guardia Nazionale è organizzata regolarmente, né armata – E conseguentemente manca ogni qualsiasi forza materiale. Di forza morale non conviene parlare, perocchè i preposti alle cose pubbliche non ispirano fiducia, né esigono rispetto.

E quindi la società è in perfetta disorganizzazione – Le persone e le proprietà non sono garentite, la violenza tiene luogo del dritto.

Intanto voci di guerra si diffondono, e si teme udire da un giorno all'altro il rumore del cannone. La precauzione esige di mettersi in guardia, e già truppe italiane muovono verso Bologna, e le altre verso il Mincio ed il Pò: conseguente è il richiamo delle truppe piemontesi da questo ex-reame, e crediamo sia questo richiamo già cominciato.

Ma tutte le truppe dell'esercito Sardo, comprese quelle dell'Italia centrale, non bastano a lottare e vincere contro la numerosa oste Austriaca: se si fosse organizzato l'esercito Napoletano, oggi si avrebbero i 300 mila uomini, predicati nel Senato Francese; e co’ volontari si avrebbero i 500 mila uomini desiderati da Garibaldi – Se tutto questo manca, di chi la colpa? ognuno il comprende, degli Agenti del potere.

In questo stato di cose, può dimandarsi: avremo guerra? avremo pace precaria senza Roma e Venezia? A ricomporre le cose, vi sarà congresso delle grandi potenze? – Se vi sarà guerra, occorrerà l'aiuto Francese, e l'Italia sparirà --Se si durerà, senza Roma e Venezia, in questo stato di sgoverno, lo scontento sempreppiù crescendo, irromperà guerra civile o la rivoluzione e l'Unità d'Italia sarà in pericolo.

Se poi per isventura avrà luogo un Congresso, nel quale fossero prevalenti le potenze del Nord, e verificherebbe il peggior di tutti i mali.

Chi ci ha menati in questa critica posizione, in questo abisso di perplessità e di pericoli? Gli uomini del Governo.

D.

SULL’INCHIESTA

Dovendosi, come annunziammo nel N. 22. di questo periodico, indagare intorno alle preferenze ed a favori usati nella scelta degl'impiegati e de Magistrati, e nelle promozioni loro accordate, è pur giusto che si tenga conto delle suscettività offese, del merito conculcato, del dritto violato, perocchè le posposizioni di alcuni agli altri, e l'indebito rigetto di giuste dimande, sono le immediate conseguenze dei favori e delle preferenze. –

Tutto ciò serve d'altronde a dimostrare in quai modi arbitrari, interessati e dispotici siasi proceduto del 25 giugno 1860 in poi, nel con ferire cariche amministrative, politiche e giudiziarie – Noi – se fummo sorpresi in veder chiamati a Giudici di Collegi superiori, uomini oscuri, o mediocri patrocinatori, la maraviglia non crebbe allorquando apprendemmo essere nominato Giudice Regio di 2. classe un Uomo che per venti anni avea onorevolmente esercitato l'Avvocheria nell'aringo penale, sostenendo or l'accusa or la difesa in cause gravissime e capitali, come vien contestato per valevoli documenti, nel mentre d'altra parte, questo uomo, il signor Saverio Pollinzi da Catanzaro, avea per politiche vicende, tollerato persecuzioni, giudizi penali, e il duro carcere, ed avea nell'ultima rivoluzione largamente contribuito. – Ciò sotto il Dicastero passato.

Se abbiamo nominato il posposto, lasciamo la cura a chi spetta, per nominare i preferiti! –

Parlamento Italiano

TORINO

Senato del Regno– Tornata del 19 Marzo

Dopo le solite comunicazioni di omaggi il senatore Pareto interpella il ministro del lavori pubblici a riguardo dell'opera del traforo delle Alpi verso la valle di Reno, ricorda che fu nominata una commissione per istudiare il migliore passaggio, e dichiara che si dovrebbe ora sapere come ano le cose; chiede poi a che punto ci troviamo sulla strada o la riviera. Il ministro risponde che il governo non trascura il lavoro del traforo delle Alpi che interessa tutta Italia, ma che l'ingrandimento del regno cambiò l'aspetto delle cose.

La commissione si divise in sezioni. La tecnica fece moltissimi studi che furono contrariati dalla stagione, ma che potranno essere in pronto fra poco. Quanto alla strada del littorale fu conceduta su gli studi presentati, e quanto alle voci di cessioni di territorio sono affatto assurde.

Pareto dice non convenire la linea del S. Gottardo, e crede il Ministero sosterrà quella che sia conosciuta più utile, e spera che farà in modo che la strada del littorale sia compiuta nei termini fissati dalla concessione, Viene quindi la discussione generale del progetto di legge sull'abolizione dei feudi in Lombardia.

Il senatore Martinengo approva la legge ma la vorrebbe modificata circa all'assegno dei beni vincolati.

Il senatore Vacca pronuncia un eloquente di scorso, tracciando la storia dei feudi, passando alla caduta delle dinastie in Italia ed Inghilterra, e conchiude che la legge è buona perchè toglie ogni reminiscenza delle antiche ingiustizie feudali.

Amari sostiene la legge e dice che in Sicilia i beni feudali furono dati ai Comuni.

Vigliani a nome della commissione riflette le argomentazioni di Martinengo circa le modificazioni che vorrebbe introdotte nella legge.

ll senatore Gioia vorrebbe estesa la legge ai Ducati e specialmente a quello di Parma e Piacenza.

Il Guardasigilli risponde inutile un provvedimento pei Ducati essendovi il Decreto del dittatore Farini, il che è confermato dal senatore Chieri.

San Martino vorrebbe fosse riservata alla nazione la riversibilità come fu fatto per la Commenda di S. Maurizio ed il Ministro dice essere inopportuno il farlo.

Parlava ancora Giulini, Gioja ancora, Lanzi e Farina, tutti approvando in sostanza la legge, quindi è chiusa la discussione generale e sciolta la seduta.

________________

– Gli uffici del Senato hanno nominata la Commissione per lo studio del progetto di legge riguardante la intitolazione degli atti pubblici.

– Essa si compone dei senatori Plezza, Giulini, Marzucchi, Pollone, Matteucci. – La Commissione istituita dal Senato per esaminare il progetto d'un nuovo Codice civile ha sospeso i suoi lavori, in considerazione del voto emesso dalla Camera dei Deputati, che ricusa di formare una Commissione pel medesimo studio.

Notizie Varie

ITALIA

– Scrivono scrivono alla Gazzetta del Popolo di Torino dalla Spezia, il 14 corrente:

Vi annunzio un’infornata di contrammiragli ed uno sciame di altre promozioni subalterne. I nuovi contro ammiragli sotto sei: cioè: D'Aste, Riccardi, Provano, Michelotti, Boyl di Putifigari e Millelire Antonio. I promossi essendo capitani di vascello, vi saranno altrettante promozioni a questo grado. Poi tutte le attuali guardie marine verranno promossi a sottotenenti, e ve n’è una gran quantità. Il contrammiraglio Tholosano, promosso a viceammiraglio. – Altre promozioni a questo grado vi saranno nello stato maggiore dell'ufficialità dell’ex marina delle Due Sicilie. Esse sono necessarie per la Costituzione della marina italiana, e Cavour vuole assolutamente far presto, edotto dalle lungaggini chi presiedette prima di lui alla marina di guerra.

Il progetto dell’arsenale si va perfezionando, e sarà presentato, come già altre volte vi scrissi, nella presente sessione. Il cavaliere Chiodo si recò altra volta a Torino, chiamatovi dal ministro. Si dice che è tutto cambiato e che Cavour chiederà al Parlamento un credito di 50 milioni.

– Scrivono dal Veneto, 17 marzo alla Sentinella Bresciana:

A Verona il 14 sera innanzi alla granguardia fu trovata una bomba, che per circostanze accidentali non aveva potuto prender fuoco. Ai caffè militare in Brà venne arrestato un ufficiale ungherese. siccome autore della diffusione avvenuta lo stesso 14 fra la truppa di una miriade di biglietti, su cui stava stampato Viva Vittorio Emmanuele e Garibaldi liberatori dell'Ungheria. Il podestà Canossa ha rimproverato i cursori comunali, perché si prestarono a qualche odioso ufficio per conto della polizia; ha minacciato immediato licenziamento a chi ricadesse in questo abuso. La polizia diffonde la notizia dell’arresto dell’autore dei fuochi del bengala in Brà. ma nessuno crede a questo successo, né costa dì alcun arresto posteriore a quelli che vi accennai.

A Venezia uno dei biglietti d'invito al pubblico passeggio fu diretto a mezzo postale, anche al luogotenente Toggenburg.

A Dreviso alle ore 9 12 del 14 si udirono 21 colpi di mortaio; le botteghe erano tutte chiuse.

A Conegliano furono sparsi per la città cartelli coll'iscrizione Viva Vittorio Emanuele Re d'Italia; alla sera fuochi del bengala sui colli.

A Ceneda ed a Serravalle comparvero 12 bandiere tricolori nei luoghi più eminenti. A mezzo poi della strada da Ceneda a Serravalle sventolavano due grandissime di seta colle parole in ricamo Viva Vittorio Emanuele Re d'Italia e lo stemma di Casa di Savoia. Dirimpetto al corpo di guardia a Serravalle erano affissi cartelli coll’istessa leggenda.

Ora vi durò ulteriori particolari sulle dimostrazioni di Padova.

Sin dal mattino sventolavano tre bandiere;una delle quali ala caserma di S. Benedetto. Verso le 8 della sera dal Porne di legno veniva gettato nel sottoposto ramo del Brenta uno zatterone tutto addobbato a tre colori, portante nel mezzo una gran lercia che lo illuminava. Avutone avviso la polizia, ne informò tosto il comando di piazza, che ordinò si fermasse subito la rivoluzionaria galleggiante. Una compagnia di soldati si affrettò verso punta Torricella, calcolando che là non fosse ancor giunto lo zatterone; ma fallito il calcolo, dovette di ponte in ponte correre fino a quello della madonna della Strà, ove riuscirono immergendosi nell’acqua ad arrestarlo ed estrarlo dal fiume, immaginate con quante clamorose risa dei cittadini che avevano seguito da lungi quell’eroica spedizione.

AUSTRIA.

– Secondo il Wanderer, la polizia ordinò a Vienna che tutte le riunioni aventi per iscopo di occuparsi d’affari elettorali, vengano notificate all’autorità incaricata di mantenere h pubblica sicurezza, dichiarando che non possono aver luogo senza precedente autorizzazione.

GERMANIA.

– Scrivono da Berlino, in data del 15 marzo, all’Havas:

La situazione del ministero in Caccia alla Camera è molto inceri, e il gabinetto dipende evidentemente dalla frazione Vinche, che annovera 150 membri. Assicurasi ch'esse sia entrato in pratiche di accordo con questa frazione pella questione militare, avendola Camera in parecchie occasioni manifestalo l’intenzione di respingere le proposte del governo in questo rispetto, ove la Camera respingesse la perequazione delle imposte.

– Un giornale triestino la; il seguente telegramma, in data di Vienna,17 corr.: Abbiamo da Stoccarda la notizia che il concordato venne respinto con 63 contro 27 voti. Il ministero resta.

DANIMARCA.

– Si ha da Amburgo,16 marzo: Sino dal principio della settimana, è notò a Copenaghen che non bassi ad attendere un componimene colla Dieta dello Schleswlg riunita a ltzehoe. Per conseguenza, il governo ordinò di dar cominciamento ai lavori per fortificare il Dannewicks.

RUSSIA.

– L’Oesterreichische-Zeitung, del giorno 17, contiene la risposta letterale dello czar all’indirizzo dei Polacchi, della quale il telegrafo recò giorni addietro il sunto:

Principe Michele Dmitriewitsch, lessi la petizione inviatami. Avrei dovuto considerarla come Bulla e non esistente, poiché alcuni individui, coglievi dal pretesto dai disordini provocati nelle strade, si arrogarono il diritto di condannare la via prescelta dal governo. 'Tuttavia, io non voglio scorgervi altro che un atto, al quale codesti individui, lasciaronsi trascinare dagli avvenimenti.

Io do tutta la mia cura ad introdurre ne’ miei Stati le riforme importanti, che le coalizioni dei tempi richiedono: I sudditi del mio regno sono l’oggetto di eguale premura. Nulla di ciò che può accrescere il loro bene mi è, né mi sarà mai indifferente.

Ho già dichiarato loro la mia volontà sincera di farli partecipare ad utili, importanti e graduali miglioramenti. Le intenzioni ed i sentimenti medesimi conservo anche oggidì. Oso quindi sperare ch'essi non debbano essere sconosciuti, né impediti da inopportune ed esagerate pretesi che non potranno mai accordarsi col benessere dei miei sudditi. Io adempirò a tutti i miei doveri; ma sotto condizione nessuna m’indurrà a tollerare disordini di fatto. Su questo terreno nulla può essere edificato. Tentativi, che volessero trovarvi un appoggio, sarebbero da loro medesimi giudicati. Essi distruggerebbero qualsiasi fiducia ed incontrerebbero, da parie mia repressione severa, poiché respingerebbero il mio paese dal sentiero delle riforme legali nel quale è mio desiderio immutabile mantenermi.

Pietroburgo, 2o febbraio (9 marzo) 1861.

m. p. Alessandro.

DISCUSSIONE DEL PARLAMENTO SPAGNOLO SULLE COSE D’ITALIA

Il signor Rivera loda il signor Sagasta pel suo discorso, bello come la causa che ha difeso loda il signor Olozaga per gli argomenti addotti, coi quali ha messo alle strette il governo; e continuando, dice:

Signori, quale spettacolo si presenta ai nostri occhi? L’Italia libera, una, indipendente. E voi liberali, pensate che in danno di essa si dovesse difendere la monarchia di Napoli; traditrice de’ suoi popoli, traditrice degli esuli nemica nostra, poiché non volle riconoscere la regina che siede su questo trono, si dovesse difendere quella monarchia, della quale, se fossero stati soddisfatti i desiderii, nessuno di noi siederebbe qui?

Ricordatevi, signori, l’opuscolo del Gladstone, letto il quale, un uomo di Stato ha detto: È un’onta per l'Europa sostenere il governo napoletano. E voi che vi chiamate liberali, sostenete questo governo?

Vi è una parte insignificante di territorio in Italia data in prima alla ingrata sposa di Napoleone, quindi ai Borboni: in questo paese esiste l'assolutismo e voi difendete.

E voi; nomini della maggioranza, applaudite alla politica del governo in Italia? A quella politica che difese il re di Napoli, perché parente della regina, mentre se la regina è sul trono, gli è perché il suo illustre parente non ha potuto scacciarnela? Napoli fu rifugio di tutti i Carlisti. Chiedo sapere se ponendo da un lato l’unità, la grandezza, l’indipendenza, la libertà d’Italia, e dall'altro l’illustre parente di Napoli e l’infante di Parma, il ministro di Stato doveva essere incerto nella scelta! It governo ha impiegalo tutte le sue risorse per impedire l’unità d’Italia; tutte le sue simpatie, tutti i suoi sforzi, tutti i suoi elogi furono per gli oppressori; e nulla ha fatto per il popolo italiano, per quel gran re che ha guadagnalo nelle battaglie di Balestro e Solforino h corona di re d’Italia. nulla per questo eroe d’una nuova Iliade, che ha dato tonto impulso al movimento italiano.

Dimostra quindi che la quistione d’Italia è il principia del rannodamento della razza latina; che è il punto di appoggio dell’unità spagnuola; che l’abolizione del potere temporale del Papa è il principio di un nuovo e grandioso periodo pel cristianesimo; che il principio delle nazionalità avrà per risultato la pace dei popoli. Il discorso del signor Rivera si eleva in certi momenti alla vera eloquenza; è di una logica incalzante e rivela una chiarezza e profondità di concetto assolutamente distinte.

Dopo questo valente oratore, sorge il signor Mena y Zorilla. e quindi il signor Figueroa. Questi non è partitante dell’Austria: ma è contrario alla politica sarda, la quale egli dice, ha violato i trattati, ha invaso uno stato, indipendente.

Il signor Figueroa si oppone alle annessioni, perché nessun codice ne regola le applicazioni. Si oppone alla unità d’Italia, perché questa non fu mai unita; la chiama una utopia, e finalmente difende il potere temporale colle solite ragioni.

Parla quindi il signor Valera del partito moderato:

Signori, il sig. Mena y Zorilla, col pretesto di negare l'unità d'Italia, ha negato completamente che vi sia una patria italiana. Egli ha detto che l’idea dell’unità è nuovissima. Signori, non vi è paese nel quale l’idea dell’unità sia tanto antica quanto in Italia. Era molto difficile realizzarla; ma l'idea esisteva fin da tempi remotissimi.

Non intendo applaudire alla politica del Re di Piemonte che in piena pace invade gli stati degli altri; però noi non possiamo censurare così acerbamente Vittorio Emanuele, giacché, al principio del secolo scorso, ebbimo un sovrano che in piena pace riunì truppe, armi, navi e s’impossessò di un’isola del proprio suocero. E chi era questo re, o signori? Filippo V; egli non aveva a ministro un Cavour, ma il cardinale Alberoni; non a capitano un Garibaldi, ma un grande di Spagna.

Io avrei desiderato che la libertà d'Italia si fosse effettuala per mezzo della Confederazione, e se il papa si fosse messo a capo di essa nel 1848, il potere temporale si sarebbe salvato.

Si dice che la guerra d’Italia è un poema senza eroe. Perché? Non lo sono Vittorio Emmanuele e Garibaldi? Non han pugnato in molte e grandi battaglie? Non vi sarà gloria per gli italiani perché ebbero l’aiuto straniero? Ma i greci avrebbero scosso il giogo turco senza il cannone di Navarino? E noi stessi non fummo aiutati da un esercito inglese nella guerra d'indipendenza?

L’oratore avrebbe voluto la formazione di due regni in Italia; il meridionale ed il settentrionale, divisi dallo Stato indipendente del pontefice. Dice che la Spagna, consigliando al re di Napoli di non fare concessioni, ha contribuito alla sua rovina.

Ultimo sorge a parlare il signor Martinez della Rosa.

Il signor Martinez della Rosa è pur esso ccontrario alla unità d’Italia; difende la politica del governo; dice che Napoli non deve essere soggetta al Piemonte, difende il potere temprale del Papa.

Finalmente vien proposto il seguente ordine del giorno.

Il Parlamento dichiara che ha udito con soddisfazione dal governo di S. M. le spiegazione sulla politica che ha seguito negli affari d’Italia.

L’ordine del giorno viene approvato con voti 176 contro 40.

CORRISPONDENZA DELLE PROVINCE

Aquila 19 marzo 1861

Per l'affezione e stima che ho di te io mi proponeva scriverti delle cose nostre almeno due volte al mese: ma che vuoi sono annoiato e stanco delle incessanti dissolutezze governative; bisogna assolutamente conchiudere che il Ministero di Luogotenenza si studi solo di stancare la pazienza de popoli, i quali mancano di protezione, di lavoro e d'indirizzo politico.

Gli onesti e liberi Cittadini che sotto lo stato d'assedio sfidarono la ferocia de'  Borbonici scongiurandone la distruzione e preparando gli animi alla riscossa sono sfiduciati. E come diversamente, se questa Città non seconda ad altro per sentimento e martirio politico vede, quasi ad insultarla, mantenerlesi a consiglieri di governo un Genoino, un de Marinis, un Paolucci efferati nemici delle nostre libertà e quasi che a questi mancasse un capitano ci si regola il Sottogovernatore Emidio Mezzoprete ombra infelice di liberalismo (leggi gli opuscoli del sig. Tripodi e de Cesaris che parlan di lui) il quale da mane a sera aspira e cospira con quegl'infernali triumvivi, che anzi si sta studiando come regalare alla liberalissima Solmona un intendente nel suo prediletto Genoino. E ne ha fondate ragione mentre nell'altro distretto di Cittaducale è intendente il Consigliere Borbonico Vitale, il quale vi fu spedito sin dal p. p. Luglio a tutela di quelle frontiere per la minacciante rivoluzione! Riguardo a Governatori da Agosto ad oggi ne abbiamo avuto tre, tutti buoni ed onesti liberali, e l'ultimo sig. Raffaele de Novelli giunto ieri tra noi è di nostra conoscenza ed ha sempre ed in tempi difficili concorso colla mente e col braccio alla costituzione della Indipendenza d'Italia, ma che può un Cristo in mezzo a tanti e tali Farisei?!

Non vi parlo di Impiegati Finanzieri, i quali eccetto il Direttore Bonsollazi sono amichi e fedelissimi Borbonici. Tra gli altri abbiamo ad Ispettore Controloro un Federico Tedeschi il quale è il rappresentante di tutte l’immoralità politiche – Che dirti della Magistrato? con altra mia ti discorrerò di questa sanguinante piaga – Abbiamo de’ buoni, ma de’ tristi assai.

Or va plaudisci ai Consiglieri di Luogotenenza a Cavour, apri il cuore a belle speranze, rinfrancati dei dolori, patimenti sofferti! Qui non v’ha scusa che tenga a prò loro essi conoscono le nostre bisogne, e non ha molto favorevole sig. G. B. Bolero che visitava questa provincia per ordine del presidente dà Torino rivelava al primo Ministro la nostra infelice posizione, qual rimedio? Nessuno– Così davvero si compie la felicità, l'indipendenza, e l’unità d’Italia!!!

DISPACCI PARTICOLARI DELLA PERSEVERANZA

Parigi. 19 marzo

Qui corre l'opinione che la Russia cede in par te, a cagione dell'indebolimento interno, possedendo soltanto 160,000 uomini in Europa, ed altrettanti al Caucaso. Acconsentirebbe dunque al ristabilimento del Regno di Polonia, senza la Volinia.

È probabile, secondo il Constitutionnel, che Laguèronnière non pubblichi il nuovo opuscolo, La conferenza per l'affare di Siria tennel oggi, l'ultima sua riunione. La Turchia propose la divisione della Siria in due province, con un Consiglio misto, il quale difenda gl'interessi delle popolazioni.

Il Papa ha preconizzato i vescovi francesi. Monsignor Bonaparte è atteso a Parigi, provveniente da Roma.

Dispacci Elettrici AGENZIA STEFANI

Napoli 25 – Torino 22 (sera)

Parigi 22 – Londra – Fortescue dichiara che il Parlamento Jonio fu prorogato, perchè aveva deciso di consultare il paese col suffragio universale per l'annessione alla Grecia, e domandare alle Potenze di pronunciare l'In dipendenza della Nazione Greca dal giogo de Turchi.

Napoli 25 – Torino 22 (sera, Dicesi che stasera Cavour presenterà a S. M. le seguenti proposte-Ca vour, Affari Esteri, Marina, e Presidenza – Fanti, Guerra – Minghetti, Interno– Cassinis, Grazia e Giustizia – Desanctis, Istruzione Pubblica– Nato li, Agricoltura e Commercio – Niutta, Ministro senza portafoglio – Bastogi, Finanze – Peruzzi, Lavori Pubblici.

Napoli 25 – Torino 22 (sera)

La Gazzetta Officiale pubblica un Decreto che convoca pel 7 aprile i colle gi rimasti vuoti per opzioni e per annullamento di elezioni. Occorrendo una seconda votazione avrà luogo il 14 detto mese.



Fondi Piemontesi 77,29 77,35
Tre per cento francese 68,15
Quattro e mezzo id. 96,00
Consolidati inglesi 92 ¼
Metalliche Austriache 64,75

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Il Gerente responsabile– Carlo De Ruberto.

F. Mazza Dulcini– Direttore-Proprietario.

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STAB. TIP. DELLE BELLE ARTI.

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