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Fonte:
http://www.historiaregni.it/ - lunedì, settembre 1, 2014

Gepolitica del Mediterraneo: tornare al mito

di Mario Forgione


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Marzo 2015

Gepolitica del Mediterraneo: tornare al mito di Mario Forgione

Delineare una geopolitica del Mediterraneo non è una operazione semplice. La difficoltà deriva dalla complessità delle culture, delle identità e delle dinamiche storico - politiche che attraversano il Mare Nostrum. Secondo Fernand Braudel, uno dei più importanti storici francesi del XX Secolo, il Mediterraneo “non è un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi.” Lo storico allude all’immaginario mitico che da sempre caratterizza il Mediterraneo. Infatti, un viaggio nel Mediterraneo può essere la fonte di incontri con le culture più diverse tra loro: la romanità in Libano, la preistoria in Sardegna, l’ellenismo in Sicilia, la cultura araba in Spagna, l’islam turco nella disciolta Federazione Jugoslava. La varietà delle culture che da sempre dominano il Mediterraneo impedisce ogni tentativo di assimilazione, ogni semplicistico approccio di omogeneizzazione. Tuttavia, prima di individuare una geopolitica del Mediterraneo occorre comprendere e definire l’immaginario simbolico che la storia del Mediterraneo evoca nelle menti più raffinate e aperte al Mito.

Nelle “Lezioni sulla storia delle filosofia”, Hegel coglie con grande acutezza il profilo geografico e storico del Mediterraneo: “Per i tre continenti il Mar Mediterraneo è fattore di unificazione e il centro della storia mondiale. Qui c’è la Grecia, il punto luminoso della storia. In Siria, Gerusalemme è poi il centro del giudaismo e del cristianesimo, a sud - ovest sorgono la Mecca e Medina, sede originaria della fede musulmana. Verso occidente si trovano Delfi, Atene, ancora più a ovest Roma; inoltre giacciono sul Mediterraneo Alessandria e Cartagine. Il Mar Mediterraneo è, perciò, il cuore del Vecchio Mondo, è la sua condizione necessaria e la sua vita. Senza di esso sarebbe impossibile rappresentarsi la storia, sarebbe come immaginare l’antica Roma o Atene senza il foro, dove tutti si radunavano.” La grande intuizione di Hegel, come traspare dalla sublime descrizione di cui sopra, è quella di aver individuato il Nomos della storia occidentale nell’elemento geopolitico del mare, nella sua capacità di legare, di connettere identità differenti per arrivare ad una sintesi armonica tra diversi destini storici. In tal senso, il mare diviene lo spazio prediletto per la conoscenza, per l’esperienza dell’alterità nel rispetto della propria specifica identità. Si guarda al mare, ma si resta ancorati alla terra e questo impedisce la dissoluzione dei legami comunitari. La terra non subisce la violenza della pirateria predatoria descritta da Carl Schmitt in “Terra e Mare” (si allude alla rivoluzione spaziale del 1600, che porta olandesi, inglesi, spagnoli e francesi a solcare i mari per depredare Africa e America Latina).

Dall’immaginario simbolico al realismo della politica, dalla potenza evocatoria del Mito a quella cruda e cinica della statistica. La capacità di fare previsioni è inversamente proporzionale alla velocità delle dinamiche geopolitiche in atto. Ripetere che il Mediterraneo presenta contraddizioni, contrasti etnici e conflitti è un esercizio sterile. Allo stesso tempo, limitare l’analisi dei conflitti alla discussione accademica o alla scientificità del metodo con il quale si filtrano le informazioni è una pratica altrettanto inutile se non accompagnata dalla capacità di cogliere il nocciolo dei problemi. La centralità del Mediterraneo è la chiave di volta per la comprensione delle dinamiche geopolitiche in atto : essere centro significa essere equidistanti dai punti, dalle tensioni che di volta in volta scuotono il globo. Del resto, la stessa etimologia di “medium - terrarum” rimanda alla capacità di essere asse mediano, centro, “foro” per la composizione della conflittualità. Un testo di Alexandre Kojève del 1945, “L’impero latino. Progetto di una dottrina geopolitica francese,” delinea una possibile idea - tipo capace di convogliare il consenso intorno ad una struttura politica capace di coinvolgere non solo l’Italia, la Francia o la Spagna, ma soprattutto il Nord Africa e la Turchia. Dopo l’eclissi dell’unipolarismo degli Stati Uniti conseguente alla dissoluzione dell’Unione sovietica, questa prospettiva non è più da relegare del sogno mistico della “Terza Via”, ma può essere implementata dal potenziale strategico degli Stati che dominano il Mediterraneo. L’unificazione del mondo latino - africano e l’interazione tra Heartland e Rimland possono essere la chiave di volta per impedire al fondamentalismo di dissolvere il legame tra identità e destini storici. Unificare non significa assimilare, ma comporre i conflitti armonizzando e salvaguardando il principio di autodeterminazione dei popoli. Uscire dal bollettino logorante della politica estera significa questo: individuare l’immaginario simbolico, la morfologia dei concetti e delle possibili prospettive geopolitiche da attualizzare.

Niente di tutto questo sfiora le cancellerie europee. L’Unione Europea è un enorme struttura burocratica lontana dai popoli e dalla complessità del reale. Le tensioni geopolitiche del Nord Africa, frutto di scelte errate e miopi da parte degli Stati europei, sono il banco di prova per verificare lo scarto tra idea e realtà, tra possibilità e azione concreta. Inutile ripercorrere il ruolo giocato dalle cancellerie europee nella destabilizzazione del Nord Africa e nell’attacco alla Libia del novembre 2011. Le analisi sono molteplici e non serve ripetere la cronologia degli eventi. Quello che occorre è un nuovo approccio, una nuova linea di azione che sappia coniugare realismo e mito. Siamo ad una importante cesura storica: il multipolarismo non è più un programma, ma una realtà del nostro tempo. Se l’Europa, e con essa l’Italia, ha intenzione di ripartire dei popoli occorre dare al Mediterraneo un rinnovato e proficuo ruolo di mediazione. Anche perché, il Mediterraneo non è solo il luogo per il transito di navi mercantili asiatiche, delle petroliere o per il passaggio degli oleodotti, ma anche la via per la migrazione di massa dal Nord Africa e dal Medio Oriente. Il Mediterraneo unisce Nord e Sud, ma congiunge anche Est e Ovest. Tornare al mito significa liberarsi della logica del profitto, del ricatto atlantico. Una prospettiva che richiede coraggio, lucidità, ma anche una rinnovata strategia politica e militare.

Mario Forgione

La foto è stata scattata da Angelo D’Ambra e ritrae il lungomare di Bari.
























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