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Rete Tradizionalista delle Due Sicilie - messaggio n. 144 - Castellammare addio?

RETE TRADIZIONALISTA DELLE DUE SICILIE

Castellammare addio?

Rete Tradizionalista delle Due Sicilie - messaggio n. 144 - Castellammare addio?

La distruzione dell’economia meridionale, cominciata nel 1860, continua. Anche i Cantieri Navali di Castellammare di Stabia - che dal 1783 rappresentano, insieme con altre realtà, la capacità industriale, la laboriosità e l’inventiva delle genti del Sud - chiudono, senza che uno straccio di politicante o di sindacalista abbia mosso un dito per salvarli.

Solo tardive minacce di improbabili sconquassi, da parte degli ultimi epigoni delle burocrazie sindacali, cinghie di trasmissione soltanto della lobby degli arricchiti delle ultime ore.

Mentre si mettono sul tavolo le nostalgie dei “fortini rossi” che perdono la loro storia, come dice Il Mattino, la cosa più importante, ormai evidente, è che da tempo si sta andando avanti per arrivare a chiusure senza alternative. Fino a ieri nessuno si è preoccupato della sorte di 2.000 lavoratori e delle loro famiglie, che non possono andare avanti, adesso, con recriminazioni, chiacchiere e deboli dichiarazioni di generica solidarietà.

I crimini si susseguono ai delitti. Dopo l’uccisione dell’agricoltura, la sopraffazione dell’artigianato, la riduzione degli allevamenti e la degradazione del turismo, fanno aumentare le sacche di miseria in maniera esponenziale. La frattura sociale non è ancora percepibile. Ma l’indignazione, se non mette in campo gli indignados, come a Madrid, li sta comunque già forgiando, nelle volontà e nelle coscienze.

Occorre un vasto movimento del Sud che sappia difendere i legittimi interessi delle popolazioni sempre più angariate, frustrate e marginalizzate da un potere che mostra un volto ormai ferocemente coloniale.

Non bisogna aver paura di analizzare lucidamente la realtà. Non devono spaventare la politica estera né la politica né la nuova cultura né il pensare in grande.

La vacanza della storia  non può essere il trastullo di tutte le ore, di tutti i giorni, di tutti i mesi, di tutti gli anni. È solo il Sud che è nel mirino della globalizzazione? O lo sono anche l’Italia, l’Europa, il Mondo?

Anche a Genova, anche nel Nord-Est, c’è una precarietà che comincia a far sibilare un vento inquietante. Le agenzie finanziarie sentenziano che il futuro economico dell’Italia è negativo. Futuro negativo come quello spagnolo, greco, irlandese, portoghese, ma anche come quello giapponese e americano. La speculazione internazionale è pronta a prendere per la gola, ad azzannare l’Italia, così come è stato fatto per i Pigs, velenoso acronimo di conio inglese, che sta per “maiali” e che designa Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna. Incombe un grande fallimento che i banchieri e i loro camerieri della politica chiamano default.

Lo dicevamo pochi giorni or sono: non c’è futuro se non si difende il Mediterraneo, il mare nostro, il Sud, sorriso della grande Europa, Terra di Mezzo della cultura, del mito e delle pietre che cantano.









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