
Qui si parla di finanza e non di sesso. E non si allude a quei funzionari piemontesi che, al tempo dei Canonici di Legno, avevano la reputazione di chiudere un occhio o tutti e due sulle infrazioni daziarie di un pescatore senza licenza o di un macellaio clandestino, per un paniere di piselli o per un capo di salciccia, che avrebbe irrobustito il quotidiano piatto di cicorie. Si parla della finanza che adesso si scrive con la lettera maiuscola e di cui si occupano giornalmente i grandi quotidiani di Roma e di Milano, nonché un giornale ad hoc che, sostiene mio marito, essere il più serio in Italia.
Questa Finanza, poi, è all’origine della Finanziaria e
delle incomprensibili guerre tra Tremonti e tutti gli altri, tanto che,
pestato il titolare della maglia numero 9, è dovuta scendere in
campo una riserva a nome Siniscalco. Essa non è che stia negli
empirei celesti, come l’uomo della strada potrebbe supporre, ma
pervade ogni angolo del paese. Paese è, peraltro,
una parola che vuol dire l’intera Italia o anche la nostra non
meno amata Siderno.
La conosco personalmente il Soggetto e potrei indicarvi persino il
nome, il cognome, l’aspetto, il recapito postale e il
numero di telefono. Si chiama Vincenzo, il cognome lo salto per
modestia (sua, e non mia), il luogo è … Beh,
saltiamo anche questo! Quanto all’aspetto, si tratta di un
giovane sui trantacinque anni, all’apparenza ancora disoccupato,
sebbene svolga un lavoro vero e proprio. In questi giorni di freddo
intenso, porta un cappotto un po’ corto di maniche, che gli resta
aperto sulla parte anteriore della vita, volgarmente detta
pancia, in quanto il bottone non intende congiungersi con
l’occhiello.
Viene quasi tutti i giorni a casa mia, per chiedere se intendo
versargli 180,00 euro; cosa che, secondo lui, mi consentirebbe di
riavere la verginità perduta. Ovviamente la verginità
finanziaria, di cui ogni onesto consumatore dovrebbe essere dotato.
Difatti Vincenzo è in possesso della giusta Password per
restituire il bene perduto.
Per la verità, della perdita di detto bene, non mi ero resa
esattamente conto. Capivo, e non capivo, d’aver nome e cognome
macchiati. Una volta mi capitò di dover comprare un nuovo
frigorifero. Un pomeriggio andai dal solito fornitore, scelsi il
modello che mi conveniva, mi misi d’accordo sul prezzo e sul
numero delle rate, e me andai. Come al solito, il cortese fornitore,
visto che aveva anche il suo tornaconto, avrebbe portato a casa
l’elettrodomestico nuovo di zecca, imballato in un sarcofago di
tavole di legno e difeso con polistirolo, cartone da imballaggio,
nonché munito di un regolare certificato di garanzia.
Aspettai, si fece sera. Fuori dal frigo, i pomodori, messi in un
cestino e collocati sul davanzale della cucina, attiravano nugoli di
mosche. Anche peggio quattro fichi che si erano salvati
dall’assalto mezzogiornino di mio marito. Due uova, non so se
giapponesi o italiane, sarebbero sicuramente marcite. Non parliamo dei
tre etti di carne, comprati al mattino, prima del guasto, per fare
delle polpette per cena.
Quando fu certo che il venditore non sarebbe arrivato, mi dissi che
avrebbe potuto almeno avvertirmi. Comunque, non c’era altro da
fare che rimandare a domani. In verità, anche senza un
frigorifero in cucina, la notte feci un sonno tranquillo. Al mattino,
alzai il telefono per chiedere.
“Sapete, signora…noi non c’entriamo…E’ che la Finanziaria …quindi le rate…non possiamo…Dovreste pagare per contanti…”
Mio marito commentò: “Sai, ai vecchi, le rate non le
fanno”. Ci rassegnammo. Un po’ di soldi me li prestò
mio cugino, una parte ancora ce la prestò un nipote di mio
marito, pagammo.
Un’altra volta mi capitò l’esatto contrario. Con mio marito, eravamo andati a comprare un computer nuovo. Ammaestrati dall’esperienza precedente, ci prestammo in banca il danaro che supponevamo necessario e sufficiente, ma il venditore cominciò a dire che sarebbe stato da sciocchi pagare subito: “In contanti o a rate costa lo stesso…”
“Ma siamo vecchi. Le finanziarie non ci accettano…”
“Macché! Neanche per sogno. Al dottore Malocchio, che è molto più anziano, stamattina gli ho consegnato….”
“ E facciamo le rate, come dite voi…”
Per farla breve, il computer arrivò a casa solo dopo essere stato pagato in contanti. Però almeno sapemmo la verità. La verità, spesso, è amara. Qualche volta è meglio non saperla. Insomma, sia io che mio marito avevamo la fedina finanziaria macchiata. Anzi, per essere precisi, più che come individui, eravamo macchiati come coppia.
Quando, come e perché entrambi – sia uniti che
disuniti - avevamo perduto la verginità, me lo ha spiegato
Vincenzo, che pretende 180,00 per restituircela. Glieli daremo,
non glieli daremo? Dio solo lo sa.
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