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Governo federalizzatore?

A 157 anni dalla proclamazione della unità d’Italia (17 Marzo 1861)

si profila la possibilità di un superamento dello stato risorgimentale

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17 Marzo 2018

La nuova geografia politica

L’assenza umana e politica di Nicola Zitara l’ho sentita molto in questi anni, soprattutto nell’aprile del 2013 per motivi personali, oggi la sento in modo particolare di fronte alla geografia politica (1)  uscita dalle elezioni del 4 marzo 2018 – per le prospettive che si aprono per l’Italia e per le Provincie Napolitane.

Sicuramente si sarebbe entusiasmato per il fatto che lo stagno post-risorgimentale sia arrivato al capolinea – qualcosa cambierà, anche se non è ancora chiaro cosa e come. Non importa che siano in pochi riescono a intravvederlo – uno di questi, secondo noi è Angelo Panebianco (2) .

Nicola – che era sulla breccia dell’autonomismo già prima che fosse compiuta la Salerno-Reggio Calabria! – si entusiasmava come un bambino appena vedeva qualche segnale di cambiamento, poi di fronte alle delusioni non si arrendeva e diceva “ricominciamo”. Come accadde col Movimento per l’Autonomia di Lombardo (3) .

Tentò un approccio, gli scrisse, dovette scontrarsi contro la critica feroce di diversi duri e puri sconcertati e scandalizzati – taluni di quei puristi son divenuti identitaristi da tastiera, surclassati oggi nelle loro vane ambizioni dalla valanga Cinquestelle.

Uno stralcio dalla lettera che Nicola ci chiese di pubblicare su “Fora...”:

«Politicamente penso che siamo alla fine della formazione "Stato nazionale". Il mondo metà ottocento, quello di Luigi d’Orleans, di Napoleone III, di Camillo Benso, sedicente Conte di Cavour, di Vincenzo Gioberti, di Giuseppe Garibaldi è morto in modo definitivo e irreversibile. Evidentemente si va verso grossi conglomerati di tipo continentale in cui le antiche identità assumeranno il carattere giuridico che avevano la Contea o la Marca al tempo di Carlo Magno.

Immagino un conglomerato Europa Centrale, uno slavo,  uno indonesiano, due o tre  cinesi, almeno due sudamericani, uno nordamericano, etc.

Il Regno di Napoli, la Sicilia, la Sardegna, Cipro, Malta, Tunisi, l’Egitto, l’Anatolia, l’equivoco Medio Oriente costituirono per millenni un loro conglomerato, che un illustre storico francese ha chiamato il Continente Mediterraneo.

Non possiedo idee divinatorie, ma un folletto dentro di me dice che prima o poi si tornerà a vedere rifiorire questo luogo terramarino dove nacque la storia. Niente di sicuro, un’idea come un’altra, che tuttavia vale la pena di sondare. »

Sia ben chiaro, per Zitara il contatto con l’MPA era assolutamente strumentale, nel senso che l’obiettivo restava il SEPARATISMO (4) , non vedeva altro futuro per il sud – anche la pubblicazione di “Fora...” sul sito https://www.eleaml.org/ rientrava in quella ottica.

Sapeva che io avevo qualche riserva sulla separazione, ma aveva intuito che Internet era un veicolo potente per le sue idee. Durante una amichevole ma accesa discussione a Mongiana mi disse, ironicamente, che “mi usava”.

Oggi ci troviamo di fronte ad una accelerazione politica che a mio parere lo avrebbe entusiasmato.

L’editoriale di Panebianco sul Corsera del 7 Marzo 2018

“Sembra di essere tornati indietro di 150 anni, al tempo del Regno delle Due Sicilie!” scrive Aldo Carra sul Manifesto (Cfr, Il malessere del sud covava da 15 anni - Edizione del 08.03.2018).

Questa affermazione scritta su un giornale da sempre meno allineato rispetto alla stampa di regime è emblematica della incapacità del personale intellettuale-politico-italiano di fare i conti con la nuova geografia politica.

Evitiamo di riportare altri commenti e ci soffermiamo sull’editoriale di Angelo di Panebianco sul Corriere della Sera del 7 Marzo 2018, intitolato “Elezioni 2018: gli interessi differenti e il federatore che non c’è” (5) .

Già il titolo pare un manifesto politico e fotografa in poche parole la situazione reale di questo paese, messo a nudo dai colori che mostrano i risultati elettorali nei vari territori.

Uno dei migliori editoriali che abbia mai letto su come si è retta l’Italia nel dopoguerra (io direi dall’ascesa della sinistra al governo del paese nel 1876 - prima la destra aveva conservato l’unità del paese soprattutto con le armi).

Panebianco afferma che il risultato elettorale ci ha posto tutti di fronte ad una «Repubblica senza federatore», un ruolo svolto prima dalla Democrazia Cristiana, poi da Berlusconi ed infine per qualche anno da Renzi.

In un altro editoriale (6)  del 27 novembre 2017, “Un centro di gravità per il nostro Paese”, il giornalista aveva affrontato il tema del federatore scrivendo:

“Privato del suo storico federatore il Paese era disorientato, in preda a potenti spinte centrifughe: con un Nord che sembrava ormai pronto a seguire le sirene del secessionismo leghista, un Centro controllato dai post- comunisti, un Sud allo sbando. Poi arrivò Berlusconi e la sua clamorosa vittoria del 1994.”

Riportiamo uno stralcio dall’editoriale del 7 marzo 2018 – ve ne consigliamo la lettura integrale:

“La caratteristica della politica italiana di oggi è che quel ruolo non appartiene più a nessuno. Non ci sono più camere di compensazione, le tensioni Nord/Sud sono probabilmente destinate ad acutizzarsi, la «politica territoriale» (la lotta per la spartizione delle risorse fra i diversi territori) diventerà molto più visibile di un tempo, forse arriverà a dominare l’agenda parlamentare.

È certo che un gruppo politico fortemente meridionalizzato quale è oggi il movimento 5Stelle dovrà tentare di ridistribuire risorse verso il Sud: il reddito di cittadinanza è, al tempo stesso, un programma e una bandiera. È altrettanto certo che le zone produttive del Paese resisteranno a un simile tentativo di ridistribuzione della ricchezza e che di questa resistenza non potrà non farsi interprete una coalizione così nettamente «nordista» quale è il centrodestra.”

In un altro passaggio l’editorialista del Corriere scrive:

“È quindi possibile che Salvini, pressato dalle circostanze, sia costretto a recuperare alcuni di quei temi «nordisti» che appartenevano all’epoca di Bossi e da lui accantonati.“

Noi ne siamo certi, visto che l’Europa e Mattarella non ci manderanno a votare tanto presto e Lega e Cinquestelle saranno costretti a convivere.

In attesa di consolidare gli attuali risultati elettorali.

Il luogo-comunismo italiota e le Due Sicilie

Il renzismo fa rima con berlusconismo e con la sua efficientistica brutalità (in politica come nei rapporti umani, lo “stai sereno” è ormai entrato nel dizionario comune) ha contribuito a togliere alla politica quella patina di impegno per il bene comune che aveva caratterizzato l’impegno politico di tanti esponenti del mondo cattolico (basti citarne un paio, il trentino De Gasperi e il pugliese Aldo Moro).

La politica si è trasformata in un metodo per efficientizzare macchina economica e macchina amministrativa, divenendo uno strumento spregiudicato di gestione del potere - vedi Sicilia e Campania, dove il renzismo (come, ad essere onesti bisogna ricordarlo, avevano fatto altri prima di lui che dal nord da sempre son venuti a raccattare consensi al sud) non si è fatto scrupolo di allearsi con chiunque, purché portasse tessere e voti.

Questo metodo è stato travolto – il popolo sopporta l’inverosimile ma quando meno te lo aspetti si rivolta. La valanga leghista ha falciato il renzismo a nord e la valanga Cinquestelle ha falciato il renzismo nelle provincie napolitane.

Questa valanga – da taluni osservatori, più accorti, preconizzata e da altri assolutamente non prevista – ha sorpreso diversi opinione-maker da talk-show e giornalisti nostrani e le cartine della nuova geografia politiche sono diventate oggetto di scherno. Soprattutto nei confronti di quelli che, a sud, hanno votato per i Cinquestelle – una scelta dettata esclusivamente, secondo questi spregevoli soloni, dal desiderio di ottenere il reddito di cittadinanza promesso dal programma elettorale pentastellato (7) .

Non solo, in vari articoli e servizi televisivi si sono ripescati i peggiori luoghi comuni, il laurismo (‘O Comandante che donava una scarpa prima e una dopo le votazioni), la balena bianca ovvero la Democrazia Cristiana (partito che avrebbe basato le sue fortune sulle pensioni di invalidità civile), “un gigantesco voto di scambio”, addirittura il familismo.

Qualcuno ha tirato in ballo il Regno Due Sicilie cercando di demonizzare quella disfatta come una vittoria del vecchiume, del borbonismo, degli scansafatiche in attesa del sussidio di stato invece che di un lavoro produttivo.

Si è ingigantita la notizia relativa alla richiesta fatta da taluni (qualche decina in tutto il sud) in merito al reddito di cittadinanza (8)  – che in alcuni casi era domanda sul reddito di inclusione. Giunge notizia che si parla di epurazione, nella CGIL pugliese, nei confronti di chi soltanto provi a suggerire di dialogare con i Cinquestelle!

Di Maio, il federatore che non sarà

Abbiamo ascoltato con estrema attenzione le prime di parole che Di Maio ha pronunciato (9)  a commento dei risultati elettorali. Ascoltandole, sinceramente, abbiamo pensato che Di Maio cominci a mostrare un notevole talento politico o che abbia dietro di sé dei buoni consigliori, che hanno sentito la necessità di fargli pronunciare come prima dichiarazione a commento del voto una vera e propria sottolineatura del carattere nazionale del suo premierato, che nessuno avrebbe dovuto farsi fuorviare dalla geografia del voto e da quei colori che confinavano i cinque stelle ad esser asso pigliatutto nel centro sud del paese e nelle isole.

In 40 secondi, leggete cosa ha detto:

“Ci sono intere regioni dove ci ha votato oltre il 50% dei cittadini. Più di un cittadino su due di intere regioni di questo paese ha votato per il Movimento. Ci sono aree in cui abbiamo raggiunto il 75% del consenso.

Siamo primi in Liguria col 27… col 30… in Emilia col 27%... siamo primi anche in Piemonte e nel Lazio dove governiamo Torino e Roma.

E siamo una forza politica che rappresenta l’intera nazione, rappresentiamo tutto lo stivale, dalla Valle d’Aosta fino alla Sicilia. Tra l’altro in Valle d’Aosta abbiamo eletto la prima donna della storia, che viene eletta parlamentare in Valle d’Aosta.

E abbiamo una forza politica – il M5S – che rappresenta l’intera nazione. Non posso dire lo stesso di altri che invece sono delle forze politiche territoriali.“

Notate che dice siamo i primi in…” - e cita in maniera esplicita solo regioni del nord, dove i Cinquestelle registrano una “non vittoria” (10)   ignorando il sud dove hanno stravinto – per ribadire in due passaggi “l’intera nazione”.

Quella che sarebbe l’essenza della politica ovvero “la lotta per la spartizione delle risorse fra i diversi territori” verrà allo scoperto senza gli orpelli retorici della cultura patriottarda che dietro le belle e altisonanti parole dell’amor di patria ha visto sempre soccombere una parte del paese (le ex Provincie Napolitane) a vantaggio di un’altra parte (la cosiddetta toscopadania. se vogliamo usare una categoria zitariana (11) ).

Non esiste più un federatore (12)  di interessi fra le due parti del paese e Matteo Salvini impedirà a Di Maio di svolgere questo ruolo – per il semplice fatto che i grandi elettori della lega, concentrati al nord, si opporranno ad un uso di risorse tali da dare risposta concreta agli elettori del M5S, concentrati a sud.

L’unica strada praticabile sarà il compromesso da cui potrà nascere veramente quella che Di Maio ha chiamato III Repubblica, non certo immaginandosela federale quella repubblica futura – perlomeno questo presumiamo noi.

LA NOSTRA COPERTINA DEL 6 MARZO 2018
LA NOSTRA COPERTINA DEL 6 MARZO 2018

Il superamento dello stato risorgimentale

Se non cambia la posizione del PD (13)  indispensabile per formare una maggioranza – riteniamo che per l’Italia si presenti una grande occasione, quella di un governo federalizzatore nato da un accordo tra Lega (con roccaforti al nord) e Cinquestelle (con grandi consensi al sud).

Un grande accordo per una Italia nuova, federale che per restare UNA dovrebbe trovare nuove mediazioni istituzionali e superare questo stato filiazione di quello risorgimentale (gli amici che osannano l’Italia repubblicana sinceramente ci fanno sorridere – per noi questa repubblicana-resistenziale è stata la stessa Italia di sempre, quella che sparava sui briganti era la stessa che poi avrebbe stroncato con la forza la rivolta di Reggio Calabria).

Il 40% della popolazione mondiale vive in stati organizzati secondo principi federali, non sarebbe certo una iattura, anzi per le ex-Provincie Napolitane una occasione storica.

In genere le organizzazioni statuali a carattere federale si generano come effetto dell’ascesa delle rivendicazioni identitarie di gruppi sociali territorialmente ancorati, che poi trovano un compromesso per perpetuare l’unione e superare la centralizzazione. Infatti, storicamente, il federalismo va contrattato tra varie forze integratrici e disgregatrici, non è quindi un modello astratto da realizzare ma nasce sempre come soluzione concreta.

La situazione politica creatasi il 4 marzo spingerebbe in tale direzione. Nel sud Italia non vi sono spinte separatiste (14)  tali da portare ad una disintegrazione della penisola ed alla creazione di stati indipendenti.

Diversi amici si illudono troppo sulla carica identitaria dei cinque stelle, una carica che non esiste se non in qualche isolato neoletto infarcito di qualche luogo comune sui primati del regno delle Due Sicilie ma senza una solida cultura storica o identitaria. Ma il destino dei paesi a volte mostra una accelerazione che solo pochi riescono a cogliere. Uno di questi per noi è Pianebianco che ha intravisto il cambiamento in atto e le sue implicazioni anche pericolose che esso contiene o i rischi di contrapposizione territoriale che potrebbe generare.

Siamo di fronte ad un impasse istituzionale dovuta ad un voto che ha dei vincitori che potrebbero costruire un governo solamente grazie ai voti di coloro che hanno perso clamorosamente: ovvero il PD e i suoi dirigenti.

Siccome questo schieramento si è un po’ incartato essendo costituito un nugolo di fedelissimi o di nominati di Renzi (figlio politico del bipolarismo berlusconiano) i quali per ora tengono fede a quanto dichiarato subito dopo la disfatta (linea confermata nella direzione di lunedì 12 marzo) dal loro ex-leader e non ha alcuna intenzione di fare da stampella ai cinque stelle.

Non vediamo all’orizzonte nessuno del PD che abbia la statura di un Craxi che i voti non li contava ma li faceva pesare.

Per tornare al nostro assunto, restano solamente Lega e Cinquestelle a dare le carte da gioco: la novità verrebbe da una gestione rovesciata del processo di federalizzazione – dall’alto verso il basso invece che dal basso verso l’alto.

Un governo federalizzatore

L’Italia è stato un caso singolare nella sua creazione statuale, frutto della abilità cavourrista (15)  e della spregiudicatezza garibaldesca – oggi cade il 157° anniversario della proclamazione del Regno d’Italia, avvenuta il 17 Marzo 1861.

L’Italia è un caso singolare per la sopravvivenza di due entità opposte per storia e cultura tenute insieme fin dall’inizio con la forza delle armi (come ebbe a dire Settembrini, “L'esercito è il filo di ferro che ha cucito l'Italia e la mantiene unita”).

L’Italia si avvia ad essere un caso singolare anche per gli approdi a cui si potrà giungere grazie a (o a causa di) questi risultati elettorali, perché si potrebbe avere un paradosso che è un governo ad essere promotore di un cambiamento invece che un movimento politico. E ci riferiamo al federalismo!

In altre parole ciò che le idee di Miglio e la lega di Bossi non sono riuscite a realizzare potrebbe materializzarsi per effetto di uno stallo politico che rischia di generare effetti devastanti che vanno da un tracollo economico a tensioni sociali deleterie fra due parti del paese: nord e sud.

La sconfitta elettorale ha posto Berlusconi e Renzi in seconda fila, in una situazione difficile, dovuta non tanto o non solo alle circostanze ma anche e soprattutto al loro essere incarnazioni del bipolarismo…

La Lega sopranista ha sfondato la linea del Tronto raccogliendo oltre un 5 per cento (che avrebbe potuto fare la felicita di un movimento autonomista meridionale se fosse esistito), ma è andata a sbattere contro un M5S che in leggerissima flessione in Padania sbaraglia tutti nelle regioni meridionali e in Sardegna.

Checché ne dica o ne pensi Di Maio la nuova geografia politica mostra un vero e proprio bipolarismo territoriale, dove le roccaforti numeriche di Lega e Cinquestelle sono rispettivamente, al nord e al sud.

Questa geografia porterà la Lega a ripescare – come argutamente ipotizzava Panebianco nel suo editoriale e come pensiamo noi – temi leghisti posti in soffitta dal Salvini sovranista-nazionalista.

Ci troveremo quindi due formazioni politiche con interessi contrapposti che saranno costrette a parlarsi, a trovare un accordo e le spinte che vengono dai territori in cui sono più sorti le spingeranno in nella stessa direzione: gettare le basi della III Repubblica che non sarà quella che immagina Di Maio (cinque temi post-industriali) ma somiglierà a quella che immaginava Miglio ovvero una Italia federale.

Insomma si prospetta, appunto per l’Italia, un governo federalizzatore – nel senso di un governo che si farà promotore di un superamento dello stato nato dal risorgimento: una sorta di Stati Uniti d’Italia, una forma statuale con due o tre o cinque governi locali ed un governo centrale federale (16)  .

“È dunque avvenuta una meridionalizzazione del voto al Movimento 5 stelle, un fenomeno che iniziava a essere visibile già a partire dalle elezioni europee del 2014.” scrivono, a proposito del voto al M5S, gli analisti dell’Istituto Cattaneo (17) .

Forse si dovrà passare per una altra tornata elettorale, durante la quale Lega e Cinquestelle saranno costretti ad arretrare in quei territori (centro-nord e centro-sud) in cui sono più forti.

A quel punto dovranno farsi portatori delle istanze di quei territori, volenti o nolenti.

_____________

(1) Per la nuova geografia politica – vedi APPENDICE Documento II.

(2) Cfr. Corriere della Sera del 7 Marzo 2018, “Elezioni 2018: gli interessi differenti e il federatore che non c’è” https://www.corriere.it/opinioni/18_marzo_07/gli-interessi-differenti-federatore

(3) Anche chi scrive, il sottoscritto, coltivò l’illusione che il Movimento per l’Autonomia di Lombardo potesse contagiare le altre Provincie Napolitane e spingere gli identitaristi della capitale (Napoli) a fare squadra, a creare un movimento unitario. Non fu così.

(4) Cfr. APPENDICE - Documento I. - FORA...

(5) Cfr. Corriere della Sera del 7 Marzo 2018, “Elezioni 2018: gli interessi differenti e il federatore che non c’è” https://www.corriere.it/opinioni/18_marzo_07/gli-interessi-differenti-federatore-che-non 

(6) Cfr. Corriere della Sera del 27 Novembre 2017, “Un centro di gravità per il nostro Paese” https://www.corriere.it/opinioni/17_novembre_28/politica-federatori-centro-gravita 

(7) Programma Cinquestelle – vedi APPENDICE Documento III.

(8) Cfr. Elettori 5 Stelle, reddito di cittadinanza e l’assalto per le richieste dei moduli. Un caso esemplare di disinformazione: https://www.valigiablu.it/reddito-cittadinanza-caf-bari/ 

(9) Dichiarazione riportata in https://www.radioradicale.it/scheda/535051/politiche-2018-dichiarazioni-di-luigi-di-maio - vedi APPENDICE Documento VI.

(10) Scrive l’Istituto Cattaneo: “Dai risultati di queste analisi è possibile evidenziare un chiaro meccanismo di voto che ha favorito il successo del Movimento al Sud, o meglio la sua non - vittoria al Nord. Questo meccanismo è visibile nei grafici presenti in figura 1, in cui sono riportate le percentuali stimate calcolate sull’elettorato complessivo: il M5S conquista voti ai danni del Pd, ma nelle città del Nord ne cede a vantaggio della Lega.” – vedi APPENDICE Documento II.

(11) Termine utilizzato dal 2000 al 2010 - https://www.eleaml.org/nicola/fora.html 

(12)Cfr. Corriere della Sera del 7 Marzo 2018, “Elezioni 2018: gli interessi differenti e il federatore che non c’è” https://www.corriere.it/opinioni/18_marzo_07/gli-interessi-differenti-federatore-che-non 

(13) Cosa possibile solamente con la frantumazione del PD e di altre forze politiche con rimescolamento generale – ipotesi irrealistica, secondo noi.

(14) Chi vuole approfondire le tematiche inerenti il separatismo non può prescindere dalle opere e dagli articoli di Nicola Zitara – https://www.eleaml.org/nicola/fora.html 

(15) Illuminante la breve analisi che ne fa lo scrittore russo – vedi APPENDICE Documento VII. 

(16 Vi consigliamo la lettura di qualche saggio di un classico del federalismo – vedi APPENDICE Documento VIII.

(17) Cfr. Il voto per il Movimento 5 stelle: caratteristiche e ragioni di un successo https://www.cattaneo.org/wp-content/uploads/2018/03/Analisi-Istituto-Cattaneo-Elezioni-Politiche-2018



APPENDICE

Documento I. - FORA...  ODT PDF
Documento II. - La nuova geografia politica – M5S  ODT PDF
Documento III. - La nuova geografia politica  ODT PDF
Documento IV. - Programma Cinquestelle - Luigi Di Maio  ODT PDF
Documento V. - Programma Lega - Matteo Salvini  ODT PDF
Documento VI. - Dichiarazione di Luigi Di Maio  ODT PDF
Documento VII. - Fëdor Michailovic Dostoevskij  ODT PDF
Documento VIII. - The Federalist Papers: No. 10 ODT PDF


GLOSSARIO

FEDERATORE - Abbiamo usato questo termine nell'acezione datagli da Angelo Panebianco, in riferimento a persona o a partio-movimento che in Italia ha svolto un ruolo di mediazione fra gli interessi fra nord e sud impedendo che venissero in collisione.

FEDERALIZZATORE - Abbiamo usato questo termine in riferimento a persona o a partito-movimento che in Italia ha innestato o potrebbe innestare negli ordinamenti dei principi federali o tende o tenderà a cambiare la forma dello stato in senso federale.

FEDERALISMO - "Dal punto di vista del vocabolario giuridico le categorie del federalismo si caratterizzano per un elevato tasso di indeterminatezza e per una resistenza alla categorizzazione.

Per ricercare lo sviluppo comparativo di tali concetti fondamentali del federalismo è dunque preferibile un’indagine sui testi classici del federalismo.

Mentre gli approcci formalistici sono andati alla ricerca di categorie dogmatiche e di archetipi istituzionali rispetto ai quali misurare il tasso di federalizzazione di ordinamenti politici, gli approcci processuali hanno accettato l’incertezza e l’indeterminatezza delle retoriche federali e, anziché applicare un metodo comparativo ad una realtà supposta come statica, hanno concluso che «il concetto stesso di federalismo è intimamente comparativo» (Bakvis, H.-Chandler, W.M., Federalism and the Role of the State, Toronto, 1987, 5). Al cospetto di tale varietà fenomenica è comunque utile operare una distinzione concettuale tra federalismo, federazione e stato federale."

https://www.treccani.it/























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