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Fonte: http://www.laltrosud.it/ La strada per il riscatto del Mezzogiorno |
L'avanzare della globalizzazione neoliberista ha, da tempo, messo in crisi la politica in tutto il mondo. I nuovi centri di potere economici e finanziari globali stanno sempre più ridimensionando gli spazi delle politiche nazionali.
Negli stati, le economie, le politiche sociali ed ambientali sono state subordinate e condizionate da questo tipo di economia planetaria, poco propensa a riconoscere le diversità territoriali.
Gli Stati nazionali si dimostrano, oramai, troppo piccoli perché affrontino da soli le sfide della mondializzazione e troppo grandi per dare risposte valide alle domande d'identità, di comunità e di protagonismo che provengono dalla dimensione locale.
Ed è in quest'ambito che si sono attivati gruppi, movimenti e organizzazioni territoriali che rivendicano con forza un nuovo protagonismo politico, per rispondere agli effetti desocializzanti e omologanti indotti dal nuovo ordine mondiale e alla rappresentazione di uno stato dilaniato da una diffusa corruzione ed inerzia decisionale.
I partiti politici di massa, poi, che hanno pur assolto nel passato un importante compito d'integrazione sociale, di educazione popolare, d'inclusione nella democrazia di vaste fasce della popolazione, hanno oggi perso questa funzione, trasformandosi in "agenzie semipubbliche per l'organizzazione delle elezioni" gestite, così come nell'Ottocento, da gruppi di notabili.
La fine del cosiddetto "secolo breve" ha favorito la degenerazione dei partiti tradizionali e la loro massiccia occupazione delle istituzioni e dei media.
Nell'analisi del politologo Ralf Dahrendorf la sintesi di queste valutazioni: "I partiti di fatto non esistono più in quanto a partecipazione popolare, sottoscrizione, militanza. Anche nei paesi in cui, per tradizione, godevano di una base popolare ampia, questa sta rapidamente declinando". In pratica, permangono solo gli apparati autoreferenziali sempre più lontani dai contesti territoriali in cui operano e dalle loro comunità.
Mentre nel resto del mondo si affermano nuove forme di riorganizzazione locale, di competizione geoeconomica qui, nel nostro Paese, circolano ancora forme deteriori di un Meridionalismo che ha storicamente consegnato il Sud al suo interminabile declino.
La "Questione meridionale", oggi europea, rappresenta la gabbia delle iniziative e delle energie interne di un'intera comunità.
Il Sud che si sostiene è quello dei sussidi, delle leggi speciali per Napoli; è il Sud delle emergenze, dell'autodistruzione delle risorse ambientali, che perpetua lo status di area semicoloniale. Ai trasferimenti di fondi nazionali ed europei, corrisponde un deserto di libera iniziativa e di corruzione ambientale, un'antropologia politica fondata sullo scambio e sul servilismo. Le stesse istituzioni locali, pur rinnovate in parte dall'elezione diretta dei vertici, sono sfiancate da un'occupazione politica di clan e partiti, mirante a procacciare reddito e non certo a produrre servizi.
L'economia e la cultura politica meridionalista, attualmente, sono del tutto incapaci di trovare alternative e, rinchiuse nella morsa della partitocrazia nazionale, private dell'assistenzialismo di un tempo, sembrano camminare a ritroso nella storia.
Nel contempo, il crollo delle ideologie, delle meta-narrazioni, dei grandi miti organicistici e olistici dello Stato, con il declino della sua funzione di Raumordnung, hanno determinato mutamenti importanti che cambiano il contesto in cui si collocano le forme della rappresentanza e dell'esercizio diretto della democrazia.
Nuove forme d'identità, come quelle delle radici territoriali, dei legami di comunità, si affermano e si consolidano come fenomeni postindustriali, che decretano la fine delle solidarietà politiche tradizionali e dei loro codici simbolici, fondate su fratture di classe o di religione.
Mentre, dunque, tutte le forme partito sono in crisi, travolte dal crollo dei tradizionali spazi d'identità, per il Sud Italia, si pone l'esigenza di costruire "una nuova politica che non sia più la pedestre ripetizione dei miti più o meno incomprensibili o l'imposizione di movimenti nati nelle fertili terre del Nord al solo scopo di perpetuare le tradizionali ingiustizie, ma che consenta di organizzare una nuova classe dirigente del Mezzogiorno, che abbia la fierezza e l'orgoglio di lottare per il riscatto del nostro Paese…Soltanto un partito a base meridionale e in funzione univocamente meridionalista, potrà costituire lo strumento che permetta al Mezzogiorno di inserirsi in funzione nettamente autonoma nella lotta politica italiana e faccia fallire definitivamente la creazione di un compromesso antimeridionale...[G.Dorso]".
L'analisi dell'"Avellinese" pur se inserita in un contesto temporale e sociale diverso, è quanto mai attuale e sottolinea il fallimento dei partiti nazionali nell'affrontare i tanti problemi del Mezzogiorno e, quindi, la necessità di un superamento critico dell'unitarismo politico.
Attratti e subordinati dalle regioni forti e dominanti, i partiti italiani hanno sempre privilegiato, per il Sud, modelli assistenziali e clientelari, intercettando spesso i poteri criminali per controllare il territorio.
Solo la nascita di un soggetto politico che rappresenti il Sud nella dimensione unitaria e nelle sue peculiarità, sociali, economiche e culturali potrà avviare un processo di sviluppo e di rinascita morale, sovvertendo radicalmente la forma di rappresentanza politica delle Regioni Meridionali nelle istituzioni nazionali ed europee. Un momento, quest'ultimo, fondamentale per affrontare in modo innovativo l'attuale sviluppo democratico del nostro Paese, minato dal crollo del principio di legalità e del senso etico, dal ridursi della capacità rappresentativa democratica, dal rafforzarsi del legame tra grande criminalità e gruppi di potere politico e finanziario.
È, dunque, quella meridionale, una comunità intera che deve rimettersi in piedi. È il territorio come unità geografica e antropologica che deve farsi "comunità politica" in grado di difendere i propri valori, i propri beni, la propria memoria. Risollevarsi da sola. Interrogarsi sul proprio passato, organizzare il proprio futuro.
"Il Sud ha rinnegato la propria tradizione e l'ha assunta come una colpa salvo poi a reincontrarla sformata e prostituita di fronte all'immane raccolta di merci.Esso, oggi, si specchia in questa maschera scoprendosi solo come vizio, ma prima o poi dovrà ritrovare il profilo alto e austero di sé, dovrà cercare un radicamento nuovo ma non esterno alla propria storia. [F. Cassano]. "
Antonio Gentile
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