
La nostra vita privata e collettiva sta velocemente cambiando. Tutti ne siamo sorpresi, frastornati, scontenti. Capiamo d’essere impotenti, ma non sappiamo cosa fare. Il dibattito politico, anche quello al più alto livello che vediamo in televisione, non ci dà risposte. E’ vuoto, spento, sembra - e forse è – una corsa alle poltrone, o anche peggio, a quel che sta sotto la poltrona: il danaro, i privilegi personali e familiari, il potere.
Gli stessi leader sembrano pesci fuor d’acqua.
Arlecchino Ridens canta storielle e il suo avversario somiglia a
Colombina, che ha un ruolo solo perché ‘litica col
moroso’. Persino
Bertinotti - il Bastian contrario per eccellenza - che in ogni
occasione mostrava di possedere un suo chiaro punto di vista - un
personaggio sicuro di sé, spesso un mattatore - annaspa
visibilmente.
Soltanto gli stronzobossiti paiono sicuri di sé.
Ed è facile capirne il
perché. Non si pongono problemi generali, si limitano a
difendere i
privilegi che Milano e la Lombardia hanno conseguito nel corso degli
ultimi 140, con il Regno e la Repubblica d’Italia. Il loro mondo
è
vecchio, prefascista, crispino e giolittiano - riemerso il quale, il
disegno costituente e costituzionale si va spegnendo giorno dopo
giorno.
La confusione mentale e il pasticcio progettuale hanno una causa
precisa: è cambiata l’economia. Il mercato unico nazionale
è alle corde
e la globalizzazione, la mondializzazione dei padroni va avanti sicura
e spedita.
A pagare è la libertà del poveruomo, che oggi non ha
più una faccia
umana – quella del produttore, del lavoratore – ma
una faccia di cuoio
(o di sky), il cui profilo sta interamente nel suo portafoglio di
consumatore; oggetto, questo, alquanto comodo, specialmente quando
contiene qualcosa, nonché idealizzato dall’economia
bocconiana, che
invece di chiamarlo con il suo nome, lo chiama ‘equilibrio del
consumatore’, forse perché spesso cade, come capita
appunto alle cose
che hanno una malcerta base.
L’evoluzione (meglio l’involuzione) del diritto privato
è il miglior
termometro del cambiamento nei rapporti economici. Il sistema giuridico
occidentale sembra ancora quello elaborato dai pretori romani. Tutti i
contratti, per il cui rispetto il cittadino può invocare
l’intervento
di un giudice, possono esser fatti risalire a duemila anni fa. E’
cambiato qualche nome, la dottrina ha affinato o chiarito qualche
concetto, ma si ha l’impressione di essere sempre lì.
Ciò avviene
perché le novità economiche vengono insistentemente
sforzate, per farle
rientrare nell’istituto antico, nel principio morale basilare,
che le
norme scritte dovrebbero rispettare, ma che purtroppo non ha più
il
senso e la pregnanza primigenia. I giuristi chiamano questo principio
l’ “autonomia privata”. In materia negoziale,
cioè nelle relazioni
intersoggettive, ognuno di noi è il supremo giudice del proprio
interesse, e ciascuno invera questa regola di libertà
‘negoziando’,
‘contrattando’ (liticando, come diciamo noi meridionali)
con l’altra
parte (presente o eventuale).
Su questo sottofondo si inserì sin dal tempo di Roma la vendita
a
prezzo fisso. Duemila anni fa, il prezzo fisso si aveva solo nel
caso
di un monopolio statale; per esempio il sale. E fin da allora fu chiaro
ai giuristi che in questo caso l’autonomia privata si riduceva a
una
semplice opzione: sì o no.
Oggi che tutto si compra presso venditori
professionali, la vendita a prezzo fisso è quasi la regola.
Soltanto in
situazioni tradizionali, come il mercato settimanale, o in qualche
settore specifico, per esempio il commercio dei mobili, si conserva
l’uso di contrattare (tirare o litigare sul prezzo). Per il
resto, o
si accetta in blocco l’offerta o non si compra. Infatti è
il venditore
che fissa i termini del contratto. La sua proposta è come se
fosse
scritta nella merce esposta su un banco.
L’antico contratto di
compravendita nominalmente regge. Però nella transizione
non ha
perduto soltanto, come riteniamo erroneamente, il suo carattere
folcloristico. Ha invece semplificato i rapporti (umani) di scambio
fino al punto da eliminare l’uso della voce. Li ha resi muti.
Quasi
tutte le merci, oggi, sono come il sale al tempo degli imperatori
romani. “Prendere o lasciare”. Cosicché è
facile intuire che il
produttore delle lamette Gillette, se non è un imperatore
romano, poco
ci manca.
Nella Napoli spagnola, il grano era venduto ai fornai al prezzo fissato
dai governanti. Come si dice, era calmierato, anzi c’era una
pubblica
annona. In momenti di crisi, erano le autorità a decidere
un aumento o
un ribasso del prezzo. Oggi, neanche il presidente della
Repubblica ha
il potere di modificare il prezzo delle lamette da barba, figuriamoci
il sindaco di Napoli o l’onorevole Bertinotti.
Più libertà, o meno la libertà? Chiamiamola
globalizzazione, e non ci sbaglieremo.
Ma andiamo avanti. Dall’acquisto di un francobollo, o dalla
carità
fatta al mendicante sulla porta della chiesa, a salire in su, una
persona, nella sua vita, conclude centinaia di migliaia, se non milioni
di negozi, senza minimamente far mente locale al fatto che sta
compiendo un atto giuridicamente rilevante.
Si accorge di stare
assumendo una responsabilità negoziale soltanto quelle poche
volte che
si trova di fronte a un notaio o comunque gli viene chiesto di apporre
una firma sotto un testo a stampa. In quest’ultimo caso
sottoscrive un
contratto, cosiddetto, di adesione.
Si tratta di una tipologia che
richiama alla mente il venditore monopolista del sale. In Italia la
nascita del contratto di adesione non è collegata alla
compravendita,
ma al ‘contratto di fornitura’ d’acqua e di energia
elettrica, nonché
al mutuo bancario e al contratto di assicurazione.
Nella compravendita,
il contratto per adesione (muta, e quasi acefala e abulica) alla
proposta del venditore nasce o comunque si afferma con la vendita
(specialmente a rate) di autoveicoli (i quali, insieme alle navi e agli
aerei, sono dei beni mobili soggetti a registrazione, tale e quale gli
immobili – cfr. > Catasto – Registro delle
ipoteche, etc.).
Va da sé che soltanto un venditore forte quanto il monopolista
del sale
può imporre il prezzo e le altre condizioni del contratto
alle
eventuali controparti. Oggi questa situazione è diffusissima.
Basta
comprare tre matite per corrispondenza o per internet, per essere
tenuti a sottoscrivere il suicidio della propria autonomia privata.
Insomma, è il potere del venditore che è cambiato
rispetto al 1948,
allorché entrò in vigore la costituzione italiana e
prese ad andare a
tutto regime il sistema dei partiti e lo Stato dei partiti. A
partire
dalla caduta del muro di Berlino, i partiti si ripartiscono un potere
che sta su un gradino più basso rispetto ai venditori globali e
persino
rispetto ai grandi venditori nazionali di merci e di servizi.
Volendo
giocare con le parole, si potrebbe dire che il ‘servizio’
che
Berlusconi ha fatto e sta facendo ai meridionali, è
interamente legato
al servizio Mediaset.
Il Parlamento è divenuto la camera di risonanza della televisione, la quale è a sua volta la Voce del Padrone monopolista. Quand’anche Berlusconi fosse disarcionato politicamente dagli elettori, resterebbe comunque a un livello più alto della sovranità statuale.
Anche più in alto stanno i monopolisti
internazionali. Bil Gaites è più forte dell’Unione
Europea. Neanche il
governo USA riesce a farsi rispettare dai grandi monopolisti del tonno
in scatola. I due o tre grandi venditori di detersivi possono far
fallire gli accordi di Kyoto. Le industrie della carta stanno
disboscando la foresta tropicale, in barba a tutti i divieti.
In
Italia, le società di assicurazione possono
‘assicurasi’,
indipendentemente dalla volontà dei governanti, una quota
rilevante del
reddito nazionale. Le banche possono tenere ‘lavorare’ i
capitali della
mafia in barba ai procuratori della Repubblica e agli organi di
polizia. Insomma gli Stati annaspano, i parlamenti chiacchierano, il
potere sta altrove.
In Europa il processo di dissoluzione dell’autonomia privata corre velocemente verso il crollo finale, perché l’Unione ha piegato la sovranità dei singoli stati, senza che essa si facesse Stato. La civiltà della libertà negoziale deperisce un giorno dopo l’altro. Gli europei tornano a una forma moderna di feudalesimo e di servitù della gleba.
Fra una settimana voteremo, ma a votare pro o contro non cambia niente.
L’opposizione al sistema vigente è ancora nella mente di
dio. Il voto
servirebbe a scegliere come governante un ragioniere onesto e capace.
Ma ho l’impressione che qui da noi non sappiamo fare neanche
questa
cosa alquanto semplice.
Nicola Zitara
In alcune plaghe di Calabria si è diffusa una strana forma
d’influenza, molto simile alla peste del Manzoni.
Circola voce che l’infezione sia stata propagata da alcuni
leghisti, scesi fin qui al seguito del ministro Caldiroli. Secondo
altri, il male avrebbe una diversa origine. Siccome colpisce
principalmente le donne in avanzato stato di gravidanza, si suppone che
a fare ammalare le puerpere sia stata la vista in televisione di Bossi
redivivo e la paura d’avere un figlio che gli somigli.
Nicola Zitara, 26 marzo 2005
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