
Il 16 giugno
prossimo, la linea ferroviaria ionica–reggina
diventerà un ricordo, al massimo un tranvai. Infatti, lo stato
italiano, con un processo sommario e senza possibilità di
appello, ne ha decretato la fine; e cosa ancor più grave, non ha
reso pubblica la sentenza.
E’ da tempo, che si parla della chiusura parziale o totale della
ferrovia ionica, ma fino ad oggi non era stata presa una decisione in
merito. La notizia, drammatica per tutti noi, si è avuta in via
confidenziale, qualche giorno addietro, in un al bar, davanti a una
tazzina di caffè. Parlando del più e del meno, si viene a
sapere che, a giugno, la nostra ferrovia sarà in parte chiusa,
in parte adibita al trasporto locale. Nelle stazioni, i
ferrovieri sono disponibili alle confidenze e hanno confermato la
notizia, è dir poco, ferale. Il clima è triste. Domina lo
sconforto, quasi la rassegnazione. Non si sa cosa fare.
L’auspicio è che le cittadinanze colpite dal diktat
governativo e i sindaci della Locride intervengano
tempestivamente. La protesta appare legittima, le manifestazioni
doverose. Risalta, nella vicenda, l’avversione del governo
centrale e l’ipocrisia della giunta regionale. Infatti entrambi
hanno scelto la via del silenzio, si sono adoperati a impedire la
divulgazione della notizia.
Ma qual è il motivo di questa chiusura?
Secondo i ferrovieri, il motivo ufficiale è la costruzione del
secondo binario sulla tratta Reggio Calabria Centrale –
Melito Porto Salvo; nei fatti, il motivo recondito è lo
smantellamento dell’importante arteria, che è vitale per
le comunicazioni con il Nord, dove vivono centinaia di migliaia di
cittadini jonici e dove sono ubicati gli ospedali meglio
attrezzati e più qualificati.
Riepilogando, il prossimo 16 giugno, la tratta ferroviaria Reggio
Calabria – Lamezia Terme sarà degradata al solo trasporto
locale. Scompariranno i treni a lunga percorrenza, ovvero sia il
treno per Milano che quello per Torino e il diretto per Bari
(già Intercity). Sarà garantito soltanto l’espresso
per Roma con partenza da Melito ed il servizio locale ( treno
regionale) da Lamezia a Melito e viceversa.
La Melito - Reggio Calabria diventerà un binario morto, la
“Cassandra Crossing” del meridione. A chi da Monasterace
viaggerà per Reggio toccherà lasciare il treno a Melito e
imbarcarsi su un autobus.
Non c’è, comunque da preoccuparsi, il tricolore
sventola ancora sulla torre del Quirinale insieme al vessillo europeo.
Se non c’è il treno, ci sono sicuramente le trombette che
intonano l’Inno di Mameli. E poi l’Italia si sta
europeizzando, l’Alta velocità tra Milano e Torino
è già un fatto compiuto e a Crotone c’è
posto per centinaia di clandestini bicontinentali, che non useranno
più il treno per raggiungere Francoforte, perché
riceveranno un biglietto d’aereo. Chi pensava che nel periodo
estivo, la linea ferroviaria sarebbe stata arricchita di treni
straordinari da e per Torino e Milano, si rassegni e si goda il sole in
solitaria tranquillità.
Si diceva dell’orchestrato silenzio sulla novità
governativa. Ora c’è da chiedersi se anche i boss locali,
che tanti affari hanno con il potere politico e con le banche, siano
stati, anch’essi tenuti all’oscuro. Eppure anche i
loro interessi vengono lesi pesantemente. Se la prossima estate, ormai
alle porte, non ci sarà gente che viene da fuori a trascorrere
le vacanze nella Calabria ionica, il loro fatturato ne risentirà
inevitabilmente. Per non parlare del silenzio della classe politica,
sia nazionale che regionale, che non ha voluto improntare la campagna
elettorale sul tema della difesa della tratta ferroviaria. Né
Berlusconi, né Prodi, né Loiero, né Abramo e tanto
meno il presidente uscente, Chiaravalloti, hanno minimamente cercato di
accaparrarsi i voti promettendo di evitare la decisione
funesta.
La sentenza era già stata emessa e ahinoi era
inappellabile.
Io, sinceramente, mi sento in dovere di ringraziare Ciampi e il suo
stato italiano, per averci fatto questo nuovo ed inaspettato regalo; il
suo risorgimento ( quello del nord ai danni del Sud), continua.
Dopo 144 anni, dall’invenzione dell’unità italiana e
dall’annessione del Sud all’Italia, lo smembramento e lo
smantellamento dello stato meridionale ( Regno delle Due Sicilie), sta
per essere completato.
Ci hanno tolto tutto, a cominciare dal nome Italia, che si fermava alle
porte di Rimini e non includeva le popolazioni padane. Abbiamo perduto
le fabbriche, le banche, i soldi ed adesso anche la ferrovia.
Prossimamente, perché no, perderemo anche le spiagge, secondo le
fertili idee di Tremonti. Visto che la Lega di Bossi ha impostato il
concetto di Stato in termini di soldi, è giusto allora rifare i
conti. Per cento e dieci anni, dal 1860 al 1970, il Sud ha pagato allo
Stato più di quanto ricevesse dallo Stato, dati Istat certi e
incontrovertibi. In termini di contabilità privata, poi,
l’agricoltura meridionale ha sopportato il costo del
protezionismo industriale. E siamo cauti. Infatti c’è chi
sostiene che il Sud sta continuando a pagare allo Stato più di
quanto riceve dallo Stato, ed è anche certo che l’attuale
protezionismo a favore del grano, del latte, dei formaggi e della carne
è un sovrapprezzo che il Sud paga senza ricevere alcun beneficio
in contropartita.
Visto che la nazione viene intesa in termini di danaro, allora
restituiscano il maltolto.
Questo Stato ci sta togliendo tutto, sta facendo terra bruciata del
Meridione e ci sta portando nuovamente all’emigrazione di massa.
Se la comune dignità e il legittimo orgoglio dei meridionali
esistono veramente, e non sono invece un vano sproloquio, è
doveroso reagire.
Ai sensi della legge n.62
del 7 marzo 2001 il presente sito non costituisce testata giornalistica.
Eleaml viene aggiornato secondo la disponibilità del materiale e
del web@master.