
Il ruolo della Gran Bretagna
nella caduta del Regno delle Due Sicilie
1. Introduzione nella tematica
“L'Historia si può veramente definire una guerra illustre contro il Tempo, perché togliendogli di mano gli anni, suoi prigionieri, anzi già fatti cadaveri, li richiama in vita, li passa in rassegna, e li schiera di nuovo in battaglia. Ma gli illustri Campioni che in tal Arringa fanno messe di Palme e d'Allori, rapiscono le sole spoglie più sfarzose e brillanti, imbalsamando coi loro inchiostri le Imprese de Principi e Potentati, e qualificati Personaggj, trasportando coll'ago finissimo dell'ingegno i fili d'oro e di seta, che formano un perpetuo ricamo di Azioni gloriose” (Manzoni 2003:7).
Questa citazione introduttiva tratta dai Promessi Sposi di Alessandro Manzoni ci conduce, in medias res, nel presente lavoro (cfr. Pellicciari 2000: 9). In particolare queste righe sembrano valere per la storia dello Stato nazionale italiano. Per decenni in Italia era all’ordine del giorno dividere i protagonisti della storia in buoni e cattivi (vedi Corriere della Sera,7/05/2000). I buoni erano i padri fondatori del Italia del Risorgimento, come la Casa Savoia, Cavour, Mazzini e Garibaldi. I cattivi vennero impersonati dai Borboni o da Pio IX (cfr.ibid). La storia era dogmatica e indiscutibile. Un tempo era vietato - o almeno disdicevole politicamente e moralmente scorretto - parlare male di Garibaldi1 (cfr. Corriere della Sera, 27.06.1999). La diffamazione dell’ “l'Eroe dei due mondi” era equivalente ad un’offesa alla Patria. Ma ora i „cadaveri della storia “del Risorgimento saranno richiamati di nuovo in vita e passati in rassegna:
„Dopo decenni di samizdat storiografico e culturale, con la fine degli anni '90 il compatto muro di silenzio che ha custodito la leggenda metropolitana del Risorgimento nazionale ha iniziato a vacillare, a creparsi, a crollare rovinosamente“ (Morganti, in Nicoletta 2001: 5).
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1 Sciascia in un articolo su ''l'Ora'' di Palermo del 3 aprile 1965 scrisse: “Ha detto male di Garibaldi, un grido che per 100 anni ha coperto tutte le cose sporche e sciocche che sono state fatte in Italia” (Fonte Internet I).
Tra le righe della storia ufficiale ed eufemistica dell’inchiostro dei cronisti “coll'ago finissimo dell'ingegno i fili d'oro e di seta, che forma un perpetuo ricamo d’Azioni gloriose” esiste anche un’altra storia, una storia che va contro corrente, che prima la casa Savoia, e più tardi il fascismo volevano reprimere (cfr. Del Boca 2001: 250). Il Dogma del „mai parlare male di Garibaldi“ aveva come conseguenza che la libera ricerca abbia avuto le mani legate e che la verità fosse nascosta (cfr.ibid.: 251). L’Italia d’oggi dando uno squadro al suo passato non sembra tornare al luogo delle sue radici e della sua tradizione, bensì ad un infinito campo di battaglia (cfr.Corriere della Sera, 07.05. 2002). Sembra quasi che „i fili d'oro e di seta, che formano un perpetuo ricamo d’Azioni gloriose” rappresentino per l’Italia la tunica di Nesso. L’Italia soffre sino ad oggi della natura della sua unità. La Questione Meridionale, il contrasto tra Polentoni e Terroni ed il leghismo sono i sintomi di questa sofferenza. Fino a quando l’Italia indossa questi tessuti nella tunica della sua storia nazionale, per tante disfunzioni non ci sarà rimedio e per tanti conflitti non ci sarà soluzione. Per questo Dr. Francesco Maria Agnoli richiede:
«Occorre una purificazione della nostra memoria storica nazionale, se vogliamo guarire come popolo italiano dai nostri difetti endemici, quali la corruzione, che ha segnato la nostra storia nazionale (…)«Non si tratta di rimettere in discussione l'unità nazionale. C'è necessità invece di rivedere i lati oscuri degli albori della nostra storia unitaria, per purificarne la memoria” (Fonte Internet II).
Le parti anteposte “schierate di nuovo in battaglia”si possono distinguere tra apologeti del Risorgimento e revisionisti. Maurizio Blondet caratterizza la natura della corrente dei Revisionisti come segue: „ che osano mettere in luce poco simpatica il Risorgimento, che parlano male di Garibaldi e bene di Pio IX, che dipingono l'unificazione del Sud come un'annessione forzata con stragi, persecuzioni e corruzioni (cfr. Fonte Internet III).
I revisionisti descrivono la problematica di base che si trova nel Risorgimento:
«Della storia risorgimentale è stato tramandato soprattutto il mito, mentre non sono state raccontate tante vicende, per il semplice fatto che non si voleva macchiare l'immagine edulcorata del processo di unificazione nazionale portato avanti dai liberali e dai massoni» (Fonte Internet II)
Nel campo degli apologeti Alessandro Galante Garrone si trovava nel momento del ritorno dei cosiddetti “sconfitti della storia", che ha elogiato come “forze fanatiche, reazionarie e sanfediste” in un appello firmato da 66 intellettuali di chiamata alla Nuova Resistenza ( cfr. Fonte Internet IV). Il tentativo di queste forze di screditare il Risorgimento insieme con i suoi migliori uomini e di storcere la verità storica sarebbe una provocazione inaccettabile per l’Italia (cfr. ibid). La storiografia del Risorgimento non fa eccezione alla regola che nella storia di numerosi stati nazionali la verità spesso è sacrificata (cfr. Colacino ed altri 2001: 21). In Italia questo vale soprattutto per il Regno delle due Sicilie, che è stato rappresentato a tinte molte fosche e orrende, per giustificare e glorificare il processo della unificazione (cfr.ibid.). Il Regno delle due Sicilie fu sancito con la peggior condanna: la Damnatio memoriae. Il nucleus della condanna della memoria la subì Ferdinando II. Analogamente alla prassi presso gli antichi Romani, ogni suo ricordo fu condannato, il lutto fu proibito, armi e stemmi furono distrutti, la sua „casa“ fu devastata e per motivi di prevenzione l’infamia perpetua fu estesa a tutti i suoi discendenti. Per questa ragione oggigiorno si trovano solo ancora scarse tracce del Regno delle due Sicilie. Nel linguaggio colloquiale abbiamo l’„esercito di franceschiello2 “ e l’aggettivo „borbonico“ che hanno un valore apertamente peggiorativo. L’aggettivo borbonico facilmente cade quando qualcosa deve essere descritto come arretrato, sottosviluppato o corrotto (cfr. De Biase 2002: 147 / Nicoletta 2001: 81). Intanto il patrimonio culturale dell’Italia spesso è indicato con gli attributi Farnese, Gonzaga, Sforzesco, D´Este ecc., borbonico nel migliore dei casi si usa per descrivere le carceri . Mai durante una visita – per esempio - alla reggia di Caserta cadrebbe la parola „borbonica “(cfr. Fonte d’Internet V). Mentre i re italiani Vittorio Emanuele II e Umberto I sono entrati nella storia con i sopranomi „Re Galantuomo“ e „Re Buono“, Ferdinando II è tuttora solo conosciuto comunemente come „Re Bomba“, perché fece bombardare Messina 3. Mentre in quasi ogni cittadina quanto piccola che sia si può passeggiare in una Via Garibaldi oppure in una Via
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2 La definizione di Esercito di Franceschiello è riferita all’esercito di Francesco II, l’ultimo sovrano del Regno delle due Sicilie .Utilizzato come detto quando si tratta di definire una cattiva e non fornita organizzazione.
3
Già solo dai nomi dati
si riconoscono la confusione e
la falsificazione nella storia italiana. Nella Liguria, e soprattutto a
Genova
Vittorio Emanuele, il Re Galantuomo, viene considerato il vero Re
Bomba. Dopo i forti tumulti di Genova del 10.04.1849,
incaricò il Generale La
Marmora di „calmare le anime e di disfare la falsa sottomissione
al re”
(cfr.Del Boca 2001:32). Durante i bombardamenti morirono più di
500 persone
(cfr. ibid.). Per questi avvenimenti gli Bersaglieri per oltre
100 anni
non poterono incontrarsi per il Raduno Nazionale in
Liguria(cfr.
ibid.).Tuttora il Movimento per una Liguria Indipendente,
richiede che
sia abbattuta la statua cavalleresca di Vittorio Emanuele in Piazza
Corvetto.
Cavour
addirittura magari trovare
una
statua di Garibaldi in piazza; esistono solo due comuni nel Sud ovvero
a Battipaglia
ed a Scafati con un monumento a Ferdinando II (cfr.De
Biase
2002:143). Se si osservano con sguardo critico le nicchie nella
facciata
esterna del Palazzo Reale a Napoli, nella quale si possono
ammirare otto
figure rappresentanti i sovrani delle dinastie ascese al trono di
Napoli, si
può facilmente capire per conto di chi è stata fatta
quella disposizione. Tra
Murat e Vittorio Emanuele II, per la volontà di chi l’
ha ordinato, e
cioè la casa Savoia, non c’è un sovrano borbonico come
per esempio Ferdinando
II. Lungo i confini del Regno delle due Sicilie e il Pontificato spesso
ancora
oggi si trovano testimoni in pietra dei due regni caduti (cfr. Immagine
I). Nel
loro complesso si tratta di 686 pietre di confine, che dividevano
questi due
stati preunificatori sulla penisola italiana. Secondo un trattato
firmato nel
1840, il lato del pontificato fu ornato da due chiavi e dell’anno della
fondazione del pontificato e invece la parte del Regno delle due
Sicilie dal
giglio. I numeri del Regno delle due Sicilie passavano da 1 a 649 con
alcune
ripetizioni e aumentando verso nord. Questo lavoro si concentra verso
il
giglio cioè verso il Sud in direzione del Regno delle due
Sicilie4.
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Fonte: Fonte Internet VI
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4 Il Regno delle due Sicilie comprendeva il regno di Sicilia ed il regno di Napoli. Secondo il vespro siciliano sia il re siciliano, il reale sovrano del isola, sia il re napoletano, portavano il titolo “re delle Sicilia” per non perdere i diritti di territorio. Per cui si parlava della Sicilia al di qua del faro“ (l’isola) e quella „al di la del faro“ (terraferma , Meridione). Nel 1443 Alfonso V conquistò il Meridione, e da quel giorno si fece chiamare: Rex utriusque sicliae.
II) „Garibaldi pesca la Trinacria”(Garibaldi fischt die Trinacria)
La presente relazione trova spunto in una caricatura anonima, che oggi ha trovato un posto degno nella sala 19 del Museo del Risorgimento a Torino. Partendo dal contesto della caricatura, che ha come titolo „Garibaldi pesca la Trinacria“, si sviluppa l’interesse per l’indagine che sta alla base di questa relazione.
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IMMAGINE II: Garibaldi pesca la Trinacria
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Fonte: Il quadro è
stato gentilmente messo a disposizione dell’ autore di
questa relazione dal Signor Mino Errico e la Signora Marina Salvadore
nel
maggio 2003.
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Nella caricatura sono rappresentati tutti gli attori principali del Risorgimento. Giuseppe Garibaldi viene raffigurato con in mano la canna da pesca, al quale amo è appesa la Trinacria5, il simbolo della Sicilia. Sotto la superficie dell’acqua sono presenti altri tre simboli, che indicano la direzione d’altri banchi di pesci. Si tratta della rappresentazione dei tre territori mancanti all’unificazione nazionale: Il cavallo simboleggia Napoli, le chiavi raffigurano il Pontificato ed il leone rappresenta Venezia. Camillo Cavour ha fatto altrettanto un buon affare, il quale gli ha riportato i piccoli pesci Modena, Milano e Como. Sull’acqua è illustrato l’antagonismo anglo- francese in modo generale nel Mediterraneo ed in particolare quello attorno alla Sicilia. Da una barca l’allegoria della Francia impedisce all’unicorno britannico di impadronirsi della Sicilia. Nella barca si vedono due pesci che rappresentano Nizza e Savoia. La Francia ebbe questi territori in cambio del suo sostegno nella questione italiana. Da notare che ambedue, sia la Francia sia la Gran- Bretagna tentarono dal mare di impadronirsi della Sicilia. Questo sottolinea il suo immenso significato strategico:
„Queste due potenze ab antico lottano fra loro per la supremazia del Mediterraneo. Ecco le ragioni che indussero sempre Francia ed Inghilterra ad immischiarsi nelle cose napoletane“ (cfr. Fonte Internet VII).
Il maggior intento di questa ricerca sarà riuscire capire come la Trinacria aveva abboccato all’amo di Giuseppe Garibaldi. I tentativi storici, che si basano sul Mito-Risorgimento, non convincono. Anche se Garibaldi e la sua, ormai leggendaria, “spedizione dei Mille” hanno conquistano innegabilmente la Sicilia, questo trionfo non può essere spiegato in modo esauriente con le abilità militari di Garibaldi e nemmeno con l’eroismo delle “sue camicie rosse”.
Da Del Boca si legge giustamente:
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5 Il simbolo della trinacria è oggi conosciuto perché presente nella bandiera della Sicilia e in quella dell'Isola di Man. La trinacria, simbolo della Sicilia, è composta dalla testa della Gorgone, i cui capelli sono serpenti intrecciati con spighe di grano, dalla quale si irradiano tre gambe piegate all'altezza del ginocchio.Le spighe di grano sono simbolo della fertilità del territorio. Le tre gambe rappresentano i tre promontori, punti estremi dell'isola - capo Peloro ,capo Passero nel sud di Siracusa ed il capo Lilibeo ad ovest.
„Una squadra raccogliticcia di Brancaleoni sarebbe stata massacrata dall´esercito borbonico, considerati fra i migliori e meglio preparati, e di gran lunga piu agguerrito e addestrato delle mille camicie rosse” (Del Boca 2001: 59).
Se si guardano con attenzione i numerosi quadri in olio sulla spedizione dei mille, salta subito all’occhio che si trattava piuttosto di una “battuta di caccia” anziché di una difficile impresa militare6. Lorenzo Del Boca avanza la tesi che:
“Non ci sarebbe stata conquista del regno delle due Sicilie se non si fossero unite le convenienze inglesi con quelle della mafia meridionale7 e se, gli uni e l´altra, non avessero finanziato e soccorso il movimento insurrezionale. Non per il tricolore ne per la causa dell´unita di un paese. Semplicemente perché il loro interesse non era più compatibile con la monarchia dei Borbone: occorreva scalzare dal trono quei re per sostituirli “(Del Boca 2001:59).
Il successo della „spedizione dei mille “ era il frutto di una preparazione meticolosa (cfr. internet VIII). Ora cercheremo di illustrare i singoli elementi di una lunga catena di preparativi. Il centro delle discussioni sarà scoprire le aspirazioni inglesi e l’appoggio dato dall’Inghilterra. La domanda principale dunque è:
Con riferimento alla tematica dell’interventismo dovrà essere evidenziato, con quali mezzi la Gran-Bretagna è intervenuta.
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6 I Mille erano il gruppo più eterogeneo dell’esercito Brancaleone, che la storia ricordi (cfr. Petacco 1994:102). La fascia d’età dei Mille comprendeva tutti a partire da un bambino undicenne, che salì a bordo alla mano del padre, e numerosi sedicenni e diciassettenni fino al 69’enne Tommaso Parodi. Se si prendono in considerazione i loro mestieri diventa ancora più chiaro quanto poco militare fosse tale impresa: 150 avvocati, 100 studenti di medicina e dottori, 100 commercianti, 50 ingegneri, 20 farmacisti e diversi proprietari, autori, ex-sacerdoti, giornalisti ed anche alcuni scultori (cfr. Del Boca 2001:52f).
7 Gli uomini che hanno stabilito il contatto con le cosche mafiose erano Giuseppe La Masa e
Giovanni Corrao (cfr. Del Boca 2001:76).
III) Der
Begriff der
Intervention
III)
Il termine intervento
Prima
cerchiamo di dare una definizione del termine intervento. Così attenendosi a
Schraeder un intervento è „the calculated use of political,
economic and
military instruments by one country to influence the domestic or the
foreign
policies of another country“(Schraeder1992: 3). Definizioni di termini, che sono
unicamente orientati al caso estremo
dell’intervento militare, sembrano poco adatte, a dare un quadro
complessivo
del termine intervento. Interventi possono anche manifestarsi sotto
forma
d’aiuti economici e militari, propaganda massiccia, sanzioni
economiche,
operazioni di servizi segreti oppure come sostegni per l’insurrezione
locale
(cfr. Osterhammel I.E.: 73). Nell’intento di dare una definizione ci si
pone la
problematica di definire la soglia di confine tra guerra e pace: per
prima cosa
è difficile definire lo stato di guerra e per di più non
è facile definire
quando gli sviluppi superano il limite di sopportazione (involvement o
interference). Secondo Jürgen Osterhammel tutti gli interventi
sono
caratterizzati da una doppia asimmetria (cfr.ibid. 74). In generale una
gerarchia di potere dà per scontato gli interventi. Inoltre le
conseguenze di
un intervento sono asimmetriche. Mentre una guerra lascia profondi
segni su
entrambe le parti ovvero su tutti i partecipanti, la durezza di questo
intervento colpisce solo un unico ‘stato destinatario’(cfr. ibid.). Lo
stato
destinatario non potrà mai essere in grado di passare, dalla
difesa e la
resistenza al contrattacco (cfr. ibid.). Interventi non sono mai una
forma di
rapporti tra pari (cfr. ibid.). Osterhammel distingue tra quattro tipi
d’interventi, con l’avvertenza, che queste tipologie sono soggette in
buona
parte a semplificazioni arbitrali (cfr. ibid.). Le tipologie saranno in
seguito
presentate brevemente:
La forma dell’intervento con presa di possesso per decenni è stato lo strumento principale dell’espansione dei territori soggetti al dominio imperiale (cfr. ibid. 76). Le instabilità furono spesso sfruttate per passare da “impero informale” ad “impero formale. Non era una rarità che le instabilità fossero provocate con delle manipolazioni (cfr. ibid..). Secondo Osterhammel gli Inglesi erano „maestri“ di tali manipolazioni (cfr. ibid.). Ricorrendo ad un arsenale di strategie di destabilizzazioni, i territori furono preparati ad un ‘take–over imperiale‘ (cfr. ibid.). La forma dell’intervento, con presa di possesso, mira ad un’annessione o ad un’occupazione a lungo termine di una comunità collettiva straniera. Spesso è preceduta dalla rottura di una coalizione vincente, che economicamente assicurava l’interesse della sicurezza e dell’economia, più che del colonialismo formale. Nel caso del “reluctant imperialists” britannico durante l’epoca del libero scambio (all’incirca dal 1820 al 1870) a causa del diffuso anti-annessionismo e dell’ anti-interventismo c’era la necessita´ di offuscare le vere ragioni dell’ intervento attraverso legittimi accertamenti (cfr. ibid.). Sia l’ambizione di potere inglese che quella francese si collocavano con un inchino elegante davanti allo spirito filantropico di quell’epoca (cfr.ibid Osterhammel 2001: 305). Il crudo egoismo appariva spesso sotto forma di bisogno umanitario che spesso nascondeva le vere ragioni di un intervento. Le giustificazioni preferite erano le provocazioni simboliche (cfr. ibid.: 78). L’offesa inflitta attraverso un colpo con la maniglia di un ventaglio con le piume di tacchino da parte di Dey Hussein d’Algeria il 29.04.1827, al console francese, offeso precedentemente, ha dato l’impulso necessario alla conquista dell’Algeria da parte della Francia (cfr. ibid.).
Il secondo tipo d’intervento imperialistico è il cosiddetto intervento big-stick (cfr. Ibid.: 79). Questa forma d’intervento è considerata una prassi per salvaguardare interessi ben definiti. Per questo non mira all’instaurazione di un impero coloniale permanente, ma serve a preservare i propri interessi (cfr. ibid.). Una giustificazione spesso utilizzata in questo contesto è la tutela della vita dei cittadini e delle loro proprietà come anche l’autorizzazione a svolgere un’attività economica (cfr .ibid.). Questa salvaguardia è garantita indirettamente da governi amici sul posto. Questo tipo d’intervento serve a rimuovere tutte le autorità statali per instaurare e quindi sorreggere i regimi dei collaboratori (cfr. ibid.: 80). Un intervento a sostegno Big-Stick avvenne indirettamente nel 1953 quando, con un colpo di stato, il governo del primo ministro iraniano del fronte nazionale fu rovesciato con la cospirazione della Gran-Bretagna e degli USA (cfr. ibid.:81). Nel 1951 Mossadeq nazionalizzò l'industria petrolifera Anglo-Iraniana Oil Company, e successivamente fu creata la British Petroleum Company (BP) (cfr.ibid.). Al suo posto fu insediato lo scià Reza Pahlevi, che fu un alleato affidabile. Gli interventi Big-Stick sono motivati da avvenimenti politici reali e seguono un proprio scopo economico (cfr. Osterhammel 2001: 309).
La terza tipologia d’intervento è di secessione a favore di movimenti nazionali per l’Indipendenza (cfr. Osterhammel I.E.: 84). Nel XIX secolo nella società liberale, soprattutto in quella britannica, fu discusso, su quanto possa essere effettivamente giustificato fare fuggire dalle cosiddette ”carceri popolari” minoranze etniche durante il loro intento di dare un aiuto (cfr. ibid.: 85). John Stuart Mill ha elaborato questa teoria nella sua opera „On Intervention“ pubblicata nel 1859. Mill sosteneva che un intervento a favore di popoli oppressi era moralmente giustificato se nel medesimo persistesse una volontà di libertà repressa e l’intervento poteva aiutare a far nascere un’indipendenza politica (cfr..ibid.: 85). Secondo il suo ragionamento un intervento liberatorio doveva essere un intervento contro l’oppressione di un popolo in cerca di libertà, attraverso la propria potenza imperiale (cfr. ibid.). I tratti di un intervento di secessione sono sopratutto evidenti nella lotta per l’indipendenza in Grecia. Grazie all’agitazione filo-ellenica s’instaurava un rifiuto della società europea (cfr. ibid.). Per la prima volta la comunità ebbe un ruolo decisivo (cfr. ibid.).
Il quarto tipo d’intervento è quello, a “sensu strictu” umanitario (cfr. ibid.: 89). Questo tipo d’intervento non è motivato da intenzioni egoistiche quali l’ampliamento di potere o salvaguardia dei propri interessi, ma solo guidato dalla volontà di cittadini di uno stato che si vogliono proteggere dal proprio governo criminale (cfr. ibid.). Ma gli attori internazionali solitamente seguono i propri interessi e non agiscono mai contro il loro potere politico; quindi raramente sono avvenuti interventi umanitari di questo tipo (cfr. ibid.).
Osterhammel osserva, che nel contesto storico vi si trovano un gran numero di combinazioni (cfr. ibid.: 75). Nel corso di questa ricerca sarà stabilito quali tipi d’interventi sono i più adatti, per spiegare la caduta del Regno delle Due Sicilie.
IV) Der englische Imperialismus
IV) L’Imperialismo inglese
„…Il cosiddetto Risorgimento italiano “ non fu che un episodio dell´imperialismo inglese” (Socci, in Nicoletta 2001: 49).
Per i politici britannici dell’epoca vittoriana era una considerazione normale salvaguardare all’estero gli interessi economici della Gran-Bretagna ed anche considerarli uno dei compiti più importanti della politica estera (cfr. Bierschenk 1977: 52 ). Un elenco di citazioni d’uomini politici britannici può sottolineare questo primato di salvaguardia del commercio. Pitt constatò in modo secco, che politica britannica voleva dire commercio (cfr. Platt 1968: VIII, citato in Bierschenk 1977:52). Lord Palmerston8 nel 1834 dichiarò nel suo discorso dinanzi al parlamento britannico, che accusare il ministro degli esteri inglese d’indifferenza verso il commercio, equivaleva a negargli la capacità di giudizio (cfr. Webster 1951:751f, citato nel medesimo:52). Granville dichiarò nel 1851, in occasione del passaggio di potere del ministro degli esteri, che il dovere più grande del governo britannico deve essere di garantire la sicurezza necessaria per il successo estero (cfr. Platt 1968: XV, citato in ibid.:52). Molto evidente diventa il rapporto tra interessi politici ed economici nella seguente dichiarazione di Disraeli nel 1842 davanti la camera bassa:
„Se un interesse commerciale è di una qualunque rilevanza, è anche un interesse politico, soprattutto in un paese in cui il commercio ed una delle fonti più importanti del benessere nazionale e delle finanze dello stato, per cui un interesse commerciale rappresenta una priorità politica “(cfr.Platt 1968: XVI, citato in ibid.53).
Gladstone affermò nel 1855:
„L’emanazione da parte dei paesi esteri di leggi insensate e ingiuste può seriamente limitare e ostacolare l’espansione del nostro commercio [...]. In riguardo ad una colonia9 questo rischio non persiste”(cfr.Shaw 1970:21f, citato in ibid.:52).
Il 1 Marzo 1848 Palmerston fece chiaramente capire, che per lui le amicizie e le ostilità nella politica internazionale non dipendevano da principi ma dall’utilità che avrebbero per la Gran-Bretagna (cfr. Wentker 1991: 23):
„We have no eternal allies, and we have no perpetual enemies our interests are eternal
and perpetual, and those interests it is our duty to follow (cfr.ibid.)”.
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8 Lord Henry John Temple Palmerston era il politico più popolare e maggiormente influente nella metà del XIX secolo in Inghilterra (cfr.Tingsten 2004:19).
9 Nicola Zitara definisce la caduta del Regno delle due Sicilie come „Nascita di una colonia“. Il libro di Zitara ha come titolo “L´Unita d´Italia, La Nascita di una colonia.”
L’idea chiave della politica britannica non era orientata verso parametri filantropici e morali, ma all’espansione ed al rinforzamento del proprio potere (cfr.Campolieti 2001: 29). L’Italia, la Grecia, il regno Ottomano e la costa nordafricana erano l’obiettivo della politica estera e la British Navy spesso diede supporto agli sforzi diplomatici (cfr.Thomson 1989: 52). La sicurezza delle rotte di commercio e il benessere dei cittadini britannici erano gli obiettivi principali (cfr.ibid.). Nella House of Commons invece quasi quotidianamente si fece riferimento all’importanza del commercio con l’India e la sicurezza per le rotte marine attraverso il mediterraneo orientale (cfr.ibid.). Il significato delle isole mediterranee Malta e Sicilia aumentano in questo contesto.
„There is little doubt that the British government had more than a passing interest in
the movements of foreign ships along the Mediterranean coastline“(cfr.ibid.:54).
Sulle teste dei politici britannici si trovava sempre la spada di Damocle. Il spessore della crine di cavallo dipendeva dalla “dominazione delle onde” che era la conditio sine qua non dell’egemonia commerciale britannica.
V) Geopolitik- Die strategische Bedeutung des Mittelmeeres
A metà del XIX secolo il Mediterraneo ebbe di nuovo una grande importanza e fu palcoscenico di manovre di politica internazionale (cfr.Mariano 1991: 163). Dopo la caduta definitiva di Napoleone I una serie d’avvenimenti contribuirono alla rivalutazione del vecchio centro strategico del mondo (cfr. ibid.). L’est-mediterraneo visse un rafforzamento dell’armata e della flotta commerciale francese, mentre la parte orientale era segnata dall’avanzamento della Russia verso le coste mediterranee (cfr. ibid.). La situazione nella parte orientale del mediterraneo è descritta da Friedrich Engels in un articolo di prima pagina nel New-York Daily Tribune pubblicato il 12 aprile del 1853 che porta come titolo „Di che si tratta veramente in Turchia“:
„Dobbiamo supporre che questa potenza gigante in espansione (la Russia) si fermerà a metà strada, se è già in procinto di diventare un impero mondiale? [...]Grazie all’annessione della Grecia e della Turchia conquista dei porti marittimi eccezionali, ed i Greci la forniscono con abili marinai per la sua flotta militare. Con la conquista di Costantinopoli si trova alle porte del Mediterraneo, le appartengono Durazzo e la costa albanese da Antivari fino ad Arta per cui si trova al centro dell’Adriatico, in vista delle isole Ioniche britanniche ed a 36 ore di distanza da Malta con nave a vapore (Engels 1991: 25).
Il valore commerciale dei Dardanelli e del Bosforo li fece nello stesso momento diventare anche stabilimento militare di primo rango (cfr.ibid.). In questo si dimostra già la doppia nota della politica estera britannica, fatta da interesse commerciale e necessità militare che, come si verificò, avrebbe contribuito alla caduta del Regno delle due Sicilie. Ma il maggior vantaggio della rivalorizzazione del mediterraneo lo ebbe il sud con la tempestiva apertura del Canale di Suez (cfr.Mariano 1991: 163). Il Canale di Suez10, tragitto di collegamento per l’India, ottenne un significato strategico rilevante (cfr. ibid.). La Gran Bretagna aveva un doppio interesse per il Canale di Suez. Prevalentemente quest’interesse era dovuto a motivi economici, perché il commercio britannico rappresentava circa il 82% del traffico marittimo nel canale (cfr. Bierschenk 1977: 4). In più esisteva anche un interesse politico, poiché il canale era la principale linea di congiunzione con l’India, Ceylon, la strada di Singapore e British-Burma, dove sotto il dominio britannico vivevano all’incirca 250.000 persone (cfr.ibid.). In più serviva anche come collegamento con la Cina, dove l’84% del commercio estero era controllato dalla Gran Bretagna (cfr.ibid.). Anche se le due grandi nazioni Francia e Gran Bretagna erano d’accordo sul fatto di impedire qualunque espansione russa, in realtà erano in parte ostili tra di loro (cfr.ibid.). L’ambizione politica di Napoleone III minacciò gli interessi inglesi. Quando i Francesi costruirono, ancora prima degli Inglesi, la prima nave da guerra in acciaio, la Gloire, l’Inghilterra intensificò i suoi sforzi per non rimanere indietro. Sotto il comando dell’ammiraglio Lalande, la politica marittima francese divenne una minaccia per l’Inghilterra. Aceto nella sua opera „De la Sicile et des rapports avec l´Angleterre“ dichiara che la Sicilia é il punto più strategico di tutto il Mediterraneo (cfr. Internet VII.). Inoltre evidenzia l’antagonismo anglo-francese per l’isola:
„La Sicile était en effet pour elle (Gran-Bretagna), non seulement un point important qu´elle devait empêcher a tout prix dans les mains des Français qui la menaçaient continuellement du bord oppose, mais encore le centre de toutes ses opérations militaires et politiques dans la Mediteranee et l´Italie“ (cfr. Aceto 1827 : 103.)
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10 Dopo l’apertura del canale di Suez la Turchia aveva una posizione molto vantaggiosa sul commercio verso l’oriente. Per questa ragione l’Inghilterra si dichiarò sostenitrice della Turchia. Il Meridione Italiano cosi diventò una base logistica estremamente importante per far fronte alla Russia (cfr.De Biase 2002:63).
L’Inghilterra nel Mediterraneo oltre ai porti, messi a sua disposizione da forze minori, possiede anche le basi di Gibilterra, Malta e le Isole Ioniche (cfr. Mariano 1991: 165). Nel Mediterraneo occidentale l’Inghilterra era regredita e così il centro strategico ebbe più rilevanza (cfr.Mariano 1991: 165). Verso il 1860 il punto nevralgico fu la Sicilia, la cui posizione centrale la fece diventare chiave di tutto il Mediterraneo (cfr.ibid.). Attorno alla Sicilia s’incontrano il bacino orientale e quello occidentale del Mediterraneo e il proprietario di quest’isola controlla sia lo stretto ed anche il canale (cfr.ibid.). Quanto importante fosse l’interesse dell’Inghilterra per la Sicilia, lo dimostra la quantità di vice consolati britannici sull’isola. Oltre al console Godwin in Sicilia c’erano altri undici vice-consoli (cfr.ibid.: 167). A causa del valore enormemente strategico dell’Isola, l’Inghilterra diede il suo sostegno per l’unificazione italiana. Mariano constata, che gli Inglesi in realtà nella fase decisiva dell’unificazione italiana non hanno seguito principi etici, ma hanno agito strettamente in maniera antifrancese (Mariano 1991: 177). La seguente caricatura pone l’accento sul contrasto anglo-francese sulla Sicilia..
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Immagine III: L’antagonismo anglo-francese sulla Sicilia
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| Fonte: Spellanzon 1960:827 |
Quale significato la Sicilia doveva avere agli occhi degli Inglesi, si riesce ad intuire, quando si analizzano le affermazioni riguardanti le Isole Ioniche, che avevano semplicemente un valore militare ma non avevano nessun valore economico. Nel 1860 l’ammiraglio Martin dichiarò quanto segue :
„I believe it would be wise to give the Ionian Islands to Greece, or to any other
European power except France. But rather than allow them to fall under France, I would fortify Corfu and hold it: at any until possession of Candia be obtained for England” (cfr.ibid.).
Il 27.10.1860 Lord Russel inviò un telegramma memorabile a Hudson, l’ambasciatore inglese a Torino:
“Il Governo di S.M. britannica e costretto a riconoscere che gli Italiani sono i migliori giudici dei propri interessi……Dopo gli eventi sbalorditivi ciu abbiamo assistito e difficile credere che il Papa e il Re delle Due Sicilie possiedano il cuore dei loro popoli. Il Governo di S.M. britannica non vede ragione sufficiente a giustificare il severo biasimo con cui l´Austria, la Francia, la Prussica e la Russia hanno bollato gli atti del Re di Sardegna. Il Governo di S.M. preferisce guardare verso la lieta prospettiva di un popolo inteso a costruirsi l´edificio delle proprie liberta ed a consolidare la propria indipendenza” (Agrati 1937:533 / cit. in Mariano 1991:178).
Tale indipendenza rappresentava ovviamente per la Francia una nuova sfida lungo tutte le sue frontiere marittime. Attraverso la necessità di tenere d’occhio, il nuovo stato italiano, inevitabilmente la pressione francese doveva diminuire su altri fronti (cfr. Mariano 1991:178).
Quanto il governo di sua maestà rispettasse „l’indipendenza“ degli Italiani, lo dimostrano le vicende della Sardegna. Londra temeva, che il governo Italiano offrisse la Sardegna al papa in cambio dello stato ponteficio. Giacché il papa intratteneva ottimi rapporti con la Francia, l’Inghilterra si oppose con tutta la sua forza contro questo progetto (cfr.ibid.:178). Lord Palmerston reagì bruscamente a questo piano:
„L´Inghilterra si opporrebbe strenuously ad una simile estensione dell’´influenza francese in questo mare”( cfr. Mariano 1991:178)
VI: Die Konflikte zwischen dem Königreich beider Sizilien und Großbritannien
VI): Il conflitto tra il Regno delle due Sicilie e la Gran-Bretagna
VI.1) Die Insel Ferdinandea
“Ben conoscendo la testarda tenacia degli inglesi e la loro innata passione a collezionare isole sparse intorno al mondo, sicuramente ne sarebbe nata un´altra seria controversia. “
(De Biase 2002:27).
L’enorme significato strategico dell’isola mediterranea si riesce a spiegare con riferimento alla “querelle” per la proprietà dell’isola vulcanica u´bummuluni, come si chiama nel dialetto siciliano dei pescatori . La nomenclatura dell’isola non è per niente facile perché ben tre poteri hanno fatto appello ai lori diritti e questo ha influito sulla adozione di un nome. L’isola viene anche descritta come ‘isola dei setti nomi ‘:Sciaccia, Nertita, Corrao, Hotham, Julie, Graham e Ferdinandea. Il 2 luglio nel 1831 a Sacco del Corallo, a circa metà distanza tra Sciacca e Pantelleria, avvenne un’enorme esplosione subacquea. Dopo l’esplosione emerse un’isola alta 63 metri, lunga 4,5 chilometri e larga un chilometro. La posizione dell’isola risvegliò subito il desiderio di possederla, avendo un alto valore strategico come base militare navale.
„Closer to Europe than Malta, Graham Island was a perfect point to control commercial and military sea traffic in the major Mediterranean shipping lanes (cfr.The Independent, 26.09.2001).
Da Malta fu inviata sull’isola la corvetta Rapid sotto il comando di Charles Henry Swinburne. In nome di sua maestà l’isola fu presa in possesso dall’impero britannico. Humprey Senhouse sbarcò con sette marinai sull’isola avvolta da vapori di zolfo ed issò sulla sommità più alta l’Union Jack (cfr. Fonte Internet IX). L’isola fu battezzata Graham11. Ferdinando II intese questo atto come offesa e violazione del diritto internazionale12. L’isola si trovava chiaramente in acque
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11 In Onore di Sir James Robert George Graham.
12 Quando l'isola contesa emerse, il diritto del mare era basato solo sul principio della libertà dei mari che l'olandese Hugo Grotius sostenne nella sua dissertazione "Mare Liberum". In seguito l’ Inghilterra fece del principio della libertà dei mari, affermata da Grotius, l'emblema della sua politica di potenza marittima. Se l’isola che si trova a 20 miglia dalla costa siciliana, sia stata o no res nullius, non si può dire con certezza (cfr. Fonte Internet IX).
borboniche, perché faceva parte geograficamente e geomorfologicamente delle isole Pantelleria, Lampedusa e delle altre isole borboniche (cfr.ibid.). Il 17 agosto Ferdinando II emanò un decreto, nel quale prendeva possesso dell’isola in nome del Regno delle due Sicilie. L’isola fu chiamata Ferdinandea, dato che l’arrivo in Sicilia del re Ferdinando II avvenne nel momento dell’evento geologico. La corvetta Etna fu inviata con a bordo cartografi, per inserire l’isola sulla pianta marittima borbonica. Poco dopo sbarcarono sull’isola i due francesi Constant Prevost (geologo) e Eduard Joinville (pittore) che, in riferimento al “mese di nascita” la battezzarono a loro volta Giulia / Julie (cfr. Fonte Internet X). Le impressioni che ebbe dell’isola il pittore Antoine Eduard Joinville oggi si possono ammirate al Louvre (L´ile de Julia). Inghilterra, Francia ed il Regno delle due Sicilie si contesero duramente la proprietà dell’isola. Le richieste territoriali fecero diventare sempre più probabile un imminente casus belli.
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Immagine IV: L’isola Ferdinandea
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| Fonte: Internet XI |
In questi scontri diventò evidente, che Ferdinando II difendesse energicamente la sua sovranità da ogni affronto (cfr. Selvaggi 1996: 17). Mentre il conflitto era lontano da una soluzione, Nettuno eliminò l’oggetto di dissidio, e l’isola sprofondò di nuovo in mare.
“La sua sparizione era però giunta quasi come una benedizione, perché di colpo placò ogni rivendicazione di sovranità, eliminando un formidabile potenziale casus belli tra Stati che si guardavano già in cagnesco “(cfr. Fonte Internet IX).
Anche Domenico Macaluso constatò la provvidenziale scomparsa dell’isola:
“ma il mare sta già provvedendo a placare gli animi dei contendenti, volendo usare un eufemismo molto appropriato, gettando acqua sul fuoco” (Fonte Internet XII).
Filippo D´Arpa pubblicò un libro con il titolo „L’isola che se ne andò“, che rappresenta una metafora dell’assurdità del potere. La situazione ridicola trae la sua comicità dal fatto che a causa di uno scoglio senza valore scoppiò quasi la guerra tra Inghilterra, Francia e Regno delle due Sicilie (cfr. Fonte Internet XII). Dall’accaduto per una „mosca bianca d’isola“ si può capire il valore della Sicilia. Se già uno scoglio grezzo, avvolto da fumarole di zolfo e nebbia giallastra quasi sarebbe diventato causa di una guerra, le vicende di seguito descritte per un’isola alquanto importante dal punto di vista commerciale e strategico non creano stupore.
Exkurs:
Das Abkommen von Montego Bay, das 1982 getroffen wurde, weist die Besitzrechte an Ferdinandea Italien zu. Die Insel Ferdinandea liegt auf der kontinentalen Plattform Italiens, die bis 200 Meilen vor die italienische Küste reicht (vgl. Internetquelle IX). Und trotzdem wurden im Jahr 2000, als heftige seismische Aktivitäten das Wiederauftauchen der Inseln ankündigten, prompt britische Ansprüche laut. In der britischen Presse erschienen Artikel mit folgender Head-Line: „A long vanished piece of the British Empire is about to resurface“ (vgl. ebd./ Internetquelle XIII). Nach den erneuten britischen Forderungen setzte sich eine Vielzahl von italienischen Rechtsexperten mit diesem Thema auseinander.[13]
Der Herzog von Kalabrien, Prinz Carlo di Borbone, übergab am 10. November 2000 in einer feierlichen Zeremonie die Insel dem sizilianischen Volk (vgl. IX.). Unter Wasser wurde ein Gedenkstein mit folgender Inschrift angebracht:
„Questo lembo di terra, una volta isola ferdinandea, era e sera sempre del popolo siciliano.”(Diesel Zipfel Erde, der einmal die Insel Ferdinandea war, war und wird immer dem sizilianischen Volke gehören) (vgl. ebd.).
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Abbildung V: Der Gedenkstein zu Ehren des sizilianischen Volkes |
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| Quelle: Internetquelle XII |
Nur wenig später wurde der Gedenkstein zerstört. Die Fischer in diesen Gewässern sprachen von der Präsenz eines ihnen unbekannten Kriegsschiffes (vgl. ebd.). Am 06. September erhob Felice Cavallaro im Corriere delle Sera den Vorwurf, daß der britische Secret Service den Stein zerstört habe (vgl. ebd.). Der Streit schwelt also nach 172 Jahren immer noch.
VI.2) Penelope Smith:
Nell’inverno
del 1835 il fratello di Ferdinando II, il principe di Capua,
s’innamorò di una
bella Irlandese di nome Penelope Smith (cfr. Acton 1962: 115). Al
compleanno
del re informò Ferdinando II dei suoi progetti di matrimonio.
Ferdinando II con
tutta chiarezza gli annunciò che non approverebbe main
acconsentito ad un
matrimonio con una borghese (cfr.ibid.: 116). Dopo un forte scontro, il
principe di Capua fuggì con sua futura moglie. Il 12 marzo 1836
Ferdinando II
emanò un decreto che nessun membro della famiglia, reale senza
il suo permesso,
potesse lasciare il paese e che un matrimonio senza la benedizione del
re
sarebbe da considerarsi nullo (cfr. ibid: 117). Il re giustificò
il suo modo di
agire, col fatto che doveva esercitare l’autorità necessaria per
salvaguardare
lo splendore del trono nella sua purezza (cfr. ibid.). Temple scrisse a
suo
fratello Palmerston il 04 aprile 1836:
„Anche se fosse stato celebrato un matrimonio legittimo di fronte alla Chiesa Cattolica, esse resterebbe privo di valore per quanto riguarda i diritti civili e politici, di modo che Miss Smyth non potrebbe portare ne il titolo ne il nome del Principe Carlo, e i loro figli non verrebbero considerati come appartenenti alla famiglia reale…” (cfr. ibid:118).
Nel frattempo Carlo aveva sposato Penelope a Grettna Green. Ma Ferdinando II rimase fermo nella sua decisione. Più tardi intimò che considerasse il matrimonio come „a la main gauche“, che rinunciasse al suo titolo e che andasse in esilio a Brünn (cfr. ibid.: 122). Palmerston si schierò dalla parte del principe e sua moglie per trarne vantaggio politico (cfr. ebd.: 123). Mise sotto la sua protezione il principe rifugiato in Inghilterra (cfr.Curato1989: 42). Per i numerosi napoletani in esilio, il principe divenne simbolo vivente di una vittima del dispotismo (cfr. Acton 1962: 388). Il fatto che Palmerston seguisse obiettivi personali e politici, diventa più chiaro nel contesto che in Inghilterra esistesse e tuttora esiste un Royal Marriage Act. Il New York Sun spiega la logica che si nasconde dietro tutto questo:
“Quando l´Inghilterra e il popolo inglese accusano qualcuno di un delitto che essi stessi compissero bisogno suonare le campane di allarme. Soprattutto quando parlano di moralità vuol dire che c´e qualche annessione in vista” (De Biase 2002: 61).
Acton interpreta il sostegno del Principe di Capua come un insulto a Ferdinando II (cfr.Acton 1962:143). Il Principe di Capua visse in seguito a Londra dove accumulò una montagna di debiti. Palmerston pretese che il re estinguesse i debiti che ammontavano a 36.000 ducati (cfr.ibid.: 144). In numerose filippiche Palmerston sostenne la richiesta che Penelope Smith ricevesse il titolo di principessa perché in effetti voleva solo essere „la moglie del proprio marito” (cfr.ibid.: 148). Inoltre Palmerston s’impegnò affinché il Principe di Capua ricevesse mensilmente 4000 ducati. Palmerston accusò Ferdiando II di non aver mai reso pubblico il testamento di suo padre e che si sarebbe appropriato di nascosto dei beni lasciati in eredità a Carlo (cfr. Campolieti 2002: 227). La tattica di Palmerston consisteva nel fomentare sempre di più l’odio tra i due fratelli (cfr.ibid.). Il Principe di Capua divenne emblema della propaganda antiborbonica (cfr. ibid.). In che modo Palmerston strumentalizzò l’accaduto s’intende dalle sue dichiarazioni sproporzionate verso il deputato napoletano Versace:
„Stia attento il suo re! Ha lasciato alla mercè di tanti desideri insoddisfatti, e delle pretese dei tanti creditori, il principe Carlo. E suo fratello si vendicherà. Si dichiara pubblicamente vittima dell´insensibile congiunto, farà scrivere e rilevare cose, anche false, che metteranno contro Ferdinando tutta l´opinione pubblica internazionale “ (cfr. ibid.).
Nel contesto di questa lite i rapporti tra le due corti peggiorarono (cfr. ibid.: 189).
VI.3 Vermengung
der persönlichen und politisch-kommerziellen Motive bei Lord
Palmerston
VI.3) Mescolamento di motivi personali e politico-commerciali in Lord Palmerston
Il
disprezzo personale di Palmerston nei confronti di Ferdinando II
è un altro
punto importante nella spiegazione della caduta del Regno delle due
Sicilie.
Palmerston covava un rancore personale contro il re Ferdinando II,
poiché
questi aveva vietato il matrimonio tra Carlo e Penelope Smith, sua
nipote
(cfr.De Biase 2002: 55). Anche Campolieti fa notare il rapporto di
parentela
tra Penelope Smith e Palmerston (cfr. Campolieti 2001: 189). In
particolare,
nella crisi dello zolfo descritta successivamente, Thomson vede il
disprezzo
verso Ferdinando II come una sorta di motivazione (cfr.Thomson 1989:
148).
Quest’antipatia personale, che si basa su differenze riguardo la
filosofia di
stato, impedisce un avvicinamento da parte di entrambi (cfr.ibid.:
149).
L’affermazione di Thomson del „duello personale di due uomini con la
forza del
volere“ si aggiunge alla dinamica interna dei rapporti bilaterali tra i
due
stati che andavano sempre peggiorando (cfr.ibid.). Palmerston
mescolò il caso
commerciale suddetto con la faccenda di Penelope Smith ed il suo
disprezzo
personale verso Ferdinando II (cfr.Campolieti 2001: 227).
VI.4 Der
„Schwefelkrieg“
VI.4) La „Guerra dello Zolfo “
All’
inizio del XIX secolo l’Inghilterra aveva istaurato in Sicilia una
posizione
indubbiamente egemonica (cfr.Thomson 1989: 57.). La continua presenza
inglese
presso la corte delle due Sicilie oramai a metà XIX secolo era
diventata già
una consuetudine. Al fianco di Ferdinando IV c’era l’ombra influente di
John
Francis Edward Acton, che condusse una politica fortemente
filobritannica
(cfr.De Biase 2002: 16). La presenza di John Acton presso la corte di
Napoli,
insieme ai convenienti trattati commerciali, assicurò l’egemonia
dell’Inghilterra
nel Mediterraneo. L’occupazione napoleonica delle terreferme rese
possibile
alla Gran-Bretagna l’occupazione della Sicilia (cfr.Thomson 1989: 26).
Durante
le guerre napoleoniche William Bentinck apparentemente era prima facie
responsabile per la salvaguardia e sicurezza della dinastia borbonica,
ma
dietro le quinte sosteneva una rivolta di più baroni contro i
borbone e si
comportò
più come Overlord che come alleato (cfr.Thomson
1989: 147). Nello stesso tempo il governo di sua maestà si rese
conto anche del
significato enormemente strategico dell’isola e del benessere in rapida
crescita dei suoi cittadini (cfr.ibid.). Dopo la fine della guerra, le
truppe
inglesi furono ritirate dalla Sicilia, ma l’ “egemonia virtuale“
persisteva
sottoforma di trattati commerciali di convenienza (cfr.ibid.). Le
garanzie del
trattato commerciale firmato nel 1816 assicurarono il controllo
commerciale
(cfr.ibid.). Il 26 Settembre 1816 fu firmato un trattato14 che riduceva del 10% i
dazi d’importazione di prodotti
britannici nei porti del Regno delle due Sicilie (cfr.ibid.: 37). Luigi
Blanch
definisce questo trattato come „Navigation Act in reverse“, dato
che
sosteneva sopratutto gli interessi commerciali inglesi e ne portava
notevoli
vantaggi sul mercato siciliano (cfr.ibid.). Da ricordare che le navi
napoletane
non poterono dunque rifornire la Sicilia a prezzi altrettanto
convenienti
(cfr.ibid.). Gli Inglesi man mano divennero una potenza marittima
dominante
nelle acque attorno la Sicilia. Se nel 1835 e nel 1836 vi erano solo 23
navi,
nel 1840 erano già diventate 37 (cfr.ibid.: 52). L’enorme
aumento della domanda
di zolfo e la continua espansione del commercio inglese intensificarono
la
necessità di controllare la Sicilia (cfr.ibid.). Il 21.06.1821
Lord Castelreagh
dichiarò nella camera bassa inglese:
„Quant a la nature des relations entre l´Angleterre et la Sicile, quoique le gouvernement eut toujours éprouve une estime et un intérêt véritables pour la nation sicilienne, cependant, ce ne fut pas uniquement pour ce motif que les troupes britanniques furent stationnées dans l´île, ni pour assurer le bonheur du peuple qui l´habitait. Ce ne fut en effet qu´une occupation militaire (Aceto 1827 : 161).
Die Bedeutung des Schwefels
„La risorsa mineraria piu valida dell´isola era lo zolfo, che copriva quattro quinti della richiesta mondiale” (Acton 1962: 140).
Nel
XIX secolo allo zolfo si attribuiva lo stesso valore che ha oggi il
petrolio
(cfr. De Biase 2002:
24). L’80% dello zolfo sul mercato mondiale proveniva dalla Sicilia
(cfr.
ibid.). Del Boca paragona l’importanza dello zolfo nel XIX secolo
addirittura a
quella dell’uranio di oggigiorno (cfr.
Del Boca 2003: 176). In quell’epoca lo zolfo si
utilizzava per la produzione di polvere da sparo. Su sei parti di
salnitro si
mescolava una di carbone ed una parte di zolfo (75:12,5:12,5) (cfr.
Ortenburg
1986:49).
_______________________
14 Il trattato avvantaggiava senza ombra di
dubbio l’
Inghilterra. Fu sancito, perché in cambio l’ Inghilterra
s’impegnò a non sostenere
alcun movimento per la separazione della Sicilia (cfr. De Biase
2002:13).
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Abbildung VI: Schwefelvorkommen in Sizilien (Insel Vulcano) |
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| Quelle: Photographie des Verfassers der vorliegenden Arbeit |
All’inizio del XIX secolo la richiesta di zolfo continuò ad aumentare (cfr. Giura 1973:281). L’incremento di esportazione dalle solfatare siciliane verso l’Inghilterra si può costatare dal seguente grafico.
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Immagine V: Esportazione dello zolfo in Gran- Bretagna a tonnellate |
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| Zolfo in Tonnellate Fonte: Giura 1973:282 |
La richiesta internazionale aumentò talmente, che le solfatare non riuscirono più soddisfarla (cfr.Giura 1973:282). In queste circostanze il prezzo salì enormemente. Lo zolfo siciliano nel 1834 raggiunse il suo apice con 45 tari15 per un cantaio (cfr.ibid.). Nel 1832 più di 400.000 quintali di zolfo furono esportati, ciò corrispondeva ad una somma di circa 1.283.000 Ducati. La produzione raggiunse nel 1832 900.000 quintali. La vera colonna portante dell’economia siciliana, l’agricoltura, ne risentì in modo pesante a causa dell’avidità di zolfo (cfr.Thomson
_______________________
15 Per rendere più accessibili le monete, saranno elencate solo i pesi e le misure siciliane più comuni: nella valuta siciliana un ducato erano dieci tari. Un taro corrispondeva a 20 grani. Un carlino aveva il valore di un taro napoletano. Per quanto riguarda i pesi un cantaio corrispondeva a 79,432 chilogrammi (cfr. Thomson 1989:Appendice A).
1989:19). Il boom dello zolfo si manifestò negativamente sull’agricoltura perché tanta mano d’opera andò via per lavorare nelle miniere e terra fertile fu distrutta in cerca di zolfo (cfr.ibid.). Mentre nuove miniere spuntavano come funghi, a causa dell’immensa richiesta si creò una falsa certezza (cfr.ibid.:13). Il prezzo da record di 45 tari / cantaio fece sì, che la produzione fu sempre più estesa. Questo indirizzò la produzione verso parametri campati in aria e non verso le reali esigenze. La richiesta e lo zolfo presente si diversificarono sempre di più fino ad arrivare ad una crisi dovuta alla sovrapproduzione. Nei paesi destinatari furono installati dei depositi dove lo zolfo poteva essere immagazzinato per 18 mesi. La sovrapproduzione condusse ad un enorme calo dei prezzi (cfr.ibid.:14). Nel 1833 lo zolfo, al cantaio, raggiunse il suo prezzo più alto nella storia con 45 tari, che nel 1836 calò a 16,75 ed in fine nel 1837 a 13,5 (cfr.ibid.).
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Abbildung VIII:
Preis des Schwefels in tari pro cantaio |
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Legenda: Gli anni del boom dello zolfo e il successivo calo sono segnati in rosso Fonte:
Giura 1973:285
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Il prezzo calò infinitamente perché la produzione non diminuì. Alla fine lo zolfo fu venduto sul mercato ad un prezzo due volte più basso che nelle miniere di provenienza. Questo comportò che i proprietari delle miniere ridussero il già misero salario degli operatori a due carlini. Il logico calo di produzione16 o la chiusura della cava non avvenne perché i proprietari temevano che le miniere abbandonate potessero essere inondate dall’acqua. Questo rovinò completamente il mercato. I prezzi calarono a tal punto che nel 1837 l’impresa Verona e Messina di Palermo
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16 I cosiddetti Picconieri venivano pagati in base alla quantità dello zolfo estratto. Per questo ovviamente non avevano nessun interesse, a ridurre la quantità di zolfo che veniva estratto. Il loro obiettivo era di estrarre quanto più zolfo possibile in meno tempo (cfr. Thomson 1989:7).
offrissero 10.000 cantai di zolfo per 9,5 carlini senza trovare un venditore. Gli imprenditori siciliani poveri di capitali spesso erano costretti a vendere a prezzi da straccio ad imprenditori benestanti inglesi e lentamente, ma costantemente, si sviluppò un’opprimente posizione egemonica di capitalisti stranieri. Il cosiddetto „monopolio dell’´oro siciliano straniero sulla povertà siciliana“ fu instaurato (cfr.Thomson 1898:17). Del boom dello zolfo del 1832 e del 1834 ne approfittarono soprattutto investitori stranieri (cfr.ibid.:15).
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Immagine
VIIa/b: Il lavoro
quotidiano dei Carusi |
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| Fonte: Internet XIV |
In uno dei suoi viaggi per la Sicilia Ferdinando II fece vista al territorio delle solfare e trovò un terra desertica, sporca e giallastra, dove dai cunicoli delle solfatare uscirono uomini e bambini17 ridotti a scheletri (i cosiddetti Carusi), per vedere il loro re (cfr. Campolieti 2001:226). Campolieti paragona il paesaggio al girone infernale di Dante. L’aria era pesante e puzzava (cfr.ibid.). I lavoratori supplicavono gridando al loro re:
„Maestà, aiutaci, liberaci dai mister che ci affamano“(cfr.ibid.).
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17 I cosiddetti Carusi erano bambini che in media avevano l’età compresa tra i 10 e i 15 anni. Il lavoro dei bambini consisteva nel trasportare all’esterno lo zolfo estratto dai cunicoli (cfr. Thomson 1989:8). Thomson racconta la loro triste vita : „They grew up in the pits stunted, deformed, illiterate, victims of malaria and malnutrition, overworked, and often abused (cfr. ibid.).
La crescente domanda di zolfo non suscitò nessun interesse per migliorare le condizioni di estrazione nelle miniere (cfr. Thomson 1989:8). Acton descrive il comportamento degli inglesi come segue:
„(…) Gli Inglesi venivano incolpati di impiegare mezzi di sfruttamento inadeguati e di badare soltanto ad arricchirsi egoisticamente “ (Acton 1962: 140).
Furono utilizzate tecniche di estrazione, che erano pericolose e dannose (cfr. Thomson 1989: 8). Attorno al 1830 non esisteva ancora nessun piano per il miglioramento dell’estrazione, per l’introduzione di macchine o per la formazione di personale istruito (cfr. ibid.). Mano d’opera a basso costo, esportazione garantita impedivano la creazione d’iniziative autonome per il miglioramento delle condizioni di produzione (cfr. ibid.). In questo contesto il governo napoletano doveva trovare quanto prima una soluzione, per evitare il crollo totale del ramo più proficuo dell’economia. Per di più bisognava fare in modo che i profitti fossero anche a benefico del paese nel quale erano stati prodotti. Per venire a capo della situazione in Sicilia, le condizioni materiali dei siciliani dovevano essere migliorate. Per questo Ferdinando II abolì le tasse, che gravavano sul ceto sociale più povero: la tassa sulla farina (cfr.Curato 1989: 42). Ferdinando II assegnò il monopolio sullo zolfo ad un’impresa francese di nome Taix-Aycard con sede a Marsiglia (cfr.Del Boca 2003: 176). Le nuove condizioni concordate erano in paragone ai vecchi chiaramente più vantaggiose.Ora saranno presentati alcuni paragrafi del contratto che è composto in totale da 27 paragrafi (cfr.Thomson 1989:21):
1) Taix-Aycard s’impegnava ad acquistare con decorrenza annua il completo ricavato di zolfo siciliano.
2) Per evitare la sovrapproduzione, ogni proprietario di una miniera riceveva dall’impresa annualmente 150.000 ducati per la riduzione dell’estrazione.
Questo serviva a non superare le oltre 600.000 cantaie di zolfo sul mercato .
3) Il prezzo dello zolfo di seconda qualità fu stabilita a cantaio.
4) L’impresa ricevette il monopolio per lo smaltimento dello zolfo per dieci anni.
5) Annualmente l’impresa doveva costruire a proprie spese 20 miglia di strada in Sicilia.
6) La marina napoletana riceveva una commissione di 10 grani a cantaio trasportato. Un terzo18 delle esportazioni doveva essere svolta dalla marina napoletana.
7) L’impresa doveva dare ogni anno 1000 ducati alla casa della povertà fondata dal Principe della Palagonia.
8) Nei primi quattro anni del contratto l’impresa dovette finanziare la costruzione di una fabbrica d’acido solforoso, solfato di soda e soda. Inoltre vi potevano lavorare solo i siciliani, per portare la allora sconosciuta industria chimica sull’isola e per stabilirci infine dei periti istruiti (cfr. 1-8 ibid.)
Non sorprende che i profittatori dell’estrazione di zolfo, gli Inglesi e anche in parte Francesi, fossero infuriati per questo contratto e chiedessero sostegno ai loro governi. Alle richieste straniere Ferdinando II rispose facendo notare che sino a quel giorno la ricchezza straniera era stata accumulata sulla schiena della povertà dei siciliani (cfr.Giura 1973: 298). Inoltre Ferdinando II vide nel contratto i seguenti vantaggi (cfr.ibid.):
1) I proprietari delle miniere potevano contare su redditi più alti.
2) L’agricoltura sarebbe stata protetta, siccome le emissioni dannose di zolfo sarebbero state ridotte.
3) Il commercio e la produzione, grazie alla nuova industria chimica, avrebbero subito una ripresa.
4) La flotta commerciale avrebbe guadagnato per il lavoro garantito dal trasporto e per il regolamento della commissione.
5) Grazie alla costruzione delle strade e dell’industria chimica si sarebbero creati nuovi posti di lavoro.
6) Con l’eliminazione della povertà la capacità governativa siciliana sarebbe migliorata e si sarebbe riuscito più facilmente a mantenere l’ordine pubblico.
7) Con l’arrivo del capitale estero e la creazione di nuovi posti di lavoro anche la Sicilia sarebbe progredita notevolmente (cfr.1-7 ibid.).
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18 Questo paragrafo era molto vantaggioso per il Regno delle due Sicilie e lo dimostra un paragone fatto da Goodwin. La compagnia navale inglese in effetti subì notevole perdite (cfr. Thomson 1989:69). Goodwin confrontò il numero delle navi britanniche che trasportarono lo zolfo nei tre anni precedenti la ratificazione del trattato, con quelle dei tre anni successivi. Dal 01.01.1835 fino al 31.07.1838 erano 2756 navi inglesi. Dal 01.08.1838 al 31.12.1841 erano rimaste solo 1488 (cfr. ibid.:70).
Thomson riassume i vantaggi del nuovo trattato così:
„Not only did the contract offer a solution to the problems of the sulphur industry, but
it also addressed the larger questions of Sicilian economic and political conditions.
There were provisions for agricultural improvement, the introduction of new
industries, technological guidance, and invitations for needed capital. Moreover, the
government was in the position to gain from Sicily´s stability and prosperity and
would benefit from what amounted to an export duty on sulphur, which would facilitate
the abolition of the grist tax “(Thomson 1989:23).
La pressione esercitata dagli imprenditori stranieri sui loro governi aumentò nonostante i grandi vantaggi a favore della Sicilia. L’Inghilterra contestò duramente il contratto, perché avvantaggiava il commercio francese e non quello inglese. Qui si spiega il senso dell’enunciato formulato da Thomson:
“Let but a hand of violence be laid upon an English subject, and the great British lion,
which lies couchant in Downing Street, begins to utter menacing growls and shake his
invincible locks” (cfr.Thomson 1989:57).
In più il trattato rappresentava una chiara rottura del trattato firmato nel 1816. Ma il governo del Regno delle due Sicilie rimase irremovibile e fece più volte notare che non si chiedeva null’altro che commercio libero per evitare che solo pochi inglesi guadagnassero i frutti del monopolio. Quando il trattato fu ratificato, l’Inghilterra non volle accontentarsi. Palmerston fece pressione sull’ambasciatore napoletano a Londra, Conte Ludolf, minacciandolo con sanzioni ufficiali. In più Palmerston annunciò che in tali condizioni la comune lotta contro la pirateria albanese sarebbe cessata subito (cfr.Giura 1973: 309). Oltre tutto Palmerston usò come minaccia lo scioglimento di tutti i trattati commerciali bilaterali, nel caso che il trattato non fosse stato ritirato (cfr.ibid.: 310). In occasione del banchetto per la festa d’incoronamento della regina Vittoria, Palmerston offese pesantemente il rappresentante napoletano accusando lui ed il governo che rappresentava di avere un comportamento disonorevole e non sincero (cfr.Curato 1989: 43). Il 28.01.1840 Palmerston scrisse a Temple:
„The injury which the sulphur monopoly is occasioning to British merchants is so great that the matter will soon be brought under discussion in Parliament, and unless Her Majesty´s Government are enable without any further delay whatever to announce to Parliament that the monopoly has been put an end to, Her Majesty