L'unità d'Italia è una beffa, che comincia con una bugia.
Due Sicilie
  Eleaml


La frase “lo Stato italiano ….. è stato una dittatura feroce che ha messo ferro e a fuoco l'Italia meridionale, e le isole, crocifiggendo, squartando, seppellendo vivi i contadini poveri che gli scrittori salariati tentarono infamare col marchio di «briganti»”  viene citata a destra e a manca, spesso senza manco indicare la fonte precisa.

Noi – se possibile – andiamo sempre alla fonte primaria. Da tempo volevamo pubblicare questo articolo (“Il lanzo ubriaco”) attribuito ad Antonio Gramsci (anche se non siamo espertissimi di Gramsci ci pare inconfondibilmente il suo stile) ma non è facile trovare una biblioteca in possesso della serie completa dell'Avanti! del 1920 e per di più dell'edizione piemontese.

Una biblioteca ce lo promise ma non ha mai mantenuto la promessa fatta, un amico a cui avevamo chiesto di farcene copia visto che lavora a Roma si è preso tempo fino all'autunno (sic!), quindi abbiamo continuato a cercare finché non è venuto in nostro aiuto l'Istituto Salvemini che con una spesa modesta ce ne ha inviato copia.

Visto che da qualche anno è stato superato il termine dei diritti d'autore per gli scritti di Gramsci lo mettiamo a disposizione dei lettori di Eleaml. Mettiamo anche copia degli originali in formato non leggibile, chi fosse interessato ad una copia leggibile dovrà richiederla all'Istituto.

A parte alcuni passaggi che abbiamo dovuto trascrivere manualmente l'originale è in discrete condizioni di leggibilità. Le parti fra parentesi quadre risultano a noi non comprensibili.

Buona lettura.

Mino Errico – 1° Agosto 2012


(se vuoi, puoi scaricare l'articolo in formato ODT o PDF)

Avanti! - Mercoledì. 18 Febbraio 1920 – Edizione Piemontese

Il lanzo ubriaco

[Antonio Gramsci]


Nello scrittore della «Stampa» rivive l'immortale figura del lanzo nella commedia cinquecentesca: «Nui lanzi essere imi, fortunati: fare ogni cosa, e poi dire essere imbriachi!». — Noi scrittori della «Stampa», siamo ben fortunati: abbiamo sostenuto che la Libia era l'Eden per le turbe fameliche del contadiname meridionale, abbiamo sostenuto che Giuseppe Bevione, candidato al IV collegio, sarebbe stato l'iniziatore di una rigeneratrice tradizione politica, abbiamo sostenuto che il Presidente Wilson, atleta dell'Umanità: avrebbe riorganizzato il mondo secondo giustizia e avrebbe messo in castigo tutte le massonerie, gli imperialismi, i pescecanismi dei due Continenti, ci siamo fatti beffa della credulità dei nostri lettori; ebbene? niente paura, noi siamo irresponsabili; la «Stampa» è «un giornale politico e perciò vivente d'attualità».

Cos'è la «politica e l'attualità» per i «lanzi imbriachi» della «Stampa»? E' il superficiale gioco dei partiti parlamentari, è la collusione dì singole individualità capitaliste con singole individualità del movimento operaio, è la risoluzione di questi assillanti e fondamentali problemi storici: — E' al patere Salandra o Nitti invece che il martello di ogni nequizia, cav. Giovanni Gioititi? Il Governo deve mandare a Londra Amendola e Borgese del «Corriera» a tramare ufficiosamente intrighi diplomatici o Marcelle Prati, Benedetto Cirmeni e Cesare Sobrero? Le combinazioni bancarie, nazionali, e interazionali, devono essere affidate a [xxxxxx] oppure al comm. Volpi?

I prefetti, i sottoprefetti, i giudici, i pretori, i questori, i commissari di P. S. devono essere scelti nella clientela giolittiana, tra i mazzieri fidati del cavaliere, oppure tra i mazzieri fidati di Salandra o di Nitti?

E' naturale che i «lanzi imbriachi» della «Stampa», rifiutino di scendere nel terreno «filosofico» dell'"Avanti!». Per l'«Avanti!» è «politica» la lotta delle classi, i movimenti delle grandi masse del popolo lavoratore, determinati dal processo dì sviluppo dell'apparato economico nazionale e internazionale organizzato capitaliscamente. E' «attualità» seguire (e promuovere) il processo, di disgregamento della società e dello Stato quali li avevano plasmati cinquant'anni di dominio borghese. E' «attualità» vedere e rilevare come in questo processo si attuino le tesi della dottrina marxista, che informa il programma d'azione del Partito socialista, del quale l’«Avanti!» è organo. E' «attualità» vedere, rilevare e spiegare come, anche in Italia, la Banca abbia unificato due categorie industriali (i siderurgici e i meccanici) prima contrastanti, come lo Stato abbia promosso il cartello delle grandi Banche, e sia caduto in mano di questa colossale coalizione capitalista, come il capitalismo industriale e finanziario, nonostante il blocco, non riesca più a tenere con pugno fermo il potere di Stato da quando la campagna, come indistinto ceto contadinesco, ha espresso un grande Partito parlamentare che tende a impossessarsi dello Stato per organizzarlo secondo un modello cristiano sociale, aristocratico demagogico. Per l’«Avanti!» è politica ed è attualità rilevare (traendo dalle esperienze conclusioni pedagogiche e stimoli all'azione) come la classe operaia diventi sempre meglio consapevole della sua missione storica preconizzata da Marx, come la classe operaia, con assiduo e intimo lavorio creativo di nuovi istituti, di una nuova psicologia, di nuovi costumi, vada organizzandosi in classe dominante, in classe capace di fondare un nuovo tipo di Stato, la Repubblica, dei Soviet, che attui il comunismo — normale sviluppo della economia accentrata e «secondo un piano generale» che Io Stato borghese ha organizzato per la guerra e mantiene... per la vittoria di Pirro.

L'«Avanti!» è il giornale del Partito socialista, del Partito della classe operaia, di un organismo sociale grandioso, che si muove attuando una sua disciplina stabilita dai Congressi, di un organismo che è legato con migliaia e milioni di legami al popolo lavoratore italiano organizzato nei Sindacati, nelle Cooperative, nelle fabbriche, organizzato, nella sua parte più attiva d'avanguardia, nei Circoli e nelle Sezioni locali; gli scrittori dell’«Avanti!» sono dei militi devoti e fedeli del Partito, sono controllati, sono responsabili, sono legati a una disciplina che si è formata in mille e mille discussioni in mille e mille esperienze; della classe operaia nazionale e internazionale. Si capisce i «lanzi imbriachi» della «Stampa», staffieri dello Stato borghese, agenti ideologici del capitale, impiegati di un'azienda giornalistica che funziona come una azienda commerciale rivolta a distillare profitto materiale e a distillare specialmente profitto politico per la mano nera dei direttori di grandi giornali — si capisce che i «lanzi imbriachi» della «Stampa» rifiutino di scendere; nel terreno «filosofico» dell'«Avanti!». Chi combatte, con le armi avvelenate del mercenario assoldato e irresponsabile, contro gli operai per le casseforti, non può scendere nel terreno di lotta degli sfruttati, nel terreno di lotta della classe operaia: — al «lanzo imbriaco» sono estranei i sentimenti, le nozioni, le aspirazioni, la «filosofia» della classe operaia.

***

Il Partito socialista, l'organizzazione politica. dell'avanguardia cosciente, del proletariato, ha il compito storico di organizzare la classe degli operai e dei contadini poveri in classe dominante. Poiché l’«Avanti!» attua, nei limiti della sua azione, giornalistica, questo compito del Partito, perciò i militanti che scrivono nell'«Avanti!» non rifiutano di scendere nel terreno della «Stampa», per smascherare le manovre degli agenti della borghesia. Le campagne della «Stampa» sono anch'esse un episodio della lotta delle classi. Abbiamo così caratterizzato questo episodio: — Lo Stato borghese italiano si è formato per la spinta di nuclei capitalistici dell'Italia settentrionale che valevano unificare il sistema dei rapporti di proprietà e di scambio del mercato nazionale, suddiviso in una molteplicità di stenterelli regionali e provinciali. Fino all'avvento della Sinistra al potere, lo Stato italiano ha dato il suffragio solo alla classe proprietaria, è stato una dittatura feroce che ha messo ferro e a fuoco l'Italia meridionale, e le isole, crocifiggendo, squartando, seppellendo vivi i contadini poveri che gli scrittori salariati tentarono infamare col marchio di «briganti». Lo sviluppo dell'industria rafforzò lo Stato unitario: la Sinistra andò al potere, allargò il suffragio, introdusse un pizzico di «democrazia». La dittatura industriale non fu però meno feroce della dittatura della media borghesia e dei proprietari terrieri che si erano saziati coi ben ecclesiastici: lo Stato si pose al servizio dell'industria e nel '98 soffocò i movimenti nei quali la classe operaia per la prima volta si sollevò contemporaneamente ai contadini, poveri di Sicilia e di Sardegna. La «democrazia» industriale si rivelò: nelle leggi eccezionali contro la classe operaia e nel potere dato agli ufficiali di sospendere le garanzie costituzionali in Sicilia e in Sardegna (il libro di Giulio Bechi, «Caccia grossa» è l’«ingenua» narrazione di un ufficiale subalterno, che in 'Sardegna dichiara lo stato d'assedio, cattura come ostaggi vecchi, donne, bambini lattanti e viene punito dalle autorità militari perché ha offeso la suscettibili degli intellettuali sardi scrivendo cose perverse sul colore del cielo, sul paesaggio e sulla castità delle donne) [*]: la maggiore distinzione raggiunta dallo sviluppo industriale il giolittismo, che per la «Stampa» significa il limite supremo della «vera» democrazia. La essenza democratica dello Stato italiano si può giudicare alla stregua di questa osservazione storica: i regimi liberali sono caratterizzati dall'equilibrio di due grandi partiti parlamentari, quello conservatore (rappresentante i proprietari terrieri) e quello democratico (rappresentante il capitale industriale); l'equilibrio è garantito dal potere giudiziario, indipendente dal Parlamento e dal Governo, che ha il compito di opporsi a ogni usurpazione dì categoria borghese, e che perciò incarna storicamente la democrazia della classe proprietaria superiore ai ceti e alle categorie singole della stessa proprietà. In Italia non è mai esistito, dopo l'avvento della Sinistra, un tale equilibrio, e non esiste, costituzionalmente, il potere giudiziario. Lo Stato italiano non è stato mai democratico, ma dispotico e poliziesco (un solo potere: il Governo, con un corpo consultivo: il Parlamento) è sempre stato una dittatura esercitata dagli industriali e contro la classe operaia e contro i ceti contadineschi. La guerra ha indebolito politicamente il capitale industriale: ha rafforzato la classe operaia nel suo Partito storico, d'opposizione rivoluzionaria al capitale, e ha creato le condizioni per il nascere di un grande partito dei ceti contadineschi. il Partito popolare, d'opposizione costituzionale agli industriali, [allo stato] borghese è quindi entrato in una crisi formidabile che può farlo andare a pezzi. Dovrebbe normalmente diventare uno Stato liberale, di equilibrio tra industriali e agricoltori; ma perciò il controllo della forza armata dovrebbe passare dalle mani del Governo (potere esecutivo) nelle mani di un potere indipendente dal Governo e dal Parlamento, nelle mani dell'ordine giudiziario divenuto potere attraverso un'assemblea costituente. La classe capitalista vuole evitare questa crisi, vuole evitare che, anche per un istante, il suo Governo possa perdere il controllò della forza armata: la classe operaia irromperebbe violentemente ad allargare lo squarcio e a conquistare rivoluzionariamente il potere di Stato. Ed ecco allora rientrare in scena la vivente «democrazia», il cavaliere Giolitti, con la muta del suoi [limieri], piccolo borghesi, «lanzi imbriachi» della, «Stampa»: _ la classe operaia, se avesse fior di senno e non si lasciasse illudere dai «filosofi» scervellati, dovrebbe collaborare con la «vera» democrazia per consolidare lo Stato borghese, cioè per consolidare la posizione, politica del capitale, dovrebbe alla coalizione dei ceti contadineschi realizzata dal Partito popolare, opporre una coalizione «industriale» di tipo inglese: il Partito socialista dovrebbe scadere dalla posizione rivoluzionaria, alla posizione di «Labour Party» ante-bellum.

La classe operaia ha imparato a diffidare degli «amici» piccolo borghesi, degli agenti intellettuali del capitale. Anche se lo Stato italiano non fosse uno Stato poliziesco, anche se lo Stato italiano fosse una Repubblica liberale democratica, la classe operaia avrebbe ed ha un solo dovere nei suoi confronti: rovesciarlo.

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Per finire: Lo scrittore della «Stampa» cita dai giornali inglesi un brano della «Pravda» dove si dice che in Russia nessuno pulisce i cessi, nessuno spazza i marciapiedi, dove si dice che i mobili vengono bruciati nella stufa ecc. La «Stampa» assume come documento di catastrofe uno dei tanti fervorini educativi che i comunisti rivolgono al popolo russo, per trarlo dal torpore, e dirozzarlo, per elevarlo civilmente.

[xxxx scrittoffe xxxxxx «Stampa» che xxxxxxxxxxx letto anche il libro di Artliui' xxxxx «Sei settimane in Russai» xxxxx jitolo «Alcuni effetti dei xxx riflettuto profoh xxxxxxxx di una conversazioiixxxxxxxxxx Ancora xxxxxxxx vicino di tavola, xxxxxxxxx alle rovine.]

E' impossibile trovare i colori per tingere i muri delle case, ed essi marciscono progressivamente. Ancora tre anni e tutti i monumenti di Mosca ci cadranno sulla testa. Un'altra persona si unì alla conversazione e disse ridendo: «Nel termine di dieci anni, cammineremo tutti a quattro zampe, e tra venti anni ci spunterà la coda». —. Il piccolo, borghese che scrive nella «Stampa» deve avere una maledetta paura che la Rivoluzione proletaria faccia spuntare la coda anche agli italiani...


* [NdR] Giulio Bechi, Caccia grossa: scene e figure del banditismo sardo, Treves, 1914 – potete scaricarlo da questo indirizzo: http://www.sardegnacultura.it/documenti/7_88_20060728100743.pdf



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