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Che malacreanza!

di Angelo D’Ambra


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20 gennaio 2014


Il PIL procapite degli ultimi dieci anni al Nord � quasi il doppio di quello del Sud con Campania, Sicilia e Calabria sotto la media del Mezzogiorno stesso 1.

Il Nord continua ad accumulare ricchezza e ci� non ci stupisce. Se � ovvio che l’industrializzazione non possa interessare al contempo tutte le aree di un territorio, � altres� vero che lo sviluppo � sempre di carattere cumulativo cio� che le regioni industrializzate attraggono forza lavoro e capitale da quelle non industrializzate. Non � vero, asseriamo, che l’industrializzazione ad un certo punto si diffonda ad effetto riverbero dove i salari sono pi� bassi fino a riequilibrare i rapporti regionali.

In centocinquanta anni il reddito procapite in Italia � aumentato di 13 volte. Al Sud l’aumento � stato di 9 volte rispetto al 1861, al Nord di 15 volte. Il dato per essere compreso a fondo necessita per� di una precisazione: le due parti del Paese partivano da condizioni economiche analoghe. Ancora nel 1891 il prodotto procapite della Campania era superiore a quello del Piemonte, del Veneto, dell’Emilia e appena inferiore a quello della Lombardia e della Liguria. Discorso identico per la Puglia, mentre Calabria e Abruzzi risultano in effetti al disotto della media nazionale raggiunta invece da Sicilia e Basilicata2. Ci� si rifletteva del resto nella “superiorit� numerica dell’emigrazione settentrionale”3.

Il primato del Nord divenne netto nel 1911, anno in cui solo la Campania ha un prodotto procapite prossimo a quello medio italiano. Questo divario nasce proprio come conseguenza della riallocazione dei fattori di produzione, di manifatture e attivit� commerciali determinata dalla spesa pubblica concentrata al Nord 4, dal corso forzoso dei biglietti della Banca Nazionale e dalla politica protezionistica inaugurata coi governi Depretis 5.

In tutti i Paesi dell’OCSE coi divari regionali pi� ampi (ovvero Messico, Turchia, Italia, Belgio, Grecia, Slovacchia, Repubblica Ceca e Ungheria) la struttura capitalistica nazionale si concentra sulla polarizzazione della distribuzione del reddito procapite nella regione pi� ricca. La cosa che sorprende � che in Italia il divario tra le due aree Nord e Sud � il doppio rispetto ai divari interni di Germania, Spagna, Giappone e Regno unito che sono a noi simili per livello medio di Pil procapite6. L’essenza del capitalismo italiano si fonda cio� interamente su la robustezza del divario regionale, in altri termini sulla spoliazione del Sud come logica di mercato. Che malacreanza!



1 In ISTAT, NoiItalia 2013, 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo, Roma, 2013. Nelle regioni del nord-ovest � stato registrato un PIL pro capite di 31.094 euro, nelle regioni del nord-est � stato registrato un PIL pro capite di 30.630 euro, nelle regioni del centro � stato registrato un PIL pro capite di 27.941 euro, nelle regioni del sud � stato registrato un PIL pro capite di 17.416 euro.

2 V. Daniele e P. Malanima, Il divario Nord-Sud in Italia, Catanzaro 2011, p. 67

3 Emilio Sereni, Il Capitalismo…, p.355

4 Nitti, Nord e Sud, vol. II, p. 518

5Il testo [di Gramsci] � impeccabile. Consente di capire come in un paese, l'Italia, � nato il problema del colonialismo interno. Ma questo problema non si affronta tra “uomini del popolo” o tra “scienziati” e non come colonialismo interno. Con il solito opportunismo epistemologico e la manipolazione e la mutilazione delle categorie, il “colonialismo” come spiegazione � sostituito dai “sociologi”. Per loro l’ “inferiorit� razziale” degli italiani del Sud e la superiorit� del Nord � “il fattore determinante”, scrive Pablo Gonzales Casanova in Colonialismo Interno [Una redefinicion] riferendosi al noto testo di Gramsci sulla questione meridionale. In effetti la letteratura politica del Mezzogiorno � ormai piena di queste analisi e gli studi nuovi spesso non sono che riproposizioni di dati vecchi; non ci meraviglia l’insabbiamento, manco quindicennale, dei verbali di Schiavone, perch� politici ed accademici stanno zitti da pi� di 150 anni su faccende di cui la “monnezza interrata” � solo una atroce conseguenza.

6 Si veda G. Iuzzolino, I divari territoriali di sviluppo in Italia nel confronto internazionale, in Mezzogiorno e Politiche Regionali, Roma 2009.























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