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Dal numero 1 del febbraio 1995 di Nazione Napoletana diretto da Gabriele Marzocco. 

Zenone di Elea – 9 Maggio 2015

Febbraio 1995 - La Nazione Napoletana N° 1

Direttore  Gabriele Marzocco

Intervista de «Il Giornale di Napoli» al nostro Direttore

È solo l'inizio

(se vuoi, scarica il testo in formato ODT o PDF)

L'arrivo dei discendenti dei Borboni, simboli viventi della nostra Storia, sarà, a Dio piacendo, una grande festa napoletana. Il primo vero, grande lancio pubblicitario di Nazione Napoletana. Una manifestazione che tuttavia segna solo l'inizio di un lungo, difficile ma entusiasmante cammino verso la resurrezione civile di Napoli e del Sud.

A parlare è Gabriele Marzocco, quarantenne direttore di "Nazione Napoletana". Il ritorno dei Borboni a Napoli è l'occasione giusta per far conoscere l'attività e il pensiero di un gruppo di napoletani riunitisi attorno al giglio borbonico.

Direttore qual'è la linea del suo giornale?

"Nazione Napoletana è un'iniziativa visceralmente napoletana che rivendica con fierezza il passato inimitabile di Civiltà della nostra città. Nello stesso tempo denunzia apertamente il processo infernale di imbarbarimento civile che la nostra città subisce dal 1860. Data in cui è iniziata la morte vile di Napoli, declassata, da grande civilissima capitale europea, a disprezzato capoluogo di provincia".

Un giornale borbonico dunque?

"Guardi, il problema non sono i Borboni, il problema vero è che fino al 1860 Napoli e il Sud avevano un governo che bene o male si faceva carico delle necessità del Sud. Dal 1860 invece il Sud è semplicemente privo di una vera direzione governativa in quanto il governo "romano" è da sempre docile strumento degli esclusivi interessi economici del Nord, con la classe politica meridionale, totalmente asservita al potere, culturalmente formata al disprezzo della storia del Sud, vissuta di parassitismo elettorale, economico e clientelare e come tale ottusamente chiusa e motivata a una difesa reale dell'economia del Sud.

Dal 1860 il Sud vive militarmente, culturalmente ed economicamente la situazione da territorio colonizzato. L'aggressione garibaldina e piemontese ha segnato l'inizio di un processo infernale di svuotamento delle strutture economiche del Sud. Da allora il Sud è diventato un enorme mercato per la produzione del Nord che il 1860 riesce a pilotare e controllare l'azione di governi, partiti e sindacati. qui, oltre lo spaventoso sconvolgimento sociale ed economico procurato dalle devastazioni del 1860 e dalla conseguente antisociale legislazione sabauda, le ragioni del progressivo approfondirsi del divario economico e sociale tra Nord e Sud. Divario del tutto inesistente prima del 1860. Al riguardo il potere ha imposto una pseudocultura antinapoletana e antimeridionale, imbastita di ignoranza e malafede, che da 134 anni esercita una repressione culturale nelle scuole, le università, la stampa, ecc.

Per nascondere le ragioni vere del divario tra Nord e Sud, la cultura ufficiale, vergognosamente asservita al potere, ha inventato di sana pianta la storiellina di un Sud arretrato e miserabile fino al 1860. La verità, quale emerge da tutti i documenti e le statistiche del tempo, locali e internazionali, è diametralmente opposta. Infatti la cultura ufficiale, da sempre filosabauda e filonordista, è interessata a nascondere la realtà economica del Regno delle Due Sicilie che vantava un'industria metallurgica e tessile in grande espansione, un'agricoltura per nulla inferiore ad altre e una notevole produzione armentizia quasi totalmente sterminata all'indomani del 1860. Per non parlare della flotta mercantile del Regno, tra le prime al mondo, con tutti gli annessi cantieri navali che punteggiavano incredibilmente il nostro litorale procurando lavoro a migliaia di meridionali. Prima del 1860 non un solo meridionale fu costretto ad espatriare per mangiare. Dopo il 1860 le immense sofferenze ed umiliazioni dei nostri conterranei sono note solo a noi e non certo ad un potere politico cinicamente indifferente".

Nella realtà attuale come si colloca politicamente Nazione Napoletana?

Nazione Napoletana, denunzia apertamente tutte le forze ideologiche che hanno dominato l'Italia in questi 134 anni, quali proiezioni politiche di un pensiero debole, sovrastrutturale rispetto alla prevalente concreta realtà di un potere economico settentrionale in continua espansione attraverso lo svuotamento progressivo dell'economia meridionale. Oltre l'attuale ipocrita e insulsa contrapposizione tra destra e sinistra, tale processo infernale prosegue ora più che mai, e destra, sinistra e moderati sono perfettamente solidali e complici di questo sviluppo antimeridionale che produce al Sud disoccupazione, disintegrazione sociale e diseducazione civile e intellettuale. Di qui la farsa dei nostri giorni che vede, in un concordato gioco delle parti "l'opposizione" di sinistra e il governo Berlusconi accreditarsi reciprocamente quali schieramenti alternativi. In realtà le contrapposizioni all'interno della banda filonordista dei partiti politici non riguarda certo il patto tricolorato sottoscritto nel 1860 attraverso l'assassinio del Sud, ma unicamente la spartizione del potere".

Quale giudizio date del federalismo leghista?

"La Lega è la proiezione politica ultima del dominio economico del Nord sul territorio italiano. La conquista del Sud da parte del Nord nel 1860 era essenziale per lo sviluppo economico del Nord. Lo Stato accentratore di questi 134 anni era essenziale per la crescita economica del Nord e lo sfruttamento della manodopera meridionale. Ora dinanzi agli immensi guasti sociali ed economici accumulati al Sud, dinanzi ad uno Stato sull'orlo della bancarotta, il Nord vuole sganciarsi dal Sud, vuole scaricarsi dagli oneri "assistenziali" verso il Sud, per gestire autonomamente le sue ricchezze costruite con lo sfruttamento del lavoro meridionale".

Vi ponete dunque contro il progetto federalista?

"Il federalismo della Lega è una grande sceneggiata perché è un federalismo concepito ad uso e consumo del Nord. La Lega preme per un reale decentramento amministrativo ma nello stesso tempo vigila e abbaia affinché si conservi la più spietata e camorristica centralizzazione dei poteri finanziari ed economici attraverso l'adesione ad una prospettiva totalmente liberista dell'economia. Prospettiva liberista che è funzionale alla conservazione e al definitivo controllo economico del Nord".

Come si pone Nazione Napoletana dinanzi all'emergenza sociale che grava su Napoli e il Sud?

"Precisiamo innanzitutto che Napoli e il sud sono in uno stato di "emergenza sociale" fin dal 1860. Al riguardo Nazione Napoletana si pone radicalmente contro l'azione dei cosidetti sindacati. Solo il Cielo sa quanto Napoli e il Sud avrebbero bisogno di sindacati che ci difendano. Nella realtà i sindacati tricolorati, di sinistra e di destra, da sempre non muovono un dito per difendere l'economia e il lavoro meridionale. La loro funzione storica è convogliare la protesta sociale del Sud secondo la logica del potere. Si prenda ad esempio il terremoto dell'Irpinia. Indubbiamente, da allora, fiumi di denaro hanno percorso l'Irpinia. Ebbene l'immensa tragedia del terremoto si è tradotta in uno dei più colossali affari dell'industria del Nord che grazie ai generosi contributi statali ha potuto costruire sul nostro territorio faraonici stabilimenti, il più dei quali mai realmente operativi e comunque inesorabilmente destinati alla chiusura nel quadro dei ricorrenti, implacabili piani di ristrutturazione economica delle teste d'uovo della pianificazione industriale. A fronte di ciò non una lira è andata all'economia reale del luogo, alle piccole imprese locali, che, a prezzo di grandi sacrifici, tartassate in ogni modo dallo stato ladrone, totalmente ignorate dal potere politico e sindacale, portano avanti il lavoro meridionale. Tutto ciò è avvenuto, avviene continuamente con l'avvallo dei sindacati e partiti politici a cominciare da Alleanza Nazionale per finire a Rifondazione Comunista, i quali portano avanti di fatto una vera e criminale desertificazione economica del Sud.

Il problema della disoccupazione, problema gravissimo di costruire una prospettiva d lavoro per le masse giovanili meridionali non con le chiacchiere o gli slogan imbecilli, ma combattendo per la difesa diretta, la protezione dell'economia reale e della produzione del Sud contro l'insaziabile imperialismo economico dell'industria settentrionale. Totalmente nessuno, a cominciare dai sindacati, ha il coraggio di combattere per il Sud, rivendicando questo elementare diritto, in quanto significherebbe porsi frontalmente contro un infame processo storico in atto dal 1860. Da notare che il potere copre sempre questa discriminazione verso l'economia del Sud anche attraverso ipocriti appelli solidaristici e patriottardi funzionali anch'essi alla logica sistema.

Contro tutto ciò Nazione Napoletana non ha altra ragion d'essere che battersi per di interessi del Sud".

Mauro Finocchito



Febbraio 1995 - La Nazione Napoletana N° 1
Febbraio 1995 - La Nazione Napoletana N° 1





















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