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RELAZIONE DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE

AL CONSIGLIO GENERALE DEL BANCO D I   N A P O L I

Per l'anno 1864

Tipografia all'insegna del Diogene - Strada Fuori Portamedina n. 28

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Eleaml - Agosto 2015

Signori

AI cadere dello scorso anno le difficoltà ed angustie del nostro mercato vennero visibilmente delineandosi all’influsso delle generali condizioni di quasi tutte le piazze d’Europa.

Le banche di Londra, di Francia, e di Torino presero ad elevare lo sconto quasi simultaneamente; e fu forza al Banco di Napoli seguirne l'esempio, poiché gli occorse nel dicembre ultimo di dover apprestare in men di un mese per le sole operazioni dello sconto sopra quattordici milioni.

La crisi monetaria sorvenuta in Inghilterra valse a produrre il caro e la ricerca del numerario da per tutto; e gl’istituti di credito han dovuto dapprima più gravi risentirne gli effetti.

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Singolarmente poi al Banco di Napoli crebbero gravezza le nuove leggi di tassa, e comecché temperate dal Governo con benigna applicazione pure e necessità presentire la progressiva limitazione, che per esse va ad incontrare la parte contrattuale del nostro commercio.

Anche il corso oggi più diffuso dei vaglia postali, e la concorrenza di altra carta bancaria nella stessa piazza, ragionevolmente spiegano la restrizione della nostra riserva metallica. Onde e stata forza vietarci il desiderio d'impiantare altre casse filiali, ch’erano nei voti di tutti. Innanzi ad eventi inopinati, che trassero tutte le Banche grandi e piccole a limitare la sfera della propria azione, per quella provvide necessità che equilibra il movimento economico, rallentando il corso delle operazioni a misura che vien meno la potenza del moto, il Consiglio di Amministrazione anch’esso senti il debito di circondarsi

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di più sode previsioni, facendosi studioso sovra tutto del soddisfacimento de’ proprii impegni a valicare la crisi coi meno possibili disagi.

Non tardò guari e prese a sperimentarsi, massime nelle alte sfere del Commercio, un incaglio nel corso monetario della nostra piazza per la rapida apparizione di un copioso numero di spezzati d’argento, che, incontrando difficoltà ad entrare nell’uso del piccolo commercio cui erano destinati, parvero soverchianti, e certamente tornavano incomodi accumulati in forti somme presso i Banchieri, che, dal saperne l’inferiorità del titolo, si preoccupavano delle conseguenti possibili perdite.

E le banche più poderose in Napoli stessa sgomentarono tanto d’alcun pagamento che lor potesse venir fatto in quella moneta, da annunziarci amar meglio privarsi del vantaggio d’usar la nostra carta, se ne’ loro rimborsi si

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fosse voluto tramischiare alcuna parte di quella specie.

Allora, a calmare tali preoccupazioni e ad offrir saggio della solidità del Banco Napolitano, fu loro promessa una singolare maniera di pagamenti, ogni volta che venissero portatrici delle nostre fedi.

E fu a quel tempo, ed innanzi a questo apparato, che il Consiglio di Amministrazione del Banco senza trepidare prese il carico di un provvedimento ben grave, come quello di accogliere senza limiti tutti gli spezzati d’argento, che fossero portati al Banco e pagarne con buon accordo del pubblico sol quanto fosse tollerato dai portatori della nostra carta.

Bastò questo espediente del Banco a cessere tutt'i timori e tutte le difficoltà, avvegnacché allora tutti mandarono al Banco quella moneta, cambiandola con una fede di credito d’oro o d’argento.

Questo atto di lieta accoglienza fatto agli spezzati

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di argento, valse di per se stesso a metterli in credito, o almeno a scemarne l’avversione; lasciando facile modo ad ognuno come sgravarsene, dopo accumulato soverchio di questa moneta, veniva mancando la cagione del respingerla e d’averla in uggia.

Ma voi, Signori, cui importa che niente rimanga ignorato de’ principali fatti dell’Amministrazione, godrete di sapere per qual modo semplicissimo siasi venuto operando tranquillamente la diffusione di questa moneta nella sfera del basso Commercio, dove dovea collocarsi.

Per proposta sodamente trattata, ed all’unanimità accolta dal Consiglio di Amministrazione, fu determinato impiantarsi in tutt’i dodici Quartieri di Napoli altrettanti posti di cambio, con appositi casotti di ferrofuso, su la pubblica via, da rimanervi in tutte le ore del giorno, ad adescare il cambio degli spezzati nuovi con ogni altra maniera di moneta.

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Questo pensiero semplicissimo, che potea cadere in mente di ognuno, non trovava attuazione per0hè occorreva, a covrirne la spesa, assoggettare quella permuta ad un aggio, che certamente non poteva esser pagato da chi sapeva di barattare la sua in una moneta di titolo inferiore. Però addossatosi il nostro Banco le piccole spese d’impianto e quelle del personale occorrente, fu fatta possibile non solo, ma agevole l’operazione del cambio, per il quale si sono dal Banco sparsi nel minuto commercio meglio che undici milioni di spezzati. In tal guisa l'ingorgo di questa specie, tollerato dal Banco alcun poco, andò gradualmente dissipando le perturbazioni e senza rilevanti sacrifizii.

Giovò anche lo stesso mezzo a diffondere una considerevole somma di moneta di bronzo, che allora del pari incontrava grandi ripugnanze ad essere accolta; e bastò sapersi che il Banco rinunziava a favore

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dei portatori il piccolo aggio largitogli dal Governo, perché in pochi giorni si attivasse a gran copia il cambio della vecchia moneta di rame nella nuova italiana di bronzo.

Benché nostro malgrado, pure è uopo rilevare siffatte cose, principalmente perché valgano di replica a chi ignorando i servigi che il nostro Banco ha renduto 0 mmderà al paese, non si accomoda a valutarne l'importanza, correndo sempre a paragoni che tra cose dissimili riescono sempre inesatti.

II.

Ma anche nell’orbita di condizioni cosi poco propizie al Banco abbiamo il conforto di annunziarvi che le sue opere di assistenza Filantropica e di aiuti al Commercio non han patito restrizioni  né incagli. 0siamo credere che il nostro istituto sia tra i pochi che abbiano non pure continuato a spandere nel pubblico il novero dei servigi, siccome nei tempi più normali eran usi di fare, ma cresciuto

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quest’anno anche in più larghe proporzioni. E chiara prova può ognuno di ciò aversi, rilevando come la nostra Cassa di Sconto abbia nel corso di quest’anno ufficiale, cioè dal I di novembre 1865 al 50 d’ottobre 1864, tenuto in commercio un capitale di L. 154,555,148.45, mentre nello stesso periodo dell’anno precedente, che pur tennesi floridissimo, raggiunse la cifra solo di L. 94,421,082.54, e notate che anche più avrebbe acquistato di estensione il suo movimento, se non fosse stato cautamente rattenuto dall’elevazione del tasso dell’interesse, in virtù del quale gli utili di questo anno troverete rilevantissimi, toccando la somma di L. 2,544,941.21, mentre nel precedente anno non furono che L. 1,454,929.29. E mette bene qui l’osservare che anche più rilevante sarebbe stato l’incremento delle operazioni e degli utili della Cassa, se fossero stati disponibili presso di noi i venti milioni, che, fedeli agli accordi, presi,

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abbiamo scontati col Governo al 5 per 0|0.

Intanto non sarà superfluo che il Consiglio Generale nel suo zelo ed affetto per il nostro Istituto, rimeriti di speciale considerazione la introdotta nuova forma del Consiglio dello Sconto. Voi ricorderete della partizione del personale ragguardevole che vi funziona in‘ tre diverse sezioni. Questa innovazione ha dato materia ad alcune osservazioni che saranno sottoposte alla vostra attenzione, avvegnacché la suprema importanza del sano ordinamento della Commessione dello sconto non può essere disconosciuta.

Non sarà fuor d’opera ancora il considerare se giovasse di adottare il così detto melodo del Castelletto da 500 a 500 mila lire, e questo assoggettato a semestrale revisione  dalla stessa intera Commessione, siccome con successo si pratica dalla Banca Toscana, che in merito di questo

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espediente poté sottrarsi alla necessità di richiedere la terza firma negli effetti del suo sconto. Noi confidiamo che la gravità di siffatto argomento chiamerà la saggezza del Consiglio a segnare con intelligente arbitrato la via che rimane più sicura a seguire.

III.

I Monti di Pietà, che il Banco alimenta, vi offrono anche in quest’anno certo riscontro della sua operosità. Il numero sempre crescente de’ prestiti sopra pegni, mentre attriste, palesando in progresso presso noi le abitudini della imprevidenza, rende ad un tempo testimonianza delle forze dell’Amministrazione da trovarsi apparecchiata e bastare a cosi ingenti richieste.

La Cassa della Pietà ha potuto impiegare nel trascorso anno un capitale di L. 9,549,586.60 in pegni di oggetti preziosi, metalli rozzie pannine nuove.

In quella dello Spirito Santo siè avuto di pegnoramenti

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un movimento di L. 5,920,572.

L’umile Opera e più veramente filantropica del Monte a Donnaregina, che sovviene d’aiuti le classi più indigenti del minuto popolo non pure della Città, ma anche quelle del Contado e piccole terricciuole circostanti, per la quale vengono le più sincere benedizioni al nostro Istituto, ha quasi rada doppiato in quest’anno i suoi prestiti, avendo fatto circolare un capitale di L. 804,996, somma anche rilevante rispetto al genere del pegnoran1ento, che vi si fa di soli panni cuciti ed usati.

Il pignoramento di oggetti preziosi presso il Banco di Bari ha impiegato L. 449,729. 25. Onde in complesso troviamo di aver potuto mantenere in circolazione nelle classi bisognose per la via dei Monti di Pietà Lire 14,724,485.85.

Ed a questa somma congiunta quella che dianzi

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segnalammo aver diffusa con la Cassa di Sconto, risulta che in questo anno il nostro Banco ha potuto esser largo d’aiuti alle varie classi de’ cittadini ed al Governo con un capitale di L. 149,259,452. 50.

Siffatti splendidi risultamenti, che acquistano al nostro Istituto sempre più l’affetto de’ Napoletani, si fanno anche più opportuni e profittevoli oggi che ferve la quistione della pluralità delle Banche. Ed è nostro debito l'offrirli al giudizio degli uomini competenti, senz‘altro cemento che la nuda severità delle cifre; perché si valuti come la creazione del Capitale sia spontanea dove le sorgenti del credito derivano da secolare merito di solidità e fedeltà agl’impegni; e quanto all’opposto torni fragile opera il far violenza al credito, e per leggi imporne i modi e la estensione.

Non ci terremo inoltre dal riferirvi come soddisfacenti relazioni tenga il Consiglio di Amministrazione della nostra Cassa in Bari, città chiamata ad essere tra poco

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la scala più attiva del Commercio d’Oriente.

Ivi ancorché fosse stata impiantata una sede di altro Istituto di credito, pure le operazioni di quella nostra Soccorsale non sono venute punto scemando.

Solo il ramo de’ pegnoramenti. pare non trovi gran fatto a fruttificare ed estendersi; ciocché viene a testimoniare dell’agiatezza di quella provincia, così amica del lavoro.

Non minori diligenza ha il Consiglio di Amministrazione adoperato a vantaggiare la rendita della sua proprietà, ed ha potuto ottenere sopra i nuovi ailitti fermati nel 1864 un aumento di annue L. 7,918. 45, che aggiunto a quello dello stesso ramo degli anni trascorsi mostra sempre crescenti le cure per la prosperità del Banco.

IV.

E seguitando ad intrattenervi delle interne cose dell’Amministrazione, interessa che giunga a vostra

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notizia, quanto astrusa e difficile opera sia tornata al Consiglio di Amministrazione il condurre ad atto l’organico del personale, già da voi votato lo scorso anno. In mezzo a pretese e reclami d’ogni forma, dovendo tenerci alla guida di un concetto generale, fu giudicato consentaneo agli interessi dell’Amministrazione, ed anche meno disagevole per gli Uffiziali, il ritiro di coloro, che trovavansi nelle sfere più elevate, perché provveduti di uno stipendio bastevole ai bisogni della vita, ciocché non era se si fosse preso a rimuovere quelli delle inferiori classi così scarsamente stipendiate. Fu anche valutato come le pensioni accordate a persone già di molto innanzi negli anni verrebbero di necessità a sgravare anche più presto l'Amministrazione del temporaneo benché grave peso addossatosi. Concordi nella convenienza di tal norma, scendemmo indi a trattare, se si dovesse, nel conferire le promozioni, avere unicamente a guida il principio

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del merito, prevalente a quello dell’anzianità, di che parea informarsi il concetto del novello Organico. Ma dopo diligente disamina fu trovato, che come tornerebbe utilissima la scorta di questo principio nel fondare un nuovo Istituto, non porgerebbe in un’antica Amministrazione praticamente gli stessi risultati, perché ivi avviene di trovarsi innanzi ad un ordine preesistente di cose, creato dall’esperienza del lavoro, che non può ragionevolmente non esser valutata. Presentimmo pure come il merito qui trovasse larghe interpretazioni, ed assai pochi se ne credessero sprovveduti. Onde il Consiglio si è adoperato a limitare, per quanto il consentisse I’ indole del nuovo organico, questa deviazione dallo antico sistema di anzianità, e volle tener ragione di essa, purché fosse accompagnata da requisiti accertati di capacità occorrenti all'adempimento delle cariche a provvedere,

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eccezionando sol quelle di confidenza e speciale responsabilità del Consiglio.

Pescia altra materia più fecondi; di discettazioni venne derivando dall’esame d’idoneità di ciascun Uffiziale al compimento del nuovo uffizio, avendo potuto assai pochi essere conservati nell’antico, ciocché pur era nei desiderii del Consiglio, ma che il movimento delle promozioni ha anche vieta to. Non pertanto, eccetto pochi casi che ricondurremo al vostro esame, possiam dire d’esser pervenuti a capo di tutto, e già nelle diverse Casse del Banco il nuovo organamento è un fatto compiuto. E questo annunzio che di lieto animo vi rechiamo, necessariamente fa presagire quanto codesto riordinamento della nostra Amministrazione le aggiungerà di moralità e di forza.

V.

Rimane ora a darvi ragguaglio dei termini in che trovasi l’esecuzione degli accordi presi col Governo il 50 di maggio

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1864 in Torino. Innanzi tutto ci è debito dichiarare di non esser mai venuta meno la giusta considerazione del Governo per il nostro Istituto, e non dubbie prove di benignità ci furon perte nell’attuazione delle nuove tasse di registro, consentendoci tutte le interpetrazioni che non fossero offesa all’integrità della legge non solo, ma limitando anche l’ingerenza fiscale nell’esame delle nostre polizze alla. sola necessaria notizia della. parte contrattuale di esse.

Siccome a voi è già noto, ci fu dato anche per arrendevolezza del Governo di far meno gravi gl’impegni presi dal Banco per il contratto del tramutamento della moneta. ora a quelle concessioni tien dietro già l’altra che ci farà facoltà di altri sei mesi a cominciare l’adempimento del contratto: e ciò a renderci men dure le prementi angustie dell'attuale crisi monetaria.

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Non di meno il Consiglio di Amministrazione senza intramessa ha continuato il lavoro degli apparecchine0essarii al contratto assunto. È stata sua prima cura di fornirsi di una scorta conveniente di monete decimali; ed alcune contrattazioni ha già condotte con riputatissimi Banchieri a questo scopo. Ha del pari acquistato in Francia tanto d’argento fino da recare a titolo legale le verghe d’argento già da tempo restituite dalla Zecca al Banco, e che già sono in via di coniazione, e non tarderanno a far parte dei nostri capitali fruttiferi.

Delle verghe d’oro, che istessamente tenevamo oziose per le contestazioni occorse tra gli agenti della Zecca e quelli della Finanza, si è potuto anche condurre afine la liquidazione, e già desse crescono il peso delle nostre Casse in altrettanta bella moneta italiana d’oro.

Ed oggi siamo anche in grado di attendere che dal presente Ministro di Finanze sarà recata alla Camera legislativa al più presto il verbale del 50 di maggio,

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perché venga sanzionato il pagamento delle somme dovute al Banco per i suoi crediti col governo borbonico. Confidiamo pure d’essere in quella discussione presidiati del valido appoggio del Ministero, oltre quello che ci deriva dalla giustizia delle nostre domande, che certo nessun animo onesto vorrà combattere.

Ed in siffatta maniera ci appressiamo alla soluzione del più estruso problema amministrativo del Banco, cioè quello della liquidazione dei rapporti ed interessi passati tra il nostro Istituto e la finanza borbonica, che per quarantaquattro anni seppe di forza tenerlo soggetto.

Oltre questo tornerà pur grato a voi intender come i lunghi voti per la fusione della Cassa di risparmio col Banco siano già presso ad essere adempiuti, e confidiamo di presentarne il decreto al Consiglio Generale, innanzi che chiuda la sua ordinaria sessione. In tal guisa tacerà anche nel volgo, dove or solamente si ripete quella vacua nota,

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che il nostro Banco non dia interessi a quelli che vi depositano i loro capitali. Ma per aver dritto ad interessi è chiaro che debba l’uomo privarsi del suo capitale per qualche tempo. Or colui che reca al Banco il suo denaro, non si priva di niente, scambia in vece il suo numerario con una carta del valore stesso, atta ai medesimi usi, che, come la moneta, e istessamente l’intermediario di tutte le permute, paga ogni obbligazione, acquista ogni derrate ed ogni altro valore; anzi quasi può dirsi ch'egli assicura al Banco di Napoli, senza provigioni, il suo denaro da ogni possibile pericolo.

Per l'opposto gli azionisti delle Banche di circolazione, comprandone le azioni si privano de’ loro capitali, non ricevono alcun corrispettivo, ed é conseguentemente ragionevole che ne abbiano gl’interessi. ,

Laonde i vantaggi che risultano alla nostra industria sono eminentemente legittimi, perché dessa cresce la pubblica ricchezza con la creazione di un ingente capitale

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originato unicamente dalle sue costanti abitudini di probità e fedeltà agl’impegni. Qual altra più onesta e santa sorgente di guadagni può mai divisarsi?

Ma ritornando in via, non tralascerà il Consiglio di Amministrazione di parteciparvi, ciocche per altra strada è già a vostra notizia, l’aiuto cioè dato a tutti i contribuenti della Provincia di Napoli per soddisfare le anticipazioni della tassa prediale votate con analoga legge del Parlamento. Non taceremo delle lunghe e gravi discussioni durate a ponderare un atto, comecché sostanzialmente amministrativo, pure d’indole diversa dagli ordinarii impieghi del Banco.

Intanto la gravità della situazione, le più gravi considerazioni dello sconcerto economico che andava a prodursi, sottraendo i piccoli capitali indispensabili all’industria agraria; la conseguente mancanza o scarsezza

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di lavoro alle popolazioni della campagna, pesarono così su le nostre determinazioni da trarci unanimemente all’accettazione del prestito, che risguardato poi come speculazione bancaria é anche delle più sicure ed utili. A viso aperto riferiamo queste cose e con la coscienza di aver compiuta una buona azione a vantaggio del paese e del Banco stesso. Sì, Signori, la nostra Istituzione deve rialzarsi e mostrar tutta la sua persona. La potenza dei nostri mezzi non avrebbe potute avere più ‘opportune manifestazioni. Alle basse malignazioni si risponde vittoriosamente, sempre che si opera virilmente il bene. Il Consiglio Generale del Banco e quello di Amministrazione ha a già ricevuto dall’universale suffragio delle popolazioni e con appositi indirizzi de’ Comuni e del Consiglio provinciale di Napoli la migliore delle lodi, la gratitudine, la quale verrà sempre più crescendo a misura che si vedrà questa provincia sottratta alle gravezze forse non evitabili in altre contrade. Per la qual cosa siam di credere

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che voi dividerete il compiacimento di un atto, che valse a guadagnare al Banco tanta cordiale popolarità.

Finalmente, a non abusare la vostra indulgenza, destineremo le ultime parole al1’ Archivio Generale del Banco, a quest’opera meno appariscente e pur tanto utile e cara ai Napoletani.

Il lavoro di revisione straordinaria commesso negli uffizii dell’Archivio Generale ha del pari acquistato le premure del Consiglio di Amministrazione, che volle ocularmente prendere certezza di quali anni fosse compiuta la disamina, e quanti altri ancora rimanessero a percorrere, e presi gli opportuni espedienti con I’Archivario, si è fermato, che in men di cinque anni potrà tenersi venuto a termine. Da questo lavoro, oltre alle notizie che vanno ricercandosi de’ conti antichi non ancora soddisfatti, dai quali l’Amministrazione potrà trarre rilevante partito si otterrà anche, a nostro credere,

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un più certo servigio nella emendazione di alcun possibile errore, che ancor possa offrire la nostra scrittura, la quale per il suo mirabile congegno descrive tutte le contrattazioni, epoche e prezzo, con la serie progressiva de’ possessori di tutta la vasta proprietà de’ Napoletani: provvido legame col quale seppe il Banco di Napoli interessare tutte le fortune de’ privati alla sua futura esistenza e prosperità. Son ‘queste le ragioni intrinseche, onde prende merito e forza il nostro Istituto. Però, votati come siam tutti a perpetuarne le sorti, seguiremo l’opera delle sue riforme consigliatamente; e lo sviluppo già disegnatogli, comporteremo che vada dal tempo e dalle sorvegnenti circostanze contemperato. La maggiore o minore estensione delle sue industrie siamo in debito di ragguagliare alla misura delle sue forze. Senz’arrestarlo nel sentiero di progresso in che trovasi, i consigli della sua tradizionale prudenza possono ancora guadagnargli una salutare difesa.

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Conservando con studio la fiducia pubblica, che pur sempre lo accompagna, dovremo divinare i suoi nuovi destini nella diffusione e sodo ordinamento delle Casse di risparmio, le quali varranno a fornirci di capitali che per altre cagioni ci sfuggono.

Poi quando saremo pervenuti al possesso di forze maggiori, e quando una legge speciale ne avrà fatto possibile l'attuazione, non esiteremo a metterci in via dell’altra non meno utile intrapresa del Credito Fondiario. Così collocato il nostro Banco all’ombra di queste due grandi opere benefiche, avrà non pure la sua incolumità, ma anche sodamente accertata la sua futura grandezza.

Direttore Presidente del Consiglio G. COLONNA

lspettor Generale C. GIOIIELLO

lspettor Generale R. ENGLEN

Consigliere G. . B. CAMUNO

Consigliere P. CICARELLI

Consigliere L. ROSSI

Consigliere G. MAGRY
























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