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TUTTO SI FERMA A EBOLI

di Zenone di Elea

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1° Aprile 2015

Di certe invenzioni letterarie assurte a categorie storico-poltico-antropologiche non se ne può più. Da quando Levi pubblicò il suo libro, scritto al confino in Lucania, tutto si ferma a Eboli. Pure il renzismo, secondo il direttore del Corriere del Mezzogiorno.

Da oltre centocinquantanni si scrivono le stesse inconcludenti ovvietà. Proviamo ad andare indietro nel tempo? Vogliamo affrontare l’impegno fascista per oscurare l’esistenza di una questione meridionale? Oppure vogliamo fare la storia del togliattismo e del destino degli intellettuali di punta del movimento comunista meridionale all’interno del PCI?

Il meglio che ha saputo produrre il meridionalismo comunista è stato il bassolinismo. Senza offesa per Antonio da Afragola che non aveva nulla da invidiare a Ciriaco da Nusco se non il livello di potere raggiunto da quest’ultimo.

Per Polito non è “un caso se nel governo non c’è neanche un ministro meridionale” – ma è questo di cui abbiamo bisogno a sud del Tronto, di qualche ministro?

Abbiamo avuto uomini del calibro di Nitti (politico e intellettuale, più volte ministro e Presidente del Consiglio), De Mita (fine politico checché ne dicano i suoi detrattori, anch’egli più volte ministro e Presidente del Consiglio), D’Alema (politico importante della sinistra, Presidente del Consiglio). Si potrebbe continuare, ma non è di qualche ministero in più che ha necessità il sud. Se bastasse qualche uomo politico, siccome ce ne sono stati, dovremmo essere in ben altra condizione sociale ed economica.

Noi abbiamo bisogno di autonomia se non di indipendenza. Non vi sono altre strade, poiché le alternative portano tutte, via Roma, in padania. Dove si decidono i nostri destini, dal 1861, quando disgraziatamente divenimmo fratelli d’Italia.

Il renzismo si è rassegnato a cercare un compromesso con la classe politica meridionale, lasciando eleggere Mattarella alla Presidenza della Repubblica.

Non crediamo riesca a fare altro.

Se questo paese fosse veramente unito, dalle Alpi alla Sicilia, come dovrebbe essere un paese normale, non avremmo ancora il problema della Salerno-Reggio Calabria e l’Alta Velocità arriverebbe a Palermo, non a Salerno! 

Se guardiamo il catalogo delle grandi opere (se ne parla su un sito http://cantieri.mit.gov.it/ che pare abbandonato - forse il tutto ora è gestito dal sito http://www.mit.gov.it/) risulta evidente come esse siano concentrate per la gran parte al centro-nord – sarebbe interessante vedere anche le cifre relative ai costi per capire quanti soldi si spendano in Padania e quanti nell’ex-Regno delle Due Sicilie.

A tal proposito si legge su un sito che la nuova statale Jonica Taranto-Sibari-Reggio Calabria con un costo da progetto di 3 miliardi si presume che ne costerà 20 di miliardi. Sorgono due domande: come mai una tale lievitazione di prezzi? quale governo avrà il coraggio di spendere una cifra simile per una strada in Calabria?

Eppure chi conosce questa bella regione d’Italia sa che tale opera sarebbe necessaria, sia per gli abitanti che per il turismo.



SITO GRAFIA – GRANDI OPERE



























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